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da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol III (H-M), p. 218

Brano: [...], io sono un uomo ». Martin non dimenticò mai « quello sguardo del poliziotto, pieno di stupore per l'audacia di quella frase e per la rabbia di non poterci arrestare ».

A 15 anni entrò in un collegio religioso, sicché potè laurearsi in teologia e filosofia. Nel 1954 ebbe l'incarico di pastore in una comunità battista di Montgomery, nell'Alabama.

La « nonviolenza »

I suoi sermoni, carichi di passione e di fede religiosa, e accompagna

Martin Luther King parla a una manifestazione per 1 diritti civili (Chicago, 21.6.1964)

ti da una straordinaria eloquenza, gli diedero subito una immensa popolarità e un grande prestigio nella comunità nera della città. Martin Luther King teorizzava la « nonviolenza » e la sua linea di emancipazione dei neri si distaccava da quella che, in quegli stessi anni, cominciava a divenire dominante in altri movimenti della gente di colore. Egli voleva « inserire il nero nella linea maestra della vita americana », estendendone gli attuali diritti a tutti i suoi abitanti, senza alcuna aspirazione a mutamenti radicali e profondi del sistema. Perciò organizzava la lotta sulla base di marce pacifiche, canti collettivi, sitin per l’affermazione dei diritti civili, senza mai portare quella azione agli scontri più aspri, imposti dalla violenz[...]

[...]itti civili, senza mai portare quella azione agli scontri più aspri, imposti dalla violenza razzista. Su questa base, nel 1955 diede il via a una serie di manifestazioni che avrebbero tuttavia aperto nuovi orizzonti alla lotta dei neri americani. Il 4.12.1955 una donna nera venne arrestata a Montgomery perché si era rifiutata di cedere in autobus il posto a un bianco, e proprio nel settore del veicolo « riservato » ai bianchi. Quella sera stessa Martin Luther King lanciò la parola d’ordine del boicottaggio delle linee automobilistiche della città. Il giorno dopo, nessun nero salì sugli autobus. King venne arrestato, ma lo « sciopero » continuò senza incrinature e alla fine i neri vinsero: la segregazione sugli autobus venne dichiarata illegale. Fu quella una delle prime manifestazioni in cui i neri, restando uniti, riuscirono a ottenere una vittoria antirazziale e, su quella base, Luther King sviluppò il suo movimento nazionalmente.

Assai giustamente uno storico della lotta dei neri americani ha scritto: « King era un pastore e predicava in chiesa: [...]

[...]imi. Il movimento da lui iniziato ebbe un valore decisivo: rappresentò, nella storia dei neri americani, il primo impegno di massa nell'azione diretta.

Allenandosi nelle tecniche della nonviolenza, i neri rafforzarono la loro coscienza, svilupparono il loro spirito organizzativo; dimostrarono senza equivoci che non avevano paura dei loro oppressori ».

La lotta per i diritti civili

Un secondo momento importante della lotta organizzata da Martin Luther King fu quello dato dai moti di Birmingham (U.S.A.) nel 1963. La città era stata volutamente scelta per una grande manifestazione, essendo una delle sedi principali del Ku Klux Klan (v.), e l’occasione era offerta dalla celebrazione del centenario del proclama di Lincoln sulla fine del regime schiavista. Lo stesso governo federale (era presidente degli U.S.A. J.F. Kennedy) guardò con preoccupazione all’iniziativa. Luther King venne sconsigliato di portarla avanti, ma non cedette.

La polizia della città fu rafforzata, per controllare una folla traboccante di neri convenuti da più Stati. Lo scont[...]

[...]brazione del centenario del proclama di Lincoln sulla fine del regime schiavista. Lo stesso governo federale (era presidente degli U.S.A. J.F. Kennedy) guardò con preoccupazione all’iniziativa. Luther King venne sconsigliato di portarla avanti, ma non cedette.

La polizia della città fu rafforzata, per controllare una folla traboccante di neri convenuti da più Stati. Lo scontro fu inevitabile: vi furono migliaia di arrestati, tra cui lo stesso Martin Luther King; il movimento nonviolento perdette il control

lo della situazione e la popolazione nera reagì alle violenze della polizia spalleggiata dai razzisti locali.

