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da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol IV (N-Q), p. 2

Brano: Nach und Nebel

Nei campi di deportazione

Ricadevano nel decreto N.N. i responsabili di azioni di sabotaggio, guerriglia, cospirazione clandestina ecc., o presunti tali, catturati nei territori occupati dell’Ovest. Sottratti ai tribunali locali e alle corti militari, essi venivano consegnati alle S.S. o alla Gestapo che li chiudevano in carceri militari o li inviavano in appositi lager. Essi, dovevano indossare casacche contraddistinte dalla sigla N.N. ed erano soggetti a un trattamento di particolare rigore: isolati dagli altri detenuti, esclusi dai kommandos esterni di lavoro, non potevano corrispondere con le famiglie né ricevere pacchi (facoltà che, in linea teorica, era invece consentita ad altre categorie di deportati). Nei

1944, i prigionieri N.N. che si trovavano nelle carceri militari e non erano stati condannati a morte, furono tutti inviati in campi di deportazione, per lo più a Gross Rosen (v.) e a Natzweiler (v.).

La sigla N.N. non venne applicata a deportati dei paesi orientali e neppure agli italiani (salvo che non fossero arrestati in Francia e negli altri paesi dell’Ovest). Si ha però notizia che a Ravensbruck (v.), funzionante anche come campo di transito femminile, gruppi di deportate sovietiche e alcune polacche ne venissero contrassegnate. L’indice di mortalità dei prigionieri N.N. (per esecuzioni, torture, condizioni di lavoro e di vita inumane) fu tra i più alti. II numero complessivo dei deportati di questa categoria in Germania fu di almeno 7.000, dei quali circa 5.000 provenienti dalla Francia. Si ignora il numero esatto dei morti, ma i sopravvissuti furono una esigua minoranza.

Nadalini, Romeo

N. a Carpi (Modena) il 30.11.1908, ivi m. nel luglio 1980; contadino bracciante.

Membro del P.C.I. dal 1927, contribuì all’organizzazione clandestina del Partito e alle lotte bracciantili a Carpi, Soliera e infine in Valtellina, dove si era trasferito per trovar lav[...]

[...]ti dalla Francia. Si ignora il numero esatto dei morti, ma i sopravvissuti furono una esigua minoranza.

Nadalini, Romeo

N. a Carpi (Modena) il 30.11.1908, ivi m. nel luglio 1980; contadino bracciante.

Membro del P.C.I. dal 1927, contribuì all’organizzazione clandestina del Partito e alle lotte bracciantili a Carpi, Soliera e infine in Valtellina, dove si era trasferito per trovar lavoro.

Arrestato nel marzo 1931 e deferito al T.S., venne condannato a 4 anni di reclusione. Tornato in libertà nel novembre 1932 con l'amnistia detta « del Decennale », riprese la lotta e venne nuovamente arrestato nell’aprile 1935, subendo una seconda condanna del T.S. a

10 anni e 6 mesi di reclusione. Dopo 4 anni di carcere tornò libero, ma fu arrestato una terza volta nel novembre 1939.

Menomato nelle condizioni di salute, nel 1940 avviò una piccola officina di riparazioni che divenne poi punto d’incontro di antifascisti e, dopo I'8.9.1943, deposito di armi. Prese parte alla Guerra di liberazione, nelle file della Resistenza modenese, raggiungendo il grado di comandante della Prima zona operativa.

Nagasaki

Grande porto commerciale giapponese, situato sulla costa occidentale deM’isola di Kyushu. Ha circa

430.000 abitanti.

Il 9.8.1945, nel corso della Seconda guerra mondiale, Nagasaki fu colpita da una bomba atomica sganciata da un aereo americano. Tre giorni prima, analoga sorte era toccata ad Hiroshima (v.).

La bomba provocò la morte di

39.000 persone. I[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol I (A-C), p. 138

Brano: [...] numero dei morti. Un numero così elevato di caduti non lo ebbe, nelle giornate insurrezionali, nessuna tra le città del Nord e non può dunque negarsi che soldati e patrioti, sia pure in una situazione disperata e confusa, si siano valorosamente battuti.

« La resistenza di Roma — scriverà Luigi Longo, — rappresentò il tentativo più avanzato compiuto dopo 1*8 settembre di col legare le forze popolari all'Esercito. E per tutto ciò che esso contenne di anticipazione della resistenza popolare e partigiana, della guerra di liberazione, che in seguito avrebbe avuto un ben più alto respiro, non può dirsi totalmente fallito. Sarebbe riuscito — non v’è dubbio — se i quadri dirigenti non avessero tradito, non importa se per insipienza, per calcolo, per viltà, per decadenza professionale o per irresolutezza; se la quinta colonna non fosse stata libera di agire a suo pieno piacimento; se l'Esercito fosse stato tenuto in pugno da capi decisi e patriottici, capaci di trasfondere nelle sue file stanche e demoralizzate da tanti anni di fascismo lo spirito eroico e garibaldino che armava le masse popolari. Nonostante tutto quésto, una parte dell’esercito tenne duro, si batté finché potette, poi si diede alla macchia portando con sè armi e rifornimenti ».

Caduti a Roma tra l’8 e il 10.9.1943

Arma dei Carabinieri

Capitano Di Tommaso Orlando] carab. agg. Baroni Vincenzo; carabinieri: Biferi Alberico, Cannata Giuseppe, Carinci Giuseppe, Ceccarelli Luigi, Colagrossi Antonio, Costabile Angelo, Crocco Giuseppe, Cruccu Mario, De Bernardin Attilio, De Canava Aldo, Gizzi Amerino, Leonardi Venerando, Posenato Luigi, Schiavi Gino, Scione Car

mine, Troilo Tommaso; allievo carabiniere Berasini Alfredo.

Granatieri

Capitano Pandolfo Vincenzo; sottotenente Nicoli Gino; sottotenenti di complemento: Perna Luigi e Persichetti Raffaele; sergente maggiore Frontini Pietro; caporalmaggiore Fanti nato Bruno; caporale Sella Giuseppe; granatieri: Biondi Aldo, Brocchini Giorgio, Calicchia Edoardo, Canepa Elio[...]

[...]erando, Posenato Luigi, Schiavi Gino, Scione Car

mine, Troilo Tommaso; allievo carabiniere Berasini Alfredo.

