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da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol VI (T-Z e appendice), p. 212

Brano: [...] contadini, tenuti ai margini della vita sociale organizzata. Diffidenza e paure poterono essere superate attraverso un’attuazione rapida e decisa della riforma: l’accoglimento di ben 600.000 domande di terra fra l’aprile e il settembre 1945, sulle

750.000 presentate, consentì un consolidamento del governo di Debrecen sul piano del consenso e della legittimità.

Confidando nella favorevole situazione così creatasi, i comunisti ungheresi si opposero al rinvio delle elezioni, sicuri di poter raccogliere i frutti di una politica in cui, oltre alla ormai ben avviata riforma agraria, ampia diffusione avevano registrato l’istituzione delle commissioni di fabbrica nelle industrie, la riorganizzazione del sindacato su base unitaria e quella dell’esercito su base democratica. Fu quindi per loro una vera doccia fredda quando, alle elezioni dell’ottobre 1945, scoprirono che la forza in grado di raccogliere la maggior parte dei suffragi (il 57%) era il P.P.P.T., mentre il Partito comunista si fermava a un modesto 17%. Questi risultati elettora[...]

[...]e i frutti di una politica in cui, oltre alla ormai ben avviata riforma agraria, ampia diffusione avevano registrato l’istituzione delle commissioni di fabbrica nelle industrie, la riorganizzazione del sindacato su base unitaria e quella dell’esercito su base democratica. Fu quindi per loro una vera doccia fredda quando, alle elezioni dell’ottobre 1945, scoprirono che la forza in grado di raccogliere la maggior parte dei suffragi (il 57%) era il P.P.P.T., mentre il Partito comunista si fermava a un modesto 17%. Questi risultati elettorali rispecchiavano un anticomunismo del mondo agrario che andava al di là della stessa campagna del cardinale Mindszenty (v.), tutta incentrata sulla difesa, da parte delle masse cattoliche, del patrimonio tradizionale ungherese. D’altra parte, la doppia natura, popolare e conservatrice, del P.P.P.T. veniva a trovarsi in aperto contrasto con il Blocco di sinistra costituitosi aH’interno del Fronte e composto da comunisti, socialisti e contadinonazionali, mentre l’Armata Rossa, già con la sua sola presenza, svolgeva un ruolo negativo non facilmente eliminabile. D'altra parte, gli accordi interalleati, mentre prevedevano il ritiro entro 90 giorni delle truppe sovietiche dai paesi dell'Europa centroorientale, avevano precisato come questa regola non andasse applicata per l’Ungheria e la Romania, in quanto l’U.R.S.S. era autorizzata a “ proteggere ”, attraverso questi paesi, le proprie linee di comunicazione con l’Austria. Comunque, all’indomani delle elezioni, venne costituito un governo di coalizione, nel quale 7 portafogli

andarono al P.P.P.T., 3 ai comunisti, 3 ai socialisti e 1 al partito agrario.

Negli anni immediatamente successivi la società ungherese soffrì di numerosi e profondi traumi: dopo aver definitivamente rinunciato alle rettifiche di confine ottenute alla vigilia della guerra, dovette procedere a uno scambio paritetico di popolazioni con la Cecoslovacchia, per cui ben 500.000 ungheresi furono costretti ad abbandonare la Slovacchia meridionale, risolvendo in tal modo un annoso problema etnico e di regolamentazione dei confini. La popolazione dello Stato ungherese subì così un rimescolamento che fu ulteriormente[...]

[...]per cui ben 500.000 ungheresi furono costretti ad abbandonare la Slovacchia meridionale, risolvendo in tal modo un annoso problema etnico e di regolamentazione dei confini. La popolazione dello Stato ungherese subì così un rimescolamento che fu ulteriormente accentuato dalla decisione del governo di Budapest di confiscare, sempre per ragioni “nazionali”, le proprietà terriere degli oriundi tedeschi (anche se la maggior parte di queste ormai non appartenevano più a latifondisti), mentre ben pochi delle centinaia di migliaia di ebrei spediti nel 1944 nei campi di sterminio facevano ritorno in patria. L’Ungheria fu inoltre costretta a versare all’U.R.S.S. rilevanti riparazioni, mentre aH'interno del paese erano andati distrutti il 90% dei ponti ferroviari e il 69% delle locomotive. Nel suo complesso, l’Ungheria aveva subito danni per 22 miliardi di pengò (pari alle entrate di 5 anni prebellici) e, nondimeno, nel 1946 dovette destinare qualcosa come il 65% della propria produzione totale per far fronte al pagamento delle riparazioni, più un[...]

[...]amento delle riparazioni, più un altro 18% del proprio bilancio nel 1947.

In simili condizioni la crisi che investì il paese assunse aspetti drammatici: l’inflazione raggiunse ritmi di crescita assolutamente ingovernabili, basti pensare che il cambio con il dollaro U.S.A. toccò quasi i 30 milioni di miliardi di pengò. Fu necessario introdurre una nuova moneta, il fiorino (pari a 400 quadrilioni di pengò del 1946), venne fissato per legge un rapporto minimo fra salari (peraltro bassissimi) e valore dei prodotti disponibili, e assicurato un alto livello di investimenti destinati ai settori indispensabili per la ricostruzione. Questa operazione, ovviamente drastica per tutti, colpì soprattutto le vecchie classi dirigenti, depauperandole e costringendo molte imprese private a chiedere esse stesse di venir nazionalizzate.

La Repubblica popolare

Mentre l’economia subiva ristrutturazioni tanto profonde da modifica

re radicalmente i rapporti di forza fra gli strati sociali, la lotta politica si fece accesa, vuoi perché fra P.P. P.T.[...]

[...]re dei prodotti disponibili, e assicurato un alto livello di investimenti destinati ai settori indispensabili per la ricostruzione. Questa operazione, ovviamente drastica per tutti, colpì soprattutto le vecchie classi dirigenti, depauperandole e costringendo molte imprese private a chiedere esse stesse di venir nazionalizzate.

La Repubblica popolare

Mentre l’economia subiva ristrutturazioni tanto profonde da modifica

re radicalmente i rapporti di forza fra gli strati sociali, la lotta politica si fece accesa, vuoi perché fra P.P. P.T., socialisti e contadini nazionali emergevano orientamenti miranti a individuare soluzioni di governo a prescindere dall’apporto comunista (operazione questa numericamente possibile ne! nuovo Parlamento nazionale), vuoi perché la preponderanza di voti e candidati di destra nel P.P.P.T. aveva fatto prevalere in questo partito l’originario carattere democraticomoderato.

Dopo il gennaio 1946, quando una legge istituì la Repubblica, i comunisti condussero la loro battaglia politica rafforzando da un Iato il Blocco di sinistra e cercando dall’altro di isolare nella coscienza e nella vita politica del paese l’ala destra del P.P.P.T.. A tale scopo furono organizzate imponenti manifestazioni operaie a Budapest per protestare contro la grave situazione dell’economia, mentre le esigenze di epurazione contro gli elementi nazisti spinsero fra il 1945 e il 1948 i tribunali popolari a giudicare quasi 20.000 persone e a comminare 420 condanne a morte. Forti del controllo che avevano sugli apparati di polizia, come confermerà anni dopo Ràkosi (v.), i comunisti chiesero e ottennero l’espulsione di 21 deputati del P.P.P.T. accusati di collusione con il fascismo.

L’asprezza della polemica non lasciava peraltro ancora intravvedere come sbocco inevitabile la formazione di un partito unico: nello stesso Partito comunista era viva la percezione che fosse necessario costruire una politica di alleanze non solo in campo sociale, ma anche in quello politico.

