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da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol V (R-S), p. 529

Brano: [...]a prestigiosa Camera del lavoro di Milano.

Altri frutti di questa azione furono, al Congresso regionale lombardo del P.S.I., svoltosi a Brescia nel febbraio 1904, la vittoria della mozione sindacalista LabriolaMocchi su quella riformista. Al Congresso nazionale del partito, svoltosi a Bologna nell’aprile successivo, la mag

gioranza sindacalista venne riconfermata, sia pure con l’appoggio determinante della corrente dell'allora massimalista Enrico Ferri (v.).

Nel 1904 il sindacalismo rivoluzionario registrò d’altronde importanti successi, sia sul piano teoricopolitico che su quello dell’azione: lo sciopero generale del settembre, proclamato dalla Camera del lavoro di Milano in risposta agli eccidi (v.) di Castelluzzo e Buggerru (v. Cagliari), raccolse vasti consensi, mobilitando per cinque giorni — sia pure in forma puramente dimostrativa — le masse proletarie di mezza Italia. Questo sciopero mise al tempo stesso in risalto l’inconciliabilità esistente fra la strategia sindacalista e quella riformista: mentre Turati, pienamente appagato d[...]

[...]lle elezioni dell'ottobre 1904, volute da Giolitti proprio per sfruttare gli effetti dello sciopero sull'opinione pubblica bempensante, fu eletto un solo sindacalista: Eugenio Dugoni (v.), dirigente mantovano che peraltro pochi anni dopo passerà al riformismo. Al Congresso socialista dì Roma (ottobre 1906) la mozione sindacalista venne decisamente battuta: una sconfitta cui solo in parte contribuì il mancato appoggio della corrente capeggiata da Enrico Ferri (ormai divenuto antisindacalista) e che mise in luce l'impossibilità di una convivenza tra due strategie tanto alternative aH'interno di uno stesso partito.

Convinti dell’opportunità di concentrare ogni energia sul sindacato, dopo i più che deludenti risultati ottenuti in campo politico i sindacalisti rivoluzionari si incontrarono a Ferrara nel luglio 1907 e decisero di uscire dal P.S.I., entrando però nello stesso tempo in massa nella Confederazione generale del lavoro (C.G.L.) che era stata fondata nell’ottobre 1906 dalla corrente riformista del partito per rendere organica una direzione[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol V (R-S), p. 279

Brano: [...]reato un Circolo di studi sociali (sezione del Partito socialdemocratico) con 50 iscritti e nel 1902 vi venne festeggiata per la prima volta, con cortei, comizi e il “battesimo” della bandiera rossa, la festa del Primo Maggio. Da quell'anno il movimento andò progressivamente rinvigorendosi, in stretto legame con Pola e Trieste, grazie anche al contributo di note personalità (Carlo Ucekar, Angelica Balabanoff, Giuseppina Martinuzzi, Romolo Murri, Enrico Ferri, ecc.) che qui tennero conferenze e comizi.

Le posizioni, un tempo egemoni, del Partito cristianosociale (clericale

279



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol III (H-M), p. 511

Brano: [...] (bonifiche, argini, strade, ecc.). L’ideologia prevalente era quella della « democrazia sociale » a tendenza legalitaria e riformista.

Movimento socialista

Fu con l’adesione dei nuovi organismi associativi cooperativi che, nel luglio 1893, si formò anche nel Mantovano il Partito socialista. Il gruppo dirigente comprendeva Ivanoe Bonomi, Giovanni Zi bordi, Egidio Bernaroli, Carlo Vezzani, Gerolamo Gatti, Romeo Romei e, in un secondo tempo, Enrico Ferri, Enrico Dugoni e Giovanni Sacci. Di questi, alcuni finirono politicamente in modo criticabile, ma la maggioranza rimase per tutta la vita in un rapporto stretto con le masse, assumendo funzioni importanti nella direzione nazionale del partito, dei sindacati e del movimento cooperativistico.

Sul finire del secolo, dopo le repressioni del periodo crispino, nacquero fra i contadini del Mantovano e delle province vicine numerose leghe . di « resistenza » e di « miglioramento » per affrontare il problema dei salari agricoli. Queste organizzazioni si unirono ben presto per zone e per province, c[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol III (H-M), p. 134

Brano: [...]la vita politica italiana.

