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da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol II (D-G), p. 636

Brano: [...]o una linea politica « ispirata a una realistica valutazione della situazione in rapporto agli interessi italiani ». Nei giorni 11 e

12 di quello stesso mese il G.C. aveva stabilito nuove norme per la istituzione della Camera dei Fasci e delle Corporazioni (v. Corporativismo fascista).

Nella seduta del 6.10.1938 fu messa all’ordine del giorno la questione della « razza » (v. Antisemitismo) : nonostante qualche obiezione di Ita

lo Balbo, Emilio De Bono e Luigi Federzoni, il G.C. approvò il « foglio d’ordini » sul razzismo: il successivo 10 novembre approvò la relativa legge razziale.

Il 18.10.1938 il G.C. accolse le riforme scolastiche proposte da Giuseppe Bottai e il 15.2.1939 approvò la Carta della Scuola. Due mesi dopo (16 aprile), « accettò » la richiesta di una pseudocostituente albanese che « offriva » la corona d’Albania a Vittorio Emanuele III. .

Il 7.12.1939, a quattro mesi dall’inizio della seconda guerra mondiale, il G.C. approvò la « non belligeranza » dell’Italia. Quella fu la penultima volta che i membri del Gran Consigl[...]

[...]ultima volta che i membri del Gran Consiglio si riunirono (l’ultima fu il 25.7.1943). Per oltre 3 anni e mezzo, nonostante si ponessero problemi come quello dell'entrata in guerra dell’Italia, Mussolini giudicò inutile convocare il massimo organo dello Stato fascista. Ciò contribuì a isolare maggiormente il duce dai suoi gerarchi.

La nonbelligeranza

Alla penultima riunione del G.C. (7.12.1939), oltre a Mussolini erano presenti Italo Balbo, Emilio De Bono, Cesare De Vecchi, Giacomo Suardo, Achille Grandi, Galeazzo Ciano, Paolo Thaon de Revel, Giuseppe Bottai, Bruno Tassinari, Renato Ricci, Alessandro Pavolini, Guido BuffariniGuidi, Luigi Federzoni,

Giuseppe Volpi di Misurata, Alberto De Stefani, Roberto Farinacci, Edmondo Rossoni, Antonino Tringali Casanova, Giovanni Marinelli, Giacomo Acerbo, Achille Starace, Mario Muzzarini, Pietro Capoferri, Vincenzo Lai; segretario era Starace.

La riunione (iniziata alle ore 22, al Palazzo Venezia) si concluse approvando al l’unanimità il seguente ordine del giorno: « Il Gran Consiglio del Fascismo, [...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol I (A-C), p. 512

Brano: [...]l’assassinio di Giacomo Matteotti). Alla banda fu aggregato anche lo jugoslavo Otto Thierschald, già disertore dall’esercito austroungarico durante la guerra 191518, poi confidente della polizia, al quale fu dato l’incarico di avvicinare Matteotti e di studiarne le abitudini. Ma prima ancora dell’assassinio del deputato socialista, la Ceka del Viminale aveva operato numerose aggressioni: contro l'on. Giovanni Amendola, capeggiata dal quadrumviro Emilio De Bono (v.), a Roma; contro fon. Forni (organizzata da Giunta); contro l’on. Ulderico Mazzolani e l'on. Emanuele Modigliani. Fu la stessa organizzazione responsabile della bastonatura e del ferimento del deputato fascista dissidente Alfredo Misuri, il quale avrebbe poi accusato dell’azione una « banda » composta da Arconovaldo Bonaccorsi, Adolfo Sansoni e Renzo Nobili, mandanti Mussolini, Rossi e De Bono. Il Misuri riferì successivamente di un nuovo tentativo di aggressione subito a Perugia a opera di sicari capeggiati dal Dumini, ivi inviato « in missione ». Sempre alla stessa organizzazione è da a[...]

[...]rges Davanzati e Italo Balbo.