Di “multipartitismo” si parlò esplicitamente al III Congresso del P.C.U., tenutosi alla fine del 1946. Révai, intervenendo in quell’occasione, disse: « Questa avanzata verso il socialismo è indubbiamente più lenta del cammino che abbiamo percorso nel 1919,[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol V (R-S), p. 345

Brano: [...]iversale con la elezione del Consiglio in base ad esso ». Il cambiamento istituzionale si ebbe soltanto nel 1906, quando

il vasto movimento unitario prodottosi ottenne la convocazione dei comizi elettorali e, il 10 giugno, i « conservatori democratici » ottennero 42 seggi su 60. Da quel momento il Consiglio assunse la denominazione di « grande e generale » che ancora conserva.

In San Marino si poneva inoltre con acutezza la questione dei rapporti fra Stato e Chiesa, esistendo una vera e propria sovrapposizione di quest’ultima allo Stato, problema che doveva essere sciolto per consentire lo sviluppo di una autentica democrazia politica. Nello scontro frontale che ne seguì, i cattolici locali, non sentendosi vincolati dalla “questione Romana” (v.), decisero di organizzarsi subito in partito politico: VUnione Cattolica Popolare che trovò vasti consensi e l'adesione dei conservatori agrari.

Fascismo e antifascismo

Quantunque le vicende italiane si siano sempre ripercosse in qualche misura sulla vita sanmarinese, sarebbe errato parlare di una trasposizione meccanica: nel caso del fascismo, l'avvento della dittatura in Italia portò profondi mutamenti nella dirigenza locale, ma le istit[...]

[...] popolare in San Marino, occorre inoltre tener presente che localmente la classe operaia esisteva in misura minima e che le lotte politiche del primo dopoguerra furono qui condotte da braccianti, artigiani, negozianti e intellettua

li democratici (per esempio, la grande manifestazione del 2021.7.1919, in solidarietà con le “repubbliche comuniste”). Su queste forze sociali si basava il P.S.S., il cui orientamento era allora massimalista, come apparve al Congresso socialista di Bologna del 58.10.1919.

Nel 1920 si costituì in San Marino

il Partito Popolare [P.P.) che trovò la propria base sociale principalmente nelle campagne, fra i coltivatori diretti, meno fra i grandi proprie

tari e i mezzadri, e che ebbe come organo di stampa il giornale “Libertà”. In effetti si trattava del travestimento della vecchia Unione Cattolica Popolare che scomparve come tale dalla scena politica, pur acquisendo quei nuovi elementi positivi maturati aH’interno del mondo cattolico. Tra le forze tradiziona

li rimase consistente VUnione Democratica (U.D.), la cui base sociale raccoglieva moderati, intellettuali e la destra storica sanmarinese.

Alle elezioni del 14.[...]

[...]il giornale “Libertà”. In effetti si trattava del travestimento della vecchia Unione Cattolica Popolare che scomparve come tale dalla scena politica, pur acquisendo quei nuovi elementi positivi maturati aH’interno del mondo cattolico. Tra le forze tradiziona

li rimase consistente VUnione Democratica (U.D.), la cui base sociale raccoglieva moderati, intellettuali e la destra storica sanmarinese.

Alle elezioni del 14.11.1920 il P.S.S.,

il P.P. e l’U.D. ottennero rispettivamente 18, 29 e 13 seggi su 60. Il Partito Popolare, con poco meno del 50% dei seggi, divenne la forza politica dominante. I consiglieri del P.S.S. non si presentarono all’insediamento del Consiglio e, di conseguenza, decaddero. Nelle elezioni suppletive svoltesi il 10.4.1921

i seggi socialisti passarono al P.P. e all'U.D. in seguito a un accordo elettorale intercorso fra questi due partiti e il massimalismo ricevette così un duro colpo.

Nella primavera del 1921, con la nascita di una organizzazione comunista locale, si affacciò sulla scena politica della repubblica un nuovo protagonista. Si trattava di una piccola Sezione che aderì alla Federazione romagnola del P.C. d’I., prendendo parte all’attività di questa, ma se è vero che questa modesta organizzazione locale attraversò poi vicende spesso contraddittorie (il Partito comunista sanmarinese o P.C.S. sarà costituito solo nel 1941),

il fatto [...]

[...]i San Marino dette rifugio a non pochi perseguitati politici: dagli emilianoromagnoli che vi cercarono scampo fino all’ungherese Bela Kun. Ciò non poteva non suscitare dispute, scontri e minacce alla Repubblica da parte del banditismo fascista: nel 1921 Italo Balbo vi condusse una scorreria e, a Serravalle, si ebbe uno scontro fra fascisti e rifugiati politici, con morti e feriti. Questo episodio indusse

il governo della repubblica (retto dal P.P.) a chiamare a San Marino

i Reali Carabinieri italiani che vi restarono poi per circa 15 anni. La “libertà di San Marino” fu così apertamente violata e, per la prima volta, per responsabilità diretta delle autorità di governo. Ma quello fu solo l’inizio di un periodo di gravi restrizioni delle libertà democratiche; queste si concretizzarono, oltre che nella presenza dei carabinieri, nella censura s*jlla stampa e nella

Un numero de l'Ardito Rosso, organo degli Arditi Rossi e dei Giovani Comunisti di San Marino (7.10.1920)

abolizione del diritto di asilo, il che significò consegnare nel[...]

[...]one delle vecchie caste locali che cercarono di risolvere le vecchie e nuove contraddizioni economiche, sociali e politiche con l’introduzione di leggi liberticide e repressive; esse si avvalsero del sostegno del

lo squadrismo italiano che imperversò contro esponenti politici e istituzioni democratiche: Case del popolo e Camere del lavoro furono incendiate, dirigenti politici comunisti e socialisti bastonati ed espulsi dalla repubblica.

Il P.P. (che non era riuscito a « definire con chiarezza » la natura del fascismo) trovò alla testa del P.N. un suo ex dirigente (Manlio Gozzi), ma ciò non lo salvò dall’assalto degli squadristi. Nella Repubblica del Titano il fascismo mirava però a coinvolgere il P.P. nell’azione repressiva: sciolto il Consiglio gran

F Ardito Rosso

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da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol I (A-C), p. 33

Brano: Algeria

dò il Partì du Peuple Algérien (P.P. A. = Partito del Popolo Algerino), il cui contenuto programmatico indicava il rapido processo di maturazione delle forze nazionaliste. Per la prima volta, infatti, nel programma del partito si affermava che la conquista dell’indipendenza doveva essere il risultato di un atto rivoluzionario. II P.P.A. si affermò subito come l’espressione più genuina delle aspirazioni delle masse algerine, ma parallelamente il panorama politico si era arricchito con altre forze nazionaliste: VUnion Populaire Algérienne (U.P.A. = Unione Popolare Algerina), fondata da un giovane farmacista di nome Ferhat Abbas; e l’Associazione degli Ulema d'Algeria, fondata nel 1931 dallo sceicco Ben Badis con finalità religiose, ma che con gli anni doveva assumere sempre più il carattere di centro della opposizione islamica al colonialismo straniero, per divenire infine un vero e proprio movimento politico. Ambedue queste[...]

[...]ressione più genuina delle aspirazioni delle masse algerine, ma parallelamente il panorama politico si era arricchito con altre forze nazionaliste: VUnion Populaire Algérienne (U.P.A. = Unione Popolare Algerina), fondata da un giovane farmacista di nome Ferhat Abbas; e l’Associazione degli Ulema d'Algeria, fondata nel 1931 dallo sceicco Ben Badis con finalità religiose, ma che con gli anni doveva assumere sempre più il carattere di centro della opposizione islamica al colonialismo straniero, per divenire infine un vero e proprio movimento politico. Ambedue queste organizzazioni ebbero una linea e rivendicazioni moderate, ma già esse rifiutavano l’integrazione totale con la Francia.

Il movimento per l’indipendenza

La seconda guerra mondiale operò una svolta assai profonda nelle vicende del nazionalismo algerino. Il crollo della Francia, che indebolì il prestigio della metropoli agli occhi delle grandi masse; i principi di libertà e di indipendenza, in nome dei quali gli stessi algerini venivano chiamati a combattere contro i nazifa[...]

