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da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol V (R-S), p. 455

Brano: [...]o Feltrinelli, “Annali”, a. XI,

1969, pag. 7 e passim).

La vita del partito sì svolgeva in effetti già in semiclandestinità, e la repressione e la censura erano via via più soffocanti. Nel novembre 1925 lo stesso Secchia — durante un viaggio di preparazione del III Congresso del partito (Lione, gennaio 1926) — fu arrestato a Trieste e condannato a dieci mesi di reclusione. Rilasciato nell’agosto 1926, riprese l'attività nell'apparato della F.G.C.I. e subì un'altra settimana di carcere.

La polemica antigramsciana e la *svolta*

L’emanazione delle leggi eccezionali fasciste costituì per Secchia e per i comunisti rimasti in Italia so

lo una momentanea cesura; tra la fine del 1926 e i primi del 1927 “Botte” era già in azione. Fece parte del primo Centro interno della F.G.C.I., rappresentò i giovani nella Sezione militare del partito; diede impulso a ogni genere di stampa clandestina; collaborò aWAvanguardia, organo della F.G.C.I. e poi a TUnità”; intanto redigeva e diffondeva il giornaletto II Galletto rosso (v.), teneva conferenze di officina, compiva un viaggio settimanale nell'Italia centrosettentrionale, e si spinse talvolta nel Mezzogiorno, tenendo i contatti con gruppi di compagni ed educandoli alla nuova situazione di totale clandestinità e lotta illegale. Nel partito, tuttavia, così all’estero come in Italia,

i giovani incontrarono critiche e opposizioni per quello che era considerato eccessivo e spericolato attivismo e per la loro contestazione della parola d'ordine della « Assemblea repubblicana (v) sulla[...]

[...]giovani incontrarono critiche e opposizioni per quello che era considerato eccessivo e spericolato attivismo e per la loro contestazione della parola d'ordine della « Assemblea repubblicana (v) sulla base dei comitati operai e contadini ». A tale obiettivo, sancito nelle tesi gramsciane di Lione, essi opponevano quello del « Governo operaio e contadino », cioè della dittatura del proletariato.

Il documento più importante della posizione della F.G.C.I. fu la lettera che il segretario Longo indirizzò il 20.10.1927 all'Ufficio Politico del partito; lettera alla quale Togliatti e Tasca replicarono con accuse di « estremismo di sinistra » e di « bordighismo » (Istituto Giangiacomo Feltrinelli, “Annali”, a. Vili, 1966, pp. 368 sgg.). È certo che Secchia, che fu chiamato in novembre a discutere dei punti di dissenso presso il Centro estero, solidarizzò totalmente con Longo. Altro motivo della polemica dei giovani nei confronti del partito era la limitazione dell’attività illegale sul piano della nonviolenza; questo divenne anzi per Secchia un lei[...]

[...]elegati) difese la linea delle agitazioni “non pacifiche” e della preparazione del proletariato alla lotta armata. Mentre Longo era costretto al silenzio, Togliatti sostenne la necessità di lottare su “due prospettive” (democratica e rivoluzionaria) e la conferenza si concluse proprio con il rifiuto della lotta armata e con la riaffermazione della strategia della “Assemblea repubblicana”. L’assise del partito fu seguita dalla II Conferenza della F.G.C.I., nella quale Longo (rapporto politico) e Secchia (rapporto organizzativo) evitarono di radicalizzare i contrasti.

Dopo Basilea, Secchia — nominato segretario della F.G.C.I. e suo rappresentante nel Comitato centrale e nella Segreteria del partito — per decisione di quest’ultimo non rientrò in Italia e proseguì la sua attività neH'emigrazione. Alla riunione del C.C. del giugno 1928 Secchia criticò i ritardi organizzativi e politici con cui il partito aveva affrontato le leggi eccezionali. Il tono moderato e autocritico del suo intervento favorì il tentativo di divider

lo da Longo; lo stesso C.C. inserì “Botte” nel nuovo Ufficio esecutivo, preposto ai collegamenti con l'emigrazione operaia in vista di una ritessitura di rapporti con i compagni in Italia. Delega[...]

[...] Alla riunione del C.C. del giugno 1928 Secchia criticò i ritardi organizzativi e politici con cui il partito aveva affrontato le leggi eccezionali. Il tono moderato e autocritico del suo intervento favorì il tentativo di divider

lo da Longo; lo stesso C.C. inserì “Botte” nel nuovo Ufficio esecutivo, preposto ai collegamenti con l'emigrazione operaia in vista di una ritessitura di rapporti con i compagni in Italia. Delegato a rappresentare la F.G.C.I. al VI Congresso dell’I.C. (Mosca, lugliosettembre 1928), Secchia partecipò ai lavori della Commissione polacca e della Commissione italiana, e fu nominato membro del Comitato esecutivo dell’Internazionale giovanile comunista.

Egli pensò sempre che le prospettive tracciate dal VI Congresso « si dimostrarono fondamentalmente giuste » e « furono confermate dai fatti » (Secchia, L'azione ecc., cit., p. 160).

Vero è che proprio le scelte del 1928 venivano a dare a Longo e a Secchia un potente sostegno, in quanto il previsto “crollo della stabilizzazione capitalistica” postulava da un lato un[...]

[...]lò” Tasca e nei mesi successivi “raggiunse” con cautela e non senza conservare riserve mentali i giovani. La saldatura di un nuovo gruppo dirigente TogliattiLongoGr/ecoSecchia significò il graduale abbandono delle parole d'ordine di Lione.

Nel maggio 1929 Secchia compì una missione di ispezione a Torino e Milano, dove incontrò, oltre ai quadri di partito, gruppi di operai di varie fabbriche. In luglio si recò a Mosca come rappresentante della F.G.C.I. (con Togliatti, Grieco e Di Vittorio delegati del partito) al X Plenum del C.E. dell'l.C., dal quale

i risultati del VI Congresso uscirono ulteriormente radicalizzati, fino ad assumere valore di “svolta” strategica, con attacchi anche al P.C. d’I. e in particolare a Togliatti, accusato di concordanza con Tasca e di opportunismo. Secchia partecipò subito dopo alla riunione del C.E. dell’Internazionale giovanile. Sollecitato a criticare il P.C. d’I. e Togliatti in seduta plenaria, rifiutò.

Il 2829 agosto l’Ufficio politico del P.C. d’I. e in settembre il C.C. tradussero in termini italian[...]

