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da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol II (D-G), p. 448

Brano: [...]zione nel novembre 1938.

A favore del Fronte popolare si schierarono YHumanità, il Populaire, Y Oeuvre, V end redi, Marianne e altri importanti organi di stampa. Si schierarono invece decisamente contro YAction francaise, YAmi du peuple, ' Le Jour, YEcho de Paris, Candide, Gringoire, Je suis partout e altri fogli.

Non mancarono le delusioni, provocate dal proseguire dell'offensiva fascista in Europa, dal nonintervento in Spagna, dalla politica di capitolazione di Monaco. Ma il Fronte popolare impedì l'avanzata del fascismo in Francia e l’arrestò in altri paesi. Fin dal suo VII Congresso (1935) l'Internazionale Comunista sostenne la tattica del Fronte popolare, additando quello francese come un buon esempio di lotta contro il fascismo (v. internazionale, Terza).

Il giudizio dell’Internazionale

Il VII Congresso dell’I.C., partendo dall’esperienza francese e dalla vittoria nazista in Germania, non si limitò a indicare la principale responsabilità nella tattica capitolarda e scissionista della socialdemocrazia, ma riesaminò in senso autocritico la sua tattica precedente e indicò a tutto il movimento operaio la costituzione del Fronte popolare come mezzo per impedire l’avanzata del fascismo e assicurare il successo della lotta del proletariato, nell’alleanza con i contadini lavoratori e con le masse fondamentali della piccola borghesia urbana.

« Ciò che è fondamentale, che ha un’importanza decisiva per la costituzione del Fronte popolare — sottolineava Georgi Dimitrov (v.) nel suo rapporto —, è l’azione risoluta del proletariato rivoluzionario in difesa delle rivendicazioni di questi strati [contadini lavoratori e piccola borghesia urbana], e in modo particolare dei contadini lavoratori, rivendicazioni che sono sulla linea degli interessi fondamentali del proletariato e che devono essere coordinate, nel corso della lotta, con le rivendicazioni della classe operaia ».

Le forze del fascismo in Francia

Dopo aver messo in luce i risultati raggiunti in Francia dopo l’avvenuta realizzazione del Fronte unico di lotta contro il fascismo, Dimitrov richiamò l'attenzione sul pericolo ancora incombente: « Il movimento fascista continua a svilupparsi del tutto liberamente con l’appoggio attivo del capitale monopolistico, deM’apparato statale della borghesia, dello Stato maggiore dell’esercito francese e dei dirigenti reazionari della chiesa cattolica, baluardo di ogni reazione. La più forte delle organizzazioni fasciste,

le Croix de Feu [Croci di fuoco], dispone di 300.000 uomini armati, con quadri costituiti da 60.000 ufficiali della riserva. Ha posizioni salde nella polizia, nella gendarmeria, nell’esercito, neM’aviazione, in tutto l’apparato statale. Le ultime elezioni municipali dicono che in Francia non aumentano soltanto le forze rivoluzionarie, ma anche le forze del fascismo.

Se il fascismo riuscisse a penetrare profondamente tra i contadini, ad assicurarsi l’appoggio di una parte dell’esercito e la neutralità dell’altra parte, le masse lavoratrici francesi non riuscirebbero a impedire l’andata del fascismo al potere. I risultati ottenuti non autorizzano affatto la classe operaia e tutti gli antifascisti di Francia a dormire sugli allori.

Quali sono i compiti che stanno davanti alla classe operaia in Francia?

In primo luogo, attuare il Fronte unico non soltanto nel campo politico, ma anche nel campo economico, per organizzare la lotta contro l’offensiva del capitale, spezzare con la propria pressione la resistenza del Fronte unico opposta dai dirigenti della riformista Confederazione del lavoro.

In secondo luogo, attuare l’unità sindacale in Francia; sindacati unici sulla base della lotta di classe. In terzo luogo, attrarre nel movimento antifascista le grandi masse contadine, le masse della piccola borghesia, dando un posto particolare alle loro rivendicazioni quotidiane nel programma del Fronte popolare antifascista.

In quarto luogo, rafforzare organizzativamente ed estendere ancora più il movimento antifascista in via di sviluppo, creando su larga scala organi elettivi che non abbiano un carattere di partito, ma quello del Fronte popolare antifascista; organi che abbraccino con la loro influenza masse ancora più vaste di quelle che abbracciano i partiti e le organizzazioni di lavoratori oggi esistenti in Francia.

In quinto luogo, ottenere con una pressione adeguata lo scioglimento e il disarmo delle organizzazioni fasciste, come organ[...]

[...]o su larga scala organi elettivi che non abbiano un carattere di partito, ma quello del Fronte popolare antifascista; organi che abbraccino con la loro influenza masse ancora più vaste di quelle che abbracciano i partiti e le organizzazioni di lavoratori oggi esistenti in Francia.

In quinto luogo, ottenere con una pressione adeguata lo scioglimento e il disarmo delle organizzazioni fasciste, come organizzazioni di cospiratori contro la Repubblica e agenti di Hitler in Francia.

In sesto luogo, ottenere che l’apparato statale, l’esercito, la polizia siano epurati dai cospiratori che preparano un colpo di stato fascista.

In settimo luogo, sviluppare la lotta contro i dirigenti delle cricche reazionarie della chiesa cattolica, che è uno dei baluardi più importanti del fascismo, francese.

In ottavo luogo, col legare l’esercito col movimento antifascista, creando nel suo seno Comitati di difesa della Repubblica e della Costituzione, contro coloro che vogliono utilizzare l’esercito per un colpo di stato contro la Costituzione; non permettere alle forze reazionarie della Francia d’infrangere l’accordo francosovietico, il quale difende la causa della pace contro l’aggressione del fascismo tedesco.

E se in Francia il movimento antifascista porterà alla creazione di un governo il quale, non solo a parole, ma a fatti, svolga una lotta effettiva contro il fascismo francese e applichi il programma delle rivendicazioni del Fronte popolare antifascista, i comunisti, pur restando nemici irriducibili di ogni governo borghese e sostenitori del potere sovietico, di fronte al crescente pericolo fascista saranno pronti a sostenere un tale governo ».

Bibliografia: F. Goguel, La politique des

partis sous la Troisième République, Paris, 1958; T. Ferlé, Le front populaire, Paris, 1936; M. Thorez, Oeuvres de Maurice Thorez, Paris, 19501952; Parti socialiste S.F.I.O., XXXIII Congrès National, Paris 30 mai12 juin 1936, Paris, 1936; L. Blum, L’exercice du pouvoir, Paris, 1937; G. Dimitrov, Questioni del Fronte unico e del Fronte popolare, Edizioni italiane di cultura, Paris, 1939.

Fronte Unico

Unione di partiti e movimenti operai e di altri lavoratori nella lotta contro il padronato e le forze reazionarie. La necessità di realizzare un fronte unico, che già aveva tradizioni lontane nel movimento socialista specialmente in occasione delle elezioni e di grandi lotte di masse, fu sostenuta daM’Internazionale Comunista sin dai suoi primi Congressi (v. Internazionale, Terza).

Tattica deirinternazionale

Al III (1921), al IV (1922) e al V

(1924) Congresso dell’I.C. ebbero luogo lunghe discussioni tra coloro che sostenevano l’opportunità del Fronte unico soltanto sul terreno sindacale e coloro che lo vedevano invece necessario anche sul piano politico; tra coloro che sarebbero stati favorevoli a un fronte unico limitato alla base, tra gli operai e gli altri lavoratori, e coloro che, rifacendosi alle indicazioni di Lenin, erano per un fronte unico realizzato, oltre che alla base, ai vertici. Comunque il fronte unico veniva sostenuto dalla I.C. come il principale mezzo per conquistare la maggioranza tra la classe operaia e i lavoratori in genere, sottraendoli all’influenza socialdemocratica, cattolica o di altri partiti borghesi. Tra il IV e il V Congresso si fecero sentire nel movimento comunista posizioni settarie che negavano la utilità, sia di operare aH’interno dei sindacati controllati dalle forze borghesi che di arrivare a un fronte unico sul terreno politico. L’I.C. non negava l’utilità di realizzare un fronte unico, ma condizionava questo a tali riserve che finivano per limitarne la portata e l’effetto.

La risoluzione sul fronte unico adottata dal

V Congresso affermava: « 1. La tattica del fronte unico è sempre necessaria e dappertutto, a eccezione dei rari momenti di lotta decisiva in cui gli operai rivoluzionari comunisti devono rivolgere le armi anche contro gruppi di proletariato che, nella loro incoscienza, si battono contro di noi. Ma, anche in questi momenti eccezionali, occorre fare tutto il possibile per realizzare l’unità dal basso con gli operai che non marciano ancora con i comunisti. L’esperienza della rivoluzione russa e della lotta rivolu

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da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol VI (T-Z e appendice), p. 669

Brano: Appendice

cabilmente. Questi massimalisti fatalisti devono essere rudemente risvegliati dalla voce del proletariato insofferente all’inazione [...]. Per distinguersi con sicurezza assoluta dai riformisti e dai massimalisti evanescenti e d’occasione, nessun mezzo appare più limpido alla nostra coscienza socialista che l’atto di ripetuta adesione alla Terza Internazionale, glorificazione e difesa della rivoluzione russa in se stessa e come focolare, esempio e monito al mondo proletario ».

Poste così le basi per una chiarificazione aH'interno del partito, il manifesto tracciava le direttive d’azione in campo sindacale, dando per la prima volta una base concreta alla parola d’ordine del “fronte unico” e dell’adesione all’I.C..