[...]movimento di De Gaulle), volte a mobilitare gti algerini contro il governo di Vichy; e, infine, la liberazione di tutti i capi nazionalisti a seguito dello sbarco delie forze alleate in Algeria (novembre 1942), legittimarono da un lato la lotta nazionalista e, dall’altro, la radicalizzarono, facendo avanzare la rivendicazione dell’indipendenza immediata.

Lo dimostrò subito I’U.P.A. che, abbandonando le precedenti posizioni moderate, inviò un appello alle autorità alleate, in cui si dichiarava:

« Questa guerra non è una guerra di liberazione dei popoli senza distinzione di razza o di religione. Malgrado le promesse che sono state fatte loro e i sacrifici sostenuti, le popolazioni autonome dell’Algeria sono prive di libertà e dei diritti essenziali di cui godono le altre. L’opinione mussulmana vuole

essere associata alla sorte comune non solo per nuovi sacrifici ». Era il 20.12.1942. Poiché l’appello rimase senza risposta, il 10.3.1943 esso venne reso pubblico e trasformato in Manifesto del popolo algerino, in cui si avanzava esp[...]

[...]torità alleate, in cui si dichiarava:

« Questa guerra non è una guerra di liberazione dei popoli senza distinzione di razza o di religione. Malgrado le promesse che sono state fatte loro e i sacrifici sostenuti, le popolazioni autonome dell’Algeria sono prive di libertà e dei diritti essenziali di cui godono le altre. L’opinione mussulmana vuole

essere associata alla sorte comune non solo per nuovi sacrifici ». Era il 20.12.1942. Poiché l’appello rimase senza risposta, il 10.3.1943 esso venne reso pubblico e trasformato in Manifesto del popolo algerino, in cui si avanzava esplicitamente la richiesta di una costituzione che riconoscesse la indipendenza algerina. Questa volta la risposta francese fu rapida e secca: il generale Catroux, governatore francese in rappresentanza del « Comitato francese di liberazione nazionale », rispose che « l’unità della Francia e dell’Algeria costituisce un dogma e mai la Francia consentirà alla indipendenza dell’Algeria, che ne è parte integrante ». Sulla base di questo principio venne varato un «piano» di riforme e di ordinanze, che concedevano agli algerini solo alcuni diritti parziali. Le reazioni furono violente: da una parte, i coloni francesi trovarono le riforme pericolose e dannose; dall’altra, i nazionalisti denunciarono definitivamente la politica di assimilazione alla Francia come contraria a ogni forma di i[...]

[...]agli algerini solo alcuni diritti parziali. Le reazioni furono violente: da una parte, i coloni francesi trovarono le riforme pericolose e dannose; dall’altra, i nazionalisti denunciarono definitivamente la politica di assimilazione alla Francia come contraria a ogni forma di indipendenza. La situazione si radicalizzò.

Il 14.3.1944, per la prima volta da quando era nato il nazionalismo algerino, il movimento di Ferhat Abbas si incontrò con il P.P.A. e con l’Associazione degli Ulema, per dare vita a un’organizzazione unitaria che prese il nome di «Amici del Manifesto e della Libertà » (A.L.M.). Gli obiettivi politici ne erano tra i più avanzati: creare in Algeria « una repubblica autonoma, federata a una repubblica francese rinnovata, anticolonialista e antimperialista »; « lottare contro i privilegi delle classi dirigenti, affermando l’uguaglianza tra gli uomini »; « smascherare gli intrighi e le manovre delle forze reazionarie e feudali mussulmane e francesi, e di tutti coloro che hanno un interesse qualsiasi al mantenimento del regim[...]

[...]e regioni di Guelma e di Setif, tristemente famosi, e venne successivamente proclamata la legge marziale; 44 villaggi furono rasi al suolo. Gli algerini uccisi furono 45.000; gli arrestati, 4.650 e, tra questi, tutti i dirigenti dei movimenti nazionalisti, che furono sciolti e posti fuori legge. Nel libro « Gli Algerini », una raccolta di testimonianze di combattenti del Fronte di liberazione nazionale, un partigiano dice: « Per noi la guerra scoppiata il 1° novembre 1954 aveva avuto inizio nel nostro cuore l’8 maggio 1945 ».

Gli eccidi francesi conclusero tragicamente l’ultimo atto, volto al negoziato con l’occupante da parte del nazionalismo algerino, e sin da allora maturò la convinzione che solo la lotta armata sarebbe stata

10 strumento valido per la conquista della indipendenza. Passeranno però degli anni prima che il nazionalismo algerino possa riprendersi dal colpo subito.

Liberati da un’amnistia nel marzo 1946, Ferhat Abbas e Messali Hadj diedero vita a due nuovi partiti: l’Union Démocratique du Manifeste Algérien (U.D[...]

[...] nel marzo 1946, Ferhat Abbas e Messali Hadj diedero vita a due nuovi partiti: l’Union Démocratique du Manifeste Algérien (U.D.M.A. = Unione Democratica del Manifesto Algerino) e il Mouvement pour le Triomphe des Libertés Démocratiques (M.T. L.D. = Movimento per il Trionfo delle Libertà Democratiche). Fino al 1953, però, entrambi i partiti non sapranno andare al di là di una posizione attendista e di rivendicazioni legalitarie e riformiste dell’applicazione dello Statuto del 1947, in base al quale l’Algeria otteneva una parziale autonomia, con assemblee elettive miste di coloni e mussulmani. Lo stesso Fronte algerino per la difesa e il rispetto delle libertà, costituito nel 1951 con l’adesione di tutti i partiti, compreso il Partito Comunista Algerino (P.C.A.), si pone come unico obiettivo quello dell’invalida delle elezioni, a causa dei brogli operati dall’amministrazione coloniale. La situazione mutò a partire dal 1953. Nell’aprile di quell’anno il M.T.L.D. tenne il suo congresso nazionale e la maggioranza si pronunciò contro la direz[...]

[...]P.C.A.), si pone come unico obiettivo quello dell’invalida delle elezioni, a causa dei brogli operati dall’amministrazione coloniale. La situazione mutò a partire dal 1953. Nell’aprile di quell’anno il M.T.L.D. tenne il suo congresso nazionale e la maggioranza si pronunciò contro la direzione attendista e riformista. Il partito entrò in crisi ma, da questa crisi, nacque un nuovo movimento,

11 quale raccolse tutti i migliori quadri del vecchio P.P.A. e della cosiddetta Organizzazione Speciale

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da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol IV (N-Q), p. 700

Brano: Ponza

Don Sturzo [al centro) con Giulio Rodino e altri delegati durante il congresso del P.P. a Bologna (1919)

nel carcere napoletano di Poggioreale. Nella primavera del 1935 fu celebrato un processo che si concluse con la condanna a pene relativamente lievi, mentre permise agli imputati di rinnovare, nel corso del dibattimento, le proprie dichiarazioni di antifascismo. Tuttavia, ap* profittando di quella temporanea assenza dei confinati più autorevoli, la Direzione di Ponza potè requisire

lo spaccio, la mensa e rendere quasi impossibile il normale funzionamento della biblioteca.

Nella prima metà del luglio 1939 la colonia di Ponza fu soppressa e tutti i confinati furono tras[...]

[...]he si concluse con la condanna a pene relativamente lievi, mentre permise agli imputati di rinnovare, nel corso del dibattimento, le proprie dichiarazioni di antifascismo. Tuttavia, ap* profittando di quella temporanea assenza dei confinati più autorevoli, la Direzione di Ponza potè requisire

lo spaccio, la mensa e rendere quasi impossibile il normale funzionamento della biblioteca.

Nella prima metà del luglio 1939 la colonia di Ponza fu soppressa e tutti i confinati furono trasferiti nell’isola di Ventotene.

