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Il segmento testuale Giovanni Giuriati è stato estratto automaticamente da un complesso algoritmo di KosmosDOC di tipo "autogeno", ossia sulla sola analisi dei segmenti testuali tra loro.
Nell'intera base dati, stimato come nome o segmento proprio è riscontrabile in 9Entità Multimediali, di cui in selezione 5 (Corpus autorizzato per utente: Spider generico. Modalità in atto filtro S.M.O.G.: INTERO CORPUS (AUTORIZZATO)FILTRO S.M.O.G+ passivo). Di seguito saranno mostrati i brani trascritti: da ciascun brano è possibile accedere all'oggetto integrale corrispondente. (provare ricerca full-text - campo «cerca» oppure campo «trascrizione» in ricerca avanzata - per eventuali ulteriori Entità Multimediali)


da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol II (D-G), p. 637

Brano: [...]la riunione. Preso alla sprovvista e tuttavia convinto di poter facilmente controllare la sgradita e insidiosa manovra dei suoi gregari ribelli, Mussolini alla fine accondiscese, sia pure « obtorto collo ».

È rimasta famosa la frase conclusiva di quell’incontro: « Ebbene, convocherò il Gran Consiglio. Si dirà in campo nemico che si è radunato per discutere la capitolazione. Ma l’adunerò ».

L’indomani giunse a Palazzo Venezia una lettera di Giovanni Giuriati (v.) con la quale, indipendentemente dagli altri gerarchi, l’ex segretario del Partito fascista lamentava che il Gran Consiglio « non è stato convocato più da anni, mentre era nello spirito della légge che fosse convocato con la dovuta frequenza, tanto più in momenti di estrema gravità. Invece la guerra — osservava la lettera — è stata dichiarata senza udire il Gran Consiglio e senza udire il Gran Consiglio sono state decretate alcune annessioni sulle quali i più fedeli tra i tuoi collaboratori avrebbero sollevato importanti obiezioni. Non basta — concludeva Giuriati —, l’art. 13 della legge [...]

[...]di‘stato maggiore della Milizia); Antonino Tringali Casanova (presidente del Tribunale speciale) ; Giovanni Bai eli a, Alberto Frattari, Luciano Gott ardi e A nnio Bruno Bignardi (presidenti, rispettivamente, delle confederazioni fasciste degli Industriali, degli Agricoltori, dei Lavoratori deM’industria e dei Lavoratori dell’agricoltura); Dino Alfieri, Giuseppe Bottai, Guido BuffariniGuidi, Galeazzo Ciano, Alberto De Stefani, Roberto Farinacci, Giovanni Giuriati, Giovanni Marinelli e Edmondo Rossoni (tutti membri nominati dal duce per un triennio per « meriti speciali »).

La riunione si concluse alle 2,30 del 25 luglio, al termine della votazione del noto o.d.g. Grandi.

Il Gran Consiglio fu abolito con regio decretolegge 2.8.1943 n. 706 (consistente d’un solo articolo) che fu pubblicato nella « Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia » n. 180 del

5.8.1943.

Bibliografia: Ferraciu, La figura costituzionale del Gran Consiglio, in « Rivista di diritto pubblico », 1929, voi. I; O. Ranelletti,

li Gran Consiglio del Fascismo e la forma del Gove[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol VI (T-Z e appendice), p. 326

Brano: [...]incia, dove la legge della violenza, secondo copioni già seguiti altrove, prevalse sulle rappresentanze elettive, costringendo alle dimissioni i sindaci di Portogruaro, Mestre, Concordia Sagittaria, Mira, Camponogara, Chioggia e Campagna Lupia.

Quanto al fascismo inteso come movimento politico, esso visse la propria “trasformazione” (o, meglio, il proprio “svelamento”) attraverso la sostituzione della leadership di Piero Marsich con quella di Giovanni Giuriati (futuro segretario del P.N.F.) nella primavera del

1922. Quell’episodio fu come il suggello di un breve processo politico di dimensioni locali, ma non privo di rilievo nazionale, dato che della vicenda si occupò personalmente lo stesso Benito Mussolini.

Negli anni del regime

Il ventennio fascista rappresenta il punto di congiuntura tra la storia secolare di Venezia e del suo retroterra, e ciò che essa è oggi. Una volta di più, una storia soltanto politica di quegli anni non darebbe esatto conto di quel che allora si realizzò: e cioè l’attuazione dell’idea che Giuseppe Volpi aveva, e [...]

[...]a, e ciò che essa è oggi. Una volta di più, una storia soltanto politica di quegli anni non darebbe esatto conto di quel che allora si realizzò: e cioè l’attuazione dell’idea che Giuseppe Volpi aveva, e si

trovò a praticare, per ciò che riguardava lo sviluppo dell’antica Serenissima.

Volpi, che con l’avvento del fascismo e la sua trasformazione in regime esercitò la propria leadership su di esso, in un rapporto talvolta contraddittorio con Giovanni Giuriati (basti pensare alla lunga lotta per la conquista della proprietà del “Gazzettino”), portò una visione unilaterale, ma non spregevole dello sviluppo del territorio veneziano, cui del resto si era dedicato fin dall età giolittiana.