[...]chia si affiancò a Longo nel richiedere a Togliatti un’autocritica completa, ma si preoccupò di prendere le distanze da Alfonso Leonetti e Pietro Tresso, che inasprivano il loro atteggiamento avverso a Togliatti proprio mentre questi pareva acquisito alla nuova linea. In novembre tornò a Mosca, dove si tenne un Plenum giovanile; egli respinse la tendenza a inchiodare gli italiani sul tema del “taschismo”, illustrò il lavoro fatto in Italia dalla F.G.C.I. e la sua lotta contro l’opportunismo.

Nel gennaio 1930 Secchia convocò il C.C. dei giovani, davanti al quale Togliatti riconobbe come « principale pericolo » l'opportunismo di destra, escluse « la prospettiva di una cosiddetta fase transitoria » e spinse i giovani quadri a realizzare la « svolta » (Secchia, L’azione, ecc., cit., pp. 275283). In quello stesso periodo Secchia partecipò alla redazione del volume La lotta della gioventù proletaria contro il fascismo, edito dalla

F.G.C.I. nel 1930.

455

[...].

Nel gennaio 1930 Secchia convocò il C.C. dei giovani, davanti al quale Togliatti riconobbe come « principale pericolo » l'opportunismo di destra, escluse « la prospettiva di una cosiddetta fase transitoria » e spinse i giovani quadri a realizzare la « svolta » (Secchia, L’azione, ecc., cit., pp. 275283). In quello stesso periodo Secchia partecipò alla redazione del volume La lotta della gioventù proletaria contro il fascismo, edito dalla

F.G.C.I. nel 1930.

455



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol VI (T-Z e appendice), p. 545

Brano: Appendice

cialisti capeggiata da Agostino Novella (v.) che, nel 1925, sarà anche cooptato nel Comitato centrale. Analogamente, numerosi altri gruppi di giovani “terzinternazionalisti” entrarono a far parte della Gioventù comunista e l’immissione di questa nuova componente, valutata in circa 5.000 nuovi iscritti, contribuì non poco a rinsanguare la F.G.C.I. falcidiata dagli arresti del 1923.

Nelle elezioni politiche del 6.4.1924 le liste di “Unità Proletaria” composte da comunisti e terzinternazionalisti ottennero 268.000 voti e 19 deputati grazie anche al lavoro svolto dai giovani.

Uscito dal carcere di Roma nell’aprile 1924, Longo assunse subito a Milano la direzione di “Avanguardia” e fu inoltre incaricato di coordinare l’attività dei giovani dell'Italia settentrionale. Nel maggio egli rappresentò (insieme al segretario nazionale Dozza) la F.G.C.I. nel convegno segreto del P.C.d'I. svoltosi a Como e parlando a nome dell’organizzazione, [...]

[...]i politiche del 6.4.1924 le liste di “Unità Proletaria” composte da comunisti e terzinternazionalisti ottennero 268.000 voti e 19 deputati grazie anche al lavoro svolto dai giovani.

Uscito dal carcere di Roma nell’aprile 1924, Longo assunse subito a Milano la direzione di “Avanguardia” e fu inoltre incaricato di coordinare l’attività dei giovani dell'Italia settentrionale. Nel maggio egli rappresentò (insieme al segretario nazionale Dozza) la F.G.C.I. nel convegno segreto del P.C.d'I. svoltosi a Como e parlando a nome dell’organizzazione, si schierò con Togliatti (v.), prendendo per la prima volta le distanze da Bordiga che, in disaccordo con l’Internazionale, se ne era rimasto a Napoli. Ormai passato nella corrente di “centro”, nel giugno Longo venne inviato a Mosca a rappresentare la F.G.C.I. nel Congresso del K.I.M. e anche in questa occasione sostenne la linea di Gramsci, di cui si fece poi portatore fra i giovani al rientro in patria.

Durante la temporanea crisi della dittatura fascista seguita alla scoperta dell’assassinio di Giacomo Matteotti (v.), nell’estate 1924 si ebbe in Italia un’effimera ripresa politica che permise ai giovani co

Luigi Polano negli anni Venti

munisti di applicare con successo la nuova tattica di “fronte unico”. “Avanguardia” raggiunse in quei mesi una tiratura di 15.00018.000 copie e la F.G.C.I. prese varie iniziative, in campo sia politico ch[...]

[...] fece poi portatore fra i giovani al rientro in patria.

Durante la temporanea crisi della dittatura fascista seguita alla scoperta dell’assassinio di Giacomo Matteotti (v.), nell’estate 1924 si ebbe in Italia un’effimera ripresa politica che permise ai giovani co

Luigi Polano negli anni Venti

munisti di applicare con successo la nuova tattica di “fronte unico”. “Avanguardia” raggiunse in quei mesi una tiratura di 15.00018.000 copie e la F.G.C.I. prese varie iniziative, in campo sia politico che sindacale. Significative convergenze unitarie si ebbero tra giovani comunisti e giovani socialisti, repubblicani e cattolici in varie provi nei e (Torino, Vercelli, Como, Verona, Venezia, Bologna, Roma, Napoli, Cosenza), mentre decine di convegni venivano organizzati tra i giovani operai delle fabbriche, tra cui particolarmente riuscito fu quello degli “attaccatili” delle industrie tessili biellesi. Fu anche organizzato un convegno nazionale, svoltosi a Milano e al quale parteciparono 50 delegati che vennero tutti arrestati nel secondo giorno [...]

[...]uperata nel giro di pochi mesi la “crisi Matteotti”, all’inizio del 1925 la dittatura aveva già ripreso in pugno il controllo del paese ed emanato misure liberticide che andavano dallo scioglimento dei circoli “sospetti” e delle organizzazioni “sovversive” al sistematico sequestro dei giornali di opposizione, per non parlare dei rinnovati attacchi squadristici e dell’arresto o fermo di migliaia di oppositori. Nel corso del 1925 gli iscritti alla F.G.C.I. (che durante il 1924 erano passati da

3.000 a 10.000) diminuirono di svariate migliaia. I giovani comunisti riuscirono tuttavia a costituire “Comitati giovanili di unità proletaria” in 35 città e decine di cellule di officina, specialmente nelle piccole fabbriche, dove in alcuni casi giunsero a reclutare il 6070% dei giovani lavoratori. Nell’estate 1925 prese corso un’azione per entrare nei sindacati e isolare i dirigenti riformisti.

Sotto la direzione di Edoardo D’Onofrio (v.) “Avanguardia” ricominciò a svolgere in questa fase un ruolo molto combattivo che costò al giornale 15 sequestr[...]

[...]olare i dirigenti riformisti.

Sotto la direzione di Edoardo D’Onofrio (v.) “Avanguardia” ricominciò a svolgere in questa fase un ruolo molto combattivo che costò al giornale 15 sequestri e 3 diffide, infine la soppressione decretata per la prima volta di autorità. A questo nuovo colpo il partito rispose pubblicando una “pagina giovanile” curata dallo stesso D’Onofrio su l'Unità e aiutando i giovani a dar vita al primo organo clandestino della F.G.C.I., intitolato Gioventù Comunista.