A. Co.

Bibliografia: A. Dal Pont: I lager di Mussolini, La Pietra, Milano 1975; C. Ghini A. Dal Pont: Gli antifascisti al confino, Editori Riuniti, Roma, 1971; C. Ravera: Diario di trent'anni, Editori Riuniti, Roma, 1973; U. Terracini: Al bando del partito, La Pietra, Milano, 1976; A. Dal Pont Simonetta Carolini, L’Italia al confino, La Pietra, Milano, 1983.

Popolare italiano, Partito

P.P.I.. La costituzione del Partito popolare italiano (a detta dello storico Federico Chabod, « un fatto di estrema importanza: l[...]

[...]nati furono trasferiti nell’isola di Ventotene.

A. Co.

Bibliografia: A. Dal Pont: I lager di Mussolini, La Pietra, Milano 1975; C. Ghini A. Dal Pont: Gli antifascisti al confino, Editori Riuniti, Roma, 1971; C. Ravera: Diario di trent'anni, Editori Riuniti, Roma, 1973; U. Terracini: Al bando del partito, La Pietra, Milano, 1976; A. Dal Pont Simonetta Carolini, L’Italia al confino, La Pietra, Milano, 1983.

Popolare italiano, Partito

P.P.I.. La costituzione del Partito popolare italiano (a detta dello storico Federico Chabod, « un fatto di estrema importanza: l'avvenimento più notevole della storia italiana del XX secolo»), avvenne con la diffusione dell'appello « A tutti gli uomini liberi e forti » da parte di un gruppo di militanti cattolici riuniti da don Luigi Sturzo (v.), presso l'albergo « S. Chiara » in Roma, il 18.1.1919.

Alla riunione costitutiva parteciparono: Giulio Rodino, Antonio Pecoraro, Vincenzo Mangano, Luigi Agostino Caputo, Achille Grandi, Carlo Torri ani, Giuseppe Vicentini, Abbondio Martinelli, Pichetti, Paolo Mattei Gentili, Giuseppe Fascetti, Umberto Merlin, Giovanni Bertini, Giovanni Scevola, Stefano Cavazzoni, Stefano Conio, Pietro Borromeo, Giovanni Maria Longinotti, Paolo Cappa, Giovanni Battista Valente, Carlo Bresciani, Amleto Banderali, Carlo Belloni, Pietro Campi Ili, Remo Vi gorelli, Mario C ingoi ani, Ambrogio Martinoli, Giuseppe Benvenuti, Angelo Mauri, Federico Pesenti, Ferdinando Bussetti, Egilberto Martire, Zaccone, Olivieri di Vernier, Angelo Belloni, Giulio Seganti, Antonio BoggianiPico, Giovanni Uberti, Amedeo di Rovasenda, Luigi Bazoli, Carlo Santucci.

In tal modo, da parte cattolica, si riconosceva di fatto lo Stato liberale e si faceva ritorno compatto alla vita politica, dopo i decenni di un « non expedit » (astensione cattolica dalle votazioni per le elezioni politiche) più o meno rigidamente osservato.

Con la confluenza nel partito, avveniva anche la maturazione politica di un variegato movimento c[...]

[...]ci esperienze.

Un partito « moderno »

Caratteristica saliente del Partito popolare era la « rigidità » organizzativa che lo differenziava non solo dai comitati elettorali cattolici costituiti aH’indomani del Patto Gentiioni (accordo elettorale del 1913 tra l’Unione elettorale cattolica e alcuni candidati liberali, ai quali, dietro la firma di una lista di sette impegni, veniva garantito il voto degli elettori cattolici), ma anche dai raggruppamenti politici liberali che, essenzialmente, coincidevano con i singoli gruppi parlamentari egemonizzati dai leader più in vista.

Il partito si poneva invece come interlocutore delle grandi masse, soprattutto di quelle rurali, in aperta concorrenza con i socialisti.

« Il cattolicesimo democratico » — scriveva in quei giorni Antonio Gramsci — « fa ciò che il socialismo non potrebbe: amalgama, ordina, verifica; assunta una forma, diventata una potenza reale, queste folle si saldano con le masse socialiste, consapevoli, ne diventano la continuazione normale ».

Il P.P.!. si dichiarava apertamente « aconfessionale »: a differenza delle organizzazioni cattoliche di [...]

[...]ta.

Il partito si poneva invece come interlocutore delle grandi masse, soprattutto di quelle rurali, in aperta concorrenza con i socialisti.

« Il cattolicesimo democratico » — scriveva in quei giorni Antonio Gramsci — « fa ciò che il socialismo non potrebbe: amalgama, ordina, verifica; assunta una forma, diventata una potenza reale, queste folle si saldano con le masse socialiste, consapevoli, ne diventano la continuazione normale ».

Il P.P.!. si dichiarava apertamente « aconfessionale »: a differenza delle organizzazioni cattoliche di tipo ecclesiale, infatti, non dipendeva direttamente dalla gerarchia della Chiesa e, nonostante vi militassero numerosi sacerdoti (a partire dallo stesso segretario politico), si presentava come partito di cattolici,

non come partito dei cattolici, quindi aperto anche ad altre componenti e ben lontano dalla pretesa di rappresentare la Chiesa nel mondo politico.

D’altra parte, onde evitare equivoci, nella scelta del nome don Sturzo aveva voluto evitare gli aggettivi « cattolico » e « cristiano »: « È superfluo dire — affermerà in sede di relazione programmatica dalla tribuna del primo Congresso del partito — perché non ci siamo chiamati partito cattolico: i due termini sono antitetici: il cattolicesimo è religione, è universalità; il partito è politica, è divisione.

Fin dall’inizio abbiamo escluso che la nostra insegna politica fosse la religione, ed abbiamo voluto chiaramente metterci sul terreno specific[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol I (A-C), p. 654

Brano: [...] Ferrarese), sotto la spinta delle masse e degli elementi di sinistra del Partito popolare, il movimento sindacale cattolico assunse un carattere apertamente classista, perfino in polemica con la riformistica C.G.L..

Nel 1920 la C.I.L. sabotò il movimento dei Consigli di fabbrica, al pari della C.G.L., proponendo alla Presidenza del Consiglio dei ministri un progetto di legge tendente a stroncare l’occupazione delle fabbriche (v.) e, facendo appello ai motivi riformistici dell’azionariato popolare, diede di. quel grandioso movimento politico un’interpretazione economica delle più limitate. Nel 1922 si mantenne estranea all’Alleanza del lavoro (v.) e solo quando il fascismo accomunò nella sua opera di repressione tutte le organizzazioni sindacali, di fronte all’impressionante calo nel numero dei propri iscritti (1922: 1.250.000; 1923: 450.000 1924: 414,000; 1925: 180.000) cercò l’alleanza con le organizzazioni classiste. Alla base, le leghe, le cooperative e le associazioni « bianche » si erano da tempo unite alle forze « rosse » nell[...]

[...]2223. 12.1922) ammise come possibile una « eventuale dignitosa trattativa » con le altre maggiori organizzazioni confederali. In effetti, contro le sopraffazioni fasciste, le violenze a danno dei lavoratori cattolici e la distruzione delle loro or ganizzazioni la C.I.L. fece ben poco, a parte l’invio di un memoriale di protesta, il 12.1.1923, a! presidente del Consiglio Benito Mussolini. Nel giugno 1924, all’epoca dell’assassinio Matteotti, non appoggiò nessuna proposta di sciopero generale antifascista.

L’atteggiamento della C.I.L., del resto, non faceva altro che rispecchiare la politica dell’ala destra del Partito popolare, al quale l’organizzazione sindacale era legata da un patto firmato nel 1921 (il medesimo patto vincolava al P.P. la Confederazione cooperativa italiana, di ispirazione cattolica). Allorché, nel

1922, Io stesso segretario della C.I.L. Giovanni Gronchi (v.) succeduto a G.B. Vaiente, abbandonò la carica sindacale per entrare nel ministero fascista, venne sostituito da Achille Grandi. Questi, insieme a Valente, cercò di difendere l’autonomia dell’organizzazione sottraendosi all’influenza della destra filofascista del Partito popolare, ma intanto l’Azione cattolica (v.) grà cominciava a favorire quell’opera di totale liquidazione dei sindacati che l’avrebbe indotta, dopo il patto di Palazzo Vidoni (v.) e [...]

