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da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol II (D-G), p. 337

Brano: FIAT, Resistenza operaia alla

alle Ferriere, alla Spa, alla Lancia, alla RIV e in altri stabilimenti per celebrare l’anniversario della Rivoluzione russa.

Contro la serrata

Il mattino del sabato 18 novembre le Direzioni della Mirafiori e della Lingotto comunicarono improvvisamente agli operai che, per ragioni « urgenti », avrebbero dovuto lavorare l'intero pomeriggio e il mattino della domenica, portando così le ore di lavoro settimanali da 48 a 56. Le ragioni « urgenti » altro non erano che le pressioni del Comando tedesco, indignato dal fatto che la produzione era scesa al minimo. Il comunicato creò vivo fermento e i Comitati segreti di agitazione decisero la cessazione del lavoro per le ore 13, come era avvenuto ogni alt[...]

[...]egli impiegati. Dei delegati, 23 erano comunisti, 4 socialisti, 1 democristiano,

1 azionista e 6 senza partito.

Un rappresentante del Comitato di agitazione provinciale svolse la relazione sul tema: « Le condizioni di vita e di lavoro delle masse lavoratrici. La lotta contro la fame e il terrore nazifascista ». Dopo animata discussione, alla quale parteciparono quasi tutti i presenti, vennero approvati un ordine del giorno e un quaderno di rivendicazioni. Fu inoltre nominata una commissione che chiese di essere ricevuta dal prof. Valletta. Questi fissò l’incontro per il giovedì 23, alle ore 17, negli uffici della FIAT Ferriere, e vi parteciparono rappresentanti delle sezioni Mirafiori, Lingotto, Grandi Motori, Acciaierie, Fonderie Ghisa, Aeronautica, Microtecnica, RIV, Ricambi e Ferriere. Non vollero prender parte a quella riunione i socialisti, adducendo là convinzione che la FIAT non avesse alcuna responsabilità per la serràta, imposta dalle autorità nazifasciste.

I delegati presentarono due richieste: 1. Nessuna rappresaglia doveva essere esercitata nei confronti degli operai: le giornate di serrata dovevano quindi essere pagate;

2. La Direzione della FIAT doveva intervenire affinché gli operai arrestati fossero immediatamente scarcerati.

Val letta trattò i delegati in modo formalmente cordiale. Affermò che la Direzione non aveva alcuna respons[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol II (D-G), p. 336

Brano: [...]FIAT!

Ieri all’alba i nazifascisti hanno fucilato sei operai, i nostri migliori compagni, difensori della libertà e dell'avvenire del popolo italiano. In segno di lutto e di protesta contro questa nuova infamia, invitiamo oggi tutte le maestranze ad una fermata di lavoro di tre quarti d’ora, dalle 12,30 alle 13,15.

Lavoratori, siate solidali al fraterno appello! »

Le maestranze degli stabilimenti FIAT Mirafiori, Lingotto, Grandi Motori, RIV e delle Officine Metallurgiche attuarono compatte la fermata di lavoro, osservando per tre quarti d ora in tutti i reparti un assoluto, drammatico silenzio.

Il 25 settembre, alla Mirafiori e alla Lingotto si ebbe un nuovo sciopero di mezzora per protestare contro altre fucilazioni. Il 28 settembre, contro il ripetersi delle azioni di rappresaglia, una nuova manifestazione di protesta: alle 10 in punto operai, impiegati e tecnici della Mirafiori scesero in sciopero per un’ora e si riversarono nel refettorio principale. Qui un operaio tenne un breve e vigoroso discorso, più volte interrotto [...]

[...]no compatte la fermata di lavoro, osservando per tre quarti d ora in tutti i reparti un assoluto, drammatico silenzio.

Il 25 settembre, alla Mirafiori e alla Lingotto si ebbe un nuovo sciopero di mezzora per protestare contro altre fucilazioni. Il 28 settembre, contro il ripetersi delle azioni di rappresaglia, una nuova manifestazione di protesta: alle 10 in punto operai, impiegati e tecnici della Mirafiori scesero in sciopero per un’ora e si riversarono nel refettorio principale. Qui un operaio tenne un breve e vigoroso discorso, più volte interrotto da accesi consensi. La fermata di lavoro si estese rapidamente a molte fabbriche e in corso Vercelli furono bloccati anche i tram.

