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da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol V (R-S), p. 724

Brano: Sudafrica

nel paese per importanza, con un programma antimperialista. Nel 193536 questa lega condannò l’invasione italiana dell’Etiopia e l’invasione giapponese della Cina. L’antimperialismo e la noncollaborazione erano ormai diventati i due principi abbinati dei nuovi movimenti di liberazione. Nel 1937 Gool propose una “unità noneuropea” per realizzare questi scopi. Senonché l’A.A.C., l’A.N.C. e il C.P.S.A. accettarono come “portavoce” dell’A.A. C. il N.R.C. e spezzarono il boicottaggio facendo una campagna per far eleggere come rappresentanti indigeni “bianchi” i liberali Ballinger, Hemming e Molteno, ma il 61% degli “elettori” registrati boicottò le elezioni.

Kotane, a proposito del risultato politico del C.P.S.A., affermò: « Dobbiamo ammettere un completo tradimento del popolo africano » (Verbali del C.P.S.A., 29.12.1938).

Punto di riferimento delle forze della noncollaborazione divenne da questo momento l’Associazione Nuova Era (N.E.F.) fondata nel 1937 a Città del Capo come un forum aperto da Gool, B.M. Kies, I.B. Tabata, S.A. Jayiya e altri che, insieme al gruppo La Guma del C.P.S.A. e a militanti della N.L.L., nel marzo 1938 diedero vita al Fronte unito noneuropeo (N.E.U.F.) per una politica nonrazziale, antimperialista e noncollaborazionista. Nell'autunno del 1939 il N.E.U.F. tenne assemblee di massa contro le nuove leggi di segregazione e in favore della Cina e dell’Etiopia. Il dottor Y. Dadoo, dirigente “indiano” del C.P.S.A., nel settembre 1939 fu arrestato per dichiarazioni contro la guerra fatte dal N.E.U.F.. In seno a questa organizzazione anche Kies, Gool, Tabate, Jaffe, Jayiya e altri del N.E.F. denunciavano il nuovo conflitto mondiale come interimperialista. Essi condannavano la collaborazione del

C.P.S.A. con i nazionalisti sudafricani e con i nazisti, nonché il giornale razzista del C.P.S.A. “Ware Republikein”, per il loro voltafaccia dopo il Patto russotedesco del 1939.

Seconda guerra mondiale: Movimento di unità noneuropea

Dopo l’invasione tedesca della Russia (luglio 1941), il C.P.S.A. fece una nuova svolta: diede un incondizionato sostegno al regime razzista e imperialista di Smuts, bloccò uno sciopero dei minatori africani in nome dello “sforzo bellico”, accolse il ministro della Giustizia C. Steyn nella associazione Amici del

TUnione Sovietica (completamente “bianca”) e costituì infine la Z.eg/one Springbok inviando in Etiopia truppe sudafricane segregazioniste per sostenere l’Amministrazione militare britannica colonialista.

Nel 1942 il C.P.S.A. collaborazionista si fece rappresentare in seno al N.R.C. da Mfutsunyana. Nel N.E.F. intanto i giovani antimperialisti s[...]

[...]iede un incondizionato sostegno al regime razzista e imperialista di Smuts, bloccò uno sciopero dei minatori africani in nome dello “sforzo bellico”, accolse il ministro della Giustizia C. Steyn nella associazione Amici del

TUnione Sovietica (completamente “bianca”) e costituì infine la Z.eg/one Springbok inviando in Etiopia truppe sudafricane segregazioniste per sostenere l’Amministrazione militare britannica colonialista.

Nel 1942 il C.P.S.A. collaborazionista si fece rappresentare in seno al N.R.C. da Mfutsunyana. Nel N.E.F. intanto i giovani antimperialisti studiavano gli scritti di Kenyatta, Nkrumah e Nehru (imprigionato per essersi dichiarato contro la guerra). Fu costituita una Lega giovanile della A.N.C. che si ispirava a A. Cesaire della Martinica, al senegalese Senghor, al francese J.P. Sartre ed era influenzata da missionari cattolici.

Quando nel 1943 Smuts, il grande architetto della segregazione, costituì il Dipartimento degli affari di co^ lore [C.A.D.), il N.E.F. fondò un Comitato antiC.A.D. per boicottare i “quislings” locali e, chiedendo « null’altro che diritti pienamente democratici », propose di dare vita a una organizzazione nazionale. A maggio erano già sorte 109 organizzazioni locali di questo comitato, che cacciarono i collaborazionisti dalla Lega degli insegnanti del Sudafrica guidata da Kies, dal reverendo Dudley, da Wessels e altri, mentre l’A.P.O. era capeg[...]

[...]o di unità noneuropeo comprendeva la maggior parte delle organizzazioni noneuropee di ogni tipo, sulla base di un programma di

10 punti per la lotta contro ogni determinazione razziale, per la noncollaborazione e contro l’imperialismo. Il movimento aveva propri rappresentanti in Rhodesia, in Namibia e nei protettorati. In campagne di estensione nazionale esso si oppose alla nuova segregazione del tempo di guerra e poi a quella del dopoguerra, salutando le lotte per l’indipendenza dell’Indonesia, dell’india, del Vietnam e della Cina.

Nel 1944 il C.P.S.A. e l’A.N.C. aderirono al N.E.U.F., ma nel 1945 si ritirarono da una campagna antipermessi lanciata dal movimento contro i liberali del Capo. Nel 1946 il N.E.U.M. rivendicò l’indipendenza per la Namibia, ma l’A.N.C. propose invece un’amministrazione fiduciaria.

Nel 1946, dopo uno sciopero di 80 mila minatori (nel corso del quale

10 scioperanti rimasero uccisi e 1.300 feriti), l’A.N.C. accettò la pro

posta di M. Kotane di boicottare le elezioni del Consiglio dei rappresentanti indigeni e delle rappresentanze degli indigeni “bianchi”. Nel giugno 1947 il N.E.U.M. organizzò il boicottaggio[...]

[...]ti), l’A.N.C. accettò la pro

posta di M. Kotane di boicottare le elezioni del Consiglio dei rappresentanti indigeni e delle rappresentanze degli indigeni “bianchi”. Nel giugno 1947 il N.E.U.M. organizzò il boicottaggio di queste elezioni e in ottobre lo stesso Kotane, diventato nel frattempo segretario del C.P.S. A., nell’organo di partito “Libertà” stigmatizzò i rappresentanti indigeni come « traditori dell’Africa ». Ma la conferenza del C.P.S.A. del gennaio 1948 respinse il boicottaggio e decise di presentare (come “rappresentanti indigeni”) alcuni “bianchi” iscritti al partito.

Mentre Tabata veniva arrestato durante le lotte contadine condotte dal N.E.U.M. nel Pondoland, nel novembre 1948 S. Khan fu il primo “comunista bianco” eletto come “rappresentante indigeno” al Parlamento interamente bianco, e ciò nonostante un massiccio boicottaggio africano contro i “traditori dell’Africa”. Il C.P.S.A. continuò questa collaborazione razzista facendo eleggere altri “rappresentanti indigeni” bianchi: Bunting, Carneson e R. Alexander. Ciò du[...]

[...]nnaio 1948 respinse il boicottaggio e decise di presentare (come “rappresentanti indigeni”) alcuni “bianchi” iscritti al partito.

Mentre Tabata veniva arrestato durante le lotte contadine condotte dal N.E.U.M. nel Pondoland, nel novembre 1948 S. Khan fu il primo “comunista bianco” eletto come “rappresentante indigeno” al Parlamento interamente bianco, e ciò nonostante un massiccio boicottaggio africano contro i “traditori dell’Africa”. Il C.P.S.A. continuò questa collaborazione razzista facendo eleggere altri “rappresentanti indigeni” bianchi: Bunting, Carneson e R. Alexander. Ciò durò fino al 1955, quando cioè si concluse l’esperimento di governo nazionalista che, dal 1948, aveva rimpiazzato il Partito Unito di Smuts.

Nel 1949 coloni e commercianti inglesi a Durban organizzarono un pogrom razzista antiindiano, mobilitando in questa operazione i bottegai africani del ghetto. Nel corso del pogrom si ebbero 442 morti e 1.067 feriti. All'indomani del massacro, Mkele per il N.E.U.M., il dottor Xuma per l'A.N.C. e Dadoo per il Congresso [...]

[...]ppresentanti indigeni” bianchi: Bunting, Carneson e R. Alexander. Ciò durò fino al 1955, quando cioè si concluse l’esperimento di governo nazionalista che, dal 1948, aveva rimpiazzato il Partito Unito di Smuts.

Nel 1949 coloni e commercianti inglesi a Durban organizzarono un pogrom razzista antiindiano, mobilitando in questa operazione i bottegai africani del ghetto. Nel corso del pogrom si ebbero 442 morti e 1.067 feriti. All'indomani del massacro, Mkele per il N.E.U.M., il dottor Xuma per l'A.N.C. e Dadoo per il Congresso indiano si incontrarono per porre riparo al grave danno recato all’unità noneuropea da questi fatti. Nell’aprile 1950 il Corpo Organizzato Transkei (T.O.B.), favorevole al N.E.U.M., condannò le forze che avevano spezzato il boicottaggio.

Nel 1952, mentre era in svolgimento una nuova ondata di misure razziste repressive (legge sui matrimoni misti del 1949, legge del 1950 sulle “aree di gruppo”, leggi sulla repressione del comuniSmo e sulla registrazione della popolazione del 1950, leggi sulle autorità bantù e su[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol V (R-S), p. 218

Brano: [...]e nella repressione dei moti dell’estrema sinistra nella natia Baviera. Dopo la sconfitta della repubblica consiliare bavarese fu nominato capo di stato maggiore del comandante della città di Monaco.

