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Il segmento testuale antisocialismo è stato estratto automaticamente da un complesso algoritmo di KosmosDOC di tipo "autogeno", ossia sulla sola analisi dei segmenti testuali tra loro.
Nell'intera base dati, stimato come nome o segmento proprio è riscontrabile in 30Entità Multimediali, di cui in selezione 7 (Corpus autorizzato per utente: Spider generico. Modalità in atto filtro S.M.O.G.: INTERO CORPUS (AUTORIZZATO)FILTRO S.M.O.G+ passivo). Di seguito saranno mostrati i brani trascritti: da ciascun brano è possibile accedere all'oggetto integrale corrispondente. (provare ricerca full-text - campo «cerca» oppure campo «trascrizione» in ricerca avanzata - per eventuali ulteriori Entità Multimediali)


da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol II (D-G), p. 272

Brano: [...]ominavano elementi del ceto medio, a loro volta egemonizzati più o meno scopertamente dalla borghesia, in questo caso

i notabili delle comunità collegati a settori delle rappresentanze ufficiali dello Stato italiano. D’altra parte, fin dall’inizio, queste organizzazioni si caratterizzarono, come è testimoniato dalla loro stampa, per l’attacco violento alle avanguardie sindacali e politiche dei lavoratori italiani emigrati e per il loro acceso antisocialismo.

Consistenza e attività

Le statistiche fasciste sulla consistenza numerica e sull'articolazione dei Fasci all'estero sono scarsamente probanti e presentano diverse contraddizioni. Sembra comunque che nel primo semestre del

1924 si pubblicassero a loro cura 17 periodici nettamente fascisti o di tendenza nazionalfascista, di cui 7 in Europa (Parigi, Lugano, Londra, Berlino, Bucarest, Atene e Salonicco) e 6 nelle Americhe (New York, Boston, Buenos Aires, Rio de Janeiro, Caracas, Lima). Quasi tutte queste pubblicazioni avevano avuto inizio sotto il fascismo o vi avevano comunque dato la [...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol II (D-G), p. 536

Brano: [...]uanto furono gli anni di maggiore infatuazione patriottica della Germania.

Fatti abnormi come la persecuzione antisemitica avevano indubbiamente segnato incrinature anche nei ceti conservatori (il borgomastro di Lipsia Cari Goerdeler, uno dei principali e più significativi esponenti di opposizione borghese, si dissociò dal regime soltanto in seguito alla sistematizzazione della discriminazione razziale); ma la tradizione autoritaria, il cieco antisocialismo e il fiero nazionalismo dei ceti che tradizionalmente fornivano il personale dirigente delle forze armate, della burocrazia, della diplomazia e deH’economia, impedivano che le possibili riserve, spesso del resto marginali e non dettate da opposizione di principio, sfociassero in una qualsiasi iniziativa immediatamente diretta contro il regime nazista. In questi ceti, che avevano osteggiato la repubblica di Weimar per il fatto stesso che rappresentava un tentativo di vita democratica, mancava la volontà di proporre una alternativa politica al regime nazista, proprio perché mancavano le premess[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol III (H-M), p. 859

Brano: [...] spiritualistico del musicologo che proiettava, contro l’opera di Giacomo Puccini, il proprio disprezzo per i banali sentimenti piccoloborghesi.

L’avversione nei confronti della meschinità di una vita comune e l’odio contro il « plebeo » nell’arte e nella vita, che risentivano inevitabilmente dei contemporanei proclami irredentistici destinati a sfociare nell’impresa libica, accomunavano musicisti e musicologi fino a colorarsi di un esplicito antisocialismo.

Era inevitabile che questa ideologia nazionalistica (si pensi al Torrefranca che non esitava a proclamare l’Italia culla del sinfonismo sonatistico e a vedere in Piatti un precursore di Beethoven) si traducesse in chiusura e incomprensione verso le diverse esperienze musicali europee, daH’impressionismo francese alle prime ricerche atonali della scuola viennese: l’Italia non doveva essere culturalmente asservita agli stranieri, ma costituirsi un linguaggio peculiare e inconfondibile. Questa idea, comune a musicisti e a critici dopo il 1910, unita alla retorica nazionalistica della « itali[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol IV (N-Q), p. 705

Brano: [...] senso, si contrapponeva agli ufficiali la massa dei soldati semplici: « Dei soldati tutti si occupano [...] il soldato è la massa, la massa bruta, poderosa ma inerte, senza una forza propulsiva che ne stabilisca lo sforzo e gli obiettivi da raggiungere ».

Dagli accenni sopra descritti, dalle immagini che il « Popolo d’Italia » cercava di suscitare, emergono una prudente ricerca di formule nuove, un'affermazione dell'ortodossia patriottica, l’antisocialismo ormai apertamente proclamato, l’appello ai reduci, l'esaltazione dell'ordine e del produttivismo. Su questa base Mussolini, attraverso le colonne del quotidiano, cercò di affrontare un programma di rivendicazioni sociali ed economiche, ma nell'ottica della grandezza nazionale: « Per la grande Patria entro e oltre i confini », questo è il titolo di un articolo di prima pagina del giornale del novembre del 1918.

