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da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol III (H-M), p. 436

Brano: Lukàcs, Gyorgy

subì più tardi l’espulsione dal Partito comunista ungherese e un breve periodo di esilio in Romania. Riammesso in patria, visse per lunghi anni appartato, ma continuando a studiare e a pubblicare opere in cui, da un lato, tendeva a rendere esplicite le implicazioni teoriche degli scritti precedenti (Estetica; Ontologia dell’essere sociale) e dall’altro partecipava al dibattito in corso nel movimento operaio internazionale.

In quei difficili anni Lukàcs continuò a battersi sul terreno ideologico, in quello che egli vedeva come un confronto tra posizioni « aperte » perché favorevoli alla coesistenza pacifica e alla competizione economica tra sistemi sociali, e posizioni « settarie », paragonabili a quelle prevalenti nel movimento comunista negli anni Venti e Trenta. Riaccettato anche nel Partito comunista ungherese dopo non poche polemiche accese a livello internazionale contro il « revisionismo[...]

[...] (Milano 1949); Saggi sul realismo (Torino 1950); Il marxismo e la critica letteraria, a cura di C. Cases (Torino 1953); La lotta tra progresso e reazione nella cultura d’oggi, a cura di G. Dolfini (Milano 1954); Breve storia della letteratura tedesca dal '700 a oggi, a cura di C. Cases (Torino 1956); La letteratura sovietica (Roma 1956); Thomas Mann e la tragedia dell’arte moderna, a cura di G. Dolfini (Milano 1956); Contributi alla storia dell’estetica, a cura di E. Picco (Milano 1956); Prolegomeni a un’estetica marxista, a cura di F. Codino e M. Montinari (Roma 1957); Il significato attuale del realismo critico, a cura di R. Solmi (Torino 1957); La distruzione della ragione, a cura di E. Arnaud (Torino 1959); Il giovane Hegel e i problemi della società capitalistica, a cura di R. Solmi (Torino 1960); Teoria del romanzo. Saggio storico filosofico sulle forme della grande epica, a cura di F. Saba Sardi (Milano 1962); Lenin (1924), a cura di G.D. Negrin (in « Il Filo rosso », 196263; ristampato a Torino nel 1970); L’anima e le forme, a cura di S. Bologna (Milano 1963); Realisti tedeschi del XIX secolo,[...]

[...] 1963); Scritti di sociologia della letteratura, a cura di G. Piana (Milano 1964); Il romanzo storico, a cura di E. Arnaud (Torino 1965); Storia e coscienza di classe, a cura di G. Piana (Milano 1967); Conversazioni con Lukàcs, di W. Abendroth, H.H. Holz, L. Kofler, a cura di C. Piandola (Bari 1968); il marxismo nella coesistenza

(Roma 1968); Marxismo e politica culturale (Torino 1968); Cultura e potere, a cura di

C. Benedetti (Roma 1969); Estetica, a cura di Anna Marietti Solmi (Torino 1971). Innumerevoli sono gli articoli e i saggi di Lukàcs o sul suo pensiero, apparsi in giornali e riviste. Si veda, per una completa bibliografia, l’articolo apparso su « l'Unità del 6.6.1971.

Lulli, Folco

N. a Firenze il 3.7.1912, m. a Roma il 24.5.1970; attore cinematografico. Nel 1936, durante la guerra fascista in Etiopia, ebbe affidato il comando di una « banda » di indigeni che affiancava le truppe regolari. Dopo T8.9.1943 prese parte alla Guerra di liberazione, nelle file della Resistenza cuneese, al comando di una « volante » in vai Maud[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol II (D-G), p. 582

Brano: Giuramento fascista

gue semitiche comparate, Roma), Piero Martinetti (Filosofia, Milano), Bortolo Negri soli (Chirurgia, Bologna), Francesco Ruffini (Diritto ecclesiastico, Torino), Edoardo RuffiniAvondo (Storia del diritto, Perugia) , Lionello Venturi (Storia dell'arte, Torino), Vito Volterra (Fisica e matematica, Roma). Il professore di Estetica Giuseppe Antonio Borgese (Milano), che non si trovava in Italia, rifiutò di prestar giuramento al suo rientro in patria. Vittorio Emanuele Orlando chiese il collocamento a riposo prima che giurare divenisse obbligatorio. Quando, 1*11.10.1934, un giuramento analogo fu richiesto ai membri dell’Accademia nazionale dei Lincei, rifiutarono di giurare Giulio Alessio, Costantino Bresciani Turroni, Benedetto Croce, Gaetano De Sanctis, Francesco De Sarlo, Antonio De Viti de Marco, Vittorio Emanuele Orlando, Emanuele Paterno di Sessa, Umberto Ricci, Vito Volterra.

