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da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol III (H-M), p. 812

Brano: Monte San Martino

10 partigiani del colonnello Croce, catturati dai tedeschi, poco prima della fucilazione (15.11.1943)

dei colonnello Carlo Croce, il Gruppo « Cinque Giornate ». La formazione, composta di circa 150 uomini, in massima parte ufficiali e soldati, aveva in programma di tenere saldamente e per il più a lungo possibile la propria posizione, operando nel contempo con squadre mobili (ma solo per eventuali azioni di disturbo) nelle valli circonvicine. L’idea base era quella di trasformare la vecchia fortezza in un caposaldo armato, procurando viveri e scorte che consentissero di opporre una vali[...]

[...]ntissero di opporre una valida difesa ad assedi, anche di lunga durata, da parte nemica.

Dopo breve tempo le operazioni condotte dai partigiani per rifornirsi di armi (alcune coronate da successo, come quelle contro il municipio di Porto Valtravaglia e contro la caserma delle Guardie di finanza di Luino) attirarono l'attenzione del Comando tedesco che decise di liquidare il pericoloso nido di resistenza.

La battaglia

L’attacco contro ii San Martino fu portato il 13.11.1943 con largo impiego di forze. Enrico Campoclonico, che partecipò alla battaglia, riferirà di 3.000 nazifascisti armati di mortai, mitragliatrici leggere e pesanti, lanciabombe, e appoggiati da 3 aerei. Contro tali forze schiaccianti il gruppo del San Martino si presentò con un moschetto in dotazione a ciascun partigiano, pistole per metà degli uomini, 10 mitragliatrici pesanti (ma con scarse munizioni) e 700 bombe a mano.

Ammassate le loro truppe lungo la valle e intorno alla montagna, il giorno 14 i tedeschi iniziarono l’avvicinamento alle prime postazioni, ricorrendo anche al trucco di proporre una trattativa per poter far avanzare allo scoperto alcuni loro reparti senza esporli al fuoco dei partigiani. Questi respinsero per l'intera giornata gli attacchi nemici, riuscendo durante la notte a compiere alcune operazioni di disturbo.

I primi[...]

[...]ificate. Nel primo pomeriggio del

15 novembre i tedeschi sferrarono l’attacco decisivo alla vetta, presidiata da un manipolo di 10 uomini che resistettero per circa un’ora alle preponderanti forze germaniche. Gli altri partigiani, asserragliati nelle gallerie alte della montagna, non poterono che opporre una strenua resistenza agli assalti tedeschi, sotto il fuoco continuo delle armi pesanti. Infine, perdute le posizioni nella parte bassa del San Martino, il colonnello Croce ordinò la ritirata, fece saltare i depositi e, apertosi un varco nello schieramento nazifascista, guidò i superstiti in Svizzera.

Le conseguenze

II giudizio storico sull’episodio del San Martino non può che essere negativo, sia pure nel rispetto degli atti di valore di cui furono pro

tagonisti gli uomini del Gruppo « Cinque giornate ». Tale giudizio non deriva tanto dall’esame delie perdite subite dai partigiani (38 morti fra i caduti sul campo e i fucilati dopo il combattimento), perdite che anzi non furono eccessivamente gravi se confrontate con quelle sopportate dal nemico (240 morti accertati e un aereo abbattuto), quanto da una considerazione generale sul comportamento sostanzialmente attesista della formazione. Gli uomini del San Martino, infatti, avevano concepito un piano [...]