Attività della frazione

Nonostante la maggiore notorietà di Lazzari, sarà Riboldi il vero animatore della frazione. Quale direttore della Brianza, organo socialista della zona omonima, egli farà di questo periodico l'organo della frazione fino all’apparizione del settimanale Più avanti! (v.) che vide la luce per la prima volta a Milano il

26.5.1922.

La polemica coi massimalisti ebbe una momentanea tregua alla vigilia del XIX Congresso del P.S.I., convocato a Roma nelle giornate dall’1 al 4.10.1922 e nel corso del quale una mozione massimalistaterzinternazionalista che chiedeva l'espulsione dei riformisti e l’adesione all'l.C. prevalse, con 32.100 voti contro 29.199, sulla mozione degli “unitari”. Conseguentemente i riformisti, ai quali si aggiungevano i centristi, venivano espulsi dal P.S.I. e costituivano il nuovo Partito Socialista Unitario [P.S.U.).

Nel novembre si riuniva a Pietrogrado il IV Congresso deH'I.C. e, dall'Italia, vi parteciparon[...]

[...]ornate dall’1 al 4.10.1922 e nel corso del quale una mozione massimalistaterzinternazionalista che chiedeva l'espulsione dei riformisti e l’adesione all'l.C. prevalse, con 32.100 voti contro 29.199, sulla mozione degli “unitari”. Conseguentemente i riformisti, ai quali si aggiungevano i centristi, venivano espulsi dal P.S.I. e costituivano il nuovo Partito Socialista Unitario [P.S.U.).

Nel novembre si riuniva a Pietrogrado il IV Congresso deH'I.C. e, dall'Italia, vi parteciparono due delegazioni, rispettivamente del P.S.I. e del P.C.d’i.. Il Congresso nominò una commissione per la fusione tra i due partiti, composta da Giovanni Tonelli (v.), Fabrizio Maffi e Giacinto Menotti Serrati (v.) per i socialisti, e da Antonio Gramsci (v.), Mauro Scoccimarro (v.) e Angelo Tasca (v.) per i comunisti. La sostanza degli accordi raggiunti da tale commissione prevedeva: la trasformazione deWAvanti! (v.) in organo del partito unificato, sotto la direzione di Gramsci e Serrati; la composizione del Comitato centrale per due terzi di comunisti e per un [...]

[...]arono due delegazioni, rispettivamente del P.S.I. e del P.C.d’i.. Il Congresso nominò una commissione per la fusione tra i due partiti, composta da Giovanni Tonelli (v.), Fabrizio Maffi e Giacinto Menotti Serrati (v.) per i socialisti, e da Antonio Gramsci (v.), Mauro Scoccimarro (v.) e Angelo Tasca (v.) per i comunisti. La sostanza degli accordi raggiunti da tale commissione prevedeva: la trasformazione deWAvanti! (v.) in organo del partito unificato, sotto la direzione di Gramsci e Serrati; la composizione del Comitato centrale per due terzi di comunisti e per un terzo di socialisti, mentre l’Esecutivo sarebbe stato formato da sette membri, quattro dei quali comunisti e tre socialisti; l’espulsione dei deputati e degli esponenti socialisti contrari alla fusione; l’in

tensificazione del lavoro illegale. Mentre nel P.C.d’i. il progetto di fusione incontrava l’aspra opposizione della maggioranza bordighiana, nelle giornate del 30 e 31.12.1922 si riuniva la Direzione del P.S.I. che, dopo avere udito la relazione di tre dei membri della delegazione socialista al Congresso dell’I.C. (Giovanni Tonetti, Gavino Garruccio e Giuseppe Romita) tornati in Italia a scopo di informazione, approvava una dichiarazione che era pubblicato sull’" Avanti!” del 2.1. 1923, nella quale il progetto di risoluzione della questione italiana veniva definito « nel suo complesso da accettare »; la delegazione del partito era quindi autorizzata a proseguire le trattative, cosa che essa faceva.

Il giorno dopo, l’“Avanti!” pubblicava un articolo di Serrati inviato dall'Unione Sovietica e dal titolo L’unità comunista, nel quale si inneggiava alla futura fusione.

« V’è posto per due partiti rivoluzionari, oggi, nella presente situazione, in Italia? — scriveva Serrati. — Vi è posto per due partiti rivoluzionari il cui programma è identico, la cui sola differenza sta nel contegno rispettivamente tenuto tino a Ieri di fronte ai riformisti? Vi è posto per due partiti il cui contegno oggi — anche nei riguardi dei riformisti — è identico? La politica non si fa di irritazioni e di dispetti. La politica è la realtà. La realtà oggi è questa che tra massimalisti che hanno accettato con piena scienza e coscienza il programma di Bologna, e comunisti che si separarono da essi a Livorno, non vi è altra differenza che quella scavata dalle stupide e miserevoli questioni personali e locali, dalle violenze verbali [...]. Al fronte unico borghese i proletari rivoluzionari, i socialisti della lotta di classe devono opporre il loro fronte unico. L'unione dei due partiti Socialista e Comunista è la prima condizione indispensabile di questo fronte unico ».

L'articolo di Serrati era però seguito, nella stessa pagina, da un articolo di Pietro Nenni (v.) che, quale redattorecapo del giornale, durante l’assenza di Serrati ne teneva l’effettiva direzione. L’articolo, intitolato La liquidazione del Partito Socialista?, così si esprimeva: « lo penso che se la nostra delegazione a Mosca, e la Direzione del Partito che ne ha convalidato l’operato, avessero ricevuto l’incarico di procedere alla liquidazione sottocosto del Partito socialista, senza nessun beneficio per l’Internazionale e per il proletariato, non si sarebbero comportate diversamente. La fusione di due partiti non può essere imposta dall’alto, essa deve maturarsi dal basso [...]. Si sono mai visti fondersi al l’improvviso due partiti le cui maggioranze sono contrarie alla fusione? ».

Proseguendo, l’articolo chiedeva che il partito fosse interpellato, mediante referendum, sul problema della fusione. « Una bandiera non si getta in un canto come una cosa inutile — concludeva Nenni —. Si può anche ammainare, ma con onore e con dignità, per un processo spontaneo ».

Mancata fusione P.C.d'I.P.S.I.

L’articolo di Nenni era il segnale della riscossa per gli antifusionisti, i quali costituirono un “Comitato di difesa socialista” il cui primo atto fu quello di occupare la sede dell'“Avanti!”.

Nelle giornate dal 15 al 17.4.1923 si svolse a Milano il XX Congresso del P.S.I., al quale non potè partecipare Serrati che era stato arrestato l’1 marzo, di ritorno dall’Unione Sovietica, e accusato di « diffamazione al fascismo e al Governo ». Nel Congresso, la mozione antifusionista del “Comitato di difesa socialista” prevalse con 5.361 voti contro i 3.968 della mozione terzinternazionalista LazzariBuffoni.

Il congresso di Milano non pose fine alle polemiche interne, che erano anzi destinate a provocare un’altra scissione. La nuova Direzione del P.S.I. dichiarò incompatibili le frazioni, avocò a sé le relazioni coi partiti politici affini e con le organizzazioni internazionali, sottopose al proprio controllo qualsiasi pubblicazione quotidiana o periodica, sia degli organi locali del partito, sia dei singoli compagni. Il 10 maggio essa sciolse il Comitato centrale della Federazione giovanile socialista (v.) che, in un suo congresso, svoltosi contemporaneamente a quello del partito, aveva dato luogo ad alcune contestazioni e approvato a maggioranza le tesi terzinternazionaliste.

L’espulsione dal P.S.I.

Il 15.5.1923, in pieno contrasto con le direttive della Direzione socialista, iniziarono le pubblicazioni della rivista terzinternazionalista Pagine rosse (v.), redatta da un comitato composto da Giacinto Menotti Serrati (che sarebbe stato[...]

[...]egli organi locali del partito, sia dei singoli compagni. Il 10 maggio essa sciolse il Comitato centrale della Federazione giovanile socialista (v.) che, in un suo congresso, svoltosi contemporaneamente a quello del partito, aveva dato luogo ad alcune contestazioni e approvato a maggioranza le tesi terzinternazionaliste.

L’espulsione dal P.S.I.

Il 15.5.1923, in pieno contrasto con le direttive della Direzione socialista, iniziarono le pubblicazioni della rivista terzinternazionalista Pagine rosse (v.), redatta da un comitato composto da Giacinto Menotti Serrati (che sarebbe stato scarcerato il 5 giugno), Francesco Buffoni, Fabrizio Maffi, Mario Malatesta ed Ezio Riboldi. In seguito a ciò, nei primi giorni di agosto la Direzione del P.S.I. dichiarava, « in virtù dei poteri conferiti dal Congresso di Milano 1921 », fuori dal partito i membri del Comitato di redazione della rivista, affermando che il provvedimento sarebbe stato esteso a quanti, sezioni o singoli compagni, avessero svolto azione di solidarietà con gli espulsi.

Tale presa di posizione, che ne escludeva dal partito i maggiori esponenti, mutò le prospettive della frazione terzinternazionalista che, cessando praticamente di essere una corrente di lotta interna, per

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da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol III (H-M), p. 241

Brano: Kuwait

voluzionario, nel quale Kuusinen divenne ministro. Nello stesso anno egli fu tra i fondatori del Partito comunista finlandese; quando la rivoluzione in Finlandia venne schiacciata, si rifugiò neH’Unione Sovietica. Qui si elevò tra i dirigenti più noti del Partito comunista dell'U.R.S.S. e della Terza Internazionale (v.), di cui fu uno dei segretari con Dimitrov e Togliatti (193139).