Durante tutto il 1925 e in vista del

III Congresso nazionale del P.C.d’I che si sarebbe svolto a Lione (v.) nel gennaio 1926, all’interno della F.G.C.I. crebbe la lotta politica fra il “centrodestra” e la “sinistra” bordighiana. A Lione, dove i bordi

ghiani furono — come è noto — definitivamente sconfitti, Longo parlò a nome del gruppo dirigente giovanile sostenendo le tesi gramsciane.

Subito dopo il congresso del partito, ai primi di febbraio del 1926 si svolse in Italia il X Congresso della F.G.C.I. (ossia il terzo dopo la scissione), praticamente in forma clandestina. Organizzato da D’Onofrio, vi parteciparono 32 delegati che rappresentavano circa 7.000 iscritti. Il congresso si svolse sotto la presidenza di Longo e la mozione che sanciva la piena adesione dei giovani alle Tesi approvate a Lione raccolse il 94,6% dei voti. Dozza fu riconfermato segretario nazionale della F.G.C.I. e D'Onofrio entrò a far parte dell’Esecutivo.

Il Congresso del "Palazzo della ruota"

All 'allora giovane delegato di Teramo Berardo Taddei (v.) si deve il succinto, ma colorito resoconto del III o X Congresso della F.G.C.I., scherzosamente chiamato « del Palazzo della ruota » perché aveva avuto luogo aH’interno di un antico mulino in disuso, sulle alture di Mezzana Martigliengo presso Biella. Come scriverà Taddei, si trattava di un « casolare isolato e abbandonato, diroccato per buona parte, dove si entrava da una finestra [...] Il pavimento era coperto di paglia umida. In un angolo alcuni zaini con provviste di pane, marmellata, tazze e fornello a spirito ». I giovani delegati erano giunti, in grande segretezza, da tutte le regioni d’Italia.

Taddei così continua il suo racconto: « Ognuno scelse un posticino,[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol VI (T-Z e appendice), p. 547

Brano: [...]o esempio, il 12.11. 1927 due fidanzati ventenni venivano condannati a 18 anni di reclusione ciascuno per diffusione di stampa clandestina (v. Graziano Marino è Rossetti Giorgina). Quanto alla durezza delle carcerazioni, basti ricordare la morte di alcuni giovani comunisti in stato di arresto o di reclusione: Berardo D’Antonio (v.), Gastone Sozzi (v.), Egidio Proverà e altri.

Alla fine del 1927 si tenne clandestinamente la II Conferenza della F.G.C.I., nella quale si denunciò che, in 6 anni di vita dell’organizzazione, ben 3.000 giovani comunisti erano stati rinchiusi in carcere o mandati al confino. Oltre 2.000 attivisti erano stati costretti a espatriare e si trovavano sparsi per il mondo nell’emigrazione. Nel maggio 1927 gli iscritti erano circa 3.000. La Conferenza esaminò il lavoro compiuto in un anno di completa illegalità e ribadì l’orientamento a promuovere l’attività per estendere l’organizzazione fra i giovani operai nelle officine e anche fra i giovani contadini, dato che “Avanguardia” veniva diffusa in un numero di copie di 5 o[...]

[...] nell’emigrazione. Nel maggio 1927 gli iscritti erano circa 3.000. La Conferenza esaminò il lavoro compiuto in un anno di completa illegalità e ribadì l’orientamento a promuovere l’attività per estendere l’organizzazione fra i giovani operai nelle officine e anche fra i giovani contadini, dato che “Avanguardia” veniva diffusa in un numero di copie di 5 o 6 volte superiore rispetto al numero degli iscritti.

Alla fine del 1927 gli iscritti alla F.G.C.I. erano ulteriormente diminuiti e nel corso dell’anno i diri

genti giovanili erano stati fra i più bersagliati dalla polizia fascista: 829 gii arrestati, di cui 47 condannati dal Tribunale speciale a complessivi 352 anni di reclusione. A Torino era stata scoperta la sede centrale della F.G.C.I. ed erano stati catturati vari dirigenti.

La “svolta” (192832)

Fin dal 1923 era emerso tra i dirigenti dei giovani il biellese Pietro Secchia (v.) membro del Comitato centrale e segretario della Federazione milanese della F.G.C.I., poi di quella torinese. Collaborando in Milano alla “Voce della Gioventù”, egli si era trovato in piena sintonia con Longo, sia nella fase “bordighiana” che nel distacco dal leader napoletano avvenuto nel 1925 al Congresso di Lione. Pur aderendo in generale alle posizioni di Gramsci, Longo e Secchia criticavano la « eccessiva fiducia nella legalità costituzionale » dimostrata dal nuovo gruppo dirigente del P.C.d’I. (GramsciTascaTogliatti) e, nel 1926, essi videro nella drastica involuzione totalitaria del governo fascista la piena conferma della validità del loro giudizio.

Nel novembre 19[...]

[...]e posizioni di Gramsci, Longo e Secchia criticavano la « eccessiva fiducia nella legalità costituzionale » dimostrata dal nuovo gruppo dirigente del P.C.d’I. (GramsciTascaTogliatti) e, nel 1926, essi videro nella drastica involuzione totalitaria del governo fascista la piena conferma della validità del loro giudizio.

Nel novembre 1926 Longo sfuggì all’arresto grazie al fatto che si trovava a Mosca, essendo stato designato rappresentante della F.G.C.I. nell’Esecutivo del K.I.M., mentre Secchia era in patria e, avendo finito da poco di scontare 10 mesi di carcere, non esitò a passare nella clandestinità. All’indomani dell’entrata in vigore delle Leggi eccezionali i due si trovarono a condurre insieme la lotta alla testa dell'organizzazione giovanile: Longo si stabilì a Parigi, come responsabile del Centro estero della F.G.C.I., mentre Secchia rimase in Italia divenendo il principale organizzatore della rete clandestina della Federazione giovanile (di cui Dozza era sempre ufficialmente il segretario). Viaggiando da una città all’altra sotto lo pseudonimo di Botte (dal nome di Ottavio Bottecchia, un popolare campione ciclista ucciso dagli squadristi nel 1927), con straordinario dinamismo Secchia mise in piedi un’efficiente organizzazione e, in piena intesa con Longo, le impresse grande slancio sia sul piano propagandistico sia preparando i giovani ad affrontare il fascismo anche con le armi.

Quest’ultimo orientame[...]

