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da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol I (A-C), p. 451

Brano: Carabinieri, Arma dei

Gennaro Capuozzo

zione della sua medaglia d’oro — durante le giornate insurrezionali di Napoli partecipò agli scontri sostenuti contro i tedeschi, dapprima rifornendo di munizioni i patrioti e poi impugnando egli stesso le armi. In uno scontro con carri armati tedeschi, in piedK sprezzante della morte, tra due insorti che facevano fuoco, con indomito coraggio lanciava bombe a mano fino a che lo scoppio di una granata lo sfracellava sul posto di combattimento insieme al mitragliere che gli era al fianco ».

Capuzi, Pietro

Medaglia d'oro al valor militare alla memoria. N. a Visso (Macerata) nel 1890, caduto a Ussita (Macerata) il 26.5.1944. Combattente della prima guerra mondiale, nel corsa della quale fu ferito, benché in età avanzata partecipò fin dall’8 settembre 1943 alla Resistenza, organizzando nella zona di Visso un centro di guerrigli[...]

[...]ima commissario politico delia Brigata « Spartaco », fece parte poi del Comando umbromarchigiano delle Brigate Garibaldi. Sfuggì più volte miracolosamente ai tedeschi che accanitamente lo ricercavano ef malgrado la forte taglia che gravava sulla sua testa, continuò la lotta. Catturato nel corso di una missione ispettiva, dopo essere stato barbaramente torturato venne fucilato in località Vena d’Oro.

Caqueteo

Vocabolo caratteristico nella terminologia della guerra civile spagnola. Indica il processo che va dallo scoraggiamento al terrore vero e proprio che coglie certe unità in combattimento o al fronte. Il caqueteo si conclude quasi sempre con la fuga e, in breve tempo, può determinare la disgregazione di reparti,

ancora poco prima organizzati ed efficienti.

« Vidi una volta un commissario politico piazzare una mitragliatrice in mezzo alla carretera e pacatamente fare fuoco sui fuggiaschi. Quando i morti raggiunsero la ventina il caqueteo si arrestò e allora, sempre pacatamente, il commissario riunì gli sbandati, li fece inquadrare e li rispedì verso

il nemico ».

F.Ni.

Di alcuni casi di caqueteo parla anche Luigi Longo in Brigate internazionali in Spagna. Riguardo alla battaglia di Madrid del 18.11.1936, scrive: « I più pratici dei fenomeni al fronte, qu[...]

[...]l caqueteo si arrestò e allora, sempre pacatamente, il commissario riunì gli sbandati, li fece inquadrare e li rispedì verso

il nemico ».

F.Ni.

Di alcuni casi di caqueteo parla anche Luigi Longo in Brigate internazionali in Spagna. Riguardo alla battaglia di Madrid del 18.11.1936, scrive: « I più pratici dei fenomeni al fronte, quelli'che hanno già combattuto con la centuria "Gastone Sozzi”, il capitano Leone in primo luogo, danno l’allarme, è un inizio di caqueteo. Ufficiali e commissari, pistole alla mano, fermano i fuggitivi, li svergognano, fanno loro fare dietro front e intanto spiegano la formazione in combattimento ».

Carabinieri, Arma dei

Corpo dell’esercito italiano, istituito in Piemonte dal re Vittorio Emanuele I nel 1814 con mansioni di polizia. I carabinieri furono chiamati « reali » per sottolineare il carattere di emanazione dell’autorità regia.

L’organico del Corpo, che all’inizio era soltanto di 800 uomini tra ufficiali e militi, nel 1822 fu portato a 100 ufficiali e 2.900 uomini di truppa. Nel 1855 il Corpo prese parte alla spedizione di Crimea e nel 1860 comprendeva quasi 5.000 uomini, dì cui 114 ufficiali. Nel 1859 istituì un proprio servizio di informazioni che si avvalse dell’opera di militari in borgh[...]

[...]4 con mansioni di polizia. I carabinieri furono chiamati « reali » per sottolineare il carattere di emanazione dell’autorità regia.

