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da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol III (H-M), p. 102

Brano: I.R.I.

a riacquistare partecipazioni e aziende soltanto quando la congiuntura promette smercio assicurato e lauti profitti. Dalla fondazione al

1954 imi. ha rivenduto a privati partecipazioni azionarie per la somma complessiva di circa 470 miliardi di lire (a valori del 1953). Inutile dire che tali cessioni furono sempre fatte a condizioni ultrafavorevoli per i gruppi privati.

« Tutto si tradusse — rileva Lanzarone — in un inconsiderato realizzo di azioni, che erano state rilevate dall’I.R.I. a prezzi altissimi, a condizioni che il mercato giustamente giudicava di svendita e di liquidazione[...]

[...]soltanto quando la congiuntura promette smercio assicurato e lauti profitti. Dalla fondazione al

1954 imi. ha rivenduto a privati partecipazioni azionarie per la somma complessiva di circa 470 miliardi di lire (a valori del 1953). Inutile dire che tali cessioni furono sempre fatte a condizioni ultrafavorevoli per i gruppi privati.

« Tutto si tradusse — rileva Lanzarone — in un inconsiderato realizzo di azioni, che erano state rilevate dall’I.R.I. a prezzi altissimi, a condizioni che il mercato giustamente giudicava di svendita e di liquidazione ».

Da notare che tra le imprese cedute a privati a prezzi di favore erano Yltalgas, le distributrici di energia UNESS e SESO, la Chatillon, il Cotonificio Triestino, le Cartiere Burgo e altre ancora, fra cui perfino la finanziaria Strade Ferrate Meridionali!

Con l’inizio del ciclo postbellico nel 1952 e del cosiddetto « miracolo italiano » ha inizio in Italia un particolare periodo storico, in cui imi. è destinato ad assumere altre funzioni e caratteristiche, mentre anche sul piano organi[...]

[...]e del cosiddetto « miracolo italiano » ha inizio in Italia un particolare periodo storico, in cui imi. è destinato ad assumere altre funzioni e caratteristiche, mentre anche sul piano organizzativo si accompagnano fenomeni nuovi, quali la creazione del Ministero delle Partecipazioni statali. Mantenendo sempre come punto di riferimento

il valore della lira del 1953, è possibile abbozzare un bilancio complessivo dei risultati della gestione deU'I.R.I. dal 1931 al 1954.

Risultati gestione I.R.I. dal 1933 al 1954 Miliardi di lire (1953)

Azioni acquistate dai monopoli

privati 1.179 Azioni rivendute ai monopoli

privati 470

Differenza 709 Denaro fresco investito dal

l’I.R.I. nelle aziende (Saraceno) 702

Investimento totale 1.411

Portafoglio azionario deU'I.R.I.

nel 1954 318

Debito obbligazionario deU'I.R.I.

nel 1954 219

Saldo attivo totale 99

Investimento totale (193354) 1.411

Saldo attivo totale (1954) 99

Perdita totale (19331954) 1.312

In un ventennio l’I.R.I. ha permesso di trasferire dalle tasche degli italiani alle capaci casseforti dei gruppi monopolistici un patrimonio di ben 1.312 miliardi di lire (1953), cifra che si avvicina ai due terzi dell’intero bilancio statale del 1953. Tali risultati di gestione sono dovuti alle due principali caratteristiche della gestione I.R.I.: la prima

consiste nel fatto di aver ceduto a bassi prezzi a privati, una volta « risanate », aziende che erano state acquistate in totale rovina e a prezzi altissimi; la seconda è costituita dalle particolarità di gestione delle aziende rimaste definitivamente allo Stato, particolarità sulle qua

li è opportuno soffermarsi.

Aziende di Stato

In generale, i grandi gruppi monopolistici privati hanno preferito abbandonare allo Stato quelle aziende che, dopo la grande crisi del 192933, avrebbero richiesto ripetuti investimenti di nuovi ingenti mezzi senza garantire sovrapprofitti di mo[...]

[...]iende rimaste definitivamente allo Stato, particolarità sulle qua

li è opportuno soffermarsi.

Aziende di Stato

In generale, i grandi gruppi monopolistici privati hanno preferito abbandonare allo Stato quelle aziende che, dopo la grande crisi del 192933, avrebbero richiesto ripetuti investimenti di nuovi ingenti mezzi senza garantire sovrapprofitti di monopolio proporzionali alla mole di tale spesa.

« La linea di condotta seguita dall’I.R.I. è stata generalmente quella di liberarsi [...] delle partecipazioni in aziende sane, conservando o assumendo interessenze in aziende aleatorie, che producono a costi difficilmente sostenibili in regime di concorrenza

0 di scambi internazionali » (G. Lanzarone,

Il sistema bancario italiano, p. 285).

La maggior parte di queste imprese apparteneva a settori ben definiti, di cui rappresentava le aziende maggiori: industria cantieristica, siderurgica, cantieri navali, meccanica pesante, industria estrattiva, produzione di energia elettrica, navigazione marittima. Si trattava cioè di alcun[...]

[...]lauti profitti che avevano fornito in precedenza. Le « vecchie, branche » passarono così allo Stato e, a partire dalla grande crisi, vennero a formare un nuovo settore monopolistico statale, affiancato al settore monopolistico privato, col compito di integrarlo e di porsi al suo servizio.