[...]inea con le posizioni allora dominanti nella Terza Internazionale guidata da Bucharin (v.) e, alla fine del 1927, venne criticato da

Togliatti (rimasto con Tasca a dirigere il vertice del partito, essendo Gramsci in carcere) come espressione di un « estremismo di sinistra » e di un residuale « bordighismo ». Nondimeno nel gennaio

1928, dopo la Conferenza di Basilea (v.), dati i suoi indiscussi meriti Secchia venne nominato segretario della F.G.C.I. in sostituzione di Dozza passato al lavoro di partito.

Con la successiva vittoria di Stalin (v.) su Bucharin, nel 1929 si ebbe nell’internazionale una “svolta” e la linea combattiva adottata dai giovani non fu più criticata, anzi venne adottata dall’intero partito.

La F.G.C.I., che già da tempo andava proponendo di formare gruppi armati di « giovani arditi antifascisti », in occasione del Primo Maggio 1929 suggerì su “Avanguardia” di « marciare in squadre di giovani nelle strade per rompere i vetri dei caffè lussuosi e la testa dei signori nei bar ». Agli operai dava analoghe istruzioni: « Rompete i vetri delle officine, sabotate la produzione, bastonate i padroni, i direttori di officina, i capi fascisti ». In occasione del Primo Maggio 1930 parlerà di « alba della guerra civile ».

Per costituire un Centro interno della F.G.C.I. furono stanziati fondi (50.000 l[...]

[...]e del Primo Maggio 1929 suggerì su “Avanguardia” di « marciare in squadre di giovani nelle strade per rompere i vetri dei caffè lussuosi e la testa dei signori nei bar ». Agli operai dava analoghe istruzioni: « Rompete i vetri delle officine, sabotate la produzione, bastonate i padroni, i direttori di officina, i capi fascisti ». In occasione del Primo Maggio 1930 parlerà di « alba della guerra civile ».

Per costituire un Centro interno della F.G.C.I. furono stanziati fondi (50.000 lire) e per meglio organizzare le lotte furono inviati in Italia numerosi giovani funzionari, ma gran parte di essi caddero nella rete della polizia fascista insieme a centinaia di attivisti mobilitati nelle varie provincie. Nel solo anno 1931 si avranno 151 « minori » processati dal Tribunale speciale (su 854 processati complessivi, di cui 699 erano gli adulti e 4 le donne), ma il numero dei “giovani” era assai superiore a quello dei minorenni. Fra i caduti era lo stesso Secchia, arrestato a Torino nell’aprile 1931 e condannato nel dicembre a oltre 17 anni di r[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol VI (T-Z e appendice), p. 550

Brano: [...]

la gioventù ha aggravato gli errori del Partito. Annebbiamento della funzione della gioventù operaia e lavoratrice. Tendenze opportunistiche'! ntellettualistiche che hanno preso il sopravvento nel nostro lavoro giovanile. Mancanza di un lavoro educativo democratico dei giovani comunisti e simpatizzanti ».

Da parte sua, il segretario Negarville confermerà, ammettendo esplicitamente di aver incoraggiato una « tendenza liquidazionista » della F.G.C.I. (da P. Spriano, cit, pp. 25455).

Allorché, nell'agosto 1938, il Comitato centrale del P.C.d’I. venne sciolto di fatto dall'Internazionale, il processo di dissoluzione della F.G.C.I. in quanto organizzazione centralizzata era cosa compiuta. Nel 1936, a rappresentare il partito nella F.G. C.l. era stato chiamato Emilio Sereni (v.) che nel 1937, durante un suo viaggio a Mosca, fu addirittura arrestato e condannato a morte. Potè scampare all’esecuzione, ma venne poi escluso dall'apparato.

Nel 1938, in una relazione ufficiale di Giuseppe Berti, responsabile della nuova segreteria del P.C.d’I., la situazione della gioventù veniva giudicata « molto grave » e Sereni accusato di aver presentato al K.I.M. una situazione della F.G.C.I. ottimistica, « che non corrispondeva alla r[...]

[...]lla F.G. C.l. era stato chiamato Emilio Sereni (v.) che nel 1937, durante un suo viaggio a Mosca, fu addirittura arrestato e condannato a morte. Potè scampare all’esecuzione, ma venne poi escluso dall'apparato.

Nel 1938, in una relazione ufficiale di Giuseppe Berti, responsabile della nuova segreteria del P.C.d’I., la situazione della gioventù veniva giudicata « molto grave » e Sereni accusato di aver presentato al K.I.M. una situazione della F.G.C.I. ottimistica, « che non corrispondeva alla realtà ».

Secondo Berti, « il solo quadro giovanile che si fa vivo ogni tanto è Aldo (Giosuè Casati) di Milano, che però è legato a degli elementi sospetti e quindi non ce ne possiamo servire [...] si dice che ci siano degli studenti a tendenze genericamente antifasciste, non abbiamo notizie di altro ». E Berti concludeva: « In realtà, bisognerà cominciare ex novo il lavoro per quanto concerne la Federazione giovanile » (P. Spriano, cit., p. 284).

Le successive vicende internazionali, l’invasione della Francia e la diaspora dei superstiti dirige[...]

[...] degli studenti a tendenze genericamente antifasciste, non abbiamo notizie di altro ». E Berti concludeva: « In realtà, bisognerà cominciare ex novo il lavoro per quanto concerne la Federazione giovanile » (P. Spriano, cit., p. 284).

Le successive vicende internazionali, l’invasione della Francia e la diaspora dei superstiti dirigenti dell’emigrazione comunista italiana resero irreversibile il processo di dissoluzione di ciò che restava della F.G.C.I.. Allorché, il 15.5.1943, con

lo scioglimento del Comintern, sparì automaticamente anche il K.I.M., di cui la F.G.C.I. era la Sezione italiana, venne formalizzata un’estinzione che, nei fatti, risaliva a diversi anni prima.

La situazione in Italia

Mentre la F.G.C.I. andava estinguendosi, la situazione italiana era in movimento e ricca di fermenti. Dall’inizio della Seconda guerra mondiale gruppi di giovani operavano autonomamente “fuori” del fascismo e in opposizione al regime (v.

Antifascismo giovanile organizzato). Tra questi non mancavano certo quelli di ispirazione comunista, ma a differenza di altre forze che cercarono subito un’articolazione su scala nazionale, come ad esempio il Movimento liberalsocialista (v.), le repressioni subite, la mentalità settaria e le tradizionali modalità organizzative del partito impedivano ai comunisti di cogliere [...]

[...]ani, ma altri ne erano sorti a Padova per iniziativa di Eugenio Curiel (v.), a Milano intorno al movimento artisticoculturale di Corrente (v.) e nella Marsica (v.), per non parlare dei tanti giovani individualmente impegnati a vari livelli, in diverse provincie, nel lavoro clandestino di partito.