[...]iguardo all’apoliticità dei sindacati fascisti. Il successivo Consiglio nazionale della C.I.L., molti funzionari della quale erano ormai già passati ai sindacati fascisti e alle sezioni professionali dell'Azione cattolica, ne deliberò la fine. Un « triumvirato » bianco antifascista, formato da Grandi, Gronchi e G. Rapelli cercò di resistere, riuscendo a sopravvivere ancora per qualche tempo.

Bibliografia: G.D. Rossi, Il primo anno di vita del P.P.I., Roma, 1920; E. Rossi, Il Manganello e l'aspersorio, Milano, 1958.

Confederazione generale dell’industria italiana

Confindustria. Organizzazione sindacale dei datori di lavoro del settore industriale. La C. fu fondata a Milano il 7.3.1920 principalmente per fronteggiare la crescente influenza del movimento operaio nelle fabbriche. Tra i primi promotori della sua costituzione è da annoverarsi il presidente della FIAT Giovanni Agnelli (v.). L’organizzazione si proponeva, come dice la risoluzione approvata, di attingere « in se stessa, nella convinzione della utilità della sua fùnzione e[...]

[...]ano, 1958.

Confederazione generale dell’industria italiana

Confindustria. Organizzazione sindacale dei datori di lavoro del settore industriale. La C. fu fondata a Milano il 7.3.1920 principalmente per fronteggiare la crescente influenza del movimento operaio nelle fabbriche. Tra i primi promotori della sua costituzione è da annoverarsi il presidente della FIAT Giovanni Agnelli (v.). L’organizzazione si proponeva, come dice la risoluzione approvata, di attingere « in se stessa, nella convinzione della utilità della sua fùnzione e nella forza della sua organizzazione, il mezzo per una energica azione contro deviazionismi e illusioni... ». Gli obbiettivi fissati si accompagnarono subito con la richiesta al governo di « abbandonare i vecchi metodi, le vecchie debolezze e le vecchie tolleranze, per portare alla di

rezione dello Stato la forza di uomini e metodi nuovi ». Tra i compiti fondamentali della Confindustria fu subito consacrato, quindi, quello di controllare le leve della direzione della cosa pubblica, non più soltanto sul[...]

[...]politica con l’avvento di Mussolini al potere fu del resto rivendicata come un merito dalla Confederazione degli industriali. In un comunicato diramato attraverso l’agenzia Volta l’1.11. 1922, si può leggere: « La Confederazione generale dell’industria, che pur essendo un’organizzazione economica e sindacale non potrebbe, nei momenti più gravi della vita del paese, non assolvere a funzioni squisitamente politiche, ha preso parte attiva allo sviluppo della crisi nazionale e ha esercitato un’influenza diretta e pressante a favore della soluzione Mussolini ».

Il 9.11.1922 il Giornale d’Italia annunciò che i grandi industriali, dopo aver preso atto « con vivo compiacimento » delle direttive economiche e finanziarie enunciate dal nuovo governo, assicuravano la loro completa collaborazione e chiede



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol IV (N-Q), p. 167

Brano: [...]ilitarmente inquadrati, mentre a Romagnano i fascisti uccisero il comunista Giustina. Fallita l’esperienza unitaria socialcomunista dell’Alleanza del Lavoro (v.), dal 9 al 23 luglio sfumò anche l’ultima grande occasione di riscossa proletaria allorché i fascisti, concentrando le loro forze, tentarono, proprio a Novara, di spezzare l'organizzazione operaia del triangolo strategico MilanoTorinoGenova. A Novara confluirono 5.000 squadristi, vere truppe d'occupazione dirette da un comitato segreto, formato da Cesare Maria De Vecchi, Gigi Lanfranconi, Bisi, Cesare Forni e Umberto Rissoli. Con l’appoggio della forza pubblica, i fascisti distrussero oltre 50 sedi di istituzioni operaie e assaltarono 40 municipi rossi. Il bilancio fu di 8 morti e 25 feriti, più centinaia di bastonati. Tra i caporioni fascisti erano: Vittorino Caccia, Giovanni Passerone di Casale Monferrato, Soffiantini ed Ernesto Albini. Quest'ultimo fu l'ideatore della distruzione della Casa del Popolo di Trecate (la « Gerico rossa »), facendone crollare le colonne dopo averle agganciate ai camion.

Al disorientamento dei capi riformisti fece riscontro la determinatezza combattiva dei comunisti che organizzarono la dife[...]

[...]il 1923, in un arroccamento guardingo di quasi totale inope

rosità, interrotta soltanto da azioni rivendicative e più che altro spontanee di particolari settori del movimento operaio e contadino. In questo periodo ebbero luogo numerosi processi contro antifascisti per le lotte degli anni precedenti. Si intensificarono l’emigrazione economica e quella politica, per lo più clandestina.

Le persecuzioni fasciste, dopo aver quasi annientato le opposizioni socialcomuniste, si rivolsero successivamente contro gli altri partiti democratici, cioè contro i liberali (di orientamento prevalentemente amendoliano) e i popolari. Questi si trovavano ormai nettamente divisi in due ali: quella progressista dei giovani e dei sindacalisti (A/afa/e Menotti, Carlo Torelli, Gino Borgna, Enzio Julitta); e l’altra, filofascista, come del resto lo era gran parte delle gerarchie ecclesiastiche. L’ala filofascista, che aveva un proprio organo di stampa [L'Amico), era capeggiata da Pestalozza che, nell’aprile 1923, al IV Congresso nazionale del P.P.!. a Torin[...]

[...]valentemente amendoliano) e i popolari. Questi si trovavano ormai nettamente divisi in due ali: quella progressista dei giovani e dei sindacalisti (A/afa/e Menotti, Carlo Torelli, Gino Borgna, Enzio Julitta); e l’altra, filofascista, come del resto lo era gran parte delle gerarchie ecclesiastiche. L’ala filofascista, che aveva un proprio organo di stampa [L'Amico), era capeggiata da Pestalozza che, nell’aprile 1923, al IV Congresso nazionale del P.P.!. a Torino, insieme a Cornaggia, divenne fautore dell’» Unione nazionale » tra cattolici e fascisti.

Le elezioni del 1924 videro ancora una certa tenuta delle opposizioni. La lista nazionale liberalfascista ottenne il 50% dei voti ed elesse

8 deputati (Aldo Rossini, Amedeo Bel Ioni, Gian Giacomo Ponti, Roberto Forni, Paolino Pel landa, Giovanni Alice, Roberto Olmo, Nestore Mecco). I socialisti massimalisti elessero Riccardo Momigliano, i popolari Vittorio Buratti e i comunisti Fabrizio Maffi.

Delitto Matteotti

Dopo il delitto Matteotti, si costituirono i Gruppi combattenti «■ Italia Libera » (v. Italia Libera) : a Novara sorse il gruppo « G.B. Morandi » e a Vercelli il « Cesare Battisti », mentre sezioni sorsero a Biella, Arona e Oleggio. Queste organizzazioni ebbero un periodico intitolato La Voce dei Liberi, diretto da Roberto Ariani. Fu anche abbozzato un Comitato d’intesa dei partiti di opposizione, ma il fenomeno più interessante di questo periodo venne rappresentato da una significativa ripresa di lotte operaie generalizzate, soprattutto tra i

35.000 lanieri del Biellese (quasi il 60% del Regno), tra i 25.000 cotonieri della provincia, nei due maggiori stabilimenti italiani per la torcitura della seta (a Borgomanero e a Castelletto Ticino), nonché tra i cartai di Serravalle. inoltre si ri

costituirono il Sindacato operai edili socialisti nel Biellese, la Lega bianca tessile a Trecate, i sindacati dei ferrovieri e la cattolica Unione arti tessili.