Sindacalismo rivoluzionario

L’altra spinta contro il sistema giolittiano si esercitò da sinistra. Nel Partito socialista, rimasto nelle mani dei riformisti, si era sviluppata una corrente di sinistra che esprimeva un’opposizione spesso ideologicamente confusa, ma collegata con vive e profonde ragioni di malcontento del proletariato. Nei primi anni del secolo essa trovò espressione nella inconcludente verbosità di Enrico Ferri (v.) e nella più seria e importante tendenza del sindacalismo rivoluzionario.

Al congresso di Roma del 1906, che segnò una grossa vittoria del riformismo turatiano, toccò ad un rappresentante del sindacalismo rivoluzionario, Enrico Leone, ribadire la più netta opposizione della sinistra alla concezione che il socialismo potesse « essere il prodotto di collaborazione di classi e di apostolati di pacificazione sociale »: il Leone affermò che esso, invece, era « l’effetto della guerra spietata di classe contro classe ».

Nel 1907 i sindacalisti rivoluzionari uscirono dal Partito socialista:[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol II (D-G), p. 320

Brano: Ferri, Enrico

Cartolina ispirata al viaggio di Enrico Ferri nell’America del Sud (1908)

le dimisssioni dalla direzione dell’« Avanti! ». Rientrato in Italia, procedette su posizioni di crescente distacco dalla linea del partito.

Nel 1909, durante la crisi del governo Giolitti, suscitò scalpore la sua evidente bramosia di partecipare al governo (divenne famosa la sua frase: « Se il Re mi facesse l’onore d’interrogarmi ») quando egli fece sapere che avrebbe consigliato come primo ministro il conservatore Sonnino.

Il 25.2.1912 votò a favore del decreto di annessione della Libia all'Italia, ponendosi al di fuori del partito. Intanto, con G. Gatti[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol II (D-G), p. 93

Brano: [...]one socialista di Palazzo Barberini) diventò « Organo della Federazione provinciale socialista fiorentina del Partito socialista italiano » e infine tornò a essere « Settimanale socialista ».

Vi hanno collaborato i più noti socialisti italiani, e in particolare i fiorentini, da Egidio Gennari a Fernando Carosi, da Spartaco Lavagnini a Filiberto Smorti, da Nicola Badaloni a Oddino Morgari, da Dino Rondani a Nicola Barbato, da Ettore Ciccotti a Enrico Ferri, da Guglielmo Ferrerò a Antonio Graziadei, da Mario Garuglieri a Bruno Frizzi.

Difesa delle lavoratrici, La

Quindicinale, poi settimanale delle donne socialiste. Formato cm 46 x 35, poi 50x36, illustrato. Direttori: Anna Kuliscioff, Pietro Nenni. Gerenti: Giuseppe Rigamonti, Giuseppe Invernizzi, Ernesto Schiavello.

Tra le collaboratrici vi furono: Rita Mai erotti, Giuseppina Martinuzzi, Margherita Sarfatti, Giselda Brebbia, Angelica Balabanoff, Argentina Altòbelli, Clara Zetkin, Giuseppina Moro, Luisa Draghi Martegnani, Abigaille Zanetta, Rina Mellin, Adelaide Poff, Laura Casertelli,[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol I (A-C), p. 718

Brano: [...]i dirigenti riformisti, quali A. Graziadei, A. Schiavi, (. Bonomi, G. Zibordi e altri, finché. Claudio Treves non ne divenne stabilmente vicedirettore) si schierarono allora in modo definitivo per una politica basata sulla stabilità della libertà e della democrazia e sullo sviluppo legale del socialismo. Tale posizione fu mantenuta con rigore in tutte le fasi della lotta delle tendenze socialiste, contro le correnti di « sinistra » capitanate da Enrico Ferri, dai sindacalisti rivoluzionari, da Mussolini nel periodo 191214;“ sul piano teorico e politico internazionale essa si appoggiava pendolarmente al revisionismo di Eduard Bernstein e al centrismo evoluzionistico di Karl Kautsky e di Jean Jaurès, forte di una interpretazione riformista del marxismo e della eredità ideale di Engels.

Linea democraticoriformista

Fu la guerra a interrompere con la violenza, una violenza che fuorusciva dagli schemi di pacifico sviluppo del ventennio precedente, l’utopia del progresso democratico e a dimostrare la capacità e la « libertà » del capitalismo di op[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol I (A-C), p. 470

Brano: [...]one », dovette apparire a qualcuno troppo pericoloso e tale da favorire qualche fastidiosa resistenza al già previsto taglio dei salari. Di conseguenza il capoverso venne semplicemente soppresso.

