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da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol IV (N-Q), p. 41

Brano: [...] democrazia avanzata e di socialismo, si affermò in Italia più tardi che altrove, nei primi anni del Novecento. Ma in realtà aveva già cominciato ad affiorare al livello dell’opinione pubblica soprattutto nell’ultimo decennio del secolo XIX, al tempo della prima guerra d’Africa (v. Colonialismo e anticolonialismo in Italia), in particolare come reazione intellettuale e sentimentale alla sconfitta di Adua, particolarmente avvertita da uomini come Enrico Corradini (v.) che del nazionalismo italiano fu il principale teorico.

Origini

A parte le discussioni sui cosiddetti « precursori » del nazionalismo, di volta in volta individuati nell’ultimo Francesco Crispi o in Alfredo Oriani o in Pasquale Turi elio e così via, tutti in realtà assai più legati al clima e all'eredità del Risorgimento che non a nuove prospettive imperialistiche, o al massimo uomini di transizione, la questione più specifica che ha investito le origini e il carattere del nazionalismo italiano è quella, oggi superata ma tuttavia sintomatica, dell'influenza dei teorici francesi.
[...]

[...]tione più specifica che ha investito le origini e il carattere del nazionalismo italiano è quella, oggi superata ma tuttavia sintomatica, dell'influenza dei teorici francesi.

I nazionalisti italiani non possono dirsi immuni da questa influenza (anche se poi hanno cercato di reagirvi), che fu rilevata da Benedetto Croce nella sua « Storia d'Italia dal 1870 al 1914 » e riconosciuta da Gioacchino Volpe nell’» Italia Moderna », quando scrisse che Enrico Corradini, profeta e leader del movimento, « riecheggia

va, certo, qualche pensiero d’Oltralpe ».

Per i nazionalisti italiani, Maurras con la sua duplice lotta letteraria e politica contro il liberalismo e il socialismo fu, in realtà, un punto di riferimento insopprimibile, come per i sindacalisti lo era il Sorel. Del resto ancora nel 1928 i più giovani nazionalisti italiani rendevano omaggio, con ideali pellegrinaggi, aU’Action Frangaise (v.) e al suo capo morale: valga, in questo senso, la testimonianza di uno di essi, resa proprio in un libro di critica [Ugo d'Andrea, « Posizioni ed errori del[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol IV (N-Q), p. 400

Brano: [...] rinnovamento della nazione.

Borghesia e proletariato erano accomunati in un’unica immagine negativa. Secondo Papini, occorreva demistificare idealità e programmi socialisti, svelandoli come mera copertura ideologica di una nuova élite piccoloborghese che ambiva a raggiungere il potére. Il tentativo era quello di dissociare l’intellettuale piccoloborghese dal proletariato e dal suo partito storico.

Nello stesso periodo Papini fu assunto da Enrico Corradini come redattore capo della rivista II Regno, nella quale la sua collaborazione fu prevalentemente politica in chiave antisocialista e antidemocratica. Papini tese però costantemente a prendere le distanze dal Movimento nazionalista, giacché quest’ultimo gli si configurava come pericoloso per il mantenimento dell’autonomia dell’intellettuale.

All’inizio del 1908 si trasferì a Milano, dove sperava di fondare una nuova rivista [Il Commento), di cui uscì però soltanto un numero. Allora Papini collaborò a « Rinnova

mento », la rivista dei modernisti, e si ritirò a Bulciano, nella campagna tos[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol IV (N-Q), p. 764

Brano: [...]zione di cose già innate nell’io, e la conoscenza si faceva impermeabile alla realtà esterna.

La rivista si occupava anche di problematiche sociali, criticando sia la classe operaia che si era fatta egemonizzare dal socialismo sia la borghesia dominante, venuta meno alle sue responsabilità politiche e intellettuali.

Legato, anche se in modo non lineare, al movimento nazionalista (v.), Prezzolini collaborò a « Regno », la rivista fondata da Enrico Corradini che, del movimento, era stato uno dei promotori. È da notare che tanto « Regno » quanto « Leonardo » consideravano i socialisti e i borghesi, sebbene avversari tra loro, « congiunti nel sentimento più basso e materiale della vita ». Anzi, l’accusa che « Regno » muoveva al Partito socialista era di essere venuto meno ai suoi principi originari, divenendo a sua volta un movimento borghese.

« La Voce »

Nel dicembre 1908 Prezzolini fondò La Voce, con lo scopo dichiarato di favorire Io sviluppo morale e culturale d’Italia.

Tramite « La Voce », egli si fece alfiere dello storicismo crocian[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol IV (N-Q), p. 43

Brano: [...]nto del sindacalismo di stato. E, del resto, l’influen

za dell’ideologia nazionalista sugli indirizzi dell’economia nazionale (prefigurata già nella relazione di Filippo Carli sulla « politica economica della grande Italia » al congresso fiorentino del 1910) è pure da rivalutare nella transizione dallo Stato liberale al regime fascista, come una delle fonti (particolarmente col programma Rocco del 1914 e con i discorsi agli industria

li di Enrico Corradini) degli orientamenti neoprotezionisti, neomercantilisti ed « autarchici » del tempo della dittatura.