Violentemente avverso alla repubblica democratica, fu tra i primi aderenti alla Deutsche Arbeiterpartei di A. Drexler, la futura N.S.D.A.P., nel cui ambito a partire dal 1921 Hitler gli affidò l’organizzazione delle Sturm Abteilungen (Reparti d’assalto) formazioni paramilitari del partito nazista.

Comandante delle S.A.

Cominciò così l’ascesa di Roehm tra gli esponenti più autorevoli e più potenti della N.S.D.A.P.. Implicato nel fallito putsch nazista di Monaco del 9.11.1923, fu arrestato e poco dopo congedato dalla Reichswehr. Rimase in carcere fino all’aprile 1924, allorché, essendo stato condannato con la condizionale, venne liberato. Dopo il processo si dedicò interamente alla riorganizzazione delle S.A.; nel maggio del 1924 fu anche eletto deputato al Reichstag, in rappresentanza della Freiheitspartei nazionalsocialista, nella quale si era provvisoriamente camuffata la N.S.D.A.P. proibita dopo il putsch di Monaco.

Nell’aprile del 1925, essendo venuto in conflitto con Hitler circa la preminenza da dare alla posizione delle formazioni paramilitari nell’azione della N.S.D.A.P., Roehm lasciò volontariamente le S.A. e l'attività politica. Dopo una parentesi trascorsa in Bolivia come istruttore di quell’esercito negli anni 192830, aderendo alle sollecitazioni di Hitler fece ritorno in Germania, per porsi nuo

vamente alla testa delle S.A. e contribuire alla lotta finale contro la repubblica di Weimar. Sotto la sua guida, le S.A. crebbero allora al livello di un vero e proprio esercito, dando un contributo decisivo nelle piazze alla conquista del potere da parte della N.S.D.A.P..

Sostenitore di un’etica militaresca e tipicamente irregolare, nonché del primato dell’elemento militare e militante su quello politico, dopo la conquista del potere Roehm, che controllava ormai una forza armata temibile, si scontrò nuovamente con Hitler e con le sue esigenze di normalizzare la situazione facendo rientrare nella legalità lo squadrismo delle “camicie brune”.

La liquidazione

In particolare la necessità di assicurarsi l’[...]

[...] tipicamente irregolare, nonché del primato dell’elemento militare e militante su quello politico, dopo la conquista del potere Roehm, che controllava ormai una forza armata temibile, si scontrò nuovamente con Hitler e con le sue esigenze di normalizzare la situazione facendo rientrare nella legalità lo squadrismo delle “camicie brune”.

La liquidazione

In particolare la necessità di assicurarsi l’appoggio della Reichswehr, che vedeva nelle S.A. le basi di un potenziale nuovo esercito di estrazione irregolare, indusse Hitler a sbarazzarsi (con il “bagno di sangue” del 30.6.1934) di uno dei suoi più pericolosi rivali personali e insieme della forza, identificata con l’ala cosiddetta “movimentista” all’interno delle file naziste, che ancora si frapponeva sulla strada della sua definitiva conciliazione con la Reichswehr e i circoli conservatori (v. Nazionalsocialismo).

Di Roehm esiste un libro di memorie, significativamente intitolato Die Geschichte eines Hochverraeters (Storia di un alto traditore), che, al di là della testimonianza di una vita avventurosa, offre il documento assai più significativo della componente “irregolare” aH'interno dello [...]

[...]li personali e insieme della forza, identificata con l’ala cosiddetta “movimentista” all’interno delle file naziste, che ancora si frapponeva sulla strada della sua definitiva conciliazione con la Reichswehr e i circoli conservatori (v. Nazionalsocialismo).

Di Roehm esiste un libro di memorie, significativamente intitolato Die Geschichte eines Hochverraeters (Storia di un alto traditore), che, al di là della testimonianza di una vita avventurosa, offre il documento assai più significativo della componente “irregolare” aH'interno dello schieramento nazista, oscillante tra il fanatismo della mistica del capo e il vitalismo distruttivo di una concezione della esistenza fondata sulla lotta senza quartiere contro i nemici del nazismo e sul l’affermazione nella società di una rigida disciplina militare. Una intransigenza che fu all'origine anche del conflitto con Hitler, costretto dalle leggi della politica a venire a patti con altre forze politiche e sociali, determinanti per il consolidamento del consenso intorno al regime nazista.

E. Co.

Rognoni, Guglielm[...]

[...] Luigi Meda, Dino del Bo, Stefano Jacini, Clerici, Malvestiti) e, all’indomani dell'8.9.1943, partecipò a Pavia al primo tentativo di organizzare attività clandestine, capeggiato dallo studente Franco Andreani del Partito d’Azione. Per sfuggire ai bandi fascisti si diede poi alla macchia; il 26.4.1945 tenne il suo primo discorso politico ai giovani democristiani di Pavia.

Dopo la laurea in Giurisprudenza seguì corsi di perfezionamento negli U.S.A. e in Inghilterra, quindi insegnò Diritto processuale presso l’Ateneo pavese. Presidente del Movimento dei laureati cattolici (195254) e segretario della Sezione pavese della D.C. (195358), fu vicesindaco di Pavia dal 1964 al 1968. Eletto alla Camera dal 1968, vicepresidente della stessa dal 1978, poi ministro deH’Interno (giugno 1978luglio 1983), presidente del Gruppo parlamentare democristiano (198386), ministro di Grazia e giustizia dall’agosto 1986.

Rohregger, Riccardo

Richard; Ri co. N. a Po la (Istria) il 2.4.1898, m. a MontValerien (Parigi) il 16.4.1942; operaio.

Giovane socialista e della frazione comunista, nel 1921 fu tra i fondatori de! P.C. d’I. a Pola. Di aspetto vigoroso (era alto due metri e veniva chiamato El longo), fu un capo delle “squadre di difesa” proletarie operanti nei cinque rioni cittadini contro i fascisti, a fianco di Giuseppe Pirz, Arturo[...]

[...]8luglio 1983), presidente del Gruppo parlamentare democristiano (198386), ministro di Grazia e giustizia dall’agosto 1986.

Rohregger, Riccardo

Richard; Ri co. N. a Po la (Istria) il 2.4.1898, m. a MontValerien (Parigi) il 16.4.1942; operaio.

Giovane socialista e della frazione comunista, nel 1921 fu tra i fondatori de! P.C. d’I. a Pola. Di aspetto vigoroso (era alto due metri e veniva chiamato El longo), fu un capo delle “squadre di difesa” proletarie operanti nei cinque rioni cittadini contro i fascisti, a fianco di Giuseppe Pirz, Arturo Fonovich, Giordano Fabris, Mario Steffé, Michele RadolovichMicel, i fratelli Luigi e Antonio Juricich, Giuseppe GiustiGino, Antonio De Luca, Matteo Glavich, Gregorio Macchi, Giovanni Vlach e altri.

Nel 1924, costretto a lasciare la città, espatriò in Austria e poi a Berlino, dove nel 1930 partecipò a scontri con le “camicie brune” naziste. Arrestato ed espulso dalla Germania, passò in Francia, dove divenne uno dei responsabili del Gruppo comunista di lingua italiana della regione sudest par[...]

[...] Giuseppe Pirz, Arturo Fonovich, Giordano Fabris, Mario Steffé, Michele RadolovichMicel, i fratelli Luigi e Antonio Juricich, Giuseppe GiustiGino, Antonio De Luca, Matteo Glavich, Gregorio Macchi, Giovanni Vlach e altri.

Nel 1924, costretto a lasciare la città, espatriò in Austria e poi a Berlino, dove nel 1930 partecipò a scontri con le “camicie brune” naziste. Arrestato ed espulso dalla Germania, passò in Francia, dove divenne uno dei responsabili del Gruppo comunista di lingua italiana della regione sudest parigina. Qui promosse la costituzione del Comitato pro

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da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol IV (N-Q), p. 236

Brano: Omodeo, Adolfo

Nel « regno del Sud »

Sopravvenuto I’8 settembre, dovette abbandonare l’università per sottrarsi alle rappresaglie nazifasciste ed entrò nell’organizzazione clandestina del partito, dalla quale fu designato a rappresentarlo nel C.L.N. napoletano insieme a Claudio Ferri, Ruggiero De Ritis, Angelo Della Morte e Salvatore De Pascale. In qualità di membro del centro meridionale del P.d’A., istituito dopo la separazione del Sud da Roma e dal resto dell'Italia, fu tra i promotori del Congresso di Bari (v.) del gennaio 1944, e vi partecipò come delegato, firmando per conto del suo partito l’ordine del giorno conclusivo, che rifletteva in sostanza l’abile compromesso escogitato da Benedetto Croce per lasciare aperta la questione istituzionale e dar vita a una Giunta esecutiva dei partiti antifascisti, priva in concreto di qualsiasi potere.

L'Omodeo non era stato alieno dall'appoggiare le tesi più moderate[...]

[...]iario (secondo la proposta avanzata dai liberali) per trattare i problemi istituzionali con gli Alleati, accantonando la deliberazione adottata il 16.10.1943 dal C.L.N. Centrale, nella quale la coalizione rivendicava l’assunzione dei poteri dello Stato e dichiarava di voler convocare gli italiani alle urne a guerra ultimata, per definire la forma istituzionale dello Stato stesso.