I commenti della stampa italiana alla Carta dèi Lavoro, a parte i richiami alla « Dichiarazione » dell’ ’89, alla Magna Charta inglese e allo Statuto albertino, furono improntati alla più sfrenata demagogia. Il culmine fu forse raggiunto dal deputato Enrico Ferri che paragonò la Carta del Lavoro « alla scoperta dell’America e all’invenzione della pila elettrica ».

La decisione di prendere una netta posizione pubblicando quel documento, aveva fatto seguito al malcontento espresso al segretario del Partito fascista dalla classe imprènditoriale, che reclamava un più fermo controllo sui sindacati. È sintomatico che la prima sentenza eryiessa dalla magistratura del lavoro (14.7.1927), a proposito di una vertenza fra Confagricoltura e lavoratori delle risale, decidesse una riduzione di salari rispetto a quelli già sottoscritti nel contratto collettivo di[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol I (A-C), p. 185

Brano: [...]con l'espansione del socialismo italiano a impronta riformista. Condusse memorabili battaglie contro i tentativi liberticidi e l’azione antipopolare della destra conservatrice, della reazione monarchica e militare di fine secolo, lanciando nel 1899 la parola d’ordine deH’ostruzionismo parlamentare per contrastare le leggi elaborate dal governo Pelloux. Dal 1903 al 1906, prevalendo la corrente di sinistra nella direzione socialista, fu diretto da Enrico Ferri, il quale impresse al giornale un marcato timbro anticlericale, antigiolittiano e di violenta denunzia del malcostume politico della classe dirigente. Succeduto a Ferri per breve periodo (febbraiosettembre 1908) Oddino Morgari, la direzione dell’À. tornò a Bissolati dopo il congresso di Firenze del 1908 e se

gnò l’avvio della contesa fra riformismo di destra e riformismo turatiano. Spostatosi progressivamente Bissolati su posizioni che negavano in concreto la funzione del partito, il congresso di Milano dell’ottobre 1910 decretò il passaggio della direzione del giornale (dalla quale Bissol[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol III (H-M), p. 512

Brano: [...] iuji ««. « inai «t. a. | ^tssuts zsA'%:i£z

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no Maggio 1803.

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La prima pagina del numero delI’1.5.1893 del quotidiano la Provincia di Mantova, organo della Federazione mantovana operai e contadini

tari e di comuni, nonché nell’imponente movimento sindacale e cooperativistico. Esso subì però anche gravi lacerazioni per la presenza dei movimenti scissionisti capeggiati da Enrico Ferri, Ivanoe Bonomi e Gerolamo Gatti che, in varia misura, volevano indirizzare il movimento socialista verso forme di « democrazia rurale » principalmente fondata sui ceti medi agricoli e sul principio della collaborazione di classe.

Una certa unità si ricostituì solo di fronte alla Prima guerra mondiale, con l’assunzione di una posizione « neutralista » largamente condivisa dalla base. Ma ormai il periodo più significativo del socialismo mantovano era finito, così come era finito il periodo nel quale le masse contadine del Nord svolgevano una funzione di guida. Perciò rimase modesto il peso d[...]


successivi
Grazie ad un complesso algoritmo ideato in anni di riflessione epistemologica, scientifica e tecnica, dal termine Enrico Ferri, nel sottoinsieme prescelto del corpus autorizzato è possible visualizzare il seguente gramma di relazioni strutturali (ma in ciroscrivibili corpora storicamente determinati: non ce ne voglia l'autore dell'edizione critica del CLG di Saussure se azzardiamo per lo strumento un orizzonte ad uso semantico verso uno storicismo μετ´ἐπιστήμης...). I termini sono ordinati secondo somma della distanza con il termine prescelto e secondo peculiarità del termine, diagnosticando una basilare mappa delle associazioni di idee (associazione di ciò che l'algoritmo isola come segmenti - fissi se frequenti - di sintagmi stimabili come nomi) di una data cultura (in questa sede intesa riduttivamente come corpus di testi storicamente determinabili); nei prossimi mesi saranno sviluppati strumenti di comparazione booleana di insiemi di corpora circoscrivibili; applicazioni sul complessivo linguaggio storico naturale saranno altresì possibili.
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