Alle soglie della Seconda guerra mondiale, si potrà dire che tutto ciò che era a Venezia apparteneva a Volpi di diritto, e che nulla poteva accadere a Venezia senza che egli ne fosse iniziatore, testimone, notaio: Volpi come “doge”, insomma. Ma ii processo attraversò tutti gli anni Venti e Trenta e non potrà dirsi concluso neppure con la fine del regime fascista. [...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol II (D-G), p. 282

Brano: Fascismo

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Prima riunione del Consiglio dei ministri presieduto da Mussolini. Da sinistra a destra: G. Colonna di Cesarò, demosociale (Poste e telegrafi); Giovanni Giuriati, fascista (Terre liberate); Giovanni Gentile, fascista (Istruzione pubblica); Vincenzo Tangorra, popolare (Tesoro); Luigi Federzoni, nazionalista (Colonie); Armando Diaz, indipendente (Guerra); Mussolini; Paolo Thaon de Revel, indipendente (Marina); Alberto De Stefani, fascista (Finanze); Giuseppe De Capitani, liberale (Agricoltura); Stefano Cavazzoni, popolare (Lavoro e Previdenza sociale); Aldo Oviglio, fascista (Giustizia); Gabriello Carnazza, democratico (Lavori pubblici). Roma, 31.10.1922

A Roma vengono devastate sedi democratiche e di giornali antifascisti (// Paese, Epoca, Il Comuni[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol IV (N-Q), p. 450

Brano: [...]’ottobre 1930, oltre ai consueti motivi invocati per giustificare i « cambi della guardja » (v.) all’interno degli organi di"potere fascisti (gelosia di Mussolini verso elementi relativamente autonomi e che si

avviavano a guadagnare una propria statura aH’interno del regime, ecc.), sembra di poter ipotizzare anche la necessità di correggere alcuni eccessi compiuti da Turati nel « normalizzare » il P.N.F..

Di fatto, il successore di Turati, Giovanni Giuriati, fu incaricato da Mussolini di procedere a un’ulteriore epurazione dei quadri fascisti, la quale avrebbe dovuto colpire la « zavorra » che appesantiva la marcia del partito. Nell’epurare gli elementi violenti e dal passato squadrista e nello zelo adoperato per far assumere al P.N.F. un volto « perbenista » e « governativo », Turati avrebbe dunque in primo luogo devitalizzato il partito privandolo delle energie più volgari, ma, al tempo stesso, più « genuine » in senso fascista, favorendo d’altro canto la promozione a ruoli di alta responsabilità di un personale opportunistico e carrieristico.[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol V (R-S), p. 634

Brano: [...]importante, anche se quantitativamente non strepitoso (35 deputati eletti con il 67% dei voti), soprattutto sul piano del riconoscimento politico. Di conseguenza Mussolini non era disposto a giocarsi questa nuova immagine per le intemperanze locali degli squadristi. Il 3 agosto venne quindi siglato il Patto di pacificazione (v.), con la firma del

presidente della Camera Enrico De Nicola (v.) e quelle di Mussolini, Cesare Maria De Vecchi (v.), Giovanni Giuriati, Cesare Rossi, Umberto Pasella, Gaetano Polverelli e Nicola Sansanelli per i fascisti; di Giovanni Bacci, Emilio Zannerini, Elia Musatti e Oddino Morgari per il P.S.I.; Gino Baldesi, Galli Alessandro ed Ernesto Caporali per la Confederazione generale del lavoro.

La reazione dei fasci nelle provincie dove il fascismo era più forte e dove lo scontro con i sovversivi era stato più duro, fu però di intransigente rifiuto di ogni accordo. Un convegno regionale di fasci emiliani e romagnoli (con rappresentanze del Cremonese, del Mantovano e del Polesine), riunito a Bologna il 16 agosto, votò un o[...]


Grazie ad un complesso algoritmo ideato in anni di riflessione epistemologica, scientifica e tecnica, dal termine Giovanni Giuriati, nel sottoinsieme prescelto del corpus autorizzato è possible visualizzare il seguente gramma di relazioni strutturali (ma in ciroscrivibili corpora storicamente determinati: non ce ne voglia l'autore dell'edizione critica del CLG di Saussure se azzardiamo per lo strumento un orizzonte ad uso semantico verso uno storicismo μετ´ἐπιστήμης...). I termini sono ordinati secondo somma della distanza con il termine prescelto e secondo peculiarità del termine, diagnosticando una basilare mappa delle associazioni di idee (associazione di ciò che l'algoritmo isola come segmenti - fissi se frequenti - di sintagmi stimabili come nomi) di una data cultura (in questa sede intesa riduttivamente come corpus di testi storicamente determinabili); nei prossimi mesi saranno sviluppati strumenti di comparazione booleana di insiemi di corpora circoscrivibili; applicazioni sul complessivo linguaggio storico naturale saranno altresì possibili.
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