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da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol I (A-C), p. 55

Brano: America Latina

pubblica ce la faranno i monarchici, le coscienze in crisi uso Amendola ». Carattere adamantino e intransigente, G.A. fu incapace di patteggiamenti e di compromessi ed è rimasto, nella tormentata storia politica e spirituale dell’Italia contemporanea, come un esempio di altezza morale che ne fa avvicinare Sa figura a quelle di Piero Gobetti e di Antonio Gramsci.

P.AI.

Opere principali di G.A.: Etica e biografia, Milano, 1915; Il patto di Roma, Roma, 1919; Una battaglia liberale (raccolta di discorsi), Torino, 1924; Per una nuova democrazia, Roma, 1925.

Amendola, Pietro

N. a Roma il 26.10.1918, ultimo dei figli di Giovanni Amendola, laureato in legge. Attivo antifascista, nel

1937 si iscrisse al P.C.I.. Per la sua attività contro il regime, nel genna

io 1940 fu condannato dal Tribunale speciale a 10 anni di reclusione. Liberato ii 18.8.1943, dopo la caduta del fascismo, riprese il suo posto di lotta; tra gli organizzatori della Resistenza nel Lazio, fu partigiano combattente i[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol VI (T-Z e appendice), p. 602

Brano: [...] per ferite riportate o morti nei campi di prigionia o dispersi;

31.068.000 (cioè il 56,1%) i civili trucidati nei campi di deportazione oppure uccisi nei loro paesi dagli eserciti invasori o dai bombardamenti. Queste cifre dimostrano che la guerra 193945 non soltanto è stata la più sanguinosa e geograficamente estesa della storia, ma anche il primo conflitto internazionale, nel cui corso la tecnologia bellica ha ignorato quella delimitazione etica, giuridica e operativa tra “militare” e “civile” che, in qualche misura, aveva contenuto gli effetti delle guerre precedenti: al di là del confronto tra eserciti variamente armati, dal 1939 la guerra ha così assunto un carattere sempre più simile al genocidio (v.) generalizzato, colpendo le popolazioni inermi, in particolar modo le donne e i bambini assai più che i militari protetti e addestrati (una tendenza che si rivelerà irreversibile nei successivi conflitti).

Nei 6 anni di guerra le forze del Patto Tripartito ebbero circa 11 milioni di morti tra militari e civili; i popoli che vi si [...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol VI (T-Z e appendice), p. 317

Brano: [...]proiezione del film americano “Martin Lutero” e del film cecoslovacco “La creazione del mondo”, entrambi premiati per il loro valore artistico alla Mostra cinematografica di Venezia nel 1954. Altri interventi clamorosi in materia teatrale si ebbero contro la rappresentazione del dramma il “Vicario” di Hochmuth e della commedia “Le donne in Parlamento” di Aristofane nel 1957. Nel 1951 fu proibito nelle scuole il libro di Adolfo Omodeo “Esperienza etica deM’Evangelo”. Clamoroso fu anche il processo celebrato a Firenze contro il vescovo di Prato, mons. Pietro Fiordelli, che predicando in chiesa aveva preteso di additare al pubblico disprezzo, come “concubini”, due giovani che si erano sposati al Comune. Fortissima era poi l’intolleranza vaticana nei confronti delle comunità protestanti ed ebraiche, verso le qi^ali continuavano a pesare le leggi fasciste sui “culti ammessi”.

Una svolta nel clima dei rapporti tra il Vaticano e l'Italia si ebbe con l'elezione al soqlio pontificio di Giovanni XXIII (19581963) che inaugurò la stagione del dialo[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol IV (N-Q), p. 125

Brano: [...]te contadino, (che avrebbero dovuto essere raccolte sotto il titolo di Novelliere campa* gnuolo) che si possono considerare un’anticipazione o meglio una preparazione tematica al più vasto quadro delle « Confessioni » edite nel 1867. Quest’ultima opera fu il risultato più compiuto e consapevole, per quei decenni, di superare gli ormai logori schemi del romanzo storico in una narrazione che giungesse alla contempora

neità attraverso la vicenda etica, sentimentale e politica di un personaggio esemplare nella sua voluta mediocrità. Vanno ancora ricordati: Il pescatore d’anime (incompiuto); Versi (185455); Angelo di bontà (1856); Il barone di Ni castro e II conte pecoraio, insieme alle tragedie in versi I capuani e Spartaco (1857).

Nel 1858 Nievo compose i versi raccolti sotto il titolo Le lucciole e, nel 1860, scrisse gli Amori garibaldini.