Giuriolo, Antonio

Medaglia d’oro[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol I (A-C), p. 354

Brano: [...]ascesa di Arturo Ui (1941); Terrore e miseria del Terzo Reich (193538), I fucili della signora Carrar (1937), Vita di Galilei (prima redazione 193839, ultima 195556), Le visioni di Simone Machard (194143), Il cerchio di gesso del Caucaso (194445), opere tutte nelle quali l’artista appròfondiva insieme il suo impegno politico antifascista e anticapitalistico e la sua poetica del teatro epico, cui avrebbe dato sistemazione teorica nel Breviario di estetica teatrale pubblicato nel 1949.

Costretto ad abbandonare gli Stati Uniti nel 1947, in seguito alla violenta campagna anticomunista ivi imperversante, nel 1948 tornò in Germania e ribadì la sua professione di fede nel. socialismo, stabilendosi nella parte orientale del paese diviso. Nella Repubblica democratica tedesca trascorse l’ultima operosa fase della sua vita, come organizzatore di teatro, alla testa del Berliner Ensemble, da lui creato e da lui portato in collaborazione con la moglie (l’attrice Helene Weigel, una delle più felici interpreti della sua opera) a un altissimo livello di pe[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol II (D-G), p. 366

Brano: [...]resse il giornale Neues Oesterreich. Fu eletto ministro della Cultura nel primo governo libero austriaco. Dal 1945 al 1959 fu deputato del Partito comunista austriaco. È attualmente in dissenso con il suo partito su una serie di problemi che sostanzialmente vertono sul ruolo svolto dairilnione Sovietica e sui rapporti tra il P.C.U.S. e gli altri Partiti comunisti.

Studioso marxista di fama internazionale, è autore di numerosi saggi e opere di estetica, fra cui: L'arte è necessaria?, Editori Riuniti, Roma, 1962; Arte e coesistenza, contributo ad una moderna estetica marxista, Bologna, 1969.

Fischer, Rudolf

Siegei. N. a Vienna il 5.12.1905, ivi ucciso dai nazisti il 28.1.1943; assistente di fabbrica.

Militante socialista e dal 1934 nel Partito comunista austriaco, dopo l'annessione dell’Austria alla Germania nazista fondò un gruppo clandestino antifascista, attivamente coadiuvato anche dalla moglie Marie (n. a Vienna il 12.9.1903) che fu in particolare addetta ai collegamenti esterni.

Arrestati insieme il 29.4.1941, torturati nella sede viennese della Gestapo, infine processati e condannati a morte (dicembre 1942) i Fischer furono entrambi dec[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol III (H-M), p. 22

Brano: [...]ventesimo Congresso del P.C.U.S. e in seguito alle critiche al periodo di Stalin (v.), si è schierato — insieme al suo partito e al suo paese — decisamente dalla parte della Cina. Egli critica anche aspramente il P.C.I., definendolo un partito revisionista.

Huber, Kurt

N. a Chur (Svizzera) il 24.10.1893, m.a Monaco (Germania) il 13.7.1943; professore universitario.

Singolare figura di studioso e di ricercatore, esperto di psicologia, di estetica, di musicologia e di filosofia matematica, Kurt Huber fu l’unico docente che partecipò, come consigliere e collaboratore, all’attività clandestina degli studenti antinazisti dell’Università di Monaco. Teneva in quell’ateneo corsi frequentati anche da studenti estranei alla Facoltà, che conoscevano o intuivano il suo antinazismo.

La « Rosa Bianca »

Attraverso lo studente in medicina Hans Scholl si stabilirono proficui contatti fra Kurt Huber e il gruppo clandestino detto « Rosa Bianca » (v.). Fin dall’autunno del 1941 questo gruppo era riuscito a stabilire rapporti con esponenti della cu[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol III (H-M), p. 435

Brano: [...]erito a suo padre in riconoscimento delle benemerenze acquisite come finanziere), sin da studente entrò in contattò con le organizzazioni socialiste e con le idee del sindacalismo rivoluzionario rappresentate in Ungheria da Ervin Szabó.

I suoi primi scritti come Die Seele und die Formen (L’anima e le forme) del 1911 e Die Theorie des Romans (Teoria del romanzo) del 1916 lo collocavano già come una figura di primo piano nel campo della ricerca estetica inaugurando, sotto l’influenza della scuola neokantiana di Heidelberg (Windelband, Rickert, Lask) oltre che di Georg Simmel, Wilhelm Dilthey e Max Weber, una nuova corrente di pensiero che avrà poi altri prosecutori e prenderà il nome di esistenzialismo.

Intellettuale rivoluzionario

La Prima guerra mondiale e la rivoluzione russa del 1917 orientarono il suo messianesimo rivoluzionario, a forte impronta religiosa, verso il comuniSmo. Nel dicembre 1918, un mese dopo la fondazione del Partito comunista ungherese, vi aderì e venne presto cooptato nel Comitato centrale. Pochi mesi più tardi,[...]

[...] del Novecento.

Dopo la Seconda guerra mondiale, mentre in Occidente e soprattutto tra la cultura francese di sinistra si riaccendeva l’interesse per la sua opera giovanile, Lukàcs rientrò in Ungheria e vi pubblicò i libri che rappresentano la più matura e articolata elaborazione del suo pensiero: Goethe e il suo tempo; Il giovane Hegel; Esistenzialismo o marxismo?; La distruzione defla ragione; Saggi sul realismo; Contributi alla storia dell’estetica; Thomas Mann e la tragedia dell’arte moderna.

