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da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol V (R-S), p. 73

Brano: [...]ta fondato all’inizio del secolo da Riccardo Zanella (deputato di Fiume al Parlamento ungherese nel 1905). Molto popolare tra la popolazione, ma osteggiato da chi, a Roma e altrove, aspirava ad annettersi Fiume, il nome di Zanella viene generalmente tenuto in ombra dalla storiografia ufficiale, ma fu in lui che D’Annunzio trovò il principale avversario.

Subito dopo la creazione della Reggenza, il “comandante” intensificò la persecuzione degli autonomisti e degli slavi, compiendo arresti, requisizioni e intimidazioni. Nello stesso tempo cercò di estendere il territorio del suo “Stato” occupando l’isoletta di San Marco, le isole di Veglia, Arbe e Cherso. Nell’isola di Veglia, presso Dobrinj e Baska, gli arditi di D’Annunzio furono però rigettati in mare dal popolo dopo scontri sanguinosi (2 legionari uccisi, 2 giovani del luogo feriti), sicché l’occupazione dannunziana si limitò alla cittadina capoluogo; così pure ad Arbe.

Propaganda della Reggenza del Carnaro a Fiume (dicembre 1920)

Il “Natale di sangue*

Il 20.11.1920 si svolse a Rapa[...]

[...]ella Reggenza del Carnaro a Fiume (dicembre 1920)

Il “Natale di sangue*

Il 20.11.1920 si svolse a Rapallo (v.) un incontro tra i rappresentanti del governo italiano e di quello serbocroatosloveno che avevano deciso di definire amichevolmente la questione dei confini. Il convegno si concluse con il riconoscimento di alcuni vantaggi territoriali all’Italia e con la decisione di istituire lo Stato libero di Fiume, come era nel desiderio degli autonomisti. Ma D’Annunzio, adducendo il motivo che il trattato era stato concluso senza la sua partecipazione e non corrispondeva alle sue aspettative,

lo respinse sdegnosamente.

Per il governo italiano, soddisfatto invece dall’esito delle trattative (giudicate abbastanza positive perfino da Mussolini), si pose così il compito di far sloggiare da Fiume D’Annunzio nel più breve tempo e con il minor costo politico possibile, tenendo conto che nel paese si era formata una vasta opinione pubblica favorevole al “comandante”.

Un granatiere dannunziano e un fantaccino del Regio esercito alla linea di [...]

[...]avendo sbandierato fino all’ultimo i più bellicosi propositi, pressato dai suoi stessi sostenitori rapidamente si arrese. Dal 4 al 13.1. 1921 i legionari furono allontanati dalla città e il poeta stesso abbandonò Fiume pochi giorni dopo, accomiatandosi dai nazionalisti locali come il martire di una giusta causa.

L'annessione italiana

Ristabilita a Fiume una situazione legale, il 24.4.1921 si svolsero le elezioni per il nuovo Consiglio. Gli autonomisti ottennero 6.577 voti contro i 3.443 del Blocco Nazionale composto da fascisti, liberali e altri partiti nazionalisti. Al movimento di Zanella andarono 57 deputati contro i 19 del Blocco. Il 5 ottobre fu eletta un’Assemblea Costituente che nominò un governo provvisorio guidato da Zanella.

Ma il potere militare restava nelle mani del comandante del presidio italiano, generale Amante, il quale decise di requisire la rete ferroviaria e il porto con le relative attrezzature. Stretta così in un blocco economico, la città subì una gravissima crisi. Inoltre, con il tacito consenso delle autorità m[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol I (A-C), p. 106