La ripresa delle forze operaie fu sottolineata dalla ricomparsa de « Il Lavoratore », dall’[...]

[...] agitazioni nelle fabbriche tessili della Valsesia, della valle Strona e di Ponzone, dei metallurgici di Crusinallo e di Novara. Meno grave era per il momento la situazione dei lavoratori della terra, giacché il mercato del riso era ancora importante e, almeno sulla carta, grazie anche alle mai abbandonate forme tipiche di lotta, le mondine ottenevano contratti abbastanza soddisfacenti.

Intanto negli ambienti fascisti si delineavano due contrapposte fazioni: quella oltranzista di Gray e Bel Ioni, e quella dominata da Roberto Forni (fratello del dissidente Cesare Forni, v. Dissidentismo fascista), capo del sindacalismo fascista novarese. La seconda corrente era vicina a Rossini che abbandonata « l’opposizione in aula » del combattentismo (nella primavera 1922 l'Associazione Nazionale Combattenti contava a Novara 24.000 iscritti ed era la più grande organizzazione di massa della provincia), divenne il maggiorente del fascismo novarese, accentrando nelle sue mani le presidenze della Banca Popolare, dell’Ente Risi e dell’Ospedale Maggiore.

Il regime e le lotte clandestine

Nella sua fase di consolidamento, il fascismo trovò nel Novarese una tenace resistenza ad assimilare alla propria organizzazione totalitaria circoli, cooperative, case del popolo.

Nel marzo 1927 la disciolta C.G.d.L[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol IV (N-Q), p. 499

Brano: [...]n un’altra associazione clandestina studentesca di Potenza, detta del Nastro Azzurro, di ispirazione genericamente antifascista e sorta fra i giovani della piccola e media borghesia locale. Quando, in primavera, tale associazione venne scoperta dalla polizia, i suoi membri furono fermati per alcuni giorni, poi rilasciati ma sospesi dalla scuola e ammoniti. A ottenere l’indulgenza della polizia furono le famiglie degli arrestati, in qualche caso appartenenti alla élite fascista locale.

Nel luglio 1943 il circolo dell 'Archivio di Stato propose al « Nastro Azzurro » un’unificazione che però non ebbe luogo, salvo per gli studenti Bellino e Cataldo, già arrestati in primavera.

Con la caduta del fascismo il circolo uscì allo scoperto, ma due dei suoi fondatori (Mario Pedio e Gino Grezzi) furono arrestati per alcuni giorni.

Dopo la Liberazione, il Pedio e altri suoi compagni furono in Lucania tra le più attive figure dell’antifascismo, politicamente vicini al P.C.I.. M.Ma.

Pedoni, Arturo

N. a Verona il 26.5.1896; commerciante. [...]

[...]e che lo condannò a 20 anni di reclusione.

Pedroni, Arturo

N. a Reggio Emilia nel 1907, m. nel 1977; operaio.

Comunista, perseguitato dal fascismo, arrestato nel 1932 insieme ad altri 8 militanti, nel 1933 venne condannato dal Tribunale speciale a 15 anni di reclusione. Scarcerato per amnistia nel 1937, fu sottoposto a libertà vigilata fino al 1939.

Dopo l’8.9.1943, per incarico del P.C.I. svolse attività organizzativa tra i primi gruppi partigiani della montagna reggiana. Ebbe ripetuti contatti con la famiglia di Alcide Cervi e frequentò molto don Pasquino Borghi che, nella sua canonica di Tapignola, ospitava vari partigiani.

Dopo la liberazione della zona montana, divenne egli stesso partigiano, militando nelle Brigate 26a e 145a Garibaldi, come vicecommissario di battaglione e poi ispettore di brigata.

Autore della canzone Non si am più la Comune di Parigi, molto nota in provincia di Reggio Emilia, e di vari scritti di interesse storico apparsi dopo la Liberazione su « Il Volontario della Libertà », poi « Nuovo Riso[...]

[...]iglia di Alcide Cervi e frequentò molto don Pasquino Borghi che, nella sua canonica di Tapignola, ospitava vari partigiani.

Dopo la liberazione della zona montana, divenne egli stesso partigiano, militando nelle Brigate 26a e 145a Garibaldi, come vicecommissario di battaglione e poi ispettore di brigata.

Autore della canzone Non si am più la Comune di Parigi, molto nota in provincia di Reggio Emilia, e di vari scritti di interesse storico apparsi dopo la Liberazione su « Il Volontario della Libertà », poi « Nuovo Risorgimento », il periodico della Resistenza reggiana.

Nel dopoguerra prestò attività in vari organismi democratici e nei suoi ultimi anni fu presidente dell’A. N. P.P. LA. provinciale.

G.Fr.

Pedussia, Aido

N. il 22.12.1922 a Torino; laureato in Scienze economiche, dirigente d’azienda.

Antifascista cattolico, nel 1940 promosse a Torino un movimento giovanile, poi chiamato Movimento universitario antifascista torinese, al quale aderirono studenti provenienti per lo più dall’istituto Tecnico « Sommeiller ». Nel gennaio 1942 i

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da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol IV (N-Q), p. 696

Brano: [...]o consentirono alla popolazione di rientrare nella città semidistrutta e infestata dalla mine lasciate dai tedeschi. Il C.L.N. di Pontedera, prontamente costituitosi, si assunse il compito di iniziare la ricostruzione materiale e morale della città e dell’intero territorio comunale (impresa che, con gli esigui mezzi a disposizione, impegnerà l* Amministrazione comunale di sinistra per vari anni).

Un momento importante della ricostruzione fu rappresentato dalla ripresa dell'attività alla Piaggio, favorita dalla disponibilità di mezzi della proprietà e dallo spirito di sacrificio delle maestranze. Ben presto, grazie al lancio del motoscooter « Vespa », l’azienda conobbe una nuova floridezza. La ripresa economica portò nella zona, insieme al potenziamento delle imprese ausiliari della Piaggio e all'estensione del commercio, allo sviluppo dell'artigianato del cuoio e dei vimini, mentre riprendevano a lavorare anche i cotonifici. Questo complesso di attività ha fatto di Pontedera uno dei maggiori centri industriali della Toscana, anche se negli ultimi anni si sono avute alla Piaggio aspre vertenze sindacali, sia per impedire il ridimensionamento degli impianti sia per la conquista di condizioni di lavoro più giuste sul piano economico e normativo.

L.Gu. G.Ve.

Pontemolino, Eccìdio di

Frazione di soli 11 abitanti nel comune di Ostiglia (Mantova), du

rante la Guerra di liberazione Pontemolino fu vittima di un eccidio[...]

[...]nze sindacali, sia per impedire il ridimensionamento degli impianti sia per la conquista di condizioni di lavoro più giuste sul piano economico e normativo.

L.Gu. G.Ve.

Pontemolino, Eccìdio di

Frazione di soli 11 abitanti nel comune di Ostiglia (Mantova), du

rante la Guerra di liberazione Pontemolino fu vittima di un eccidio.

Il 23.4.1945, mentre gli Alleati raggiungevano gli argini del Po, i tedeschi, fuggendo verso il Nord, irruppero in una fattoria isolata di questa località, nella quale si trovavano Sante Carrara, proprietario del fondo, le sue tre sorelle [Ida, Maria, Elena) e una nipotina.

Sotto gli occhi terrorizzati della bambina, che rimase lievemente ferita, i tedeschi scaricarono addosso ai civili i loro mitra. Poi se ne andarono, portando via alcune decine di cavalli, un centinaio di capi di bestiame, riso, grano e altre vettovaglie.

