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da Contro ogni ritorno : dal fascismo alla Costituzione repubblicana : Provincia di Firenze, 2 giugno 1972 / \a cura di Claudio Galanti, Paolo Tinti, Giovanni Verni!, p. 14

Brano: [...] di Pisa, vale a dire all’autorità politica di un’altra provincia stop Mi si afferma che l’iscrizione di ufficiali e di militari ai fasci sia stata fatta col consenso del Comando del Corpo d’Armata, il quale Comando avrebbe ragionato in una maniera semplicistica, per cui, essendo dal regolamento di disciplina proibita la partecipazione di ufficiali ad associazioni sovversive e questa non essendo un’associazione sovversiva bensì patriottica, non deve considerarsi esclusa da quelle cui gli ufficiali possono partecipare stop Una serie di ufficiali partecipano notoriamente a spedizioni più

o meno punitive del fascismo e vi sono casi di conflitti in cui anche tra essi vi sono stati dei morti e dei feriti stop E tutto ciò senza che mai intervenga un’azione regolatrice e repressiva dell’autorità militare del Corpo d’Armata e senza che s’indaghi a fondo, si punisca e si reprima in tutte le maniere questa azione prettamente politica che si esplica per mezzo dei reati, perché non credo che altrimenti possano e debbano essere definiti gli atti [...]

[...]itive del fascismo e vi sono casi di conflitti in cui anche tra essi vi sono stati dei morti e dei feriti stop E tutto ciò senza che mai intervenga un’azione regolatrice e repressiva dell’autorità militare del Corpo d’Armata e senza che s’indaghi a fondo, si punisca e si reprima in tutte le maniere questa azione prettamente politica che si esplica per mezzo dei reati, perché non credo che altrimenti possano e debbano essere definiti gli atti di devastazione e di violenza contro le persone, che si vanno commettendo stop A colorire questa situazione la quale, se l’occasione di parlarne a V.E. mi è stata fornita dai fatti di Toscana, è, per altro, generale in molte provincie e regioni del Regno, mi permetto di richiamare l’attenzione dell’E.V. sugli incidenti recentemente avvenuti a Cittadella stop A Cittadella — la relazione completa deve esserLe stata fatta pervenire dal Comando dei Carabinieri — sono avvenute cose inverosimili stop Un maggiore del presidio redarguisce la forza e i carabinieri perché avevano arrestato in flagrante violenza alcune persone e un tenente in attività di servizio e si mette a capo dei fascisti che assaltano la caserma stop Uomini dell’Armata assistono all’eccidio del maresciallo che aveva eseguito l’arresto e che compiva assolutamente e interamente il proprio dovere stop Ripeto, tutti gli elementi di questa inverosimile tragedia sono consegnati in relazione dell’Arma dei Carabinieri già rimessa all’E.V. stop Le autorità militari del luogo sono indubbiamente infette dal sospetto di aver cercato di occultare le responsabilità stop /Io richiamo l’attenzione della E.V. sul danno che deriverà all’istituto militare da questa serie di fatti i quali feriscono tutto il meraviglioso spirito che ha costituito sempre il primo principio del nostro esercito, la tradizione di istituzione estranea alle lotte politiche, neutrale nei conflitti interni e sempre, in tutte le occasioni, strumento di pacificazione e di ordine e di rispetto all’istituto dello Stato. Intanto quello che è urgente è un intervento immediato autorevole nelle cose di Toscana, ove, come ho detto in principio, da quelle organizzazione fasciste si minacciano spedizioni di rappresaglia in forze contro un’altra provincia stop E necessario che tutto ciò sia esaminato immediatamente e immediatamente un intervento autorevole

paralizzi questa connivenza dell’ambiente militare in questi fatti criminosi stop Io provvedo a mettere, con le poche forze che abbiamo disponibili, in stato di sicurezza Pisa ma V.E. comprende che debbo poter fare assegnamento sullo spirito e sull’azione della forza pubblica militare a Firenze e a Pisa, poiché da una parte minacciano assalto dall’altra occorre disporre stato resistenza stop La cosa è tanto più necessaria in quanto si provvede altresì a colpire quelle organizzazioni che si sono messe fuori della legge, con la denunzia, e, se occorre, con l’arresto dei capi stop Prego l’[...]