[...]ti gli uomini del Gruppo « Cinque giornate ». Tale giudizio non deriva tanto dall’esame delie perdite subite dai partigiani (38 morti fra i caduti sul campo e i fucilati dopo il combattimento), perdite che anzi non furono eccessivamente gravi se confrontate con quelle sopportate dal nemico (240 morti accertati e un aereo abbattuto), quanto da una considerazione generale sul comportamento sostanzialmente attesista della formazione. Gli uomini del San Martino, infatti, avevano concepito un piano di difesa a oltranza secondo rigidi schemi di tecnica militare che non tenevano in alcun conto le condizioni ambientali e le caratteristiche del teatro di operazioni: del tutto isolati dalla popolazione delle valli, arroccati su una montagna attaccabile da ogni parte, non avevano previsto l’opportunità di opporre una resistenza elastica agli assalti nemici e accettarono lo scontro frontale, anziché ricorrere alla tattica della continua mobilità propria della guerra partigiana. Cedendo così al primo urto massiccio, non posero nemmeno le basi per

il prose[...]

[...]e valli, arroccati su una montagna attaccabile da ogni parte, non avevano previsto l’opportunità di opporre una resistenza elastica agli assalti nemici e accettarono lo scontro frontale, anziché ricorrere alla tattica della continua mobilità propria della guerra partigiana. Cedendo così al primo urto massiccio, non posero nemmeno le basi per

il proseguimento della lotta di liberazione nella zona.

Bibliografia: E. Campodonico, Il gruppo del San Martino e la battaglia del 1315 novembre 1943, in « Il movimento di liberazione in Italia », settembre 1949, n. 2, pp. 2736.

G.Gra.

Monte San Pietro

Comune bolognese di 4.500 abitanti sparsi in 17 frazioni su una ampia zona collinosa a sudovest di Bologna, con sede comunale nella frazione di Calderino.

Alla vigilia della Prima guerra mondiale l’Amministrazione comunale venne per la prima volta conquistata dalle organizzazioni popolari socialiste, che la mantennero fino alle elezioni dell’autunno 1920.

Nel corso dell’offensiva squadristica del 1922, i fascisti assalirono con bastoni e r[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol V (R-S), p. 348

Brano: San Martino, Battaglia di

200 uomini e tre mesi, oltre che di un impianto radio ricevente e trasmittente e di alcuni mezzi di trasporto — materiale conquistato con audaci colpi di mano (le “missioni” del colonnello Croce) nelle località circonvicine: ad esempio, le azioni di Porto Valtravaglia e di Luino.

La battaglia

Il 14.11.1943 i nazifascisti (che avevano già sotto controllo la zona), dopo aver fatto pervenire senza successo al Comando partigiano alcune proposte di trattative, iniziarono l’attacco con forze inviate non solo da Varese e da Milano (un battaglione tedesco e due battaglioni di c[...]

[...] nazifascista: fra il 13 e il 14, l’occupazione di tutto il territorio intorno alla montagna con il blocco delle strade principali; il primo giorno, l'attacco con truppe d’assalto; il secondo giorno, l’attacco in massa con l’appoggio di tre aerei e dell’artiglieria.

Distrutte dai bombardamenti le riserve d’acqua; perse, dopo una serie di strenui combattimenti, la caserma e la cima della montagna, i partigiani, asserragliati nelle gallerie del San Martino, resistettero sino a quando il colonnello Croce ordinò la ritirata. Egli stesso fece saltare i depositi di materiale bellico e guidò i superstiti in Svizzera, al confine di Ponte Tresa, riuscendo a forzare gli sbarramenti fascisti.

La battaglia, nella quale morirono 38 uomini del “Cinque Giornate” e 240 tedeschi (fonte Campodonico, ma esistono altre versioni), segnò la fine della formazione partigiana, che non riuscì più a ricostituirsi malgrado i tentativi del suo comandante.

Sulla vicenda del San Martino (a parte ogni possibile e umana valutazione degli atti di coraggio e di vero e pr[...]

[...]a ritirata. Egli stesso fece saltare i depositi di materiale bellico e guidò i superstiti in Svizzera, al confine di Ponte Tresa, riuscendo a forzare gli sbarramenti fascisti.

La battaglia, nella quale morirono 38 uomini del “Cinque Giornate” e 240 tedeschi (fonte Campodonico, ma esistono altre versioni), segnò la fine della formazione partigiana, che non riuscì più a ricostituirsi malgrado i tentativi del suo comandante.

