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da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol I (A-C), p. 54

Brano: [...] dei Bissolati e dei Salvemini, sia anche da quello conservatore alla Salandra e alla Sonnino, poiché abbinava un carattere conservatore con una sensibilità per i problemi delle nazionalità oppresse dall'Austria e con un ripudio delle mire eccessivamente espansionistiche, che non è dato trovare nell'interventismo puramente conservatore ».

Fu anzi tale elemento democratico e mazziniano a segnare l’inizio dì una svolta nell’attività politica di G.A. il quale, neH’immediato dopoguerra, si rese conto che il problema fondamentale era ormai quello di una politica di energiche riforme sociali. Sconfessata la linea sostenuta da Sonnino, pur appoggiando l’impresa dannunziana a Fiume, G. A. si fece fautore di una politica di equità e di amicizia nei confronti della Serbia; e nel discorso deiri .11.1919. si pronunciò per un rinnovamento radicale dello Stato e della società, anche contro gli interessi degli ambienti conservatori, pur se contemporaneamente incitava il presidente del Consiglio Nitti a reprimere con maggiore energia le agitazioni pop[...]

[...]unziana a Fiume, G. A. si fece fautore di una politica di equità e di amicizia nei confronti della Serbia; e nel discorso deiri .11.1919. si pronunciò per un rinnovamento radicale dello Stato e della società, anche contro gli interessi degli ambienti conservatori, pur se contemporaneamente incitava il presidente del Consiglio Nitti a reprimere con maggiore energia le agitazioni popolari.

Sebbene contrario all’introduzione della proporzionale, G.A., avvicinatosi a Nitti, fu eletto deputato nelle elezioni del novembre 1919 per il collegio di Salerno, creandosi una base elettorale tra i contadini e nella piccola e media borghesia. Col suo discorso alla Camera del 26.3.1920, rivolto contemporaneamente contro l’agitazione operaia e bracciantile, e contro i ceti plutocratici e il protezionismo della grande industria, egli riscosse un grande successo e iniziò la sua carriera di leader politico. La novità di quel discorso era nell'invito ai popolari e ai socialisti di collaborare col governo. Nel maggio 1920 G.A. assunse il sottosegretariato a[...]

[...]na base elettorale tra i contadini e nella piccola e media borghesia. Col suo discorso alla Camera del 26.3.1920, rivolto contemporaneamente contro l’agitazione operaia e bracciantile, e contro i ceti plutocratici e il protezionismo della grande industria, egli riscosse un grande successo e iniziò la sua carriera di leader politico. La novità di quel discorso era nell'invito ai popolari e ai socialisti di collaborare col governo. Nel maggio 1920 G.A. assunse il sottosegretariato alle Finanze; ma per pochi mesi, ché il gabinetto Nitti cadde poco dopo.

Contro il fascismo

Di fronte alle agitazioni sociali, G. A. si schierò contro Giolitti, per la tattica troppo elastica da lui ap*

plicata verso gli operai che, nell'estate 1920, procedevano all'occupazione delle fabbriche. Di qui il fatto che, alle prime prove in grande sti, le della reazione fascista, Amendola non le condannasse, considerandole come un utile correttivo alla minacciosa avanzata delle masse proletarie. Ma, accentuandosi poi il carattere di sovversivismo reazionario del fascismo, e di fronte all’evidente parabola discendente del movimento [...]

[...]lui ap*

plicata verso gli operai che, nell'estate 1920, procedevano all'occupazione delle fabbriche. Di qui il fatto che, alle prime prove in grande sti, le della reazione fascista, Amendola non le condannasse, considerandole come un utile correttivo alla minacciosa avanzata delle masse proletarie. Ma, accentuandosi poi il carattere di sovversivismo reazionario del fascismo, e di fronte all’evidente parabola discendente del movimento operaio, G.A. cominciò a considerare le violenze squadristiche come eccessive e dannose. Per lui si trattava ancora, però, di combattere il fascismo, non in quanto tale, ma solo nelle sue manifestazioni di illegalismo. Tanto è vero che anch'egli si affiancò a quegli esponenti liberali che cominciarono a chiedere l'ingresso dei fascisti nel governo, con l'illusione ai riportarli nell'alveo costituzionale e di normalizzare in tal modo la situazione.

Nel gennaio 1922 G.A. partecipò, con Andrea Torre, alla fondazione del quotidiano II Mondo, col programma di contrastare il fascismo per ristabilire l'autorità della legge. Nel maggiogiugno, con Nitti, diede vita al nuovo partito democratico italiano, di cui « Il Mondo » divenne l’organo, ora diretto da Alberto Cianca (v.), mentre Torre, che si orientava in senso nettamente filofascista, se ne allontanava. Assunto, il 27.2.1922, il ministero delle Colonie nel gabinetto presieduto da Facta, G.A. affrontò con energia la ribellione indigena nella Tripolitania, sebbene non apparisse ai nazionalisti e ai fascisti sufficientemente duro con gli arabi. E, in seno al ministero Facta, rappresentò la corrente di resistenza al fascismo, peraltro soverchiata dalla tendenza filofascista. Di fronte alla prospettiva di un'azione extralegale del fascismo, che doveva infatti precipitare con la marcia su Roma, si batté per predisporre la difesa, venuta poi meno per la mancata firma reale del decreto di stato d’assedio.

Schieratosi con Nitti all’opposizione del primo gabinetto Mussolini, condusse però un’opposizione non priva di attenuazioni e di concessioni, nella speranza che, andato al governo, il fascismo trovasse la via della normalizzazione costituzionale. Ma, ai primi del 1923, G.A. era ormai il capo dell'opposizione costituzionale, incitando Nitti ad uscire dal suo isolamento assenteista e a combattere più decisamente il fascismo; e votando contro la riforma elettorale Acerbo, dopo un discorso parlamentare che, per la

prima volta, suscitò l’adesione della sinistra e le interruzioni ostili della destra. Nel calore di quella lotta, Amendola passava decisamente dal liberalismo alla democrazia, con un processo di ripensamento e di revisione di tutto il suo passato e dei problemi storici della società italiana.

Il 26.11.1923 G.A. fu aggredito e percosso in via Francesc[...]

[...]ta e a combattere più decisamente il fascismo; e votando contro la riforma elettorale Acerbo, dopo un discorso parlamentare che, per la

prima volta, suscitò l’adesione della sinistra e le interruzioni ostili della destra. Nel calore di quella lotta, Amendola passava decisamente dal liberalismo alla democrazia, con un processo di ripensamento e di revisione di tutto il suo passato e dei problemi storici della società italiana.

Il 26.11.1923 G.A. fu aggredito e percosso in via Francesco Crispi, a Roma, da un gruppo di fascisti, tra i quali erano Albino Volpi e Amerigo Dumi ni, più tardi partecipi all’assassinio di Matteotti. La guerra a fondo tra il fascismo e G.A. era ormai dichiarata, e questi condusse con coraggio e decisione la campagna elettorale del 1924: riuscito eletto, nella nuova Camera lesse il 6 giugno una dura dichiarazione antifascista. Dopo il delitto Matteotti, si fece promotore della secessione aventiniana, cui impresse quel carattere legalitario che tuttavia doveva essere fatale alla sua efficacia, tanto attendendo dall’iniziativa del re, il quale era invece connivente con Mussolini. Scarsa efficacia politica, unita però a un alto significato morale di intransigenza sul terreno <iei principi, che doveva legare all’Italia un testamento di grande valore (v. Aventino).

Soltanto molto tardi, verso la fine del 1924, G.A. si decise a una linea di maggiore e più ardita iniziativa politica: il 29 dicembre egli pubblicava su « Il Mondo » il memoriale

— esplosivo contro il fascismo —di Cesare Rossi. Da allora il giornale fu quasi continuamente sequestrato. G.A. fu per la seconda volta aggredito dai fascisti il 5.4.1925, dopo un comizio tenuto nella Casa del popolo di Roma; e per la terza, volta, in qiodo più violento e bruta le, nel luglio, sulla strada fra Montecatini e Pistoia. Una lesione polmonare provocata dall’aggressione di Montecatini minò irreparabilmente la sua forte fibra. Invano fu operato a Parigi nel febbraio del 1926. Trasportato a Cannes vi morì, quarantaquattrenne, il 6.4.1926.

La statura politica di G.A. è determinata dal cammino politica seguito a partire dal momento in cui la sua opposizione al fascismo si delinea come complet[...]

[...]volta aggredito dai fascisti il 5.4.1925, dopo un comizio tenuto nella Casa del popolo di Roma; e per la terza, volta, in qiodo più violento e bruta le, nel luglio, sulla strada fra Montecatini e Pistoia. Una lesione polmonare provocata dall’aggressione di Montecatini minò irreparabilmente la sua forte fibra. Invano fu operato a Parigi nel febbraio del 1926. Trasportato a Cannes vi morì, quarantaquattrenne, il 6.4.1926.

La statura politica di G.A. è determinata dal cammino politica seguito a partire dal momento in cui la sua opposizione al fascismo si delinea come completa e totale. In questo processo, approfondendo la consapevolezza dei problemi storici e sociali del paese, G.A. consuma e brucia anche ogni residuo di vincolante conservatorismo monarchico, tanto che, tra l’aprile e il giugno 1925, egli indirizzava alla Corona, privatamente e pubblicamente, duri moniti che inducevano Filippo Turati a osservare: « La Re

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da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol II (D-G), p. 478

Brano: G.A.P.