Granatieri

Capitano Pandolfo Vincenzo; sottotenente Nicoli Gino; sottotenenti di complemento: Perna Luigi e Persichetti Raffaele; sergente maggiore Frontini Pietro; caporalmaggiore Fanti nato Bruno; caporale Sella Giuseppe; granatieri: Biondi Aldo, Brocchini Giorgio, Calicchia Edoardo, Canepa Elio, Daloisio Piedimonte, Fiori Giovanni, Galeotti Luigi, Granpazzi Francesco, Manetto Giulio, Mannucci Mario, Mirabelli Mario, Pavesi Severino, Piperi Antonio, Sartori Giovanni, Scali Agostino, Simonini Giovanni, Spendori Giuseppe, Tasso Nello, Tomassoni Giuseppe, Ventura Luigi, Viganò Carlo, Zanoletti Serafino.

Fanteria di linea

Sergente Calabrese Francesco; caporalmaggiori Bassi Armando, Mazzeteo Antonio e Torelli Egilio; caporali De Felice Alberto, Franchini Attilio e Merelli Pierluigi; fante N.N. della Brigata «Sassari» (8.9.1943); fante N.N. distrettuale; fanti Apollonio Armizio, Belletti Mario, Bennato Armando, Brancato Francesco, Brini Luigi, Buzzacconi Giovanni, Dal Ri Rodolfo, D'Erasmo Giov. Battista, Dominati Vittorio, Gerboni Alfredo, Ippolito Francesco, Marini Armando, Mi noi fi Lorenzo, Minnucci Agostino, Reghelin Mario, Scarantino Salvatore, Serritela Francesco, Serruffidio Marcello, Vetere Antonio.

Carristi

Capitano s.p.e. De Castro Paolino; tenente s.p.e. Gridelli Silvio; sottotententi Consoli Orazio e Fioritto Vincenzo; sergenti maggiori Accardi Erasmo e Bufano Aldo; sergenti Fardelli Gualtiero e Pastorini Aldo; caporalmaggiori Baldinotti Bruno, Belardinelli Giuseppe, Concin Livio e Dall'Occhio Primo; caporali Franchini Francesco e Fusconi Sergio; carristi D’Agostino Antonio, Chiecher Pio, Lazzerini Carlo, Staorengo Mario.

Cavalleria

Maggiore Passero Guido; capita[...]

[...]enti Consoli Orazio e Fioritto Vincenzo; sergenti maggiori Accardi Erasmo e Bufano Aldo; sergenti Fardelli Gualtiero e Pastorini Aldo; caporalmaggiori Baldinotti Bruno, Belardinelli Giuseppe, Concin Livio e Dall'Occhio Primo; caporali Franchini Francesco e Fusconi Sergio; carristi D’Agostino Antonio, Chiecher Pio, Lazzerini Carlo, Staorengo Mario.

Cavalleria

Maggiore Passero Guido; capitani in s.p.e.

Fugazza Romolo, Sabatini Camillo e Vannetti Donni ni Franco; tenente Gray De Cristoforis Silvano; sergente maggiore Bompieri Udino; sergente Solla Alfredo; caporale Turchetti Felice; lancieri Andreoni Mario, Arlotti Andrea, Dotti Dante, Gallesi Augusto e Ruffoldi Guelfo; dragoni Cavalli Vincenzo, Mi lei la Giuseppe e Privitera Epifanio.

Artiglieria

Capitano Lucente Giovanni; capitano in s.p.e. Incannamorte Nunzio; tenente Pelosi Giorgio; sergente maggiore Leoncini Benedetto; sergente Depangher Enrico; caporale Jannone Salvatore; artiglieri Bardellotto Arturo, Battilocchi Antonio, Boggetti Luigi, Bragatto Sergio, Cavani Zelindo, Desideri Luciano, Fabri Luigi, Fuscani Vittorio, Maccari Paolo, Marinelli Giuseppe, Morri Luigi, Pittarelli Gastone, Quarato Antonio, Robetto Riccardo, Rocchi Ferdinando, Salera Romeo, Selvaggio Salvatore, Spinelli Paolo, Tessari Giovanni, Tincani Vittorio, Ubaldini Bruno.

Genio

Sottotenente di complemento Rosso Ettore; genieri scelti Obici Gino, Trombini Gelindo, laccanti Augusto; genieri Ferri Augusto, Mazzuccato Giancarlo, Papalini Alfredo, Ramerà Angelo.

Servizi e corpi ausiliari

Caporalmaggiore Mezzanotte Filippo; flammiere N.N. del Rgt. chimico lanciafiamme (8.9.1943); C.N. Baraldini Primo; soldati Co molli Enrico e Servadio Marcello.

Polizia

Tenente P.A.I. Mollica Antonio; guardia P.A.I. Dionisi Umberto; guardie di P.S. Franzoni Angelo e Liguori Giovanni; guardie P.A.I. Sterpetti Amerigo e Zanuzzi Antonio.

Appartenenti ad Arma o Corpo imprecisati Capitano Bagliani Luigi; sottotenente Bertoni Guido, sergenti Lepore Nicola e Losi Giuseppe; soldati Brizziarelli Domenico, Budini Francesco, Del Gigante Michele, Di Resta Giovanni, lugerini Pasquale, Pag noni Edoardo, Poggi Francesco, Sersante Domenico, Verdecchia.

Civili

N.N., Abbatelli Nicola, Alberti Ugo, Alessandro Natalina, Alici Quinto, Amico Giuseppe, Annibali Anni bai e, Arlotti Laura, Avoli Mattia, Balducci Ezio, Banzi Vincenzo, Basile Maria, Basile Mario, Basilici Luisa, Battagli Dante, Bellini Antonina, Berardi Sten io, Bernardi Antonio, Bernardini Attilio, Bertolini Amerigo, Bidi Maria, Bini Claudio, Boccacci Silvestro, Bonetti Marcello, Borane// Franco, Bordoni Maddalena, Bordoni Teresa, Braccia Alfredo, Broda Lucia, Calabrese Vincenzo, Calvani Antonio, Ùamilletti Pasquale, Camillo Silvio, Canello Enrico, Cappellacci Andrea, Cardarello Marcello, Carli Eleonora, Caruso Michele, Cason Jole, Castellana Domenico Francesco, Catalini Luigi, Caiani Ugo,[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol IV (N-Q), p. 1

Brano: N

Nacht und Nebel

N.N.; Notte e Nebbia. Denominazione di una particolare azione repressiva condotta dalle forze tedesche di occupazione in Europa occidentale durante la Seconda guerra mondiale.

Il cosiddetto NachtundNebelErlass (Decreto Notte e Nebbia) risale a una decisione politica presa da Hitler nel settembre 1941 e fu firmato dal Fuhrer il 7 dicembre dello stesso anno per far fronte ai movimenti di resistenza che si sviluppavano in Francia, Belgio, Lussemburgo, Danimarca, Olanda, Norvegia. Le relative norme di applicazione furono precisate dal comandante supremo della Wehrmacht, Feldmaresciallo Wilhelm Keitel con tre successive circolari che portano la data del 12.12.1941, 16.4.1942, 22.6.1942.