Sulla vicenda del San Martino (a parte ogni possibile e umana valutazione degli atti di coraggio e di vero e proprio eroismo compiuti dai resistenti) resta tuttora valido il giudizio dello storico Roberto Battaglia, che vede in tale episodio del primo periodo della Resistenza italiana uno degli esempi più calzanti del cosiddetto “attesismo”.

Fonti: Per il giudizio di R. Battaglia, cfr. Storia della Resistenza italiana. 8 settembre 194325 aprile 1945, Torino, Einaudi, 1964, cap. VII, par. “Le tentazioni dell’attesismo”, pp. 162167. Per quanto riguarda la memorialistica, cfr. E. Campodonico, Il gruppo del

San Martino [...]

[...]ido il giudizio dello storico Roberto Battaglia, che vede in tale episodio del primo periodo della Resistenza italiana uno degli esempi più calzanti del cosiddetto “attesismo”.

Fonti: Per il giudizio di R. Battaglia, cfr. Storia della Resistenza italiana. 8 settembre 194325 aprile 1945, Torino, Einaudi, 1964, cap. VII, par. “Le tentazioni dell’attesismo”, pp. 162167. Per quanto riguarda la memorialistica, cfr. E. Campodonico, Il gruppo del

San Martino e la battaglia del 1315 novembre 1943, in “Il Movimento di liberazione in Italia”, settembre 1949, n. 2, pp. 2736; e San Martino, a firma de “Il vecchio alpino”, in Istituto varesino per la storia della Resistenza e dell’Italia contemporanea, La Resistenza in provincia di Varese. Il 1943, Varese, Consorzio artigiano L.V.G., 1983, pp. 123134 (con un’ampia rassegna bibliografica) .

G. Gras.

San Martino di Lupari

Comune di circa 10.000 abitanti (4.500 nel capoluogo) a 32 km da Padova, negli ultimi giorni della Guerra di liberazione fu vittima di una feroce quanto gratuita rappresaglia nazista.

La strage

La sera del 28.4.1945 migliaia di tedeschi della 29a Divisione “Falck” in rotta attraversarono la provincia di Padova, diretti a nord, nel tentativo di raggiungere con ogni mezzo il confine austriaco. Procedevano in testa alla colonna reparti di S.S. e di paracadutisti a bordo di autoblindo e carri armati. L’itinerario della colonna sembrava originariamente diretto a oltrepassare il [...]

[...]brava originariamente diretto a oltrepassare il Brenta a nord di Padova, per proseguire in provincia di Vicenza, ma poiché il fiume era in piena, i tedeschi deviarono in direzione della provincia di Treviso con lo scopo di evitare il contatto con le avanguardie alleate giunte nel frattempo a Padova e, a loro volta, dirette verso nord.

L’alba del 28 aprile colse i tedeschi, terrorizzati dal timore di trovarsi chiusi in una sacca, nei pressi di San Martino di Lupari. Una pattuglia di S.S. in avanscoperta, giunta in località Maglio si scontrò con nuclei di partigiani. Non vi furono né morti né feriti, ma di lì a poco le S.S. e i paracadutisti circondarono la zona di via Maglio, aprirono il fuoco con i panzerfaust, incendiarono alcune case e fecero la loro prima vittima uccidendo un vecchio contadino di 89 anni. A questo seguirono altre sette vittime civili e, non lontano da lì, si ebbero nuove uccisioni. I pochi testimoni oculari sopravvissuti riferiranno di una vecchietta che, affacciatasi all’uscio della sua casa, venne colpita come un piccion[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol V (R-S), p. 347

Brano: San Martino, Battaglia di

sparatorie e arresti. I fascisti di Rimini svolsero di fatto le funzioni di occupanti della repubblica, in appoggio agli screditati e impotenti fascisti sanmarinesi; ma ciononostante, dato che la Reggenza doveva essere rinnovata l'1.4.1944, il popo

lo sanmarinese impose una soluzione diversa da quella prevista dai gerarchi repubblichini. Tuttavia, sebbene il feldmaresciallo tedesco Rommel, giunto sul Titano il 20.10.