Dopo I'8.9.1943, durante la Guerra di liberazione, nelle regioni del Nord occupate dai tedeschi i dirigenti comunisti rinunciarono a ricostituire la F.G.C.I. e decisero di dar vita invece (novembre 1943) al Fronte della Gioventù (v.), organizzazione unitaria di tutti i giovani antifascisti dei partiti aderenti al Comitato di liberazione nazionale.

Nel giugno 1944, appena liberata Roma, per decisione di Togliatti fu costituito nella Capitale il Movimento giovanile comunista che ebbe come primo dirigente Enrico Berlinguer. Nel luglio 1945 questo movi

mento verrà sciolto e i suoi aderenti confluiranno nel Fronte della Gioventù che, però, a sua volta, si estinguerà nel 1948, anche in seguito alla defezione dei giovani liberali e democristiani (1[...]

[...]a sua volta, si estinguerà nel 1948, anche in seguito alla defezione dei giovani liberali e democristiani (1947).

Nel marzo 1949 il Comitato centrale del P.C.I. deciderà di ricostituire la Federazione giovanile comunista italiana che, nell'aprile 1950, terrà a Livorno il suo Congresso costitutivo, denominato XII Congresso per stabilire un rapporto di continuità con la vecchia Federazione.

Enrico Berlinguer, designato segretario della nuova F.G.C.I., nella sua relazione introduttiva potrà annunciare: « Il nostro Centro nazionale è arrivato a distribuire 418.890 tessere [...] e gli iscritti sono raggruppati in 6.371 sezioni e 9.178 cellule » (Cfr. Enrico Berlinguer, Collana “Documenti”, Edizioni l’Unità S.p.A., Roma 1985, p, 43),

G.Mag. E.Ni.

Federazione giovanile socialista italiana

F.G.S.I. Organizzazione politica costituita il 25.3.1907 e sciolta di fatto dalle Leggi eccezionali fasciste del novembre 1926. Gran parte di essa si era peraltro trasformata, fin dal gennaio 1921, in Federazione giovanile comunista d'Italia (v.). [...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol VI (T-Z e appendice), p. 541

Brano: [...] organizzò corsi di studio e altre iniziative culturali. Considerato come il maggiore storico italiano del movimento libertario, nei suoi ultimi anni di vita curò un volume su Congressi e convegni della Federazione Anarchica Italiana (Genova, 1963).

Dopo la sua morte, la sua vasta biblioteca sul movimento operaio anarchico e socialista venne acquistata dall’istituto di studi sociali di Amsterdam.

Federazione giovanile comunista d’Italia

F.G.C.I.. Organizzazione politica derivata dalla Federazione giovanile socialista italiana (v.) il 29.1.1921 e formalmente sciolta nel maggio

1943.

Origini

La F.G.C.I. nacque come tale a Firenze, nel primo giorno dei lavori deirvill Congresso della F.G.S.I., per volontà della grande maggioranza dei giovani socialisti ivi presenti come delegati, i quali presero la decisione di staccarsi dal P.S.I. (v. Socialista italiano, Partito) e di legare la loro organizzazione aWInternazionale della gioventù comunista (K.I.M.), quindi al Partito comunista d'Italia (v. Comunista italiano, Partito), cambiando il nome dell'organizzazione stessa.

Ciò avvenne attraverso un voto su una mozione così concepita: « L’VIII Congresso della F.G.S.I. dinnanzi ai risultati del XVI1[...]

[...] eletto un Comitato centrale di 11 membri. Esso risultò composto da Giuseppe Berti (v.), Luigi Longo (v.), Altiero Gorelli (v. Gorelli, Aldo), Luigi Polano (v.), Secondino Tranquilli (v. Silone, Ignazio), Romeo Mangano, Antonio Capitta, Gino De Marchi, Giovanni Beltrametti, Leo Lambertini e Antonino Cassitta (v. Cassitta, Antonio).

Poiché la maggioranza del Comitato centrale era composta di bordighiani, la carica di segretario nazionale della F.G.C.I. venne assunta da Berti (in quel periodo particolarmente legato a Bordiga), mentre la direzione di Avanguardia (v.) rimase nelle mani di Tranquilli (Silone) che già dirigeva questo settimanale dal 1919. A Polano, già membro dell’Esecutivo del K.I.M., rimase tale carica. Quanto alla linea politica fatta propria dalla F.G.C.I. a conclusione del congresso, era quella del Partito comunista fondato pochi giorni prima a Livorno (v. Livorno, Congresso di).

L’azione della F.G.C.I. (1921)

Se a Firenze il settarismo e il rigore dogmatico dei bordighiani avevano avuto facile presa sui delegati (peraltro già selezionati in partenza), alla periferia le cose andarono diversamente e la F.G.C.I. subì un ridimensionamento. Tra gli oltre 53 mila giovani nominalmente rappresentati a Firenze, dopo la riduzione dovuta all’esodo degli “unitari” se ne ebbero altre. Nel corso dei suc

La tessera della F.G.C.I. per il 1925

541



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol VI (T-Z e appendice), p. 544

Brano: [...]ato affermando: « II P.C.I. non ha superato l’infantilismo, la malattia di un giovane sterile radicalismo, di un radicalismo il quale si risolve in una paura settaria del contatto con la vita reale, in una mancanza di fiducia nelle proprie forze e nelle tendenze rivoluzionarie delle masse, quando si entra in lotta per un obiettivo transitorio ». (Cit. da Paolo Spriano, Storia del P.C.I., voi. I, pag. 185).

Gramsci, portando al congresso della F.G.C.i. il saluto deirOrdine Nuovo”, si limitò a fare appello ai valori del comuniSmo e a esortare i giovani a svolgere attività soprattutto nelle fabbriche. Al termine dell’assemblea venne eletto, con criteri di rappresentanza regionale, un Comitato centrale composto da 3 studenti (Longo, Berti, Antonio Cassitta) e 7 operai: Aldo Gorelli e Celestino Telò per la Lombardia, Falcipieri per il Veneto, Fanzin per la Venezia Giulia, Cianicceri per la Toscana, Camillo Montanari (v.) per l’Emilia, Edoardo D’Onofrio per il Lazio. Berti fu rieletto segretario nazionale e Cassitta assunse la direzione di “Avan[...]

[...]

