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da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol II (D-G), p. 54

Brano: [...]e riallacciantesi alla storica « sinistra » democratica italiana.

La maggior parte dei quadri del nuovo partito, scrive Mario Vinciguerra, aderiva alla « ripristinata Massoneria del Grande Oriente, anziché a quella di rito scozzese! che s’era macchiata di servilismo verso il passato governo per ottenere una sprezzante tolleranza ».

La Democrazia del lavoro cominciò a riorganizzarsi alla vigilia della caduta di Mussolini, quando uomini come Ivanoe Bonomi (v.) e altri ex parlamentari del periodo prefèscjsta, ristabiliti i contatti tra loro, cercarono di influenzare autorevoli rappresentanti della borghesia che si andava staccando dal fascismo, tentarono approcci con Casa Savoia e con lo stesso Vittorio Emanuele III per invitarlo a rompere col fascismo. I fondatori della Democrazia del lavoro, che si fecero più attivi alla vigilia del 25.7.1943, si presentavano altresì come eredi dell’Unione Nazionale fondata da Giovanni Amendola nel 1925.

Il gruppo, rappresentato da Meuccio Ruini, aderì al Comitato delle correnti antifasciste presieduto da [...]

[...]esia che si andava staccando dal fascismo, tentarono approcci con Casa Savoia e con lo stesso Vittorio Emanuele III per invitarlo a rompere col fascismo. I fondatori della Democrazia del lavoro, che si fecero più attivi alla vigilia del 25.7.1943, si presentavano altresì come eredi dell’Unione Nazionale fondata da Giovanni Amendola nel 1925.

Il gruppo, rappresentato da Meuccio Ruini, aderì al Comitato delle correnti antifasciste presieduto da Ivanoe Bonomi, di cui facevano parte esponenti del Partito d'Azione, comunisti, democristiani, liberali e socialisti. Il 9.9.1943, quando si formò a Roma il Comitato centrale di liberazione nazionale (v.), la Democrazia del lavoro vi venne rappresentata da Ivanoe Bonomi, Meuccio Ruini e Mario Cevolotto; quest’ultimo fu designato anche membro della Giunta militare del C.L.N. stesso.

Nel gennaio 1944 la Democrazia del lavoro fu rappresentata al Congresso dei C.L.N. di Bari (v.) da Francesco Cerabona, Vincenzo Rinaldi,

Domenico Tripepi, Mario Montessori, Pietro Massari, Nicola Lombardi, Silvio Danza, Andrea Galdo, Giuseppe Patruno. A rappresentare il partito in seno alla Giunta esecutiva venne designato Francesco Cerabona.

Nella Guerra di liberazione

Durante l’occupazione tedesca i demolaburisti curarono la diffusione dei periodici clandestini Ricos[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol III (H-M), p. 772

Brano: [...]diti rispetto a parecchie delle dinastie abbattute.

Il nazionalismo organizzato — matrice del fascismo (v.) — fu quindi l'espressione politica conforme ai programmi di governo e alle velleità di prestigio della monarchia sabauda.

Ciò non toglie che essa traesse consensi e si valesse di fervide devozioni tra correnti dichiaratamente liberali, cattoliche, di indirizzo perfino radicaleggiante e di pretese aspirazioni socialistiche (il caso di Ivanoe Bonomi non è che una manifestazione rilevante di un più diffuso fenomeno constatabile in certi gruppi socialdemocratici, i quali tennero la scena politica italiana fino all’avvento del fascismo nutrendo, di fatto, simpatie monarchiche) . Sembra pertanto lecito dire che l’assenza di un partito monarchico ufficiale dall’agone politico italiano nei decenni fino alla dittatura mussoliniana va attribuita non al caso, bensì al fatto che il monarchismo era presente in forze e in posizioni dirigenti entro tutto l’arco delle formazioni politiche borghesi, con qualche propaggine secondaria perfino nei ranghi [...]

[...]re formazioni consimili — per lo più di scarsissima consistenza e non poche con vita assai effimera — nacquero come correnti di esplicita connotazione monarchica, ma rimasero alquanto a margine del duro scontro che neH’italia occupata oppose i rinati partiti democratici a tendenza repubblicana e i fedeli della monarchia.

Toccò in effetti a liberali come Benedetto Croce, Vittorio Emanuele Orlando ed Enrico De Nicola, a ex socialriformisti come Ivanoe Bonomi, a esponenti della Democrazia Cristiana e del filiforme Partito demolaburista, recitare il ruolo di protagonisti nel sottile e abile tessuto di trame che, aH’interno e all’esterno del C.L.N. e del governo Badoglio, fu imbastito per trarre a salvamento la monarchia. Se mai, al Sud, la prima manifestazione dei

conati di ribellione monarchica contro l’estendersi appariscente della « zona di vuoto » popolare attorno alla Corona, realizzò la connivenza di taluni di. questi movimenti e partiti d’intonazione sabauda con le sparse e per lo più canagliesche imprese di isolati nuclei fascisti. Ma fu[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol IV (N-Q), p. 286

Brano: [...]l proprio plauso per l’aggressione colonialistica. Il duce lo ripagò offrendogli la presidenza al Senato, ma egli declinò l’invito. Rientrò così nell’ombra, benché conservasse sporadici e cordiali rapporti con ambienti vicini alla Corte.