1944, fosse prodigo di assicurazioni, le scorrerie e le provocazioni dei nazifascisti furono costanti.

A testimonianza delle sue tradizioni di ospitalit[...]

[...]il P.S.S. che ne erano i legittimi depositari. Cosicché, dopo le elezioni del 1978, si ebbe a San Marino un governo di coalizione formato da P.C.S., P.S. S. e P.S.U., confermato dalle elezioni del 1983, tuttora impegnato a consolidare la democrazia, a sviluppare l'economia, a determinare un rapporto di maggiore autonomia statale, come pure a estendere i rapporti internazionali con atti dettati da libera scelta e reciproco interesse.

L.Mar.

San Martino, Battaglia di

Il monte San Martino, a metà strada (15 chilometri in linea d’aria) fra Varese e il confine con la Svizzera, dalla sua cima di 1087 m domina una larga zona, comprendente tutta la Valcuvia, la Valtravaglia e le vie che uniscono due dei maggiori centri del Lago Maggiore, Laveno e Luino. Questa montagna (ricca di strade rotabili, gallerie e fortificazioni allestite su di essa durante la Prima guerra mondiale in vista di un eventuale attacco dalla Svizzera) nei giorni 1315.11.1943 fu teatro di uno dei primi, importanti fatti d’arme della Guerra di liberazione.

Sul San Martino, nella caserma di Vallalta, il 19 sett[...]

[...]ima di 1087 m domina una larga zona, comprendente tutta la Valcuvia, la Valtravaglia e le vie che uniscono due dei maggiori centri del Lago Maggiore, Laveno e Luino. Questa montagna (ricca di strade rotabili, gallerie e fortificazioni allestite su di essa durante la Prima guerra mondiale in vista di un eventuale attacco dalla Svizzera) nei giorni 1315.11.1943 fu teatro di uno dei primi, importanti fatti d’arme della Guerra di liberazione.

Sul San Martino, nella caserma di Vallalta, il 19 settembre si era insediato un gruppo di ufficiali e soldati (Gruppo partigiano “Cinque giornate”) agli ordini del colonnello Carlo Croce (v.) che, fino ad allora, aveva comandato il presidio di Porto Valtravaglia. Il programma del colonnello non era privo di ambizioni, incoraggiate, oltre che dai suoi sentimenti patriottici, dalla discreta quantità di materiale bellico e di viveri di cui poteva disporre la nuova formazione.

Come scriverà Enrico Campodonico, uno dei superstiti del gruppo, il piano di Croce era di « costituire un nucleo nelle fortificazioni [...]

[...]nnello Carlo Croce (v.) che, fino ad allora, aveva comandato il presidio di Porto Valtravaglia. Il programma del colonnello non era privo di ambizioni, incoraggiate, oltre che dai suoi sentimenti patriottici, dalla discreta quantità di materiale bellico e di viveri di cui poteva disporre la nuova formazione.

Come scriverà Enrico Campodonico, uno dei superstiti del gruppo, il piano di Croce era di « costituire un nucleo nelle fortificazioni di San Martino, un presidio a San Martinovetta e delle bande mobili al di là della vallata stessa »: attrezzare, quindi, la fortezza di armi e viveri che assicurassero la possibilità di difesa ad assedi anche lunghi e contrattaccare l’azione di offesa dei nemici con le operazioni dei gruppi mobili.

La formazione, che all’inizio era composta di una decina di uomini in tutto, ai primi di novembre poteva contarne circa 170, suddivisi in tre compagnie, dotate di un buon armamento, di viveri sufficienti per

347



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol III (H-M), p. 297

Brano: [...], tenente colonnello Alberto Prampolini; da assumersi subito, Alberto Monti.