Per gestire tali aziende, nel 1937 l’I.R.I fu trasformato da struttura di salvataggio in ente di gestione permanente e, nel suo ambito, vennero create, per dirigere il nuovo « settore pubblico » dell’economia fascista, cinque grandi holding: la Finsider, la Finmeccanica, la Finelettrica, la Finmare, la S.T.E.T. (settore telefonico). Nel 1938 la produzione di minerali di ferro delle aziende I.R.I. rappresentava il 67% del totale nazionale, quella di ghisa il 77% e quella dell’acciaio il 45%, mentre

1 cantieri navali rappresentavano il 79% del potenziale produttivo ita

liano. Negli anni immediatamente prebellici il nuovo ente diventava uno dei principali strumenti di preparazione alla guerra: già nel 1938 le aziende deU'I.R.I. concorrevano per il 42% alla produzione meccanica di interesse militare e questo rappresentava il 58% della loro produzione complessiva [B. Caizzi). L'I.R.I. rappresentava così, oltre che uno strumento per favorire il continuo sviluppo e consolidamento dei grandi gruppi monopolistici privati, uno dei principali fattori della politica bellica del fascismo.

Struttura e organizzazione

Le aziende del gruppo I.R.I. sono costituite in forma di società per azioni, cioè come enti di diritto privato, nelle quali lo Stato, tramite apposite società finanziarie, detiene la maggioranza azionaria. Poiché le altre azioni permangono in mani private, ciò significa che lo Stato, dopo aver abbondantemente rimborsato il capitale precedentemente investito dai gruppi monopolistici, deve ora modernizzarle, riorganizzarle e potenziarle. Per contro, il permanere di partecipazioni di minoranza in mani private permette ai gruppi monopolistici di controllare attraverso i loro diretti rappresentanti nei Consigli d’amministrazione tutta la politica commerciale e di gestione dell'azienda « irizzata[...]

[...]n mani private, ciò significa che lo Stato, dopo aver abbondantemente rimborsato il capitale precedentemente investito dai gruppi monopolistici, deve ora modernizzarle, riorganizzarle e potenziarle. Per contro, il permanere di partecipazioni di minoranza in mani private permette ai gruppi monopolistici di controllare attraverso i loro diretti rappresentanti nei Consigli d’amministrazione tutta la politica commerciale e di gestione dell'azienda « irizzata ». Non solo, ma è regola che a dirigere le aziende I.R.I. vengano chiamati esponenti del capitale privato dello stesso ramo, in omaggio alla loro riconosciuta « competenza tecnica ». Ne deriva che, in molti casi, l'azienda I.R.I. è diretta da uomini strettamente legati a imprese concorrenti o ad altre imprese private che, comunque, si trovano in rapporti daffari con l’azienda stessa, come fornitori o come acquirenti. Non c’è quindi da stupirsi se il più delle volte la gestione delle aziende I.R.I. è caratterizzata da acquisti di macchinari e materie prime presso gruppi privati a prezzi elevati, da vendite ai medesimi a prezzi bassi, da corresponsione di interessi e dividendi stabili ed elevati ai privati possessori di azioni e di obbligazioni, dalla mancanza di utili o da utili talmente ridotti, in rapporto ai mezzi profusi dallo Stato, da configurare un saggio di rendimento assolutamente ridicolo. Per di più, mentre le perdite sono sempre a carico del bilancio statale (cioè del contribuente), gli eventuali utili sono regolarmente « reinvestiti » nel gruppo, quindi destinati a perfezio[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol III (H-M), p. 101

Brano: [...]di liquido. Divenuto in tal modo proprietario delle aziende di cui il capitale monopolistico ha preferito sbarazzarsi, lo Stato provvederà a liquidarle oppure a « risanarle » con massicci investimenti di denaro pubblico. Nel secondo caso, l'azienda « risanata » potrà poi essere nuovamente rivenduta a gruppi di speculatori, in nome della necessità di « sostenere l’iniziativa privata », o potrà essere gestita tramite apposite istituzioni, di cui l’I.R.I. è il prototipo.

/ « salvataggi » dal 1921 al 1939

I primi grandi salvataggi bancari si ebbero nel 1921 quando, per ordine del governo, la Banca d’Italia (v.) venne in aiuto alla Banca Italiana di Sconto (v.), strettamente legata aW’Ansaldo (v.), uno dei più grandi gruppi monopolistici dell’epoca. Per finanziare questa e altre successive operazioni di minor mole, il Tesoro italiano spese 5 miliardi di lire al valore del 192730, corrispondenti a circa 250 miliardi di lire del 1953. Le aziende e le partecipazioni azionarie derivate da questo primo salvataggio affluirono, dopo la sua creazi[...]

[...] da tempo a ritirare il capitale originariamente immesso e l’avevano sostituito con i mezzi della loro clientela, rispettivamente in ragione del 94% del capitale azionario nel caso della Commerciale, del 78% nel Credito Italiano e del 94% nel Banco di Roma. In tal modo, se le tre banche fossero fallite, l’intera perdita si sarebbe riversata sulla loro clientela. Per gestire questa enorme massa di partecipazioni azionarie, nel 1933 venne creato l’I.R.I..

Secondo dopoguerra

Le terza grande operazione di « risanamento » si svolse dopo la fine della seconda guerra mondiale. Questa volta vennero utilizzati vari canali: l’I.R.I., che a tal fine spese circa 118 miliardi di lire a valori del 1953 [E. Rossi); vari enti statali, compreso anche I 'E.N.I., che spesero circa 20 miliardi di lire del

1953 (E. Rossi) e infine il Fondo di finanziamento industrie meccaniche (F.I.M.), appositamente creato. Dal 1947 al 1955 il F.I.M. erogò a questo scopo oltre 69 miliardi di lire. Complessivamente, nel secondo dopoguerra lo Stato italiano ha speso per il salvataggio di imprese dissestate circa 207 miliardi di lire. Parte delle aziende rilevate sono state liquidate, altre risana

te e poi rivendute a privati, altre ancora sono[...]