Nel governo Badoglio

Nell’aprile del 1944, intervenuta l’intesa fra Badoglio e Pai miro Togliatti per costituire un gabinetto ministeriale con il concorso dei partiti antifascisti, l’Omodeo fu favorevole alla partecipazione del Partito d’Azione, contro il parere di Vincenzo Calace, di Alberto Cianca e di altri componenti la Direzione del Centro meridionale, i quali rimasero però in minoranza nell'organo dirigente del partito. Insieme ad Alberto Tarchiani e Filippo Caracciolo, l’Omodeo entrò pertanto nel ministero, assumendo il portafoglio della Pubblica istruzione.

Nonostante la pratica sconfessione di cui questo deliberato degli « azionisti » meridion[...]

[...]ultore nazionale. Al I Congresso del Partito, tenutosi a Roma nel febbraio 1946, egli si schierò con l’ala che respingeva ogni qualificazione in senso socialista del ruolo del P.d’A., associandosi a Ferruccio Par ri e a Ugo La Malfa nella scissione da questi operata al termine dell’assise.

Nel 1945 aveva fondato la rivista di critica politica L’Acropoli

M. Gi.

Bibliografia: la sua opera di storico comprende una cospicua serie di studi e saggi, fra i quali si possono ricordare: L'età del Risorgimento italiano (Messina, 1931, 9a ediz. riveduta, Napoli, 1960); L’opera politica del conte di Cavour (Firenze, 1940); La cultura francese nell'età della Restaurazione (Milano, 1940); gli scritti raccolti nel volume Difesa del Risorgimento (Torino, 1955); gli iscritti e i discorsi politici pubblicati sotto il titolo Libertà e Storia (Torino, 1960),

Omosessuali, Repressione nazista degli

La persecuzione degli omosessuali acquistò particolare rilievo politico nel Terzo Reich dopo la strage del

30.6.1934, ordinata da Hitler contro il suo ex amico Ernest Rohm (v.) e

il nucleo dirigente dei « reparti d’assalto» (v. S.A.), che erano sospettati di volersi sostituire, nel quadro di potere nazista, al Fuhrer, ai suoi più diretti sostenitori (Goering, Himmler, Goebbels) e alla stessa casta militare facente capo a Hindenburg.

La « notte dei lunghi coltelli »

La sanguinosa repressione, nota come « notte dei lunghi coltelli », costò la vita a Rohm e a un numero imprecisato di suoi accoliti (77, secondo quanto dichiarerà Hitler al Reichstag, centinaia o addirittura « più di mille » secondo altre fonti, citate durante il processo svoltosi a Monaco nel 1957). Sta di fatto che, per giustificare presso l’opinione pubblica quel sanguinoso regolamento di conti interno al partito, Hitler e la stampa nazista calcarono sulle ragioni « morali » che li avrebbero indotti a por fine alle dissolutezze dei capi S.A.. Questi d’altra parte provenivano, come del resto numerosi altri quadri nazisti, da ambienti della malavita, e non avevano nascosto le loro aspirazioni al potere.

Ma, secondo il generale von Brauchitsch, comandante della Wehrmacht, « il riarmo della Germania era una cosa troppo seria e ardua perché si potesse tollerare la partecipazione di malversatori, di ubriaconi e di omosessuali ».

Parlando al Reichstag, il 23.7.1934, Hitler diede grande rilievo ai « costumi depravati » di Rohm e dei suoi luogotenenti, uccisi nei loro letti durante un weekend collettivo nell'albergo Hanslbauer a Wiessee. presso Monaco. Il capo dell'Ufficio stampa di Hitler, Otto Dietrich, fornì ampi dettagli, descrivendo tra l’altro la scena dell'uccisione di Edmund Heines, capo delle S.A. della Slesia e noto omosessuale, sorpreso a letto con un suo giovane amico.

Nei lager nazisti

L’odio nei riguardi degli omosessuali si era del resto già chiaramente manifestato il 5.5.1933, quando squadre di nazisti avevano attaccato a Berlino l'istituto diretto da Magnus Hirschfeld, noto studioso e fondatore di un comitato che si batteva per l’abolizione della legislazione repressiva in questo campo. Il suo istituto venne devastato e l’intera biblioteca specializzata ivi raccolta, comprendente

10.000 volumi, fu data alle fiamme. La « purga » del 30 giugno fornì alla propaganda nazis[...]

[...] a Berlino l'istituto diretto da Magnus Hirschfeld, noto studioso e fondatore di un comitato che si batteva per l’abolizione della legislazione repressiva in questo campo. Il suo istituto venne devastato e l’intera biblioteca specializzata ivi raccolta, comprendente

10.000 volumi, fu data alle fiamme. La « purga » del 30 giugno fornì alla propaganda nazista un argomento in più per motivare politicamente misure persecutorie contro singoli avversari o interi gruppi di persone, sulla cui eliminazione fisica doveva fondarsi il Terzo Reich. Dopo l’uccisione di Rohm e dei suoi accoliti l’omosessualità maschile (già perseguita in Germania sulla base dell’articolo 175 del Codice prussiano del 1871) venne impugnata dai tribunali nazisti me forma di abietta criminalità, pe* ricolosa minaccia contro la purezza razziale e « l’ideale virile » propagandati dal regime. I condannati in base all’art. 175, che nel 1934 erano stati in Germania 948, salirono nel 1936 a 5.321. Agli omosessuali si spalancarono i cancelli dei lager, per essi fu stabilito un apposito contrassegno (triangolo rosa) e vennero assimilati agli « asociali », ai « sabotatori » e ai criminali comuni.

Gran parte degli omosessuali furono deportati a Sachsenhausen, ma consistenti presenze ne vennero registrate in altri lager, per esempio a Mauthausen. Sembra che, per ordine di Himmler, un « blocco speciale » per omosessuali fosse costituito nel campo di deportazione femminile di Ravensbruck. Risulta anche che a Buchenwald un medico S.S. di origine danese (certo Vernaet) sarebbe stato autorizzato a condurre su deportati omoses

236



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol IV (N-Q), p. 754

Brano: Prato

ciso di organizzare uno sciopero generale per il 3 marzo successivo. Quantunque venisse proclamato su basi unitarie dai comitati sindacali clandestini, di fatto lo sciopero fu interamente organizzato dai comunisti; pienamente riuscito, colse di sorpresa i fascisti e durò fino al 10 marzo.

In molte fabbriche, gli stessi proprietari accolsero con favore la protesta operaia; in altre, si procedette invece a licenziare in tronco gli scioperanti. I proprietari del Fabbricone inviarono alla Federazione del fascio repubblichino l’elenco nominativo degli « assenti ingiustificati » del 10 marzo, compiendo un gesto di vile delazione, tanto che nessun dirigente volle firmare quella nota. Al lanificio Stefanini e Mancini non si presentarono al lavoro 16 operai, 6 risultarono ammalati, 14 furono i presenti. Al lanificio della S.A. Calamai, il consigli[...]

[...]in altre, si procedette invece a licenziare in tronco gli scioperanti. I proprietari del Fabbricone inviarono alla Federazione del fascio repubblichino l’elenco nominativo degli « assenti ingiustificati » del 10 marzo, compiendo un gesto di vile delazione, tanto che nessun dirigente volle firmare quella nota. Al lanificio Stefanini e Mancini non si presentarono al lavoro 16 operai, 6 risultarono ammalati, 14 furono i presenti. Al lanificio della S.A. Calamai, il consigliere delegato inviò al prefetto di Firenze ManganlelJo l'elenco dei 47 operai della sua fabbrica che avevano scioperato.

In aprile i tedeschi chiesero 10001200 operai disposti a trasferirsi in Germania, ma nessuno rispose alla richiesta che, di fatto, era una proposta di autodeportazione. Nello stesso mese di aprile si costituì il C.L.N. pratese che risultò composto da Angiolo Menicucci e Vittorio Nuti (per il P.C.I.), Alfredo Nincheri e Tarquinio Fini (per il P.S.I.), Pietro Gini e Carlo Guarducci (per la D.C.), Cesare Grassi e Roberto Cecchi (per il P.d’A.). Come sede [...]

[...]rai della sua fabbrica che avevano scioperato.

In aprile i tedeschi chiesero 10001200 operai disposti a trasferirsi in Germania, ma nessuno rispose alla richiesta che, di fatto, era una proposta di autodeportazione. Nello stesso mese di aprile si costituì il C.L.N. pratese che risultò composto da Angiolo Menicucci e Vittorio Nuti (per il P.C.I.), Alfredo Nincheri e Tarquinio Fini (per il P.S.I.), Pietro Gini e Carlo Guarducci (per la D.C.), Cesare Grassi e Roberto Cecchi (per il P.d’A.). Come sede provvisoria del C.L.N. fu scelto il monastero di S. Nicolò.

Oltreché sui comitati sindacali clandestini il C.L.N. poteva contare sulle forze militari che dipendevano dal Comando « Marte » ed erano così dirette: comandante generale per l’intera zona pratese era il maggiore dell'esercito Mario Martini (v.), del P.d’A., affiancato da un commissario politico generale della zona che era Loris Cantini [Beppe) del P.C.I., più un comandante militare per ogni partito. Dal Comando « Marte » dipendevano una formazione partigiana di oltre 200 uomini, operante ai Faggi di Javello, più diverse S.A.P. presenti in città e in campagna. Vi facevano capo anche i G.A.P. diretti da Lemmo Vannini.

La liberazione

Nel giugno 1944, mentre gli Alleati avanzavano dal Sud, i partigiani si organizzarono per liberare la città. La zona militare pratese era delimitata a nord da Montepiano,

a sud da Carmignano, a est da CalenzanoVal di Marina, a ovest da MontaleVal dell’Acqua. Lungo la linea ferroviaria, nel tratto PratoVernio, operava una squadra di sabotaggio composta da ferrovieri. Le S.A.P. di pianura erano divise in settori, ognuno dei quali affidato a un responsabile: il Castagno [Libaldo P[...]

