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Il segmento testuale Giovanni Giolitti è stato estratto automaticamente da un complesso algoritmo di KosmosDOC di tipo "autogeno", ossia sulla sola analisi dei segmenti testuali tra loro.
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da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol II (D-G), p. 568

Brano: r

Giolitti, Giovanni

Quinto governo Giolitti (15.6.1920 4.7.1921) riunito nel salone del Viminale. Da sinistra a destra, intorno al tavolo: Ivanoe Bonomi (Guerra), Giuseppe Micheli (Agricoltura), Arturo Labriola (Lavoro e previdenza sociale), Camillo Peano (Lavori pubblici), Filippo Meda (Tesoro), Ftancesco Tedesco (Finanze), Carlo Sforza (Esteri), Giovanni Giolitti (Presidenza e Interni), Luigi Fera (Grazia e giustizia), Luigi Rossi (Colonie), Giulio Alessio (Industria e commercio). Benedetto Croce (Istruzione pubblica). Giovanni Raineri (Terre liberate), Rosario Pasqua! inoV assai lo (Poste e telegrafi), Giovanni Sechi (Marina) (Roma, 15.6.1920)

lizzato) per il « controllo operaio » sulle industrie.

Tanto meno possono essere sottovalutate le conseguenze della tattica da lui usata nei confronti del fascismo, di cui Giolitti in sostanza intendeva servirsi per battere il movimento operaio e socialista, onde poter poi tranquillamente governare da buo[...]

[...]illamente governare da buon conservatore. In conclusione si può affermare che l'atteggiamento di Giolitti corrispondeva a certe esigenze della parte meno reazionaria della classe dirigènte italiana, la quale aveva ben compreso che non era più possibile governare con i vècchi metodi e che, nell'interesse stesso della conservazione, erano necessari metodi « nuòvi », « moderni »*, « spregiudicati ».

« Assurdo pretendere — scrisse Togliatti — che Giovanni Giolitti, uomo politico uscito dalla vecchia classe borghese e conservatrice, fosse l’araldo del rinnovamento della società italiana; non si può negare però che, tra gli uomini politici della sua epoca, egli appaia oggi quello che più degli altri aveva compreso qual era la direzione in cui la società italiana avrebbe dovuto ,muoversi per uscire dai contrasti del suo tempo. Tutto sommato, tra gli uomini politici della borghesia, egli si è spinto più innanzi, sia nella comprensione dei bisogni delle masse popolari sia nel tentativo di dare vita ad un ordine politico di democrazia s‘ia nella formulazione[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol IV (N-Q), p. 52

Brano: [...]qualche oscillazione di segno fortemente conservatore, fino alla Prima guerra mondiale. La paura di qualsiasi cambiamento politico portava inevitabilmente il giornale, che era l’espressione più genuina del blocco agrarioindustriale toscano, ad auspicare l’immobilismo istituzionale e la repressione di qualsiasi movimento che cercasse di modificare gli equilibri sociali o economici.

Contro GioJitti

Infatti, nel 1902, in seguito all’ascesa di Giovanni Giolitti al governo e dopo l’enunciazione del programma di riforme sociali proposto dal

lo statista piemontese, che avrebbe dovuto coinvolgere anche l’ala riformista del P.S.I., « La Nazione » si fece promotrice di un Comitato di Salute Pubblica, di cui entrarono a far parte gli esponenti più autorevoli del blocco agrarioindustriale della regione: presidente onorario era il CambraiDignyi presidente effettivo, Sidney Sonnino; consiglieri, i marchesi Piero e Filippo Torrigiani, il conte Serri stori, il direttore stesso del giornale e il filosofo Arturo Linaker.

Nel manifesto stilato dal Comitato s[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol III (H-M), p. 856

Brano: [...]tta del 1913, al di là dell’impegno all’interno del Partito radicale, il cammino di Murri registrò un graduale passaggio in termini filosofici dal tomismo all’idealismo gentiliano. Datosi al giornalismo militante, nel 191415 fiancheggiò le posizioni interventiste e, dopo la fine della Prima guerra mondiale, condivise le impostazioni politiche del fascismo intese come liquidazione della vecchia Italia, dello Stato risorgimentale che, per opera di Giovanni Giolitti, aveva svuotato l’opposizione cattolica e quella dell’estrema sinistra. Le sue successive corrispondenze al Resto del Carlino testimoniarono la sua rassegnata adesione al regime di Mussolini.

Riammesso in seno alla Chiesa nel

1943, l’anno dopo si spense.