Brano: [...] della zona, l’isolamento in cui visse, favorirono, da un lato, il radicarsi profondo di tradizioni e costumi gelosamente tramandati; dall’altro, il perpetuarsi di arretratezze economiche da cui la valle derivò il proprio grave ritardo di sviluppo. Dalla coscienza di quelle tradizioni e dall’osservazione della povertà crescente in cui degradava la vita locale mossero, nel primo dopoguerra, i giovani valdostani cui risale l’iniziativa dell’azione autonomistica. La « Jeune Vallèe d'Aoste » intendeva operare nel vivo dell’urto che sarebbe avvenuto tra la società industriale in formazione e la « civiltà pastorale » della valle. I promotori del movimento capivano come, in questo cozzo, la società contadina e patriarcale era destinata a subire la propria sconfitta, insieme alle prerogative della minoranza etnica, .non diversamente da ciò che sarebbe accaduto per tutti i gruppi analoghi dell’arco alpino e altrove. Nasce così il concetto di minoranza etnica, negli anni in cui l’imperialistico svilupparsi degli Stati produce la politica di accentramento,[...]

[...]mmirazione. Antifascismo, quindi, come opposizione allo Stato che unifica brutalmente, che opprime e spezza l’individualità dei popoli; e nello stesso tempo come regionalismo,

cioè concezione politica che possa contestare alla volontà statale il rispetto della autonomia della collettività, della libertà dei singoli. Questo è il valore più autentico dellantifascismo e della Resistenza in valle d’Aosta. Il « Comité de Libération » fondato dagli autonomisti fu l’ispiratore e la guida di tale movimento.

Assassinato Chanoux nel maggio 1944 e morto Emilio Lexert nell’autunno, il nucleo autonomista della « Jeune Vallèe d’Aoste » decise di rifugiarsi in Svizzera, assieme ai partigiani costretti — da parte loro — a valicare le Alpi sotto la pressione tedesca. Da ciò derivarono disorientamenti e divisioni degli antifascisti rimasti nelle valli laterali dell’Aostano, e trassero profitto gli agenti gollisti infiltratisi in valle per alimentare il separatismo e preparare il terreno all’annessione alla Francia, obiettivo assai chiaro dei piani del gener[...]

[...]ratiste e autonomiste, il difficile compito di fungere da mediatore tra i due aspetti della situazione e il governo. Convinto che la via giusta da seguire fosse quella dell’intesa con le forze politiche italiane, Chabod aveva lavorato per un inserimento del problema valdostano nella complessa realtà nazionale e nel suo scritto « La Valle d’Aosta, l’Italia e la Francia », redatto tra il

23 ed il 27.9.1944, aveva illustrato appunto le richieste autonomistiche in opposizione alle tesi della parte separatista. Nei mesi che seguirono l’approvazione dello statuto, il clima valdostano andò rapidamente peggiorando. Il 26.3.1946 la tensione e le spinte sediziose culminarono nell’occupazione del palazzo della Prefettura di Aosta da parte di una folla di dimostranti separatisti. Sfuggito alla furia dei dimostranti e ristabilita la calma, Chabod, amareggiato, si ritrasse nei suoi studi di storia.

La Regione valdostana, nata prima della Costituzione, fu così gradualmente riassorbita nel tessuto economico e giuridico dello Stato. Il 18.7.1966, le vicend[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol I (A-C), p. 104

Brano: [...]lo meno fermo e solido come le montagne delle loro vallate ». Il clero valdostano, geloso custode del patrimonio tradizionale della valle (che era anche uno dei fattori di più sicura stabilità della sua supremazia spirituale, politica ed economica), iniziò una sorda lotta contro queste tendenze « snazionalizzatrici » e appoggiò l’azione che un gruppo di giovani aveva intrapreso per difendere, assieme, il complesso di tali tradizioni e la volontà autonomistica popolare. Clandestinamente nacque perciò un movimento nello stesso tempo antifascista e autonomista, fondato nel 1925 dall’abate Joseph Trèves e da Emilio Chanoux (v.) con la denominazione di Jeune Vallèe d’Aoste. Il movimento si sforzava di studiare i problemi centrali della condizione valdostana, i suoi aspetti economici e sociali, le prospettive politiche idonee al suo futuro. Nell’azione di oppressione dell’« esprit valdòtain », la forte immigrazione e lo sviluppo forzato dell’industrializzazione ebbero un ruolo decisivo. Fra il 1930 e il 1935 ci fu un cospicuo trapianto di immigrati in[...]