// processo

Il processo intentato per l'assassìnio di Matteotti segnò la fine della banda: vennero alla luce, grazie alle coraggiose campagne di stampa dei giornali di opposizione, alla pubblicazione del famoso « memoriale

Rossi », alle dichiarazioni dell’on. Finzi (su cui Mussolini aveva tentato di scaricare parte della responsabilità del crimine), la precisa e diretta colpevolezza del capo del governo, di Emilio De Bono (direttore generale della Pubblica Sicurezza) e di Giovanni Marinelli, segretario amministrativo del Partito fascista. Nel corso del processo furono evocati le violenze, i ferimenti e gli assassinii di oppositori al fascismo, le sovvenzioni elargite ai sicari, le complicità degli ambienti governativi e del partito al potere. L’istruttoria penale contro la « Ceka » fascista fu coraggiosamente condotta da Mauro Del Giudice, dai magistrati Faggelia e Tancredi, e gli atti relativi occuparono ben 44 volumi. Ma il 19.11.1924 il procuratore generale Crisafulli, per ordine del ministro di Grazia e Gi[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol III (H-M), p. 535

Brano: [...]tra economica a soluzioni autoritarie, il movimento fascista mise a punto la sua macchina sovversiva. Il generale Asclepio Gandolfo, Italo Balbo, Ulisse Igliori e Dino Perrone Compagni, nella veste di « ispettori generali » furono incaricati di curare la preparazione militare dei fascisti. Il 3.10.1922 venne pubblicato un nuovo regolamento della Milizia che, a firma dei futuri « quadrumviri » Italo Balbo, Michele Bianchi, Cesare Maria De Vecchi, Emilio De Bono, fra l'altro definiva la nomina dei capi come affare di competenza delle « superiori gerarchie ».

Mussolini dichiarò: « L’urto è ormai inevitabile ». Ma il suo gioco consisteva essenzialmente nel far pesare sul governo il ricatto del movimento armato, affinché Facta abbandonasse la partita e il re trasmettesse a lui, Mussolini, l’incarico di governare. I conservatori cercarono l'intesa con il fascismo. Mussolini trattò ma, al tempo stesso, mobilitò la Milizia. Alla ricerca disperata di alleati, Facta propose a D’Annunzio (nel quale i motivi di concorrenza con Mussolini erano ancora vivi) l[...]

[...]tesso, mobilitò la Milizia. Alla ricerca disperata di alleati, Facta propose a D’Annunzio (nel quale i motivi di concorrenza con Mussolini erano ancora vivi) la partecipazione a una grande manifestazione monarchica da tenersi a Roma per l’anniversario della vittoria del 4.11.1918.

Il piano d’azione

Timoroso di essere preso in contropiede, Mussolini decise di passare all’azione. In una riunione segreta svoltasi a Milano, presenti i generali Emilio De Bono, Gustavo Fara e Sante Ceccherini, nonché i capi squadristi Balbo, De Vecchi e Attilio Teruzzi, Mussolini impose il suo punto di vista stabilendo che, in occasione deH’imminente congresso del Partito fascista convocato a Napoli per il 24 ottobre, quando l’attenzione fosse tutta rivolta a quella assemblea, a un determinato momento un quadrumvirato (De Bono, Balbo, De Vecchi e Bianchi) avrebbe assunto l'iniziativa di far convergere i fascisti sulla Capitale. I generali Fara e Ceccherini, non iscritti al partito ma esponenti dei militari legatisi al fascismo, avrebbero assicurato la « neutralità [...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol V (R-S), p. 635

Brano: [...]e gli Arditi del popolo (v.) capitanati da Guido Picelli (v.) costrinsero le squadre di Balbo alla ritirata dopo cinque giorni di combattimenti (v. Oltretorrente, Battaglia dell’).

La strada per il potere era comunque spianata e, da quel momento, gli eventi si susseguirono a ritmo incalzante.

Marcia su Roma

Il 13.8.1922 si costituì il comando unificato delle formazioni fasciste, agli ordini dei triumviri Balbo, Cesare Maria De Vecchi ed Emilio De Bono (v.). Fecero seguito l’elaborazione del regolamento della milizia (v. Milizia volontaria per la sicurezza nazionale), nonché le istruzioni per l'organizzazione e il funzionamento delle legioni. Il 16 ottobre ebbe luogo a Bordighera un convegno tra i triumviri, per studiare il piano della Marcia su Roma (v.). L'Italia venne divisa in 12 zone, ognuna affidata a un ispettore generale. Il comando fu assunto dal triumvirato che, con l'aggiunta di Michele Bianchi (v.), segretario del partito, divenne un quadrumvirato.