La repressione nazista in Europa

A differenza di quanto da tempo andavano sistematicamente facendo nell’Europa orientale, dove non si preoccupavano di nascondere agli occhi delle popolazioni civili le azioni di indiscriminato sterminio degli ebrei e gli eccid[...]

[...]colari che portano la data del 12.12.1941, 16.4.1942, 22.6.1942.

La repressione nazista in Europa

A differenza di quanto da tempo andavano sistematicamente facendo nell’Europa orientale, dove non si preoccupavano di nascondere agli occhi delle popolazioni civili le azioni di indiscriminato sterminio degli ebrei e gli eccidi degli \ oppositori polacchi, ucraini, russi, nei paesi industrializzati dell’Europa occidentale i nazisti, nei primi anni del conflitto, cercarono di instaurare un rapporto fondato piuttosto sul collaborazionismo quale condizione ottimale per lo sfruttamento delle risorse economiche, della forza lavoro locale e delle infrastrutture necessarie al proseguimento della guerra. All 'inizio,

le forze di occupazione evitarono quindi di adottare qui misure repressive appariscenti per non provocare, soprattutto nelle grandi città, rivolte popolari e conseguenti paralisi degli apparati produttivi; esse crearono governi collaborazionisti (v. Quisling) guidati da uomini di fiducia per meglio usare le pubbliche amministr[...]

[...]grandi città, rivolte popolari e conseguenti paralisi degli apparati produttivi; esse crearono governi collaborazionisti (v. Quisling) guidati da uomini di fiducia per meglio usare le pubbliche amministrazioni e, attraverso queste, emanarono legislazioni speciali che davano parvenza di legittimità adoperato delle forze militari, astenendosi da eccidi troppo appariscenti e ricorrendo a trattamenti carcerari « normali ». Ma dopo che nell’estateautunno 1941 si furono registrati in Francia alcuni attentati, le autorità tedesche di occupazione ritennero che queste misure fossero insufficienti a fronteggiare le iniziative della Resistenza e decisero di ricorrere a più drastiche misure per togliere di mezzo tutti gli oppositori e sostenere i governi collaborazionisti. Si trattava però di compiere l’operazione senza creare « martiri » che avrebbero alimentato Io spirito della Resistenza. Da qui l’idea dell’azione « Nacht und Nebel », fondata sulla segretezza.

Riguardo all’origine di questa denominazione esistono almeno due interpretazioni. Secondo il cappellano della prigione di Colonia M. Gertes, la sigla N.N. non sarebbe che l’abbreviaz[...]

[...]ù drastiche misure per togliere di mezzo tutti gli oppositori e sostenere i governi collaborazionisti. Si trattava però di compiere l’operazione senza creare « martiri » che avrebbero alimentato Io spirito della Resistenza. Da qui l’idea dell’azione « Nacht und Nebel », fondata sulla segretezza.

Riguardo all’origine di questa denominazione esistono almeno due interpretazioni. Secondo il cappellano della prigione di Colonia M. Gertes, la sigla N.N. non sarebbe che l’abbreviazione del latino Nomen nescio per indicare l’anonimità cui erano destinate le vittime. Più plausibile è però che si tratti di un riferimento di scuola romantica, cara a Hitler. Nella terza scena dell’opera wagneriana « L’oro del Reno », Alberico si dissolve in una nube ed esclama: « Nacht und Nebel ... non assomiglio più a niente, scompaio. Mi vedi, fratello? »

E il fratello risponde: « Dove sei? Non ti vedo ».

Nella sua circolare del 12.12.1941, Keitel spiegò che ogni reato contro lo Stato tedesco era da colpire con la pena di morte, in quanto le condanne ai l[...]

[...] tratti di un riferimento di scuola romantica, cara a Hitler. Nella terza scena dell’opera wagneriana « L’oro del Reno », Alberico si dissolve in una nube ed esclama: « Nacht und Nebel ... non assomiglio più a niente, scompaio. Mi vedi, fratello? »

E il fratello risponde: « Dove sei? Non ti vedo ».

Nella sua circolare del 12.12.1941, Keitel spiegò che ogni reato contro lo Stato tedesco era da colpire con la pena di morte, in quanto le condanne ai lavori forzati e al carcere (anche a vita) sarebbero state interpretate come « un segno di debolezza » del Reich. Ma, dal momento che un uso troppo ampio di esecuzioni capitali avrebbe provocato rivolte neM’opinione pubblica dei paesi occupati, indicò l'alternativa: « Si può esercitare efficacemente un'azione intimidatoria o con la pena capitale o con misure tali da far rimanere ignota la sorte del criminale ai suoi famigliari e alla popolazione ».

Secondo la mentalità nazista, l’incertezza sulla sorte delle vittime, dovuta alla mancanza di ogni informazione dopo il loro arresto, avreb[...]

[...]quella volontà di lotta che la notizia della morte avrebbe invece esasperato, acutizzando l’odio della popolazione contro i governi collaborazionisti. È noto come questo crudele metodo di repressione abbia fatto scuola e venga oggi largamente adottato dai regimi dittatoriali, per esempio nell’America Latina dove gli « scomparsi » si contano a migliaia.

Nelle circolari successive, Keitel completò le sue direttive per l'applicazione del decreto N.N. aggiungendo tra l’altro che, qualora non fosse stato ucciso entro 8 giorni dal suo arresto, il prigioniero « dovrà essere trasportato segretamente in Germania », dove: « a) i prigionieri spariranno senza lasciare traccia; b) non si potranno dare informazioni sul luogo dove si trovano e sulla loro sorte ». Segreto doveva rimanere, per sempre, anche il luogo di se poltura delle vittime.



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol IV (N-Q), p. 37

Brano: Natzweiler

Posizione geografica di Natzweiler

I primi deportati politici a Natzweiler furono resistenti alsaziani, francesi, belgi, olandesi e lussemburghesi. Seguirono prigionieri russi, polacchi, jugoslavi e italiani. Vennero concentrati a Natzweiler soprattutto i deportati francesi e belgi N.N. cioè rastrellati durante l’operazione Nacht und Nebel (v.) e, dopo il dicembre 1943, anche tutti i tedeschi N.N. che si trovavano in altri campi.

II comando del campo fu affidato alI’S.S. Hauptsturmfùhrer Joseph Kramer, un tecnico dello sterminio che si era addestrato a Birkenau (v. Auschwitz) e che passerà, nel 1944, a Bergen Belsen (v.).

Pur essendo numericamente uno dei lager più piccoli, Natzweiler divenne subito tristemente famoso per le condizioni disumane di vita, le torture e le violenze gratuite alle quali erano sottoposti i deportati, pene cui più tardi si aggiunsero gli esperimenti chirurgici condotti dal dottor Hirth su vere e proprie cavie umane.

