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da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol II (D-G), p. 457

Brano: [...]glio di Stato. Preparazione della futura socializzazione delle terre con un vasto demanio mediante la proprietà delle Opere Pie, degli Enti pubblici e con la espropriazione di tutte le

terre incolte e mal coltivate. Energica tassazione dei beni ereditari e limitazione dei grandi successori [...].

Massimo legale di otto ore di lavoro. Parificazione a uguale lavoro delle mercedi femminili con le mercedi maschili [...]. Sostituire all’attuale anticlericalismo retorico e quietista un anticlericalismo d’azione, violento e deciso, per sgombrare l'Italia e Roma dal suo Medioevo teocratico, che potrà scegliere una terra adatta ove morire lentamente [...].

Il nostro anticlericalismo vuole liberare l'Italia dalle chiese, dai preti, dai frati, dalle monache, dalle Madonne, dai ceri e dalle campane. Il nostro anticlericalismo combatte l'infame religione della rinuncia e delle lacrime che ha per simbolo deprimente l'uomo in croce ».

La concezione politica di questo manifesto è di evidente ispirazione repubblicana, anarcoide e socialisteggiante, oltreché anticlericale secondo un diffuso atteggiamento che lo stesso socialismo italiano aveva ereditato dal Risorgimento.

Tutto ciò può far capire anche certe improvvise uscite di Marinetti, come quando, più tardi, scriverà: « Sono lieto di apprendere che i futuristi russi sono tutti bolscevichi e che l'arte futurista fu per qualche tempo arte di Stato in Russia. Le [...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol I (A-C), p. 156

Brano: [...] Cocci (n. a Offida), condannato a 1 anno; nel 1940, Natale Zampetti, condannato a 2 anni. Tra questi, il solo Merlini risulta processato per attività svolta in provincia di Ascoli; gli altri, per attività svolta in province diverse.

Bibliografia: Massimo Salvadori, La resistenza nell’Anconetano e nel Piceno, Roma, 1962; Secondo Balena, Bandenkrieg nel Piceno, Ascoli Piceno, 1965.

rapporti con la Chiesa. Il foglio si faceva portatore di un anticlericalismo rozzo, plebeo, come era venuto spontaneamente formandosi in una certa parte della società italiana (soprattutto nei circoli dirigenti liberali e massoni), come reazione contro la politica ostinatamente antirisorgimentale della Chiesa.

In contrapposizione all’A., i circoli clericali e cattolici provvidero a pubblicare a loro volta (in veste non ufficiale) un settimanale illustrato dal titolo II Mulo che, in forma ancora più volgare e sguaiata, si diede a svolgere propaganda antisocialista. Però « Il Mulo » non ebbe mai, né la diffusione né le capacità satiriche de « L'Asino ». Nel 1925 ques[...]

[...]usione né le capacità satiriche de « L'Asino ». Nel 1925 quest’ultimo fu costretto a cessare le pubblicazioni e Galantara, perseguitato dal fascismo, finì i suoi anni in condizioni di penosa indigenza.

Contro il genere di propaganda condotta da « L’Asino », che neppure i dirigenti socialisti approvavano, Filippo Turati, non certo tenero verso i clericali, polemizzò più di una volra. Nella Critica Sociale del 16.1. 1907 egli scrisse: « Il vero anticlericalismo che possono fare i socialisti non consiste in quel volterrianesimo che Si tenta di rimettere in \foga ed a cui manca, per essere tale davvero, unicamente — ma non è poca cosa — Io spirito del signor De Voltaire; (non consiste nel dileggio del sentimento religioso, nella goffa e magari pornografica caricatura del sacerdote, nella diffusione dello spirito di scherno e di intolleranza: questo non è, a dire il vero, che del cattolicesimo travestito e qualche volta peggiorato. Il vero anticlericalesimo consiste nel dissipare le dense nebbie che cir

condano il pensiero delle classi povere. La lo[...]