[...] presenti in città e in campagna. Vi facevano capo anche i G.A.P. diretti da Lemmo Vannini.

La liberazione

Nel giugno 1944, mentre gli Alleati avanzavano dal Sud, i partigiani si organizzarono per liberare la città. La zona militare pratese era delimitata a nord da Montepiano,

a sud da Carmignano, a est da CalenzanoVal di Marina, a ovest da MontaleVal dell’Acqua. Lungo la linea ferroviaria, nel tratto PratoVernio, operava una squadra di sabotaggio composta da ferrovieri. Le S.A.P. di pianura erano divise in settori, ognuno dei quali affidato a un responsabile: il Castagno [Libaldo Pierallini) ; Calenzano (Assuero Vanni) ; Carmignano [Umberto Biagioni), Galciana [Alfredo Cecconi), Montemurlo [Guido Giunti), Tavole [Alessandro Becherini), Paperino [Guido Guarducci), Prato (Lemmo Vannini).

Numerose furono le azioni compiute dai partigiani. Nel maggio 1944 furono disarmati tutti i posti di guardia fascisti lungo la direttissima FirenzeBologna; nel giugno, a Castello di Cantagallo venne fatta saltare una polveriera destinata a rifornire la linea Gotica e venne inoltre distrutto il nuovo ponte presso Calenzano; nel luglio, a Vaiano, furono asportati da un deposito tedesco 42 moschetti, mentre alla Briglia venne prelevata da un vagone in sosta una notevole quantità di tritolo.

Con Tapprossimarsi della liberazione, la guerriglia venne intensificata nella valle del Bisenzio: tutte le squadre operanti in Prato furono concentrate ai Faggi di Javello e venne costituita la Brigata « Bogardo Buricchi », forte di oltre 230 uomini al comando di Loris Cantini. La Brigata prese il nome di un p[...]

[...]a un vagone in sosta una notevole quantità di tritolo.

Con Tapprossimarsi della liberazione, la guerriglia venne intensificata nella valle del Bisenzio: tutte le squadre operanti in Prato furono concentrate ai Faggi di Javello e venne costituita la Brigata « Bogardo Buricchi », forte di oltre 230 uomini al comando di Loris Cantini. La Brigata prese il nome di un partigiano caduto l’11.6.1944 durante un’azione a Comeana, dove erano stati fatti saltare 8 vagoni di tritolo.

Un ruolo fondamentale fu svolto dalle famiglie contadine della valle del Bisenzio, che si prodigarono coraggiosamente e in mille modi per aiutare i partigiani: oltre a svolgere un efficientissimo servizio di informazioni, i contadini misero generosamente a disposizione dei partigiani le loro scorte alimentari, diedero assistenza e alloggio a innumerevoli sbandati, renitenti, ricercati dai fascisti e dai tedeschi.

La Brigata « Bogardo Buricchi » svolse diverse azioni militari attaccando i tedeschi in ritirata e questi sfogarono la loro rabbia sulla città, distruggendo tutto ciò che trovavano e mostrando fino all'ultimo istante la loro ferocia. Il 6.9. 1944 (giorno della liberazione di Prato) 30 partigiani furono bloccati dai tedeschi rimasti a Figline di Prato a coprire la ritirata. 29 partigiani vennero impiccati e si salvò soltanto S[...]

[...]cati dai fascisti e dai tedeschi.

La Brigata « Bogardo Buricchi » svolse diverse azioni militari attaccando i tedeschi in ritirata e questi sfogarono la loro rabbia sulla città, distruggendo tutto ciò che trovavano e mostrando fino all'ultimo istante la loro ferocia. Il 6.9. 1944 (giorno della liberazione di Prato) 30 partigiani furono bloccati dai tedeschi rimasti a Figline di Prato a coprire la ritirata. 29 partigiani vennero impiccati e si salvò soltanto Santino Grassi, fratello di Cesare, membro del C.L.N. pratese (v. Figline, Rappresaglia di).

Prato fu completamente liberata dai tedeschi il 6 settembre, quando la Brigata « Bogardo Buricchi » entrò in città. Alle 18 dello stesso giorno, il C.L.N. insediò l'Amministrazione comunale composta dal sindaco Dino Saccenti e dagli assessori Ai fiero Franchi, Vittorio Mattel, Romeo Pacini, Goffredo Zaneschi, Alessandro Pitigliani, Cesare Grassi, Attilio Mazzoni, Adriano Puccetti, Armando Meoni, Leopoldo Pieragnoli e Alberto Ciardi. Contemporaneamente, a nome del Governo Militare Alleato, nel palazzo del Comune si insediarono

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I caduti della Resistenza pratese

754



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol I (A-C), p. 27

Brano: Aleramo, Sibilla

dal Tribunale speciale a 6 anni e 6 mesi di reclusione. Dopo T8.9.1943 fu organizzatore della Resistenza in Piemonte e partigiano combattente.

Alcide, Ettore

N. ad Asti il 2.9.1899, m. nel 1963; venditore ambulante. Di famiglia antifascista, militante socialista in gioventù, divenne comunista alla fondazione di questo partito (1921). Il 3.12.1929 i fascisti gli assassinarono il fratello Giovanni e il 25.2. 1931 egli stesso fu arrestato in seguito a una provocazione; sottoposto a lunghe torture nella questura di Asti (dal maresciallo Cardona e dagli squadristi Passeroni, Bolla e Bodritti), ne riportò la perdita di un occhio e di quasi tutti i denti. Il 20.11.1931, processato dal Tribunale speciale insieme ad altri 19 antifascisti astigiani, fu condannato a 3 anni di carcere. Scontata la pena, riprese la lotta contro il fascismo, nonostante ulteriori arresti e ripetute aggressioni subite a opera degli squadristi.

Dopo l'8.9.1943 ha partecipato alla Resistenza astigiana, come collaboratore del servizio informazioni dei partigiani. Dopo la Liberazione è stato membro del Comitato direttivo provinciale dell’A.N.P.P.I.A. di Asti.

Aldo dice 26 x 1

Parola d’ordine delTinsurrezione che il Comando militare regionale piemontese (v.) aveva comunicato unitamente al[...]

[...] degli squadristi.

Dopo l'8.9.1943 ha partecipato alla Resistenza astigiana, come collaboratore del servizio informazioni dei partigiani. Dopo la Liberazione è stato membro del Comitato direttivo provinciale dell’A.N.P.P.I.A. di Asti.

Aldo dice 26 x 1

Parola d’ordine delTinsurrezione che il Comando militare regionale piemontese (v.) aveva comunicato unitamente al piano E 27 (v.), a tutti i Comandi zona delle formazioni partigiane interessate. Al ricevere del messaggio convenzionale « Aldo dice », le formazioni partigiane avrebbero dovuto attaccare, nel giorno e nell’ora precisati nel testo.

Il messaggio venne telefonicamente diramato da Torino, alle ore 19 del 24.4.1945, così formulato: «Aldo dice 26x1 alt nemico in crisi alt attuate piano E 27 alt », che significava: attaccare alle ore 1 del giorno 26.

In realtà, incalzati dal precipitare degli avvenimenti, in diverse località del Piemonte i Comandi zona partigiani, tenendo conto dei movimenti del nemico e delle proprie possibilità, avevano già impartito l’ordine d’insurrezione alquanto prima. Alla sera del 24, per esempio, tutte le valli del Biellese, della Vaisesia e dell’Ossola erano già liberate. Torino insorse alle ore 1 dei 26,[...]

[...] per esempio, tutte le valli del Biellese, della Vaisesia e dell’Ossola erano già liberate. Torino insorse alle ore 1 dei 26, come indicato nel fonogramma.

Aldrovandi, Vando

Al. N. a Suzzara (Mantovaj il 15.9. 1918; laureato in legge. Ufficiale dell’esercito, T8.9.1943 sfuggì alla cattura e prese parte alla Guerra di liberazione, nelle file della Resistenza. Membro del Partito comunista, fu tra gli organizzatori dei primi distaccamenti d’assalto Garibaldi in Lombardia, particolarmente nel Lecchese e nella bassa Valtellina, distinguendosi per combattività e competenza. Nei giugno 1944 gli venne affidato il comando della II Divisione d’assalto Garibaldi « Lombardia », comprendente la 55a Brigata « Rosselli », l’89a Brigata « Hissel » e la Brigata « Poletti ». In seguito fu nominato commissario politico del Raggruppamento Divisioni Garibaldi « Lombardia », operante nella zona del lago di Como e della bassa Valtellina.

Decorato di medaglia d’argento al valor militare, è uno dei dirigenti dell’A.N.P.I. di Milano. Direttore di una importante libreria, è tra gli organizzatori dell’attività culturale nella capitale lombarda.

Aleramo, Sibilla

Pseudonimo di Rina Faccio; scrittrice italiana. N. ad Alessandria J’1.8. 1875, m. a Roma il 13.1.1960. Temperamento esuberante e appassionato, la biografia di S.A. è quella di una donna che non conobbe esitazioni, tutta realizzata in un continuo e generoso impegno: dal femminismo della prima fase della sua carriera, di cui è documento poetico ragguardevole il romanzo Una donna (1906) e, sul piano pratico, dalla sua opera di collaboratrice, al fianco del poeta G. Cena, nella fondazione e nella direzione delle scuole dell'Agro romano (tentativo di concretare in un organismo attivo la sua visione umanitaristica del mondo in una soluzione che, con tutte le sue innegabili ingenuità, svela comunque la nobiltà degli intenti dell’A.) alla partecipazione accorat[...]

[...].I..