« L'America — scrisse allora il giornalista Len Holt — seppe che una pazienza vec

218



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol III (H-M), p. 219

Brano: Kir, Félix

chia di un secolo non è inesauribile. E ormai era esaurita ».

Dopo Birmingham, pur non abbandonando i principi della nonviolenza, Martin Luther King consolidò e accentuò il carattere di lotta (e non più soltanto di protesta) del movimento. L’assassinio di J. F. Kennedy, in cui il leader nero confidava molto per la realizzazione del suo programma riformista d’integrazione, accelerò il maturare di nuove posizioni che, pur tenendolo ancora lontano dalla lotta più avanzata di Malcolm X e di Rap Brown, del Black Power (Potere nero) e delle Pantere Nere, lo portarono a collegare la questione razzista a problemi più generali della società americana, come la guerra nel Vietnam e la povertà. Elementi di questa maturazione erano già presenti, del r[...]

[...]cerne la condizione sociale dei neri), nella grande marcia dei 250.000 su Washington che King organizzò nel 1963, per sostenere la legge sui diritti civili presentata da Kennedy. Ma fu soprattutto dopo l’approvazione di quella legge (1964) che King venne prendendo coscienza dei limiti della battaglia giuridica per l’integrazione. Nello stesso anno veniva insignito del Premio Nobel per la pace.

La rivolta nera

La crisi degli orientamenti di Martin Luther King coincise del resto con un declino della sua organizzazione. La lotta si andava infatti radicalizzando e i ghetti cominciavano a esplodere. Nel 1964 insorse Harlem e nelle estati successive vi sarebbe stata una catena ininterrotta di sommosse e rivolte in tutte le principali città americane, da Detroit a Chicago. Le masse nere dimostrarono di non credere più nel movimento della nonviolenza e pensavano all’autodifesa, ad armarsi e a reagire attivamente all’apparato repressivo della violenza bianca.

Comprendendo la svolta che stava maturando, Martin Luther King rivolse un estremo appello alla[...]

[...]do e i ghetti cominciavano a esplodere. Nel 1964 insorse Harlem e nelle estati successive vi sarebbe stata una catena ininterrotta di sommosse e rivolte in tutte le principali città americane, da Detroit a Chicago. Le masse nere dimostrarono di non credere più nel movimento della nonviolenza e pensavano all’autodifesa, ad armarsi e a reagire attivamente all’apparato repressivo della violenza bianca.

Comprendendo la svolta che stava maturando, Martin Luther King rivolse un estremo appello alla coscienza bianca:

« Se la legge per i: diritti civili — scrisse allora — venisse annacquata, se il negro pensasse che non può far altro che passare da un ghetto all’altro, la disperazione sarebbe talmente grande da rendere arduo il compito di mantenere la lotta nei limiti della nonviolenza. Dipende insomma dalla capacità dei dirigenti bianchi di riconoscere che questo problema deve essere risolto, e risolto in gran fretta ».

L’appello non venne raccolto e Martin Luther King continuò a organizzare manifestazioni che fornivano

una base di massa ad azioni[...]

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« Se la legge per i: diritti civili — scrisse allora — venisse annacquata, se il negro pensasse che non può far altro che passare da un ghetto all’altro, la disperazione sarebbe talmente grande da rendere arduo il compito di mantenere la lotta nei limiti della nonviolenza. Dipende insomma dalla capacità dei dirigenti bianchi di riconoscere che questo problema deve essere risolto, e risolto in gran fretta ».

L’appello non venne raccolto e Martin Luther King continuò a organizzare manifestazioni che fornivano

una base di massa ad azioni sempre più radicali di lotta. Continuò a credere nella nonviolenza, ma la speranza di uha soluzione pacifica della questione nera lo abbandonò sempre più. Il 4.4.1967 egli pronunciò quello che è forse il discorso più avanzato del suo programma e della sua lotta ormai ultra decennale:

« Esiste una evidentissima e quasi facile relazione tra la guerra dei Vietnam e la lotta che io e gli altri stiamo conducendo in America. Qualche anno fa vedemmo finalmente un po’ di luce. Sembrava davvero che ci fosse una prome[...]

[...]e i cambiamenti sociali acquistano un significato più profondo quando sono ottenuti con un’azione non violenta [...] ma il Vietnam? Capii allora che non avrei mai più potuto levare la voce contro la violenza degli oppressi nei ghetti senza aver prima parlato francamente al massimo produttore di violenza del mondo contemporaneo: il mio governo ».