Nella guerra russofinnica

Il suo nome salì alla ribalta della politica mondiale nel 1939, all’epoca dell'occupazione della Finlandia da parte dell’U.R.S.S. Popo dopo lo scoppio del conflitto, sorse nella Carelia sovietica un governo presieduto da Kuusinen. La tenace resistenza finlandese e il volgere della situazione internazionale costrinsero poi i sovietici a trattare con Helsinski e a rinunciare a un governo presieduto da Kuusinen. Questi, in compenso, fu nominato presidente della Repubblica sovietica Carelofinnica (194058).

Membro del Comitato centrale del Partito comunista sovietico dal 1941, fu eletto nell’ufficio politico dal

1952 e nel segretariato del C.C. dal 1957.

Nell’Internazionale Comunista Nel 1935, al VII Congresso della Terza Internazionale con Dimitrov e Togliatti, Kuusinen sostenne la politica dei Fronti popolari (v.).

In varie occasioni egli si era occupato anche del P.C.I.: nel 192324, per la fusione di questo con i « terzinternazionalisti » e nel 192930, all'epoca della lotta interna contro Angelo Tasca.

Il 19.7.1929, intervenendo al X Plenum dell’I.C. su quest’ultima questione, Kuusinen disse: « Vorrei dire in modo particolarissimo al compagno Ercoli (Togliatti) che metta da parte questo suo sentimentalismo, questo tatto non politico nei confronti di un elemento di destra come Serra (Tasca). Ercoli ha dimostrato lo stesso tatto nei confronti di Trotskij al VII Esecutivo, ed era un errore anche allora ».

Ulbricht interruppe: « Forse si tratta di qualche cosa di più che di tatto ».

Kuusinen proseguì: «Serra deve dichiarare

in modo netto e chiaro che si sottomette a tutte le decisioni dell'I.C. e ritira il suo memorandum. Altrimenti che sia espulso dal partito. Non vi è una terza soluzione ». Infatti Tasca venne espulso.

Kuwait

Qurain. Sceiccato dell’Asia anteriore, con una superficie di 16.000 kmq e una popolazione di circa

850.000 abitanti. Situato all'estremità nordoccidentale del Golfo Persico, confina con l’Iraq e con l’Arabia Saudita, da cui lo separa una fascia neutralizzata e amministrata congiuntamente dai due paesi. La capitale è Al Kuwait, con circa

300.000 abitanti.

L’economia del Kuwait, il cui territorio è quasi totalmente desertico, si fonda sull’esistenza di ricchissimi giacimenti di petrolio che

10 mettono al settimo posto tra i paesi produttori di questa fondamentale risorsa energetica. Il reddito nazionale lordo è di oltre 1.500 miliardi di lire (1973). Per ovviare alla mancanza di acqua potabile, presso il porto di Shuaiba è stato costruito il più grande impianto di desalinizzazione di acqua marina oggi esistente al mondo.

Cenni storici

Nel 1716, con il contributo della Compagnia inglese delle Indie Orientali che dominava il commercio nel Golfo Persico, fu costruito il porto di Al Kuwait (fortino), da cui avrebbe preso il nome l’emirato. Questo si costituì nel secolo XIX e fu soggetto alla sovranità turca.

Sul finire del secolo XIX lo sceicco Mobarek Al Sabah, per contrastare le pretese dell’impero ottomano, si appoggiò alla Gran Bretagna. Nel 1914 fu ufficialmente riconosciuto

11 protettorato britannico sul Kuwait con un trattato che conferiva alle compagnie inglesi il monopolio dell’estrazione petrolifera.

Nel 1934 la compagnia britannica Anglolranian 0/7 realizzò un accordo con la statunitense Gulf Ex

ploration Corporation per fondare su basPparitetiche la Kuwait 0/7 Company e questa Società prese poi in concessione per 75 anni i diritti di sfruttamento dei giacimenti di petrolio. L’estrazione cominciò nel 1946.

L’indipendenza

Nel 1951 le compagnie riconobbero allo sceicco As Salim Al Sabah il 50% sui proventi netti da esse ricavati dall'estrazione del petrolio (naturalmente sulla base dei loro calcoli di comodo). Nel novembre

1956, in seguito al rifiuto del governo britannico di sostenere la richiesta di una maggiore quota di utile avanzata dallo sceicco, il Kuwait insorse contro il dominio inglese, ma la rivolta fu soffocata nel sangue da un corpo di spedizione britannico prontamente inviato sul posto.

Di fronte a nuovi tentativi di sollevazione, nel 1961 il governo britannico ritenne opportuno riconoscere allo Stato del Kuwait una formale indipendenza. L'anno seguente si costituì una compagnia petrolifera nazionale, la Kuwait National Petroleum Company (K.N.P.C.), con capitale per il 60% statale e il 40% privato.

Dalla fine degli anni Cinquanta il Kuwait ha aderito alla lotta dei paesi arabi per una politica petrolifera antimperialista unitaria. Dal 1961 ha istituito un « fondo di solidarietà » che ha raggiunto i 200 milioni di sterline, al quale i paesi della Lega Araba possono attingere in particolari occasioni (dal 1967 in poi ha sostenuto le guerre contro Israele). Singoli kuwaitiani, molti di origine palestinese, hanno inoltre dato un importante aiuto finanziario alle organizzazioni della Resistenza palestinese.

Nel marzo 1975 il Kuwait decise di nazionalizzare tutto il petrolio, espropriando quel 40% delle azioni della K.N.P.C. che ancora apparteneva alla industria privata (Gulf OH e B.P.).



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol III (H-M), p. 240

Brano: Béla Kun parla ai soldati rivoluzionari durante la Repubblica ungherese dei Consigli (1919)

Sconfitta la rivoluzione dalla coalizione reazionaria internazionale, seguì il più spietato terrore fascista capeggiato da Horthy. Il 13.8.1919 Béla Kun si rifugiò in Austria e poi neH’Unione Sovietica, dove divenne uno dei dirigenti della Terza Internazionale (v.).

Dirigente internazionale

Come inviato della Internazionale Comunista, compì importanti missioni in vari paesi. Plenipotenziario dell'I.C. in Germania, venne poi accusato da P. Levi e da Clara Zetkin di avere erroneamente spinto il Partito comunista tedesco all’avventura insurrezionale del 1923.

Per lungo tempo Béla Kun condivise le posizioni di sinistra di Zinoviev. Al Quarto Congresso dell’I.C. fu, con Thaelmann, Thalheimer e altri, contro la tattica del « fronte unico » propugnata da Lenin. Nel 1929 sostenne con intransigenza ancor maggiore che la sola via di accesso al socialismo era la « rivoluzione ».

Il più grave dissidio tra le posizioni di Kun e la linea politica del movimento comunista internazionale sorse alla vigilia del VII Congresso, sulle questioni della tattica e della strategia dei Fronti popolari. In quella stessa assise egli venne confermato membro del Comitato esecutivo del Comintern, ma non fu rieletto nel Presidium.

Curò la pubblicazione delle opere di Lenin in lingue estere e una raccolta di documenti della III Internazionale (pubblicata a Mosca nel 1934), che va sotto il suo nome ed è una fonte assai importante per la storia del movimento fino al 1932. Il suo ultimo incarico, negli

anni 193637, fu quello di dirigere la Casa editrice di economia sociale a Mosca.

Scomparsa e riabilitazione

Il 29.6.1937 fu arrestato. A parte il suo dissenso politico e la sostanziale opposizione alla linea staliniana, si suppone che, al pari di numerosi altri bolscevichi e dirigenti comunisti della generazione leninista, sia stato accusato di « trotskismo » e di « complotto » contro lo Stato sovietico. Nulla è mai stato reso noto o è trapelato nelI’Unione Sovietica sul suo processo, sulle accuse e sulla condanna. Poco si sa sulla sua fine.

Nel 1955 venne riabilitato, ma senza spiegazioni di sorta. A sua moglie, arrestata all’inizio del 1938 e confinata fino al 1946, nel 1955 venne ufficialmente comunicato che Béla Kun era deceduto il 30.11.

1939. Si ignora dove è avvenuto il suo decesso; forse in Ucraina, ma più probabilmente in Siberia.

La Grande Enciclopedia Sovietica, nei volume di aggiornamento, precisa che Béla Kun, « malgrado I suoi errori, resta un grande rivoluzionario » e tale egli veramente fu nella lotta contro il fascismo in Ungheria e negli altri paesi.

Il 22.3.1919 l’apparecchio radiotelegrafico di Csepel, in Ungheria, chiamava Lenin: « il proletariato ungherese, che ieri notte ha conquistato tutto il potere statale, ha introdotto la dittatura del proletariato e saluta in voi il dirigente del proletariato internazionale. Vi esprimiamo la nostra solidarietà rivoluzionaria e salutiamo il proletariato rivoluzionario russo. La Repubblica ungherese dei Consigli chiede l’alleanza del governo sovietico russo. Con le armi nelle mani siamo pronti ad affrontare qualunque nemico del proletariato. Béla Kun ».

Alle 9 e 10 minuti giunse la risposta da Mosca: « Qui Lenin. Saluto di cuore il go

verno proletario della Repubblica ungherese dei Consigli e personalmente il compagno Béla Kun. Ho trasmesso i vostri saluti al Congresso del Partito comunista bolscevico russo. L'entusiasmo è stato enorme ».

Un ritratto di Béla Kun Nei 133 giorni che durò la Repubblica ungherese dei Consigli, la figura più nota e prestigiosa del nuovo potere proletario fu certamente quella di Béla Kun, il cui nome corse per tutto il mondo.