[...]bili, in stato di sicurezza Pisa ma V.E. comprende che debbo poter fare assegnamento sullo spirito e sull’azione della forza pubblica militare a Firenze e a Pisa, poiché da una parte minacciano assalto dall’altra occorre disporre stato resistenza stop La cosa è tanto più necessaria in quanto si provvede altresì a colpire quelle organizzazioni che si sono messe fuori della legge, con la denunzia, e, se occorre, con l’arresto dei capi stop Prego l’E.V. di assicurarmi che tutto ciò sarà fatto anche per mia norma nel provvedere alla situazione che si va creando.

SOTTOSEGRETARIO STATO INTERNI Corradini

“ ... Quanto è stato, ed è, asserito relativamente al contegno tollerante usato, e che si usa, verso i fascisti dai Funzionari, agenti investigativi e regie guardie, in Toscana, e in particolar modo a Firenze, risulta, in gran parte, conforme a verità e viene, dai responsabili, che non fanno mistero dei loro sentimenti, giustificato come reazione alle continue violenze verbali e materiali e alla propaganda di disprezzo e di odio dei sovver[...]

[...]Toscana, e in particolar modo a Firenze, risulta, in gran parte, conforme a verità e viene, dai responsabili, che non fanno mistero dei loro sentimenti, giustificato come reazione alle continue violenze verbali e materiali e alla propaganda di disprezzo e di odio dei sovversivi e della loro stampa. Essi, fra l’altro, ricordano ancora con indignazione, due articoli, comparsi nello scorso dicembre, sul giornale “ Avanti! ”, con uno dei quali si faceva appello ai negozianti di boicottare i componenti la forza pubblica e le loro famiglie e con l’altro si diceva, doversi considerare e trattare come puttane, le donne, le mogli e figlie, di carabinieri, agenti e guardie.

Tale sistema di violenza e di volgari ingiurie dovuto, certamente, ad istinti brutali ed a bassezza morale, dalla parte meno colta ed evoluta del comuniSmo, ha generato nei funzionari, specie più giovani, e negli agenti, un tale stato d’animo di insofferenza e rancore che ora trova il suo sfogo con l’adesione al fascismo, dal quale si ritengono sorretti e difesi, adesione che è vera e propria tolleranza all’azione dei fascisti coi quali, più volte, hanno fatto causa comune. Tutto ciò con discapito del loro prestigio e del principio d’autorità che impone serenità ed imparzialità ”

“ ... La sera del 16 corrente [in realtà di aprile] due fascisti si recarono dal Tenente colonnello comandante il deposito del 19° Regg. Artiglier[...]

[...]a medaglia d’oro, che assolve le sue funzioni in modo degno del più alto elogio, è stato punito per aver dimostrato nella circostanza di cui trattasi, di essersi soverchiamente interessato a vicende politiche locali ”

k< ... In adempimento di quanto fu disposto col telegramma n. 8918, ho telegrafato, nel termine assegnatomi, proposta di trasferimento di alcuni ufficiali dei Carabinieri e della R. Guardia. Mi permetto però di rappresentare all’E.V. che il largo favore di cui godono i fascisti presso la popolazione è dovuto al fatto che dal fascismo questa si è vista liberata dalle prepotenze continuate e generali di cui era vittima, da un paio d’anni almeno, da parte dei Comunisti.

Ed i fascisti sono in questa Provincia numerosi ed organizzati come in nessun’altra del Regno, e largamente sovvenzionati pei fondi che industriali, proprietarii e commercianti versano... Appena ricevuto il telegramma dell’E.V., ho conferito col generale Ferrerò, comandante del Corpo d’Armata... egli mi ha assicurato della piena sua collaborazione, nel senso di mantenere nella truppa e nell’ufficialità la fedeltà più assoluta alla disciplina ed alle direttive del Governo... Ma è da avvertire che truppa, Carabinieri, Regia Guardia, Municipio e la stessa Magistratura simpatizzano pienamente coi fascisti, all’unisono in questo col sentimento, come dissi, della maggior parte della popolazione, che si manifesta in calde dimostrazioni, a cui la forza pubblica qui non era avversa certo ”.

[da: De Felice, Mussolini il ri[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol VI (T-Z e appendice), p. 340

Brano: [...]ionali (v.) del novembre 1926,

il governo fascista cominciò a relegare a Ventotene gli oppositori politici (v. Confino di polizia).