[...] tale situazione. « Mais le peuple valdòtain sera ailleurs. Il frémira en silence. Et quand la liberté lui sera rendue, il saura faire son devoir », scriveva ancora diciottenne Emilio Chanoux, sulle' colonne de La Vallèe d’Aoste, organo degli emigrati valdostani a Parigi ed espressione dell’antifascismo in esilio di quella popolazione.

La Resistenza valdostana

Intorno a Chanoux, Lino Bine! ed Emilio Lexert (Milò), nel settembre

1943 gli autonomisti della «Jeune Vallèe d’Aoste » organizzarono le prime bande partigiane nei comuni di Arnaz, Fénis, Issogne, Perloza e St. Marcel. Sull’Alpe di Pila, il capitano Andrea Pautasso (Bert) costituiva la prima banda partigiana della Valdigne; Riccardo Joly (Riccardino) e Augusto Vallaise (Charles), con i primi nuclei di Arnaz, attaccavano il forte di Bard e le postazioni fasciste del fondovalle. Il 28 ottobre, Pierino Masquet (Piero) riuniva gli uomini di St. Marcel e di Brissogne e assaliva una colonna tedesca a Chambave, mentre Bono Badery (Bono), con i partigiani della valle del Lys, apriva il fu[...]

[...]di St. Marcel e di Brissogne e assaliva una colonna tedesca a Chambave, mentre Bono Badery (Bono), con i partigiani della valle del Lys, apriva il fuoco sulje forze di polizia di Pont St. Martin.

Mentre l’inverno 1943 coglie le bande in fase di organizzazione, sorge il Comité de Libération, diretto da Chanoux, Binel e Lexert; esso svolge un’intensa opera di discussione e di chiarificazione degli scopi della lotta e ne caratterizza gli aspetti autonomistici, i cui capisaldi sono tradotti da Chanoux stesso in una « Dichiarazione dei rappresentanti delle popolazioni alpine », formulata al convegno clandestino di Chivasso il 13.12.1943.

Nei primi mesi del 1944 le formazioni partigiane intensificano la lotta. Con il distacco di Celestino Perron (Tito), Silvio Gracchi ni (Silvio) e Giulio Bertoccino (Guerra) dalla banda di Lexert, sorgono il gruppo « Tito » a Pila di La Mag* daleine (Valtournanche), il 13° Gruppo « Chanoux » a Trois Villes e il gruppo « Edelweiss » nella conca di Fénis. Nella zona di Saint Vincent, Roberto Maquignaz (Robert) cre[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol I (A-C), p. 41

Brano: [...]unzio (v.) si fosse clamorosamente compromesso con i fascisti col discorso al balcone di Palazzo Marino, che ne avallava l’occupazione, De Ambris, Campolonghi e Gibelli si recarono a Gardone, per tentare un’ultima manovra e fare del « poeta soldato » il salvatore della patria. Nel quadro degli eventi che caratterizzarono quei giorni, è da ricordare come il riformista Baldesi caldeggiasse l’idea di costituire un « partito del lavoro », mentre gli autonomisti di Genova pensavano a una « Costituente del lavoro ». Mussolini, da parte sua, pose come condizione alla Confederazione Generale del Lavoro, in cambio della possibilità di vivere, l'autonomia dai partiti.

La posizione dei comunisti

Sin dal 2.3.1921 il Partito comunista aveva dato, suU'Ordine Nuovo, direttive di energica lotta contro il fascismo: « La parola d’ordine del Partito Comunista è quella di accettare la lotta sullo stesso terreno su cui la borghesia scende, è di rispondere con la preparazione alla preparazione, con l’organizzazione all’organizzazione, con l’inquadramento all’in[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol III (H-M), p. 92

Brano: [...]nico, ma con governo autonomo).