Sostegno Falzoni, Adolfo Fantini, Renato Fava, Mario Favorito, Mario Ferrari, Renato Ferrari, Ottorino Finelli, Ardilio Fiorini, Cesare Fiorini, Cesare Fiorini, Enrico Foscardi, Ermes Fossi, Peppino Fossili, Franco Franchini, Zelindo Frascari, Sergio Galanti, Bruno Galeotti, Ermanno Galeotti, Edgardo Gaietti^ Guerrino Galletti, Pio Galli, Virgilio Gasperini, Efrem Gatti, Giuseppe Gavina, Danilo Gazzani, Walter Giorgi, Alceste Giovanni ni, Germano Giovanni ni, Vincenzo Golinelli, Antonio Grandi, Walter Grandi, Gualtiero Grazia, Giorgio Grotto, Cleto Guermandi, Guido Guernelli, Luigi Guerzoni, Vittorio Ghini, Clorindo Grassi!li, Gabriele Guaraldi, Renato Gelati, Antonio Gieri, Carlo Jussi, Walter Leoni, Giuseppe Lorenzini, Inri Lozzi, Adolfo Magli, Ettore Magli, Ferruccio Magnani, Amedeo Magoni, Rino Maiani, Carlo Malaguti, Antonio Manara, Elio Mandini, Luciano Mantovani, Roveno Marchesini, Sergio Marchi, Renato Martelli, Giovanni Martini, Antonio Marzocchi, Michele Matteo, Erminio Melega, Massimo Meliconi, Ferdinando Miceli, Giordano Monari, Mario Manca, Bruno Monterumici, Rodolfo Mori, Amato Muzzi, Decimo Muzzi, Ferdinando Maccagnani, Celso Morini, Nerio Nannetti, Carlo Nepoti, Alfonso Nicotera, Aldo Ognibene, Massimiliano Ognibene, Dante Palchetti, Martino Palma, Dante Panzarini, Lino Panzarini, Augusto Partneggiani, Ferdinando Passini, Irma Pedrielli, Vittore Pancaldi, Ersilio Pezzotti, Alfonso Regazzi, Gino Regazzi, Enrico Raimondi, Giuseppe Reggiani, Riccardo Reggiani, Alfonso Ricchi, Dino Romagnoli, Antonio Rossi, Sandro Rossi, Ettore Rovinetti, Renato Rumpianesi, Armando Ruscello, Rino Ruscello, Romolo Rossini, Ernesto Sabattini, Ezio Sabbioni, Silvano Sandrolini, Marino Schiavina, Renato Serenari, Alfonso Sghinolfi, Dante Simoni, Oliviero Simoni, Otello Spadoni, Cesare Stoppazzini, Raffaele Sansoni, Vincenzo Toffano, Alfonso Tosarei li, Gualtiero Tugnoli, Pierino Turrini, Rai nero Turrini, Enelio Vanzini, Livia Venturini, Remigio Venturoli, Angelo Volta, Walter Venturi, Giulio Zaccaria, Ernesto Z[...]

[...]incenzo Toffano, Alfonso Tosarei li, Gualtiero Tugnoli, Pierino Turrini, Rai nero Turrini, Enelio Vanzini, Livia Venturini, Remigio Venturoli, Angelo Volta, Walter Venturi, Giulio Zaccaria, Ernesto Zambrini, Cesare Zanasi. Aldo Zanetto, Duilio Zaniboni.

Enrico Zaniboni, Giuseppe Zaniboni, Giorgio Zanichelli, Alfio Zerbini, Enzo Zoni, Ada Zucchelli, Antonio Zucchi, Ili ano Zucchini, Umberto Zucchini. Luciano Zonarelli, Mario Zuppiroli.

La T G.A.P., con il suo grande sviluppo numerico, la sua articolazione in numerosi distaccamenti e squadre, rappresenta un tipo di formazione assolutamente originale; pur conducendo una lotta di tipo gappista, all’interno della bitta e con combattenti che dopo le azioni dovevano disperdersi in vari rioni cittadini, assunse dimensioni e condusse azioni militari del tutto simi

li a quelle delle più agguerrite formazioni partigiane. La battaglia della Bolognina (v.), quella di Porta Lame (v.) e dell’Ospedale, l’attacco all’albergo Baglioni (v.) diedero un contributo di primaria importanza alla Guerra di liberazione.

Ravenna

Anche a Ravenna i G.A.P. si coprirono di gloria. Molti i caduti: tra i comandanti, Mario Gordini, Umberto Ricci [Napoleone), Domenico Di Gianni, Max Emiliani, Augus[...]

[...]ta, all’interno della bitta e con combattenti che dopo le azioni dovevano disperdersi in vari rioni cittadini, assunse dimensioni e condusse azioni militari del tutto simi

li a quelle delle più agguerrite formazioni partigiane. La battaglia della Bolognina (v.), quella di Porta Lame (v.) e dell’Ospedale, l’attacco all’albergo Baglioni (v.) diedero un contributo di primaria importanza alla Guerra di liberazione.

Ravenna

Anche a Ravenna i G.A.P. si coprirono di gloria. Molti i caduti: tra i comandanti, Mario Gordini, Umberto Ricci [Napoleone), Domenico Di Gianni, Max Emiliani, Augusto Graziani, Carlo Landi (Matteo), Michele Pascoli, Mario Montanari, Mario Pasi (Montagna), Raniero Ranieri, Aristodemo Sangiorgi, Vaisano Sirilli, Walter Suzzi (Sputafuoco), Edmondo Toschi, Natalina Vacchi, Giordano Vallicela, Pietro lotti e altri ancora, tutti caduti combattendo o uccisi dal nemico dopo torture e atroci sevizie.

Tra coloro che sostituirono i cadu

ti si ricordano: Mario Badiali, Francesco Ballardiéri, Ulisse Ballotta (Alfio), Prim[...]

[...] Pasi (Montagna), Raniero Ranieri, Aristodemo Sangiorgi, Vaisano Sirilli, Walter Suzzi (Sputafuoco), Edmondo Toschi, Natalina Vacchi, Giordano Vallicela, Pietro lotti e altri ancora, tutti caduti combattendo o uccisi dal nemico dopo torture e atroci sevizie.

Tra coloro che sostituirono i cadu

ti si ricordano: Mario Badiali, Francesco Ballardiéri, Ulisse Ballotta (Alfio), Primo Bandini (Nocco), Alberto Bardi (Falco), comandante della 28a Brigata G.A.P. « Mario Gordini », Enrico Bona zzi, Vittorio Bonetti (Fiammet), Nino Bordini, Dionigi Fenati, Achille Filippi (Franco), Pietro Gaudenzi (Bruno), Giannuzzo Guerrini (commissario della 28a «Gordini»), Giovanni Giovannetti, Sesto Liverani (Pali), Ivo Ricci Macca ri ni (Snap), Ateo Minghelli (Barilot), Giacomo Minguzzi, Domenico Mongardi (Nuccio), Pellegrino Montanari (Rino), Ivo Piotanti (Annibaie) , Vladimiro Rossi, Silvio Pasi (Elio), Idalgo Tampieri (Lampo). Si veda, per le imprese compiute da Sesto Liverani, la voce Brisighella, I G.A.P. di.

Forlì

Nel Forlivese sorse la Brigata G.A. P. su tre battaglioni che agirono a Cesena, Forlì e Rimini. Comandante Luciano Caselli e commissario Sergio Flamigni, ebbe numerosi caduti, tra cui Gino Capelli, Attilio Gril

li, Luigi Nicolo, Adelino Paglierani, Mario Tommasini (si veda la voce Forlì).

Reggio Emilia

I primi organizzatori dei G.A.P. nel Reggiano furono Vittorio Saltini, Sante Vincenzi e Angelo Zanti, tutti e tre caduti e decorati di medaglia d’oro al valor militare. Tra i superstiti si ricordano Alcide Leonardi (che fu anche tra i dirigenti della V G.A.P. di Bologna), Gino lotti, Mario Montanari, Osvaldo Poppi, Vivaldo Salsi, Orfeo Becchi (Gaeta), Renato Bolondi (Maggi), Alfredo Casoli (Robinson), Guerrino Cavazzoni (Ciro), Aldo Ferretti (Walter) , Vasco Guaitolini (Biavati), Fausto P atacci ni, Mario Saccani.

Firenze

Organizzatore dei primi G.A.P. fiorentini fu Alessandro Sinigaglia, e con lui operarono Elio Chianesi e Bruno Fanciullacci, tutti e tre caduti in combattimento e decorati di medaglia d’oro al valor militare. Cesare Massai fu per un certo tempo

il comandante operativo, poi seguito da Luigi Gaiani. Tra i gappisti più attivi si ricordano Alvo Fontani, Giuliano Gattai, Antonio Ignesti, Renzo Matteucci, Giuseppe Miliani, Giuliano Molandini, Valdo Baldoni, Renzo Matteucci, Valente Pancrazi, Sergio Posi, Alfredo Rosai, Giuseppe Rossetto e molti altri.

Macerie dell’Ospedale Maggiore di Bologna, base clandestina della 7a Brigata G.A.P. nell'inverno 194445.

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da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol I (A-C), p. 14

Brano: Agnelli, Giovanni

nella FIAT il giovane e intraprendente professore di tecnica bancaria Vittorio Vailetta (v.).

Mentre, con la guerra di Libia, affluivano alla FIAT le prime grosse commesse dello Stato, G.A. compì il suo primo viaggio in U.S.A. (1912), riportandone grande ammirazione per il fordismo e per tutto il sistema industriale americano, visto come un modello ideale al quale adeguarsi. L'intervento dell'Italia nella prima guerra mondiale portò alla FIAT un gigantesco aumento del volume d’affari e, con i rilevanti profitti che ne seguirono, Agnelli potè tra l’altro iniziare la costruzione della « FIAT Lingotto », e assumere con Riccardo Guaiino la direzione della Società di Navigazione Italo Americana (SNIA), che si trasformerà poi in industria chimica.

Agnelli e il fascismo

Diventato presidente della FIAT, dal 1920 G. A. fu tra i più autorevoli protagonisti degli aspri conflitti sociali del primo dopoguerra. Tentando la carta del paternalismo, nell’ottobre 1920, a conclusione del movimento di occupazione delle fabbriche (v.), giunse a proporre alle organizzazioni sindacali torinesi la trasformazione della FIAT in cooperativa gestita dagli stessi operai. Ma nel 1921, definitivamente staccatosi da ogni posizione «liberale», preferì accostarsi alle organizzazioni fasciste e finanziare gli organi di stampa che le sostenevano. L’1.3.1923, date le sue benemerenze, fu nominato senatore e il 19.12.1923 fu tra gli stipulatori del patto di palazzo Chigi che segnò il riconoscimento ufficiale dei sindacati fascisti da parte della organizzazione padronale italiana.

Negli anni del regime G.A. fu un tipico esempio di « padrone del va

pore » e potè accumulare cariche e funzioni (presidente della Vetrococke, consigliere della SIP, della STIPEL, dei Cantieri Riuniti dell’Adriatico, del Credito Italiano, ecc.). La politica protezionistica e le guerre del fascismo favorirono in ogni senso il progressivo sviluppo della FIAT e nessuna remora frenava quindi la collaborazione tra i dirigenti di questa e la dittatura. Tale situazione continuò allo scoppio della seconda guerra mondiale e nel 1942

G.A. (come del resto gli altri grandi industriali italiani) accettò i piani del ministro de[...]