Il 24 ottobre si aprì a Napoli (v.) il congresso del P.N.F..

Parlando al Te[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol V (R-S), p. 396

Brano: [...] il “bolscevismo” e ^antimilitarismo”, rafforzando così la Corona.

A questo proposito, Giuseppe Antonio Borgese osservò che Margherita « si era fatta fascista, rivolgendo il suo sorriso sempre fresco [...] ai violatori della legge [...], e voleva proteggerli e allevarli come difensori del trono e della Chiesa ».

Documentati sono i contatti avuti a Bordighera alla vigilia della marcia su Roma (v.), con Italo Balbo, Cesare Maria De Vecchi ed Emilio De Bono che la rassicurarono sul carattere non antimonarchico dell’azione fascista, e il saluto romano che nell’occasione rese a un reparto di camicie nere.

In una famosa intervista a Sandro Giuliani, pubblicata su II Popolo d’Italia dell’agosto 1923, dichiarò che Mussolini aveva salvato la nazione e di provare « per lui, per il bene che ha fatto e che fa alt 'Italia, una viva simpatia, un affetto materno ».

Gli ultimi anni della sua vita li trascorse prevalentemente a Bordighera, dove si spense. L’11.11.1926 la sua salma fu solennemente tumulata al Pantheon, sotto la tomba di Umberto I e di fr[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol V (R-S), p. 363

Brano: [...]astro.

Da parte sua, Mussolini era ben consapevole che la partita decisiva si giocava sul terreno politicodiplomatico, nei confronti degli ex alleati occidentali, oltre che sul teatro di guerra. Qui erano necessari immediati e decisivi successi, ma al contempo si trattava di evitare da parte del governo inglese il pericolo di “sanzioni militari” (la chiusura del canale di Suez o un blocco navale).

Un dispaccio di Mussolini del 20.10.1935 a Emilio De Bono, comandante il corpo di spedizione in Africa, chiariva il punto di vista italiano: « La S.d.N. ha deciso di raccomandare ai Governi di adottare varie sanzioni contro l'Italia. Ci sono dei Governi che adotteranno al cento per cento le raccomandazioni leghiste; altri le adotteranno al cinquanta per cento; altri ancora non ne faranno nulla, senza contare gli Stati fuori della Lega, come Brasile, Germania, Giappone, Stati Uniti. Non credo che le sanzioni economiche avranno un’influenza sulle nostre operazioni militari o sulla resistenza del popolo italiano [...] Esiste un pericolo tuttavia, e cio[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol II (D-G), p. 61

Brano: [...]aio 1929.

Negli anni del regime

Il Partito popolare italiano cessò di esistere, come forza organizzata, il 9.11.1926, quando tutti i partiti di opposizione vennero sciolti e i relativi deputati dichiarati decaduti dal mandato parlamentare. Avevano già trovato rifugio all'estero, oltre a don Sturzo, Giuseppe Donati (v.), il coraggioso direttore del Popolo che il 6.12.1924 non aveva esitato a denunziare all’Alta Corte di giustizia del Senato Emilio De Bono, capo della polizia, per l’assassinio di Matteotti; e Francesco Luigi Ferrari (v.)t organizzatore dei contadini « bianchi » di Modena, una delle figure più interessanti deil'antifascismo cattolico militante. Si trattava ormai di personalità isolate, anche se di notevole rilievo, che non rappresentavano più il partito e non intendevano ritesserne le file nemmeno dall’esilio.

In Italia, all 'infuori di De Gasperi, arrestato 1*11.3.1927 sotto la pretestuosa accusa di « tentato espatrio clandestino » e trattenuto per 16

61



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol II (D-G), p. 124

Brano: Donati, Giuseppe

popolare dalla sua fondazione (Roma, 5.4.1923) fino al giugno 1925, durante il periodo dell’Aventino (v.) condusse una coraggiosa campagna contro il fascismo.

AH’indomani degassassimo di Giacomo Matteotti aveva presentato formale denuncia all'Alta corte di Giustizia (cioè al Senato) contro il senatore e generale fascista Emilio De Bono, capo della Polizia e comandante della Milizia volontaria per la sicurezza nazionale, fornendo le prove della sua diretta corresponsabilità nell'uccisione del deputato socialista.