Così i « sindacati economici », interclassisti e di ispirazione nazionalista, promossi qua e là da vari gruppi, teorizzati e anticipati da Mario Viana, favorirono, nel contesto di un moto di assestamento assai più ampio e tutt’altro che monocorde, la « marcia del fascismo » verso il fondamentale obiettivo della disciplina del lavoro. L'élite nazionalista contribuì insomma ad anticipare, col concorso di altre forze e movimenti, in una posizione che risultò storicamente egemonica, e a gettare [...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol III (H-M), p. 771

Brano: [...]onalista

I precedenti del monarchismo in quanto formazione politica avente caratteristiche di accesa fedeltà all’istituto (nella fattispecie, a casa Savoia) nonché di correlativo esasperato nazionalismo a sfondo fortemente autoritario, possono in buona misura essere individuati nella piattaforma ideale e politica della Associazione nazionalistica italiana, nata dal Convegno di Firenze del dicembre 1910 con la confluenza in essa dei seguaci di Enrico Corradini, Luigi Federzoni, Francesco Coppola, Roberto Forges Davanzati, Maurizio Maraviglia. In questo raggruppamento si raccolsero senza dubbio, accanto ai dottrinari del nazionalismo espansionistico italiano, i più caldi fautori della monarchia intesa nei suoi attributi di diritto divino e considerata il vessillo di una restaurazione di tipo sostanzialmente assolutistico, quale del resto i sovrani sabaudi avevano a più riprese cercato di imporre dopo la concessione dello Statuto alberano, e di cui lo scatenamento reazionario dell’ultimo periodo del secolo XIX era stato il più chiaro e sanguinoso ese[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol I (A-C), p. 336

Brano: [...], romanziere. N. a Polizzi Generosa (Palermo) il 28.11.1882, m. a Fiesole (Firenze) il 4,12.1952.

Allievo di Benedetto Croce (v.), che aveva promosso la pubblicazione della sua « Storia della critica romantica in Italia », il Borgese può essere considerato, negli anni immediatamente precedenti la prima guerra mondiale, uno dei più caratteristici precursori del fascismo. Assiduo collaboratore della rivista nazionalista « li Regno », diretta da Enrico Corradini; direttore di Hermes, dove esaltò dannunzianesimo

e decadentismo; estimatore di destra del sindacalismo rivoluzionario di Georges Sorel, propagandista dell’imperialismo, nel 1912 non esitò ad attaccare direttamente anche il Croce, rimproverandogli di non avere svolto gli spunti irrazionalistici che molti dei suoi seguaci avevano creduto di cogliere nella sua opera, e alzando contro di lui una bandiera che sarà tipica della demagogia fascista, quella della « giovinezza ». Più tardi, giunto al potere il fascismo, ed essendo II Borgese divenuto antifascista, emigrò e nel 1931 si stabilì negli[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol II (D-G), p. 458

Brano: [...]era comunque già presente nel manifesto del 1909: « Noi vogliamo glorificare la guerra — sola igiene del mondo

— il militarismo, il patriottismo [...] », vi si affermava. Ma quanto fosse violento lo spirito nazionalistico tra i futuristi e tra molti altri intellettuali d’allora, lo si può già giudicare dalle reazioni che seguirono, nel 1911, l’inizio della guerra libica. In quell’occasione si allinearono sulle medesime posizioni di plauso sia Enrico Corradini (fondatore del Regno e corifeo esasperato dell’oltranzismo patriottardo) che D’Annunzio, sia i futuristi che Giovanni Pascoli.

Anche i soreliani anarcosindacalisti come Arturo Labriola non disapprovarono l'impresa, mentre Giuseppe Prezzolini, sulla Voce, si guardava bene dal riprovare, sia pure blandamente, l’aggressione africana. Il nazionalismo insomma era già il mastice che incollava tutti e tutto, al di là di ogni divergenza letteraria, politica e filosofica.

I futuristi salutarono la guerra di Libia come una « grande ora futurista ». Nell’ottobre di quell’anno, inneggiando alla con[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol II (D-G), p. 571

Brano: [...]lla terza pagina l’impronta accademica, per servirsi delle più spiccate personalità della cultura di quegli anni, capaci di esercitare coi loro scritti grande richiamo sul pubblico. Tra i principali collaboratori vi furono infatti Vilfredo Pareto, Maffeo Pantaloni, Antonio Salandra, Gabriele D'Annunzio, Giovanni Pascoli, Alfredo Oriani, Benedetto Croce, Pasquale Villani, Salvatore Di Giacomo, Luigi Capuana, Federico De Roberto, Giovanni Papi ni, Enrico Corradini. Nel primo dopoguerra la tiratura raggiunse le 300.000 copie.