[...]accumulare cariche e funzioni (presidente della Vetrococke, consigliere della SIP, della STIPEL, dei Cantieri Riuniti dell’Adriatico, del Credito Italiano, ecc.). La politica protezionistica e le guerre del fascismo favorirono in ogni senso il progressivo sviluppo della FIAT e nessuna remora frenava quindi la collaborazione tra i dirigenti di questa e la dittatura. Tale situazione continuò allo scoppio della seconda guerra mondiale e nel 1942

G.A. (come del resto gli altri grandi industriali italiani) accettò i piani del ministro deH’economia nazista Funk (v.), puntando ogni carta sulla vittoria dell’Asse. Fin quasi al

25.7.1943 G.A. restò fedele a questa linea, ma nello stesso tempo, e soprattutto dopo T8.9.1943, il ruo

lo della sua personalità andò decrescendo nella determinazione della politica della FIAT, mentre acquistava maggior peso quello di Vittorio Valletta.

Morto pochi mesi dopo la fine della seconda guerra mondiale, il fondatore della FIAT e senatore del regime venne sepolto in vai Pellice, in un pietoso silenzio.

E. So.

Agnini, Ferdinando

N. a Catania il 24.8.1924, fucilato dai tedeschi il 24.3.1944; studente in medicina. Ardimentoso organizzatore dei giovani studenti nella resistenza romana, f[...]

[...]
lo della sua personalità andò decrescendo nella determinazione della politica della FIAT, mentre acquistava maggior peso quello di Vittorio Valletta.

Morto pochi mesi dopo la fine della seconda guerra mondiale, il fondatore della FIAT e senatore del regime venne sepolto in vai Pellice, in un pietoso silenzio.

E. So.

Agnini, Ferdinando

N. a Catania il 24.8.1924, fucilato dai tedeschi il 24.3.1944; studente in medicina. Ardimentoso organizzatore dei giovani studenti nella resistenza romana, fondò l’A.R.S.I. (v.) e diresse il foglio clandestino studentesco La Nostra Lotta. Catturato in seguito a delazione il 24.2.1944, fu lungamente torturato in via Tasso e infine fucilato alle Fosse Ardeatine (v.).

Sulla facciata dell’istituto « Quinto Orazio Fiacco », nel quartiere di Monte Sacro a Roma, dopo la Liberazione è stata posta

una lapide con l’epigrafe: « In queste Aule

— Pur in oscuri tempi di vivere servile — A torti e liberi sensi — Educò mente e cuore — Ferdinando Agnini — Che alle Fosse Ardeatine il 24.3.1944 — Immolava — Vittima consapevole — La sua giovinezza all’umanità libera .— Professori e studenti

lo vollero ricordare ».

Agnini, Gregorio

Pioniere del socialismo italiano. N. a Finale Emilia [...]

[...]liberi sensi — Educò mente e cuore — Ferdinando Agnini — Che alle Fosse Ardeatine il 24.3.1944 — Immolava — Vittima consapevole — La sua giovinezza all’umanità libera .— Professori e studenti

lo vollero ricordare ».

Agnini, Gregorio

Pioniere del socialismo italiano. N. a Finale Emilia (Modena) il 27.9. 1856, m. a Roma il 5.10.1945. Industriale, rinunciò ai benefici della posizione per dedicarsi completamente alla causa dei lavoratori. Organizzatore delle leghe contadine e delle cooperative socialiste in provincia di Modena, si occupò particolarmente dei problemi del bracciantato povero della bassa. Nel 1886 fondò a Finale l’associazione dei braccianti, dirigendo i primi scioperi della zona. A cominciare dal 1887 subì una lunga serie di arresti e condanne per motivi politici. Nel 1892, al congresso di Genova, fu tra i fondatori del Partito socialista. Chiamato a presiedere vari congressi nazionali del partito, dal 1912 al 1914 fece anche parte della Direzione.

Eletto deputato nel 1891, venne confermato per dieci legislature consecutive dalla XVII alla XXVII, e dichiarato decaduto — con gli altri deputati dell’opposizione aventiniana — il 9.11.1926. Costretto ad interrompere ogni attività politica, la riprese subito dopo la caduta del fascismo. AN’indomani della Liberazione fu chiamato a far parte della Consulta n[...]

[...]iamato a far parte della Consulta nazionale e, quale decano, il 24.9.1945, pochi giorni prima di morire, ne presiedette la prima seduta.

O.Cr.

Agosti, Giorgio

Filippo Mimosa. N. a Torino il 17. 10.1910; frequentò il liceo Massimo d’Azeglio, dov’ebbe come insegnanti Umberto Cosmo e Zino Zini; e, compagni, Norberto Bobbio e Leone Ginzburg. Iscrittosi nel 1927 alla facoltà di Giurisprudenza dell’università di Torino, tramite il cugino Aldo Garosci s’accostò al movimento di « Giustizia e Libertà ». Al momento degli arresti del gruppo torinese di G.L., si trovava alla scuola allievi ufficiali di Moncalieri. Successivamente entrato nella magistratura, diede ripetute prove di indipendenza di giudizio e di fermezza di carattere. In contatto con l'emigrazione antifascista raccolta a Parigi, specie col gruppo facente capo a Carlo Rosselli, introdusse in

DORATORI FIAT

Agnelli [a sin.) ossequia Mussolini in visita alla FIAT (21.5.1939)

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da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol I (A-C), p. 52

Brano: [...]fascista, svolgendo inoltre attività politica tra i lavoratori italiani e tunisini. Espulso dalle autorità francesi, che allo scoppio della guerra avevano soppresso il quotidiano, tornò a Parigi, dove diresse i gruppi comunisti italiani. Si trasferì poi a Marsiglia, contribuendo qui alla costituzione del « Comitato d’azione per l’unità del popolo italiano » e alla stipulazione del Patto di unità d'azione (v.), firmato il 3.3.1943 da Giuseppe Saragat per il Partito socialista, da Emilio Lussu per il movimento di « Giustizia e Libertà », da Giorgio Amendola e da Giuseppe Dozza per il Partito comunista.

Rientrato in Italia nell’aprile del

1943, fu uno dei dirigenti del Centro interno del P.C.I., che rappresentò nella prima seduta del Comitato delle opposizioni, svoltasi a Milano il 26.7.1943. L'8 settembre si trovò a Roma, tra gli organizzatori della difesa della Capitale, e con Mauro Scoccimarro rappresentò il P.C.I. nel Comitato centrale di liberazione nazionale (v.). Nel maggio 1944, alla vigilia della liberazione di Roma, si trasferì al Nord, membro della direzione del Partito comunista per l'Italia occupata dai tedeschi. Come ispettore delle Brigate Garibaldi, operò in Emilia e nel Veneto. Il 25.4.1945 lo colse a Torino, alla testa del movimento di liberazione, responsabile del Triumvirato insurrezionale piemontese e rappresentante comunista nel C.L.N. regionale piemontese. Dopo la Liberazione, fu nominato sottosegretario alla Presidenza del Consiglio nel governo Parri e riconfermato nel governo De Gasperì, fipo airi .7.1946.

Membro del Comitato centrale e della direzione del P.C.I. al V Congresso nazionale (gennaio 1946), è sempre stato riconfermato dai successivi congressi. Fa parte della Segreteria del P.C.I. dalla IV Conferenza nazionale (gennaio 1955). Dal 1947 al 1952 è stato segretario regionale del partito per la Campania e dirigente del movimento per la rinascita del Mezzogiorno. Consultore nazionale e deputato all’Assemblea Costituente, è stato rieletto, per la circoscrizione di Napoli, in tutte le successive legislature.

L'adesione a! Partito comunista

I primi comunisti[...]

[...]cessivi congressi. Fa parte della Segreteria del P.C.I. dalla IV Conferenza nazionale (gennaio 1955). Dal 1947 al 1952 è stato segretario regionale del partito per la Campania e dirigente del movimento per la rinascita del Mezzogiorno. Consultore nazionale e deputato all’Assemblea Costituente, è stato rieletto, per la circoscrizione di Napoli, in tutte le successive legislature.

L'adesione a! Partito comunista

I primi comunisti con i quali G.A. ebbe oc

casione di incontrarsi furono Velio Spano e Altiero Spinelli (quest’ultimo passato in seguito al Partito d’Azione e poi al Movimento Europeista). Nel 1924 i due giovani erano stati invitati a una riunione dell'associazione studentesca Scienza e Libertà, della quale G.A. era i,no dei dirigenti; e nella riunione sostennero, contro l’attendismo dell'Aventino (v.), le posizioni comuniste sulla impossibilità di combattere e di rovesciare il fascismo senza la lotta decisa della classe operaia e delle masse lavoratrici. G.A. chiese l'espulsione dei due dall’aula: « O i comunisti — egli disse — aderiscano alla nostra associazione, o si astengano dall 'intervenire nelle nostre riunioni per trascinarci su di un terreno che non è il nostro». Seguì un tumultuoso battibecco, ma quasi tutti i presenti, pur appoggiando le tesi politiche di G.A., rifiutarono per motivi di cortesia di espellere i due comunisti. Circa i motivi che, nel 1929, portarono G.A. a militare nel Partito comunista, si vedano alcuni brani di un suo articolo pubblicato sul n. 6 di Stato Operaio (giugno 1931): « Le opposizioni aventiniane si vengono a trovare in uno stato di completo isolamento. Forti, nei giorni della crisi Matteotti, di una generica adesione popolare, ma impotenti e riluttanti a incanalare queste energie antifasciste, per la stessa premessa aventiniana di cercare una soluzione alla crisi nei quadri del vecchio Stato italiano, le opposizioni aventiniane debbono accettare la loro sconfitta. La coscienza che la battaglia è ormai perduta si fa viva in esse. [...]