All’inizio di quello stesso mese la Direzione della Mirafiori aveva comunicato la concessione di un « prestito » di 750 lire agli uomini e di 500 lire alle donne, con l’aggiunta di 200 lire per la moglie e di altre 100 lire per ciascun figlio a carico. Il prestito avrebbe dovuto essere rimborsato con trattenute rateizzate sulle paghe mensili. Il Comitato s[...]

[...]esso luogo dell’attentato, 9 patrioti, tra cui i capi partigiani Battista Gardoncini (v.) e Pino Casana, lasciandone

esposti per la strada i cadaveri per oltre 24 ore, cosa che acuì lo sdegno tra la popolazione. Già all'indomani del massacro si ebbero fermate di lavoro in diverse fabbriche. Dal 16 al 19 ottobre, per lo stesso motivo, fecero 2 ore di sciopero FIAT Mirafiori, Lingotto, Grandi Motori, Officine Metallurgiche, Ferriere Piemontesi, RIV, Michelin, Rasetti, Westinghouse, Officine Savigliano e molte altre fabbriche. Una grande folla accompagnò al cimitero le salme dei patrioti uccisi e si ebbero anche manifestazioni di strada. Durante le due ore di sciopero alla FIAT, Val letta ricevette una rappresentanza di operai e impiegati. Dopo un breve preambolo del direttore generale, un delegato della Grandi Motori ricordò le condizioni di terrore in cui gli operai erano costretti a lavorare e invitò i presenti a un minuto di raccoglimento in memoria delle vittime. Al termine dell’incontro Vailetta dichiarò di essersi personalmente in[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol V (R-S), p. 737

Brano: [...] Collegno, ma entrambi gli impianti furono faticosamente salvati dal personale interno, coadiuvato da elementi partigiani esterni.

Vittoriosa in valle di Susa fu la difesa delle grandi centrali idroelettriche: Gran Scala, Venaus e Mompantero in vai Cenischia (Gruppo S.I.P.), Chiomonte e Susa (A.E. M.). La potenza complessiva era di circa 50.000 kw. Nella centrale di Gran Scala, ubicata nelle immediate vicinanze del fronte alpino, in località priva di partigiani, era stata prevista la distruzione preventiva del fabbricato previa protezione del macchinario; nelle altre centrali furono costituite piccole squadre interne da 5 a 10 uomini cadauna. Le squadre esterne, di 50100 uomini ciascuna, furono organizzate rispettivamente dalla 1a Divisione Autonoma e dalla 4a Divisione G.L. “Stellina”, a protezione rispettivamente della centrale di Chiomonte e delle centrali di VenausMompanteroSusa.

Tutte le centrali furono salvate. Dura fu la lotta per la difesa della centrale di Venaus, la più importante della valle, che era stata attaccata in f[...]

[...]i guastatori si accingeva a far brillare le mine sistemate sulla strada del Moncenisio proprio sotto le tubazioni della condotta forzata, riuscì con la corruzione (45.000 lire: cifra di tutto rispetto a quell’epoca) a far compiere l'interruzione stradale qualche decina di metri a valle dei tubi.

Nel Pinerolese (vai Chisone e vai Pel lice), furono difesi alcuni obiettivi di una certa importanza economica (in particolare, il grande stabilimento RIV di Villar Perosa).

S.Bel.

Susa, Valle di

Vallata a ovest di Torino, costituita dal corso della Dora Riparia che, scendendo dal col di Monginevro, attraversa la città di Susa e, dopo circa 50 chilometri, confluisce a Torino nel Po; è percorsa da due strade di grande comunicazione, che rispettivamente conducono al Monginevro e al Moncenisio, nonché da una importante linea ferroviaria che unisce l’Italia alla Francia (galleria del Frejus). Date queste sue caratteristiche, dopo l’8.9.1943 la valle di Susa rivestiva grande importanza militare per le forze di occupazione tedesche che perta[...]

[...]di Torino, costituita dal corso della Dora Riparia che, scendendo dal col di Monginevro, attraversa la città di Susa e, dopo circa 50 chilometri, confluisce a Torino nel Po; è percorsa da due strade di grande comunicazione, che rispettivamente conducono al Monginevro e al Moncenisio, nonché da una importante linea ferroviaria che unisce l’Italia alla Francia (galleria del Frejus). Date queste sue caratteristiche, dopo l’8.9.1943 la valle di Susa rivestiva grande importanza militare per le forze di occupazione tedesche che pertanto dislocarono agguerriti presìdi in tutti i suoi centri più importanti e lungo la ferrovia. Per contro, le forze della Resistenza, pur trovandosi qui di fronte a un nemico di gran lunga preponderante e deciso a tenere il campo, non gli dettero tregua.