Lo « Stato libero » d’Irlanda comprendeva tutta l’isola, meno 6 contee della regione settentrionale delI’Ulster che rimasero a far parte del Regno Unito. Gli irlandesi ottennero inoltre un parziale riconoscimento dell’antica rivendicazione del

l'Home rule, cioè un Parlamento nazionale, ma sempre subordinato a quello imperiale. Il trattato venne accettato e firmato dagli esponenti di destra del Sinn Féin, gli autonomisti moderati di A. Griffith e M. Collins (ucciso questi, subentrò fra i capi moderati W. Cosgrave), ma si opposero i nazionalisti capeggiati da Eamonn De Valeva. Da ciò derivò una guerra civile che durò fino al 1923, lasciando infine sostanzialmente irrisolti i problemi, sia la questione dell’Ulster che quella dell’effettiva autonomia istituzionale irlandese.

Allo scoppio della seconda guerra mondiale l’I.R.A., sempre ostile agli inglesi, si pronunziò per l’assoluta neutralità dell’lrlanda nel conflitto contro Hitler. Taluni vollero in ciò ravvisare una posizione filonazista da parte di certi [...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol V (R-S), p. 116

Brano: [...]rano state poste dalla vicenda antifascista: fin dal 1933 si era delineato uno schieramento ideale e sociale molto ampio, poi confluito nella politica dei Fronti popolari (v.), comprensivi in Francia dei comunisti, socialisti e radicali, in Spagna anche dei repubblicani. Indipendentemente da queste forme istituzionali, il movimento antifascista si differenziava di luogo in luogo e di momento in momento fino a toccare gruppi cristiani, libertari, autonomisti, nazionalisti, e così via.

A questa varietà di premesse, per cui la Resistenza potè essere laica

o religiosa, restauratrice (conservatrice) o, il più delle volte, rivoluzionaria o riformatrice, corrisposero varie forme di coordinamento sempre su scala nazionale. Ma si presentarono anche conflitti intestini e incompatibilità per motivi istituzionali, sociali, culturali, come avvenne segnatamente in Grecia (v.) e in Polonia (v.), in rapporto con gli schieramenti internazionali e con la lotta delle grandi potenze per la loro sfera di influenza. Solo in apparenza più unitario fu il volto de[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol V (R-S), p. 512

Brano: [...]906). Alla fine del XIX seco

lo la popolazione ammontava a 6 milioni di abitanti (di cui 870.000 gli autoctoni) e l’influsso della ferrovia portò la popolazione, all'inizio della Prima guerra mondiale, a 10 milioni di abitanti. Intanto erano sorte le prime città.

Dopo il 1917

All'indomani della rivoluzione bolscevica dell'ottobre 1917, la Siberia divenne uno dei maggiori centri delle forze controrivoluzionarie. Vi si formarono movimenti autonomisti ostili al potere bolscevico, furono creati un parlamento regionale siberiano (con sede a Tomsk), un consiglio regionale della Jacuzia, una giunta dell’Altaj, ecc.. I cosacchi degli Urali e di Orenburg combatterono il nuovo potere comunista.

Le cose si complicarono ulteriormente per il nuovo regime quando il corpo cecoslovacco (circa 34.000 uomini, ex prigionieri di guerra o ex sudditi dello zar) si ribellò (maggio 1918) bloccando la ferrovia transiberiana. I controrivoluzionari ricevettero aiuti, attraverso il porto di Vladivostok, dalle nazioni capitalistiche europee, dal Giappone e dagli[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol V (R-S), p. 613

Brano: [...]issima Spagna »), davano al “generalissimo” gli ultimi, autorevoli placet.

Promuovendo la “crociata” per liberare la Spagna dagli “infedeli”, la Chiesa cattolica dava il via ad una nuova reconquista, come era stata quella conclusasi nel 1492 contro gli arabi; facendo ciò, « i capi della Chiesa spagnola autorizzavano le forze di Franco a “dare la caccia”, senza alcun veto, allo scopo di uccidere tutti i socialisti, tutti i comunisti, tutti gli autonomisti regionali, tutti i sacerdoti baschi, tutti i massoni, tutti i liberali, tutti gli atei e tutti i socialisti » (Southworth). Frangois Mauriac (v.) commentava dolorosamente le responsabilità che la Chiesa si stava assumendo in Spagna: « Per milioni di spagnoli, cristianesimo e fascismo si confondono e ormai non potranno odiare l’uno senza odiare anche l’altro ».