L’organico del Corpo, che all’inizio era soltanto di 800 uomini tra ufficiali e militi, nel 1822 fu portato a 100 ufficiali e 2.900 uomini di truppa. Nel 1855 il Corpo prese parte alla spedizione di Crimea e nel 1860 comprendeva quasi 5.000 uomini, dì cui 114 ufficiali. Nel 1859 istituì un proprio servizio di informazioni che si avvalse dell’opera di militari in borghese.

Dal 1862 al ’66 i carabinieri vennero largamente impiegati contro il cosiddetto « brigantaggio » nell’Italia meridionale e si resero corresponsabili di efferatezze che suscitarono lo sdegno di Garibaldi e degli uomini più illuminati dell’epoca (da Ferrari a Villari, a Massari e al Castagnola), i quali ritenevano giustamente che il brigantaggio fosse « la protesta selvaggia e brutale della miseria contro antiche e secolari ingiustizie », un grave e complesso fenomeno sociale che non poteva certo risolversi con le carabine. Nel 1866 i [...]

[...]he il brigantaggio fosse « la protesta selvaggia e brutale della miseria contro antiche e secolari ingiustizie », un grave e complesso fenomeno sociale che non poteva certo risolversi con le carabine. Nel 1866 i carabinieri furono talmente impegnaci nella lotta contro i «briganti » che concorsero alle operazioni di guerra contro l’Austria solo con pochi reparti addetti al Quartier Generale. Alla proclamazione del regno d’Italia il Corpo divenne Arma.

Tra la fine del secolo scorso e gli inizi del presente le cronache registrarono una lunga serie di eccidi,

dovuti all’azione repressivajantipopolare dell’Arma (Racalmuto, Conselice, Berrà, Candela, Giarratana, Crevalcore, Corticella, Budrio, Casalecchio, Galliera, Roccagorga), che suscitarono indignazione nel paese, inchieste e numerose interpellanze parlamentari (da parte di N. Colajanni, N. Barbato, R.M. Imbriani, G. Bovio, F. Turati, C. Prampolini e di altri noti democratici e socialisti del tempo). Alla guerra coloniale libica (191112) e specialmente alla prima guerra mondiale l'Arma partecipò, non soltanto con compiti di polizia, ma come unità tattica: nella guerra 191518 caddero circa 500 carabinieri, 4.000 furono feriti e 800 tratti in prigionia. L’Arma si distinse nell’attacco delle posizioni del Podgora e nella liberazione di Gorizia.

Primo dopoguerra e fascismo

Nel 1919 l’organico dei carabinieri raggiunse i 60.000 uomini. Nel periodo 19191922 l’Arma, che molti consideravano come una forza capace di garantire non solo le prerogative monarchiche ma anche le libertà statutarie, mancò pienamente al suo compito di repressione dello squadrismo imperversante nelle città e nelle campagne: Invece di operare in difesa del buon diritto e della vita dei cittadini, nella maggior parte de} casi finì per proteggere l’incolumità degli aggressori fascisti dalla reazione popolare. Durante il regime mussoliniano gli alti Comandi dell’Arma, pur svolgendo sostanzialmente i compiti loro assegnati dal fascismo, rimasero fedeli alla monarchia e a volte entraro[...]

[...]ome una forza capace di garantire non solo le prerogative monarchiche ma anche le libertà statutarie, mancò pienamente al suo compito di repressione dello squadrismo imperversante nelle città e nelle campagne: Invece di operare in difesa del buon diritto e della vita dei cittadini, nella maggior parte de} casi finì per proteggere l’incolumità degli aggressori fascisti dalla reazione popolare. Durante il regime mussoliniano gli alti Comandi dell’Arma, pur svolgendo sostanzialmente i compiti loro assegnati dal fascismo, rimasero fedeli alla monarchia e a volte entrarono anche in contrasto con le gerarchie della milizia fascista. Tuttavia fu soltanto nel momento in cui si verificò la rottura tra Vittorio Emanuele III e Mussolini che l’Arma si rivelò un importante strumento della monarchia nella fótta che si andava delineando tra le due parti, entrambe^ corresponsabili fino a quel momento jdelle guerre di aggressione e delle loro tragiche conseguenze. Nel colpo di stato che portò all’arresto di Mussolini, i carabinieri furono un elemento importante nella pratica attuazione della congiura: l’operazione dell’arresto di Mussolini a Villa Savoia, il 25 luglio 1943, fu diretta dal generale Angelo Cerica che era stato nominato tre giorni prima comandante generale dell’Arma. I carabinieri furono poi impiegati, durante