I confinati destinati a Ventotene venivano imbarcati nel porto di Gaeta su un vecchio piroscafo chiamato “Santa Lucia” che, giunto a Ventotene, attraccava al molo, vecchio di duemila anni e chiamato appunto porto Romano. Uscendo dalla stiva ammanettati e carichi dei propri bagagli personali, i confinati percorrevano un tratto del molo, inerpicandosi quindi faticosamente (per via delle manette e delle valigie) per i cinque o sei tornanti a larghi gradini che portavano a sbucare in una piazzetta dominata dalla chiesa. Accanto a questa stava la palazzina della milizia confinaria, nella quale i prigionieri venivano minuziosamente perquisiti. Riforniti poi del “Libretto di permanenza”, venivano accompagnati entro una fatiscente costruzione di tufo chiamata “Granili”, dove sarebbero rimasti fino a quando non si fosse liberato un posto letto nei camerani della cosiddetta “città confinaria”. Prima che fossero[...]

[...]del “Libretto di permanenza”, venivano accompagnati entro una fatiscente costruzione di tufo chiamata “Granili”, dove sarebbero rimasti fino a quando non si fosse liberato un posto letto nei camerani della cosiddetta “città confinaria”. Prima che fossero costruiti i cameroni, i confinati venivano rinchiusi in un edificio chiamato “Castello”. La parte inferiore di tale costruzione, risalente al secolo scorso, era opera dell'architetto Carpi che aveva lavorato per ordine del re di Napoli. Essa aveva tutto l’aspetto di un fortilizio medioevale ed era riservata alla Milizia: aveva forma quadrata e possenti mura perimetrali, circondate da un largo fossato entro cui dovevano trascorrere l’ora giornaliera di passeggio quei prigionieri che il Comando fascista non intendeva far uscire dal Castello; la parte superiore, divisa in cameroni, era invece destinata ai confinati.

Nel 1937 funzionava da direttore della colonia confinaria un commissario di pubblica sicurezza di nome Giuseppe Guarino, particolarmente zelante.

II commissario Guarino

Per citare un solo esempio, il 15.9.1937 detto Guarino fece arrestare e deferire al Tribunale speciale 9 confinati (Calogero Barcellona, Vincenzo Baldazzi, Didio Cesarini, Giovanni Roveda, Nestore Cattani, Enrico Giavazzi, Renato Giachetti, Dazio Pascucci e Marino Cesari) rei di « propaganda sovversiva e offese a S.E. [...]

[...]detto Guarino fece arrestare e deferire al Tribunale speciale 9 confinati (Calogero Barcellona, Vincenzo Baldazzi, Didio Cesarini, Giovanni Roveda, Nestore Cattani, Enrico Giavazzi, Renato Giachetti, Dazio Pascucci e Marino Cesari) rei di « propaganda sovversiva e offese a S.E. ii Capo del governo ».

In una lettera indirizzata il 5.10.1937 al Procuratore generale presso il Tribunale speciale, ii Guarino precisava: « Pregiomi ri

ferire alla E.V. che dalle ulteriori indagini praticate è emerso che costoro, tutti indistintamente, nonostante la legge per la difesa dello Stato ed il provvedimento di polizia che avrebbe dovuto servire di remora per essi, hanno, ciò non pertanto, voluto far sentire in questa Colonia una certa efficienza del partito comunista, attraverso l’esaltazione della propria fede, l'occulta propaganda e le riunioni clandestine in cui si denigrava il fascismo e il regime ».

Ma dove potevano tenere le riunioni “clandestine” quei prigionieri? Lo spiega lo stesso poliziotto: « L’attività stessa si estrinsecava sopratt[...]

[...]ri indagini praticate è emerso che costoro, tutti indistintamente, nonostante la legge per la difesa dello Stato ed il provvedimento di polizia che avrebbe dovuto servire di remora per essi, hanno, ciò non pertanto, voluto far sentire in questa Colonia una certa efficienza del partito comunista, attraverso l’esaltazione della propria fede, l'occulta propaganda e le riunioni clandestine in cui si denigrava il fascismo e il regime ».

Ma dove potevano tenere le riunioni “clandestine” quei prigionieri? Lo spiega lo stesso poliziotto: « L’attività stessa si estrinsecava soprattutto nelle riunioni clandestine che i predetti confinati tenevano in una delle camerette del dormitorio “Castello”, approfittando del sistema labirintico della costruzione di esso... ». Cosa mai si potessero confidare i 9 imputati nella cameretta del dormitorio, che non potessero dirsi durante la giornata, costretti come erano a stare continuamente insieme, il poliziotto lo illustra con queste parole: « Oggetto delle riunioni erano le spiegazioni del sistema di lotta, di propaganda e di metodo antifascista, oltre l’esaltazione della Russia dei Soviets, del piano quinquennale bolscevico e le possibil ità del l'avvento comunista in Europa ». Infine il Guar[...]