L’Avanti! dell’8.6.1919 pubblicò una sua intervista, a commento della quale il corrispondente italiano fece tra i'altro, del giovane ministro comunista degli Affari esteri, il seguente, entusiastico ritratto: « [...] Questo uomo trentatreenne, pieno di vigore e di insolita energia, accompagnato da una quasi diabolica volontà, fa sì che centinaia di persone nella città e nella campagna, si rivolgano quotidianamente a Béla Kun con ogni sorta di domande. La modestia senza posa, il sorriso naturale e Io sguardo morbidamente lampeggiante, attira irresistibilmente la simpatia dell'anima popolare, che si confonde con l'anima di Béla Kun.

Persino gli avversari rispettano la sua persona.

[...] Dotato di una memoria sorprendente, di una fibra di lavoratore senza pari, dirige oggi, insieme agli altri commissari del popolo, i destini del proletariato ungherese. Egli non si limita ad eseguire solo le funzioni e[...]

[...]te, attira irresistibilmente la simpatia dell'anima popolare, che si confonde con l'anima di Béla Kun.

Persino gli avversari rispettano la sua persona.

[...] Dotato di una memoria sorprendente, di una fibra di lavoratore senza pari, dirige oggi, insieme agli altri commissari del popolo, i destini del proletariato ungherese. Egli non si limita ad eseguire solo le funzioni esecutive, ma interviene in tutte le riunioni; sulle piazze, nelle officine o sulla fronte si ode tuonare la sua voce.

Due, tre, quattro conferenze al giorno sono per lui immancabili. Lo si vede correre in automobile di dicastero in dicastero, di Soviet In Soviet; scrive, parla, riceve delegazioni, compila atti ufficiali, riceve le missioni estere, attende agli affari più importanti e più gravosi del Governo, e ogni tanto lo si trova anche a qualche tavolo di redazione. Fino le tre o le quattro della mattina lo si trova al lavoro. Alle otto del mattino lo si vede nuovamente in piedi ad attendere a mille piccole e grandi cose. Sembra che egli possieda una fonte inestinguibile di intensa attività umana ».

Bibliografia: Irén Gài, Béla Kun, aprile 1969; La Repubblica ungherese dei Consigli, a cura dell'Ufficio Stampa dell'Ambasciata della Repubblica Popolare Ungherese, Roma, 1969.

Kuusinen, Otto Guglielmo

N. a Helsinski nel 1881, m. a Mosca il 25.5.1964.

Laureato in storia e filosofia all’Università di Helsinski, nel 1905 aderì al Partito socialdemocratico finlandese, schierandosi con l’ala sinistra. Redattore di riviste e giornali del partito, dal 1908 al 1917 fu eletto deputato alla Dieta finlandese e presidente del Gruppo parlamentare socialdemocratico.

Dopo la rivoluzione del 1917 in Russia, anche in Finlandia (v.) sorsero soviet di operai e soldati e nel 1918 si costituì un governo ri

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da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol V (R-S), p. 454

Brano: S.E.A.T.O.

N.A.T.O. (v.). Vi aderivano l'Australia, le Filippine, la Francia, la Gran Bretagna, la Nuova Zelanda, il Pakistan e la Thailandia, oltre naturalmente agli Stati Uniti che vi esercitavano un'egemonia assoluta. Altri paesi, come la Cambogia, il Laos e la Repubblica del Vietnam del Sud erano “garantiti” o più esattamente subordinati alla S.E.A.T.O. da protocolli aggiuntivi.

La mancata adesione dell’india e dell'Indonesia vanificò tuttavia l’iniziativa degli U.S.A. e le stesse ragioni politiche dell’alleanza. In realtà la S.E.A.T.O. non operò mai come un organismo collettivo: i rapporti erano regolamentati su base bilaterale e il senso principale dell’alleanza consisteva nel fatto di legittimare in qualsiasi circostanza la presenza militare americana nell’Asia sudorientale. Con l’inasprimento del conflitto in Indocina, nel 1965 la Francia uscì dalla S.E.A.T.O., seguita nel 1972 dal Pakistan che si allineò alla posizione deM'India. Dopo la sconfitta americana in Vietnam (1975) fu deciso lo scioglimento della S.E.A.T.O., avvenuto nel giugno 1977.

F.Mo.

Secchia, Pietro

Nome di battaglia prevalente: Botte; altri nomi: Vando, Pietro Negro, Ranieri, Valenti, Vineis. N. a Occhieppo Superiore (Vercelli) il 19. 12.1903, m. a Roma il 7.7.1972; dirigente politico.

In una nota autobiografica Secchia ricorda le sue origini proletarie citando il padre Giovanni come « forte lavoratore della terra » e la madre Maria Negro come ex operaia tessile precocemente « uccisa dal male, dal dolore, dalla fatica ».

Archivio Pietro Secchia 19451973, d’ora in poi AS, con Introduzione e cura di Enzo Collotti, Milano, Feltrinelli, 1979 (Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, “Annali”, a. XIX, 1978, p. 7).

Per le condizioni della famiglia, Pietro — già studente ginnasiale — dovette nel 1917 impiegarsi presso una conceria di Biella. Alla sua frequentazione dell’ambiente operaio biellese va riferito il maturare, nel corso del 1919, della scelta socialista che lo condusse alla conoscenza del marxismo e della storia del movimento operaio, alla lettura dell’“Avanti!”, di “ComuniSmo”, de “L’Ordine nuovo” e [...]

[...]nuovo” e de “Il Soviet”. Il 7.11.1919 fondò a Occhieppo un “Circolo giovanile socialista” e di

lì a poco entrò a far parte del Comitato federale di Biella del P.S.I.. Il suo esordio di oratore avvenne presso il Circolo, con una conferenza sulla rivoluzione russa. Si può ritenere che quello fosse anche il tema dominante delle relazioni e discussioni tenute presso i numerosi altri circoli giovanili del Biellese che egli costituì e orientò.

Unico impiegato della ditta Varale a scendere in lotta con gli operai in occasione dello “sciopero delle lancette” (aprile 1920), Secchia fu licenziato; si impiegò successivamente presso una società assicuratrice e alla Manifattura Scardassi. In quei mesi tenne i primi comizi e collaborò al foglio socialista “Il Corriere biellese”. Nel settembre 1920 partecipò al movimento dell’occupazione delle fabbriche, insediandosi

— ancora una volta unico tra gli impiegati — « in un ufficio al posto dei padroni » (AS, p. 137), ma assicurando la continuità del lavoro. Con la grande maggioranza dei membri della Federazione giovanile socialista Secchia aderì, nel corso del 1920, alla Frazione comunista promossa da Amadeo Bordiga, del cui Comitato provvisorio anche Antonio Gramsci fece parte da ottobre. Dopo aver conosciuto Angelo Tasca e Umberto Terracini, Secchia incontrò per la prima volta Gramsci il 5.12.1920 a Biella, in occasione di una riunione locale della Frazione.

Livornismo

Nel gennaio 1921 fu tra i promotori del P.C. d’I. a Biella, entrando a far parte della Segreteria federale della Federazione giovanile comu[...]

[...]o Gramsci fece parte da ottobre. Dopo aver conosciuto Angelo Tasca e Umberto Terracini, Secchia incontrò per la prima volta Gramsci il 5.12.1920 a Biella, in occasione di una riunione locale della Frazione.

Livornismo

Nel gennaio 1921 fu tra i promotori del P.C. d’I. a Biella, entrando a far parte della Segreteria federale della Federazione giovanile comunista d’Italia e collaborando al settimanale provinciale del nuovo partito, “Il Bolscevico”. A un convegno regionale giovanile conobbe Luigi Longo (v.), membro del Comitato centrale della F.G.C.I. e già dirigente regionale della Frazione comunista.

« Lettore assiduo deM’“Ordine Nuovo” — scriverà in seguito Secchia a proposito di Longo, con parole che si addicono alla sua stessa esperienza — nutriva una grande stima per Antonio Gramsci ma, come molti altri giovani comunisti di Torino e di tutta Italia, era attratto dalla forte personalità di Amadeo Bordiga e dalle sue posizioni di estrema sinistra” (voce Longo, Luigi, in questa Enciclopedia, voi. III).

Il biennio “nero”, quello che vide l’ascesa al potere del fascismo, fu decisivo per la preparazione politica di Secchia: tra le sue letture del periodo spiccano quelle di Le

nin, Trockij, Bucharin, Zinoviev, oltre che di Marx, Engels, Piechanov, Rosa Luxemburg.

Nuovamente licenziato per la sua partecipazione allo sciopero “legalitario” dell’agosto 1922 e alla difesa di Novara contro le bande fasciste (Secchia era, come Longo, in contrasto con la Direzione bordighiana sulla non partecipazione dei comunisti al movimento degli “Arditi del popolo”), dopo la marcia su Roma si impegnò nell’attività clandestina, redigendo il foglio “L’uomo che ride”; arrestato e incarcerato per due settimane nel quadro della “battuta anticomunista” del 1923, fu costretto a recarsi a Milano. Qui, mentre lavorava come muratore, fu segretario della F.G.C. milanese, membro del Comitato centrale della F.G.C.I. e collaboratore de “La Voce della Gioventù”, diretta da Longo. Ma il peso che assunse nel P.C.I. la frazione di destra (Tasca) portò a un “rinnovamento” dell’apparato giovanile: Secchia fu costretto a emigrare clandestinamente in Francia (dicembre 1923), dove visse facendo il manovale senza tuttavia rinunciare alla milizia politica. Nel maggio 1924, neH’imminenza del V Congresso delTInternazionale Comunista, Longo lo richiamò in Italia; delegato al congresso di Mosca, Secchia si trattenne nell’U.R. S.S. per quaranta giorni, conoscendo direttamente una gran parte dei gruppi dirigenti dell’I.C., del partito bolscevico (in particolare Trockij, ma non Stalin) e degli altri partiti comunisti. Nelle grandi scelte Secchia fu ancora con la sinistra (rappresentata da Bordiga), contro il centro (Pai miro Togliatti) e la destra (Tasca) che dirigevano il P.C. d’I. grazie all’“atto di autorità” con cui l’I.C. nel giugno 1923 aveva escluso la maggioranza dal Comitato esecutivo del partito. Al ritorno in Italia lavorò per qualche mese come operaio alla FIAT.