Il Circolo « Petoefi »

Nel 1956 partecipò alla rivolta ungherese, aderendo al movimento degli intellettuali che si raggruppavano intorno al Circolo « Petoefi » e poi entrando nel governo di Imre Nagy. In conseguenza di ciò



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol IV (N-Q), p. 291

Brano: [...], con la fondazione della casa editrice Rosa e Ballo, e ne! dopoguerra con l'iniziativa dei Pomeriggi musicali milanesi, e infine con la sua azione per il rinnovamento dei programmi alla Televisione, affrontava il discorso del rapporto nuovo col pubblico, che non si considerava estraneo al processo di formazione di una nuova poetica. Bal

lo si era circondato di un gruppo comprendente un giovane critico letterario, Luciano Anceschi (allievo in estetica di Antonio Banfi), un critico d’arte che andava indagando sulla recente tradizione, come Raffaello Giolli, e un altro allievo di Banfi, con interessi che allora spaziavano dalla filosofia alla letteratura, Enzo Paci.

Paci, nei terzo numero di Orpheus, dette una sterzata alla rivista, ponendo con forza il problema « di una nuova coscienza di fronte al concetto di socialità dell'arte ». Orpheus prendeva posizione contro « l’isolamento dell’artista in forme autobiografiche [...] che lascia fuori di sè ogni contenuto preoccupandosi solo dei problemi della forma ». Ma non si fermava qui: dichia[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol IV (N-Q), p. 552

Brano: [...]ollaterali del Partito), edifici postali, stazioni ferroviarie, sedi di consorzi agricoli ecc., costruivano la trama di una tessitura nazionale, anche figurativa, di punti di riferimento di

edifici di uso pubblico, per i quali una certa « modernità » costituiva necessità anche semantica (ad esempio, era il « moderno » inteso come vettoriale rinnovamento, all’interno del borgo, della « vecchia » campagna non ancora urbanizzata). La peculiarità estetica di quegli atomizzati ma alquanto diffusi interventi si esplicito in una sorta di organica « volgarità » (in riferimento al rigore della ricerca teorica e della proposta dei movimenti da noi ricordati), che però era la traduzione « dialettale » e necessaria dell’idea di « modernità » dei gruppi dirigenti nell’universo dei « dopolavoro » (v.). Mediazione, riduzionismo, semplificazione, simbolismo e spregiudicatezza erano le caratteristiche di quella operazione che implicava spezzoni di ricordi dell’impegno razionalista, del programma neofuturista della figuratività metafisiconovecentista.

Es[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol IV (N-Q), p. 645

Brano: [...]è tornare al suo lavoro di pittore solo dopo il 1945. A quest’epoca la sua pittura, che aveva già in precedenza abbandonato il gusto di un tonalismo sensibilista, accolse con sempre maggior decisione le suggestioni cubiste, in particolare le suggestioni del Picasso civile, il Picasso del « Bombardamento di Guernica ». Come per altri pittori di sinistra, questo rivolgersi alla lezione di Picasso non nasceva quindi soltanto da una scelta puramente estetica, ma soprattutto dal desiderio di legare la propria azione, anche nei modi

« Partigiano torturato olio su tela di A. Pizzinato (1943)

dell’arte, alTantifascismo militante europeo.

I quadri eseguiti da Pizzinato dal 1948 a! 1949 testimoniano egregiamente di questo suo particolare momento creativo, arricchito in più dall'attenzione rivolta contemporaneamente al costruttivismo. Gli stessi soggetti delle sue opere d'allora rivelano in modo esplicito questa volontà di fare una pittura strutturale, composta di ritmi quasi geometrici. Sono infatti soggetti di cantieri e di fabbriche, nei qua[...]


Grazie ad un complesso algoritmo ideato in anni di riflessione epistemologica, scientifica e tecnica, dal termine Estetica, nel sottoinsieme prescelto del corpus autorizzato è possible visualizzare il seguente gramma di relazioni strutturali (ma in ciroscrivibili corpora storicamente determinati: non ce ne voglia l'autore dell'edizione critica del CLG di Saussure se azzardiamo per lo strumento un orizzonte ad uso semantico verso uno storicismo μετ´ἐπιστήμης...). I termini sono ordinati secondo somma della distanza con il termine prescelto e secondo peculiarità del termine, diagnosticando una basilare mappa delle associazioni di idee (associazione di ciò che l'algoritmo isola come segmenti - fissi se frequenti - di sintagmi stimabili come nomi) di una data cultura (in questa sede intesa riduttivamente come corpus di testi storicamente determinabili); nei prossimi mesi saranno sviluppati strumenti di comparazione booleana di insiemi di corpora circoscrivibili; applicazioni sul complessivo linguaggio storico naturale saranno altresì possibili.
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