In realtà il razzismo americano non poteva tollerare neanche un predicatore della nonviolenza come Martin Luther King. La logica dell’oppressione razziale non poteva più permettere neanche manifestazioni pacifiche, nel quadro di una radicalizzazione oggettiva che portava masse di nonviolenti a lottare su terreni più avanzati. E freddamente, a Memphis, dove si stava preparando una ennesima e grande manifestazione, fu decisa la morte dell’ultimo grande predicatore della possibilità di una integrazione indolore tra neri e bianchi negli Stati Uniti. Ad armare la mano dell’assassino (un pregiudicato bianco di oscura provenienza) saranno i servizi segreti del governo U.S.A..

R. Le.

Kir, Félix

N. il 22.1.1[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol IV (N-Q), p. 347

Brano: [...]ovimento nonviolento. A Capitini si deve l’aver stimolato in Italia l’impegno sulle tematiche non violente, culminante nella lotta per il riconoscimento dell’obiezione di coscienza al servizio militare.

La lotta per il riconoscimento giuridico dell’obiezione di coscienza ha significato per i nonviolenti italiani il passaggio da posizioni di individualismo eticoreligioso a scelte sociopolitiche, fondendo l’influenza del pensiero gandhiano e di Martin Luther King con il pacifismo cristiano e l’antimilitarismo di origine socialista. L’appoggio ai movimenti di liberazione nazionale del Terzo Mondo, l’analisi del ruo

lo imperialista delle superpotenze, dello sfruttamento capitalistico e neocoloniale (v. Neocolonialismo) sono ormai diventati dati diffusi in questo ambito.

Il ruolo dei cattolici in questa fase è di particolare interesse: mentre la gerarchia religiosa non osteggia

i nuovi movimenti pacifisti di ispirazione confessionale (Movimento internazionale della riconciliazione, Movimento cristiano per la pace, Pax Christi), i cattolici più p[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol IV (N-Q), p. 345

Brano: [...]o l’india a ottenere l’indipendenza nazionale. Come è noto, Gandhi fu ucciso da un sicario a Delhi nel 1948, ma il suo insegnamento indicò proposte operative e nuove prassi di lotta, « pacifiche » ma non passive. Di tale esperienza saprà far tesoro il pacifismo del secondo dopoguerra.

/ « diritti civili » in U.S.A.

Esempio della fusione tra il pacifismo cristiano e nonviolenza gandhiana fu, a partire dagli anni Cinquanta, l’opera svolta da Martin Luther King (v.) negli Stati Uniti, a difesa dei diritti della minoranza negra. Pastore battista impegnato nella lotta per l’integrazione razziale, King aveva fortemente subito l’influenza del pensiero di Gandhi.

Egli stesso dichiarò che « la dottrina cristiana del l’amore, operante attraverso il metodo gandhiano della nonviolenza, è una delle armi più potenti a disposizione di un popolo oppresso ».

Particolarmente famose sono rimaste le lotte guidate da King contro la segregazione sui mezzi pubblici di trasporto, nell'iscrizione dei neri alle università, e così via. La serie di campagne nonviolent[...]


Grazie ad un complesso algoritmo ideato in anni di riflessione epistemologica, scientifica e tecnica, dal termine Martin Luther King, nel sottoinsieme prescelto del corpus autorizzato è possible visualizzare il seguente gramma di relazioni strutturali (ma in ciroscrivibili corpora storicamente determinati: non ce ne voglia l'autore dell'edizione critica del CLG di Saussure se azzardiamo per lo strumento un orizzonte ad uso semantico verso uno storicismo μετ´ἐπιστήμης...). I termini sono ordinati secondo somma della distanza con il termine prescelto e secondo peculiarità del termine, diagnosticando una basilare mappa delle associazioni di idee (associazione di ciò che l'algoritmo isola come segmenti - fissi se frequenti - di sintagmi stimabili come nomi) di una data cultura (in questa sede intesa riduttivamente come corpus di testi storicamente determinabili); nei prossimi mesi saranno sviluppati strumenti di comparazione booleana di insiemi di corpora circoscrivibili; applicazioni sul complessivo linguaggio storico naturale saranno altresì possibili.
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