Dagli scontri interni tra le frazioni uscì verso la fine del 1924 come segretario della F.G.C. torinese; lasciò la fabbrica e divenne “rivoluzionario professionale”. Nel corso del 1925 fu per alcuni mesi segretario della Federazione di Biella (v.). Di fronte alla costituzione del “comitato d’intesa” promosso dà un gruppo della sinistra, egli — con la grande maggioranza della F.G.C.I. e con il segretario Longo — condivise l’accusa di frazionismo organizzato mossa ai “bordighiani” dal nuovo centro dirigente del P.C. d’I. e si distaccò dal gruppo e dallo stesso Bordiga, ormai emarginato.

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da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol V (R-S), p. 455

Brano: Secchia, Pietro

Ciò non significò né l'abbandono dei postulati rivoluzionari dei giovani né la rinuncia alle posizioni tenute dopo Livorno, ma anzi la creazione di una nuova sinistra “livornista”, la quale, accettando la “bolscevizzazione” e in particolare ia organizzazione per cellule, mantenne però riserve sostanziali — teoriche e politiche — nei confronti della direzione gramsciana, anche per la sua « eccessiva fiducia nella “legalità costituzionale” », che la condusse a non valutare adeguatamente il processo di trasformazione del governo fascista in regime reazionariototalitario (P. Secchia, L’azione svolta dal Partito Comunista in Italia durante il fascismo. 19261932. Ricordi, documenti inediti, testimonianze, Milano, Feltrinelli, 1970. Istituto Giangiacomo Feltrinelli, “Annali”, a. XI,

1969, pag. 7 e passim).

La vita del partito sì svolgeva in effetti già in semiclandestinità, e la repressione e la censura erano via via più soffocanti. Nel novembre 1925 lo stesso Secchia — durante un viaggio di preparazione del III Congresso del partito (Lione, gennaio 1926) — fu arrestato a Trieste e condannato a dieci mesi di reclusione. Rilasciato nell’agosto 1926, riprese l'attività nell'apparato della F.G.C.I. e subì un'altra settimana di carcere.

La polemica antigramsciana e la *svolta*

L’emanazione delle leggi eccezionali fasciste costituì per Secchia e per i comunisti rimasti in Italia so

lo una momentanea cesura; tra la fine del 1926 e i primi del 1927 “Botte” era già in azione. Fece parte del primo Centro interno della F.G.C.I., rappresentò i giovani nella Sezione militare del partito; diede impulso a ogni genere di stampa clandestina; collaborò aWAvanguardia, organo della F.G.C.I. e poi a TUnità”; intanto redigeva e diffondeva il giornaletto II Galletto rosso (v.), teneva conferenze di officina, compiva un viaggio settimanale nell'Ita[...]

[...]er i comunisti rimasti in Italia so

lo una momentanea cesura; tra la fine del 1926 e i primi del 1927 “Botte” era già in azione. Fece parte del primo Centro interno della F.G.C.I., rappresentò i giovani nella Sezione militare del partito; diede impulso a ogni genere di stampa clandestina; collaborò aWAvanguardia, organo della F.G.C.I. e poi a TUnità”; intanto redigeva e diffondeva il giornaletto II Galletto rosso (v.), teneva conferenze di officina, compiva un viaggio settimanale nell'Italia centrosettentrionale, e si spinse talvolta nel Mezzogiorno, tenendo i contatti con gruppi di compagni ed educandoli alla nuova situazione di totale clandestinità e lotta illegale. Nel partito, tuttavia, così all’estero come in Italia,

i giovani incontrarono critiche e opposizioni per quello che era considerato eccessivo e spericolato attivismo e per la loro contestazione della parola d'ordine della « Assemblea repubblicana (v) sulla base dei comitati operai e contadini ». A tale obiettivo, sancito nelle tesi gramsciane di Lione, essi opponevano quello del « Governo operaio e contadino », cioè della dittatura del proletariato.

Il documento più importante della posizione della F.G.C.I. fu la lettera che il segretario Longo indirizzò il 20.10.1927 all'Ufficio Politico del partito; lettera alla quale Togliatti e Tasca replicarono con accuse di « estremismo di sinistra » e di « bordighismo » (Istituto Giangiacomo Feltrinelli, “Annali”, a. Vili, 1966, pp. 368 sgg.). È certo che Secchia, che fu chiamato in novembre a discutere dei punti di dissenso presso il Centro estero, solidarizzò totalmente con Longo. Altro motivo della polemica dei giovani nei confronti del partito era la limitazione dell’attività illegale sul piano della nonviolenza; questo divenne anzi per Secchia un leitmotiv, al quale egli non ha mai rinunciato neppure in sede storiografica.

Alla conferenza di Basilea (v.) del gennaio 1928, convocata dal centro estero per condannare le posizioni dei giovani, Secchia (che era espatriato clandestinamente con una trentina di delegati) difese la linea delle agitazioni “non pacifiche” e della preparazione del proletariato alla lotta armata. Mentre Longo era costretto al silenzio, Togliatti sostenne la necessità di lottare su “due prospettive” (democratica e rivoluzionaria) e la conferenza si concluse proprio con il rifiuto della lotta armata e con la riaffermazione della strategia della “Assemblea repubblicana”. L’assise del partito fu seguita dalla II Conferenza della F.G.C.I., nella quale Longo (rapporto politico) e Secchia (rapporto organizzativo) evitarono di radicalizzare i contrasti.

Dopo Basilea, Secchia — nominato segretario della F.G.C.I. e suo rappresentante nel Comitato centrale e nella Segreteria del partito — per decisione di quest’ultimo non rientrò in Italia e proseguì la sua attività neH'emigrazione. Alla riunione del C.C. del giugno 1928 Secchia criticò i ritardi organizzativi e politici con cui il partito aveva affrontato le leggi eccezionali. Il tono moderato e autocritico del suo intervento favorì il tentativo di divider

lo da Longo; lo stesso C.C. inserì “Botte” nel nuovo Ufficio esecutivo, preposto ai collegamenti con l'emigrazione operaia in vista di una ritessitura di rapporti con i compagni in Italia. Delegato a rappresentare la F.G.C.I. al VI Congresso dell’I.C. (Mosca, lugliosettembre 1928), Secchia partecipò ai lavori della Commissione polacca e della Commissione italiana, e fu nominato membro del Comitato esecutivo dell’Internazionale giovanile comunista.

Egli pensò sempre che le prospettive tracciate dal VI Congresso « si dimostrarono fondamentalmente giuste » e « furono confermate dai fatti » (Secchia, L'azione ecc., cit., p. 160).

Vero è che proprio le scelte del 1928 venivano a dare a Longo e a Secchia un potente sostegno, in quanto il previsto “crollo della stabilizzazione capitalistica” postulava da un lato una lotta sistematica contro[...]

[...]mmissione italiana, e fu nominato membro del Comitato esecutivo dell’Internazionale giovanile comunista.

Egli pensò sempre che le prospettive tracciate dal VI Congresso « si dimostrarono fondamentalmente giuste » e « furono confermate dai fatti » (Secchia, L'azione ecc., cit., p. 160).

Vero è che proprio le scelte del 1928 venivano a dare a Longo e a Secchia un potente sostegno, in quanto il previsto “crollo della stabilizzazione capitalistica” postulava da un lato una lotta sistematica contro il “pericolo di destra” e i “conciliatori”, e dall’altro una intensificazione e radicaiizzazione dell’attività rivoluzionaria dei singoli partiti. Indotto appunto dai mutamenti politici in U.R.S.S. e nell'I.C., alla fine del 1928 Togliatti “mollò” Tasca e nei mesi successivi “raggiunse” con cautela e non senza conservare riserve mentali i giovani. La saldatura di un nuovo gruppo dirigente TogliattiLongoGr/ecoSecchia significò il graduale abbandono delle parole d'ordine di Lione.

Nel maggio 1929 Secchia compì una missione di ispezione a Torino e Milano, dove incontrò, oltre ai quadri di partito, gruppi di operai di varie fabbriche. In luglio si recò a Mosca come rappresentante della F.G.C.I. (con Togliatti, Grieco e Di Vittorio delegati del partito) al X Plenum del C.E. dell'l.C., dal quale

i risultati del VI Congresso uscirono ulteriormente radicalizzati, fino ad assumere valore di “svolta” strategica, con attacchi anche al P.C. d’I. e in particolare a Togliatti, accusato di concordanza con Tasca e di opportunismo. Secchia partecipò subito dopo alla riunione del C.E. dell’Internazionale giovanile. Sollecitato a criticare il P.C. d’I. e Togliatti in seduta plenaria, rifiutò.