[...]si firmava Rata Langa, fin dall’inizio ne fu condirettore; ne assunse da solo l’eredità e la direzione nel 1912, quando Podrecca venne espulso dal Partito socialista (con Bissolati, Bonomi, Cabrini, Canepa e altri ancora).

« L’Asino » divenne molto popolare per la semplicità del linguaggio, per

lo sferzante tono satirico e per la immediatezza di certe sue caricature/àvolte non prive di valore artistico. Nondimeno, quel genere di grossolano anticlericalismo, spinto fino alla volgarità, e che passò col nome di «podrecchismo», corrispondeva a una concezione primitiva e angusta del problema religioso e dei

Frontespizio interno de « L’Asino » (11.12.1892)

Ai Ino?

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A



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol V (R-S), p. 226

Brano: [...] popolare venne interpretata come una scelta quasi obbligata per spezzare il blocco clericale, ma l’ipotesi politica che aveva presieduto all’operazione fu presentata come effetto di un condizionamento interno e di una logica personalistica.

Il programma del Partito socialista per il governo capitolino era fortemente anticlericale: proponeva ispezioni agli istituti di beneficenza, una legge sulle congregazioni, la laicizzazione dei servizi. L’anticlericalismo era quindi ideaguida, sia nella mobilitazione popolare che nella fisionomia del blocco comunale. Era un orientamento di segno passatista che determinerà, sul piano di una carente interpretazione storiografica, la tendenza a essere quasi esorcizzato.

Nelle storiografie di partito l’esperienza della giunta Nathan non rientra come fotografia proponibile negli album di famiglia. Espressione di un blocco radicalmassonicorepubblicano con un pizzico di socialismo, la figura di Ernesto Nathan è scomoda e la sua illusione di fare Roma la capitale “dei lumi” contro l’oscurantismo clericale sarà cons[...]

[...]Il Blocco derivava da uno schieramento composito che faceva perno su una borghesia progressista e trovava forza elettorale nelle vecchie categorie artigiane, di tradizione repubblicana, nonché nella borghesia del pubblico impiego e delle professioni. Era una sorta di centrismo volto a sinistra, in cui il centro dominava e riusciva, con l’appoggio socialista, a eliminare l’influenza

dei gruppi più retrogradi. Ma il collante dell’esperimento (l’anticlericalismo) alla lunga non resse. Le idee riformatrici rimasero a metà, a volte irrealizzate. Dal 1910 solo i socialisti riformisti, a titolo personale, continueranno a collaborarvi. L’esperimento di governo comunale, indesiderato ma inevitabile, venne interpretato dai socialisti come conseguenza delle scelte locali della Camera del lavoro. L’ingresso dei socialisti nel municipio, in posizione minoritaria ma di una certa efficacia amministrativa (basti ricordare l’azione dell’assessore all’igiene Tullio RossiDori a e quella di Giovanni Montemartini) prefigurò il successivo orientamento dei riformisti co[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol V (R-S), p. 249

Brano: [...]ribunale speciale, il 25.8.1942 fu condannato a 25 anni di reclusione per « costituzione di associazione sovversiva, propaganda, disfattismo, offese al duce e a Hitler ».

Romita, Giuseppe

N. a Tortona (Alessandria) il 7.1. 1887, m. a Roma il 5.3.1958; ingegnere.

Giovane militante socialista con idealità sostanzialmente riformistiche, ma contraddistinte da posizioni di forte legame con l’incalzare delle proteste operaie e da uno spiccato anticlericalismo, nel 1909 (con Luigi Castagno e Angelo Tasca) fondò a Torino il Fascio giovanile socialista e, nel 1910, un Nucleo antireligioso intitolato all’anarchico spagnolo Francisco Ferrer.

