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Il segmento testuale Francesco Luigi Ferrari è stato estratto automaticamente da un complesso algoritmo di KosmosDOC di tipo "autogeno", ossia sulla sola analisi dei segmenti testuali tra loro.
Nell'intera base dati, stimato come nome o segmento proprio è riscontrabile in 21Entità Multimediali, di cui in selezione 11 (Corpus autorizzato per utente: Spider generico. Modalità in atto filtro S.M.O.G.: INTERO CORPUS (AUTORIZZATO)FILTRO S.M.O.G+ passivo). Di seguito saranno mostrati i brani trascritti: da ciascun brano è possibile accedere all'oggetto integrale corrispondente. (provare ricerca full-text - campo «cerca» oppure campo «trascrizione» in ricerca avanzata - per eventuali ulteriori Entità Multimediali)


da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol I (A-C), p. 83

Brano: [...]ore de « Il Popolo », e Gaetano Salvemini, che varcarono la frontiera rispettivamente il 18.6.1925 e il 4.6.1925, seguiti alla fine dello stesso anno da Piero Gobetti, che morirà alcuni mesi do* po a Parigi. All’inizio del 1926 espatriò Giovanni Amendola, che morirà nell’aprile a Cannes; nel corso del

lo stesso anno espatriarono Carlo Sforza, Alberto Tarchiani (già redattore capo de « Il Corriere della Sera »), lo scrittore Guglielmo Ferrerò, Francesco Luigi Ferrari, gli onorevoli Francesco Frola e Guido Migli oli, la Medaglia d’oro Raffaele Rossetti e Francesco Ciccotti Scozzese.

Il grande esodo

Dopo le leggi eccezionali fasciste, emigrare divenne per molti una necessità, l’unica via di scampo, una ragione di lavoro e di vita; per altri, l’epilogo di una amara sconfitta. Dopo il novembre 1926, secondo alcuni in Italia non ci sarebbe stato più nulla da fare e non restava quindi che andare altrove, alla ricerca della libertà. Alcuni partiti (liberale, cattolico) non accettavano di porsi sul terreno della lotta clandestina, ritenendo che si dovesse p[...]

[...] fine del 1926 ancora non esisteva, sorse nell'autunno del 1929 per iniziativa di Carlo Rosselli, Emilio Lussu e fausto Nitti fuggiti da Lipari. Riparati a Parigi, i tre vi incontrarono Alberto Cianca, Gioacchino Dolci, Vincenzo Nitti, Gaetano Salvemini e Alberto Tarchiani, che aderirono al nuovo movimento, destinato a raccogliere in breve tempo la parte più combattiva della « Concentrazione antifascista ».

Cattolici: a parte Giuseppe Donati, Francesco Luigi Ferrari e Luigi Sturzo, personalità isolate che non rappresentavano il partito e non si proponevano di ritesserne I’organiz

TAppello

Recluso

83



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol VI (T-Z e appendice), p. 564

Brano: [...] di san Tommaso d’Aquino).

Ma la natura federativa della Fuci non permetteva un rigido controllo su persone e idee. Per questo non si spensero mai spazi e tempi per una riflessione diversa. Infatti l'attività della Fuci si sostanziava in dibattiti, seminari, convegni, conferenze, che i fucini vivevano riunendosi in assemblee e congressi periodici.

La F.U.C.I. e il fascismo

Particolarmente illuminata fu negli anni 191012 la presidenza di Francesco Luigi Ferrari (v.), un laico che avrebbe dato filo da torcere al regime fascista come esponente del Partito Popolare di don Luigi Sturzo. Alla vigilia della Prima guerra mondiale la Fuci, dopo un tentennamento filonazionalista condannò questo atteggiamento. Al termine della guerra, tra i gruppi della Fuci si segnalò per vivacità a Brescia (v.) quello della “Fionda”, tra le fila del quale erano personaggi della tempra di padre Bevilacqua e di Ludovico e Giovan Battista Montini (v. Paolo VI).

Molti fucini confluirono nel P.P.I., tra questi Giuseppe Spataro (v.), presidente tra il 1920 e il 1922. Ma l’incl[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol V (R-S), p. 711

Brano: [...]rimasta al disopra del liberalismo, del democratismo e del socialismo del secolo XIX, così deve restare al disopra del totalitarismo del secolo XX. Essa non può che trattare con gli stati laici, qua

li che siano, sulla base della morale reli

giosa e del rispetto della personalità umana ». (L. Sturzo, Chiesa e Stato, Bologna 1928, I, p. 296 ss.).