[...]1955 il F.I.M. erogò a questo scopo oltre 69 miliardi di lire. Complessivamente, nel secondo dopoguerra lo Stato italiano ha speso per il salvataggio di imprese dissestate circa 207 miliardi di lire. Parte delle aziende rilevate sono state liquidate, altre risana

te e poi rivendute a privati, altre ancora sono entrate più tardi a far parte del più complesso sistema delle cosiddette « partecipazioni statali » che, a partire dal 1954, oltre all’I.R.I. ha incluso una serie di enti e società.

Sommando quanto lo Stato italiano ha speso dal 1920 al 1955 per evitare ai gruppi monopolistici privati eventuali perdite, si ottiene l’importo di 1.450 miliardi di lire del 1953. Per valutare tale cifra si consideri che nel 1953 il capitale nominale delle società per azioni italiane ammontava a 1.962 miliardi di lire, mentre l’intero bilancio statale assommava, nel 195253, a 2.073 miliardi di lire.

Gestione I.R.I. e risultati

Alle aziende trasferite all’I.R.I. si aprivano tre prospettive: essere poste in liquidazione, con conseguente annullame[...]

[...]so una serie di enti e società.

Sommando quanto lo Stato italiano ha speso dal 1920 al 1955 per evitare ai gruppi monopolistici privati eventuali perdite, si ottiene l’importo di 1.450 miliardi di lire del 1953. Per valutare tale cifra si consideri che nel 1953 il capitale nominale delle società per azioni italiane ammontava a 1.962 miliardi di lire, mentre l’intero bilancio statale assommava, nel 195253, a 2.073 miliardi di lire.

Gestione I.R.I. e risultati

Alle aziende trasferite all’I.R.I. si aprivano tre prospettive: essere poste in liquidazione, con conseguente annullamento del valore delle partecipazioni assunte dallo Stato; essere « risanate » con massicce iniezioni di denaro pubblico per venire poi restituite agli ex proprietari; entrare definitivamente a far parte della cosiddetta « industria di Stato » venuta in tal modo a crearsi. Da notare che, al sorgere dell’I.R.I.,

lo scopo perseguito era fondamentalmente il secondo: rendere ai grandi gruppi finanziari le aziende rimesse in sesto col denaro statale. Se più tardi venne a crearsi un settore pubblico deH’economia, fu perché i gruppi monopolistici privati non vollero riprendersi tutta una serie di azioni già cedute allo Stato. Osservando la dinamica delle cessioni di partecipazioni azionarie da parte dell’I.R.I. a gruppi privati dal

Cessione di partecipazioni azionarie dell’i.R.i. a privati (in miliardi di lire del 1953)

1933 4,04 1944 0,56

1934 76,30 1945 0,04

1935 133,36 1946 0,35

1936 49,67 1947 0,11

1937 36,42 1948 0.18

1938 20,92 1949 3,01

1939 52,82 1950 0,38

1940 29,92 1951 1,03

1941 22,70 1952 1,30

1942 28,50 1953 4,10

1943 4,16 Totale 469,89

1933 al 1953, si constata che l'I.R.I. ha rivenduto partecipazioni azionarie ai gruppi monopolistici privati soprattutto in certi periodi: nel 193436 (guerra d’Etiopia); nel 1939 e anni seguenti (preparazione bellica e guerra mondiale) ; e, per quantitativi molto più modesti, a partire dal 1949, quando la crisi postbellica appariva ormai in via di superamento. In altri termini, il capitale monopolistico privato tende

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da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol IV (N-Q), p. 430

Brano: Partecipazioni statali in Italia

ciare dei profitti normalmente conseguiti in periodo di prosperità Il meccanismo è facilitato in certi casi dal fatto che esso è addirittura istituzionalizzato (come appunto nel caso della Gepi) o che il controllo delle parti sociali sulle società operative facenti capo alle PP.SS. è molto debole. I maggiori enti economici delle PP.SS. intervengono infatti nelle attività delle società operative non solo con quote di maggioranza del capitale, ma spesso anche con piccole quote che non danno aliente pubblico poteri di controllo. Salvo pochissimi casi, nei bilanci consolidati di tali enti, compaiono solo le società .operative in cui l’ente stesso possiede la quota di maggioranza, mentre non compaiono le altre società, così come n[...]

[...] il Mezzogiorno, YEspi (Ente siciliano di promozione industriale), YEms (Ente minerario sardo), la Fime (Finanziaria meridionale), le varie finanziarie regionali, il Cis (Credito industriale sardo) e così via.

Un primo censimento delle società a partecipazione statale, effettuato nel 1975, ha fornito un elenco di ben 1.022 imprese, nelle quali i maggiori enti di gestione hanno una partecipazione diretta o indiretta, e precisamente:

Ente

I.R.I.

E.N.I.

E.F.I.M.

Gepi

E.G.A.M,

E.A.G.A.T.

Cinema

Totale

Soc. in partecip.

586

200

120

57

43

13

3

1.022

Tale censimento include, salvo pochissime eccezioni, soltanto le imprese in cui gli stessi enti hanno una partecipazione di maggioranza. Complessivamente, la continua espansione delle imprese a partecipazione statale in cui, salvo pochissime eccezioni, gli enti di gestione hanno la maggioranza di controllo, ha fatto sì che i dipendenti aumentassero dalle 273.000 unità del 1953 alle 715.000 del 1976.

Il caso dell’E.G.A.M,

Non fa più part[...]

[...] miliardi di lire, oltre a un finanziamento per 6 miliardi concesso alla società armatoriale genovese. Finché, dopo una serie di scandali, nel 1975 l’Einaudi venne revocato.