L’analisi del pensiero di Romolo Murri e della sua presenza politica lungo l’arco di tutta l’età di Giolitti, da lui così tenacemente avversato, rivelano la fondamentale importanza di questo uomo sfortunato e tormentato nella storia del movimento democratico cattolico. Egli contribuì a far maturare in tale ambito i tempi e le coscien[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol III (H-M), p. 344

Brano: [...]ll’ondata fascista, con l’obiettivo di un rafforzamento e as

sestamento dell’« autorità » dello Stato. Questa fu dunque la posizione di fondo, se non della democrazia liberale (Francesco Saverio Nitti; Giovanni Amendola (v.) ), delle frazioni e dei gruppi egemonici del movimento e dello schieramento liberale italiano, per diversi anni, prima e dopo iJ 1922. Posizione che, sul terreno politico, si espresse principalmente negli atteggiamenti di Giovanni Giolitti (v.) e sul terreno ideale in quelli di Benedetto Croce (v.)f ma anche di Antonio Salandra e di Luigi Albertini (v.), esponenti della destra.

In realtà un vero e proprio « partito liberale » autonomo non potè sussistere nemmeno dopo il Congresso costitutivo (810.10.1922) o non aveva spazio politico, per più di una ragione: per la persistenza di un costume individualistico ereditato dalla tradizione del collegio uninominale; per la forte prevalenza di interessi particolaristici connessi all’agraria o alla finanza; per l’attrazione sociale esercitata ormai dalla destra borghese confluita nel [...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol III (H-M), p. 133

Brano: [...]o Luciano Cafagna, « fu il dinamico tramite della nuova ondata tecnologica industriale, caratteristica del periodo storico economico che si apriva, quella cioè della elettrificazione, fra il più evoluto mondo germanico e l'economia italiana ».

L’età giolittiana

Il periodo che va dal 1901 al 1914 suole essere definito « l'età giolittiana » perché in esso la direzione dell’attività governativa fu, direttamente o indirettamente, nelle mani di Giovanni Giolitti, e giolittiano suole essere definito il particolare sistema politico che si venne costruendo.

In un primo tempo il Giolitti aveva guardato soprattutto agli interessi della piccola proprietà, ma nel corso della sua attività di presidente del Consiglio ritenne che l’industria fosse il più importante elemento di sviluppo economico e sociale. Affinché tale sviluppo potesse verificarsi era necessario, secondo Giolitti, che industriali ed operai collaborassero o, almeno, non si scontrassero frontalmente: di qui la sua politica di legislazione sociale e il non intervento del governo negli scioper[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol II (D-G), p. 566

Brano: [...]renza data ai sindacati come strumenti di lotta politica, e la risposta nei consigli operai. [...] Infine gobettiana fu l’intransigenza antifascista, la resistenza al fascismo come fattomorale prima che politico, come valore culturale oltre che politico. Coi fascisti non era possibile alcun compromesso: la lotta era lotta, e non si poteva essere che vincitori o vinti ».

Giolitti, Antonio

N. a Roma il 12.2.1915; laureato in legge. Nipote di Giovanni Giolitti (v.), nel 1940 venne in contatto con l’organizzazione comunista clandestina. Nel 1941 fu arrestato e deferito al Tribunale speciale che lo assolse per insufficienza di prove. Per incarico del P.C.I., nella primavera del 1943 stabilì contatti con personalità militari e politiche al fine di un’intesa per l'abbattimento del fascismo.

Dopo T8.9.1943 prese parte alla Guerra di liberazione, nelle file della Resistenza cuneese. Con Pompeo Colajanni costituì a Barge (v.) il primo nucleo partigiano della zo

na. Nel corso della lotta fu nominato commissario politico della

I Divisione Garibaldi[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol II (D-G), p. 433

Brano: [...]gata partigiana.

Frassati, Alfredo

N. a Pollone (Vercelli) il 28.9.1868, m. a Torino il 21.5.1961; uomo politico liberale, giornalista.

Proprietario del quotidiano La Stampa di Torino, ne fu direttore dal 1900 al 1920, portando il giornale a un alto livello editoriale. Fedele sostenitore della politica giolittiana, fu favorevole all’intervento in Libia, ma contrario alla partecipazione italiana alla prima guerra mondiale. Su proposta di Giovanni Giolitti nel 1913 venne nominato senatore del regno.

Ambasciatore a Berlino dal 1920, di orientamento antifascista, si dimise dalla carica nel 1922, dopo la presa del potere da parte di Mussolini. All’indomani della promulgazione delle leggi eccezionali fasciste (1926), preferì ritirarsi dal campo giornalistico, cedendo ad altri la proprietà de « La Stampa ». Dal

1930 al 1943 diresse il gruppo industriale Italiana Gas.