Dopo la marcia fascista su Roma (ottobre 1922), con l’avvento al potere di Mussolini e l’intensificarsi delle sanguinose aggressioni squadristiche (che raggiungeranno un apice con la “strage di Torino” del dicembre 1922), “Avanguardia” era diventata un bersaglio troppo esposto alle repressioni e il partito decise di sospenderne l’uscita, sostituendola con un settimanale intitolato La Voce della Gioventù che non ne palesava l'appartenenza alla F.G.C.I.. A dirigere il nuovo organo fu chiamato Luigi Longo e la sede venne trasferita a Milano, dove si stabilirono anche Berti, Cassitta e altri dirigenti dei giovani. Ma essi non fecero neppure in tempo a stampare il primo numero che, nel maggio 1923, furono tutti arrestati.

Luigi Longo nel 1923

Dal febbraio era infatti in corso contro i comunisti una vasta azione repressiva che, nel giro di poche settimane, aveva portato all’arresto del segretario nazionale Amadeo Bordiga e, con lui, di migliaia di iscritti e quadri del partito in tutta Italia, compresi 72 segretari federali, 41 responsabil[...]

[...]e in tempo a stampare il primo numero che, nel maggio 1923, furono tutti arrestati.

Luigi Longo nel 1923

Dal febbraio era infatti in corso contro i comunisti una vasta azione repressiva che, nel giro di poche settimane, aveva portato all’arresto del segretario nazionale Amadeo Bordiga e, con lui, di migliaia di iscritti e quadri del partito in tutta Italia, compresi 72 segretari federali, 41 responsabili di organizzazioni provinciali della F.G.C.I. e altri dirigenti giovanili come Giuseppe Dozza (v.) (a quell’epoca occupato presso il centro del partito). Con una grossolana montatura poliziesca, Bordiga e i più noti dirigenti furono accusati di associazione a delinquere, cospirazione contro i poteri dello Stato, incitazione alla rivolta e alla diserzione.

Dal 20 al 22.8.1923 si tenne a Roma un Convegno nazionale della F.G. C.l. con delegati provenienti da varie località (Biella, Novara, Torino, Milano, Vicenza, Venezia, Trieste, Palermo, Roma), nelle quali l’attività dell’organizzazione, nonostante tutto, continuava. Il convegno sotto[...]

[...] pochi altri (Celestino Telò, Duccio Guermandi (v.), Aldo Gorelli e Davide Maggioni (v.) ), curò la redazione, la stampa e la diffusione del giornale in forma semiclandestina, con tirature che raggiunsero le 8.000 copie. Nell'agosto la direzione della “Voce” passò a Ugo Arcuno (v.) e l’amministrazio

ne fu assunta dal “terzino” Roberto di Marcantonio, un giovane ragioniere di origine meridionale che si occupava anche dell’amministrazione della F.G.C.I.. (Il giornale continuerà a uscire fino al novembre 1923 e dal gennaio 1924 riprenderanno le pubblicazioni legali di “Avanguardia”, in tono minore). Processati a Roma nell’ottobre 1923 e dimostrata l’inconsistenza delle accuse, Bordiga, Berti, Dozza e gli altri coimputati in quel processo vennero prosciolti, mentre Longo sarà liberato solo nel febbraio 1924. Nel frattempo le organizzazioni, decapitate e colpite nei gangli vitali, avevano perduto gran parte della loro capacità operativa e degli iscritti.

In novembre, appena uscito dal carcere, Berti fu chiamato a svolgere attività in campo i[...]

[...]gli altri coimputati in quel processo vennero prosciolti, mentre Longo sarà liberato solo nel febbraio 1924. Nel frattempo le organizzazioni, decapitate e colpite nei gangli vitali, avevano perduto gran parte della loro capacità operativa e degli iscritti.

In novembre, appena uscito dal carcere, Berti fu chiamato a svolgere attività in campo internazionale come membro del Comitato esecutivo del K.I.M. e la carica di segretario nazionale della F.G.C.I. venne affidata a Dozza (che la terrà formalmente fino al 1927). A più diretto contatto con l’Internazionale, nel dicembre 1923 Berti passò alla “destra” capeggiata da Tasca e successivamente si avvicinò a Gramsci. Dato che per evitare i rigori polizieschi la nuova versione di “Avanguardia” si presentava in forma apartitica e meno agitatoria, su consiglio di Gramsci Berti venne anche incaricato di dare vita, con altri, a una rivista criptocomunista intitolata Cultura e destinata a svolgere tra i quadri giovanili la funzione ideologica precedentemente assolta dal settimanale.

Da Bordiga a Gr[...]

[...]ta di “fronte unico” (v.). Più che mai necessario era quindi spingere l’intera organizzazione comunista italiana a ricongiungersi con i socialisti, ma dal momento che la maggioranza di questo partito intendeva mantenere la propria autonomia, si pose l’obiettivo immediato della fusione tra il P.C.d’I. e la Frazione Terzinternazionalista (v.) del P.S.I..

Anticipando di qualche mese tale evento, nel gennaio 1924 d’accordo con l’Internazionale la F.G.C.I. accolse nelle proprie fila l’intera Federazione genovese dei giovani so



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol VI (T-Z e appendice), p. 542

Brano: Appendice

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All’indomani del congresso il Comitato central[...]

[...]00, sia perché i migliori quadri di base e intere sezioni giovanili vennero travasati nel partito per dare a questo un’articolata struttura nel maggior numero di provincie, sia perché una parte dei giovani, non approvando il cambiamento o per altri motivi, abbandonò la vita politica. Nell’ottica bordighiana dei “pochi ma buoni”, circa 4.000 giovani che nel giro di 13 mesi presentarono le dimissioni vennero espulsi dall’organizzazione perché « la F.G.C.I. è un esercito e i soldati non possono dimettersi ».

All’indomani del congresso il Comitato centrale della F.G.C.I. si trasferì (come già aveva tatto l’Esecutivo del partito) da Roma a Milano e, per fronteggiare la preoccupante emorragia di iscritti, venne lanciata una campagna di tesseramento. Nello stesso tempo, per impedire che attraverso gli organi provinciali prendessero piede posizioni ideologiche dissidenti e anche per ragioni finanziarie, furono soppressi gli organi provinciali già pubblicati da organizzazioni della F.G.S.I. (come La Riscossa nella Venezia Giulia, La Scolta a Imola, il periodico giovanile di Pavia), e venne deciso che unico organo di stampa doveva essere “Avanguardia”. Questo setti[...]