Dopo un periodo di interregno, venne nominato commissario straordinario dell’E.G.A.M. il nuovo presidente Ugo Niutta. Preso atto dello stato di insolvenza dell’ente, questi diede inizio alla procedura di liquidazione: le imprese delI’Egam vennero così in parte trasferite airi. R.l. (per quanto riguardava le attività siderurgiche), in parte all’E.N.I. (per il settore minerariometallurgico) e in parte chiuse. Si è valutato che la sola operazione di smobilizzo di quello che è stato definito il « carrozzone » per antonomasia, per il solo periodo 197782 è costata oltre 1.600 miliardi di

lire di denaro pubblico. Gran parte di questa somma è passata a gruppi privati che ben volentieri avevano venduto come « redditizie » aziende che producevano solo perdite.

Il ruolo deUlmpresa pubblica

L’intervento pubblico nell’economia dovrebbe in genere sopperire alle carenze[...]

[...]rato produttivo e di ingresso diffuso della classe politica nella società civile. Dopo il 1945, da parte degli economisti liberali e degli ambienti imprenditoriali vi fu un’identificazione immediata deH’economia controllata con l’economia corporativa (v. Corporativismo fascista), cioè di ogni forma di intervento dello Stato nell’economia con il totalitarismo di tipo fascista.

La sinistra, da parte sua, si limitò a impedire la liquidazione deH’I.R.I., e solo agli inizi degli anni Cinquanta venne proposta una funzione antimonopolistica delle PP.SS.. L’I.R.I. sarebbe così diventato (nei propositi della sinistra) uno strumento di potenziamento della piccola e media industria.

Per questo la sinistra si batté per

lo sganciamento dell’I.R.I. dalla Confindustria e, attraverso la separazione dell’economia pubblica da quella privata, per un ruolo autonomo delle PP.SS. nel sistema economico italiano. In un primo tempo venne chiesto il passaggio all’I.R.I. di tutte le aziende controllate direttamente o indirettamente dallo Stato, come fase di passaggio verso la completa nazionalizzazione delle industrie dell’ljR.I.. Il distacco dell’I.R.I. dalla Confindustria fu ottenuto nel 1956, ma la politica dell’Intersind degli anni Sessanta, nonché il ruolo svolto dalle PP.SS. sul piano della politica economica, di

430



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol IV (N-Q), p. 429

Brano: [...]plesso rapporto fra realtà interne e internazionali, tra coalizione antifascista e centri di potere (dalla borghesia industriale alla Chiesa cattolica) presenti nella vita italiana, l’esperienza del governo Parri appare soprattutto come un episodio saliente della transizione dalla guerra al dopoguerra, dalla situazione ancora relativamente fluida esistente al momento dell’insurrezione partigiana al Nord, alla ripresa di iniziativa di una classe dirigente che era riuscita a mantenersi sostanzialmente estranea all’atto finale del conflitto tra fascismo e antifascismo e a porre solide premesse alla propria riorganizzazione, in un quadro politico nuovo e diverso che certo le imponeva limitazioni, ma nessuna abdicazione.

M.Le.

Partecipazioni statali in Italia

PP.SS.. Il Ministero delle partecipazioni statali è stato istituito con legge 22.12.1956, con il compito di coordinare l’attività degli enti di gestione delle imprese in mano pubblica.

A tale data, rientravano nell’ambito delle partecipazioni statali l’istituto per la ricostr[...]

[...]e, in un quadro politico nuovo e diverso che certo le imponeva limitazioni, ma nessuna abdicazione.

M.Le.

Partecipazioni statali in Italia

PP.SS.. Il Ministero delle partecipazioni statali è stato istituito con legge 22.12.1956, con il compito di coordinare l’attività degli enti di gestione delle imprese in mano pubblica.

A tale data, rientravano nell’ambito delle partecipazioni statali l’istituto per la ricostruzione industriale (v. I.R.I.) e l’Ente nazionale idrocarburi [E.NJ.) che era stato istituito nel 1953. Successivamente vennero istituiti altri tre enti autonomi di gestione monosettoriali, e precisamente l’Ente gestione per le aziende minerarie (E.G.A.M.), l’Ente di gestione per il cinema, l’Ente di gestione per le aziende termali (E.A.G.A.T.) e infine l'ente partecipazioni e finanziamento industria manufatturiera (E.F.I.M.).

Gli enti autonomi di gestione sono enti di diritto pubblico e operano attraverso società finanziarie, di cui posseggono (secondo i casi) una

parte, la maggioranza o la totalità del capitale. Le società finanziarie sono invece soggette al diritto privato e, secondo la legge istitutiva, dovrebbero operare con criteri di economicità. A loro volta, esse possiedono una parte o la totalità del capitale delle vere e proprie società operative, anch’esse di diritto privato. Allo schema qui descritto fanno eccezione le banche di interesse nazionale (Banco di Roma, Banca Commerciale Italiana e Credito Italiano), nonché il Banco di Santo Spirito, il cui capitale è posseduto per la grande maggioranza direttamente dall’I.R.I..

Ogni società finanziaria opera in un determinato settore: in particolare, le finanziarie dell’I.R.I. sono la Finsider, la Finmeccanica, la Fincantieri, la Stet che opera nel campo delle comunicazioni, la Finmare, Vltalstat che opera nel settore delle costruzioni, la Sme che opera in quel

lo alimentare, VAlitaiia, la Società Autostrade, Vitalsiei che opera nel campo dell’informatica.

Le finanziarie dell’E.N.I. sono ì'Agip che opera nel settore dell’energia, la Snam che opera in quello della produzione e distribuzione di gas, VAgip Nucleare, ì'Anic che opera nel settore della chimica, la Saipem e la Snam progetti che operano in quello dell’ingegneria e dei servizi, la Nuovo Pignone e la [...]

[...]lluminio all’irrigazione; ed infine la Sopal che opera nel settore alimentare. L’E.A.G.A.T. e l’Ente di gestione per il cinema sono stati messi in liquidazione nel 1978, il primo anche in concomitanza con il passaggio della giurisdizione sulle acque alle Regioni.