Biografia letteraria

Momento cruciale di questa biografia è l'incontro col poeta Dino Campana nel 1916, e la relazione che ne seguì, trasfigurata dal poeta di Marradi in molte liriche di « Canti orfici », nelle quali l'A. diventa un'occasione di poesia, un puro dato simbolico. La curiosità inquieta della scrittrice si esprime anche nei lunghi e numerosi viaggi che, dal 1916 in poi, ella compie per l’Italia e l’Europa. Del 1919 è II passaggio, più che

romanzo poema in prosa, ideologicamente più robusto del precedente « Una donna », ma compromesso, sul piano della resa poetica, da un troppo scoperto lirismo. L’asse della sensibilità autobiografica, comunque, col passare degli anni si va precisando, da una concentrazione iniziale quasi assoluta sulla propria vicenda interiore e in tutti i casi privata, alla visione di un mondo animato da fini di pubblica giustizia e di fraterna collaborazione.

Il suo capolavoro rimane « Una donna », il romanzo della giovinezza, che fa rivelò all’inizio e riscosse un forte successo in Italia e all’estero. Gorki, France, Vernon Lee, Graf, Pirandello, Panzini, Zweig, ne scrissero entusiasticamente. Luigi Russo, nel 1922, ne scriveva come di « uno dei libri più notevoli e più vibranti della letteratura muliebre contemporanea. Rientra in quella lettera[...]

[...]aterna collaborazione.

Il suo capolavoro rimane « Una donna », il romanzo della giovinezza, che fa rivelò all’inizio e riscosse un forte successo in Italia e all’estero. Gorki, France, Vernon Lee, Graf, Pirandello, Panzini, Zweig, ne scrissero entusiasticamente. Luigi Russo, nel 1922, ne scriveva come di « uno dei libri più notevoli e più vibranti della letteratura muliebre contemporanea. Rientra in quella letteratura di confessioni che si è esasperata negli ultimi anni, espressione estrema di romanticismo, e a cui hanno portato largo contributo le donne che, per il loro temperamento istintivo ed effusivo, sembrano le più adatte ai libri di tal genere, dove l’esperienza di vita viene drammatizzata con una immediatezza e schiettezza di accenti singolare ». E ancora Emilio Cecchi, presentando il romanzo in una ristampa del 1950, nella sua introduzione cita un passo del Gargiulo, secondo il quale l'A. « poteva vantarsi di aver fatto a vantaggio del sesso più di quanto avevano fatto e andavano facendo tutte le femministe del mondo prese [...]

[...]ntarsi di aver fatto a vantaggio del sesso più di quanto avevano fatto e andavano facendo tutte le femministe del mondo prese insieme ». Aggiunge il Cecchi, confrontando la scrittrice con personalità come la Serao e la Deledda: « Ora, con l’A., non si trattava più di un'autrice, d’una artista soltanto: si trattava anche di una rivendicatrice della parità femminile, d’una ribelle ».

Il libro più significativo della folta produzione in versi di S.A. è senza dubbio Selva d’amore, a cui andò nel 1948 il premio Versilia. Di vivo interesse rimangono le sue pagine di diario, notazioni intime sullo sfondo di anni di guerra 194044. Al teatro, l’A. ha dato il dramma poetico « Endimione » (1923) e l’ancora inedito « Francesco Diamante ». Essa ha inoltre tradotto un atto di Charles Vildrac («Il pellegrino»), « La principessa di Clèves » di Mme de Lafayette; e le « Lettere d’amore » di G. Sand e A. de Musset.

Bibliografia

Narrativa: Una donna, Torino, 1906; Roma, 1950; Il passaggio, Milano, 1919; Andando e stando, Firenze, 1921; Gioie d’occasione e altre ancora, Milano, 1954; Trasfigurazione, Firenze, 1923; Amo, dunque sono, Milano, 1947; Dal mio diario '194044, Roma, 1945;

Il mondo è adolescente, Milano, 1949. Poesia: Momenti, Firenze, 1921; Poesie, Milano, 1929, 1933; Sì alla Terra, Milano, 1934; Selva d'amore, Milano, 1947; Aiutatemi a dire. Nuove Poesie 19481951, Roma, 1951; Luci della mia sera, Roma, 1956; Teatro: Endimione, Roma, 1923. Saggistica: Russia alto paese, Roma, 1953.

Studi su S.A.

A. Graf, Notizia letteraria in Nuova Antologia, IV, 1906; P.[...]

[...] e stando, Firenze, 1921; Gioie d’occasione e altre ancora, Milano, 1954; Trasfigurazione, Firenze, 1923; Amo, dunque sono, Milano, 1947; Dal mio diario '194044, Roma, 1945;

Il mondo è adolescente, Milano, 1949. Poesia: Momenti, Firenze, 1921; Poesie, Milano, 1929, 1933; Sì alla Terra, Milano, 1934; Selva d'amore, Milano, 1947; Aiutatemi a dire. Nuove Poesie 19481951, Roma, 1951; Luci della mia sera, Roma, 1956; Teatro: Endimione, Roma, 1923. Saggistica: Russia alto paese, Roma, 1953.

Studi su S.A.

A. Graf, Notizia letteraria in Nuova Antologia, IV, 1906; P. Gobetti, Opera critica, II, 23745, Torino, 1927; L. Tonelli, Alla ricerca della personalità, I, Milano, 1923; C. Pellizzi, Le lettere italiane del nostro secolo, Milano, 1928; G. Ravegnani, I contempora



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol II (D-G), p. 72

Brano: Deportazione, Campi di

S.S. e guardiani del campo di deportazione di Bergen Belsen caduti in mano agli inglesi (aprile 1945)

questi lager furono affidati alle cure delle S.A., le « camicie brune » delle squadre d'azione naziste che costituivano la milizia armata del regime e che vennero così a trovare una congeniale sistemazione. Ma quando, dopo la « notte dei lunghi coltelli» (30.6.1934), il capo delle S.A. Ernst Rohm fu ucciso per ordine di Hitler insieme ai suoi fidi, le « camicie brune » giudicate meno fedeli finirono a loro volta internate nei campi e la direzione di questi passò alle S.S. di Himmler (v.). Poiché Rohm era tra l’altro un pederasta, e la pederastia si era così diffusa tra le S.A., Hitler diede ordine che tutti gli omosessuali tedeschi venissero arrestati e internati come individui amorali.

I lager cominciarono in tal modo ad acquistare fin da allora quella fisionomia composita che sarebbe andata accentuandosi con gli anni fino a costituirne una delle più singolari caratteristiche: seguì infatti, con lo stabilizzarsi della dittatura hitleriana, l’internamento di numerosi pastori protestanti e dei seguaci delle chiese cristiane che si erano pronunciati contro le idee di Hitler; e poi quello degli obiettori di coscienza e, nel 1938, quello dei cosiddetti « asociali ». In quest’ultima categoria i nazisti comprendevano tanto i criminali comuni (truffatori, ladri, rapinatori, assassini) quanto i reietti della società (maniaci sessuali, alcoolizzati, tossicomani) e i lavoratori [...]

[...]stituirne una delle più singolari caratteristiche: seguì infatti, con lo stabilizzarsi della dittatura hitleriana, l’internamento di numerosi pastori protestanti e dei seguaci delle chiese cristiane che si erano pronunciati contro le idee di Hitler; e poi quello degli obiettori di coscienza e, nel 1938, quello dei cosiddetti « asociali ». In quest’ultima categoria i nazisti comprendevano tanto i criminali comuni (truffatori, ladri, rapinatori, assassini) quanto i reietti della società (maniaci sessuali, alcoolizzati, tossicomani) e i lavoratori che in qualche modo si opponevano al nuovo regime (operai denunciati per sciopero, per scarso rendimento o responsabili di «turbare» comunque l’attività produttiva). La creazione di questa miscellanea di oppositori al regime (tra cui vi erano naturalmente personalità politiche, nati professionisti, artisti, ecc.), mescolati a delinquenti comuni e perfino ai malati mentali mirava anzitutto a screditare l’opposizione antinazista, ma nel

lo stesso tempo a minare moralmente gli internati politici.

I campi continuarono a crescere di dimensioni e di numero: sorsero quelli di Buchenwald (20.7.1937), Flossenburg (2.5.1938), Neuengamme (13.12.1938), Ravensbruck (25. 3.1939), quest’ultimo riservato alle donne.[...]

[...] ma nel

lo stesso tempo a minare moralmente gli internati politici.

I campi continuarono a crescere di dimensioni e di numero: sorsero quelli di Buchenwald (20.7.1937), Flossenburg (2.5.1938), Neuengamme (13.12.1938), Ravensbruck (25. 3.1939), quest’ultimo riservato alle donne. Nel marzo 1939, un anno dopo l’occupazione dell’Austria, venne costruito il lager di Mauthausen, destinato ai numerosissimi militanti antifascisti austriaci che non sarebbe stato possibile internare in Germania. Per costruire questo campo, simile a una fortezza, tra l’agosto e il novembre 1938 furono *postati da Dachau a Mauthausen un mi

gliaio di internati, tra cui numerosi criminali comuni.

Secondo un documento presentato al processo di Norimberga (v.) contro i criminali nazisti, al momento dello scoppio della seconda guerra mondiale già si trovavano circa 4.000 internati a Dachau, 6.500 a Sachsenhausen, 5.300 a Buchenwald, 1.500 a Mauthausen, 1.600 a Flossenburg, 2.500 a Ravensbruck. Le condizioni di vita nei campi di internamento furono fin dall’inizio estremamente dure, anche se le sevizie, le uccisioni e gli indici di mortalità per malattia, inedia o logoramento fisico erano ben lontani dai livelli che sarebbero stati raggiunti dopo l’inizio del conflitto. Risulta anche, dalle testimonianze dei sopravvissuti, che al regime interno instaurato dalle S.S. si contrapponeva allora, da parte degli internati politici, un’efficiente organizzazione clandestina di resistenza. Ciò permetteva forme di solidarietà e di aiuto tra prigionieri, limitando il potere degli aguzzini (si veda, ad esempio, la situazione di Dachau).