Dopo il 25 luglio

Nella operazione di sostituzione di Mussolini con una dittatura militare, architettata dalla Corona e

da alcuni settori del regime, la presenza di Orlando fu giudicata utile: insieme a Ivanoe Bonomi (v.), in fondo, egli poteva coprire

il ruolo di un sia pur sbiaditissimo e inerte « antifascismo » da adoperare a fini di copertura di tinta prefascista al colpo di mano monarchico. Vittorio Emanuele III

lo incaricò infatti di redigere il proclama firmato da Pietro Badoglio (v.) il 25.7.1943, col quale si annunziava la defenestrazione del duce, ma in cui era anche contenuta la disgraziata frase: « La guerra continua ». In tal modo si riaffacciava alla scena politica uno dei più emblematici personaggi del « liberalismo » opportunista e retorico dell’Italia avanti la « marcia su Roma ».
[...]

[...].

All’indomani deH’armistizio dell’8.9.

1943 Orlando, inseritosi nelle combinazioni politiche del Sud liberato, fu designato ministro della Guerra nel gabinetto Badoglio dei

22.4.1944. Monarchico e non del tutto alieno da simpatie verso il movimento « qualunquista » del commediografo Guglielmo Giannini, venne deputato alla Costituente, eletto nella lista della « Unione Democratica Nazionale » in cui comparve a fianco di Benedetto Croce, Ivanoe Bonomi e Francesco Saverio Nitti tra i nomi dì richiamo. In predicato per la Presidenza provvisoria della Repubblica, il suo nome venne scartato per l'opposizione delle sinistre. Nel 1947 Alcide De Gasperi e la Democrazia cristiana fecero invece cadere con un veto drastico la sua candidatura alla presidenza del Consiglio. Successivamente Orlando fu tra gli oppositori della ratifica del Trattato di pace da parte del Parlamento e, nel dibattito su questo tema, accusò il governo di « cupidigia di servilismo », iniziando così una conversione blanda, ma non esente da prese di posizione significative, ver[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol V (R-S), p. 234

Brano: [...] Corona, Tullio Vecchietti, Giuliano Vassalli, Mario Zagari). La combinazione dei gruppi intellettuali e di ceti medi, propria del movimento di “Giustizia e Libertà” e rappresentata qui da Stefano Siglienti e Federico Comandini, aperti al discorso del liberalsocialismo (v.) di Guido Calogero, che da Pisa giunse anche a Roma, sfocierà invece nel Partito d'Azione. Nel 1942 rinacque anche un raggruppamento misto, che gli ideatori Alcide De Gasperi, Ivanoe Bonomi e Meuccio Ruini denominarono Fronte delle democrazie unite, il quale convogliava tendenze non ancora mature di autonoma rinascita della Democrazia cristiana (v.) e di vecchi esponenti del mondo prefascista. All’estrema sinistra, antifascisti come Raffaele De Luca, Antonino Poce, Filiberto Sbardella ed Enzio Malatesta si collegheranno per dare vita dopo I'8.9.1943 al movimento di Bandiera Rossa (v.), erede del vecchio anarchismo romano, combinato con tendenze trotzkiste e con diffusione fuori dai percorsi intellettualcperai dei gruppi comunisti. Strade autonome seguiranno anche il movimento de[...]

[...] dall’esilio, dal confino e dalle carceri, i dirigenti comunisti Giorgio Amendola, Luigi Longo, Mauro Scocci m a rro, il socialista Pietro Nenni e più tardi Giuseppe Saragat, uscirà dal carcere Riccardo Bauer, giungerà dalla Svizzera Ugo La Malfa. Vi sarà un aggregarsi di persone e un fiorire di programmi, spesso rimasti sulla carta come nel caso della Democrazia del lavoro (v.) di Meuccio Ruini, partitofantasma creato per sostenere la figura di Ivanoe Bonomi in una specie di ministerialismo in pectore. Intorno a Ruini si raccoglieranno Luigi Cevolotto, Giovanni Persico, i più giovani Achille Lordi e Aldo Bozzi.

Per le sue caratteristiche ideali e personali, l’antifascismo liberale romano si mostrò incline sin dall'inizio all’accordo con il re, interessato a presentarsi a lui come possibile forza di ricambio. Proposte in tal senso vennero rivolte a Vittorio Emanuele Ili nel colloquio del 2.6.