[...]resentato una forza di propulsione e di critica. Logicamente, dunque, a sconfitta certa, esse dovevano essere le prime a darsi ad una opera di revisione, condotta freddamente, senza sentimentalismi, senza pietà per i ” vecchi ”. Quest’opera di critica è riassunta nel nome e nell’opera di Piero Gobetti. Rivoluzione Liberale rappresentò, per lutti i giovani antifascisti italiani, settima

na per settimana, la voce di una critica che spezzava i legami del passato, e indicava la grande forza del domani: quella del proletariato. Gobetti non era comunista e " probabilmente non lo sarebbe mai diventato; ma aveva capito la posizione sociale e storica del proletariato e non poteva più pensare astraendo da questo elemento... Egli scavò una trincea oltre la quale non arretrarono quei gruppi intellettuali più onesti e sinceri che nel 19192021 sentirono che il proletariato come classe dirigente sarebbe stato superiore alla borghesia ”. Così ha scritto Antonio Gramsci di Gobetti: e per mio conto (io che ho sempre visto, come tanti della mia generaz[...]

[...]itto Antonio Gramsci di Gobetti: e per mio conto (io che ho sempre visto, come tanti della mia generazione, in lui un fratello maggiore ed una guida sicura) non saprei cambiarvi una virgola. È certo che chi aveva veramente seguito Gobetti, non poteva retrocedere. In quest’opera di autocritica un punto fermo fu — dunque — da noi raggiunto: il riconoscimento del ruolo decisivo del proletariato nella lotta antifascista. A questo riconoscimento va legato tutto un nuovo modo di vedere, di porre i problemi. L'attenzione nostra si rivolge alle grandi masse lavoratrici. Comprendiamo che la storia è fatta di esse. Il marxismo torna a imporsi. Certo tutta la nostra educazione idealistica è scardinata. " Risorgimento senza eroi ” è la concezione di una liberazione nazionale fatta dalle grandi forze anonime del lavoro, senza gesti eroici, né travestimenti carbonari. Si torna a studiare Marx... E la rivoluzione russa attira sempre più l'attenzione di tutti. Si legge Lenin. Forse durante il 1926 il " Che fare? ” ha assolto alla stessa funzione che eb[...]

[...]one idealistica è scardinata. " Risorgimento senza eroi ” è la concezione di una liberazione nazionale fatta dalle grandi forze anonime del lavoro, senza gesti eroici, né travestimenti carbonari. Si torna a studiare Marx... E la rivoluzione russa attira sempre più l'attenzione di tutti. Si legge Lenin. Forse durante il 1926 il " Che fare? ” ha assolto alla stessa funzione che ebbe in Russia nel '98, additando a tutti noi che sentivamo di avere legato indissolubilmente la nostra vita alla rivoluzione antifascista, che l'unico modo di attuare ciò concretamente era lottare per la rivoluzione proletaria, inserirci nel lavoro rivoluzionario del proletariato. ...L'autunno del 1926 vede dunque le opposizioni democratiche in piena attività politica. Tuttavia questo sforzo di revisione è già compromesso dal tentativo di cristallizzare il processo di disgregamento intorno ad una nuova formula: quella dell'unità repubblicana. Lo sforzo di autocritica viene deviato dal suo logico sviluppo. I peggiori avventurieri, i più abili manipolatori di ideologie, i Nenni, i Labriola, sono mobilitati per la manovra. Il P.C.I. tuttavia raggiunge risultati non trascurabili, radunando intorno a sé molte energie, con una tattica aperta di fronte unico proletario. Specialmente sul terreno della questione agraria, il P.C.I. fissa un momento importante del suo sviluppo come partito dirigente della rivoluzione antifascista.

...Il nuovo periodo apertosi con il 1927, [...]

[...]e, con una tattica aperta di fronte unico proletario. Specialmente sul terreno della questione agraria, il P.C.I. fissa un momento importante del suo sviluppo come partito dirigente della rivoluzione antifascista.

...Il nuovo periodo apertosi con il 1927, ci presenta tutta la borghesia italiana stretta intorno al fascismo, che le assicura la realizzazione dei due compiti necessari: la pressione economica sulle classi lavoratrici, che devono pagare le spese della rivalutazione: e — quindi — la pressione politica, il regime di terrore, che tenta di impedire la rivolta delle masse sfruttate.

...Anche quei ceti borghesi che sono sacrificati dalla politica del capitale finanziario, accettano, pur mormorando, il regime fascista, temendo lo sbocco rivoluzionario di una ” rottura " della legalità fascista. La paura del ” pericolo comunista " cementa il blocco borghese. Quali sono le ripercussioni del nuovo stato di cose nelle file dei vari partiti dell’opposizione democratica? Lo stato maggiore dei vari partiti di sinistra

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da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol I (A-C), p. 15

Brano: Agrigento

Italia, in numerosi viaggi, documenti e stampa clandestina antifascista. Nel 1942 fu, a Torino, tra i fondatori del Partito d’Azione (v.). Sfollato con la famiglia a Torre Pellice (Torino), il 9.9.1943 prese i primi contatti con Pompeo Colajanni e Antonio Giolitti; con quest’ultimo cercò vanamente di convincere il generale Barbò, comandante della Scuola di cavalleria di Pinerolo, a resistere ai tedeschi. In seguito si occupò dell’organizzazione militare delle prime formazioni partigiane nella vai Pellice e il 1213 settembre partecipò, con Mario Rollier, Arialdo Banfi e altri, all’occupazione della caserma della G.A.F. di Torre Pellice, impossessandosi di armi e munizioni. Fece parte del primo Comitato militare del Partito d'Azione, tenne i collegamenti tra Torino e le valli valdesi, organizzò con Willy Jervis il primo campo di lancio sopra Angrogna (località Bagnau). Trasformatesi le prime bande del P. d’A. nelle formazioni « Giustizia e Libertà», il 14.3.1944 G.A. fu nominato Commissario politico regionale per il Piemonte, a fianco di Duccio Galimberti e poi di Livio Bianco, mantenendo tale incarico fino alla Liberazione.

Liberata Torino, il 27.4.1945 G.A. fu nominato questore, carica confermatagli l’8 maggio dal generale Edgar Erskine Hume, rappresentante del Governo Militare Alleato, e poi mantenuta fino al 20.2.1949. Durante il governo Parri svolse anche incarichi ispettivi presso le questure dell'Italia settentrionale. Collocato a riposo dalla magistratura, su sua domanda, l'1.1.1950 con il titolo di Consigliere onorario di Corte d’Appello, entrò come dirigente nella Società Idroelettrica Piemontese. Attualmente presiede l’Associazione « Giustizia e Libertà »; è vicepresidente del « Centro Studi Piero Gobetti », vicepresidente dell'« Istituto Storico della Resistenza per il Piemonte » e membro del comitato di r[...]

[...]itare alla memoria. N. a Treviso il 19.1.1917, caduto in combattimento a Refrontolo (Treviso) il 14.10.1944; laureato in Agraria. Di famiglia patrizia e ufficiale dell’esercito, I'8.9.1943 si trovava a Venezia e fu tra i primi a darsi alla macchia. Partigiano com

battente, il 14.10.1944 cadde da valoroso insieme al fratello Giuseppe Agosti.

Si legge nella motivazione della m. d’o.: « Col favore della notte una preponderante ciurmaglia di negatori della patria, guidata da una spia, circondava lo sperduto casolare dove riposava insieme col fratello e con altri partigiani. Tra le fiamme del casolare incendiato e gli spasimi delle ustioni, rifiutava di arrendersi, gettando contro il nemico le poche bombe a mano rimastegli ».

Agrigento

Girgenti fino al 1927. Provincia siciliana comprendente 43 comuni, con una popolazione di circa 470 mila abitanti, di cui 48.000 nel capoluogo (1961); a economia prevalentemente agricola, ha un reddito medio prò capite di poco superiore alle 200.000 lire l’anno.

Il movimento socialista, pur aven[...]

[...], Campobello e Canicattì, piccoli centri ove l’antifascismo sarà presente anche durante gli anni della dittatura. Tra i dirigenti comunisti più in vista si ricordano il professore Scaffiddi, insegnante al ginnasio di Agrigento; e l’avvocato Cesare Sessa, membro del Comitato centrale del partito.

La lotta antifascista

Dopo le leggi eccezionali del 1926 non si spense la lotta antifascista dei lavoratori agrigentini. Si ricorda uno sciopero organizzato nella primavera del 1931 tra gli operai della costruenda strada RaffadaliCattolicaEraclea. Nel 1932 vide la luce in Agrigento un foglio clandestino dal titolo II Fronte, sostenente l’unità d’azione tra le forze antifasciste, e sorse un movimento unitario clandestino, chiamato Fronte Unitario Antifascista (F.U.A.I.). La polizia, scoperte le fila dell’organizzazione, operò un centinaio di arresti, oltreché in provincia di A., in altri centri dell’isola. Tra gli arrestati: Raffaele Di Benedetto, Salvatore Di Benedetto, Vito Gafà, Ugo Sellerio, Graffeo, Terranova e altri,

quasi tutti assegnati per 5 anni al confino di polizia nelle isole di Ponza, Tremiti e Ventotene.

Durante il ventennio fascista numerosi antifascisti agrigentini furono deferiti al Tribunale speciale. Tra questi, il professore Giuseppe Montavano, docente di Procedura penale, che sarà poi deputato comunista all’Assemblea Costituente e sottosegretario di Stato per la Marina mercantile (1946). Un processo particolarmente significativo fu quello del 19.6.1942, dalla cui sentenza si apprende che « nel 1941 alcuni soldati avevano costituito a Porto[...]

[...]no deferiti al Tribunale speciale. Tra questi, il professore Giuseppe Montavano, docente di Procedura penale, che sarà poi deputato comunista all’Assemblea Costituente e sottosegretario di Stato per la Marina mercantile (1946). Un processo particolarmente significativo fu quello del 19.6.1942, dalla cui sentenza si apprende che « nel 1941 alcuni soldati avevano costituito a Porto Empedocle (Agrigento) una associa* zione che conduceva attiva propaganda antifascista allo Scopo di fare finire presto la guerra e la dittatura ». Per disfattismo, propaganda antinazionale e istigazione di soldati a non combattere, furono condannati cinque militari: Giuseppe Vaccaro, ad anni 25 di reclusione; Calogero Cacciato, a 16; Giuseppe Morvillo, a 10; Francesco Collura, a 6; Gaetano Boni, a 2.

Alla vigilia dello sbarco degli Alleati in Sicilia, Elio Vittorini (v.) venne ad Agrigento per stabilire contatti con gruppi antifascisti clandestini locali e per organizzare la resistenza armata contro il fascismo. Dopo I’8.9.1943 numerosi furono i giovani agrigentini che parteciparono attivamente alla Resistenza nell’Italia occupata dai tedeschi: tra questi: Salvatore Di Benedetto, ispettore delle Brigate Garibaldi, grande invalido della guerra partigiana.