D’altra parte, in quegli stessi anni, fu istituita nei vari lager una speciale gerarchia e andò formandosi una casta di kapò, scelti dalle S.S. tra gli elementi più capaci di imporsi [...]

[...]empio, la situazione di Dachau).

D’altra parte, in quegli stessi anni, fu istituita nei vari lager una speciale gerarchia e andò formandosi una casta di kapò, scelti dalle S.S. tra gli elementi più capaci di imporsi sugli altri: vennero così a galla, attraverso un processo di selezione naturale, gli individui meglio dotati fisicamente e con meno scrupoli, soprattutto criminali comuni ed ex « camicie brune », uo

mini già da tempo avvezzi a usare la violenza. A questi individui le

S.S. delegarono i poteri esecutivi all’interno del campo, stabilendo con loro una caratteristica connivenza. In mezzo a questo corpo di prigionieriaguzzini capaci di qualsiasi atrocità, moralmente abbietti e al tempo stesso assai abili nel conservare i privilegi della loro posizione, riuscirono tuttavia a infiltrarsi uomini di ben altra tempra che avevano scelto deliberatamente quel ruolo per aiutare i compagni. Col passare degli anni i kapò, ben nutriti e quindi per la maggior parte sopravvissuti alla massa degli internati, finirono per rappresentare il principale elemento di continuità nella vita dei campi e per caratterizzarne certi aspetti più delle stesse S.S..

Accanto ai kapò si forgiò lo strato dei cosiddetti Prominenten (maggiorenti), composto da un certo numero di internati scelti per lo più tra gli intellettuali, i professionisti, gli artigiani e i tecnici, ai quali venivano affidati compiti di scritturali neM’amministrazione del campo o particolari incarichi (medici, infermieri, cucinieri, sarti, calzolai, barbieri, falegnami, muratori, ortolani).

Le fabbriche della morte

L’in[...]

[...]le elemento di continuità nella vita dei campi e per caratterizzarne certi aspetti più delle stesse S.S..

Accanto ai kapò si forgiò lo strato dei cosiddetti Prominenten (maggiorenti), composto da un certo numero di internati scelti per lo più tra gli intellettuali, i professionisti, gli artigiani e i tecnici, ai quali venivano affidati compiti di scritturali neM’amministrazione del campo o particolari incarichi (medici, infermieri, cucinieri, sarti, calzolai, barbieri, falegnami, muratori, ortolani).

Le fabbriche della morte

L’inizio della seconda guerra mondiale (1939) determinò nel sistema concentrazionario nazista una prima importante svolta. Nell’invadere la

72



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol II (D-G), p. 1

Brano: D

Dachau

Città di circa 25.000 abitanti a pochi chilometri da Monaco di Baviera (Germania Federale), vi ebbe sede uno dei primi e più famigerati campi di concentramento della Germania nazista.

Storia del campo

Un mese dopo la presa del potere Hitler varò la legge del 28.2.1933 mirante a eliminare « legalmente » qualsiasi forma di opposizione al nazismo. Tre settimane più tardi, il 21.3.1933, il quotidiano di Monaco « Mùnchner Neuesten Nachrichten » dava notizia che il primo campo di concentramento era sorto, praticamente alle porte della città che era stata culla del nazismo.

A costruire il lager, sul perimetro di una vecchia fabbrica di munizioni, furono adibiti gli stessi internati. Nel maggio 1933 il campo aveva già

1.200 ospiti, per la massima parte militanti comunisti e socialisti che avevano lottato contro l[...]

[...].3.1933, il quotidiano di Monaco « Mùnchner Neuesten Nachrichten » dava notizia che il primo campo di concentramento era sorto, praticamente alle porte della città che era stata culla del nazismo.

A costruire il lager, sul perimetro di una vecchia fabbrica di munizioni, furono adibiti gli stessi internati. Nel maggio 1933 il campo aveva già

1.200 ospiti, per la massima parte militanti comunisti e socialisti che avevano lottato contro l'ascesa del nazismo, ma anche numerosi cattolici e intellettuali ebrei che si erano distinti nel sostenere l’opposizione: Tutti vennero internati con la formula della Schutzhaft (custodia preventiva), non potendosi procedere contro di loro in altra forma. Tra quei primi prigionieri del nazismo si ricordano i dirigenti sindacali Wernthaler ed Edelmann di Augusta, Kupfer di Norimberga, Rummer di Penzberg, il deputato comunista Hans Beimier e il segretario del Partito comunista tedesco della Baviera Fritz Dressel.

A presidiare il campo furono desi

gnate le S.A. [Sturm Abteilungen), le « camicie br[...]

[...]ione: Tutti vennero internati con la formula della Schutzhaft (custodia preventiva), non potendosi procedere contro di loro in altra forma. Tra quei primi prigionieri del nazismo si ricordano i dirigenti sindacali Wernthaler ed Edelmann di Augusta, Kupfer di Norimberga, Rummer di Penzberg, il deputato comunista Hans Beimier e il segretario del Partito comunista tedesco della Baviera Fritz Dressel.

A presidiare il campo furono desi

gnate le S.A. [Sturm Abteilungen), le « camicie brune Roehm che praticamente costituivano la milizia armata del regime. Nel mese di maggio, neppure due mesi dopo l’apertura del lager, suscitò in Germania un certo scalpore la notizia dell’uccisione di'4 internati da parte delle guardie (uno morto sotto la fustigazione, un altro per strangolamento e gli ultimi due uccisi a revolverate). Qualche magistrato tedesco protestò.

La vigilia di Natale del 1933 si sparse la voce che Hitler avrebbe rimesso in libertà tutti i 27.000 internati dei vari campi sorti nel frattempo in Germania, compreso quello di Dachau,[...]

[...]00 internati dei vari campi sorti nel frattempo in Germania, compreso quello di Dachau, ma questa notizia si dimostrò priva di fondamento. In quel

lo stesso mese un prigioniero di Dachau, l’ex deputato comunista Hans Beimier, riuscì invece (caso rarissimo) a evadere. Rifugiatosi all’estero, pubblicò un libro dal titolo Inferno a Dachau. La documentata descrizione di come si svolgevano le cose nel campo fece rabbrividire il mondo. A quella stessa epoca l’altro dirigente comunista internato Fritz Dressel fu trovato (annunciò il comunicato delle S.S.) « morto con le vene tagliate ».

Dopo la « notte dei lunghi coltelli » del 30.6.1934, che vide la sanguinosa purga nazista contro Roehm e i suoi accoliti, numerosi membri delle S.A. furono internati a Dachau e qui fucilati. Da quel momento il campo passò nelle mani di Heinrich Himmler (v.), allora capo della polizia di Monaco, nonché delle S.S. Himmler adibì alla custodia degli internati i reparti delle cosiddette « Teste di morto » (Totenkopfverbànde),

fanatiche unità S.S. che avevano come insegna un teschio. All'arrivo delle S.S. corrispose un salto qualitativo nel regime del campo.

Il primo comandante di Dachau fu Theodor Eicke che tra l’altro elaborò anche il duro regolamento disciplinare del campo (1.11.1933), poi adottato (con la promozione di Eicke a ispettore generale) in tutti gli altri lager tedeschi.

Nel 1936, quando Hitler chiamò il popolo tedesco a votare « plebiscitariamente » per il nazismo, ebbe l’impudenza di pretendere che votassero anche gli internati. Quelli di Dachau, dando prova di un coraggio leonino, votarono contro il regime. Inferociti dallo smacco, i nazisti falsificarono grossolanamente i risultati di q[...]

[...]

Nel 1936, quando Hitler chiamò il popolo tedesco a votare « plebiscitariamente » per il nazismo, ebbe l’impudenza di pretendere che votassero anche gli internati. Quelli di Dachau, dando prova di un coraggio leonino, votarono contro il regime. Inferociti dallo smacco, i nazisti falsificarono grossolanamente i risultati di quel voto, facendo apparire di aver ottenuto anche qui la maggioranza del 99 per cento, quindi si diedero a violente rappresaglie contro gli internati: da quel momento la situazione peggiorò ulteriormente. Per degradare agli occhi della popolazione il carattere dei lager, umiliare gli internati politici e giustificare un regime di più feroce repressione, i nazisti convogliarono nei campi un gran numero di criminali comuni, teppaglia già militante nel nazismo, e inoltre omosessuali membri delle S.A..

Nel 1937 furono compiuti nel campo (inizialmente progettato per 5.000 detenuti, ne ospitava ormai oltre 10.000) lavori di ampliamento, anche in vista delle future necessità. Difatti, subito dopo l’invasione dell’Austria (12.3.1938) furono deportati a Dachau migliaia di militanti comunisti e socialisti austriaci, sindacalisti, esponenti intellettuali e sa

1



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol IV (N-Q), p. 261

Brano: Oranienburg

L’ingresso di Oradour dopo la strage

co di Oradour restituì indignato la Croce di guerra di cui i! paese era stato insignito per l’olocausto.

Bibliografia: Jens Kruuse, Il massacro di Oradour, Longanesi, Milano, 1974; Résistance Unie, aprilegiugno 1974.