[...] che attraverso gli organi provinciali prendessero piede posizioni ideologiche dissidenti e anche per ragioni finanziarie, furono soppressi gli organi provinciali già pubblicati da organizzazioni della F.G.S.I. (come La Riscossa nella Venezia Giulia, La Scolta a Imola, il periodico giovanile di Pavia), e venne deciso che unico organo di stampa doveva essere “Avanguardia”. Questo settimanale, pubblicato a Roma dalla editrice “Avanti!”, passò alla F.G.C.I. con un deficit di

30.000 lire (somma considerevole all’epoca) che salì a 80.000 lire alla fine del 1921. Solo nei momenti migliori la tiratura raggiunse le 25.000 copie, anche perché dopo il congresso di Firenze il contenuto del giornale acquistò un carattere fortemente ideologico, perdendo quella vivacità e concretezza che più piaceva alla sua tradizionale base di lettori.

Il n. 67 di “Avanguardia”, in data 13.2. 1921, aveva come nuovo sottotitolo « Giornale della Gioventù Comunista Italiana/Organo della Federazione Giovanile Comunista Italiana/Sezione dell'Internazionale Giovanile » e[...]

[...]iste avversarie), l’editoriale di “Avanguardia” a commento delle elezioni aveva per titolo: « Chi se ne frega? » (Cfr. Patrizia Salvetti, La stampa comunista da Gramsci a Togliatti, ed. Guanda, Milano 1975, pag. 198).

Lotta armata

Al “menefreghismo” per i risultati elettorali faceva riscontro una grande attenzione riservata invece alla lotta armata, dalla quale si attende

editoriale che

va l’esito della rivoluzione. A questo scopo la F.G.C.I. riprese la tradizionale propaganda antimilitarista dei giovani socialisti, non più però in nome del vecchio pacifismo, bensì al fine dichiarato di volgere le forze armate contro lo Stato borghese.

Il numero di “Avanguardia” del 3.7.1921 rivolgeva ai giovani militari un appello così concepito: « Soldati! Proletari armati della borghesia per l’assassinio di altri proletari! [...] come vi servirete voi delle armi che vi hanno consegnato? [...] Il sangue proletario non mentirà. Voi sarete al nostro fianco per la rivoluzione ».

Si avviava quindi la preparazione paramilitare dei giovani comun[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol VI (T-Z e appendice), p. 548

Brano: [...]ttivo un’insurrezione popolare aveva quindi perduto, all'inizio degli anni Trenta, ogni ragionevole prospettiva. Nel febbraio 1933 l'ascesa di Hitler in Germania imponeva sulla storia eu

Pietro Secchia negli anni giovanili

ropea un suggello destinato a gravare per lunghi anni.

XI Congresso (1931)

Nell'aprile 1931, subito dopo il IV Congresso del P.C.d’I. svoltosi a Dusseldorf e a Colonia (v.)f ebbe luogo a Zurigo l'XI Congresso della F.G.C.I. (il quarto dalla scissione). Carcerato Secchia proprio alla vigilia di questa assise, la carica di segretario nazionale dei giovani era passata a Luigi Amadesi (v.) che, strettamente legato a Togliatti, già faceva parte della Segreteria della F.G.C.I. e dell'Esecutivo del K.I.M..

Le perdite subite in seguito alla “svolta” non furono recriminate, bensì esaltate come prova della vitalità del partito e dell’esistenza di una diffusa opposizione popolare all’interno del Paese. Venne perciò riconfermata la linea di lotta « rivoluzionaria » senza « transizioni » democratiche, quindi di lotta contro la socialdemocrazia, definita « socialfascismo » (v.) e considerata come il principale nemico del movimento operaio. A Colonia venne proclamata la necessità di condurre una forte azione organizzata « del proletariato diretto dal suo partito e alleat[...]

[...]a [...] Risultati positivi e qualche movimento si avevano, e in misura ridotta, solo in alcune zone [...] come l’Emilia Romagna e la Toscana. Altrove [...] della Federazione giovanile comunista restavano appena tracce. [...] La nostra attività, la nostra politica e il nostro modo di lavorare [...] furono bocciati dagli operai di Torino, di Milano, di Genova» (p. 176).

Nel febbraio 1931 era stato designato responsabile del Centro interno della F.G.C.I. Giordano Pratolongo (v.) che, arrestato poco dopo il suo arrivo a Bologna (7.5.1931), sarà condannato con Melchiorre Vanni (v.) a 12 anni di reclusione per « tentativo di insurrezione armata ». Date le reali condizioni del Paese, cercare di applicare la linea di lotta “rivoluzionaria” uscita dal Congresso di Colonia era puro velleitarismo, per di più in contraddizione con la parola d'ordine di entrare nelle organizzazioni di massa fasciste, sia pure al fine di “disgregarle” daH’interno.

Dopo sei mesi trascorsi a Mosca come delegato italiano in seno al K.I.M., all’inizio del 1932 Pajetta ve[...]

[...]are di applicare la linea di lotta “rivoluzionaria” uscita dal Congresso di Colonia era puro velleitarismo, per di più in contraddizione con la parola d'ordine di entrare nelle organizzazioni di massa fasciste, sia pure al fine di “disgregarle” daH’interno.

Dopo sei mesi trascorsi a Mosca come delegato italiano in seno al K.I.M., all’inizio del 1932 Pajetta venne richiamato a Parigi per assumere la responsabilità di segretario nazionale della F.G.C.I., ma alla fine dello stesso anno, per decisione di Togliatti, fu bruscamente sostituito da Davide Maggioni (v.), un giovane ex tipografo milanese che, sotto il nome di “Marcucci”, aveva lungamente lavorato nell’America Latina per conto della Internazionale giovanile. Il provvedimento fu una conseguenza delle critiche rivolte dal Comintern al gruppo dirigente

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da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol VI (T-Z e appendice), p. 546

Brano: [...] cuore il ricordo di un bel congresso che faceva bene sperare per il futuro ». (Da I comunisti r accontano /19191945, ed. Teti, Milano 1975, p. 92),

Clandestinità totale

Grazie alle precauzioni cospirative adottate negli anni precedenti, l’entrata in vigore delle Leggi eccezionali fasciste (v.) del novembre 1926, pur colpendo molti militanti e rendendo sempre più difficile e drammatica la situazione non riuscì ad arrestare l’attività della F.G.C.I. nel Paese, come era nelle finalità esplicite del fascismo e come in effetti accadde per la maggior parte delle altre forze di opposizione. A partire da quel momento, venne anzi esaltata la funzione del P.C.d’I. e della F.G.C.I., su cui ricaddero quasi interamente la responsabilità e il compito di tutelare gli interessi dei lavoratori in Italia, oltre che quello di testimoniare davanti all’opinione pubblica mondiale il carattere odioso della dittatura fascista. Ciò poteva peraltro avvenire solo organizzando aH’interno del Paese una tenace lotta clandestina (alla quale gli altri partiti avevano praticamente rinunciato) e affrontando consapevolmente un elevatissimo costo in termini di carcerazione, in molti casi la morte. Toccò ai membri della F.G.C.I. pagare il prezzo più alto: nel 192728 vennero arrestati più di 1.50[...]