Prosciolto in istruttoria De Bono nel giugno 1925, Donati dovette riparare all’estero e fu tra i primi esuli privati della cittadinanza italiana in base alle leggi eccezionali del novembre 1926.

A Parigi diresse il Corriere degli Italiani (v.). Uomo retto e coraggioso, senza dubbio in buona fede, per sua sventura si « intruppò », per usare le parole di Gaetano Salvemini (Il Mondo, 3.5.1952), con un gruppo di a[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol II (D-G), p. 229

Brano: [...]Messe allo Stato Maggiore generale, liberati sollecitamente dai campi di prigionia alleati), fu per qualche tempo quella di una casta che aveva perduto, insieme alla propria dignità, ogni residua posizione di potere.

Generali fascisti o filofascisti

Oltre alle più alte gerarchie militari che sin dall’inizio aderirono o dimostrarono apertamente le loro simpatie al fascismo (Armando Diaz, Luigi Cadorna, Paolo Thaon di Revel, Pietro Badoglio, Emilio De Bono, Emanuele Pugliese, Asclepio Gandolfo, Giovanni Cattaneo, Enrico Caviglia, Francesco Grazioli, Federico Baistrocchi, Orlando Freri, Ugo Sani, Gustavo Fara, Carlo Sanna, Arturo CittadinirAJmberto Zamboni), circa un centinaio di generali furono nominati senatori dal fascismo come premio per l’appoggio decisivo dato al suo consolidamento al potere. Questi furono, nel 1928: Giuseppe Sirianni (ministro della Marina dal 1925 al 1929), Ugo Cavallero (sottosegretario alla Guerra dal 1925 al 1928), Enrico Bazan, Guido Biscaretti di Ruffia, Luigi Bongiovanni, Giovanni Cattaneo, Giuseppe Francesco Ferra[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol II (D-G), p. 241

Brano: [...]piede di guerra in Eritrea e Somalia. Il generale Federico Baistrocchi, sottosegretario alla Guerra, faceva del suo meglio per soddisfare le impazienze di Mussolini. Migliaia di operai provenienti dalla madrepatria attrezzarono rapidamente il porto di Massaua, adattandolo alle esigenze belliche. Nello stesso tempo, le navi italiane cominciarono a scaricare centinaia di cannoni, camion, aeroplani, nei porti di Massaua e di Mogadiscio. Il generale Emilio De Bono (v.) in Eritrea e Rodolfo Graziani (v.) in Somalia ebbero presto ai loro ordini il più grande apparato militare che mai fosse stato trasferito da una potenza coloniale in territorio africano.

AH'estero, questi preparativi evidentemente rivolti a un’invasione, anche se la diplomazia fascista cercava di tranquillizzare gli anglofrancesi, incontrarono l’opposizione dell’opinione pubblica democratica, più forte e decisa in Inghilterra che nella Francia governata dal filofascista Pierre Lavai (v.). Gli appelli fieri e drammatici di Hailè Selassiè, lanciati dalla tribuna di Ginevra, non potevano[...]


successivi
Grazie ad un complesso algoritmo ideato in anni di riflessione epistemologica, scientifica e tecnica, dal termine Emilio De Bono, nel sottoinsieme prescelto del corpus autorizzato è possible visualizzare il seguente gramma di relazioni strutturali (ma in ciroscrivibili corpora storicamente determinati: non ce ne voglia l'autore dell'edizione critica del CLG di Saussure se azzardiamo per lo strumento un orizzonte ad uso semantico verso uno storicismo μετ´ἐπιστήμης...). I termini sono ordinati secondo somma della distanza con il termine prescelto e secondo peculiarità del termine, diagnosticando una basilare mappa delle associazioni di idee (associazione di ciò che l'algoritmo isola come segmenti - fissi se frequenti - di sintagmi stimabili come nomi) di una data cultura (in questa sede intesa riduttivamente come corpus di testi storicamente determinabili); nei prossimi mesi saranno sviluppati strumenti di comparazione booleana di insiemi di corpora circoscrivibili; applicazioni sul complessivo linguaggio storico naturale saranno altresì possibili.
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