La durezza riscontrabile a Natzweiler dipendeva anche dal fatto che, a differenza degli altri campi sorti dopo il 1933 in Germania per la « rieducazione » degli antinazisti

tedeschi, questo era destinato agli antinazisti di tutta Europa, ai resistenti contro l’occupazione nazista (non a caso sorgeva su territorio francese), quindi mirav[...]

[...]o centrale di Natzweiler (cave, costruzione di strade)

Kommandos esterni: Asbach, AuerbachBensheim, BadenBaden, Balingen (Gruppo Wuste), Balingen Bisingen, Balingen Dautmergen, Balingen Dormettingen (impresa tedesca di ricerche su schisti bituminosi; miniere; metallurgia; Organizzazioné Todt), Balingen Erzingen, Balingen Frommern, Balingen Schòmberg, Balingen Schorzingen, Balingen Zepfenhan, Bernhausen, Bruttig, Calw (Foresta Nera), Cernay (Sennheim), Cochem (Linea Maginot, Stato Maggiore delle S.S.), Cochem Treis, Colmar, Darmstadt, Daudenzell, Donauwiese, Echterdingen (Aerodromo), Ellwangen, Ensingen, Frankfurt am Main (Officine Adler S.A), Geisenheim (Krupp), Gelsiingen a.d.St. (Metallurgia del Wurttemberg), Cittadella di Goben (Servizio S.S.), GmssSachsenheim (Base aerea), Guttenbach (sede dell’amministrazione del lager di Natzweiler dopo l’evacuazione del campo. Si veda il gruppo di campi del Neckar), Hailfingen, Heilbronn (miniere di ferro, Impresa Berger), Heppenheim (Istituto di ricerca), Hessenthal (base aerea), Iffezheim (S[...]

[...]iore delle S.S.), Cochem Treis, Colmar, Darmstadt, Daudenzell, Donauwiese, Echterdingen (Aerodromo), Ellwangen, Ensingen, Frankfurt am Main (Officine Adler S.A), Geisenheim (Krupp), Gelsiingen a.d.St. (Metallurgia del Wurttemberg), Cittadella di Goben (Servizio S.S.), GmssSachsenheim (Base aerea), Guttenbach (sede dell’amministrazione del lager di Natzweiler dopo l’evacuazione del campo. Si veda il gruppo di campi del Neckar), Hailfingen, Heilbronn (miniere di ferro, Impresa Berger), Heppenheim (Istituto di ricerca), Hessenthal (base aerea), Iffezheim (Servizio S.S.), IffezheimBaden OosSandweiller, Kalsheim, Kochendorf (Miniere di sale, costruzioni Heinkel), Leonberg, LongwyThil (sfruttamento di minerali), Mannheim, Metz (scuola S.S. di trasmissioni) .

Gruppo campi del Neckar

Neckarelz I e II (Neckarzimmern; costruzione di un tunnel), Necka

Il campo di Natzweiler



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol I (A-C), p. 241

Brano: Bardi

tetti da gruppi precedentemente appostati a difesa intorno al centro abitato, e si avviarono verso Sopracroda. Qui i partigiani si divisero dai prigionieri liberati: di questi ultimi, i più deboli e gli ammalati vennero affidati a famiglie di patrioti; altri trovarono rifugio presso i rispettivi parenti; una parte preferì invece darsi alla macchia, seguendo i partigiani alla base di Ronc.

Bardi

Comune di circa 7.000 abitanti (2.000 nel capoluogo) in vai Ceno (prov. di Parma); durante la Guerra di liberazione vi confluirono e vi si organizzarono i primi nuclei partigiani delle province di Parma e La Spezia.

Tra i gruppi più consistenti della zona di Bardi si ricorda il « Battaglione Betti », composto da due distaccamenti, uno di parmensi e l’altro di spezzini, al comando di Renzo Saccani [Renzo), [...]

[...]ti nella zona di Bedonia. Vista l’impossibilità di raggiungere un’intesa, non essendo quei gruppi sufficientemente preparati a un’azione immediata di così grande ampiezza, il Comando garibaldino decise di passare ugualmente all’azione: predisposto il piano, fece convergere le forze sui

L’offensiva partigiana in vai Ceno (giugno 1944)

punti prestabiliti e ordinò l’inizio dell’offensiva per le ore 3 del 10 giugno. Tutta la vallata del Ceno venne risvegliata e scossa dalle raffiche delle mitragliatrici e dalle esplosioni delle bombe a mano. I partigiani avanzarono rapidamente e, dopo alcune ore di battaglia, il presidio di Bardi (forte di numerosi militi delle Brigate nere e di carabinieri) fu accerchiato. AH’ihterno della caserma una violenta disputa si accese tra coloro che senz’altro volevano arrendersi e altri, decisi invece a resistere. Avuto il sopravvento i primi, la porta della caserma si aprì per lasciar passare un carabiniere munito di bandiera bianca. Cessato il combattimento, arresasi l’intera guarnigione, la popolazione [...]

[...]resasi l’intera guarnigione, la popolazione si riversò nelle strade per fare ala, entusiasta, all’ingresso dei partigiani. Nella giornata stessa i cittadini di Bardi, radunati nella piazza del comune liberato, acclamarono unanimi a nuovo sindaco l’avvocato Lumia.

Intanto la battaglia proseguiva a ovest della Cisa (v.) e, a uno a uno, i presidi fascisti si arresero. A sera, anche Varano, Varsi e Vianino erano in mano dei partigiani: dopo vent’anni, l'intera valle Ceno si era liberata dal fascismo. Trascinate dal successo e dall’esenrfpio, le formazioni partigiane che avevano precedentemente esitato, entrarono a loro volta in azione e, il 15 giugno, la 1a Brigata « Julia » occupò Borgo Taro. Le valli del Ceno e del Taro poterono così costituire un’importante « zona libera », nella quale, con la nomina di giunte popolari, risorse rapidamente^ la vita democratica. A Borgo Taro vide in quei

giorni la luce il giornale La Nuova Italia, diretto da Achille Pel lizzar i. Le condizioni favorevoli diedero impulso all’ulteriore, rapido svilupp[...]