i 45 giorni d[...]

[...]ndo tra le due parti, entrambe^ corresponsabili fino a quel momento jdelle guerre di aggressione e delle loro tragiche conseguenze. Nel colpo di stato che portò all’arresto di Mussolini, i carabinieri furono un elemento importante nella pratica attuazione della congiura: l’operazione dell’arresto di Mussolini a Villa Savoia, il 25 luglio 1943, fu diretta dal generale Angelo Cerica che era stato nominato tre giorni prima comandante generale dell’Arma. I carabinieri furono poi impiegati, durante

i 45 giorni del governo Badoglio (v.)f in numerose altre operazioni preventive e repressive nei con

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da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol IV (N-Q), p. 607

Brano: [...] in combattimento.

Pintor, Giaime

N. a Roma il 30.10.1919, m. a Castelnuovo al Volturno (Campobasso) l’1.12.1943; laureato in legge. Primogenito di Giuseppe Pintor e Adelaide Dorè (autrice di ottimi libri per l'infanzia), crebbe a Roma e poi a Cagliari in un ambiente familiare libero, spontaneo, ricco di cultura. Il padre, che per difficoltà economiche aveva dovuto rinunziare alla musica, sua grande passione, volle che completasse la sua formazione in un ambiente più stimolante. Giaime fu perciò affidato allo zio Fortunato, bibliotecario del Senato, e alla zia Francesca (« Ciccita »), a Roma. Compì così gli studi liceali al « Mamiani » e si iscrisse poi alla facoltà di Giurisprudenza, conseguendo la laurea nel giugno 1940.

Nel salotto degli zii, in via Tazzoli, che si apriva ogni sera a uomini di cultura (di scuole, di discipline e anche di idee politiche differenti), Giaime pervenne con straordinaria precocità a una completa ma

turità intellettuale e culturale, che tra il 1939 e il 1943, cioè tra i suoi venti e i suoi venti[...]

[...] idee politiche differenti), Giaime pervenne con straordinaria precocità a una completa ma

turità intellettuale e culturale, che tra il 1939 e il 1943, cioè tra i suoi venti e i suoi ventiquattro anni, gli avrebbe consentito di divenire una personalità di primo piano della cultura militante italiana, in vari campi.

Innanzitutto negli studi di letteratura tedesca, dove il nome di Giaime resta fondamentalmente legato a mirabili traduzioni di R.M. Rilke, ma anche nella critica della « decadenza » in Europa. Si affermò inoltre come giornalista, sotto gli pseudomini di Mercurio e poi di Ugo Stille, scrivendo in quegli anni coraggiosamente su « Oggi », su « Primato », sulla « Ruota », su « Aretusa » corsivi e saggi assai trasparentemente antifascisti e antinazisti. Con Cesare Pavese, Leone Ginzburg e Muscetta partecipò inoltre aH’impianto e ai primi successi della allora giovane casa editrice Einaudi: fu suo merito il rilancio del socialismo risorgimentale di Carlo Pisacane.

Nella Resistenza

Fino alla vigilia del 25.7.1943 rifiutò di prendere parte ad attività antifasciste clandestine, reputando più im[...]