Finanziamenti

AI 31.12.1978 i fondi di dotazione degli istituti, cioè l’equivalente del

capitale sociale, versati dallo Stato, con denaro pubblico, erano i seguenti:

— per l’I.R.I., un fondo di dotazione ordinario di 3.130,4 miliardi di lire, più un fondo per le aziende ex E.G.A.M. per 406 miliardi, più un fondo per la sottoscrizione del capitale della Gepi di 126 miliardi, per un totale complessivo di 3.662,4 miliardi di lire;

— per l’E.N.L, un fondo di dotazione ordinario di 1.740 miliardi di lire, più un fondo di dotazione per le aziende ex E.G.A.M. di 577 miliardi, più un fondo di dotazione per la sottoscrizione del capitale della Gepi di 126 miliardi, per un totale complessivo di 2.443 miliardi di lire;

— per l’E.F.I.M., un fondo di dotazione ordinario per 69[...]

[...]per 126 miliardi, per un totale di 819,5 miliardi di lire;

— per l’E.A.G.A.T., un fondo di dotazione di 52,3 miliardi di lire;

— per l’Ente autonomo di gestione per il cinema, un fondo di dotazione di 65,5 miliardi di lire.

Le cifre indicate non riflettono tutti i versamenti effettivamente fatti in conto capitale dallo Stato, perché i fondi di dotazione vengono periodicamente reintegrati per le perdite subite nei vari anni. Ad esempio, ri.R.I., l’E.N.I. e l'E.F.I.M. hanno partecipato alla costituzione della Gepi, l’ente economico che si assume la gestione delle aziende in crisi per risanarle se possibile e cederle nuovamente ai privati, oppure liquidarle in caso non ne sia possibile il risanamento. Ebbene, al 31.12.1978 i tre maggiori istituti economici (I.R.I., E.N.I. ed

E.F.I.M.) avevano subito perdite per 55,2 miliardi ciascuno, quindi per un totale di 165,6 n>;Iiardi per la sola partecipazione nella Gepi.

Funzione parassitari a

L’esempio della Gepi, e ancor più quello dell’E.G.A.M., sono emblematici della funzione che nel nostro paese svolgono le partecipazioni statali. Nella maggior parte dei casi, e soprattutto negli ultimi dieciquindici anni, esse si sono assunte le perdite di attività già in mano ai privati, per addossarle alla collettività, coprendo le perdite stesse

o risanando le aziende con denaro pubblico. Spesso poi le stes[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol III (H-M), p. 100

Brano: [...]lo scià di Persia e il governo iracheno (Algeri, 6.3.1975), i curdi vennero a trovarsi in una situazione disperata, stretti tra le parole d’ordine oltranziste dei loro capi e la difficoltà di resistere alla pesante offensiva baathista. Nel quadro torbido e complesso del Medio Oriente il tragico destino di questo popolo combattivo e tenacemente attaccato alle proprie tradizioni sembra così procedere verso la completa distruzione (aprile 1975).

I.R.I.

Istituto per la ricostruzione industriale. Ente parastatale costituito rn Italia nel 1933, insieme all 'Istituto immobiliare italiano (I.M.I.), per concedere prestiti a lunghissimo termine e « salvare » dal crollo finanziario grandi aziende private in dissesto.

Il « salvataggio bancario »

Le origini e gli sviluppi dell'I.R.I. sono strettamente legati ai cosid

detti « salvataggi bancari » che, tra il 1919 e il 1950, risultano una delle caratteristiche essenziali della versione italiana deH'odierno capitalismo monopolistico di Stato.

I « salvataggi bancari » e i successivi « risanamenti » sono stati attuati in tre ondate, di cui le prime due seguono rispettivamente la crisi postbellica del 191921 e la grande crisi del 192933 (v. Crisi economica del 1929), mentre la terza trae origine dalle necessità della riconversione postbellica nel periodo 194650.

Scopo essenziale del « salvataggio bancario » è far pagar[...]

[...]uppi monopolistici privati. Il meccanismo di tali salvataggi, messo in moto con successo per ben tre volte nel nostro paese, si configura nel seguente modo: a una grande impresa privata che venga a trovarsi in difficoltà in occasione di crisi congiunturali o di riconversione, lo Stato concede, direttamente o tramite istituti bancari o altri enti appositamente creati (Consorzio sovvenzioni valori industriali, Istituto di liquidazione, più tardi l’I.R.I. medesimo) ingenti crediti a condizioni di favore e a garanzia dei quali il gruppo monopolistico interessato cede parte delle proprie partecipazioni azionarie. Solo che tali partecipazioni azionarie vengono artificialmente valutate al loro « valore normale », cioè alle quotazioni antecrisi, mentre il valore reale di mercato delle azioni stesse sta fortemente diminuendo.

Se le difficoltà risultano temporanee, dopo che il denaro liquido fornito dallo Stato è stato utilizzato per rimettere le cose in sesto, il gruppo monopolistico restituisce il credito e si riprende le azioni. Se invece l’azi[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol II (D-G), p. 190

Brano: [...]predisporsi qualche titolo di merito presso settori dell’opposizione democraticoradicale e liberale, assumendo nei propri uffici noti antifascisti, come fu il caso di Ferruccio Farri (v.), reduce dal carcere e dal confino dopo il processo subito a Savona per l’espatrio di Filippo Turati.