Sottosettori. 1) Campo dei Boi: comandante attuale, capitano Francisci, da assumersi subito, Luigi Galotto. Limite territoriale: rotabile per Lecco, Germanedo, Maggianico, Vercurago, Erve, La Passada, Rifugio Daina, Colle di Balisio, Rifugio Stoppani.

2) Resinelli: comandante attuale, capitano Scudaletti; da assumersi subito, Aldo Pianiggioni. Limite territoriale: San Martino, Monte Caltignone, Grigna Val d’Era, Colle di Balisio (escluso), rotabili per Lecco.

3) Erna: comandante attuale Brugger; da assumersi subito, Guido Gabrielli. Limite territoriale: rotabile per Lecco, rotabile per Malnago, Versasio, Morterone, Basso Culmine San Pietro, Colle di Balisio (escluso). Settore di Barzio: comandante attuale, colonnello De Nicola; comandante da assumersi subito, Enrico De Riso. Limite territoriale: Colle di Balisio, Culmine San Pietro, Artavaggio, Zuccone Campelli, Rifugio Grassi (escluso), Taceno, rotabile per Introbio, inclusa la pendice settentrionale della Gri[...]

[...]scina 10. Distaccamento Belasca: località Piazzo 23; Cascina Belasca 10). Armamento del settore:

2 mitragliatrici pesanti, 3 mitra, 4 fucili mitragliatori, 80 fucili e moschetti, 18 pistole.

2) Sottosettore dei Resinelli, costituitosi il 10.9.1943 con elementi del disciolto centrò di mobilitazione del 5° Alpini e con elementi provenienti da varie formazioni militari della Lombardia: effettivi 120 uomini (così suddivisi: località Cassin 12; San Martino 45; Villa Aldé 18; Giuf 20; Lemaggio 12; Alpe Roma 15; Resinelli 20). Armamento del settore: 1 mortaio da 81, 2 mortai da 45, 2 mitragliatrici pesanti, 3 fucili mitragliatori, 2 mitra, 110 fucili e moschetti. Servizi logistici: inizialmente autocarri e 2 carrette. Nella zona dei Resinelli fu compiuto dal 17 al 21.10.1943 un rastrellamento tedesco con forze provenienti da Ballabio, Mandello e Ballisio. Perdite subite: 3 feriti e 3 prigionieri. Perdite inflitte al nemico: 2 morti e, presumibilmente, 57 feriti.

3) Nel settore Erna operavano, oltre ai già citati: Renato Carenini, comandante; G[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol VI (T-Z e appendice), p. 17Appendice con numerazione propria (Monografia/libro

Brano: [...]gie Nuove.

Gobetti Nosenzo Carla C.G.N.

Anfanicela, Franco; Carena, Pia; De Silva, Casa editrice.

Gozzini Giovanni G.Go.

Federazione giovanile socialista italiana.

Gracceva Giuseppe G.Gra.

in Matteotti Brigate: Le “Matteotti* a Roma.

Grampa Cesare C.Gr.

Polotti, Giulio.

Granata Ivano I.Gr.

Patto di unità d’azione.

Grassi Gaetano G.Grass.

Masini, Luigi; McCaffery, John; Mingo, Divisione; Missioni alleate; Monte San Martino; Mottarone; Nedo, Divisione; Opera Nazionale per i Combattenti; Orlando, Taddeo; Orobica, Divisione; Ortigara, Divisione; Pizzoni, Alfredo; San Martino, Battaglia di.

Grassi Luigi L.Gr.

“Bolzano", Battaglione; Gentili, Antonio.

Grassi Remo R.Gr.

Orvieto.

Grifone Pietro P.Gr.

Avellino; Leghe contadine; Meridionale, Questione.

Grilli Giovanni G.Gr.