[...]di giunte popolari, risorse rapidamente^ la vita democratica. A Borgo Taro vide in quei

giorni la luce il giornale La Nuova Italia, diretto da Achille Pel lizzar i. Le condizioni favorevoli diedero impulso all’ulteriore, rapido sviluppo del movimento partigiano locale: la 12a Brigata Garibaldi assunse una più organica struttura e accrebbe la propria consistenza, fino a generare

5 nuove brigate (31a « Copelli », 31a « Forni », 32a « Monte Penna », 135a « M. Betti», 78a S.A.P.). Tutte insieme, le suddette formazioni costituiranno la Divisione «Val Ceno», comandata da Ettore Cosenza [Trasibulo), commissario politico Luigi Leris (Gracco), capo di stato maggiore Mario Squeri [Battaglia). La Divisione « Val Ceno » potè dar prova del suo valore in leggendarie azioni che si susseguirono fino all’insurrezione di aprile e che videro il generoso sacrificio dei suoi migliori combattenti.

I caduti

Seguono i nomi di 312 partigiani caduti in combattimento o fucilati dai tedeschi, appartenenti alle divisioni « Val Ceno », « Val Taro » e ad altre formazioni minori ope« ranti nelle stesse zone.

Divisione d’assalto Garibaldi[...]

[...]ento o fucilati dai tedeschi, appartenenti alle divisioni « Val Ceno », « Val Taro » e ad altre formazioni minori ope« ranti nelle stesse zone.

Divisione d’assalto Garibaldi « Val Ceno * Membri del Comando: Baruffini Arsenio, Caiegaris Ermenegildo, Campana Antonio, Cupellotti Bruno, Fiacconi Renato, Fi nocchi aro Egidio, Frambati Renzo, Gabella Bruno, Jazzi Manfredo, Maraschini Attilio, Pedrazzi Giacomo, Redoano Marco, Ustini Pietro, Valenti Ennio, Vernazza Luigi, Zabel Paul.

3ia Brigata « Forni »: Barabaschi Carlo, Barabaschi Danilo, Bennini Giuseppe, Belriguardo Valentino, Benaglia Bruno, Beri« nesi Bruno, Biolzi Adriano, Bonassera Antonio, Borsi Ermes, Botti Giuliano, Botti Renzo, Bottoni Carlo, Bugelli Renato, Busanf Giovanni, Busani Giuseppe, Carpanini G/orgio, Carra Mario, Castelli Nando, Cella Cario, Cenzi Celso, Copelli Renzo, Corsini Pietro, Craviari Luigi, Curti Rinaldo, Delle Ghirarda Amilcare, Fanfonl Dante, Ferrari Gino, Fiori Mario, Fornaciari Fausto, Gandolfi Antonio, Cannoni Adriano, Gardeni Egidio, Germoni Luigi, Guatelli Renato, Leone Armando, Lindori Pietro, Mambriani Giovanni, Mazzoli Renzo, Melloni Renzo, Meoz* zi Sergio, Mezzi Giovanni, Mossera Giuseppe, N azzar i Franco, Old ani Battista, N.N. (Omar), Peracchi Guerrino, Pincolini Nando, Pincolini Renzo, Piroli Bartolomeo, Pollorsì Carlo, Porta Oscar, Ralli Otello, Rebecchl Gualtiero, Restori Oreste, Rizzi Luigi, Sandrini Evasio, Santi Gino, Sorrenti Vittorio, Sozzi Carlo, Spagi ari Alberto, Tanzi Angelor Tosi Attilio, Vetri Otello, Vignali Alfredo. Vignali Ferdinando, Vignali Emilio, Vignali Rolando, Volpi Livio.

31 a Brigata « Copelli »: Avanzi Pierino, Bellengi Eugenio, Bernazzoli Ugo, Bertocch! Settimo, Bertozzi Enrico, Bertucci Aldo, B[a Pietro, Bigi Antonio, Bocchi Bruno, Boócolarl Remo, Bonardi Ennio, Bonatti Orlando, Boni[...]

[...] Rebecchl Gualtiero, Restori Oreste, Rizzi Luigi, Sandrini Evasio, Santi Gino, Sorrenti Vittorio, Sozzi Carlo, Spagi ari Alberto, Tanzi Angelor Tosi Attilio, Vetri Otello, Vignali Alfredo. Vignali Ferdinando, Vignali Emilio, Vignali Rolando, Volpi Livio.

31 a Brigata « Copelli »: Avanzi Pierino, Bellengi Eugenio, Bernazzoli Ugo, Bertocch! Settimo, Bertozzi Enrico, Bertucci Aldo, B[a Pietro, Bigi Antonio, Bocchi Bruno, Boócolarl Remo, Bonardi Ennio, Bonatti Orlando, Bonini Ugo, Bordini Carlo, Borrini Enrico, Ca« macchi Giuseppe, Camorali Alfredo, Camorali Luigi, Campana Angelo, Carotenuto Raimondo, Cavalli Ivo, Chiapponi Paolo, Chia

241



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol III (H-M), p. 125

Brano: cando il presidio fascista di Portole e poi annientando la guarnigione di Santo Stefano. Nel combattimento cadde il commissario della 3a Compagnia Riccardo Daveggia.

Durante il mese di giugno nuovi volontari italiani confluirono nella « Compagnia Rovignese » che faceva parte del 2° Distaccamento partigiano di Pola ed era comandata dal capitano Marini. Questa formazione, che il 15 giugno fu tra l’altro protagonista di un attacco sulla strada DignanoRoveria, nel quale distrusse 4 autocarri più un’autoblindo e uccise 13 tedeschi, nell’ottobre 1944 venne anch’essa incorporata nel Battaglione « Pino Budicin ».

Intanto sul Monte Maggiore o[...]

[...] cadde il commissario della 3a Compagnia Riccardo Daveggia.

Durante il mese di giugno nuovi volontari italiani confluirono nella « Compagnia Rovignese » che faceva parte del 2° Distaccamento partigiano di Pola ed era comandata dal capitano Marini. Questa formazione, che il 15 giugno fu tra l’altro protagonista di un attacco sulla strada DignanoRoveria, nel quale distrusse 4 autocarri più un’autoblindo e uccise 13 tedeschi, nell’ottobre 1944 venne anch’essa incorporata nel Battaglione « Pino Budicin ».

Intanto sul Monte Maggiore operava la « Compagnia Fiumana » costituita l’11.6.1944 al comando del giovanissimo Giovanni Poscani, studente di liceo a Fiume, che cadrà in combattimento pochi giorni dopo. Della stessa formazione faceva parte Riccardo Bencich, ucciso l’11. 8.1944 a Lupogliano, mentre si recava a un corso politico.

Oltre a costituire queste unità interamente italiane, centinaia di italiani entrarono a far parte di formazioni croate, come l’8a, la 13a, la 36af la 35a e la 43a Divisione istriana, cementando nella lotta comune la fratellanza italojugoslava. La 43a Divisione istriana, che ebbe come comandante Sava Vukelic e come commissario Joze Skocilic, già dirigenti del Comando operativo partigi[...]

[...]no, mentre si recava a un corso politico.