Fagocitate quasi tutte le imprese municipalizzate, ottenuto un Testo Unico di legge (1933) che eliminava dai disciplinari delle concessioni sulle acque ogni diritto dello Stato al riscatto e prorogava di 10 anni la scadenza delle concessioni, fai, sificando i documenti che dovevano servire alle autorità statali per il calcolo dei costi, la Edison (come del resto le altre società del settore, ma con tutta l’autorità conferitale dalla sua incontrastata potenza) nel 1936 divenne, come riconobbe perfino uno dei dirigenti delle Corporazioni fasciste, Alfredo Giarratana, uno « Stato nello Stato ». Costituito l’I.R.I., l’ente statale passò il pacchetto azionario della più forte società finanziaria italiana, la Bastogi, a un consorzio formato dalla Edison e dagli altri massimi esponenti dell’industria del Paese [Pirelli, Agnelli, Centrale, Montecatini, S.A.D.E., Assicurazioni Venezia). Con questa operazione l’I.R.I. rinunziò di fatto a intervenire in concorrenza con gli interessi privatistici e riconfermò la propria natura di ente creato per sanare, a spese dell’intera collettività nazionale, i paurosi deficit derivanti dagli indirizzi speculativi della classe dirigente (v. Capitale finanziario).

Guerra e dopoguerra

La seconda guerra mondiale provocò alle imprese elettriche, rispetto alle altre industrie, danni relativamente modesti. Allatto dell'insurrezione nazionale dell’aprile 1945 le formazioni partigiane e gli operai salvarono con il loro intervento pressoché tutti gli impianti idroelettrici (v. Antisabotaggio), sicché consentirono alle industrie del ramo di riprendere subito a funzionare, con immediati profitti. Non solo, ma l’inflazione sgravò queste imprese di gran parte dei debiti obbligazionari contratti in precedenza e aprì al settore [...]

[...]a con la Montecatini (v.), dando vita alla Montedison che si pone oggi all’ottavo posto nella graduatoria delle più grandi imprese monopolistiche del mondo (prima della fusione la Edison veniva classificata al 53° posto e la Montecatini aH’810). Presidente del nuovo complesso venne nominato l’ing. Giorgio Valerio, che già presiedeva la Edison e che si è dimesso dalla nuova carica il 10.4.1970. Nell’autunno 1968 l'industria di Stato (attraverso l'I.R.I. e T’E.N.I.) ha sottoscritto importanti quote del pacchetto azionario del nuovo oligopolio. Questa operazione che da un lato sostiene la Montedison nel momento in cui mira a estendere il proprio intervento in ogni direzione produttiva, dall’altro rende più intimi i rapporti tra lo Stato e la grande industria privata, nel processo di reciproca compenetrazione tra gruppi capitalistici e classe dirigente politica per meglio garantirsi la gestione del potere in Italia.

M.Gi.

Educ, Pasquale

Bandiera. Medaglia d’oro al valor militare alla memoria. N. a Villa Castelnuovo (Torino) il 17.4.1927, fucilato a Berchiotto (Torino) il

23.10.1944.

Prese parte alla Guerra di liberazione combattendo nelle file della 3a Brigata « Matteotti ». il 30.7.1944 partecipò alla battaglia di Valperga (v.) e il 27 agosto, a Cuorgné, il suo distaccamento fece saltare il ponte sull’Orco. Il 21 ottobre fu catturato con tre compagni a Berchiotto, in vai di Soana, e due giorni dopo fucilato.

r

Dic[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol I (A-C), p. 228

Brano: Banca Commerciale Italiana

Ricostruzione Industriale [I.R.I., 1933).

Tale salvataggio avverrà attraverso una complessa operazione: in un primo tempo" la Comit cede alla Società Finanziaria Industriale Italiana (Sofindit) — che è poi una filiazione della Comit stessa — il proprio portafoglio di azioni industriali, a una valutazione di comodo pari a circa 4 miliardi di lire d’allora, « eliminando » in tal modo le perdite subite. Successivamente la Banca d'Italia interviene attraverso un Istituto di liquidazrone ed eroga alla Comit un miliardo. Nello stesso tempo viene costituito dal governo Fascista l’I.M.I., che si accollerà i pesanti pacchetti azion[...]

[...]e la Banca d'Italia interviene attraverso un Istituto di liquidazrone ed eroga alla Comit un miliardo. Nello stesso tempo viene costituito dal governo Fascista l’I.M.I., che si accollerà i pesanti pacchetti azionari, formalmente concedendo mutui a lungo termine. Ma, non potendo l’I.M.I. sobbarcarsi I intero costo del salvataggio della Comit e provvedere nello stesso tempo al finanziamento industriale a breve termine, dopo due anni viene creato l’I.R.I., a sua volta finanziato dalla Banca d’Italia, la cui « sezione smobilizzi » provveder alla liquidazione dei pacchetti azionari e al recupero dei crediti bancari. Da quel momento l’I.R.I. avrà il controHo della Comit, come pure del Credito Italiano e del Banco di Roma.

Con la riforma bancaria del 1936 il credito ordinario viene separato dàl credito mobiliare e le banche, salvo le loro sezioni speciali, non possono fare crediti superiori a un anno. Si .istituisce inoltre la categoria delle banche « di interesse nazionale » e la Comit entra a farne parte. Formalmente la situazione viene così a modificarsi, ma nella sostanza il legame tra banca e industria, proprio del capitale finanziario, non viene a cessare: il clientegruppo monopolìstico continua a dominare la banca, come [...]

[...]i) e noto per essere amico di antifascisti militanti, che aiuterà e ospiterà nei suoi uffici durante gli anni del regime.

A.Pe

Banca d’Italia

All’avvento del fascismo la Banca d’Italia era ancora una società azionaria, le cui azioni erano in gran parte possedute da privati. La legge che la regolava dal 10.8.1893 (derivante dalla liquidazione della Banca Romana, dopo i vasti scandali che avevano travolto quell’istituto), le concedeva il diritto di emissione oltre i due terzi; la parte restante era lasciata al Banco di Napoli e al Banco di Sicilia. Essa poteva accettare depositi di privati e compiere operazioni bancarie: non era cioè ancora divenuta completamente la «banca delle banche» e istituto di diritto pubblico.