Oranienburg

Campo di internamento istituito dai nazisti poche settimane dopo la presa del potere jn Germania (v.) e l’incendio del Reichstag [27.2. 1933). Situato nelle vicinanze di Berlino, fu aperto allo scopo di attuare le disposizioni sancite dal Presidente della repubblica Hindenburg che, con decreto del 28.2.1933, diede alla polizia di Stato pieni poteri per la « custodia protettiva » (o arresto preventivo) degli individui politicamente sospetti. In realtà, fu il primo dei campi di deportazione (v.). La « custodia protettiva » (o Schutzhaft) venne formalmente istituita dalle autorità tedesche sotto il pretesto di voler sottrarre le persone (contro le quali non esistevano elementi giuridici di accusa) a eventuali pericoli di aggressione e offese da parte dei nazisti, mettendole appunto sotto la protezione della polizia; nonc[...]

[...]della repubblica Hindenburg che, con decreto del 28.2.1933, diede alla polizia di Stato pieni poteri per la « custodia protettiva » (o arresto preventivo) degli individui politicamente sospetti. In realtà, fu il primo dei campi di deportazione (v.). La « custodia protettiva » (o Schutzhaft) venne formalmente istituita dalle autorità tedesche sotto il pretesto di voler sottrarre le persone (contro le quali non esistevano elementi giuridici di accusa) a eventuali pericoli di aggressione e offese da parte dei nazisti, mettendole appunto sotto la protezione della polizia; nonché per impedire che queste stesse persone, notoriamente attive sul piano politico come antinaziste, « facessero qualche sciocchezza » contro il nuovo regime. Il lager, si diceva ufficialmente, avebbe avuto scopi « rieducativi », soprattutto per i comunisti.

I primi documenti ufficiali del cam

po di Oranienburg risalgono al

14.6.1933, ma risulta che già in precedenza vi fossero internati prigionieri politici destinati a costruirlo e a metterlo in grado di funzionare, « perché — scrisse un giornalista del Giessener Anzeiger — il campo non deve costare neanche un pfennig al popolo tedesco ».

Funzionamento de] campo

Sulla vita a Oranienburg si hanno notizie grazie a un memoriale del

27.1.1934, di Gerhart Seger, ex deputato del Parlamento tedesco, rimasto a Oranienburg sei mesi, poi fuggito e rifugiatosi all’estero.

il campo era affidato al controllo di un centinaio di S.A., per lo più giovani[...]

[...]etterlo in grado di funzionare, « perché — scrisse un giornalista del Giessener Anzeiger — il campo non deve costare neanche un pfennig al popolo tedesco ».

Funzionamento de] campo

Sulla vita a Oranienburg si hanno notizie grazie a un memoriale del

27.1.1934, di Gerhart Seger, ex deputato del Parlamento tedesco, rimasto a Oranienburg sei mesi, poi fuggito e rifugiatosi all’estero.

il campo era affidato al controllo di un centinaio di S.A., per lo più giovani, guidati dagli Sturmbannfùhrer Schaefer e Krueger, nonché dagli Sturmfuhrer Stahlkopf ed Ewe. Le guardie, tranne poche eccezioni, erano sprezzanti, brutali e non mancavano di infliggere ai prigionieri umiliazioni e torture, sia morali che fisiche. Secondo il memoriale di Seger, le S.A. che montavano la guardia alle camerate fermavano ogni prigioniero che volesse uscire per soddisfare un bisogno corporale e lo sottoponevano a odiosi dileggi. Quando il prigioniero doveva passare davanti a una sentinella, doveva salutarla e poi mettersi a correre per non essere duramente picchiato coi manganelli. Analogamente con urli e frustate i prigionieri venivano allontanati dalle finestre delle camerate quando arrivavano nuovi trasporti e ciò per impedire che gli internati potessero organizzare i

contatti tra loro. I nuovi arrivati venivano tenuti 12 ore sull’attenti, denudati, picchiati e poi lasciati per tre giorni senza cibo.

Dopo questa « iniziazione » i prigionieri venivano obbligati a svolgere estenuanti esercizi ginnastici e « percorsi di guerra », che erano poi un mezzo normale per la punizione di er[...]

[...]che gli internati potessero organizzare i

contatti tra loro. I nuovi arrivati venivano tenuti 12 ore sull’attenti, denudati, picchiati e poi lasciati per tre giorni senza cibo.

Dopo questa « iniziazione » i prigionieri venivano obbligati a svolgere estenuanti esercizi ginnastici e « percorsi di guerra », che erano poi un mezzo normale per la punizione di errori anche minimi nel rispettare il « regolamento » interno. Coloro che venivano accusati di aver commesso qualche infrazione erano puniti con la reclusione nella « cella buia »: si trattava di un vecchio magazzino dalle pareti interne dipinte di nero e dall’impiantito di cemento. Aria e luce potevano entrare solo attraverso fori di pochi centimetri praticati nelle porte di ferro. In queste celle venivano ammucchiati fino a 14 prigionieri e la durata della punizione dipendeva dal capriccio del comandante, tanto che poteva protrarsi per oltre un mese senza che il prigioniero sapesse quando la tortura sarebbe finita.

Quando tale punizione parve non abbastanza severa, perché i p[...]

[...] puniti con la reclusione nella « cella buia »: si trattava di un vecchio magazzino dalle pareti interne dipinte di nero e dall’impiantito di cemento. Aria e luce potevano entrare solo attraverso fori di pochi centimetri praticati nelle porte di ferro. In queste celle venivano ammucchiati fino a 14 prigionieri e la durata della punizione dipendeva dal capriccio del comandante, tanto che poteva protrarsi per oltre un mese senza che il prigioniero sapesse quando la tortura sarebbe finita.

Quando tale punizione parve non abbastanza severa, perché i prigionieri potevano sedersi o sdraiarsi sul pavimento, nell’ottobre 1933 furono costruiti appositi cubicoli dalle pareti di pietra e larghi 6080 cm, per cui il prigioniero in quella specie di bara eretta poteva soltanto rimanere in piedi. Tale punizione durava in genere 814 ore, ma un prigioniero di nome Neumann fu lasciato chiuso nella bara 8 giorni e 8 notti.

Ufficialmente la domenica i detenuti potevano ricevere visite dai parenti, ma secondo gli umori del comandante le visite spesso erano sospese, senza che i [...]

[...]iti cubicoli dalle pareti di pietra e larghi 6080 cm, per cui il prigioniero in quella specie di bara eretta poteva soltanto rimanere in piedi. Tale punizione durava in genere 814 ore, ma un prigioniero di nome Neumann fu lasciato chiuso nella bara 8 giorni e 8 notti.

Ufficialmente la domenica i detenuti potevano ricevere visite dai parenti, ma secondo gli umori del comandante le visite spesso erano sospese, senza che i detenuti potessero avvisare le famiglie. Così centinaia di mogli, madri e figli, molti provenienti da località lontane, trovavano la porta sbarrata con un cartello « Proibite le visite ». Nel luglio 1933 fu deciso che le visite potevano durare soltanto mezz’ora per ogni compagnia di detenuti. Considerato il tempo per allontanare una compagnia e dare il cambio alla successiva, il colloquio si riduceva a 20 minuti. Prigionieri e parenti sedevano ai due lati di lunghe tavole, con una S.A. ai due due capi, mentre altre guardie vigilavano lungo i tavoli per controllare i colloqui.

La partecipazione alle elezioni

Quan[...]

[...]lie. Così centinaia di mogli, madri e figli, molti provenienti da località lontane, trovavano la porta sbarrata con un cartello « Proibite le visite ». Nel luglio 1933 fu deciso che le visite potevano durare soltanto mezz’ora per ogni compagnia di detenuti. Considerato il tempo per allontanare una compagnia e dare il cambio alla successiva, il colloquio si riduceva a 20 minuti. Prigionieri e parenti sedevano ai due lati di lunghe tavole, con una S.A. ai due due capi, mentre altre guardie vigilavano lungo i tavoli per controllare i colloqui.

La partecipazione alle elezioni

Quando si svolsero in tutta la Germania le elezioni politiche, anche gli internati di Oranienburg furono chiamati a votare, in quanto non

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da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol IV (N-Q), p. 46

Brano: Nazionalsocialismo

Manifesto per !a prima grande manifestazione nazista a Berlino (2930.9.1928)

tenti rappresentanti della finanza, dei militari e dei combattenti.

La divisione del movimento operaio, fiaccato tra l’altro nelle sue capacità combattive dall’imponenza della disoccupazione (6 milioni di unità nel 1932), favorì indubbiamente l’ascesa del fronte reazionario, i cui connotati di classe si erano fatti vieppiù espliciti parallelamente allo scatenamento del terrorismo delle formazioni paramilitari naziste (le Sturm AbteiJungen

o S.A.) contro militanti comunisti e socialdemocratici e organizzazioni operaie. E contro il movimento

Manifesto nazista per le elezioni del 1930: « Schiacciare il nemico del mondo! »

operaio i grandi gruppi monopolistici meno disposti al compromesso con la repubblica di Weimar, in particolare (secondo le ricerche avviate dal Kuczyuski e portate avanti dagli storici della Repubblica Democratica Tedesca} il potente gruppo carbosiderurgico che era stato duramente colpito dalla crisi, scelsero di utilizzare la N.S.D.A.P. e le S.A. con il preciso proposito di rigettare sulla classe operaia il cost[...]

[...]ntro il movimento

Manifesto nazista per le elezioni del 1930: « Schiacciare il nemico del mondo! »

operaio i grandi gruppi monopolistici meno disposti al compromesso con la repubblica di Weimar, in particolare (secondo le ricerche avviate dal Kuczyuski e portate avanti dagli storici della Repubblica Democratica Tedesca} il potente gruppo carbosiderurgico che era stato duramente colpito dalla crisi, scelsero di utilizzare la N.S.D.A.P. e le S.A. con il preciso proposito di rigettare sulla classe operaia il costo della crisi, distruggendo con le libertà democratiche la libertà sindacale e la capacità contrattuale delle masse lavoratrici.