[...]elare gli interessi dei lavoratori in Italia, oltre che quello di testimoniare davanti all’opinione pubblica mondiale il carattere odioso della dittatura fascista. Ciò poteva peraltro avvenire solo organizzando aH’interno del Paese una tenace lotta clandestina (alla quale gli altri partiti avevano praticamente rinunciato) e affrontando consapevolmente un elevatissimo costo in termini di carcerazione, in molti casi la morte. Toccò ai membri della F.G.C.I. pagare il prezzo più alto: nel 192728 vennero arrestati più di 1.500 giovani, 450 dei quali furono condannati a oltre 2.000 anni di reclusione e il 90% dei condannati erano comunisti. Su 5.619 imputati giudicati dal Tribunale speciale (v.) tra il 1927 e il 1943, i “minori” saranno 697, in massima parte comunisti. Ma a queste cifre

sono da aggiungere le migliaia di loro coetanei arrestati, torturati nelle celle di questura o nelle case del fascio, condannati dalla magistratura ordinaria o finiti nelle “compagnie di correzione” dell’Esercito (v. Disciplina, Compagnia di).

Tra i 450 giovan[...]

[...]7, in massima parte comunisti. Ma a queste cifre

sono da aggiungere le migliaia di loro coetanei arrestati, torturati nelle celle di questura o nelle case del fascio, condannati dalla magistratura ordinaria o finiti nelle “compagnie di correzione” dell’Esercito (v. Disciplina, Compagnia di).

Tra i 450 giovani antifascisti condannati dal Tribunale speciale nel triennio 192729 a complessivi 2.000 anni di reclusione, 34 erano funzionari della F.G.C.I., cui vennero inflitti complessivamente 366 anni e 10 mesi.

Secondo un documento dell'epoca erano precisamente: Roberto Allegri, Michele Bacci (v.), Severino Bianchini (v.), Antonio Borgatti (v.), Ilio Bosi (v.), Domenico Bricarello (v.), Giovanni Bresso, Mario Coda (v.), Edoardo D’Onofrio, Aderito Ferrari, Lorenzo

Foco (v.), Giovanni Fornari (v.), Giuseppe Gaeta (v.), Amedeo Gamberini, Giovanni Guidi, Agostino Magnani, Delfo Mannini (v.), Enrico Minio (v.), Bruno Monterumici (v.), Celeste Negarville (v.), Vincenzo Pagani (v.), Mario Peloni (v.), Anita Pusterla (v.), Giuseppe Reggiani (v[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol VI (T-Z e appendice), p. 543

Brano: Appendice

polo » e a firma G.F., venivano date chiare disposizioni in tal senso: « Quando gli arditi del popolo difenderanno le sedi delle istituzioni proletarie noi, organizzati a parte, le difenderemo con loro, gareggeremo, anzi, con loro in disciplina e in ardire [...] Imitiamoli [...] Cerchiamo anzi di organizzarci meglio di loro per poter essere, nella necessità, più forti di loro ».

Successivamente fu ordinato alla F.G.C.I. di costituire squadre composte da 510 elementi e inquadrate in compagnie di 50100 uomini. Per ben distinguersi, i giovani comunisti dovevano portare come divisa pantaloni grigioverdi, maglione e mollettiere (o gambali). Questa organizzazione si articolò in diverse provincie: a Roma comandata da Giuseppe Berti, a Trieste da Vittorio Vidali (v.), a Parma da Dante Gorreri (v.), a Milano dallo stesso Fortichiari, a Torino da Luigi Longo.

A Torino, racconterà Teresa Noce (v.), «Ci venne impartita la direttiva di formare noi stessi squadre di combattimento con elementi di nostra fiducia. Cominci[...]

[...]o i nostri gruppi sfilarono davanti a Grieco che ci tenne un breve discorso e assegnò gli incarichi. Longo venne nominato comandante di tutte le formazioni torinesi. La centuria delie ragazze assunse il nome di “Rosa Luxemburg” e fu posta sotto il comando della compagna Teresa Recchia (v.). A me toccò l’incarico di alfiere ». (Cfr. Teresa Noce, Rivoluzionaria professionale, ed. La Pietra, 1974, p. 50).

IX Congresso (1922)

Il 2729.3.1922 la F.G.C.I. tenne a Roma il suo IX Congresso (così chia

mato per sottolineare la continuità dell’organizzazione rispetto ai precedenti congressi della F.G.S.I.). Erano presenti 89 delegati giunti da 46 provincie e nominalmente rappresentanti 28.416 iscritti (ma le tessere effettivamente ritirate in quei primi mesi dell’anno non erano neanche 6.000 e si dubitava di poter raggiungere i 18.000 iscritti nel corso del 1922). La massa dei giovani comunisti era costituita da operai, praticamente assenti i contadini e pochissimi gli studenti, anche se questi ultimi erano ben rappresentati negli organi di dire[...]

[...]tati negli organi di direzione.

Le organizzazioni più forti erano quelle di Torino — Cuneo, Cremona, Bologna, Novara, Milano, Ravenna, Trieste.

Era terminato due giorni prima, nella stessa Roma, il II Congresso nazionale del P.C.d’I. e la Federazione giovanile, guidata dal segretario Berti, vi aveva esaltato la combattività degli iscritti e la fedeltà al movimento operaio internazionale. Quanto a indicazioni politiche, nel suo congresso la F.G.C.I. si adeguò alla linea bordighiana, riaffermando il proprio « perfetto inquadramento dietro le direttive del partito ».

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successivi
Grazie ad un complesso algoritmo ideato in anni di riflessione epistemologica, scientifica e tecnica, dal termine F.G.C.I., nel sottoinsieme prescelto del corpus autorizzato è possible visualizzare il seguente gramma di relazioni strutturali (ma in ciroscrivibili corpora storicamente determinati: non ce ne voglia l'autore dell'edizione critica del CLG di Saussure se azzardiamo per lo strumento un orizzonte ad uso semantico verso uno storicismo μετ´ἐπιστήμης...). I termini sono ordinati secondo somma della distanza con il termine prescelto e secondo peculiarità del termine, diagnosticando una basilare mappa delle associazioni di idee (associazione di ciò che l'algoritmo isola come segmenti - fissi se frequenti - di sintagmi stimabili come nomi) di una data cultura (in questa sede intesa riduttivamente come corpus di testi storicamente determinabili); nei prossimi mesi saranno sviluppati strumenti di comparazione booleana di insiemi di corpora circoscrivibili; applicazioni sul complessivo linguaggio storico naturale saranno altresì possibili.
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