Rapporti col fascismo

Fino al 1926 il Consiglio d'amministrazione del giornale fu controllato da uomini politici e da esponenti della nobiltà meridionale, come i senatori Arlotta, Ferrerò di Cambiano, Ancona, Morpurgo, Frascara e Bergamasco; i deputati Maraini e Di Francia, Leone De Renzis (nipote di Sonnino),Francesco Pavoncelli, Alfonso Bar racco, Nicola d’Atri, Emilio Borzino, il conte Mainardi. Per lunghi anni ne fu presidente Antonio Salandra. Nel novembre 1923 a questi subentrò il Borzino che era anche presidente del Pa[...]

[...]so tempo, alla direzione Bergamini subentrò quella di Vittorio Vettori che, specie dopo il delitto Matteotti (v.), orientò il giornale in senso antifascista, con la collaborazione di Armando Zanetti e Adolfo Tino. Ma si trattò di una breve parentesi.

Nel marzo 1926, 8 mesi prima delle leggi eccezionali fasciste, il Consiglio d’amministrazione fu compietamente rinnovato, per meglio adeguarlo al nuovo regime: ne divennero presidente il senatore Enrico Corradini, vicepresidente il barone Leone De RenzisSonnino, consigliere delegato il deputato fascista Armando Casalini; consiglieri, l'onorevole Alfredo Armato, il professor Arnaldo Bruschettini, don Rodolfo Borghese, il conte Manuel De Asorta, l’onorevole Alessandro'Martelli, l'ingegner Emilio Morandi. La direzione passò così al noto propagandista fascista Virginio Gay da, con Nicola Pascazió redattore capo.

Il nostro sarà « un giornale incondizionatamente fascista » e « incondizionatamente disciplinato », promise Gayda nel suo «saluto » del 30.5.1926; e, In realtà, così rimase sino al crollo del r[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol II (D-G), p. 643

Brano: [...]mpressionante: un solo colpo di bisturi. Poi il dottore mi addormenta per segare il troncone d’osso e completare l’amputazione. La ferita al costato era soltanto, per fortuna, un colpo di striscio, ma profondo ».

C.Mo.

Gray, Ezio Maria

N. a Novara il 9.10.1885, m. a Roma l’8.2.1969; giornalista. Volontario nella guerra libica e nella prima guerra mondiale, aderì all’Associazione nazionalista italiana fondata nel 1910 da Luigi Federzoni, Enrico Corradini e Roberto Forges Davanzati, dandosi ad accese campagne di propaganda sempre più orientate verso sbocchi di natura fascista. Con il sorgere del fascismo si avvicinò infatti (come molti altri nazionalisti) al nuovo movimento, e dopo la marcia su Roma passò nelle file del partito accattivandosi la personale simpatia

di Benito Mussolini. Ciò gli avrebbe valso una rapida carriera nelle alte sfere del regime.

Membro del Gran Consiglio del fascismo (192526), deputato fascista per cinque legislature, divenne poi vicepresidente della Camera dei fasci e delle corporazioni e mantenne tale incarico[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol III (H-M), p. 28

Brano: [...] della mia classe ».

Bibliografia: Opere di Dolores Ibarruri: La guerra di Spagna, E.Gl.TI., Roma, 1945; Memorie di una rivoluzionaria, Editori Riuniti, Roma, 1962; Manuel Tunon De Lara, Storia della Repubblica e della guerra civile in Spagna, Editori Riuniti, Roma, 1966.

Idea Nazionale, L’

Foglio nazionalista italiano. Iniziò le pubblicazioni come settimanale l'1.3.1911, sotto la direzione di Roberto ForgesDavanzati, Francesco Coppola, Enrico Corradini, Luigi Federzoni, Maurizio Maraviglia. Dall'1.10.1914 si trasformò in quotidia

no e nel gennaio 1926 si fuse con la Tribuna.

Fu l’organo più autorevole della corrente nazionalista (v. Nazionalismo), elemento di punta dell’estrema destra imperialista direttamente legata ai principali gruppi industriali italiani. Nel primo decennio del secolo sostenne a oltranza l’impresa libica e, dal 1914, l’intervento dell'Italia nella guerra mondiale.

Nel dopoguerra appoggiò il movimento squadrista e la destra fascista (v. Fascismo). Sostenne la fusione tra movimento nazionalista e fascismo realizz[...]


successivi
Grazie ad un complesso algoritmo ideato in anni di riflessione epistemologica, scientifica e tecnica, dal termine Enrico Corradini, nel sottoinsieme prescelto del corpus autorizzato è possible visualizzare il seguente gramma di relazioni strutturali (ma in ciroscrivibili corpora storicamente determinati: non ce ne voglia l'autore dell'edizione critica del CLG di Saussure se azzardiamo per lo strumento un orizzonte ad uso semantico verso uno storicismo μετ´ἐπιστήμης...). I termini sono ordinati secondo somma della distanza con il termine prescelto e secondo peculiarità del termine, diagnosticando una basilare mappa delle associazioni di idee (associazione di ciò che l'algoritmo isola come segmenti - fissi se frequenti - di sintagmi stimabili come nomi) di una data cultura (in questa sede intesa riduttivamente come corpus di testi storicamente determinabili); nei prossimi mesi saranno sviluppati strumenti di comparazione booleana di insiemi di corpora circoscrivibili; applicazioni sul complessivo linguaggio storico naturale saranno altresì possibili.
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