Tra i documenti riguardanti la situazióne della provincia nel 1924, si può leggere, conservato presso l’istituto Gramsci in Roma, un rapporto della Federazione comunista di Girgenti sullo svolgimento delle elezioni politiche di quello stesso anno. Si tratta di una testimonianza sui soprusi e sugli illegalismi messi in atto dai fascisti per predisporre la sconfitta elettorale dei partiti democratici. Si legge nel documento come i rappresentanti di lista e gli scrutatori dei movimenti antifascisti fossero cacciati violentemente dai seggi elettorali; le urne apertamente violate, e come i presidenti di seggio si prestassero a ciò, vuoi per complicità o intimiditi da minacce e violenze. Con tali sistemi la lista fascista avrebbe ottenuto il 64 % dei voti.

Tra i processi celebrati dal Tribunale speciale fascista, degno di nota è anche quello conclusosi con la sentenza n. 65 del 24.3. 1941, dalla[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol I (A-C), p. 13

Brano: Agnelli, Giovanni

Con le « leggi eccezionali » del no* vembre 1926 e il conseguente scioglimento di tutti i partiti e di tutte le associazioni non fasciste, alla

C.G.L. e ai sindacati liberi venne a mancare ogni possibilità di esistenza legale. Quantunque la legge non lo considerasse come reato in modo esplicito, chiunque si fosse organizzato sindacalmente al di fuori dei sindacati fascisti era per questo solo fatto deferibile al Tribunale speciale e passibile di diversi anni di reclusione. Analogamente, qualsiasi associazione non fascista poteva essere considerata dalla polizia come « sovversiva ».

Agitazioni e « leggi eccezionali »

L'art. 4 della legge del 25.11.1926 « per la difesa dello Stato » dice testualmente: « Chiunque ricostituisce, anche sotto forma o nome diverso, associazioni, organizzazioni o partiti disciolti per ordine delle autorità, è punito con la reclusione da tre a dieci anni (...). Alla stessa pena soggiace chi fa in qualsiasi modo propaganda della dottrina, dei programmi e dei metodi d'azione di tali associazioni, organizzazioni o partiti ». v La genericità e l’indeterminatezza del testo non erano affatto casuali; volutamente si era lasciato un certo margine di elasticità, per non togliere alla polizia e ai giudici la possibilità di operare secondo i casi e l’opportunità del momento, con più o meno rigore. Difatti, tra il 1927 e il 1943, quando uno sciopero riusciva compatto e vedeva la partecipazione di numerosi operai di fabbrica o lavoratori agricoli, i manifestanti se la cavavano quasi sempre con qualche giorno o poche settimane di carcere e non venivano neppure deferiti al Tribunale speciale. In realtà[...]

[...]opero riusciva compatto e vedeva la partecipazione di numerosi operai di fabbrica o lavoratori agricoli, i manifestanti se la cavavano quasi sempre con qualche giorno o poche settimane di carcere e non venivano neppure deferiti al Tribunale speciale. In realtà, sarebbe stato piuttosto difficile e senz’altro controproducente per il fascismo processare centinaia di operai che avessero scioperato. In tali casi l’Ovra (v.) si limitava pertanto a indagare per scoprire gli organizzatori del movimento e a denunciarli in base alla legge suddetta. Invece nei casi in cui Io sciopero non era riuscito e solo pochi operai vi avevano partecipato, la repressione era molto più severa. Dal 1927 in poi numerosi antifascisti furono pesantemente condannati dal Tribunale speciale soltanto per aver cercato di ricostituire la C.G.L. o organizzato^un’agitazione o uno sciopero. Nonostante che il diritto di sciopero fosse di fatto soppresso, nel corso dei 17 anni di « leggi eccezionali » non mancarono, in questa o

in quella località, in diverse aziende e fabbriche, fermate di lavoro, sabotaggi industriali, scioperi parziali contro gli esosi contratti di lavoro e il supersfruttamento, o per ottenere l’aumento dei salari, delle tariffe di cottimo e miglioramenti delle condizioni di vita. Si trattava per lo più di movimenti elementari, semplici, che non abbracciavano larghe masse: però quasi mai « spontanei » o improvvisati, bensì[...]

[...]esa del salario e contro il sistema Bedaux, cosiddetto di « razionalizzazione del lavoro », ma in realtà basato sul supersfruttamento delle energie del lavoratore). Le manifestazioni si intensificarono anche in concomitanza di gravi eventi, come le imprese aggressive in Africa e l’intervento fascista in Spagna. Ma soltanto quando il regime si trovò praticamente in crisi, scosso dalle conseguenze della guerra, dal malcontento e dalla sfiducia dilagante, scesero in campo — stimolate e dirette dall’avanguardia più cosciente — le masse lavoratrici delle grandi città industriali. Si ebbero allora gli scioperi del marzo 1943 (Torino, Milano) e, da quel momento, riprenderanno le grandi agitazioni.

Si veda Operai e Resistenza.

M.Gi.

Aglietto, Andrea

N. a Arenzano (Genova) I’8.7.1888, m. a Savona il 20.11.1965; meccanico. Membro del Partito comunista

fino dalla fondazione, nel 1935 venne condannato dal Tribunale speciale a 10 anni di reclusione per attività antifascista. Dopo I'8.9.1943 fu tra gli organizzatori della Resistenza, p[...]

[...]dustriali. Si ebbero allora gli scioperi del marzo 1943 (Torino, Milano) e, da quel momento, riprenderanno le grandi agitazioni.

Si veda Operai e Resistenza.

M.Gi.

Aglietto, Andrea

N. a Arenzano (Genova) I’8.7.1888, m. a Savona il 20.11.1965; meccanico. Membro del Partito comunista

fino dalla fondazione, nel 1935 venne condannato dal Tribunale speciale a 10 anni di reclusione per attività antifascista. Dopo I'8.9.1943 fu tra gli organizzatori della Resistenza, presidente del Comitato di Liberazione Nazionale della provincia di Savona. Dopo la Liberazione venne eletto sindaco della città.

Aglietto, Giovanni

N. a Savona l’11.3.1913, impiegato. Membro dell’organizzazione clandestina del Partito comunista, nel 1935 venne condannato dal Tribunale speciale a 3 anni di reclusione per attività antifascista. Dopo I'8.9.1943 è stato tra gli organizzatori della Resistenza, partigiano combattente in provincia di Savona.

Agnelli, Giovanni

Industriale. N. a Villar Perosa (Torino) il 13.8.1866, m. a Torino il

16.12.1945. La vita di G. Agnelli, fondatore della FIAT (v.), si identifica con quella del più grande complesso industriale italiano, da lui diretto fino agli ultimi anni di vita. Proveniente da famiglia di facoltosi agricoltori, frequentò la Scuola militare di Modena, uscendone sottotenente di cavalleria nel 1886; nel 1892, dimessosi dall'Esercito, si ritirò a Villar Perosa per dedicarsi all’amministrazione delle sue propri[...]

[...]onato in quell’attività, si associò all'officina creata da G. Ceirano per la costruzione della vettura « Welleyes » (partecipò alla stessa iniziativa anche Aristide Faccioli, futuro direttore della FIAT). Nel 1899, con altri e avvalendosi dell’apporto tecnico della Società Ceirano, costituì la FIAT e fu nominato segretario del Consiglio di amministrazione della stessa.

Intuite le enormi possibilità di sviluppo dei nuovi mezzi di trasporto,

G.A. seppe abilmente orientare in tal senso la politica dell’azienda, espandendone in pochi anni le possibilità di produzione, ampliandone gli impianti e creando aziende collaterali (come la R.I.V.). Nel 1909, in seguito a una serie di avventurose speculazioni borsistiche che mandarono in roviha numerosi risparmiatori, G.A. — diventato nel frattempo consigliere delegato della società — fu coinvolto in una complessa vicenda giudiziaria che si concluderà, nel 1912, con una dubbia assoluzione. In questa stessa circostanza cominciò a farsi strada

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da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol II (D-G), p. 214

Brano: [...]lla difesa dei due anarchici Sacco e Vanzetti (v.), mandati a morte innocenti nell’agosto 1927.

Nel 1931, in seguito alla rottura tra le principali correnti politiche antifasciste (socialisti, anarchici e comunisti), l’Alleanza morì. Sino al momento del suo scioglimento, aveva avuto il sostegno dei giornali: La parola, settimanale socialista; «Il Martello», settimanale anarchico diretto da Carlo Tresca; {'Adunata dei refrattari; La Campana, organo dei rifugiati politici; Il Lavoratore, quotidiano comunista diretto da Antonio Pressi e succeduto al settimanale Alba Nuova; il quotidiano socialista II Mondo Nuovo, diretto da Vincenzo Vacirca. Quest'ultimo foglio mutò poi il titolo in Stampa libera e passò sotto la direzione di Girolamo Valenti.

« Il Lavoratore », che dal 1927 ebbe per direttore Michele Salerno, fu sospeso nel 1932; riprese le pubblicazioni col nome di Unità del Popolo, sempre diretto dal Salerno, coadiuvato nel 1934 da Ennio Gnudi. Raggiunsero gli Stati Uniti, in periodi diversi, altri esuli antifascisti : Gaetano Sal[...]

[...]no socialista II Mondo Nuovo, diretto da Vincenzo Vacirca. Quest'ultimo foglio mutò poi il titolo in Stampa libera e passò sotto la direzione di Girolamo Valenti.

« Il Lavoratore », che dal 1927 ebbe per direttore Michele Salerno, fu sospeso nel 1932; riprese le pubblicazioni col nome di Unità del Popolo, sempre diretto dal Salerno, coadiuvato nel 1934 da Ennio Gnudi. Raggiunsero gli Stati Uniti, in periodi diversi, altri esuli antifascisti : Gaetano Salvemini e, con lui, una serie di intellettuali e uomini di cultura, da G.A. Borghese a Max Ascoli (che fu poi il primo presidente della Mazzini Society), Alberto Tarchiani, Giorgio Lapiana, Lionello Venturi, Guido Ferrando, Michele Cantarella, Renato Poggioli, Mario Einaudi, Giorgio Santillano, Giulio Bonfante, Leonardo Olscki, Enzo Tagli acozzo, Arturo Toscani ni, Enrico Fermi, Bruno Zevi, Aldo Garosci, Carlo Sforza, Alberto Cianca, Aurelio Natoli, Randolfo Pacciardi e Luigi Sturzo.