Il 2829 agosto l’Ufficio politico del P.C. d’I. e in settembre il C.C. tradussero in termini italiani la “svolta” già anticipata dalle polemiche interne dei giovani; Tasca fu espulso all’unanimità dal partito e Longo fu richiamato in Segreteria, dalla quale era stato escluso dopo Basilea. Durante la riunione dell'U.P. Secchia si affiancò a Longo nel richiedere a Togliatti un’autocritica completa, ma si preoccupò di prendere le distanze da Alfonso Leonetti e Pietro Tresso, che inasprivano il loro atteggiamento avverso a Togliatti proprio mentre questi pareva acquisito alla nuova linea. In novembre tornò a Mosca, dove si tenne un Plenum giovanile; egli respinse la tendenza a inchiodare gli italiani sul tema del “taschismo”, illustrò il lavoro fatto in Italia dalla F.G.C.I. e la sua lotta contro l’opportunismo.

Nel gennaio 1930 Secchia convocò il C.C. dei giovani, davanti al quale Togliatti riconobbe come « principale pericolo » l'opportunismo di destra, escluse « la prospe[...]

[...]etti e Pietro Tresso, che inasprivano il loro atteggiamento avverso a Togliatti proprio mentre questi pareva acquisito alla nuova linea. In novembre tornò a Mosca, dove si tenne un Plenum giovanile; egli respinse la tendenza a inchiodare gli italiani sul tema del “taschismo”, illustrò il lavoro fatto in Italia dalla F.G.C.I. e la sua lotta contro l’opportunismo.

Nel gennaio 1930 Secchia convocò il C.C. dei giovani, davanti al quale Togliatti riconobbe come « principale pericolo » l'opportunismo di destra, escluse « la prospettiva di una cosiddetta fase transitoria » e spinse i giovani quadri a realizzare la « svolta » (Secchia, L’azione, ecc., cit., pp. 275283). In quello stesso periodo Secchia partecipò alla redazione del volume La lotta della gioventù proletaria contro il fascismo, edito dalla

F.G.C.I. nel 1930.

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da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol III (H-M), p. 25

Brano: HumbertDroz, Jules

a Berlino e si laureò infine a Neuchàtel con una tesi su « Socialismo e Cristianesimo », nella quale venivano enucleate le sue convinzioni antimilitaristiche e internazionaliste.

Consacrato pastore nel 1914, svolse la missione ecclesiastica nelle diocesi di Lyon, Lille, Tourcoing e infine a Londra, ma il suo atteggiamento antimilitarista e socialista lo pose in conflitto con le chiese. Nel 1916 divenne redattore del quotidiano socialista di La ChauxdeFonds « La Sentinelle » e nello stesso anno fu condannato a 6 mesi di carcere per renitenza al servizio militare.

Militante socialista e antimilitarista, sostenitore del movimento di Zimmerwald (v.) entrò in contatto con i bolscevichi russi emigrati in Svizzera (Zinoviev, Sokoìnikov, Lunaciarski). Nel 1919 prese posizione nel Partito socialdemocratico svizzero a favore deiradesione alla Terza Internazionale e per questo motivo venne allontanato dalla redazione de « La Sentinelle ».

Delegato della frazione di sinistra del Partito socialdemocratico svizzero al II Congresso dell’lnternazionale Comunista (1920), promosse la scissione aH’interno del suo partito per fondare (1921) il Partito comunista svizzero. Nello stesso anno, su proposta di Lenin, venne nominato membro del segretariato dell’Internazionale Comunista insieme a Rakosi e a Kuusinen, e incaricato di occuparsi in particolare dei partiti comunisti dei paesi latini (Belgio, Francia, Italia, Portogallo, Spagna e America Latina).

L’attività in Italia

Negli anni del fascismo e fino alla promulgazione delle leggi eccezionali fu più volte clandestinamente in Italia a rappresentare l’Internazionale Comunista (nel 1924 vi soggiornò quasi tutto l’anno), dando dal 1922 al 1926 un valido contributo al P.C.d’I. per il superamento delle posizioni estremiste bordighiane, ma legandosi al tempo stesso con Angelo Tasca (v.).

Amico politico di Bucharin (v.) pre

se posizione contro la frazione Trotzki'jZinoviev, ma nel 1928 si pronunciò decisamente (insieme a Tasca) contro la politica seguita dalla direzione del Partito comunista tedesco e contro la linea politica di Stalin. Aspramente attaccato da quest’ultimo come opportunista di destra, venne via via sollevato da ogni incarico nella direzione del Comintern (v.).

Rientrato in Svizzera nel 1931, dopo il VII Congresso deH’I.C. tornò alla direzione del P.C. svizzero, ma ne venne infine espulso nel 1942. Aderì allora al Partito socialista svizzero che lo nominò segretario generale, carica che mantenne fino al 1959. Fu in seguito presidente del Consiglio svizzero delle associazioni per la pace e del Movimento romancio contro le armi atomiche.

Bibliografia: È autore di varie opere, oltre che di molti scritti su riviste internazionali apparsi nel periodo in cui fu uno dei massimi dirigenti deM’I.C.. Recentemente ha pubblicato: L’oeil de Moscou à Paris, Parigi, 1964; Le origini dell’Internazionale Comunista, Parma, 1968; Il contrasto tra l'Internazionale e II P.C.I., Milano, 1969.

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da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol III (H-M), p. 71

Brano: Internazionale, Quarta

nista russo dopo la rivoluzione del con la scomparsa di numerosi ' vecchi militanti caduti negli anni della guerra civile e l’adesione in massa, dopo il 1924, di nuovi elementi, in gran parte contadini senza formazione politica venuti a cercare lavoro nei grandi centri urbani, avevano finito per modificare il rapporto di forza in seno all'apparato bolscevico. A poco a poco, l’Opposizione di sinistra perdette ogni influenza persino a Mosca e a Leningrado, tanto che Trotskij e Zinoviev poterono essere anche esclusi dal Partito comunista (15.11.1927). Trotskij fu poi deportato il 18.1.1928 ad Alma Ata (Asia Centrale).

Dati i suoi evidenti insuccessi politici, la politica della Terza Internazionale fu comunque rimessa in questione e si profilò una svolta: Stalin, facendo ora proprie certe posizioni della Sinistra in precedenza condannate, criticò duramente Bucharin (v.) che aveva sostituito Zinoviev alla testa dell’lnternazionale Comunista. Nel corso del VI Congresso mondiale dell’l. C. (estate 1928) venne difatti abbandonata la tattica delle alleanze con i partiti non proletari e, con una inversione totale di tendenza, si passò schematicamente a quella detta « classe contro classe »; la quale, confondendo più o meno volontariamente socialdemocratici e fascisti, qualche mese più tardi avrebbe dato origine alla formula del « socialfascismo ».

Il 19.1.1929 Stalin fece espellere Trotskij dall’U.R.S.S.. Alla fine di febbraio il creatore dell'Armata Rossa (v.) si stabilì provvisoriamente nell'isola di Prinkipo (Turchia). Alla fine dello stesso anno Stalin, sconfitta definitivamente l'Opposizione di sinistra ed eliminata l’ala destra del partito, rimase l'unico detentore del potere in Unione Sovietica. Cominciava l’era dello stalinismo.

Verso la Quarta Internazionale

L'espulsione di Trotskij dall’U.R.S.S. provocò notevoli ripercussioni tra i partiti comunisti in Europa, in America Latina, negli Stati Uniti, ecc.. Nel seno o ai margini di questi partiti andarono formandosi gruppi di opposizione, ma si trattava di forze numericamente deboli che non costituivano un serio pericolo per i partiti stessi e per l’insieme del movimento internazionale.

La corrente trotskista più consistente si costituì in Francia, dando vita, con l'approvazione diretta di Trotskij, a un settimanale di opposizio

ne di sinistra intitolato La Vérité (15.8.1929). Nell'aprile 1930 il gruppo « La Vérité » fondò un’organizzazione detta Ligue communiste con un Comitato esecutivo di 7 membri: Alfred Rosmer, Pierre Naville, Raymond Molinier, Pierre Franck, Gérard Rosenthal, Gourget e D. Lèv ine.

A parte alcuni aderenti al Partito comunista francese, il contingente più importante della « Li[...]

[...]gine italiana, tedesca, polacca, austriaca, cecoslovacca.

Parallelamente all’organizzazione della « Ligue communiste », all’interno della Confederazione generale del lavoro unitaria (C.G.T.U.), si costituì in Francia un'opposizione sindacale ispirata da Rosmer e Dommanget, ma tale formazione fu poi contestata dall’« ortodossia trotskista », che sconfessò Rosmer. Questi, vecchio sindacalista rivoluzionario, rifiutò di sottomettersi ai suoi critici e, nel novembre 1930, dette le dimissioni dalla « Ligue communiste », portandosi dietro alcuni compagni che, nell’aprile 1931, fondarono con lui un gruppo detto della « Sinistra comunista », di effimera durata.

Rosmer riassumeva il suo pensiero nella formula: « Né trotskismo, né trotskista ».

Nonostante le divisioni e le scissioni che laceravano i gruppi di opposizione, questi continuarono la

Leone Trotskij negli anni dell’esilio

loro lotta ideologica contro la politica della Terza internazionale, tanto più in quanto siffatta politica, da essi definita « terzo periodo di errori d[...]

[...]e 1930, dette le dimissioni dalla « Ligue communiste », portandosi dietro alcuni compagni che, nell’aprile 1931, fondarono con lui un gruppo detto della « Sinistra comunista », di effimera durata.

Rosmer riassumeva il suo pensiero nella formula: « Né trotskismo, né trotskista ».

Nonostante le divisioni e le scissioni che laceravano i gruppi di opposizione, questi continuarono la

Leone Trotskij negli anni dell’esilio

loro lotta ideologica contro la politica della Terza internazionale, tanto più in quanto siffatta politica, da essi definita « terzo periodo di errori deM’I.C. », manteneva la parola d’ordine del «socialfascismo», quantunque in Germania si facesse sempre più minacciosa l'ascesa del nazismo. Molti membri del Partito comunista tedesco che, fuggendo le repressioni, riparavano in Francia, vennero a rafforzare l’opposizione di sinistra, soprattutto grazie all’adesione della ex dirigente Ruth Fischer, sostituita alla testa del Partito in Germania da Ernst Thaelmann.