La Banda del Gravio

La prima banda partigiana della valle si costituì quasi spontaneamente nel paese di San Giorio di Susa tra il 10 e l’11.9.1943, quando ormai l’esercito italiano (in particolare, le truppe della Quarta Armata) si era completamente dissolto. [...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol III (H-M), p. 52

Brano: [...]consentiti dalle circostanze belliche, lavorarono a pieno ritmo, esportando in Germania la quasi totalità della loro produzione. Soddisfacente era considerato dal Leyers anche il ritmo di produzione dell’industria chimica. Gli stabilimenti Pirelli e Michelin fornirono grandi quantitativi di pneumatici, nonché prodotti sanita

ri e calzature di gomma di cui la Wehrmacht aveva estremo bisogno. Nell’aprile 1944 furono consegnati ai tedeschi dalla RIV 350.000 cuscinetti a sfere e a rullo. Tutti i settori della metallurgia e della meccanica (compresi quelli concernenti la produzione di parti per sommergibile) furono saturati di ordinazioni tedesche, così come i cementifici e le fabbriche di laterizi furono impegnati a fondo per assicurare i materiali necessari alla costruzione di fortificazioni. Le fabbriche per la costruzione di macchine utensili lavorarono esclusivamente per la Germania e l’industria elettrica assicurò l’energia necessaria a tutte queste produzioni.

All’inizio del 1944 fu passato l’ordine alla FIAT di Torino di produrr[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol II (D-G), p. 335

Brano: [...] Per l’intera settimana lo sciopero continuò pressoché totale, coinvolgendo altri stabilimenti ancora (FIAT Ricambi, Martiny, Michelin, Samma).

Il colonnello Giovanni Càbras, comandante provinciale della Guardia nazionale repubblicana, diede in un rapporto l’elenco delle aziende ferme e calcolò in 100.000 il numero degli scioperanti fin dal martedì 20 giugno.

Alla fine della settimana i Comitati segreti di agitazione della Mirafiori, della RIV, del Centro e della Lingotto inviarono una lettera al C.L.N. regionale piemontese, protestando che dopo ben 8 giorni di lotta in difesa del patrimonio nazionale, l’organismo che più di ogni altro avrebbe dovuto farsi avanti non avesse ancora detto una parola di solidarietà e non avesse neppure sentito il dovere di lanciare un appello per appoggiare l’azione operaia.

In realtà, in quei giorni, vi erano state varie riunioni del C.L.N. regionale piemontese, ma di fronte al problema dello sciopero erano sorte tra i suoi membri profonde divergenze. Mentre il Partito comunista e il Partito d’Azi[...]

[...]a ripresa del lavoro: alla Mirafiori furono concessi I’8 per cento di aumento ai percentualisti e il pagamento anticipato di 96 ore sulle 192 di fine d’anno, nonché licenze agricole e ferie agli operai che ancora non ne avevano usufruito.

Nel contempo ebbe inizio l’esodo delle macchine dall'officina n. 17, ma gli operai cominciarono ad attuare largamente il sabotaggio, oltre che alle macchine, ai mezzi che dovevano trasportarle. L’appel

lo rivolto dalla Direzione affinché una parte delle maestranze accettasse di partire per le nuove sedi di lavoro, in località della Gardesana, raccolse non più di una ventina di adesioni. Inoltre fu prorogata di un mese la revoca degli esoneri dal servizio militare.

Negli altri stabilimenti vennero accordate analoghe concessioni salariali e gli operai ripresero gradatamente il lavoro. I Comitati segreti di agitazione non diedero lordine di ripresa simultanea del lavoro per consentire alle commissioni di ogni fabbrica di trattare con la rispettiva Direzione e ottenere il massimo di concessioni.
[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol II (D-G), p. 334

Brano: FIAT, Resistenza operaia alla

abbandonarono in massa lo stabilimento. Altrettanto fecero i 6.000 della Lingotto, i 5.000 dell’Aeronautica, i 4.000 della Materiale Ferroviario, i 1.200 delle Fonderie, i 4.006 delle Acciaierie e quelli di tutti gli altri stabilimenti che non erano stati messi in ferie.