All’estero, Sturzo mantenne contatti e collaborò con ex popolari come Giuseppe Donati (v.) e Francesco Luigi Ferrari (v.), morti però entrambi agli inizi degli anni Trenta, nonché con la Concentrazione antifascista (v.), denunciando senza tregua la debolezza delle democrazie occidentali di fronte al fascismo (specie in occasione dell’aggressione all'Etiopia) e al nazismo e prevedendo l’inevitabile tragico sbocco bellico.

La guerra civile spagnola segnò profondamente il suo animo: a suo parere, la Chiesa avrebbe dovuto stare « dalla parte delle vittime innocenti, cadute da una parte e dall'altra dei due fronti [...] anche con coloro che [erano] trascinati all’odio fanatico contro la religione per ignoranz[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol II (D-G), p. 61

Brano: [...]ssò di esistere, come forza organizzata, il 9.11.1926, quando tutti i partiti di opposizione vennero sciolti e i relativi deputati dichiarati decaduti dal mandato parlamentare. Avevano già trovato rifugio all'estero, oltre a don Sturzo, Giuseppe Donati (v.), il coraggioso direttore del Popolo che il 6.12.1924 non aveva esitato a denunziare all’Alta Corte di giustizia del Senato Emilio De Bono, capo della polizia, per l’assassinio di Matteotti; e Francesco Luigi Ferrari (v.)t organizzatore dei contadini « bianchi » di Modena, una delle figure più interessanti deil'antifascismo cattolico militante. Si trattava ormai di personalità isolate, anche se di notevole rilievo, che non rappresentavano più il partito e non intendevano ritesserne le file nemmeno dall’esilio.

In Italia, all 'infuori di De Gasperi, arrestato 1*11.3.1927 sotto la pretestuosa accusa di « tentato espatrio clandestino » e trattenuto per 16

61



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol II (D-G), p. 82

Brano: [...] fu processato quasi un anno dopo (2527.9.1930).

Assunsero la sua difesa tre personalità del mondo forense e politico belga, Paul Henri Spaak, leader socialdemocratico, De Bock e Soudan. Nel corso del dibattimento, rivendicò con altissima dignità le ragioni ideali del suo gesto, sorrette dalle deposizioni a favore che resero parecchi fra i più illustri esponenti dell’antifascismo emigrato (Filippo Turati, Gaetano Salvemini, Raffaele Rossetti, Francesco Luigi Ferrari, Marion Rosselli Cave, Francesco Saverio Nitti). Il 27 settembre la giuria popolare belga pronunciò il verdetto: cinque anni di carcere, con le più ampie attenuanti e la

possibilità della riduzione della pena a meno della metà per buona condotta.

Il processo e l’atteggiamento del giovanissimo imputato suscitarono una grande eco. Nella sua pubblica deposizione, Fernando De Rosa affermò a fronte alta: « Non credevo di uscire vivo da quella piazza di Bruxelles. Non volevo fare altre vittime innocenti. È per questo che sparai II primo colpo, solo per diradare la folla che stava intorno al p[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol II (D-G), p. 301

Brano: [...]l’idea di una confederazione di Stati. Ma se con il 1945 tale idea prendeva forma in un certo senso ufficiale, un più autentico filone federalista era sorto negli ambienti antifascisti della lotta clandestina, delle prigioni e dei campi di concentramento, come reazione a un’ideologia dominante, come esigenza e ricerca di spunti che si presentassero in antitesi al totalitarismo e al nazionalismo.

Pochi, in Italia, i precedenti: Carlo Cattaneo, Francesco Luigi Ferrari, Luigi Einaudi, con proposte che erano restate più a livello di formulazioni astratte che di elaborazione

programmatica. Nel giugno 1941 fu redatto il Manifesto di Ventotene, opera dei confinati politici Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi. In esso, dopo il riconoscimento della validità storica del processo d’indipendenza nazionale, veniva denunziata la successiva degenerazione in idolatria dello Stato sovrano, con tutte le conseguenti implicazioni illiberali, antisociali e bellicistiche confluenti nei regimi totalitari.

E se ne indicavano i possibili rimedi: « Il problema che in primo lu[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol III (H-M), p. 655

Brano: Meda, Luigi

* Il domani d’Italia »

Iscritto al Partito popolare dal 1919, la sua testimonianza politica si estrinsecò soprattutto nella costituzione del Domani d’Italia, testata prestigiosa nella storia del movimento cattolico, organo della corrente di sinistra del Partito popolare che faceva capo a Guido Miglioli e a Francesco Luigi Ferrari (vv.).