Sotto l’abile guida di Bonaldo Stringher, specie nel primo decennio del secolo e durante la prima guerra mondiale, agì come organismo coordinatore e propulsore del giovane capitale finanziario italiano, intervenendo nel processo di concentrazione industriale e operando salvataggi di industrie in crisi. La prima guerra mondiale provocò un tale accrescersi dei rapporti tra Banca d’Italia e Tesoro (emissioni di prestiti, anticipazioni al Tesoro e creazione di una circolazione per conto dello Stato), che l’istituto divenne, di fatto, il regolatore della politica finanziaria del pa[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol I (A-C), p. 229

Brano: [...]rono le contraddizioni, si favorì il processo di concentrazione monopolistica agli industriali e agli agrari (con le limitazioni poste al sorgere di nuovi impianti, l’istituzione dei consorzi obbligatori, la « battaglia del grano », ecc.). Dal punto di vista strettamente monetario, finanziario e dell’azione della Banca d'Italia, questo periodo è caratterizzato dai « salvataggi » di alcune grosse imprese, nonché dalla creazione dell’I.M.I. e dell’I.R.I., che prelude alla legge bancaria del 1936.

Innestandosi in Italia nella pesante situazione determinata dai provvedimenti di stabilizzazione monetaria, la grande crisi mondiale del 1929 provoca conseguenze drammatiche: tra il 1930 e il 1932 si hanno fallimenti di piccole e medie banche e di medie industrie, che creano forti malumori politici e una vivace ripresa di attività antifascista. Con la riduzione della produzione industriale e la continua caduta dei prezzi, la crisi non risparmiò le grandi concentrazioni industriali che, sotto l’egida delle banche e con l’appoggio del governo fascis[...]

[...]mosse — dalle maggiori banche (Comit, Credito Italiano, Banco di Roma) che avevano agito come banche « miste », cioè concedendo anche credito industriale a medio termine e appesantendo il proprio portafoglio di titoli industriali. La crisi avrebbe determinato un vero e proprio collasso finanziario e dell’industria, che avrebbe scosso politicamente il regime; d’altra parte il capitale finanziario premeva: attraverso la creazione deH’I.M.I. e dell’I.R.I. la Banca d’Italia dovette per

La sede della Banca d’Italia a Tripoli, capitale della Libia (1936)

tanto organizzare la colossale operazione di salvataggio, addossandosene il costo. Quest’ultimo fu valutato a circa 15 miliardi di lire del tempo, per un valore corrispondente ai tre quarti dell’intero bilancio dello Stato. L’esposizione nei bilanci della banca era naturalmente molto inferiore e si consolidò poi in

4 miliardi e 700 milioni.

La necessità di scindere il credito di esercizio da quello a medio termine, il crescente processo di concentrazione monopolistica e i più stretti [...]

[...] nei bilanci della banca era naturalmente molto inferiore e si consolidò poi in

4 miliardi e 700 milioni.

La necessità di scindere il credito di esercizio da quello a medio termine, il crescente processo di concentrazione monopolistica e i più stretti legami tra Banca d'Italia e Tesoro portarono, con la legge del 12.3.1936, alla regolamentazione bancaria tuttora in atto in Italia: la Banca d’Italia venne da allora dichiarata « istituto di diritto pubblico »; le azioni vennero sostituite da quote nominative di partecipazione al capitale, sottoscritte esclusivamente da Casse di risparmio, da altri istituti di credito di diritto pubblico, da banche di interesse nazionale, da istituti di previdenza e assicurazione; le azioni intestate a privati vennero rimborsate.

Dato che l’istituto non è mai stato nazionalizzato, neppure dopo la seconda guerra mondiale, e per quanto non possa più compiere operazioni bancarie dirette (ma solo operazioni di risconto e di ben limitate anticipazioni), esso è rimasto In sostanza la banca delle banche; formalmente autonoma, la Banca d’Italia rappresenta perciò una leva di potere economico di grande importanza, in grado di modificare con la sua azione le decisioni di politica economi[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol IV (N-Q), p. 620

Brano: [...]’Italia contava 1 automobile ogni 100 abitanti, contro 1 ogni 17 della Francia e 1 ogni 4 degli Stati Uniti; evidente risultava quindi la sproporzione nello sviluppo delle produzioni su larga scala, anche se il regime autarchico poneva il gruppo al riparo rispetto alla concorrenza estera (v. Autarchia). Negli anni precedenti il conflitto e nel corso della prima fase della guerra il gruppo Pirelli estese ulteriormente la propria produzione: con l’I.R.I. (v.) venne costituita la S.A.I.G.S., con stabilimenti a Ferrara e a Terni per la produzione delle gomma sintetica; le necessità belliche sembravano richiedere su scala moltiplicata uno sviluppo quale quello conosciuto durante la Prima guerra mondiale.

Tuttavia, a un diplomatico esperto e a un industriale con così ampi legami internazionali com’era Alberto Pirelli, le sorti del conflitto dovevano apparire segnate fin dal

1942, tanto che all'inizio di novembre di quell’anno (cfr. RostagnoOstellino, op. cit. p. 32) avrebbe invitato Mussolini a dissociarsi dalla Germania (v, Industria e fas[...]

[...]nsolidamento dei nuclei di resistenza.

Non mancò alla Pirelli l’azione dei

G.A.P., ma gli obiettivi principali della lotta in fabbrica vennero individuati nella disorganizzazione della produzione, nel boicottaggio dei sindacati fascisti, nell’avvio di rifornimenti ai partigiani e nella prestazione di una rete logistica per la lotta armata in montagna. Nell’attuazione di questi compiti, la Resistenza ottenne in più occasioni l’appoggio dei dirigenti della fabbrica. Numerosi furono gli scioperi nell’inverno e nella primavera del 1944, malgrado la dura repressione dei nazifascisti. Dopo questi scioperi, oltre 150 operai della Pirelli furono deportati in Germania.