[...]ia era strettamente legato al gruppo dei giovani comunisti romani (Mario Alleata, Aldo Natoli, Lu ciò Lombardo Radice ecc.), offrendo generosa e coraggiosa opera di collegamento e di aiuto alle famiglie degli arrestati. Sfruttò poi tutte le possibilità di azione legale,

Giaime Pintor a Roma (1940)

compresi i Littoriali (v.). Furono anni intensissimi, nei quali Giaime acquistò cultura e mentalità « europee », con soggiorni in Francia e in Germania, stabilendo stretti contatti con la produzione letteraria di diversi paesi.

Dopo aver seguito nel 1939 (con Cario Salinari, Valentino Gerratana e altri giovani antifascisti) il corso allievi ufficiali a Salerno, all’inizio della Seconda guerra mondiale venne inviato come sottotenente col 51° Fanteria sul Fronte Occidentale. Poi, dopo un breve periodo a Perugia col suo reggimento, venne assegnato alla Commissione di armistizio con la Francia, dopo la morte in un incidente aereo (ancora non bene chiarito) dello zio Pietro Pintor, generale d’armata, noto come antifascista, che di quella Commissione era il presidente.

Da quel momento si aprì a Giaime la possibilità di fare da tramite fra l’antifascismo in via di riorganizzazione unitaria e i « dissidenti » dell’esercito. Questa attività « diplomatica » Io pose in posizione di primo piano nei 45 giorni. Ma fu anche tra i giovani che I’8 settembre percorsero Roma con bandiere tricolori, chiamando il popolo ad appoggiare la resistenza di reparti armati a Porta San Paolo.

Fallita la difesa di Roma, l’11 settembre varcò le linee tedesche per recarsi a Brindisi e poi a Napoli, dove si[...]

[...]come antifascista, che di quella Commissione era il presidente.

Da quel momento si aprì a Giaime la possibilità di fare da tramite fra l’antifascismo in via di riorganizzazione unitaria e i « dissidenti » dell’esercito. Questa attività « diplomatica » Io pose in posizione di primo piano nei 45 giorni. Ma fu anche tra i giovani che I’8 settembre percorsero Roma con bandiere tricolori, chiamando il popolo ad appoggiare la resistenza di reparti armati a Porta San Paolo.

Fallita la difesa di Roma, l’11 settembre varcò le linee tedesche per recarsi a Brindisi e poi a Napoli, dove si adoperò per organizzare corpi armati di italiani.

A Napoli scrisse (per i « Quaderni italiani » di New York) un saggio che sarebbe divenuto classico su « Il colpo di Stato del 25 luglio » e che si chiude con le profetiche parole: « Un popolo portato alla rovina da una finta rivoluzione può essere salvato e riscattato soltanto da una vera rivoluzione ».

D'accordo con il Comando inglese, Giaime capeggiò una piccola spedizione per raggiungere gruppi partigiani nel Lazio. All’alba delI’1 dicembre cadde ucciso in un campo minato, preparato la sera prima dai tedeschi, nella campagna di CasteInuovo al Volturno.

Paolo Buffa [...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol IV (N-Q), p. 608

Brano: [...]amento indipendente, accettò negli ultimi mesi in modo consapevole la disciplina politica del P.C.I., dando un contributo originale e notevole alla politica di unità nazionale antifascista, sì da essere considerato da qualcuno come uno dei più validi simboli di questa.

Molti, ma non tutti, scritti di G.P. sono stati raccolti nel volume II sangue d’Europa (19391943), a cura di Valentino Gerratana (Torino, 2a edizione 1965). Segnaliamo inoltre: R.M., Rilke, Poesie, traduzione in versi italiani (Torino 1942, 8a edizione 1963); C. Pisacane, Saggio sulla rivoluzione, a cura di G.P. (Torino 1942, nuova edizione 1956); M. von Kleist, Kàtchen di Meilbronn, saggio introduttivo e traduzione (Firenze, 1942); Il teatro tedesco, a cura di G. Pintor e Lionello Vincenti (pubblicato postumo da Vincenti, Milano, 1946).