Comitato nazionale d'azione antifascista; Como.

Grimaldi Franco F.Gr.

Calepio, Valle.

Gruppi Arrigo A.Gr.

Fara, Battaglia di.

Guermandi Luigi L.Gue.

Linz, C.L.N. di.

Guerri Roberto R.Gue.

Milano.

Guerrini Libertario L.Gu.

Empoli; Firenze; Mugello; Pontedera.

Guttuso Renato R.Gu.

Arte e Resistenza.

Jacopini Renato RJa.

Lunense, Divisio[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol VI (T-Z e appendice), p. 310

Brano: [...]eo 211) Forza numerica in periodo clandestino 220 Insurrezionale 510 Caduti 1 Feriti 1 Costituita nel gennaio 1944 Zona di operazione Gallarate e dintorni.

Brigata 208 “Matteotti”: Comandante Bel Ioni Raffaele [Orio) Commissario di guerra Ramella Enrico [Biella) Forza numerica in periodo clandestino 181 Insurrezionale 293 Caduti 6 Feriti 11 Costituita nel marzo 1944 Zona di operazione Saronno e dintorni.

Brigate Autonome

Gruppo San Martino “Cinque Giornate”: Comandante Croce Carlo [Giustizia), caduto in seguito a ferite riportate in combattimento, deceduto rrell'Ospedale territoriale di Bergamo il 24 luglio 1944 Forza numerica in periodo clandestino 178 Caduti 39 Feriti 0 Dispersi 57 (alcuni si presumono fucilati) Costituito nel settembre 1943 e scioltosi in seguito a combattimenti e rastrellamenti nel dicembre 1943 Zona di operazioni Valcuvia, San Martino.

Banda Autonoma “Lazzarini”: Comandante Lazzarini Giacinto Forza numerica in periodo clandestino 50 Caduti 16, di cui 15 fucilati e 1 caduto in combattimento Feriti 1 Costituita nel dicembre 1943 e scioltasi in seguito a combattimenti e rastrellamenti il 7 ottobre 1944 Zona di operazioni Valcuvia, Valtravaglia, vai Marchirolo,

Raggruppamento Brigate Garibaldi “Valle Olona”

Comandante Bottini Gaetano [Mauri), caduto in combattimento a Samarate il 25.4.1945 Commissario di guerra Vaghi Bruno [Alvaro). Costituita nel novembre 1944 con la forza di 6 Brigate clandestine dipendenti dal[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol I (A-C), p. 535

Brano: [...]truppe in tutta la provincia di Chieti e a ordinare lo sgombero di decine di comuni.

Con circolare del 26.10.1943, il capo della provincia Giuseppe Girgenti rese noto che « Il Comando delle truppe germàniche, allo scopo di rendere più agevoli eventuali operazioni belliche e risparmiare in pari tempo gravissimi pericoli per i cittadini, ha ordinato lo sgombero immediato di tutta la popolazione delle zone comprendenti i seguenti comuni; Rapino, San Martino sulla



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol I (A-C), p. 575

Brano: [...], furono travolti dalle acque del fiume.

Don Fortunato Carlassare, parroco di Pedescale (Padova), ucciso e bruciato insieme a 64 parrocchiani il 30.4.1945, da truppe tedesche e della X Mas.

Don Ferdinando Casagrande, parroco di Gugliara (Bologna). Nell’ottobre 1944, dopo che i tedeschi ebbero incendiato per rappresaglia le case della borgata « La Quercia », si rifugiò insieme ad altri, sfuggiti al rastrellamento, nei pressi del cimitero di San Martino. Quando, stremata dalla fame, la gente non fu in grado di resistere oltre, il sacerdote si recò a trattare col Comando tedesco, ma i nazisti lo fucilarono, insieme alla madre e a quattro fratelli (9.10.1944).

Don Demetrio Castelli, viceparroco di Roddi (Alba), fucilato dai tedeschi il 25.8.1944 nel Castello di Pollenzo, mentre assisteva partigiani feriti in combattimento.