L’indomani (2 marzo) gli operai della Mirafiori, della Lingotto e della RIV entrarono in fabbrica, ma non iniziarono il lavoro. Inoltre, per indurre alla lotta anche le maestranze della Microtecnica e della FIAT Ricambi, alcune delegazioni si recarono in quelle officine facendone uscire tutti gli operai. Per quattro giorni lo sciopero si svolse compatto alla Mirafiori e nelle altre fabbriche; continuò con qualche sintomo di stanchezza il lunedì 6 e il martedì 7, mentre tedeschi e fascisti procedevano a numerosi arresti, e la ripresa del lavoro si ebbe a Torino soltanto I’8 marzo. La reazione tedesca fu, come ci si attendeva, durissima. L'ambasciatore von Rahn riferì [...]

[...]orino soltanto I’8 marzo. La reazione tedesca fu, come ci si attendeva, durissima. L'ambasciatore von Rahn riferì successivamente di aver avuto ordine da Hitler di inviare nei campi di sterminio il 20 per cento degli scioperanti, idea tanto più folle « in quanto mancavano anche i presupposti tecnici per effettuare simili trasporti ».

Il Rahn, minacciando di dimettersi, ottenne di annullare l’ordine prospettando l’ulteriore danno che sarebbe derivato alla produzione bellica dalla deportazione di una tale massa di lavoratori specializzati. Per dare un « esempio » terroristico, da Torino vennero deportati 700 operai (in gran parte delle officine FIAT) e altre centinaia da Milano e da Genova. Le conseguenze di queste misure non mancarono di pesare sulla lotta e l’1 maggio non erano ancora del tutto scomparse, al punto che la fermata di lavoro di un quarto d'ora, decisa dai comitati segreti d’agitazione, riuscì soltanto parzialmente (si ebbero alcune fermate alla Mirafiori, alla Spa, alla Grandi Motori, alle Ferriere Valdocco e in qualche [...]

[...]domenica furono diffusi a migliaia di copie un manifestino del Comitato segreto di agitazione e un altro della Federazione comunista.

Il lunedì 19 giugno lo sciopero alla Mirafiori continuò compatto: il 20 per cento degli operai non si presentò neppure allo stabilimento, gli altri si trattennero nelle officine senza lavorare. In un clima di sempre maggiore fermezza da parte degli operai, ebbero inizio trattative con la Direzione riguardo alle rivendicazioni economiche e al problema delle macchine.

Nella riunione, protrattasi fino a mezzogiorno, la Direzione lasciò intendere che se si fosse ceduto sulla questione delle macchine, avrebbe potuto accogliere una parte delle rivendicazioni economiche, ossia il pagamento in due tempi delle

alla Mirafiori il C.L.N. di fabbrica che risultò composto da operai, tecnici e impiegati comunisti, socialisti e del Partito d’Azione. Per frenare l'agitazione che andava estendendosi, la Direzione della Mirafiori annunciò la concessione di un prestito di 1.000 lire a ciascun operaio, sotto forma di buoni da spendersi negli spacci aziendali. Dato che gli spacci non disponevano che di scadentissimo scatolame, il Comitato segreto di agitazione si pronunciò contro tale prestito e soltanto una cinquantina di operai su

16.000 ritir[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol II (D-G), p. 333

Brano: [...], assicurando che — con decisioni ormai imminenti — le autorità superiori avrebbero accolto le richieste avanzate; ma quando tali decisioni furono rese note, le concessioni risultarono così insignificanti che, nel pomeriggio stesso, gli operai della Mirafiori decisero indignati di riprendere compatti lo sciopero a oltranza, seguiti da quelli delle Ferriere, della Savigliano, della Grandi Motori, della Lancia, della Viberti, dell’Aeritalia, della RIV e di altre officine. Questa ripresa della lotta mandò sulle furie i tedeschi. Al mattino del 24 le Commissioni operaie furono convocate presso la sede dell’Unione sindacale fascista ove il presidente dell’Unione stessa, certo Rebecchi, cercò di persuaderle a riprendere il lavoro.

Investito da clamorose proteste, il fascista cercò di calmare gli operai chiamandoli « compagni comunisti ». « Ascoltatemi — disse — credete alle nostre buone intenzioni. Noi fascisti repubblicani vogliamo sul serio il bene della classe operaia. Anch’io ammiro quel che si è fatto in Russia per gli operai; vedrete [...]

[...]ro per una .settimana, in una situazione di acceso fermento. Il 27 novembre il C.L.N. dell’Alta Italia votò un ordine del giorno di solidarietà con i lavoratori.