Sull'attività di G.P. nei 45 giorni del governo Badoglio e nella Resistenza si veda la testimonianza di Giorgio Amendola in Lettere a Milano, Roma, 1973.

L.L.R.

Bibliografia: L. Lombardo Radice, Fascismo e anticomunismo/Appunti [...]

[...]a rete organizzativa che si cercava di estendere in Sardegna e di cui era l'anello principale. Arrestato a sua volta il 18.11.1930, Pintus dapprima si era tenuto sulla negativa e poi aveva ammesso di avere scritta la lettera a Lussu, ma solo per estorcergli denaro vantando una attività organizzativa in realtà inesistente. Naturalmente i giudici fascisti non prestarono fede a tale versione.

Trascorse in carcere 6 anni, contraendovi una grave forma tubercolare.

Dopo la caduta del fascismo, fu segretario del C.L.N. di Cagliari e, con la Liberazione, divenne sindaco della sua città.

Alla scissione del Partito Sardo d’Azione (estate 1948) seguì Lussu nel Partito sardo di azione socialista, ma morì pochi mesi dopo. M.A.S.

Pintor, Luigi

N. a Roma il 18.9.1925; giornalista. Fratello di Giaime Pintor (v.), partecipò alla Guerra di liberazione nelle file dei G.A.P. a Roma. Arrestato dalla banda Koch, sfuggì alla condanna a morte.

Nel dopoguerra è stato membro del Comitato centrale del P.C.I., redattore e poi condirettore de l’Un[...]

[...]hiesa e della Santa Sede, che ha giurato di servire e di difendere, imparte la sua prima benedizione dalla loggia esterna di Piazza San Pietro, non solo a Roma ed all’Italia, ma a tutte le nazioni e a tutte le genti e porta a tutti l’augurio di quella universale pacificazione che tutti così ardentemente sospiriamo ».

Nel 1926 iniziò trattative ufficiali che, dopo il superamento di non poche difficoltà, si conclusero nel febbraio 1929 con la firma dei Patti Lateranensi (v.).

Papa fortemente impegnato sul terreno politico, si adoperò non poco per regolare i rapporti con i governi dell’epoca, a beneficio della Chiesa.

Il motto iscritto nel suo stemma era « La pace di Cristo nel regno di Cristo ». Dopo il Concordato (v.), vide in Benito Mussolini, « l'uomo della Provvidenza ».

Aprì quindi trattative con numerosi governi, concluse quasi sempre con la firma di un Concordato, di una convenzione o di un « modus vivendi » (dei 18 patti ufficiali, si ricordano quelli con la Lettonia, la Polonia, la Baviera, la Francia, la Lituania, la Cecoslovacchia, il Portogallo, la Romania, la Prussia, la Germania, l’Austria, la Jugoslavia, la Romania).

L’urto con il regime fascista

Dette inoltre grande impulso all’Azione Cattolica (v.) che, in Italia, fu l’unica organizzazione ufficiale sganciata dal fascismo e tol

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Grazie ad un complesso algoritmo ideato in anni di riflessione epistemologica, scientifica e tecnica, dal termine R.M., nel sottoinsieme prescelto del corpus autorizzato è possible visualizzare il seguente gramma di relazioni strutturali (ma in ciroscrivibili corpora storicamente determinati: non ce ne voglia l'autore dell'edizione critica del CLG di Saussure se azzardiamo per lo strumento un orizzonte ad uso semantico verso uno storicismo μετ´ἐπιστήμης...). I termini sono ordinati secondo somma della distanza con il termine prescelto e secondo peculiarità del termine, diagnosticando una basilare mappa delle associazioni di idee (associazione di ciò che l'algoritmo isola come segmenti - fissi se frequenti - di sintagmi stimabili come nomi) di una data cultura (in questa sede intesa riduttivamente come corpus di testi storicamente determinabili); nei prossimi mesi saranno sviluppati strumenti di comparazione booleana di insiemi di corpora circoscrivibili; applicazioni sul complessivo linguaggio storico naturale saranno altresì possibili.
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