Oltre a costituire queste unità interamente italiane, centinaia di italiani entrarono a far parte di formazioni croate, come l’8a, la 13a, la 36af la 35a e la 43a Divisione istriana, cementando nella lotta comune la fratellanza italojugoslava. La 43a Divisione istriana, che ebbe come comandante Sava Vukelic e come commissario Joze Skocilic, già dirigenti del Comando operativo partigiano dell’lstria, venne formata il 29.8.1944. Di essa fece parte anche il « Budicin », che venne impegnato a fondo dalla offensiva tedesca del settembrenovembre 1944, prima di essere spostato nel Gorski Kotar. Nel 1945 il « Budicin » partecipò alla liberazione di Ogulin, continuando poi a combattere in Istria, fino a sfilare per le strade di Pola liberata.

L'Unione degli italiani dell’lstria

Nei giorni 1011.7.1944 un gruppo di italiani dell’lstria e di Fiume si riunì in territorio istriano e lanciò un proclama per costituire una associazione antifascista tra tutti i membri della comunità italiana.

Il documento enunciava precisamente Io scopo « di fondare l'Unione degli italiani[...]

[...] Segala, Aldo Rismondo, Leopoldo Boscarol e Vladimir Svalbavid. Quest’ultimo, tornando dalla riunione, cadde in una imboscata e rimase ucciso dai fascisti.

II 6.3.1945 l’Unione degli italiani dell’Istria e di Fiume confermò la propria presidenza e il Comitato esecutivo nelle seguenti persone: presidente Dino Faragona di Fiume, ingegnere; vicepresidente Domenico Segala di Rovigno, operaio; segretario Eros Sequi di Treviso, professore; cassiere N.N. di Pola, impiegato.

LMa.

Italia

Lineamenti storici

Politica di accentramento e brigantaggio

Nel corso delle lotte risorgimentali né i moderati né i democratici avevano posto come obiettivo del processo unitario la costruzione di uno stato fortemente accentrato. I primi sembravano guardare alle strutture amministrative della Gran Bretagna; i secondi, sia che si trattasse della regione del Mazzini sia che si trattasse del comune del Pisacane, nucleo di una società socialista, pensavano ad un decentramento che fosse garanzia di una democrazia effettiva. Ma nel 1860, dopo aver conq[...]

[...]l nuovo stato nacque con una rigida struttura amministrativa, accentrata sulla figura del prefetto. A fondamento di questa scelta ci fu anche il timore di forze, come quelle borboniche e clericali, che potevano minacciare l’unità ed esercitare un'azione disgregatrice, ma ci fu soprattutto il timore di uno sviluppo delle forze democratiche, raccolte, in quel momento, intorno a Giuseppe Garibaldi (v.). La soluzione dell’accentramento, in realtà, venne a corrispondere agli interessi della classe dominante che intendeva difendere fermamente l'unità finalmente ottenuta, ma nello stesso tempo non voleva fare nessuna concessione di carattere popolare.

La conseguenza più grave di questa posizione, sul piano politico, fu data dallo scoppio del brigantaggio che, ispirato da gruppi reazionari, trovò alimento in una linea di governo che alle popolazioni del Mezzogiorno, colpite da una crisi economica

che si aggiungeva alla miseria di più antica data, presentava l’immagine di uno stato che affermava il principio unitario più con la forza della[...]

[...] da gruppi reazionari, trovò alimento in una linea di governo che alle popolazioni del Mezzogiorno, colpite da una crisi economica

che si aggiungeva alla miseria di più antica data, presentava l’immagine di uno stato che affermava il principio unitario più con la forza della repressione che cercando il consenso popolare. Il diffondersi ed il rafforzarsi del brigantaggio, che dal 1861 al 1865 devastò le campagne meridionali, col pericolo che venne a costituire per le strutture politiche del nuovo stato, sembrò poi oggettivamente giustificare la necessità dell’impiego della forza. Anche questa ragione fu a fondamento dell’assenza di qualsiasi tentativo, da parte democratica, di cercare i motivi sociali della disperata rivolta contadina; un’altra ragione, di maggior peso, va poi vista nel fatto che, nel Mezzogiorno, i democratici traevano i propri aderenti dalle file di quella stessa borghesia agraria contro cui i contadini erano insorti. D’altra parte, l’attenzione dei democratici fu rivolta in quegli anni soprattutto al problema del c[...]

[...]mpiego della forza. Anche questa ragione fu a fondamento dell’assenza di qualsiasi tentativo, da parte democratica, di cercare i motivi sociali della disperata rivolta contadina; un’altra ragione, di maggior peso, va poi vista nel fatto che, nel Mezzogiorno, i democratici traevano i propri aderenti dalle file di quella stessa borghesia agraria contro cui i contadini erano insorti. D’altra parte, l’attenzione dei democratici fu rivolta in quegli anni soprattutto al problema del compimento dell’unità nazionale (che si ebbe solo nel 1870, con la conquista di Roma); di qui, anche Io spazio lasciato ai moderati per la soluzione delle altre questioni.

Problemi finanziari Alle serie difficoltà politiche del primo periodo unitario vennero ad aggiungersi gravi difficoltà economiche. Mentre le economie di Francia e di Inghilterra (le più direttamente interessate al mercato italiano) conoscevano un periodo di espansione, quella italiana rimase in una situazione di stagnazione. L’unificazione monetaria procedette a rilento e solo nel 1862 potè considerarsi compiuta. L’abolizione delle dogane, che fino al 1860 avevano protetto le industrie più deboli, e l’adozione per tutto il regno delle tariffe del regno di Sardegna provocarono difficoltà notevoli alle industrie meridionali, che disponevano di minori capitali e di una più arre[...]

[...]e fino al 1860 avevano protetto le industrie più deboli, e l’adozione per tutto il regno delle tariffe del regno di Sardegna provocarono difficoltà notevoli alle industrie meridionali, che disponevano di minori capitali e di una più arretrata attrezzatura, ma la crisi non fu poi limitata al Mezzogiorno: anche le industrie settentrionali si trovarono in una situazione non facile di fronte alla concorrenza delle industrie straniere, che in quegli anni ebbero libero accesso sul mercato italiano: furono in realtà esse, più che quelle del Nord, a porre in crisi le industrie meridionali, più impreparate ad affrontare un regime di concorrenza.

D’altra parte, l’abolizione delle dogane interne non significava ancora l’effettiva unificazione del mercato nazionale. La questione più urgente, in questo campo, era quella di migliorare l’attrezzatura tecnica, con



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol III (H-M), p. 778

Brano: Monchio

giorno di Pasqua, ripeto, e nelle nostre famiglie si era preparata un po' di festa; molte famiglie avevano preparato addirittura i tortellini... Bene: le donne di Monchio ci portarono i tortellini in postazione e festeggiammo la Pasqua sparando sui tedeschi e mangiando i tortellini. Combattemmo e respingemmo la puntata offensiva tedesca ».