I fini del giornale, che iniziò le pubblicazioni il 14.12.1922, sono indicati in un editoriale in cui è individuabile la collocazione di Luigi Meda e del fratello Gerolamo: « Mentre la vita politica si svolge al di fuori di ogni nostra influenza, noi, pur non anelando ad averne se non attraverso le nostre idee e la nostra forza inerme, non possiamo che raccoglierci, per fissare le nostre responsabilità, per preparare il domani, per difendere, da studiosi non improvvisati e superficiali, tante ragioni del passato ».

Sulle pagine di questo giornale, tra i migliori e tra i più nutri[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol III (H-M), p. 751

Brano: [...]ione di lotta, una ideologia che fosse di incitamento reale alla classe operaia. Il riformismo socialista non era certamente in grado di portare il movimento sulla necessaria via di una scelta di classe; e quanto al Partito popolare (cattolico), che pure dirigeva formidabili organizzazioni nella montagna e nella zona di Magreta, vedeva il pericolo principale nei « rossi » e non paventava eccessivamente, salvo qualche dirigente più preparato come Francesco Luigi Ferrari (v.), la minaccia reazionaria. L'8.4.1920 si ebbe a Modena il primo eccidio: nel corso di uno sciopero i lavoratori avevano deciso di ammassarsi in Piazza Grande e di inviare al sindaco una delegazione per protestare contro il continuo aumento del costo della vita. Carabinieri e guardie regie, per fermare i manifestanti che recavano tra l’altro una grande bandiera rossa con la scritta « Giù le armi », spararono sulla folla uccidendo 4 operai (Rastelli, Amici, Gatti, Linda Levoni) e ferendone altri 16.

Una delle vittime fu tumulata nel cimitero di San Cataldo, in una tomba che aveva come un[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol IV (N-Q), p. 704

Brano: Popolare italiano, Partito

fu costretto a scontare 16 mesi di carcere, mentre Donati e Francesco Luigi Ferrari (v.) raggiunsero don Sturzo in esilio.

« Siamo sempre nell’ora della crisi profonda — aveva scritto lo stesso F.L. Ferrari all'indomani del l'approvazione della "legge Acerbo" — l’ha detto anche Mussolini. Il suo sforzo è di uscirne, il suo castigo è di non esserne capace. Egli ha distrutto il popolarismo di ieri, ma ha rafforzato quello di domani [...] Ecco il grande compito nostro: imprimere ad una corrente che è giovane di anni, ma deve soprattutto ringiovanire nello spirito, quella combattività austera e pura, costante e diritta, che valga a richiamarle d’attorno le disperse ansietà, g[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol IV (N-Q), p. 833

Brano: [...] debbono disingannare coloro che ingenuamente vi hanno creduto. [...]

Il terreno concordatario sarà presto il terreno dei compromessi; fin che il fascismo cadrà, e la Santa Sede si troverà costretta a dover assumere nuove posizioni verso i successori del fascismo ». (L. Sturzo, 20 settembre 187020 settembre 1929, in « The Review of Reviews », 15.10.1929).

Scrisse, in quegli stessi anni, un altro illustre antifascista cattolico, il modenese Francesco Luigi Ferrari (v.):

« Ai parroci d’Italia [...]

Convenienze umane ed interessi religiosi vi comandano di non farvi ministri di un governo odiato dalla moltitudine, il quale si compiace di accordare apparenti vantaggi alla Chiesa allo scopo di comprare l'appoggio dei suoi ministri. La morale vi comanda qualcosa di più. Depositari del vero, voi siete costituiti giudici fra gli uomini. A voi il giudicare, per riconciliare al Signore il peccatore pentito, e per combattere sempre ed ovunque il peccato. Ministri di un Giudice Divino, non è per voi

il corteggio degli scherani e dei giustizieri: vostra ar[...]


successivi
Grazie ad un complesso algoritmo ideato in anni di riflessione epistemologica, scientifica e tecnica, dal termine Francesco Luigi Ferrari, nel sottoinsieme prescelto del corpus autorizzato è possible visualizzare il seguente gramma di relazioni strutturali (ma in ciroscrivibili corpora storicamente determinati: non ce ne voglia l'autore dell'edizione critica del CLG di Saussure se azzardiamo per lo strumento un orizzonte ad uso semantico verso uno storicismo μετ´ἐπιστήμης...). I termini sono ordinati secondo somma della distanza con il termine prescelto e secondo peculiarità del termine, diagnosticando una basilare mappa delle associazioni di idee (associazione di ciò che l'algoritmo isola come segmenti - fissi se frequenti - di sintagmi stimabili come nomi) di una data cultura (in questa sede intesa riduttivamente come corpus di testi storicamente determinabili); nei prossimi mesi saranno sviluppati strumenti di comparazione booleana di insiemi di corpora circoscrivibili; applicazioni sul complessivo linguaggio storico naturale saranno altresì possibili.
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