Durante la Guerra di liberazione riuscì a sfuggire alla cattura da parte dei fascisti e al termine del conflitto tornò, come presidente e amministratore, alla direzione del gru[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol II (D-G), p. 325

Brano: [...] si organizzarono per fronteggiare la lotta operaia e per estendere la propria influenza politica.

Il decennio gioì itti a no

La FIAT, in realtà, tendeva ad attestarsi su una linea di condotta politicosindacale più articolata e possibilista di quella tradizionale del gretto padronato italiano, con una adesione che si potrebbe definire « ideologica » allo schema cui si ispirava la politica giolittiana. È noto come il disegno fondamentale di Giovanni Giolitti, nel famoso « decennio » centrale della sua esperienza di governo, si proponesse di favorire e consolidare lo sviluppo industriale moderno del Paese anche cercando di far partecipare i socialisti a una mediazione tra la classe dirigente politica liberale e le masse.

Nel disegno giolittiano il punto nodale era costituito, come ha scritto Giampiero Carrocci, nell'ottenere « due tacite collaborazioni: fra gli industriali e gli operai, fra il governo e i socialisti ». Ciò presupponeva:

1) l’allargamento della base sociale dello Stato; 2) una serie di concessioni e di garanzie politicosindac[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol II (D-G), p. 311

Brano: [...]ce, in contrapposizione alle prime agitazioni contadine, negli anni immediatamente precedenti la prima guerra mondiale costituì l’Associazione agraria. Mentre nella configurazione del blocco moderato non mancava un'ala cattolica (che ebbe nel clericoconservatore Giovanni Grosoli un esponente di rilievo nazionale), nel più esiguo settore del ceto medio era presente l’influenza della tradizione radicale e repubblicana.

Negli anni del governo di Giovanni Giolitti (v.), dal 1903 al 1914, andò delineandosi con chiarezza sempre maggiore lo scontro tra gli interessi della proprietà fondiaria e la vasta massa bracciantile organizzata attorno al Partito socialista, ai sindacati, alle cooperative. Tale scontro, che in certo qual modo opponeva anche città a campagna (Ferrara, residenza e roccaforte degli agrari, alla sua provincia) assunse nel primo dopoguerra caratteri sempre più marcati.

Tra le prime grandi lotte bracciantili vi era stato il vittorioso sciopero del 1901, durato 49 giorni e funestato dall’eccidio di Berrà (v. Eccidi). Gli scioperi di Port[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol II (D-G), p. 300

Brano: [...]ura fu più volte arrestato, quindi confinato per 7 anni a Ponza e a Ventatene.

Dopo I '8.9.1943 prese parte alla Guerra di liberazione, tra gli organizzatori della Resistenza nel Friuli e partigiano combattente.

Fazio, Egidio

N. a Garessio (Cuneo) l’1.9.1872, ivi m. nell’agosto 1957; avvocato. Membro dell’ala sinistra del Partito liberale (v.), deputato nel 1921 per

il collegio CevaCuneo, nella lista democraticoliberale capeggiata da Giovanni Giolitti, fu tra coloro che nel 1922 votarono a favore del primo governo Mussolini e poi per la leggetruffa elettorale del ministro Acerbo. Nel 1924, con Giolitti e Soleri, fu rieletto alla Camera nella lista liberale in provincia di Cuneo, cosa che impedì al listone fascista di raggiungere, in quel collegio, il 25 per cento dei voti previsto dalla legge maggioritaria.

Dopo il delitto Matteotti passò decisamente all'opposizione. Nel Congresso del Partito liberale a Livorno chiese il ritorno alle libertà statutarie. Dopo la proclamazione delle leggi eccezionali fasciste (1926) si appartò dalla vita [...]


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Grazie ad un complesso algoritmo ideato in anni di riflessione epistemologica, scientifica e tecnica, dal termine Giovanni Giolitti, nel sottoinsieme prescelto del corpus autorizzato è possible visualizzare il seguente gramma di relazioni strutturali (ma in ciroscrivibili corpora storicamente determinati: non ce ne voglia l'autore dell'edizione critica del CLG di Saussure se azzardiamo per lo strumento un orizzonte ad uso semantico verso uno storicismo μετ´ἐπιστήμης...). I termini sono ordinati secondo somma della distanza con il termine prescelto e secondo peculiarità del termine, diagnosticando una basilare mappa delle associazioni di idee (associazione di ciò che l'algoritmo isola come segmenti - fissi se frequenti - di sintagmi stimabili come nomi) di una data cultura (in questa sede intesa riduttivamente come corpus di testi storicamente determinabili); nei prossimi mesi saranno sviluppati strumenti di comparazione booleana di insiemi di corpora circoscrivibili; applicazioni sul complessivo linguaggio storico naturale saranno altresì possibili.
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