Il 30 giunse da Milano il tenente colonnello tedesco Schreiber. Presentatosi alla Direzione della FIAT, fece convocare le Commissioni interne provvisorie di tutti gli stabilimenti e illustrò la situazione. Al termine della riunione ordinò di affiggere negli stabilimenti un comunicato rivolto agli operai, con il quale si annunciavano le « concessioni » fatte e si dava alle maestranze un estremo, minaccioso ultimatum.

Il comunicato diceva:

« Nella riunione del 30 novembre, alle ore 15, alla FIAT Mirafiori, presieduta dal T.C. Schreiber e presenziata dalla Direzione della FIAT, presenti le Commissioni interne provvisorie, [...] il Comandante germanico ha esposto chiaramente le soluzioni intervenute sui problemi alimentare e salariale. Dalla esauriente esposizione fatta e dai chiarimenti della Direzione generale e del

lo stesso T.C. Schreiber, anche in seguito a interpel[...]

[...]i la Direzione sospese il lavoro per tre giorni, adducendo una carenza di materiale. Nonostante ripetuti rinvìi che causarono contrattempi, misero in allarme l’avversario e gli consentirono di manovrare, tra l’altro mettendo anticipatamente in ferie gli operai di molte officine, lo sciopero, riuscì in pieno.

Il mattino dell'1 marzo gli operai della Mirafiori entrarono in fabbrica, ma invece di iniziare il lavoro, si riunirono per discutere le rivendicazioni da porre e nominarono una commissione che si presentò alla Direzione. Questa si rifiutò di trattare, asserendo che occorreva l’autorizzazione del Comando tedesco e dichiarando la commissione comunque illegale.

Il Comitato segreto di agitazione decise allora di far pervenire alla Direzione le rivendicazioni per iscritto. Dopo aver atteso l’intera mattinata, consumato il pasto nel refettorio, i 16.000 operai della Mirafiori

333



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol II (D-G), p. 332

Brano: FIAT, Resistenza operaia alla

Tre settimane dopo il crollo del regime di Mussolini, il 17.8.1943, i la‘ voratori della FIAT Grandi Motori iniziarono uno « sciopero per la pace », assumendo decisamente l'iniziativa. Torino era stata sottoposta in quelle settimane a massicci bombardamenti aerei che avevano causato 1.175 morti, migliaia di feriti, danneggiato gravemente più di 50 mila edifici di abitazione privata, per cui l’intera popolazione era stata in un modo o nell’altro gravemente colpita. Nelle fabbriche gli industriali si opponevano a che gli operai eleggessero liberamente le commissioni interne. Nella tarda sera del 16 agosto un nuovo, terribile bombardamento aereo seminò la città di morti e di rovine. L’indomani, gli operai della FIAT Grandi Motori diedero il via allo sciopero generale.

Il 18 agosto una delegazione operaia si fece ricevere dal generale Adami Rossi (v.), comandante della piazza di Torino, per esporgli le rivendicazioni dei lavoratori, prima fra tutte quella della pace. [...]

[...]ta. Nelle fabbriche gli industriali si opponevano a che gli operai eleggessero liberamente le commissioni interne. Nella tarda sera del 16 agosto un nuovo, terribile bombardamento aereo seminò la città di morti e di rovine. L’indomani, gli operai della FIAT Grandi Motori diedero il via allo sciopero generale.

Il 18 agosto una delegazione operaia si fece ricevere dal generale Adami Rossi (v.), comandante della piazza di Torino, per esporgli le rivendicazioni dei lavoratori, prima fra tutte quella della pace.

« Anche Badoglio vuole la pace », — fu la risposta del militare — « ma ci vuole pazienza e soprattutto non dovete scioperare ».

E mentre invitava gli operai a tornarsene tranquillamente al lavoro, l’infido generale (che già nelle settimane precedenti aveva fatto versare il sangue di inermi cittadini), dispose che reparti armati si portassero davanti alla Grandi Motori. L’ufficiale che comandava quei reparti ordinò di sparare senza esitazione contro chiunque mostrasse di voler abbandonare la fabbrica, e quando alcuni operai si[...]

[...]imenti. Fu inoltre assicurato agli operai che gli arrestati sarebbero stati subito scarcerati e che era intenzione del governo iniziare trattative di pace con gli Alleati.