[...]tema labirintico della costruzione di esso... ». Cosa mai si potessero confidare i 9 imputati nella cameretta del dormitorio, che non potessero dirsi durante la giornata, costretti come erano a stare continuamente insieme, il poliziotto lo illustra con queste parole: « Oggetto delle riunioni erano le spiegazioni del sistema di lotta, di propaganda e di metodo antifascista, oltre l’esaltazione della Russia dei Soviets, del piano quinquennale bolscevico e le possibil ità del l'avvento comunista in Europa ». Infine il Guarino assicurava: « Quanto sopra è il risultato degli accertamenti da me esperiti personalmente ». Insomma,

il direttore della colonia era rimasto a origliare, nascosto da qualche parte. Per oltre due mesi i nove malcapitati, peraltro ben noti per la loro mai nascosta fede ideologica e appunto per questo confinati, dovettero in seguito a tale denuncia penare nelle sovraffollate carceri di Napoli. Ma quando il Procuratore del Tribunale speciale Ji interrogò, dovette riconoscere di non doversi procedere nei loro confronti [...]

[...]procedere nei loro confronti per assoluta insussistenza di reato. Infatti i nove ammisero che si erano davvero riuniti nella stanzetta del dormitorio, ma solo per farsi in santa pace una mangiata di risotto e pollo arrosto. Da quel momento il commissario Giuseppe Guarino venne indicato come il poliziotto del “processo dei polli”.

Dopo il condono fascista del 1932,

i confinati politici che si trovavano nell’isola di Lipari (v.) e che non godevano dell’indulto vennero trasferiti in parte a Ventotene e in parte a Ponza (v.). Poi, nel 1939, anche Ponza venne svuotata e i confinati vennero tradotti tutti a Ventotene, dove cominciò ad aversi la più grande concentrazione di dirigenti politici antifascisti mai realizzata in Italia. Per di più, dal 1940, cominciarono a giungere anche gli ex combattenti delle Brigate Internazionali, che dalla Spagna avevano cercato rifugio in Francia, erano stati internati dalle autorità francesi e infine consegnati alla polizia italiana: si trattava di centinaia di uomini, per la massima parte comunisti. Venne così a trovarsi nell’isola una massa di esponenti di vari partiti, una vera élite politica in grado di analizzare, discutere e prevedere gli sviluppi della situazione italiana assai meglio di quanto sapessero fare i governanti fascisti. Erano anche riusciti a stabilire numerosi contatti con l’esterno, dove facevano giungere i loro documenti e i suggerimenti su ciò che gli antifascisti in libertà avrebbero dovuto e potuto fare.

Fu in quella situazione che, come avrà a scrivere Arturo Colombi nel suo libro autobiografico “Nelle mani del nemico”, « l’isola di confino era stata trasformata in Università proletaria: teoria, esperienze politiche e conoscenze culturali venivano elaborate e trasmesse. Si formavano i caratteri, si rafforzava la fede e l’entusiasmo proletario. Si forgiavano quei quadri che qualche anno più tardi saranno gli organizzatori e I dirigenti della Resistenza e del l’insurrezione n[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol VI (T-Z e appendice), p. 287

Brano: Valsesia

Il cimitero di Vallucciole dopo la strage del 13.4.1944

Ci benedica Al bacio del S. Anello.

Dev. Ecc. Ben. Proposto Vannucci ».

Ancora più drammatica è la testimonianza che si ricava da una lettera dell'Abbate di S. Godenzo Mons. Ermindo Melarti, inviata al ('Arcivescovo di Firenze il 16.4.1944:

« Eccellenza Reverendissima Rimetto nelle mani dell’E.V. una breve relazione di quanto è avvenuto ultimamente nella Parrocchia di San Martino a Castagno e dintorni.

Nella notte dal 12 al 13 aprile c., verso le ore 2, una colonna di circa cento automezzi fra cannoni, autoblinde e carri armati, con un contingente di circa sei o settecento soldati tedeschi delle S.S. è passata per San Godenzo ed è piombata su Castagno, sorprendendo tutti nel sonno.