Nel novembre del 1932 i più influenti esponenti agrari, industriali e finanziari chiesero in una petizione a Hindenburg la nomina a cancelliere di Adolf Hitler. Il

4.1.1933, l’incontro a tre tra Hitler, von Papen e il banchiere barone Kurt von Schròder confermò la solidarietà dei grandi interessi capitalistici intorno al movimento nazionalsocialista e spianò definitivamente a Hitler la via del p[...]

[...]uale delle masse lavoratrici.

Nel novembre del 1932 i più influenti esponenti agrari, industriali e finanziari chiesero in una petizione a Hindenburg la nomina a cancelliere di Adolf Hitler. Il

4.1.1933, l’incontro a tre tra Hitler, von Papen e il banchiere barone Kurt von Schròder confermò la solidarietà dei grandi interessi capitalistici intorno al movimento nazionalsocialista e spianò definitivamente a Hitler la via del potere.

La presa del potere

Con la presa del potere del

30.1.1933, data nella quale il presidente Hindenburg chiamò Hitler alla cancelleria del Reich, il Partito nazionalsocialista si avviò a imporre la sua dittatura con l’appoggio dei gruppi politici ed economici che ne avevano favorito l’espansione.

Alcune anticipazioni della politica nazionalsocialista si erano già avute nei Lànder, come in Turingia, nei quali sin dal 1930 ministri nazionalsocialisti avevano introdotto una politica apertamente razzista, ma fu soltanto dopo la formale assunzione del potere che si delineò il disegno di completa ristrutturazione dell’apparato [...]

[...]omposto soltanto in minoranza da nazisti: vi prevalevano piuttosto gli esponenti delle forze conservatrici (Alfred Hugenberg, von Papen, il barone Konstantin von Neurath), senza il cui appoggio la N.S.D.A.P. non avrebbe potuto conquistare il

potere. In tal modo il governo hitleriano si acquisì sin dal primo momento il favore di larghi ambienti moderati, militari ed ecclesiastici, oltre che economici, indotti al consenso nei confronti della presa del potere nazista anche dal comportamento del presidente Hindenburg, che aveva operato la scelta in favore di Hitler, non solo per una generica solidarietà di classe con gli Junker e le forze militariste che lo avevano portato avanti* ma anche per una precisa consonanza con i propositi di rivincita militare della Germania che erano tra i cardini del programma nazionalsocialista.

Ma prima ancora di realizzare la formale riforma delle istituzioni il partito nazista al potere creò di fatto le premesse della dittatura: a questo mirò anzitutto il terrore scatenato contro le organizzazioni operaie, l’arresto in massa di militanti e funzionari del Partito comunista tedesco, con il pretesto ' deH'incendio del Reichstag (v.), quasi sicuramente opera di una provocazione nazista, come sarebbe stato denunciato dal clamoroso processo di Lipsia (settembredicembre 1933), nel quale fu coinvolto Georgi Dimitrov.

Le stesse elezioni del 5.3.1933 per il rinnovo del Reichstag, indette da Hitler per ottenere la legittimazione popolare alla conquista del potere, si svolsero sotto il segno del terrore; ciononostante i nazisti e i loro alleati registrarono una maggioranza di stretta misura (N.S.D.A.P.

Manifesto nazista per le elezioni del 1932: « Lavoro e pane » votando la lista della N.S.D.P.



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol IV (N-Q), p. 47

Brano: [...]eputati comunisti, il cui partito era stato posto fuori legge. Da un Reichstag così amputato Hitler si fece conferire il 23.3.1933 i pieni poteri (con la cosiddetta Ermàchtigungsgesetz) in virtù dei quali iniziò lo smantellamento della costituzione weimariana; dei vecchi partiti weimariani, solo la socialdemocrazia votò contro i pieni poteri a Hitler, mentre il cattolico partito del Centro si unì al voto dei deputati nazisti.

La rapida scomparsa dei partiti del tradizionale schieramento weimariano fu uno dei fattori principali che accelerarono il consolidamento del regime nazista, favorendo l’adesione a esso degli strati più larghi della popolazione e privando di punti di riferimento le forze potenzialmente disponibili per l’opposizione al nazismo. Particolarmente ingloriosa fu la fine dei partiti borghesi, in special modo del Centro cattolico, i quali confessarono il loro fallimento procedendo al proprio autoscioglimento (il Centro si sciolse il 5.7.1933); ma anche il Partito socialdemocratico, nonostante la cauta tattica legalitaria che aveva seguito nei primi mesi della presa del potere nazista, aveva subito lo scioglimento reagendovi passivamente: il 22.6.1933 era stato colpito da decreto d'interdizione; la sua organizzazione era stata dissolta e i suoi beni, patrimonio dei lavoratori tedeschi, erano stati confiscati.

L’attacco alla socialdemocrazia, una rappresentanza minoritaria della quale continuò neiremigrazione (dapprima in Cecoslovacchia, poi in Francia, infine in Inghilterra) la lotta contro il nazismo che le indecisioni politiche, e le approssimazioni di analisi della situazione e del carattere della minaccia nazista avevano reso impossibile in German[...]

[...]ime nazista, attraverso il graduale assorbimento da parte della N.S.D.A.P. delle istanze dei ceti conservatori che ne avevano appoggiato la conquista al potere, av^ venne lentamente; eversivo nella trasformazione istituzionale, il parti

to nazista al potere rivelò nei contenuti della sua politica la sua essenza reazionaria, il suo carattere di dittatura di classe al servizio dei monopoli industriali e del capitale finanziario.

Il «bagno di sangue» del 30.6.1934

L’involuzione conservatrice della N.S.D.A.P., che del resto già agli inizi degli anni Trenta aveva espunto dai suoi programmi i vaghi accenti anticapitalistici che un decennio prima le erano valsi il consenso di nuclei piccoloborghesi e anche sottoproletari, ebbe la sua manifestazione più clamorosa nel cosiddetto « bagno di sangue » del

30.6.1934, una resa dei conti all’interno del partito nazista che segnò il trionfo dell’ala conservatrice sostenuta dall’alleanza tra Hitler, Himmler (v.) e Goering (v.) sugli elementi più irrequieti, sostenuti dalle S.A. come portatrici di istanze genericamente e confusamente rivoluzionarie.

Vittima principale dell’eccidio del 30 giugno fu Ernst Rohm, il capo di stato maggiore delle S.A., sacrificato dai dirigenti nazisti alle esigenze di consolidamento del regime e all "alleanza con la iReichswehr, che mal sopportava la crescita di un esercito irregolare e che d’altronde si prospettava come Io strumento insostituibile per la rinascita militare e di potenza della Germania postulata dai nazisti.

Ma il 30 giugno costituì il pretesto anche per una severa e cruenta epurazione negli stessi ambienti

Manifestazione nazista a Monaco in occasione della « Festa della rivoluzione bavarese (11.3.1934). Al centro della fila: Hitler. Alla sua sinistra: Ernst Rohm che verrà ucciso tre mes[...]


successivi
Grazie ad un complesso algoritmo ideato in anni di riflessione epistemologica, scientifica e tecnica, dal termine S.A., nel sottoinsieme prescelto del corpus autorizzato è possible visualizzare il seguente gramma di relazioni strutturali (ma in ciroscrivibili corpora storicamente determinati: non ce ne voglia l'autore dell'edizione critica del CLG di Saussure se azzardiamo per lo strumento un orizzonte ad uso semantico verso uno storicismo μετ´ἐπιστήμης...). I termini sono ordinati secondo somma della distanza con il termine prescelto e secondo peculiarità del termine, diagnosticando una basilare mappa delle associazioni di idee (associazione di ciò che l'algoritmo isola come segmenti - fissi se frequenti - di sintagmi stimabili come nomi) di una data cultura (in questa sede intesa riduttivamente come corpus di testi storicamente determinabili); nei prossimi mesi saranno sviluppati strumenti di comparazione booleana di insiemi di corpora circoscrivibili; applicazioni sul complessivo linguaggio storico naturale saranno altresì possibili.
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<---Giovanni Marcora <---Giovanni Mazzoldi <---Giovanni Menesini <---Giovanni Preziosi <---Giovanni Valentini <---Giovanni Vlach <---Gioventù del Reich <---Giuliano Tanghetti <---Giulio Creda <---Giulio Del Bergiolo <---Giuseppe Bai Ioni <---Giuseppe Bernardi <---Giuseppe Elia Abenaim <---Giuseppe Lorenzetti <---Giuseppe Manetti <---Giuseppina Zolia <---Giusti-Gino <---Giustizia C <---Giustizia C Steyn <---Goering-Werke <---Governo Militare Alleato <---Governo Militare Alleato di Territorio <---Gran Bretagna <---Gregorio Macchi <---Guerra di Liberazione <---Guglielmo Jonna <---Gustav Krupp <---Gustav Lombard <---H.G. <---H.I.A.G. <---H.Q. <---H.W. <---Halle Hans <---Hans Frank <---Hans Hertel <---Hans-Gerd <---Hanslbauer a Wiessee <---Harald Schulz <---Helmut Damerau <---Herbert Boehm <---Herszel Grynsz <---Hess in Inghilterra <---Hitler-Hindenburg <---I Congresso del Partito <---I.B. <---I.S. <---I.S.R.T. <---Idroelettrica Isarco <---Ietto di Pilati <---Il C <---Il C P <---Il Duca 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