Non certo privi di interesse sono inoltre il Giornale della spedizione e le Lettere garibaldine, testimonianza diretta che nel Nievo stava maturando un nuovo processo di riflessioni politiche, com[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol IV (N-Q), p. 69

Brano: [...]lle correnti più vivaci, « giovani » e rinnovatrici del repubblicanesimo e, in questa scia, sarà interventista tv.) f animato da ideali essenzialmente patriottici. La sua propensione è marcatamente democratica e laica e, per quanto possa accendersi di toni intransigenti o « rivoluzionari » e venire allo scontro con i socialisti in una « città rossa » come Bologna (dove dirige, fra un episodio di guerra e l’altro, Il Giornale del mattino), la sua etica e la sua stessa embrionale elaborazione politica lo porteranno abbastanza presto (ma non senza qualche zigzag e passando anche, come si è detto, per taluni inasprimenti) a superare i limiti di un partito prevalentemente regionale e scarsamente omogeneo.

Primo dopoguerra

Nenni ha trentanni, quando passa su altre sponde: negli ultimi tempi ha cumulato il’esperienza di agitazioni preinsurrezionali: della campagna interventista (v. Interventisti], della lotta sul « fronte interno », della fondazione, nella primavera del 1919, accanto ad altri repubblicani, di un fascio di ex combattenti. In[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol III (H-M), p. 355

Brano: [...]olti altri.

Il distacco dell’ala più avanzata, per meglio dire del gruppo dei giovani marxisti romani (v. Antifascismo giovanile organizzato) che, del resto, avevano dato un’adesione effimera, rimane un momento significativo anche per la successiva caratterizzazione e il successivo sviluppo del movimento che poi, più liberamente, andrà specificandosi come sintesi laicorepubblicana (animata però sempre da una forte vena di religiosità sociale, etica e modernista), come il « primo movimento dell’antifascismo postfascista » (Calogero).

Da notare inoltre che il liberalsocialismo, nel suo nucleo fondamentale, per ragioni cospirative ma in parte anche per motivi ideologici, evitò collegamenti all’estero, con gli ambienti dei partiti con cui non ravvisava, specialmente nei primi anni, particolari elementi di affinità. Leo Valiani ha messo in rilievo taluni nessi con la tradizione salveminianacrociana dell’antifascismo meridionale e anche la confluenza di un notevole manipolo di valdesi. Poste queste diverse componenti, specialmente per talu[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol III (H-M), p. 354

Brano: [...]ellettualistico, pensavano di poterne superare le divisioni cambiandone

o ricambiandone l'anima. Ma, in queste sue vedute, la nuova scuola

Guido Calogero nel dopoguerra

liberalsocialista rifletteva un duplice movimento: il ristagno della circolazione delle idee sotto la dittatura, e un primo risveglio delle coscienze e delle intelligenze; il peso della spoliticizzazione e l'avvio, come ha osservato Leo Valiani, ad una « politicizzazione etica ».

Inoltre gravava una lunga tradizione di diffidenza reciproca fra posizioni marxiste e posizioni democratiche, così come si avvertiva l'isolamento degli intellettuali dai ceti subalterni, ribadito dall'organizzazione corporativa del regime fascista e inasprito dalle esigenze della cospirazione. L'idea del « fronte della libertà » (che nel Manifesto del

1940 coronava un travaglio durato già alcuni anni e nel Manifesto del

1941 veniva anteposta a una più immediata iniziativa politica) stava infatti a mezza strada fra il liberalismo crociano e un tentativo metapolitico di liberazione [...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol I (A-C), p. 730

Brano: [...] ai rapporti tra il fascismo e la cultura italiana nel suo insieme) « ha avuto luogo un complesso giuoco di azioni e reazioni ». Si tratta di un giuoco assai complesso anche per gli sviluppi che ha subito e per le diverse fasi che ha attraversato.

Alle origini del fascismo

Il fascismo delle origini, dal 1919 al

1922, sembra a prima vista sprovvisto tanto di salde radici culturali quanto di consistenti ambizioni teoriche. La stessa apologetica fascista ha riconosciuto, perfino facendosene un vanto, che il fascismo, sorto come un movimento dazione, solo in un secondo tempo si è preoccupato di darsi una dottrina. Bisogna tuttavia riconoscere che lo squadrismo, richiamandosi a stati d’animo più che a una dottrina, si ispirava a una ideologia attivistica che era tutt’altro che estranea ai movimenti culturali dell'epoca. In particolare il futurismo (v.), a cui

F.T. Marinetti (v.) aveva dato vita fin dal 1909 come movimento artistico e letterario, apparve subito congeniale alle esigenze « ideali » del primo fascismo, alla « logica » d[...]