Nel 1922 il « Popolo d’Italia » si presentava come una discreta a

705



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol V (R-S), p. 100

Brano: [...]la e Filippo Turati; ma se ne ritirò nel novembre 1925 e, poco dopo, i suoi massimi esponenti si trovarono proiettati neH’esilio antifascista o, in patria, privi di qualsiasi libertà politica. In queste condizioni si ripropose il problema (che fu soprattutto degli esuli) di una linea adeguata alle nuove esigenze di lotta.

La situazione del primo dopoguerra è stata sinteticamente abbozzata in uno scritto di Giovanni Spadolini: « Interventismo, antisocialismo, antisovietismo: una miscela esplosiva. Che non passerà senza lasciare tracce più o meno profonde in tutte le forze politiche italiane ». Vero è che il P.R.Ifra i micropartiti della sinistra italiana (Giorgio Galli), resistè al processo di destrutturazione che colpì i radicali o l’Unione socialista italiana (partito riformista). Ma è anche vero, in prospettiva, che l’alveo del vecchio e nuovo movimento repubblicano sarebbe stato invaso e occupato, da quel momento, da varie altre forze concorrenti: “Giustizia e Libertà” (v.) dal 1929 e Partito d’Azione (v.) nel 1943.

Tutto questo fu in una [...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol V (R-S), p. 228

Brano: [...]enerale della C.G.L. Rinaldo Rigola rispose attribuendo all’agitazione romana caratteri di sommossa. Nel Consiglio del 1617.7.

1914 Giovanni Monici, segretario della Camera del lavoro di Roma, oppose le ragioni locali e propose « un esame del rapporto tra le organizzazioni politiche ed economiche ».

Movimento nazionalista

All'inizio del secolo nuove forze emersero nella vita politica della Capitale. Antiparlamentarismo, antigiolittismo, antisocialismo e anticattolicismo erano di volta in volta gli obiettivi della polemica dello scarno, ma aggressivo movimento nazionalista (v. Nazionalismo italiano). I pochi, impegnati seguaci romani aggregatisi dal 10.2.1911 (Alberto Caroncini, Carlo Rossi, Cesare Jarach, Umberto Olivieri, Gaetano Scavolini) facevano leva su un movimento giovanile diffuso fra gli studenti medi e universitari.

la “settimana

Strumento organizzativo e fonte di finanziamento, mediante sottoscrizione, era il settimanale L’idea nazionale che iniziò le pubblicazioni dal marzo 1911.

Il giornale proponeva un atteggiamento [...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol VI (T-Z e appendice), p. 144

Brano: [...] sloveni formando l’abitudine a rapporti di reciproco rispetto e solidarietà. L’atteggiamento della classe dominante che identificava spesso il “pericolo slavo” con quel

lo socialista, additandoli come un unico bersaglio da colpire, contribuì per parte sua a cementare quell’unione.

Se per il socialismo triestino, rigidamente classista e internazionalista, riuscire a scalfire il blocco di potere che proprio intorno alle parole d’ordine dell’antisocialismo e dell’antislavismo si andava consolidando nella società giuliana, restava un’impresa impossibile, erano d’altra parte rare le voci di dissenso che, al di fuori degli ambienti socialisti, si levassero a contraddire la politica e gli orientamenti culturali dei gruppi liberalnazionali.

Non è senza significato che le espressioni più alte e le elaborazioni più interessanti deM’irredentismo (v.) democratico trovassero spazio, nei primi anni del secolo, per opera di uomini come Sci pio Slataper e G. Stuparich, non a Trieste, ma a Firenze intorno alla rivista “La Voce” di Giuseppe Prezzolini (v.)[...]


Grazie ad un complesso algoritmo ideato in anni di riflessione epistemologica, scientifica e tecnica, dal termine antisocialismo, nel sottoinsieme prescelto del corpus autorizzato è possible visualizzare il seguente gramma di relazioni strutturali (ma in ciroscrivibili corpora storicamente determinati: non ce ne voglia l'autore dell'edizione critica del CLG di Saussure se azzardiamo per lo strumento un orizzonte ad uso semantico verso uno storicismo μετ´ἐπιστήμης...). I termini sono ordinati secondo somma della distanza con il termine prescelto e secondo peculiarità del termine, diagnosticando una basilare mappa delle associazioni di idee (associazione di ciò che l'algoritmo isola come segmenti - fissi se frequenti - di sintagmi stimabili come nomi) di una data cultura (in questa sede intesa riduttivamente come corpus di testi storicamente determinabili); nei prossimi mesi saranno sviluppati strumenti di comparazione booleana di insiemi di corpora circoscrivibili; applicazioni sul complessivo linguaggio storico naturale saranno altresì possibili.
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