Dei comunisti, oltre ai già nominati, si ricordano per la loro intensa attività Ambrogio Doni ni (che diresse l'« Unità del Popolo»), Francesco Bellotto, Pietro Caron, Aristodemo e Leopoldo Cavalieri, Luigi Candela, Albino Delfino, Giovanni De Biase, Tommaso Di Fazio, Biagino Di Santo, Salvatore Giuriato, Costantino Lippa, Noè Maggetti, Edoardo Mainelli, Gustavo Marino, Oreste Menegon, Giovanni Mihalic, Domenico Mondi, Dino Neri, Aldo Pagani, Romplo Passerelli, Carlo Peressi, Renato Pini, (Brino Monti), [...]

[...]urzo.

Dei comunisti, oltre ai già nominati, si ricordano per la loro intensa attività Ambrogio Doni ni (che diresse l'« Unità del Popolo»), Francesco Bellotto, Pietro Caron, Aristodemo e Leopoldo Cavalieri, Luigi Candela, Albino Delfino, Giovanni De Biase, Tommaso Di Fazio, Biagino Di Santo, Salvatore Giuriato, Costantino Lippa, Noè Maggetti, Edoardo Mainelli, Gustavo Marino, Oreste Menegon, Giovanni Mihalic, Domenico Mondi, Dino Neri, Aldo Pagani, Romplo Passerelli, Carlo Peressi, Renato Pini, (Brino Monti), Rodolfo Rui, Giovanni Strocco e il pastore protestante Teodoro De Luca.

Guerra di Spagna

Nel 1936 un fòrte gruppo di comunisti italiani e italoamericani si arruolò nella Brigata « Lincoln » che, in terra di Spagna, raccolse ufficiali e soldati di provenienza statuni

tense e si batté al fianco delle altre Brigate Internazionali.

Negli anni della guerra civile spagnola gli antifascisti di tutte le correnti residenti negli Stati Uniti si unirono nuovamente e diedero vita al « Comitato d’azione antifascista ». Segretario ne fu ancora l’anarchico Pietro Allegra; addetto all’organizzazione, il comunista Antonio Cattonar. Il quotidiano socialista « Stampa Libera », diretto da Girolamo Valenti e con l’inclusione di Michele Salerno nella redazione, divenne portavoce del Comitato. Questo si sciolse con la fine della guerra di Spagna, ma molti anarchici, Pietro Allegra compreso, continuarono a collaborare con i comunisti anche durante tutta la seconda guerra mondiale.

Nel gennaio 1940 giunse negli Stati Uniti Giuseppe Berti che prese l'iniziativa di fare uscire Lo Stato Operaio. Alla rivista collaborarono, oltre ad Ambrogio Donini, altri comunisti e antifascisti colà re[...]

[...]tori e collaboratori continuò a uscire un bollettino mensile intitolato Italia d'oggi [Italy Today), con ampio notiziario dell’Italia liberata.

Terminato il conflitto mondiale, ritornarono in Italia numerosi comunisti che erano stati forzatamente trattenuti negli Stati Uniti, anche dopo il settembre 1943: tra gli altri, Ambrogio Donini, Giuseppe Berti, Ferruccio Marini [Alpi, Brown), Michele Salerno [Tito Nunzio), Antonio Cattonar, Giorgio Sbogar, Antonio Villa, Rodolfo Franchini, lo scrittore Ezio Taddei (passato dal movimento anarchico al Partito comunista), i siciliani Saro Greco e Michele Sala.

Emilia, Divisione

Divisione appartenente al XIV Corpo d’armata deM’Esercito. Dislocata nel settembre 1943 nella zona delle Bocche di Cattare (Jugoslavia), era considerata una delle unità più efficienti, in quanto bene armata e abbondantemente fornita di mezzi. Quando il suo comandante, generale Ercole Roncaglia, dopo un iniziale comportamento onorevole perse il controllo delle proprie azio

ni e si consegnò ai tedeschi, la division[...]

[...] comportamento onorevole perse il controllo delle proprie azio

ni e si consegnò ai tedeschi, la divisione volle sottrarsi allo sfacelo: al comando del generale Ugo Buttà e rinforzata dai battaglioni del 3° Alpini della « Taurinense »,

il 14 settembre attaccò decisamente la divisione alpina S.S. « Prinz Eugen »; Seguirono combattimenti violentissimi, al termine dei quali i tedeschi, dopo aver subito pesanti perdite, furono costretti al ripiegamento.

I superstiti dell’unità italiana, a sua volta duramente provata, s’imbarcarono su un gruppo di navi e poterono sbarcare a Bari il 16 settembre; successivamente molti di essi contribuirono alla costituzione del

I Raggruppamento motorizzato del rinato esercito italiano (v. Corpo italiano di liberazione). Altri reparti dell’« Emilia » e gli alpini della « Taurinense », rimasti invece a proteggere la partenza dei compagni, furono investiti dal contrattacco tedesco e costretti a ripiegare verso i monti, dove continuarono la lotta fino alla liberazione della Jugoslavia.

Emiliani, Mar[...]

[...]ua volta duramente provata, s’imbarcarono su un gruppo di navi e poterono sbarcare a Bari il 16 settembre; successivamente molti di essi contribuirono alla costituzione del

I Raggruppamento motorizzato del rinato esercito italiano (v. Corpo italiano di liberazione). Altri reparti dell’« Emilia » e gli alpini della « Taurinense », rimasti invece a proteggere la partenza dei compagni, furono investiti dal contrattacco tedesco e costretti a ripiegare verso i monti, dove continuarono la lotta fino alla liberazione della Jugoslavia.

Emiliani, Marx

N. a Faenza (Ravenna) nel 1920, fucilato a Bologna il 30.12.1943; autista.

Fu tra i primi nel Faentino a imbracciare le armi e a dar vita alla lotta partigiana. Comandante di squadra nella Brigata « Celso Strocchi », fu l’organizzatore di un G.A.P. volante noto come Automobile fantasma. Ferito gravemente durante uno scontro, fu trasportato a Medicina, poi a Faenza, e qui nascosto in un’abitazione privata per essere curato. Tradito da un delatore, fu invece arrestato. Condotto a Bologna, dopo un sommario processo fu condannato a morte e fucilato.

Alla sua memoria è stata concessa la medaglia d’argento al valor militare.

Empoli

È stata definita « Capitale morale dell’antifascismo toscano ».

Comune di 37.000 abitanti (22.500 nel capoluogo) in provincia di Firenze (v.), suH’Arno. Importante centro di piccole industrie special[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol I (A-C), p. 53

Brano: [...]lla maggior parte, sentono il bisogno di continuare quell'attività critica e di revisione che avevano iniziata.

...In Italia è rimasta l’opposizione liberale. Essa, che aveva appoggiato l’esperimento fascista, non aderì mai all’impostazione radicale che i giovani avevano tentato di dare alla lotta antifascista. Essa pensò essere giunto il momento di restringere la lotta antifascista ad una lotta per le libertà parlamentari, nel quadro della legalità borghese e possibilmente della monarchia. Benedetto Croce si è dato a compiere quest’opera, assolvendo ancora una volta il compito già svolto per la questione meridionale: impedire che intellettuali di sinistra, sotto l’impulso della radicalizzazione obbiettiva della situazione, diano una logica soluzione rivoluzionaria alla crisi, diventando un centro di raggruppamento di forze politiche in questa direzione. Rimasto in Italia egli si serve della sua grande influenza personale su tutta la gioventù intellettuale italiana, a lui legata dall’educazione idealista, dal suo grande esempio di se[...]

[...]opera, assolvendo ancora una volta il compito già svolto per la questione meridionale: impedire che intellettuali di sinistra, sotto l’impulso della radicalizzazione obbiettiva della situazione, diano una logica soluzione rivoluzionaria alla crisi, diventando un centro di raggruppamento di forze politiche in questa direzione. Rimasto in Italia egli si serve della sua grande influenza personale su tutta la gioventù intellettuale italiana, a lui legata dall’educazione idealista, dal suo grande esempio di serietà scientifica, dalla sua continua opera di studioso, per impedire che l’impostazione radicale della lotta antifascista giunga al suo logico sbocco rivoluzionario. Tutta la sua attività culturale degli ultimi anni è dedicata a questo scopo: indirizzare verso una soluzione d’ordine lo sbocco della crisi. ...Questa opera non ha mancato di dare i suoi frutti. Ma quelli che hanno saputo resistere, e restare coerenti alle premesse già poste, sono stati spinti decisamente verso sinistra. Tra questi, molti, per varie vie, sono giunti fino al comuniSmo ed al Partito comunista, superando in questo modo, definitivamente, le vecchie posizioni. Credo che il P.C.I. non ha fatto tutto quello che avrebbe dovuto per aiutare praticam[...]

[...]elli che hanno saputo resistere, e restare coerenti alle premesse già poste, sono stati spinti decisamente verso sinistra. Tra questi, molti, per varie vie, sono giunti fino al comuniSmo ed al Partito comunista, superando in questo modo, definitivamente, le vecchie posizioni. Credo che il P.C.I. non ha fatto tutto quello che avrebbe dovuto per aiutare praticamente questo sviluppo, trascurando così il compito di creare una frattura di carattere organico tra gli intellettuali, tale da costituire ” come formazione di massa una tendenza di sinistra, nel significato moderno della parola, cioè orientata verso il proletariato rivoluzionario ” (Gramsci). Al contrario io ritengo che le deviazioni di Tasca possono rappresentare l’influsso dell’ideologia liberale fino nelle nostre file!

...Se oggi verifichiamo il punto di partenza e l’impostazione data dalla sinistra intellettuale di ” Rivoluzione Liberale " al problema antifascista, e se consideriamo l'attuale punto di arrivo, dobbiamo constatare che il grosso degli intellettuali italiani di s[...]