Le vittime dell’eccidio Esistono vari elenchi « ufficiali » dei trucidati, carenti per eccesso o per difetto e si deve alla paziente opera di ricerca di Pietro Alberghi la ricostruzione di un elenco che, allo stato attuale, è certamente il più esatto.

Trucidati di Susano: Celso Gualmìni, Clerice Aschieri, Massimiliano Aschieri, Raffaele Gualmini, Maria Baschieri, Lavinia Guaimini, Celso Gualmini (nipote del[...]

[...]arenti per eccesso o per difetto e si deve alla paziente opera di ricerca di Pietro Alberghi la ricostruzione di un elenco che, allo stato attuale, è certamente il più esatto.

Trucidati di Susano: Celso Gualmìni, Clerice Aschieri, Massimiliano Aschieri, Raffaele Gualmini, Maria Baschieri, Lavinia Guaimini, Celso Gualmini (nipote della precedente), Viterbo Gualmini, Aurelio Gualmini, Delia Albicini, Ursilia Marastoni, Orfea Marastoni, Carlo di N.N., Filippo Gherardo, Francesca Garzoni, Camillo m.o Ba Ideili, Dovindo Casacci, Battista Casini, Florigi Casolari, Domenico Pagliai, Tonino Pagliai, Giuseppe Peli, Andrea Peli, Dante Zenchi.

Trucidati di Costrignano: Ersilio Barbati, Ignazio Barbati, Luigi Barbati, Luigi Pasquino Barbati, Mario Boschi eri, Pellegrino Beneventi, Giacomo Beneventi, Giuseppe Beneventi, Adelmo Carni nati, Luigi Casinieri, Giambattista m.o Ceccherelli, Sante Chiesi, Tolmino Compagni, Secondo Ferrari, Nino Ferrari, Lorenzo Ghiddi, Alcide Lami, Silvio Lami, Ennio Lami, Marcellina Lorenzi, Massimo Maestri, Giuseppe [...]

[...]i, Florigi Casolari, Domenico Pagliai, Tonino Pagliai, Giuseppe Peli, Andrea Peli, Dante Zenchi.

Trucidati di Costrignano: Ersilio Barbati, Ignazio Barbati, Luigi Barbati, Luigi Pasquino Barbati, Mario Boschi eri, Pellegrino Beneventi, Giacomo Beneventi, Giuseppe Beneventi, Adelmo Carni nati, Luigi Casinieri, Giambattista m.o Ceccherelli, Sante Chiesi, Tolmino Compagni, Secondo Ferrari, Nino Ferrari, Lorenzo Ghiddi, Alcide Lami, Silvio Lami, Ennio Lami, Marcellina Lorenzi, Massimo Maestri, Giuseppe Pancani, Cesare Pi goni, Lino Pi goni, Ernesto Ri oli, Claudio Rioli, Pellegrino Rioli, Dante Rosi, Lodovico Sassatelli, Enrico Severi.

Trucidati di Monchio: Callisto Abbati, Cristoforo Abbati, Giuseppe Abbati, Milziade Abbati, Raffaele Abbati, Remo Abbati, Tommaso Abbati, Ermenegildo Albicini, Adelmo Barozzi, Augusto Barozzi, Mario Barozzi, Giuseppe Bed ostri, Luigi Bedostri, Livio Bucciarelli, Ambrogio Braglia, Adele Cornetti, Luigi Cornetti, Giovanni Caminati, Alberto Caselli, Ernesto Carani, Geminiano Carani, Ernesto Compagni, Enric[...]

[...], Cesare Pi goni, Lino Pi goni, Ernesto Ri oli, Claudio Rioli, Pellegrino Rioli, Dante Rosi, Lodovico Sassatelli, Enrico Severi.

Trucidati di Monchio: Callisto Abbati, Cristoforo Abbati, Giuseppe Abbati, Milziade Abbati, Raffaele Abbati, Remo Abbati, Tommaso Abbati, Ermenegildo Albicini, Adelmo Barozzi, Augusto Barozzi, Mario Barozzi, Giuseppe Bed ostri, Luigi Bedostri, Livio Bucciarelli, Ambrogio Braglia, Adele Cornetti, Luigi Cornetti, Giovanni Caminati, Alberto Caselli, Ernesto Carani, Geminiano Carani, Ernesto Compagni, Enrico Debbia, Franco Debbia, Valerio Debbia, Roberto Debbia, Egidio Ferrari, Remo Ferrari, Teobaldo Ferrari, Giuseppe Fiorentini, Teodoro Fontanini, Attilio Giberti, Eleuterio Giberti, Giuseppe Giusti, Aurelio Guglielmini, Emilio Guglielmini, Luigi Guglielmini, Giuseppe Guglielmini, Renato Guglielmini, Più Sajelli, Amilcare Magnani, Ivo Marchi, Giuseppe Martelli, Alvino Martelli, Gino Massari, Celso Mesini, Alessandro Mesini, Remo Mussi, Attilio Ori, Ernesto Ori, Claudio Pancani, Ernesto Pancani, Marco Pancani, T[...]

[...]lielmini, Luigi Guglielmini, Giuseppe Guglielmini, Renato Guglielmini, Più Sajelli, Amilcare Magnani, Ivo Marchi, Giuseppe Martelli, Alvino Martelli, Gino Massari, Celso Mesini, Alessandro Mesini, Remo Mussi, Attilio Ori, Ernesto Ori, Claudio Pancani, Ernesto Pancani, Marco Pancani, Tonino Pancani, Leonildo Pistoni, Michele Pistoni, Ernesto Ricchi, Viterbo Ricchi, Antonio Rioli, Pellegrino Rioli, Mauro Rioli, Agostino Silvestri, Ines Silvestri, Ennio Tincani, Geminiano Tincani, Dante Venturelli, Gioacchino Venturelli, Fiorindo Venturelli.

Adelmo Sassatelli, di Savoniero, venne fucilato il 19 marzo a Montefiorino.

Bibliografia: L. Braglia, La strage di Monchio, in « Rassegna annuale dell’istituto storico della Resistenza in Modena e provincia », n. 4, 1963; W. Cozzi, Ricordo di Camillo Baldelli e di G. Battista Ceccherelli, ivi, n. 5, 1964; Per il XX anniversario dell’eccidio di Monchio, Commemorazione alla

Camera dei Deputati nella seduta del 18.3.1944, Roma, Colombo 1964; P. Alberghi, Attila sull'Appennino. La strage di Modena e le origini della lotta partigiana nella Valle del Secchia, Modena, ISR, 1969; W. Cozzi, La strage di Susano, Costrignano e Monchio del 18 marzo 1944, s.n.tip. 1968; L. Casali, La repubblica di Montefiorino medaglia d’oro della Resistenza, Modena, Amministrazione Provinciale, 197273.