È un dato di fatto ormai riconosciuto che la vittoria di Franco e il consenso ottenuto ebbero due componenti essenziali: l’appoggio assoluto della Chiesa cattolica e il terrore scatenato nelle zone via via conquistate (un bagno di sa[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol VI (T-Z e appendice), p. 215

Brano: [...]tre la loro adesione alla lotta di liberazione e al movimento popolare diventava massiccia. Si sentiva perciò la necessità di incanalare queste forze organizzate nei Comitati popolari di liberazione locali, nelle organizzazioni giovanili e femminili del Fronte unico di liberazione e nelle unità combattenti, anche per affrontare con efficacia i problemi che stavano sorgendo in seguito alla comparsa di forze ostili di vario colore (gruppuscoli di “autonomisti” e “liburnisti” a Fiume, di “badogliani” in Istria ecc.) che cercavano di minare l’unità italoslava, ma soprattutto per rispondere « ai tentativi delle forze reazionarie di passivizzare gli italiani con lo spauracchio dello slavobolscevismo ». Era stato quindi deciso (l'iniziativa risale al 22.3.1944) di creare una “Unione Italiana” o un “Cìrcolo degli Italiani” sulla linea del P.G. jugoslavo.

Attività dell'U.I.I.F.

Partita da Aldo Rismondo e Aldo Negri, non realizzata subito per la morte di Negri (caduto l’8 maggio, sostituito al Parlamento da Segalla), l’iniziativa si concretò appunto[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol VI (T-Z e appendice), p. 495

Brano: [...] ».

G.Sco.

Berija, Lavrenti Pavlovic

N. a Merkeuli (Georgia) ii 29.3.1899, m. a Mosca il 23.12.1953; dirigente sovietico.

Studente di architettura e giovanissimo militante bolscevico, nel 1917 prese parte alla rivoluzione russa a Tiflis, capitale della Georgia. Qui il potere fu assunto dai menscevichi, i quali rimasero saldamente al governo (con l’appoggio della popolazione) anche dopo la rivoluzione di ottobre, alimentando propositi autonomisti e tendenze separatiste nei confronti del potere bolscevico insediatosi a Mosca e in gran parte della Transcaucasia. Durante gli scontri con la polizia del governo menscevico Berija venne arrestato e fu successivamente confinato a Baku (Azerbaigian), dove completò gli studi e si laureò.

Intanto a Mosca era maturata la decisione di abbattere con ogni mezzo il governo menscevico georgiano e il compito venne attidato a Stalin (v.), divenuto commissario del popolo per il controllo statale. Questi pensò bene di utilizzare a tal fine il giovane Berija (da lui già precedentemente conosciuto) nomin[...]


Grazie ad un complesso algoritmo ideato in anni di riflessione epistemologica, scientifica e tecnica, dal termine autonomisti, nel sottoinsieme prescelto del corpus autorizzato è possible visualizzare il seguente gramma di relazioni strutturali (ma in ciroscrivibili corpora storicamente determinati: non ce ne voglia l'autore dell'edizione critica del CLG di Saussure se azzardiamo per lo strumento un orizzonte ad uso semantico verso uno storicismo μετ´ἐπιστήμης...). I termini sono ordinati secondo somma della distanza con il termine prescelto e secondo peculiarità del termine, diagnosticando una basilare mappa delle associazioni di idee (associazione di ciò che l'algoritmo isola come segmenti - fissi se frequenti - di sintagmi stimabili come nomi) di una data cultura (in questa sede intesa riduttivamente come corpus di testi storicamente determinabili); nei prossimi mesi saranno sviluppati strumenti di comparazione booleana di insiemi di corpora circoscrivibili; applicazioni sul complessivo linguaggio storico naturale saranno altresì possibili.
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