L’occupazione tedesca

Dopo I’8 settembre la situazione peggiorò ulteriormente: la progressiva mancanza di merci sul mercato e nei negozi, l’insufficienza delle razioni alimentari consentite dal tesseramento, la carenza di abitazioni (per la metà sinistrate e quasi tutte prive di vetri), la mancanza di combustibile per il riscaldamento concorrevano a esasperare il malcontento popolare.

Alla FIAT, come nelle altre aziende, i salari si aggiravano sulle L. 6,60 all’ora per gli operai qualificati e. sulle 5,50 per i manovali. La situazione era aggravata dai licenziamenti, dovuti in certi reparti anche a mancanza di materie prime. Alla Mirafiori lavoravano 1214.000 dipendenti, distribuiti in una ventina di officine, e soltanto in quattro di esse (le n. 17181920) la maggioranza era costituita da operai qualificati o specializzati. Vigeva d’altra parte un sistema di r[...]

[...]ono una delegazione che si presentò alla Direzione chiedendo un acconto sul salario del mese. Accampando mancanza di liquido, la Direzione respinse la richiesta e indirizzò i delegati al Comando tedesco, cui spettava ogni decisione.

I tedeschi furono larghi di promesse, ma si riservarono una risposta per il lunedì 22 novembre. Di fronte alla manovra dilazionatrice gli operai formarono un Comitato di agitazione, decidendo di porre una serie di rivendicazioni, tra cui l’aumento del 100 per cento del salario, più adeguate razioni di pane e di grassi, e il diritto di sospendere il lavoro durante le incursioni aeree (in uno degli ultimi bombardamenti la Direzione aveva ritardato a dare l’allarme e gli operai erano corsi nei rifugi solo dopo che i bombardieri stavano sulla città). Lo sciopero si allargò rapidamente: il 17 alla FIAT Grandi Motori, alle Acciaierie Piemontesi, all’Aeritalia, alla RIV, alla SPA, alle Ferriere FIAT, alla Michelin; e il 18 novembre si estese a tutti i più importanti stabilimenti torinesi.

II 17 novembre il Com[...]

[...]ndicazioni, tra cui l’aumento del 100 per cento del salario, più adeguate razioni di pane e di grassi, e il diritto di sospendere il lavoro durante le incursioni aeree (in uno degli ultimi bombardamenti la Direzione aveva ritardato a dare l’allarme e gli operai erano corsi nei rifugi solo dopo che i bombardieri stavano sulla città). Lo sciopero si allargò rapidamente: il 17 alla FIAT Grandi Motori, alle Acciaierie Piemontesi, all’Aeritalia, alla RIV, alla SPA, alle Ferriere FIAT, alla Michelin; e il 18 novembre si estese a tutti i più importanti stabilimenti torinesi.

II 17 novembre il Comitato provinciale sindacale clandestino lanciò il seguente proclama:

« Operai, operaie torinesi!

Da ieri gli operai della FIAT sono in sciopero. Essi rivendicano la sollecita liquidazione delle paghe del mese di ottobre, l’aumento degli anticipi del mese, l'au

mento della paga base dei cottimi e della razione dei generi tesserati.

Operai, operaie torinesi!

Solidarizzate con i forti operai degli stabilimenti FIAT. Le loro rivendicazioni sono le vostre. Imitateli, scendete in lotta.

I nostri figli hanno fame e freddo, così non può durare. I magnati dell’industria hanno accumulato favolosi profitti di autarchia e di guerra. Bisogna indurli a metterci mano per salvare le famiglie operaie dalla fame, dal freddo, dalla deportazione.

Basta col fascismo! Vogliamo pane e libertà! ».

Alla Mirafiori (l’esempio sarebbe stato seguito dalle altre fabbriche) sorse una Commissione composta da 17 operai e 6 impiegati. Questa si presentò alla Direzione e successivamente formulò un ordine del giorno che, tra l’altro, dicev[...]

[...]tipendio delle maestranze.

7) Donne e allievi L. 350 anziché L. 200.»

II 19 la Commissione si presentò alla Direzione della Mirafiori per trattare, ma anche questa volta si sentì rinviare al Comando tedesco che, a sua volta, dopo aver dichiarato che avrebbe preso in esame tutte le richieste, promise una risposta per la fine del mese.