[...]tavia riconoscere che lo squadrismo, richiamandosi a stati d’animo più che a una dottrina, si ispirava a una ideologia attivistica che era tutt’altro che estranea ai movimenti culturali dell'epoca. In particolare il futurismo (v.), a cui

F.T. Marinetti (v.) aveva dato vita fin dal 1909 come movimento artistico e letterario, apparve subito congeniale alle esigenze « ideali » del primo fascismo, alla « logica » delle spedizioni punitive e all’« etica » del manganello. Nel primo « Manifesto » futurista si esaltava infatti « l’amor del pericolo, l'abitudine all’energia e alla temerarietà... il movimento aggressivo, l'insonnia febbrile, il passo di corsa, il salto mortale, lo schiaffo e il pugno ». Non a caso i futuristi furono i primi intellettuali italiani a confluire nel movimento fascista. Più tardi, nel 1924, Piero Gobetti (v.) potè scrivere: « L’arte di Marinetti è tutta una preparazione alla marcia su Roma; arte di commesso viaggiatore di oggetti sportivi, di squadrista rumoroso, di studente sovversivo. Mussolini è riuscito poiché l’e[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol I (A-C), p. 720

Brano: « Critica Sociale »

disperato attaccarsi, via via, alle forze che sembreranno, in linea ipotetica o di fiducia, potersi opporre alla grande ondata: dopo Nitti, Giolitti, Bonomi; e ancora l’opinione pubblica, le istituzioni che parevano acquisite e quasi al di sopra degli « episodi » della lotta di classe, la monarchia stessa. Nel venir meno di tutti questi punti di appoggio pratici, ma dotati di riferimenti precisi nel mondo ideologico democratico e riformista, è la « società » medesima, la « civiltà » intera, che pare indifferenziatamente travolta da un nemico irrazionale.

In un simile crollo, di cui non può sfuggire, insieme con l’aberrazione del giudizio, la drammaticità, non v’è da[...]

[...]e (a partire dal discorso di Matteotti alla Camera del 10. 3.1921, riportato dalla rivista del numero delI'115.4.1921, si vedano sui fascicoli dei mesi di maggio e giugno gli articoli che si riferiscono a Barletta, al Ferrarese, al Reggiano, al Mantovano, al Polesine,, alla Venezia Giulia), si accentuano invece i toni evangelici, gli inviti al disarmo anche unilaterale, il culto della sofferenza fatalisticamente accettata e della sua superiorità etica sulla forza bruta.

« Dopo l'eccidio del teatro Diana di Milano —t dice il Turati alla Camera il 24.6.1921 — chiamato a commemorare quei morti, io tenni un discorso che fu poi dato alle stampe col titolo: Abbasso la violenza! Abbasso la morte!, il quale, ripetendo una mia vecchissima canzone, echeggiava lo spirito del Sermone della montagna e del pensiero tolstoiano. Nessuna rappresaglia mai, neanche la più legittima; spezzare il circolo vizioso, anzi la spirale saliente, della, violenza, che si espande e prolifica all’infinito; meglio, mille volte meglio, essere uccisi che uccidere, meglio[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol I (A-C), p. 581

Brano: [...]toriosa, non fu un semplice mutamento di Governo, ma una sostanziale e profonda trasformazione dello Stato. Tale trasformazione attinge la sua giustificazione storica a tutto un nuovo sistema di filosofia sociale, politica e giuridica che può ben dirsi la filosofia propria del Fascismo. Per esso è concepito come un organismo, ad un tempo economico e sociale, politico e giuridico, etico e religioso ».

« Tale nuova concezione sociale, politica, etica dello Stato, che è propria del nuovo regime politico, naturalmente non poteva non esercitare una manifesta influenza sui principi filosofici ai quali si ispira la riforma della legislazione penale ». E, per il caso che non si fosse ben compreso l’intento, si precisava: «Così, la filosofia giuridica penale, che ispira la nuova opera legislativa, non è che una derivazione della filosofia giuridica generale del Fascismo ». Nella relazione dello stesso Rocco al progetto preliminare del codice di procedura penale si legge: « Nel progetto, tutti gli istituti processuali sono pienamente informati ai[...]


successivi
Grazie ad un complesso algoritmo ideato in anni di riflessione epistemologica, scientifica e tecnica, dal termine Etica, nel sottoinsieme prescelto del corpus autorizzato è possible visualizzare il seguente gramma di relazioni strutturali (ma in ciroscrivibili corpora storicamente determinati: non ce ne voglia l'autore dell'edizione critica del CLG di Saussure se azzardiamo per lo strumento un orizzonte ad uso semantico verso uno storicismo μετ´ἐπιστήμης...). I termini sono ordinati secondo somma della distanza con il termine prescelto e secondo peculiarità del termine, diagnosticando una basilare mappa delle associazioni di idee (associazione di ciò che l'algoritmo isola come segmenti - fissi se frequenti - di sintagmi stimabili come nomi) di una data cultura (in questa sede intesa riduttivamente come corpus di testi storicamente determinabili); nei prossimi mesi saranno sviluppati strumenti di comparazione booleana di insiemi di corpora circoscrivibili; applicazioni sul complessivo linguaggio storico naturale saranno altresì possibili.
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