Quando nel febbraio 1933 Hitler salì al potere, ancora una volta Trotskij denunciò le carenze dell’I.C. davanti alla « peste bruna ». Sotto l'impulso di queste critiche, nel

1933 venne f[...]

[...]unque in Germania si facesse sempre più minacciosa l'ascesa del nazismo. Molti membri del Partito comunista tedesco che, fuggendo le repressioni, riparavano in Francia, vennero a rafforzare l’opposizione di sinistra, soprattutto grazie all’adesione della ex dirigente Ruth Fischer, sostituita alla testa del Partito in Germania da Ernst Thaelmann.

Quando nel febbraio 1933 Hitler salì al potere, ancora una volta Trotskij denunciò le carenze dell’I.C. davanti alla « peste bruna ». Sotto l'impulso di queste critiche, nel

1933 venne fondata la Lega comunista internazionale. L'idea di una « Quarta Internazionale » andò così precisandosi aH'interno dei gruppi che si raccoglievano sotto la guida di Trotskij all’insegna di « Opposizione bolscevica leninista ».

Nel 1934 il Partito socialista operaio tedesco (Socialistische Arbeiter Partei, fondato nell’autunno 1931 da Paul Frólich, già dirigente del Partito comunista tedesco) e il Partito rivoluzionario d’Olanda, diretto da Sneevliet (Maring), firmarono insieme alla Lega comunista internazionale un appello per costituire la Quarta Internazionale. E nel luglio 1936 ebbe luogo alla Sala Pleyel di Parigi una prima conferenza per la creazione della « Quarta Internazionale ». Tale conferenza, per ragioni cospirative, fu detta « di Ginevra ».

Il trotskismo in Francia

La feroce dittatura esercitata in Germania da Hitler, la guerra civile scatenata dal generale Franco in Spagna (1936) e, da quello stesso anno, l’inizio [...]

[...]e la Quarta Internazionale. E nel luglio 1936 ebbe luogo alla Sala Pleyel di Parigi una prima conferenza per la creazione della « Quarta Internazionale ». Tale conferenza, per ragioni cospirative, fu detta « di Ginevra ».

Il trotskismo in Francia

La feroce dittatura esercitata in Germania da Hitler, la guerra civile scatenata dal generale Franco in Spagna (1936) e, da quello stesso anno, l’inizio dei « processi staliniani » in Unione Sovietica, segnarono drammaticamente la storia europea. Ma fin dal 1934, dopo il tentato putsch fascista di Parigi, la reazione dei lavoratori francesi era stata immediata, portando alla costituzione di un Fronte unitario tra la vecchia C.G.T., riformista, e la C.G.T.U., guidata dai comunisti. A ciò sarebbe seguito il patto di unità dazione tra socialisti e comunisti. La tattica terzinternazionalista della « classe contro classe » venne così gradualmente abbandonata (v. Fronte popolare).

In tale situazione, bisognava cercare di uscire dall’isolamento in cui i « trotskisti » erano stati gettati e



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol VI (T-Z e appendice), p. 246

Brano: [...]gore delle Leggi eccezionali fasciste, quindi l’arresto di centinaia di quadri e il passaggio nella clandestinità o l'espatrio imposto ai dirigenti non immediatamente colpiti pose il problema di far uscire l’“Unità” in condizioni di illegalità assoluta per non far mancare ai militanti un orientamento nella lotta contro la dittatura, divenuto ora più che mai necessario. Ciò fu possibile a partire dall’1.1. 1927, quando insieme a Camilla Ravera, unica superstite della Segreteria, quindi responsabile del Centro interno del P.C. d'l.f Alfonso Leonetti e pochi altri compagni si stabilirono a Sturla (presso Genova), rimettendo in funzione un Ufficio Stampa e Propaganda, il cui primo compito fu appunto quello di riprendere in qualche modo la pubblicazione del giornale. L’“Unità” assunse le dimensioni di un bollettino da 2 a 8 pagine, con periodicità quindicinale, i cui testi venivano redatti a Sturla e poi inviati per la stampa in una piccola tipografia torinese (la Agnesi che, lavorando esclusivamente per enti religiosi, offriva una certa copertura). Una volta stampato, il giornale veniva diffuso attraverso la rete clandestina del partito in varie località e provincie (Milano, Torino, Liguria, Trieste, Venezia, Udine, Reggio Emilia, Ferrara, Bologna, Livorno, Roma, Napoli). Inoltre venivano riprodotte le pagine su lastre di zinco che, con opportune integrazioni, avrebbero permesso di ristampare, dove era possibile, anche edizioni integrative locali, ferma restando la parte fornita dal Centro. In tal modo fu possibile raggiung[...]

[...] Emilia, Ferrara, Bologna, Livorno, Roma, Napoli). Inoltre venivano riprodotte le pagine su lastre di zinco che, con opportune integrazioni, avrebbero permesso di ristampare, dove era possibile, anche edizioni integrative locali, ferma restando la parte fornita dal Centro. In tal modo fu possibile raggiungere tirature complessive superiori alle 20.000 copie e l’“ Unità” divenne un prezioso strumento di agitazione che informava abbastanza sistematicamente i lettori sui fatti interni e internazionali passati sotto silenzio dalla stampa ufficiale fascista: gli avvenimenti in corso nell’Unione Sovietica, gli arresti di militanti, le non sopite agitazioni operaie, oltre si intende le campagne di solidarietà per il Soccorso Rosso e per il finanziamento del giornale. Furono così pubblicati, più o meno quindicinalmente, numerosi numeri, fra cui uno speciale il 21.1.1927 per l’anniversario della fondazione del partito. Questa produzione fu però ben presto individuata dalla polizia che cominciò a compiere i primi arresti di diffusori nelle fabbriche torinesi e a Genova, Varese, Trieste, Milano, come risulterà da

almeno 7 processi celebrati davanti al Tribunale speciale durante il 1927 contro diffusori arrestati nei primi mesi dell’anno.

Nell'estate 1927, quando venne deciso di insediare il Centro del P.C. d'I. in Francia, anche la redazione del giornale si trasferì a Parigi, dove continuò il suo lavoro producendo matrici che venivano poi portate clandestinamente in Italia da appositi corrieri (“fenicotteri”) per essere riprodotte nella maggiore quantità possibile dalle organizzazioni clandestine locali. Con la “svolta” politica e organizzativa del 1930 questo lavoro venne intensificato e il giornale acquistò un ruolo ancora più importante.

Della redazione parigina fecero parte Ruggero Grieco, Giuseppe Di Vittorio, Luigi Longo (v.), Egidio Gennari (v.), Giuseppe Dozza (v.), ai quali si aggiunsero via via altri collaboratori come Mario Montagnana, Aladino Bibolotti (v.), Domenico Ciuf oli (v.), Giorgio Amendola (v.), Velio Spano (v.) e altri ancora. L’“Unità” continuò in tal modo a uscire a Parigi fino al 1939, certo non regolarmente, ma con una cadenza per lo più mensile e in certi periodi anche quindicinale. Ovviamente era molto limitato il numero degli articoli e poco lo spazio dedicato a temi non essenziali.

Sul n. 10 del 1934 (« Inchiesta suH'“Unltà” ») si avvertiva: « Il nostro giornale non può essere un giornale di pura propaganda, perché il suo compito è quello di insegnare ai compagni come si organizza il partito “nella nostra situazione” [...] non può essere un giornale di agitazione quotidiana perché la sua diffusione è ristretta [...] non può essere un giornale di informazione, se non in piccola misura, perché esce una o due volte al mese [...]. L'obiettivo che abbiamo raggiunto con l'“Unità” è questo: che un compagno o un operaio rivoluzionario il quale legga e studi l'organo del Partito, trovi in esso il giudizio del Partito sui più importanti avvenimenti internazionali [...] e della vita politica italiana, e la direttiva concreta per lavorare tra le masse al fine [...] di dirigerle politicamente ».

I temi di cui si occupava il giornale erano naturalmente quelli posti via via al centro dell’attenzione dagli organi dirigenti del partito per quanto riguardava la situazione italiana e quella internazionale, con particolare riferimento alle vicende del movimento operaio: si passava dall’appello alla lotta anche armata contro il fascismo (« È ora di passare alla violenza proletaria », n. 3 del marzo 1930) a quello per una politica unitaria con le altre forze antifasciste (« Un appello della I.C. e

I/Unità

tt popolo della Spagna si leva in arm» per la difesa della Repubblica, della libertà e della pace !

jSVSRGOGNATO 32i GCVFJ

ìe mh'onssBÀ Amò? Ve woKnwe.

Viva la Repubblica democratica 'iella Spagna ! Viva la libertà1

Il n. 9 dell'“Unità” del 1936, stampato a Parigi per sostenere la difesa della Repubblica spagnola

del P.C. d’I. per la costituzione immediata di un fronte unico d'azione », n. 5 del marzo 1933), dalla denuncia della guerra fascista in Africa (« Salviamo il nostro paese dalla catastrofe! », nel 1935) al lancio delle parole d’ordine del VII Congresso dell’Internazionale, senza mai trascurare le questioni del finanziamento, delle corrispondenze operaie, del Soccorso Rosso. Non mancarono tentativi di satira contro il fascismo (« La pagina umoristica. Ridere per meglio lottare! »). Dal 1936 l’“Unità” si occupò largamente della guerra di Spagna e del contributo dato dalle Brigate Internazionali, integrando le trasmissioni radiofoniche da Barcellona (v. Radio clandestine). Nel 1939 poterono uscire soltanto 5 numeri del giornale, perché nell’estate, dopo la messa fuori legge del Partito comunista francese, anche diversi dirigenti del Partito italiano e redattori dell’“Unità” vennero arrestati (compreso Togliatti).