Cadendo nella trappola e accontentandosi di quella promessa, con l’ordine del giorno n. 3 la Commissione rivolse « appello a tutti i lavoratori perché continuino il lavoro in attesa dei risultati che speriamo per tutti soddisfacenti »; con lo stesso comunicato avvertì che, « ritenendo scaduto il proprio mandato », si considerava dimissionaria, evidentemente sentendosi squalificata dal fatto di aver accettato di far riprendere il lavoro senza alcuna garanzia, sulla base di vaghe promesse.

Per sventare le manovre dilazionatrici dei tedeschi, gli operai nominarono un’altra commissione, nella quale entrarono alcuni elementi più decisi, ma anche questa (come quelle che n.el frattempo erano sorte in al[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol II (D-G), p. 330

Brano: FIAT

flusso dei profitti, la FIAT ha sacrificato (senza alcuna remora da parte dei governi di centro sinistra) strutture produttive rilevanti del patrimonio nazionale come la RIV, ceduta alla svedese SKF; è penetrata assieme al capitale americano nella Olivetti; infine, sul piano sindacale, ha accentuato gli aspetti di riformismo paternalistico mirando a un’integrazione totale del sindacato nella programmazione economica concertata tra governo e imprenditori. In quest’ultimo tentativo ha potuto valersi deH’ausilio delle correnti sindacali socialdemocratiche, di parte di quelle cattoliche, e in misura minore (per un'effettiva perdita di peso delle forme di sindacalismo aziendale nelle nuove condizioni di rapporti sindacali e politici) del S.I.D.A..

I più recenti svi[...]

[...]o nei vecchi quadri direttivi dell’azienda, manifestando nello stesso tempo mire di scoperta interferenza, oitre che nella direzione politica del Paese (non diverso in ciò dai suoi predecessori), nella definizione degli obiettivi di ordinamento globale della società italiana. Testimoniano questo atteggiamento certe dichiarazioni pubbliche deH’Agnelli sulla necessità di un « nuovo contratto sociale» tra partiti, sindacati, governo e imprenditori privati, al fine di concertare i modi e le prospettive di uno sviluppo coordinato attorno ai programmi di espansione e di « benessere » previsti dai massimi organismi produttivi del Paese. Non essendo mai riuscita a piegare la resistenza di classe nelle sue fabbriche, nonostante le gravi sconfitte subite dal movimento operaio e i non pochi errori da esso compiuti, la FIAT ha optato da tempo per una strategia di « integrazione » dei lavoratori, tendendo ad allargarla all’intera società italiana con l’aiuto dei governi di centro sinistra e dei sindacati riformisti, miranti appunto a « concertare » l[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol II (D-G), p. 326

Brano: [...]nsione. Le commesse per la guerra di Libia erano state quantitativamente modeste, ma sufficienti a fornire nuove occasioni di collegamento con lo Stato, ed erano soprattutto servite a « rodare » il suo apparato in vista dello sviluppo successivo. La produzione passò dalle 3.398 autovetture del

1912 alle 4.646 del 1914 (con una lieve flessione nel 1913: 3.252 unità); i dipendenti, da 4.000 salirono a 5.000. Le si erano affiancate, dal 1906, la RIV di Villar Perosa, creata per la produzione di cuscinetti a sfere (300 operai), la S.I.A. [Aeritalia) per la costruzione di aeroplani, e una sezione di costruzione di materiale ferroviario, risultante dall’assorbimento della Diatto. Neutralista con Giolitti nella fase preludente l’entrata in guerra dell’Italia, il gruppo dirigente della FIAT si convertì all’interventismo

non appena intravvide gli enormi profitti che il conflito poteva offrire, grazie anche alla messa a punto dei sistemi di organizzazione scientifica del iavoro introdotti in quegli anni con il taylorismo.

La guerra determ[...]

[...]ecciando sempre più le proprie sorti a quelle del capitalismo finanziario; partecipando, come scrisse Antonio Gramsci, alle * furibonde lotte del dopoguerra per la supremazia nell’ambito del sistema capitalistico nazionale, trasformando gli originari ” capitani d’industria ” in ” cavalieri d’industria ” ».

II dato più rilevante di quel periodo fu l’instaurarsi di uno strettissimo rapporto tra lo Stato e l’apparato industriale, rapporto che si rivelerà decisivo per tutto lo sviluppo ulteriore dell'azienda torinese; nonché l’intrecciarsi di nuove relazioni tra la banca e la grande industria (nel caso concreto, tra FIAT e Credito Italiano). Tale compenetrazione venne favorita dal processo inflazionistico, che in seguito avrebbe reso le grandi società finanziarie sempre più vincolate ai monopoli industriali.