Sul luogo dell’eccidio, il Comune di Ostiglia ha posto una lapide.

Van. Mi.

Bibliografia: L'eccidio di Ponte Molino presso Ostiglia, in « Mantova libera », 22.5.1945;[...]

[...]n « Mantova libera », 22.5.1945; R. Salvadori, Cronologia analitica della Resistenza mantovana, in « La Resistenza mantovana », Mantova, 1968.

Ponti, Giovanni

N. a Venezia il 19.1,1896, m. nel 1961; professore di Lettere.

Di famiglia borghese cattolica e di tradizioni patriottiche (suo padre aveva combattuto con Garibaldi), edueato in scuole di religiosi, nel primo dopoguerra fu a Venezia tra i fondatori del Partito popolare, del cui gruppo dirigente entrò a far parte come consigliere nazionale. Con le elezioni amministrative dell’ottobre 1920 entrò nel Consiglio comunale, divenendo assessore alla Beneficenza e culto, nonché all’Ufficio comunale del lavoro. Fu candi

dato del P.P. alle elezioni politiche dell’aprile 1924. Dopo l'avvento del fascismo, continuò la sua attività nelle associazioni cattoliche veneziane fino a quando i fascisti (1931) imposero le sue dimissioni da ogni carica.

Professore di Lettere al Liceo « Marco Foscarini » di Venezia, negli anni del regime si dedicò alla scuola, svolgendo anche un’intensa attività di pubblicista e studioso, senza mai compromettersi con il fascismo. Dopo il 25,7.1943 fu tra i promotori della Democrazia cristiana a Venezia e nel gennaio 1944 fu chiamato a rappresentare if partito nel C.L.N. regionale veneto (con Ghidett[...]

[...] attività nelle associazioni cattoliche veneziane fino a quando i fascisti (1931) imposero le sue dimissioni da ogni carica.

Professore di Lettere al Liceo « Marco Foscarini » di Venezia, negli anni del regime si dedicò alla scuola, svolgendo anche un’intensa attività di pubblicista e studioso, senza mai compromettersi con il fascismo. Dopo il 25,7.1943 fu tra i promotori della Democrazia cristiana a Venezia e nel gennaio 1944 fu chiamato a rappresentare if partito nel C.L.N. regionale veneto (con Ghidetti per il P.C.I,, Solari per il P.d’A., Candido per il P.S.I.)*

Prese quindi « parte attiva nel movimento di resistenza e affrontava notevoli rischi e pericoli, coordinando l'azione dei primi nuclei armati, mantenendo collegamenti fra i vari comandi, dirigendo il servizio informazioni » (come si legge nella motivazione della medaglia di bronzo conferitagli nel 1953 per questa sua attività).

Costretto a lasciare la città per sfuggire alle ricerche della polizia fascista, il 7.1.1945, in seguito a una delazione, fu arrestato a Pad[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol IV (N-Q), p. 702

Brano: Popolare italiano, Partito

mento e presidio della vita della nazione.

9. Riforma tributaria generale e locale, sulla base della imposta progressiva globale e con esenzione delle quote minime.

10. Riforma elettorale politica, con il collegio plurinominale a larga base con rappresentanza proporzionale. Voto femminile. Senato elettivo con prevalente rappresentanza dei corpi della nazione.

11. Difesa nazionale. Tutela dell’emigrazione italiana. Politica coloniale in rapporto agli interessi della nazione ed ispirata ad un progressivo incivilimento.

12. Società delle nazioni con i corollari derivanti da una organizzazione generale della vita internazionale: arbitrato, abolizione dei trattati segreti e della coscrizione obbligatoria, disarmo universale ».

Il risultato delle elezioni andò al di là di ogni previsione: il P.P.!. ottenne il 20,6% dei suffragi e conquistò 100 seggi, contro il 32,3% (e 156 seggi) dei socialisti.

Per le vecchie formazioni liberali fu la completa disfatta: « Una Caporetto elettorale », la definì un giornale moderato.

Partito di governo (il Congresso)

Quantunque la forte presenza numerica in Parlamento e la compattezza d’intenti avesse potuto fare dei popolari gli « arbitri » della vita politica italiana, don Sturzo non volle subito un impegno diretto del suo partito nel governo. Ciononostante, qualche tempo prima dell’apertura del II Congresso nazionale (svoltosi a Napoli nell’[...]

[...]zione di Camere regionali di agricoltura, di riforma agraria per il superamento del latifondo e per l’incentivo della piccola proprietà, di riforma tributaria progressiva, di riforma dei tributi locali ecc..

Era, questo, il preludio più evidente all’ingresso dei popolari nel governo. L'occasione propizia infatti si presentò al momento della costituzione del secondo governo Nitti (21.515.6.1920), in cui i popolari entrarono con i ministri Giuseppe Micheli (agricoltura) e Giulio Rodino (guerra), nonché con i sottosegretari Giovanni M. Longinotti, Giovanni Bertini, Antonio Pecoraro e Giacomo Agnesi.

Intanto, nel congresso di Napoli, i delegati avevano affrontato un tema che si stava rivelando molto importante: quello del rapporto con i socialisti.

Paradossalmente « da esso — scriverà lo storico Gabriele De Rosa — scaturì un netto pronunciamento antinittiano. Nell’ordine del giorno Gronchi, approvato dal Congresso, si fissava, tra l’altro, che il Gruppo parlamentare non avrebbe appoggiato un ministero che si mostrava incapace di garantire le libertà essenziali alla vita delle organizzazioni bianche ».

Da parte sua, nella relazione introduttiva al congresso don Sturzo aveva ripreso ed affinato maggiormente la strategia e gli obiettivi del partito: « Abbattere l’accentramento statale, che sacrifica la personalità alle collettività operanti in esso, che toglie la responsabilità alle persone che in nome di esso operano: ridare la coscienza giuridica agli organismi che natura crea, perché lo svolgersi della loro azione non sia senza i limiti della coscienza e senza

il [...]

[...]one delle classi e contingente la lotta; eccitare le energie individuali perché diano all’economia nazionale la fiducia e la forza che eventi o malvolere di uomini d’oggi hanno ridotto quasi alla impotenza: ridare ai valori morali e ideali l’importanza suprema nell’educazione di un popolo per la sua resistenza nelle ore tragiche del paese ».

I popolari parteciparono direttamente anche al successivo governo Giolitti (15.6.19204.7.1921) con Filippo Meda ministro del Tesoro, Giuseppe Micheli (agricoltura), Giovanni Battista Bertone, Bertini, Antonino Pecoraro e Giovanni Maria Longinotti come sottosegretari, nel clima di una nazione percorsa da crisi sociali apparentemente insanabili (occupazione delle fabbriche) e sempre più pesantemente condizionata dalle violenze dell’insorgente squadrismo fascista.

Pio XI, da poco eletto, parla alle associazioni cattoliche convenute a Roma (aprile 1922)

Di fronte al fascismo

Le elezioni amministrative dell’autunno 1920 segnarono un nuovo successo dei popolari: sugli 8.327 comuni e sulle provincie in cui si votò, ottennero la maggioranza in ben 1.650 Consigli comunali (contro i 2.166 conquistati dai socialisti) e in 10 Consigli provinciali.

Il 15.5.1921 Giovanni Giolitti, nella speranza di risolvere l’[...]

[...]dei popolari: sugli 8.327 comuni e sulle provincie in cui si votò, ottennero la maggioranza in ben 1.650 Consigli comunali (contro i 2.166 conquistati dai socialisti) e in 10 Consigli provinciali.

Il 15.5.1921 Giovanni Giolitti, nella speranza di risolvere l’ingovernabilità del paese trovando maggiori spazi d’azione in una Camera rinnovata; provocò elezioni anticipate. Per la prima volta in elezioni nazionali, i moderati si presentarono raggruppati in un’unica lista (il cosiddetto Blocco nazionale), cui aderirono anche i fascisti, diventandone elementi qualificanti.