[...]ismo conservatore, riassorbito nei quadri del blocco capitalistaagrario. Chi scrive ritiene di

essere stato coerente alle premesse da cui partì, delle quali era veramente convinto: egli ha fatto un completo e radicale cambiamento di cui non disconosce l'importanza, e che è ancor più radicale di quel che si possa immaginare (è tutta la visione delle cose che viene capovolta!); e domanda, ai tanti che restano ancora irretiti nelle file di una organizzazione reazionaria, se essi hanno coscienza di questo. Se essi hanno la coscienza di accettare di essere l’arma di riserva della borghesia italiana, che si ricorderà di essi quando le sarà impossibile di contenere più oltre, con il terrore, la rivolta delle grandi masse proletarie e contadine, e avrà bisogno di manovrare per deviare l’urto rivoluzionario. ...Solo aprendo una discussione sui problemi fondamentali della rivoluzione antifascista, solo rompendo l’equivoco del silenzio, non rinunziando a pensare, rompendo la ”Union sacrée ” democratica, sarà possibile vedere i termini esatti de[...]

[...]zione antifascista, solo rompendo l’equivoco del silenzio, non rinunziando a pensare, rompendo la ”Union sacrée ” democratica, sarà possibile vedere i termini esatti della lotta che si combatte in Italia. Può sembrare paradossale che un comunista debba invitare dei " liberali ” alla discussione. Ma questa è la necessaria conseguenza del " liberalismo " italiano. È nei salotti liberali che maggiormente c’è aria di chiuso. Guai a chi parla male di Garibaldi! Per una ragione stessa di probità intellettuale bisogna rompere quest’atmosfera. È questo il desiderio di molti che sono nella concentrazione o nelle file di ” Giustizia e Libertà ”, ma che non hanno né mezzi né modo di aprire la discussione.

...Il tempo non abbonda. Gli avvenimenti precipitano. La crisi economica mette in movimento le grandi masse lavoratrici. Il capitalismo internazionale prepara l’intervento contro la Russia, per giocare la sua carta e tentare di reprimere col terrore il movimento proletario. È questo il momento in cui gli uomini di lotta debbono prendere il lor[...]

[...]in Benedetto Croce il suo maggiore rappresentante. Accentuatosi in lui, a partire dal 1908, l’interesse per i problemi storici e politici, nell’agosto 1912 passò decisamente dall'attività culturale a quella politica, assumendo l’ufficio di corrispondenza romano del « Resto del Carlino » di Bologna. Polemico verso gli aspetti deteriori del costume giolittiano,

Giovanni Amendola, in una foto eseguita a Parigi poco tempo prima della sua morte

G.A. aveva una concezione severa della vita politica e si poneva il problema di « dare un contenuto all’anima nazionale », scettica, affaristica, provinciale. Di qui le sue tendenze politiche conservatrici, che si riallacciavano alla tradizione della Destra storica, e il forte interesse per la politica estera, specialmente per quanto si riferiva ai problemi balcanici. Appoggiò pertanto la guerra di Libia, che tuttavia

10 deluse come « guerra mediocre »; subì controvoglia il suffragio universale; non fu sordo a certe suggestioni nazionalistiche, anche se del nazionalismo, come del dannunzianesim[...]

[...]universale; non fu sordo a certe suggestioni nazionalistiche, anche se del nazionalismo, come del dannunzianesimo, lo urtava e respingeva

11 costume chiassoso, improvvisatore e dilettantesco, tanto che più tardi Piero Gobetti doveva affermare: « L atteggiamento di Amendola di fronte al fascismo non è che un aspetto e una conclusione del suo antidannunzianesimo ».

Nel giugno 1914, cioè pochi giorni prima dello scoppio della guerra mondiale, G.A. lasciò il « Resto del Carlino » per entrare a far parte dell’ufficio romano del « Corriere della Sera ».

« L’incontro tra Amendola e Luigi Albertinì

— ha scritto Giampiero Carocci nel libro Giovanni Amendola nella crisi dello stato italiano (Milano, 1956) — fu l’incontro destinato a durare, con fasi diverse, fino alla morte del primo, fra due personalità e due concezioni politiche profondamente congeniali. Entrambi erano legati ad una tradizione liberale altamente sentita; entrambi erano conservatori e, nello stesso tempo, sensibilissimi al corretto funzionamento del regime liberale; entrambi contrari a Gio

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da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol I (A-C), p. 82

Brano: Ansaldo

1937 avevano svolto agitazioni e subito arresti, nel marzo 1943 scioperarono insieme a quelli dell’intera zona industriale di Genova. Dopo T8.9.1943 parteciparono attivamente alla Resistenza, inviando uomini e mezzi alle formazioni partigiane, organizzando il sabotaggio della produzione, attuando grandi scioperi e assicurando la difesa degli impianti industriali. Tra gli scioperi più importanti durante l’occupazione tedesca, si ricordano quelli svoltisi: il 23.11.1943; dal 16 al 20.12.1943; il 13.1.1944 (durato una settimana, nel quadro di uno sciopero generale che investì tutta la zona); il 30.8. 1944; e infine il 26.3.1945. Per rappresaglia, centinaia di operai vennero deportati in Germania.

C.D.C.

Ansaldo, Giovanni

N. a Genova nel 1895; laureato in legge. Giornalista, dopo il 1918 fu redattore capo de « Il Lavoro » di Genova[...]

[...]

Ansaldo, Giovanni

N. a Genova nel 1895; laureato in legge. Giornalista, dopo il 1918 fu redattore capo de « Il Lavoro » di Genova, allora diretto dal deputato socialista riformista Giuseppe Canepa; e, dal 1922 al 1924, assiduo collaboratore di « Rivoluzione Liberale ». Antifascista, nel 1927 fu processato con Carlo Silvestri per tentato espatrio; condannati entrambi a lieve pena, da quel momento divennero solerti sostenitori del fascismo. G.A. passò al servizio deila famiglia Ciano (v.) e divenne redattore capo de « Il Telegrafo » di Livorno. Successivamente accettò dal governo fascista mansioni di controllo e di censura sulla stampa, rendendo la vita difficile a molti suoi ex compagni e colleghi.

Anseimi, Giuseppe

Pippo. N. a Sanremo (Imperia) il' 12.2.1883, fucilato dai fascisti a Castelvecchio (Imperia) il 6.11.1944. Iscritto al Partito socialista dal 1905 e passato al Partito comunista nel

1921, fu attivo antifascista e perseguitato politico. Dopo T8.9.1943 fu tra gli organizzatori della Resistenza, membro del C.L.N. d[...]

[...] Successivamente accettò dal governo fascista mansioni di controllo e di censura sulla stampa, rendendo la vita difficile a molti suoi ex compagni e colleghi.

Anseimi, Giuseppe

Pippo. N. a Sanremo (Imperia) il' 12.2.1883, fucilato dai fascisti a Castelvecchio (Imperia) il 6.11.1944. Iscritto al Partito socialista dal 1905 e passato al Partito comunista nel

1921, fu attivo antifascista e perseguitato politico. Dopo T8.9.1943 fu tra gli organizzatori della Resistenza, membro del C.L.N. di Sanremo, e diede vita alle prime bande partigiane della zona. Comandante di una formazione che vide cadere il 70 per cento degli effettivi, verso la fine dell’agosto 1944 egli stesso venne catturato in seguito a delazione: dopo essere stato lungamente torturato dai fascisti, il 6.11.1944 venne fucilato insieme ai patrioti Armando Denza e Luigi Novella, a titolo di rappresaglia per l’avvenuta uccisione di due militi fascisti.

Nella sua ultima lettera ai figli e ai familiari, G.A. scrisse: « Sapete che sono innocente e solo vittima di una montatura preparata da un uomo indegno. Potete quindi alzare la testa più di prima ».

Anticomintern, Patto

Trattato concluso il 25.11.1936 tra il Reich nazista e il Giappone con uno scopo dichiaratamente ideologico, ossia per la « difesa comune contro l’Internazionale comunista », ma in realtà come prima piattaforma per la formazione di uno schieramento internazionale dell'imperialismo fascista europeo e dell’imperialismo giapponese. Il sottinteso antisovietico del patto era reso esplicito da un protocollo aggiuntivo segreto, ch[...]

[...] parte sulla minaccia di accerchiamento contro l’Unione Sovietica e, dall’altra, sull’attacco alle posizioni mondiali dell'Inghilterra, donde l’importanza dello scacchiere asiatico e del nuovo dinamismo giapponese. Al P.A., che rimase la piattaforma ideologica delle potenze banditrici del « nuovo ordine » in Europa e in Asia, aderirono successivamente, nel segno della crociata antibolscevica, anche gli Stati satelliti delle potenze dell’Asse: Bulgaria, Croazia, Romania, Slovacchia e Ungheria; tra i paesi caduti sotto la dominazione nazista, vi aderì la Danimarca; infine, tra i paesi non impegnati direttamente nel secondo conflitto mondiale, vi aderì la Spagna. In Asia aderì al P.A. il regime collaborazionista cinese di Wang ChingWei.

E. Co.

Antifascismo all estero

La lotta contro il fascismo è stata organizzata e condotta soprattutto in Italia. Nel paese vi erano le masse lavoratrici operaie, contadine, intellettuali; vi era il fascismo con tutte le strutture portanti del regi

me dittatoriale: chiesa, scuoia, organizzazioni di massa (dopolavoro; circoli sportivi, culturali e ricreativi; sindacati) e militari (esercito, milizia, polizia), magistratura e tribunali. In Italia il fascismo si reggeva economicamente, politicamente e militarmente, con la forza e col consenso, e in Italia doveva essere abbattuto.

Ma una decisiva importanza, ai fini della lotta antifascista, ebbero l’esistenza e l’attività di gruppi e organizzazioni di antifascisti italiani all’estero (Francia, Unione Sovietica, Stati Uniti, ecc.), più o meno forti e qualificati ai fini dell’azione da svolgere, più o meno collegati alla realtà interna italiana, più o meno autorevoli in campo internazionale. A quelli che si potevano considerare due distinti nuclei di direzione della lotta politica contemporaneamente operanti in Italia (il centro « interno » che ogni partito cercava di far funzionare, e quello costituito dagli antifascisti nelle carceri e nelle isole di deportazione), si aggiungeva così un terzo centro di elaborazione politica, di organizzazione del lavoro e di direzione della lotta, che per forza di cose doveva risiedere oltre i confini della patria, in luoghi scelti sulla base di convenienze politiche e di esigenze operative. Questa triplice suddivisione

0 stratificazione, obiettivamente imposta dalle circostanze, non mancava di ripercuotersi in qualche modo sul piano politico, nonostante il proposito comune a tutti di mantenere il massimo coordinamento tra i diversi piani di azione.