Impossibilitata a uscire nei primi anni della Seconda guerra mondiale, l’“Unità” riprese le pubblicazioni clandestine in Italia a partire dall’1.7.1942, quando Umberto Massola (v.), giunto a Torino dopo un periodo trascorso in Jugoslavia, riuscì finalmente a organizzare la stampa del foglio a Milano come « Organo centrale del Partito comunista d’Italia ».

Il contributo del Partito comunista Jugoslavo a questa ripresa troverà riscontro sulle stesse pagine dell'“Unità”, il cui primo numero conteneva un articolo sulla lotta del

246

II



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol VI (T-Z e appendice), p. 668

Brano: Appendice

Giovanni Spilzi

biicano, dovette cercare rifugio in Francia, dove venne internato nel campo di Gurs.

Nel 1940, con l'occupazione nazista della Francia, cadde in mano ai tedeschi che lo consegnarono alle autorità fasciste italiane. Tradotto in Italia e deferito al Tribunale militare, per la sua diserzione fu condannato a 10 anni di carcere da scontare a Gaeta. Qui dopo T8.9.1943 fu nuovamente catturato dai tedeschi che lo deportarono a Buchenwald (v.), dove lasciò la vita.

Stampacchia, Vito Mario

N. a Lecce il 16.5.1872, ivi m. il 26. 12.1959; avvocato.

Figlio di un avvocato, militò nelle fila degli in[...]

[...] fasciste italiane. Tradotto in Italia e deferito al Tribunale militare, per la sua diserzione fu condannato a 10 anni di carcere da scontare a Gaeta. Qui dopo T8.9.1943 fu nuovamente catturato dai tedeschi che lo deportarono a Buchenwald (v.), dove lasciò la vita.

Stampacchia, Vito Mario

N. a Lecce il 16.5.1872, ivi m. il 26. 12.1959; avvocato.

Figlio di un avvocato, militò nelle fila degli internazionalisti leccesi fin dagli anni del liceo e nel 1892 aderì al Partito socialista, di cui riorganizzò nel 1897 la locale sezione. Pur svolgendo la professione forense, per oltre un ventennio fu fra i più noti esponenti del P.S.I. nella provincia di Lecce, ma nel primo dopoguerra si appartò dalla vita politica per disaccordi intervenuti con la Direzione del partito.

Non aderì al fascismo e verso la fine degli anni Trenta si collegò al movimento liberalsocialista, sì da essere arrestato con altri antifascisti a Bari (v.).

Dopo la caduta del fascismo divenne presidente socialista del C.L.N. di Lecce e nei gennaio 1944 lo rappresentò nel Congresso di Bari.

Fu segretario della Federazione socialista leccese dall’ottobre 1943 al gennaio 1947, consultore nazionale

per la Puglia, deputato alla Costituente, sottosegretario alla Marina dal luglio 1946 al maggio 1947.

Alla sua morte lasciò un[...]

[...]putato alla Costituente, sottosegretario alla Marina dal luglio 1946 al maggio 1947.

Alla sua morte lasciò un fondo di documenti e libri, divenuto importante archivio per lo studio del movimento operaio e contadino del Mezzogiorno (Istituto “Vito Mario Stampacchia”).

Storchi, Amilcare

N. a S. Martino in Rio (Reggio Emilia) il 23.8.1877, m. a San Colombano al Lambro (Milano) il 21.4. 1944; giornalista.

Figlio di un fabbro e di una pasticcerà, aderì da ragazzo al socialismo, conseguì il diploma di maestro elementare e si diede all’attività politica. Fu segretario della Camera del lavoro a Carpi (1900) e poi a Ferrara (19011907), dove diresse anche il settimanale “La Scintilla”. Più tardi trascorse circa un anno lavorando nella redazione del “Lavoratore” di Trieste. Successivamente venne chiamato a Milano, come redattore del “Tempo” e infine del l’“ Avanti!”.

Nel 1919 fu eletto deputato del P.S.I. per la circoscrizione di PiacenzaParmaReggioModena e si schierò con la destra socialista. Nel 1921, a Reggio, assunse la direzione della “Giustizia”.

Passato nel 1922 al P.S.U., dopo la marcia fascista su Roma emigrò in Argentina, per ri[...]

[...]tore del “Tempo” e infine del l’“ Avanti!”.

Nel 1919 fu eletto deputato del P.S.I. per la circoscrizione di PiacenzaParmaReggioModena e si schierò con la destra socialista. Nel 1921, a Reggio, assunse la direzione della “Giustizia”.

Passato nel 1922 al P.S.U., dopo la marcia fascista su Roma emigrò in Argentina, per rientrare in Italia nel 1926. Negli anni del regime fascista visse a Milano facendo il tabaccaio, poi il rappresentante di medicinali.

Nel 1942 riprese i contatti politici con i vecchi compagni socialisti e l’anno dopo, durante i 45 giorni del governo Badoglio, rappresentò il P.S.I.U.P. nel “Comitato di intesa patriottica” di Reggio Emilia.

Morì mentre era sfollato in un paese della provincia di Milano.

Terzinternazionalista, Frazione

Frazione costituitasi nel 1922 all 'interno del P.S.I. (v. Socialista Italiano, Partito) ed entrata a far parte, nel 1924, del P.C.d’I. (v. Comunista Italiano, Partito).

Origini

La frazione terzinternazionalista (detta polemicamente “terzina”) del P.S.I. sorse quale conseguenza dell’esito del XVIII Congresso nazionale del partito, svoltosi a Mila

no nelle giornate dal 10 al 15.10.

1921.

L’assise socialista era stata preceduta dal viaggio nell’Unione Sovietica di Costantino Lazzari (v.), Fabrizio Maffi (v.) ed Ezio Riboldi (v.), i « pellegrini di Mosca », latori al

III Congresso dell'Internazionale Comunista (Mosca, giugnoluglio 1921) del ricorso del P.S.I. contro la propria esclusione dall'Internazionale stessa. Il congresso moscovita aveva votato una risoluzione che riconfermava i “21 punti” (v. Internazionale, Terza), la cui accettazione era ritenuta indispensabile per l'ammissione di qualsiasi partito all’Internazionale, e aveva, quale corollario, richiesto la fusione tra il P.S.I. e il P.C.d’I. recentemente costituito.

I tre rappresentanti del P.S.I. che, giunti a Mosca il 26 giugno, erano stati accolti cordialmente da Lenin, colpiti dall’esperienza della rivoluzione sovietica e consci della gravità della situazione politica italiana caratterizzata dall’imperversare della violenza dello squadrismo fascista, erano stati sostenitori, al Congresso di Milano, delle posizioni deH’Internazionale.

La loro mozione, detta del « gruppo massimalista per la III Internazionale », dichiarava di « accettare la decisione presa nei riguardi del partito dal recente Congresso di Mosca », pur chiedendo che i giudizi espressi dall’I.C. nei riguardi del P.S.I. fossero « oggetto di qualche obiettiva revisione ».

Ma la mozione aveva ottenuto soltanto 3.765 suffragi su 84.019 votanti.

il 28.1.1922 la frazione si costituiva ufficialmente, dopo che il Consiglio nazionale del P.S.I. (riunitosi a Roma il 17 gennaio) aveva votato un o.d.g. VelìaCapozzi improntato alla più rigida intransigenza. La presentazione di un secondo o.d.g. presentato da Cazzamolli, con l’adesione di Serrati, aveva però dimostrato l’esistenza di una prima incrinatura in seno alla maggioranza massimalista.

In un manifesto lanciato in quell'occasione, il gruppo terzinternazionalista giustificava la propria infrazione disciplinare: « La ribellione all'equivoco — vi si leggeva — è nostro diritto. La lotta contro il collaborazionismo e le sofisticazioni dell’intransigenza sono il nostro dovere [...]. Fra riformisti e rivoluzionari ondeggia un gruppo d'incerti, nelle cui persone si assorbono le volontà prevalenti nella direzione del partito. Questo gruppo professa un fatalismo politico che si gabella per determinismo; esso predice i pericoli del fare, la necessità di lasciar passare la bufera, quasi che i partiti di masse possano accontentarsi di assistere rassegnati agli spettacoli di una storia, nella quale il nemico agisce impla

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successivi
Grazie ad un complesso algoritmo ideato in anni di riflessione epistemologica, scientifica e tecnica, dal termine I.C., nel sottoinsieme prescelto del corpus autorizzato è possible visualizzare il seguente gramma di relazioni strutturali (ma in ciroscrivibili corpora storicamente determinati: non ce ne voglia l'autore dell'edizione critica del CLG di Saussure se azzardiamo per lo strumento un orizzonte ad uso semantico verso uno storicismo μετ´ἐπιστήμης...). I termini sono ordinati secondo somma della distanza con il termine prescelto e secondo peculiarità del termine, diagnosticando una basilare mappa delle associazioni di idee (associazione di ciò che l'algoritmo isola come segmenti - fissi se frequenti - di sintagmi stimabili come nomi) di una data cultura (in questa sede intesa riduttivamente come corpus di testi storicamente determinabili); nei prossimi mesi saranno sviluppati strumenti di comparazione booleana di insiemi di corpora circoscrivibili; applicazioni sul complessivo linguaggio storico naturale saranno altresì possibili.
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