A elezioni avvenute, i seggi della Camera risultarono così ripartiti: socialisti 122, popolari 107, Blocco nazionale 275 (di cui 35 fascisti e

10 nazionalisti), comunisti 16, repubblicani 7.

Nel successivo governo di Ivanoe Bonomi (4.7.192126.2.1922) venne affidato per la prima volta a un popolare il dicastero della Giustizia.

« La nomina di Rodino a Guardasigilli ■— scriverà don Sturzo — scatenò una bufera, che pose in pericolo il ministero Bonomi, al suo pri[...]

[...] popolare il dicastero della Giustizia.

« La nomina di Rodino a Guardasigilli ■— scriverà don Sturzo — scatenò una bufera, che pose in pericolo il ministero Bonomi, al suo primo presentarsi; e ci volle la minaccia ufficiale del partito che, se Bonomi fosse caduto, i popolari non avrebbero partecipato a un altro ministero, a far superare quel difficile momento e a tener a freno i malcontenti ».

Oltre a Rodino, entrarono in quel governo Giuseppe Micheli (lavori pubblici); Angelo Mauri (agricoltura) ; Antonino Anile (sottosegretario all’istruzione).

Alla caduta di Bonomi, don Sturzo pose apertamente un veto del suo partito al ventilato ritorno di Giolitti, preparando la strada all’avvento di Luigi Facta, nei due consecutivi governi del quale (26.2.192231.10. 1922) furono presenti con Anile (pubblica istruzione), Bertone (finanze) e Bertini (agricoltura).

Rapporti con i socialisti

Intanto, dal 20 al 23.10.1921, si era svolto a Venezia il III Congresso nazionale del partito, dalla tribuna del quale, di fronte all’evidente crisi dello Stato liberale, i popolari affrontarono più concretamente l’ipotesi di una collaborazione diretta con i socialisti.

Alla conclusione del dibattito, quasi tutti i congressisti si trovarono d’accordo nell’intenzione di ricercare la collaborazione con « raggruppamenti politici responsabili.

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Grazie ad un complesso algoritmo ideato in anni di riflessione epistemologica, scientifica e tecnica, dal termine P.P., nel sottoinsieme prescelto del corpus autorizzato è possible visualizzare il seguente gramma di relazioni strutturali (ma in ciroscrivibili corpora storicamente determinati: non ce ne voglia l'autore dell'edizione critica del CLG di Saussure se azzardiamo per lo strumento un orizzonte ad uso semantico verso uno storicismo μετ´ἐπιστήμης...). I termini sono ordinati secondo somma della distanza con il termine prescelto e secondo peculiarità del termine, diagnosticando una basilare mappa delle associazioni di idee (associazione di ciò che l'algoritmo isola come segmenti - fissi se frequenti - di sintagmi stimabili come nomi) di una data cultura (in questa sede intesa riduttivamente come corpus di testi storicamente determinabili); nei prossimi mesi saranno sviluppati strumenti di comparazione booleana di insiemi di corpora circoscrivibili; applicazioni sul complessivo linguaggio storico naturale saranno altresì possibili.
<---fascismo <---fascista <---comunisti <---fascisti <---socialisti <---comunista <---Bibliografia <---Diritto <---antifascismo <---antifascisti <---fasciste <---italiana <---italiani <---italiano <---lista <---Agraria <---Angelo Mauri <---G.B. <---Giovanni Bertini <---Giovanni Maria Longinotti <---Partito comunista <---Storia <---antifascista <---cristiana <---italiane <---nazionalisti <---sindacalismo <---sindacalisti <---socialismo <---socialista <---squadrismo <---squadristi <---A.L.M. <---A.O. <---Abbondio Martinelli <---Alceste De Ambris <---Alfredo Basenti <---Amedeo Bel Ioni <---Amedeo di Rovasenda <---Angelo Belloni <---Antonio Boggiani <---Antonio Gramsci <---Arditi del popolo <---Ardito Rosso <---Boggiani-Pico <---C.G.L. <---C.I.L. <---C.L.N. <---Cario Manzini <---Carità in Palazzo Giusti <---Carlo Peroni <---Carlo Torelli <---Carlo Torri <---Carta Atlantica <---Casa del Popolo <---Case del popolo <---Cesare Maria De Vecchi <---Comune di Ostiglia <---Comune di Parigi <---Consiglio Benito Mussolini <---Cronologia <---Direzione di Ponza <---Editori Riuniti <---Egilberto Martire <---F.I.O.T. <---FIAT <---Ferdinando Bussetti <---Filippo Meda <---G.D. <---Gian Giacomo Ponti <---Gino Borgna <---Gino Grezzi <---Giovanni Battista Bertone <---Giovanni Battista Valente <---Giovanni M <---Giovanni M Longinotti <---Giovanni Minzoni <---Giovanni Passerone di Casale <---Giovanni U <---Giulio Rodino <---Giuseppe Benvenuti <---Gli Algerini <---Guardie Regie <---Il C <---Il C L <---Il Lavoratore <---Il Lavoro <---Il Manganello <---Il Volontario <---Italia Libera <---Ivanoe Bonomi <---L.D. <---La C <---La Pietra <---La Repubblica <---La Voce <---La Voce dei Liberi <---Lettere del Liceo di Potenza <---Luigi Agostino Caputo <---Luigi Bazoli <---Luigi Sturzo <---M.T. <---M.T.L.D. <---Maggio a Intra <---Manifeste Algérien <---Mario C <---Meccanica <---Modena P <---Nuovo Risorgimento <---Olivieri di Vernier <---Organizzazione Speciale <---Orzano di Romanzacco <---P.C. <---P.C.A. <---P.C.I <---P.C.I. <---P.C.S. <---P.C.U. <---P.N. <---P.P.A. <---P.P.I. <---P.P.P.T. <---P.S.I. <---P.S.S. <---P.T. <---Palazzo Giusti <---Paolo Cappa <---Paolo Mattei Gentili <---Partito Comunista Algerino <---Partito Nazionale <---Partito del Popolo <---Passerone di Casale Monferrato <---Peuple Algérien <---Pietro Borromeo <---Pietro Campi Ili <---Pio XI <---Popolo Algerino <---Popolo di Tre <---Populaire Algérienne <---Presidenza del Consiglio <---Programma di Caltagirone <---Raffaele Martorano <---Reali Carabinieri <---Repubblica dei Consigli <---Repubblica del Titano <---Rodino a Guardasigilli <---Romolo Murri <---S.S. <---San Marino <---Sant'Agabio <---Santa Sede <---Scienze <---Scienze economiche <---Scienze politiche <---Settimana di Lenin <---Silvio De Fina <---Silvio Ramazzotti <---Simonetta Carolini <---Storia moderna <---U.D. <---U.D.M.A. <---U.P.A. <---U.R.S.S. <---U.S.A. <---Una Capo <---Unione Cattolica Popolare <---Unione Democratica del Manifesto <---Unione Popolare Algerina <---Unione nazionale <---Virgilio Luisetti <---Vittorino Caccia <---Vittorio Buratti <---amendoliano <---anticolonialista <---anticomunismo <---antimperialista <---antinittiano <---artigiani <---attendista <---banditismo <---cattolicesimo <---classista <---classiste <---colonialismo <---combattentismo <---comuniste <---conformista <---corporativismo <---cristiano <---d'Algeria <---dannunziani <---dell'Azione <---dell'Europa <---deviazionismi <---diano <---emiliano <---filofascista <---ideologico <---latifondisti <---marxista <---massimalismo <---massimalista <---massimalisti <---multipartitismo <---murriana <---nazifascisti <---nazionalismo <---nazionalista <---nazionaliste <---nazisti <---oltranzista <---populista <---progressista <---reggiana <---riformista <---riformiste <---riformisti <---settarismo <---siano <---socialcomunista <---socialcomuniste <---socialiste <---veneziane