Il 10.8.1944, a Piazzale Loreto (v.), vennero fucilati per rappresaglia Libero Temolo, responsabile del Partito comunista» ed Eraldo Sonci

ni, esponente socialista, entrambi dipendenti della Pirelli.

Nelle giornate deH’aprile 1945 il C.L.N. di fabbrica salvò gli impianti dai progetti di smantellamento delle truppe tedesche. A Liberazione avvenuta, come in altre fabbr[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol V (R-S), p. 535

Brano: Sindacato

te la decurtazione pretesa dagli agrari. Questo episodio confermò anche l’importanza del lavoro che si poteva svolgere all'interno dei sindacati fascisti, cioè la possibilità di influenzare i funzionari e le assemblee sindacali.

Dal 1931 il governo fascista iniziò quella politica di “salvataggio bancario” (v. I.R.I.) e di intervento economico che avrebbe condottto a una crescente compenetrazione fra Stato e potentati finanziari, mentre i salari giungevano al loro punto più basso e il livello di disoccupazione stava diventando intollerabile. Le riduzioni dei prezzi, che avrebbero dovuto bilanciare la situazione, risultarono assolutamente inadeguate, mentre l'aumento della produttività (ottenuta applicando il cosiddetto sistema Bedaux, cioè imponendo una progressiva intensificazione dei ritmi di lavoro) inaspriva più che mai i rapporti in fabbrica, tanto da provocare vere e proprie rivolte (v. Roccastrada)[...]

[...] categoria. L’obiettivo di questa struttura era di dividere e contrapporre l'una all’altra le masse lavoratrici dei diversi settori produttivi e, nel

lo stesso tempo, affermare all'interno di ciascuno di essi l’interclassismo imponendo la collaborazione fra lavoratori e padroni, i quali peraltro restavano uniti nella Confin

dustria (v. Confederazione generale dell’industria italiana). Unica concessione riconosciuta dai nuovi statuti fu il diritto nominalmente riconosciuto ai lavoratori di eleggere i loro rappresentanti locali, ma soltanto fino al livello provinciale. Per di più, le elezioni vennero convocate alla chetichella e addomesticate, per evitare sorprese da parte delle masse operaie. Principio fondamentale dello “Stato corporativo” era d’altronde quello di subordinare gli interessi dei lavoratori di ogni categoria a quelli della “produzione”, vale a dire agli interessi della proprietà privata dei mezzi produttivi, lasciando mano libera agli imprenditori per il bene della “nazione”.

Con l’avvio in Europa della politica de[...]

[...]essione bellica il regime fascista si dispose a fare qualche concessione: nel maggio 1937 venne ristabilita la settimana di 40 ore (durante la campagna etiopica era salita a 48), furono estesi ai lavoratori agricoli gli assegni familiari e venne concesso un nuovo aumento salariale del 10%. Fu introdotto come un beneficio per i lavoratori, ma in realtà strumento di controllo, il sabato fascista (v.).

Intanto a Parigi, nonostante che il gruppo dirigente del P.C. d’I. fosse stato costretto dal Comintern a una ennesima svolta e ad abbandonare la politica di “riconciliazione nazionale” avviata da Ruggero Grieco, il 26.7.1937 veniva sottoscritto tra comunisti e socialisti un nuovo accordo unitario, più concreto del precedente, per utilizzare tutte le possibilità di attività legale consentite dal regime dittatoriale. In questo quadro si ebbero nel Paese nuove iniziative di infiltrazione nei sindacati fascisti, come quella portata avanti da Eugenio Curiel (v.). Si aprivano d’altronde maggiori possibilità di azione. Nel 1939 la condizione oper[...]

[...]1939 vennero istituiti i fiduciari sindacali di fabbrica in tutte le imprese con almeno 100 dipendenti (ma l'Italia entrerà in guerra prima che il provvedimento venga messo in atto).

Seconda guerra mondiale

Nel 1939, il Patto di non aggressione russotedesco (v.) e l’invasione della Polonia misero in una situazione particolarmente critica le organizzazioni comuniste. Il P.C. d’I. venne posto fuori legge dal governo francese e numerosi suoi dirigenti furono tratti in arresto. Quantunque il Comintern sconfessasse clamorosamente la politica di Fronte popolare, i comunisti italiani proseguirono la loro politica unitaria e nel giugno 1940, subito dopo l’entrata in guerra dell’Italia, si dichiararono disposti a collaborare con

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successivi
Grazie ad un complesso algoritmo ideato in anni di riflessione epistemologica, scientifica e tecnica, dal termine I.R.I., nel sottoinsieme prescelto del corpus autorizzato è possible visualizzare il seguente gramma di relazioni strutturali (ma in ciroscrivibili corpora storicamente determinati: non ce ne voglia l'autore dell'edizione critica del CLG di Saussure se azzardiamo per lo strumento un orizzonte ad uso semantico verso uno storicismo μετ´ἐπιστήμης...). I termini sono ordinati secondo somma della distanza con il termine prescelto e secondo peculiarità del termine, diagnosticando una basilare mappa delle associazioni di idee (associazione di ciò che l'algoritmo isola come segmenti - fissi se frequenti - di sintagmi stimabili come nomi) di una data cultura (in questa sede intesa riduttivamente come corpus di testi storicamente determinabili); nei prossimi mesi saranno sviluppati strumenti di comparazione booleana di insiemi di corpora circoscrivibili; applicazioni sul complessivo linguaggio storico naturale saranno altresì possibili.
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