« L'esistenza di tre centri di dibattito e di lotta politica: l'interno, i luoghi di prigionia e l’emigrazione, — testimonia Giorgio A[...]

[...]o di mantenere la direzione del movimento? Ed il dirigente emigrato come può riuscire a dirigere un movimento all'interno del paese, che ha i suoi centri interni di elaborazione e che afferma una propria autonomia nei confronti dei centri che si trovano all'estero? ».

Problemi reali, in effetti, anche se non erano i più assillanti di fronte all’obiettivo comune di unire e utilizzare tutte le energie per estendere il fronte di lotta, la rete organizzativa, il numero degli antifascisti attivi, e assestare i maggiori colpi al regime.

1 primi esuli antifascisti

Una prima ondata emigratoria del

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da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol I (A-C), p. 55

Brano: America Latina

pubblica ce la faranno i monarchici, le coscienze in crisi uso Amendola ». Carattere adamantino e intransigente, G.A. fu incapace di patteggiamenti e di compromessi ed è rimasto, nella tormentata storia politica e spirituale dell’Italia contemporanea, come un esempio di altezza morale che ne fa avvicinare Sa figura a quelle di Piero Gobetti e di Antonio Gramsci.

P.AI.

Opere principali di G.A.: Etica e biografia, Milano, 1915; Il patto di Roma, Roma, 1919; Una battaglia liberale (raccolta di discorsi), Torino, 1924; Per una nuova democrazia, Roma, 1925.

Amendola, Pietro

N. a Roma il 26.10.1918, ultimo dei figli di Giovanni Amendola, laureato in legge. Attivo antifascista, nel

1937 si iscrisse al P.C.I.. Per la sua attività contro il regime, nel genna

io 1940 fu condannato dal Tribunale speciale a 10 anni di reclusione. Liberato ii 18.8.1943, dopo la caduta del fascismo, riprese il suo posto di lotta; tra gli organizzatori della Resistenza nel Lazio, fu partigiano combat[...]

[...]accolta di discorsi), Torino, 1924; Per una nuova democrazia, Roma, 1925.

Amendola, Pietro

N. a Roma il 26.10.1918, ultimo dei figli di Giovanni Amendola, laureato in legge. Attivo antifascista, nel

1937 si iscrisse al P.C.I.. Per la sua attività contro il regime, nel genna

io 1940 fu condannato dal Tribunale speciale a 10 anni di reclusione. Liberato ii 18.8.1943, dopo la caduta del fascismo, riprese il suo posto di lotta; tra gli organizzatori della Resistenza nel Lazio, fu partigiano combattente in una formazione del C.V.L., col grado di capitano. Dopo la Liberazione, nel 1946 fu se* gretario della Federazione comunista di Salerno e, dal 1947 al 1948, redattore del quotidiano « La Voce » di Napoli. Eletto deputato nel 1948, è stato rieletto in tutte le successive legislature, per la circoscrizione AvellinoSalerno. È membro del Consiglio nazionale dell’A.N.P.I..

America Latina

America del Sud. Nonostante sia indipendente da 150 anni, il continente sudamericano è scosso da un vasto movimento di liberazione nazionale c[...]

[...]o da un vasto movimento di liberazione nazionale che si articola in differenti tipi di lotta, ma che ha in comune un chiaro orientamento antimperialista e progressista. Le lotte popolari dell'A.L. sono diversamente qualificate dalle particolari condizioni dei diversi paesi. Nel Perù, nel Venezuela, nel Guatemala, in Colombia è in atto una lotta armata; in Cile, in Uruguay e per ora. in Argentina, dove il colpo di stato del generale Juan Carlos Ongania, effettuato il 27.6.1966, ha determinato nuove condizioni di lotta, il movimento segue una linea strategica basata sulla lotta pacifica, ma sempre rivolta alla liberazione del paese.

Il movimento di liberazione Le ragioni dell’esistenza di un mo

vimento di liberazione in un continente già indipendente sono da ricercarsi nella dominazione imperialista degli Stati Uniti, esercitata in forme diverse da quelle del colonialismo tradizionale, ma non per questo meno pesante. Gli Stati Uniti esercitano il controllo pressoché totale dell’economia sudamericana, ne monopolizzano lo sfruttamento[...]

[...]tica nella vita degli Stati sudamericani, formalmente indipendenti. Dalla dottrina Monroe alla politica del « bastone » di Teodoro Roosevelt; dalla politica del « buon vicinato » di F. Delano Roosevelt alla politica di « cooperazione » di Eisenhower, alla « Alleanza per il progresso » di Kennedy, sotto diversi nomi sì è sempre esercitato, da parte degli U.S.A., lo stesso tipo di intervento, volto a preservare privilegi e strutture sociali che li garantissero, attraverso il sostegno di governi « quisling » di natura militare e dittatoriale. Questo intervento si è fatto via via più brutale dopo la seconda guerra mondiale, e particolarmente dopo la rivoluzione cubana, che ha segnato un deciso passo in avanti nella maturazione della coscienza rivoluzionaria delle masse latinoamericane. È in questo quadro che è stata costituita la Organizzazione Stati Americani (O.S.A.) che, tra gli altri compiti, ha quello di intervenire in ogni paese dove sia in atto un movimento rivoluzionario; sono stati attuati gli attacchi a Cuba (v.) e l’aggressione a Santo Domingo dell’aprile 1965. È questa situazione che giustifica l’esistenza di un movimento di liberazione impegnato in una dura lotta per l’indipendenza dei propri paesi. È stato giustamente osservato che negli ultimi cinque anni il movimento di liberazione nazionale latino

americano ha vissuto una specie di 1905 (con riferimento alla rivoluzione russa di quell’anno), passando pe[...]

[...]di quell’anno), passando per una esperienza, che, pur registrando una serie di sconfitte, nel contempo ha permesso di definire una tattica e una strategia della lotta rivoluzionaria. Le sconfitte del movimento di liberazione in Argentina (1959 e 1964) e in Ecuador (1962) hanno dimostrato che non basta seguire l’esempio castrista della lotta armata per creare ovunque condizioni rivoluzionarie, e quindi hanno chiarito la necessità di uno stretto legame tra lotta armata e movimento delle masse; ma soprattutto hanno dimostrato l’intima connessione tra obiettivi rivoluzionari interni e lotta antimperialista. La lotta armata è stata ripresa in tutte quelle situazioni, in cui la violenza reazionaria non consente ancora un’azione legale e pacifica delle masse.

Guatemala

Il Guatemala è il paese in cui la lotta armata di liberazione nazionale sta ottenendo i maggiori successi, mettendo in serie difficoltà la dittatura di Peralda Azurdia. La guerriglia è diretta dal Partito Guatemalteco del Lavoro (P.G.7., comunista) e dal Movimento Rivoluzionario 13 novembre (MR13, di ispirazione trotskista). Le origini della guerriglia sono da ricercarsi in uno sviluppo drammatico degli avvenimenti. Nel 1954 un'invasione mercenaria, sostenuta dagli U.S,A. e diretta da Castillo Armas, portò al rovesciamento del governo popolare di Arbe[...]

[...]a di Peralda Azurdia. La guerriglia è diretta dal Partito Guatemalteco del Lavoro (P.G.7., comunista) e dal Movimento Rivoluzionario 13 novembre (MR13, di ispirazione trotskista). Le origini della guerriglia sono da ricercarsi in uno sviluppo drammatico degli avvenimenti. Nel 1954 un'invasione mercenaria, sostenuta dagli U.S,A. e diretta da Castillo Armas, portò al rovesciamento del governo popolare di Arbens e tutta la sinistra fu posta neH’illegalità. Il forte movimento di massa che ne seguì nel 1955 e

1956 fu represso nel sangue. Nel

1957 Castillo Armas venne assassinato e, dopo un lungo travaglio, il potere passò a Miguel Ydigoras Fuentes, uno degli oppositori di Castillo Armas, che però ne seguì la linea repressiva nei confronti del movimento popolare, li 13.11.1960 vi fu un primo tentativo insurrezionale promosso da un gruppo di ufficiali, che fallì a causa dell’assenza di ogni collegamento con le masse. Di lì nacque il Movimento

13 novembre (M13 divenuto in seguito MR13). La guerriglia iniziò il 6.2.1962 con l’apertura d[...]

[...]Il forte movimento di massa che ne seguì nel 1955 e

1956 fu represso nel sangue. Nel

1957 Castillo Armas venne assassinato e, dopo un lungo travaglio, il potere passò a Miguel Ydigoras Fuentes, uno degli oppositori di Castillo Armas, che però ne seguì la linea repressiva nei confronti del movimento popolare, li 13.11.1960 vi fu un primo tentativo insurrezionale promosso da un gruppo di ufficiali, che fallì a causa dell’assenza di ogni collegamento con le masse. Di lì nacque il Movimento

13 novembre (M13 divenuto in seguito MR13). La guerriglia iniziò il 6.2.1962 con l’apertura di un fronte a Izabal, su iniziativa del M13, ma ebbe scarsa eco nella vita del paese; si sviluppò invece, estendendosi a tutte le zone contadine, a partire dal 30.3.1963, quando Fuentes fu deposto e si instaurò l’attuale dittatura militare. Immediatamente dopo il colpo di stato venne costi


successivi
Grazie ad un complesso algoritmo ideato in anni di riflessione epistemologica, scientifica e tecnica, dal termine G.A., nel sottoinsieme prescelto del corpus autorizzato è possible visualizzare il seguente gramma di relazioni strutturali (ma in ciroscrivibili corpora storicamente determinati: non ce ne voglia l'autore dell'edizione critica del CLG di Saussure se azzardiamo per lo strumento un orizzonte ad uso semantico verso uno storicismo μετ´ἐπιστήμης...). I termini sono ordinati secondo somma della distanza con il termine prescelto e secondo peculiarità del termine, diagnosticando una basilare mappa delle associazioni di idee (associazione di ciò che l'algoritmo isola come segmenti - fissi se frequenti - di sintagmi stimabili come nomi) di una data cultura (in questa sede intesa riduttivamente come corpus di testi storicamente determinabili); nei prossimi mesi saranno sviluppati strumenti di comparazione booleana di insiemi di corpora circoscrivibili; applicazioni sul complessivo linguaggio storico naturale saranno altresì possibili.
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