L.Ca.

Mondine

Mondariso; risaiole. Operaie agricole addette alla monda del riso, consistente nella pulitura delle risaie dalle erbe infestanti e nel trapianto delle pianticelle; l’operazione, attuata dai primi di giugno alla metà di luglio, richiede in un breve periodo di tempo u[...]

[...]ne si dimostrarono oltremodo disagiate e opprimenti, sia a causa dell’ambiente malsano (l’acquitrino) in cui si svolgevano sia per l’avidità e la brutalità dei padroni. Solo nel 1869 il ministro dell’lntemo Cantelli decretò che il lavoro in risaia non poteva aver inizio prima della levata del sole né continuare dopo il tramonto e ciò per contenere, almeno sulla carta, lo spietato sfruttamento padronale. L’imperversare della malaria, che mieteva innumerevoli vittime tra le risaiole,

indusse poi il ministro dell’Agricoltura a emanare nel 1886 un regolamento che impegnava le autorità sanitarie alla distribuzione gratuita del chinino, estensibile all’intera popolazione dei comuni interessati.

Lotte socialiste

Quando, a partire dal 1882, la propaganda socialista cominciò a diffondersi tra le masse rurali risvegliando nei lavoratori la coscienza dei loro diritti, le rivolte un tempo confuse delle mondariso si concretizzarono in precise rivendicazioni sindacali e le loro lotte diedero luogo a poderosi scioperi. Il grido di « Boia di [...]

[...]e rurali risvegliando nei lavoratori la coscienza dei loro diritti, le rivolte un tempo confuse delle mondariso si concretizzarono in precise rivendicazioni sindacali e le loro lotte diedero luogo a poderosi scioperi. Il grido di « Boia di quei signori! » perse il tono di risentita ingiuria per acquistare significato prettamente politico.

Nelle risaie (impiantate principalmente in Piemonte, Lombardia, Emilia) lavoravano nella quasi totalità donne e fanciulli della zona, più molte altre lavoratrici provenienti nei mesi di giugno e luglio di ogni anno dalle regioni limitrofe, soprattutto dall’Appennino. Le condizioni di lavoro, già insopportabili per i lavoratori del luogo, erano ancora peggiori per le « forestiere », incettate da appositi intermediari che sottraevano loro una parte del già irrisorio compenso (fin dal novembre 1902, in un Congresso dei contadini a Mortara fu chiesto, tra l’altro, che l’Ufficio del Lavoro si impegnasse a organizzare il servizio di collocamento gratuito).

Oltre a innumerevoli agitazioni locali accese ed estinte in poche ore, a scioperi tenaci ancorché ristretti a zone limitate e spesso contrastati con le armi dalla forza pubblica e col crumiraggio organizzato

Mondine di Argenta al lavoro in risaia (1906)

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Grazie ad un complesso algoritmo ideato in anni di riflessione epistemologica, scientifica e tecnica, dal termine N.N., nel sottoinsieme prescelto del corpus autorizzato è possible visualizzare il seguente gramma di relazioni strutturali (ma in ciroscrivibili corpora storicamente determinati: non ce ne voglia l'autore dell'edizione critica del CLG di Saussure se azzardiamo per lo strumento un orizzonte ad uso semantico verso uno storicismo μετ´ἐπιστήμης...). I termini sono ordinati secondo somma della distanza con il termine prescelto e secondo peculiarità del termine, diagnosticando una basilare mappa delle associazioni di idee (associazione di ciò che l'algoritmo isola come segmenti - fissi se frequenti - di sintagmi stimabili come nomi) di una data cultura (in questa sede intesa riduttivamente come corpus di testi storicamente determinabili); nei prossimi mesi saranno sviluppati strumenti di comparazione booleana di insiemi di corpora circoscrivibili; applicazioni sul complessivo linguaggio storico naturale saranno altresì possibili.
<---italiani <---S.S. <---fascismo <---fascisti <---italiane <---nazista <---socialista <---A Borgo Taro <---Achille Pel <---Adele Cornetti <---Adler S <---Agraria <---Alberto Caselli <---Alessandro Mesini <---Apollonio Ar <---Attilio Giberti <---Attilio Ori <---Aurelio Gualmini <---Baden-Baden <---Baldinotti Bruno <---Balingen Erzingen <---Balingen Frommern <---Banzi Vincenzo <---Bardellotto Arturo <---Baruffini Arsenio <---Basile Mario <---Battagli Dante <---Belletti Mario <---Bennini Giuseppe <---Berardi Sten <---Bertozzi Enrico <---Bibliografia <---Bini Claudio <---Biolzi Adriano <---Bompieri Udino <---Bonassera Antonio <---Bonatti Orlando <---Bonetti Marcello <---Bordoni Maddalena <---Borrini Enrico <---Borsi Ermes <---Botti Giuliano <---Braccia Alfredo <---Brigate nere <---Brocchini Giorgio <---Broda Lucia <---Bugelli Renato <---C.N. <---Caiani Ugo <---Caiegaris Ermenegildo <---Calabrese Francesco <---Calabrese Vincenzo <---Camillo Baldelli <---Campana Angelo <---Canello Enrico <---Canepa Elio <---Cannata Giuseppe <---Capitano Bagliani Luigi <---Cardarello Marcello <---Carli Eleonora <---Carotenuto Raimondo <---Carpanini G <---Castellana Domenico Francesco <---Castelli Nando <---Catalini Luigi <---Cavalli Ivo <---Cavani Zelindo <---Ceccarelli Luigi <---Cella Cario <---Celletti Vito <---Celluprica Francesco <---Censi E <---Cerrai Alessandro <---Chiecher Pio <---Chierichetti Ines <---Cimini Romano <---Cimini Secondino <---Cittadella di Goben <---Claudio Rioli <---Clerice Aschieri <---Clerici Felice <---Cocco Alessandro <---Cogliati Rodolfo <---Colonia M <---Colonia M Gertes <---Compagnia Fiumana <---Compagnia Riccardo <---Compagnia Rovignese <---Conti Rossana <---Cordoni Wanda <---Craviari Luigi <---Cristini Giuseppa <---Crocco Giuseppe <---D'Erasmo <---Daimler-Benz <---Dal Ri Rodolfo <---Dante Rosi <---Dante Venturelli <---Dante Zenchi <---De Bernardin Attilio <---De Canava Aldo <---De Felice Alberto <---Del Gigante Michele <---Delle Ghirarda Amilcare 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