1943 da Bonomi e in quello del 7 giugno da Marcello Soleri, ex ministro liberale piemontese cooptato alla causa. Gli appelli rivolti alla monarchia dal[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol V (R-S), p. 226

Brano: [...]
La giunta Nathan

In quello stesso anno i socialisti affrontarono le nuove elezioni amministrative in crisi organizzativa e politica, come ammetteva lo stesso “Avanti!” il 4.8.1907. L'Unione socialista romana ormai non esisteva dall’aprile 1907 e la Camera del lavoro era bloccata dalle polemiche, dalle dimissioni dei sindacalisti, dall’inazione degli oppositori. L'elezione di 6 consiglieri comunali socialisti [Umberto Ferrari con 14.386 voti, Ivanoe Bonomi con 14.286, Giovanni Montemartini con 14.244, Virgilio Vercelloni con 13.938, Ludovico Erasmi con 13.848, Romolo Sabbatini con 12.814) nelle elezioni parziali del 30 giugno e di 11 consiglieri in quelle generali del novembre non tacitò le polemiche. La partecipazione socialista al Blocco popolare venne interpretata come una scelta quasi obbligata per spezzare il blocco clericale, ma l’ipotesi politica che aveva presieduto all’operazione fu presentata come effetto di un condizionamento interno e di una logica personalistica.

Il programma del Partito socialista per il governo capitolino era [...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol III (H-M), p. 145

Brano: [...]giugno: « Strafeexpedition » austriaca nel Trentino; battaglia dell’lsonzo; non si ottiene lo scopo di sfondare il fronte austriaco: il generale Luigi Cadorna conduce le operazioni con grande spreco di vite umane e insensato autoritarismo.

1916

giugno: i gruppi nazionalisti, insoddisfatti della gestione di Salandra, mandano al governo Paolo Boselli (18.6.191629.10.1917). Del nuovo ministero entrano a far parte i riformisti, con Bissolati e Ivanoe Bonomi.

1917

Continuano le sanguinosissime battaglie sul fronte dell’lsonzo. agosto: a Torino esplode una vera e propria sommossa operaia contro la guerra e per il pane. La Direzione socialista rimane estranea all’agitazione.

29.10: ministero del liberale Vittorio Emanuele Orlando (29.10.1917

23.6.1919). Al fronte aumentano il disagio e la ribellione dei soldati

contro la guerra.

ottobrenovembre: gli austriaci sfondano il fronte italiano. Rotta di Caporetto. Cadorna viene sostituito dal generale Armando Diaz. Si resiste sulla linea del Piave.

1918

Estate: offensiva italiana s[...]

[...]tazioni di operai e contadini nella pesante situazione economica del dopoguerra.

19.3: a Milano, prima manifestazione fascista in piazza San Sepolcro. Vengono fondati i Fasci di combattimento.

23.6: governo di Francesco Saverio Nitti (23.6.191921.5.1920).

12.9: Gabriele D’Annunzio occupa Fiume.

1920

21.5: secondo «governo Nitti (21.5

15.6.1920)

15.6: quinto governo Giolitti (15.6.

19204.7.1921).

1921

4.7: governo di Ivanoe Bonomi (4.7.

192126.2.1922).

1922

26.2: governo di Luigi Facta (26.2

1.8.1922).

1.8: secondo governo Facta (1.831.

10.1922).

28.10: i fascisti marciano su Roma.

31.10: governo di Benito Mussolini. La dittatura fascista durerà 20 anni e 9 mesi, fino al 25.7.1943.

Per la cronologia dal 1919 al 1943 si veda la voce Fascismo.

Bibliografia essenziale: oltre a Benedetto Croce, Storia d’Italia dal 1871 al 1915 (I ed., Bari, 1928), si vedano: Leo Valianl, La lotta sociale e l'avvento della democrazia, in Storia d'Italia coordinata da Nino Valeri (Il ed., Torino, 1965, voi. IV, [...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol II (D-G), p. 568

Brano: r

Giolitti, Giovanni

Quinto governo Giolitti (15.6.1920 4.7.1921) riunito nel salone del Viminale. Da sinistra a destra, intorno al tavolo: Ivanoe Bonomi (Guerra), Giuseppe Micheli (Agricoltura), Arturo Labriola (Lavoro e previdenza sociale), Camillo Peano (Lavori pubblici), Filippo Meda (Tesoro), Ftancesco Tedesco (Finanze), Carlo Sforza (Esteri), Giovanni Giolitti (Presidenza e Interni), Luigi Fera (Grazia e giustizia), Luigi Rossi (Colonie), Giulio Alessio (Industria e commercio). Benedetto Croce (Istruzione pubblica). Giovanni Raineri (Terre liberate), Rosario Pasqua! inoV assai lo (Poste e telegrafi), Giovanni Sechi (Marina) (Roma, 15.6.1920)

lizzato) per il « controllo operaio » sulle industrie.