Primo dopoguerra

La crisi del dopoguerra e i problemi della riconversione industriale costituirono un altro banco di prova nel processo di selezione dell’apparato produttivo del Paese: sopravvissero e si rafforzarono le aziende [...]

[...]randi società finanziarie sempre più vincolate ai monopoli industriali.

Primo dopoguerra

La crisi del dopoguerra e i problemi della riconversione industriale costituirono un altro banco di prova nel processo di selezione dell’apparato produttivo del Paese: sopravvissero e si rafforzarono le aziende che più avevano lucrato negli anni bellici, ma che avevano anche meglio saputo consolidare le proprie strutture.

L’ondata di agitazioni e di rivendicazioni operaie seguita alla fine del conflitto, culminata nell’occupazione delle fabbriche (v.) dell’agostosettembre 1920, mise per qualche tempo a repentaglio il potere capitalistico e indusse perfino gli industriali maggiori, e lo stesso Agnelli, a temere i,l crollo di ogni prospettiva capitalistica. Alla FIAT si ebbero le esperienze di avanguàrdia del movimento operaio italiano attraverso la creazione dei Commissari di reparto e dei Consigli di fabbrica (v.), tanto che altri gruppi industriali accusarono I’Agnelli di eccessiva « tolleranza » nei confronti del movimento rivoluzionario. [...]

[...]er qualche tempo a repentaglio il potere capitalistico e indusse perfino gli industriali maggiori, e lo stesso Agnelli, a temere i,l crollo di ogni prospettiva capitalistica. Alla FIAT si ebbero le esperienze di avanguàrdia del movimento operaio italiano attraverso la creazione dei Commissari di reparto e dei Consigli di fabbrica (v.), tanto che altri gruppi industriali accusarono I’Agnelli di eccessiva « tolleranza » nei confronti del movimento rivoluzionario. La politica personale di Agnelli si staccò in effetti non poco da quella degli altri grandi industriali, anche se durante l’occupazione delle fabbriche egli venne allineandosi col resto del padronato nella recriminazione della « neutralità » del. governo Giolitti. Ma il movimento operaio, mal guidato dal Partito socialista e soggetto alla direzione sindacale riformista, rifluì presto su posizioni difensive e lasciò, nel vuoto della propria iniziativa, libero spazio al diffondersi della rèazione fascista.

Nell'ottobre 1920, a conclusione del movimento di occupazione, Agnelli pro[...]

[...]della propria iniziativa, libero spazio al diffondersi della rèazione fascista.

Nell'ottobre 1920, a conclusione del movimento di occupazione, Agnelli propose alle organizzazioni operaie torinesi la trasformazione della FIAT in cooperativa di produzione gestita dagli operai. Difficile stabilire fino a che punto si trattasse di un semplice espediente propagandistico o di un serio tentativo di integrazione, a livello aziendale, dell’avanguardia rivoluzionaria costituitasi intorno al gruppo delVOrdine Nuovo. Ma la proposta venne respinta dalle organizzazioni operaie, essenzialmente per iniziativa di Gramsci che mise in guardia i lavoratori contro i pericoli della prò , posta che avrebbe troncato lo slancio del proletariato torinese.

L’industria del regime

Col 1921 sopravvenne la crisi economica, già latente in precedenza, ma artificiosamente occultata. La FIAT ridusse la produzione da 14.385

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Grazie ad un complesso algoritmo ideato in anni di riflessione epistemologica, scientifica e tecnica, dal termine RIV, nel sottoinsieme prescelto del corpus autorizzato è possible visualizzare il seguente gramma di relazioni strutturali (ma in ciroscrivibili corpora storicamente determinati: non ce ne voglia l'autore dell'edizione critica del CLG di Saussure se azzardiamo per lo strumento un orizzonte ad uso semantico verso uno storicismo μετ´ἐπιστήμης...). I termini sono ordinati secondo somma della distanza con il termine prescelto e secondo peculiarità del termine, diagnosticando una basilare mappa delle associazioni di idee (associazione di ciò che l'algoritmo isola come segmenti - fissi se frequenti - di sintagmi stimabili come nomi) di una data cultura (in questa sede intesa riduttivamente come corpus di testi storicamente determinabili); nei prossimi mesi saranno sviluppati strumenti di comparazione booleana di insiemi di corpora circoscrivibili; applicazioni sul complessivo linguaggio storico naturale saranno altresì possibili.
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