Don Antonio Casucci, frate predicatore, ucciso dai tedeschi insieme alla madre, il 25.8.1944 a San Domenico di Fiesole.

Don Mario Caustico, salesiano e cappellano della 46a Divisione « Rinaldo Baratta ». Inviato dal[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol II (D-G), p. 363

Brano: [...]vita per far saltare 8 vagoni di tritolo destinato alla distruzione delle industrie di Prato e di Firenze, impedendo cosi la realizzazione del piano nazifascista.

Sul Pratomagno e nel Chianti, le Brigate Garibaldi « Lanciotto » e « Sinigaglia » attaccavano di continuo i nazifascisti, si sottraevano ai rastrellamenti, organizzavano l'assistenza delle popolazioni colpite dalle spietate rappresaglie del nemico a Meleto, Castelnuovo dei Sabbioni, San Martino e in altre località. Il 6 luglio, le 4 Brigate Garibaldi della provincia (« Lanciotto », « Sinigaglia », « Caiani », « Fanciullacci ») furono unite a formare la Divisione Garibaldi « Arno » sotto il comando di Aligi Barducci (v.), il popolare Potente.

La battaglia di Firenze

L’avvicinarsi delle forze alleate a Firenze spinse sotto la città tutte le formazioni partigiane della zona che, continuando nello stesso tempo a operare a distanza sempre più ravvicinata alle spalle del fronte tedesco, costituirono, un grave impedimento per le : truppe germaniche impegnate a contenere l’avanzata de[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol II (D-G), p. 433

Brano: [...]eschi attaccarono il 6 gennaio, lungo tre direttrici: una colonna, partita da Pievelago e Sant’Anna, attraverso Piandelagotti raggiunse Pietravolta e puntò verso Fontanaluccia e Frassinoro; un’altra, proveniente da Lama Mocogno, occupò Palagano, diramandosi poi verso Vitriola, Montefiorino e Farneta; la terza colonna, dopo essere scesa da Serramazzoni a Ponte Cervaro e poi a Talbignano, si spezzò in

diversi gruppi che si diressero su Gombola, San Martino, Morano e Saltino. Contemporaneamente altre colonne naziste attaccarono in direzione est, investendo così da due lati le formazioni partigiane della zona modenesereggiana.

La neve, caduta abbondantemente, favorì il rastrellamento in quanto i tedeschi, in alcuni casi, poterono mimetizzarsi e agire di sorpresa, mentre i partigiani si trovarono in condizioni di inferiorità, paralizzati nei movimenti e perciò privati da un elemento fondamentale della loro tattica: la mobilità.

Scrisse nel suo diario il parroco di Pievelago don Antonio Galli, alla data del 6.1.1945: « Ieri gli Alpenjàger, av[...]


successivi
Grazie ad un complesso algoritmo ideato in anni di riflessione epistemologica, scientifica e tecnica, dal termine San Martino, nel sottoinsieme prescelto del corpus autorizzato è possible visualizzare il seguente gramma di relazioni strutturali (ma in ciroscrivibili corpora storicamente determinati: non ce ne voglia l'autore dell'edizione critica del CLG di Saussure se azzardiamo per lo strumento un orizzonte ad uso semantico verso uno storicismo μετ´ἐπιστήμης...). I termini sono ordinati secondo somma della distanza con il termine prescelto e secondo peculiarità del termine, diagnosticando una basilare mappa delle associazioni di idee (associazione di ciò che l'algoritmo isola come segmenti - fissi se frequenti - di sintagmi stimabili come nomi) di una data cultura (in questa sede intesa riduttivamente come corpus di testi storicamente determinabili); nei prossimi mesi saranno sviluppati strumenti di comparazione booleana di insiemi di corpora circoscrivibili; applicazioni sul complessivo linguaggio storico naturale saranno altresì possibili.
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