Contro la guerra

Repubblicano dei più intransigenti, nel 1913 subì una condanna a 2 mesi di detenzione per offese al re a mezzo stampa. Nello stesso anno si laureò al Politecnico di Torino e venne eletto segretario della Sezione socialista. Successivamente si batté contro l’entrata in guerra dell’Italia e nel 1914 fondò il movimento Soldo al soldato che si proponeva di finanziare in forma clandestina la diffu[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol V (R-S), p. 482

Brano: [...]lla volontà degli strati operai, non lasciandosi irretire da « sofisticherie » di intellettuali: il che gli assicurava larga risonanza nelle masse, ma scarsi raccordi culturali, data anche la sua incerta preparazione dottrinale.

Nel 1904 pubblicò a Ginevra [sotto lo pseudonimo di A. Tormenti) La Bibbia è immorale e, poco dopo, la Dottrinetta razionalista (pamphlet ispirato al darwinismo, che ebbe grande successo), testimonianze del suo vivace anticlericalismo e di una infarinatura neopositivista. Ma, nelle particolari condizioni in cui operava il P.S.I.S., la foga polemica di Serrati raccoglieva vasti consensi fra i lavoratori che avvertivano i pericoli dell’invadenza clericale cattolica e apprezzavano il concreto interessamento per i loro pressanti problemi di vita e di organizzazione sindacale.

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da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol V (R-S), p. 509

Brano: [...]dell’intero paese, in una situazione caratterizzata dallo sviluppo imperialistico dell'economia, dalla crisi del sistema giolittiano e dalla radicalizzazione dello scontro di classe, con un blocco borghese liberalclericale in cui tendevano a prevalere le spinte nazionaliste e aggressive, e un “blocco rosso”, nel quale confluirono repubblicani intransigenti, socialisti antiriformisti, anarchici e sindacalisti rivoluzionari, uniti dal tradizionale anticlericalismo, dall'antimilitarismo e dalla propaganda del metodo sovversivo.

Nei mesi precedenti le forze popolari si erano ritrovate nella mobilitazione promossa da appositi Comitati unitari intorno ai casi di due soldati. Il primo riguardava Augusto Masetti, un emiliano, muratore di San Giovanni in Persiceto, che il giorno della partenza per la Libia aveva sparato al proprio comandante gridando: « Abbasso la guerra, viva l’anarchia! »; anziché processarlo, le autorità avevano preferito farlo passare per pazzo, chiudendolo in manicomio criminale: ma poiché pazzo non era “più”, se ne chiedeva la libera[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol V (R-S), p. 616

Brano: [...] cattolica ha tanto peso storico, lo

vedremo affacciarsi praticamente in tutti i fascisti spagnoli ed è stato considerato uno degli elementi contraddittori di quel regime.

Il “Punto venticinque” della Falange dirà*. « Il nostro movimento associa il sentimento religioso — di gloriosa tradizione e predominante in Spagna — alla ricostruzione nazionale [...] ».

Sono tuttavia conosciute le tensioni generate nel seno stesso della Falange dall'anticlericalismo di certi capi, come Ramiro Ledesma. In tale contesto e considerando il laicismo repubblicano, si potrà comprendere la polarizzazione religiosa che porterà il Vaticano a definire la guerra civile spagnola come una

Crociata », quindi ad appoggiare e a benedire la fazione nazionalista.

Fondazione della Falange

La comparsa reale e organizzata del fenomeno fascista si ebbe in Spagna nel 1931, anno in cui apparvero i! Partido Nacionalista del dottor Albihana e si organizzarono le Milicias Carlistas, forza d'urto del carrismo, partito monarchico integralista sorto nel secolo XIX e protagon[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol VI (T-Z e appendice), p. 131