Tanto meno possono essere sottovalut[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol II (D-G), p. 495

Brano: [...]873 a Sacile (Udine), m. a Roccolo di Cantello (Varese) il 29.6.1954; avvocato e uomo politico. Eletto nel 1913 deputato del Partito radicale nel collegio di Milano, partecipò come ufficiale di fanteria alla prima guerra mondiale, guada

gnandosi tre medaglie d’argento al valore. Rieletto deputato nel 1919 e nelle successive legislature, era vicepresidente della Camera (1921) allorché fu nominato ministro della Guerra nel governo presieduto da Ivanoe Bonomi (v.).

Dopo il delitto Matteotti (1924) passò all’opposizione costituzionale, senza tuttavia partecipare all’Aventino (v.). Il 9.11.1926 votò insieme ad altri 11 deputati contro le leggi eccezionali fasciste.

Vissuto in esilio durante gli anni del regime, riprese l’attività politica alla vigilia della caduta del fascismo e all'indomani del 25.7.1943 fu nominato commissario dell’Associazione nazionale combattenti e reduci.

L’8 settembre, all’annuncio dell’armistizio, si rivolse al generale Ruggeri, comandante della piazza di Milano, insistendo affinché resistesse all'occupazione tedesc[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol I (A-C), p. 639

Brano: [...], socialista e cattolica. Le basi di questa unità erano state poste già aH'indomanì del

25.7.1943, quando le tre correnti avevano designato i loro rappresentanti ai posti di commissari alle Confederazioni (v.) sindacali adottando una comune piattaforma unitaria di lotta.

Liberata Roma* il governo Badoglio dovette dimettersi e dal 18.6.1944 ebbe vita il primo governo direttamente emanato dal C.L.N.. Nella compagine governativa presieduta da Ivanoe Bonomi (v.), i comunisti furono rappresentati da Togliatti ministro senza portafoglio, Fausto Gullo ministro deH’AgricoItura e foreste, Antonio Pesenti sottosegretario alle Finanze, Mario Palermo sottosegretario alla Guerra, Guido Molinelli sottosegretario all’industria e commercio.

Tra gli atti più importanti dei comunisti in quel periodo fu il rinsaldamento del patto d’unità d’azione con il Partito socialista, con la creazione di una commissione permanente composta da Paimiro Togliatti, Giuseppe Di Vittorio e Giacomo Pellegrini per il P.C.I., e da Pietro Nenni, Oreste Lizzadri ed Ezio Villani p[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol I (A-C), p. 605

Brano: [...]rcato di svolgere una concreta azione per l’abbattimento della dittatura.

Dal 25 luglio all’8 settembre

Durante i quarantacinque giorni, pur non essendo consentita la ricostituzione dei partiti politici dal governo Badoglio (v.), gli esponenti politici milanesi avevano continuato a riunirsi e il comitato delle correnti antifasciste di Milano aveva assunto una funzione di guida e di stimolo nei riguardi di quell.o di Roma che, presieduto da Ivanoe Bonomi (v.), era forse più propenso a concedere la sua fiducia al Badoglio o almeno ad attenderne le decisioni senza porgli fermi ultimatum. Invece a Milano la situazione era ben diversa, anzitutto perché c’era una vasta massa operaia che era molto risoluta nel chiedere la fine della guerra e che respingeva l’infelice frase del manifesto del nuovo capo del governo: « La guerra continua ».

Così, ai primi di agosto, il comitato interpartitico milanese approvò al l’unanimità una mozione che reclamava l’immediata firma dell’armistizio, se non si voleva che il proletariato del Nord entrasse in azione.[...]


successivi
Grazie ad un complesso algoritmo ideato in anni di riflessione epistemologica, scientifica e tecnica, dal termine Ivanoe Bonomi, nel sottoinsieme prescelto del corpus autorizzato è possible visualizzare il seguente gramma di relazioni strutturali (ma in ciroscrivibili corpora storicamente determinati: non ce ne voglia l'autore dell'edizione critica del CLG di Saussure se azzardiamo per lo strumento un orizzonte ad uso semantico verso uno storicismo μετ´ἐπιστήμης...). I termini sono ordinati secondo somma della distanza con il termine prescelto e secondo peculiarità del termine, diagnosticando una basilare mappa delle associazioni di idee (associazione di ciò che l'algoritmo isola come segmenti - fissi se frequenti - di sintagmi stimabili come nomi) di una data cultura (in questa sede intesa riduttivamente come corpus di testi storicamente determinabili); nei prossimi mesi saranno sviluppati strumenti di comparazione booleana di insiemi di corpora circoscrivibili; applicazioni sul complessivo linguaggio storico naturale saranno altresì possibili.
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