Brano: [...] accattivante, anziché dal dibattito ideologico e dalle contrapposizioni di corrente pur vive sul piano nazionale. Ad esempio, non si registrò in città la presenza di sindacalisti rivoluzionari, così come mancò nel dibattito di partito ogni accenno a essi e alle diatribe che portarono alla loro espulsione, quindi alla nascita dell'U.S.L Un tratto caratteristico che sembrò assorbire quasi del tutto le energie dei socialisti trevigiani fu l'acceso anticlericalismo, accompagnato spesso da un’acre polemica antireligiosa intesa a vincere, come si può facilmente desumere dalla lettura del “Lavoratore”, quella che si riteneva essere una persistente forma di superstizione legata a medioevali residui di ignoranza, in nome di una visione scientistica e positivistica della realtà, di cui il marxismo si pensava fosse il coronamento ed il finale inveramento. Sia chiaro che ciò rientrava in un momento polemico vivace anche sul piano nazionale e legato a una visione del socialismo come nuova fede e soluzione globale dei problemi della vita, ma è probabile che nella[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol VI (T-Z e appendice), p. 134

Brano: [...]esse parole d’ordine.

Nei suoi ricordi, Girolamo Li Causi (v.), in quell’anno segretario della Camera del Lavoro di Treviso, narra in più punti di scontri fisici tra bianchi e rossi, così da confermare senza ombra di dubbio quanto la tradizione orale ha ampiamente tramandato. Che poi ciò fosse dovuto prevalentemente alle rigide preclusioni di un clero che era sceso in campo proprio per combattere la battaglia antisocialista oppure al radicato anticlericalismo dei socialisti trevigiani, importa poco; importa segnalare il fatto, particolarmente grave in una provincia agricola dove la presenza cattolica non era né marginale né limitata alla difesa dei più vecchi interessi di classe.

La composizione sociale della forza lavoro e la netta prevalenza dei ceti agricoli giocavano d’altronde a sfavore di un reale radicamento del movimento operaio nel tessuto della città e della provincia, sì da spiegare come, nello stesso torno di tempo, si avessero il buon successo dei socialisti nelle elezioni amministrative e l’assenza di Treviso dal fenomeno dell’occ[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol VI (T-Z e appendice), p. 455

Brano: [...]n storia, dopo un anno di volontariato nell'esercito insegnò italiano nei ginnasi di Mirandola e di Soresina. Nel febbraio 1898 da qui verrà trasferito a Licata (Girgenti) e poi a La Spezia, reo di aver stilato un manifesto a favore della refezione scolastica.

Dirigente riformista

La sua formazione politica era dovuta al rapporto col movimento contadino e allo studio delle opere marxiste, che però non l'avevano liberato daH’influenza di un anticlericalismo venato di populismo romantico tratto daH'insegnamento carducciano. NelTagosto del 1910, lasciata la scuola, s'impegnò totalmente nella lotta politica. Direttore dal 1901 al 1903 del giornale Nuova terra, esponente della frazione riformista del P.S.I., nel 1904 passò a dirigere, su invito di Camillo Prampolini, il quotidiano La Giustìzia (v.) a Reggio Emilia. Mantenne tuttavia i collegamenti con Mantova, città di cui era stato consigliere comunale e provinciale, acconsentendo nel 1913 a candidarsi alla Camera nel collegio di Ostiglia, dove però fu sconfitto dal suo ex compagno di partito, Ivan[...]


successivi
Grazie ad un complesso algoritmo ideato in anni di riflessione epistemologica, scientifica e tecnica, dal termine anticlericalismo, nel sottoinsieme prescelto del corpus autorizzato è possible visualizzare il seguente gramma di relazioni strutturali (ma in ciroscrivibili corpora storicamente determinati: non ce ne voglia l'autore dell'edizione critica del CLG di Saussure se azzardiamo per lo strumento un orizzonte ad uso semantico verso uno storicismo μετ´ἐπιστήμης...). I termini sono ordinati secondo somma della distanza con il termine prescelto e secondo peculiarità del termine, diagnosticando una basilare mappa delle associazioni di idee (associazione di ciò che l'algoritmo isola come segmenti - fissi se frequenti - di sintagmi stimabili come nomi) di una data cultura (in questa sede intesa riduttivamente come corpus di testi storicamente determinabili); nei prossimi mesi saranno sviluppati strumenti di comparazione booleana di insiemi di corpora circoscrivibili; applicazioni sul complessivo linguaggio storico naturale saranno altresì possibili.
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