Per tutta la notte, nel giorno successivo e nella notte seguente, fino al tramonto del giorno 14, abbiamo udito di qui continui spari di cannone, di mitraglia e formidabili detonazioni; Si vedevano pure vasti [...]

[...]e c., verso le ore 2, una colonna di circa cento automezzi fra cannoni, autoblinde e carri armati, con un contingente di circa sei o settecento soldati tedeschi delle S.S. è passata per San Godenzo ed è piombata su Castagno, sorprendendo tutti nel sonno.

Per tutta la notte, nel giorno successivo e nella notte seguente, fino al tramonto del giorno 14, abbiamo udito di qui continui spari di cannone, di mitraglia e formidabili detonazioni; Si vedevano pure vasti incendi. Alcune persone che erano riuscite a fuggire dalla zona investita raccontavano cose spaventose.

Tentai ripetutamente di recarmi sul luogo, come lo tentarono altre autorità locali, ma non fu assolutamente possibile, essendo tutte le strade sbarrate dai soldati tedeschi.

Ieri finalmente, essendo partita la compagnia delle S.S. e subentrati altri militi, potei portarmi a Castagno e rendermi ragione di quanto era accaduto.

La colonna appena giunta in paese aprì il fuoco con tutti i mezzi. Tutti, letteralmente tutti gli abitanti, comprese le donne, i bambini ed i mal[...]

[...] finalmente, essendo partita la compagnia delle S.S. e subentrati altri militi, potei portarmi a Castagno e rendermi ragione di quanto era accaduto.

La colonna appena giunta in paese aprì il fuoco con tutti i mezzi. Tutti, letteralmente tutti gli abitanti, comprese le donne, i bambini ed i malati furono trascinati fuori seminudi, alcuni nudi, dalle loro case, in mezzo agli spari ed agli incendi, derubati di anelli, orologi e di tutto quanto avevano indosso, e richiusi in due stanze. Poi le case furono spogliate di tutto, tutte fino alle capanne. Quello che rimase fu distrutto. Poi molte case furono fatte saltare con la dinamite, contro altre furono sparate cannonate, una ventina furono bruciate. Fino ad ora abbiamo ritrovato sette persone morte a fucilate. Tre donne e quattro vecchi. Altri undici morti sono in un bosco oltre Castagno: ma nessuno è potuto andare a rilevarli.

La Canonica fu tra le prime a essere aggredita e il Parroco, tratto fuori seminudo fu con gli altri ammassato in una stanza ove rimase fino alla sera del 14. La Chiesa fu violata. La porta laterale fu aperta con una bomba. Contro il Crocefisso furono sparate cinque fucilate. Gli altari devastati, i ceri tutti asportati, il Ciborio aperto (Don Ruggero mi ha detto che la Pisside l’ha ritrovata intatta sulla mensa dell'altare). Molti indumenti lacerati, un calice rubato, nella Chiesa molte immondizie... In Canonica non è rimasto intatto quasi nulla. Anche tutti gli abiti e le scarpe del Parroco rubati.

All’Oratorio della Madonna asportati denari delle elemosine e tutti gli ex voto per un valore di varie decine di migliaia di lire. La venerata immagine della Madonna è intatta. Alcune donne violentate.

L’intera popolazione di 700 abitanti è piombata nella più squallida miseria[...]

[...]le Strona solo da difficili e faticose mulattiere e da valichi d'alta montagna.

La popolazione (che nel 1940 complessivamente era di circa 60.000 abitanti) è costantemente diminuita nell'alta valle a causa delle condizioni di vita sempre più difficili e per la mancanza di posti di lavoro: chiusi i piccoli opifici e le miniere, di cui oggi si trova traccia solo sulle antiche carte, nel secondo dopoguerra i valligiani rimasti si sono dedicati prevalentemente alle povere colture locali, aH’allevamento del bestiame e alla lavorazione del latte. Il reddito medio procapite delle popolazioni di alcune zone dell’alta valle è tra i più bassi d’Italia. L’industria turistica non è bastata a creare posti di lavoro per tutti, per cui il fenomeno di abbandono della montagna è proseguito anche negli anni più recenti.

La grande maggioranza della popolazione è concentrata nella bassa valle, comprendente i comuni di Borgosesia (v.), Quarona, Varallo (v.) e Serravalle (v.), dove sono situate le industrie (laniere, metalmeccaniche, del legno e della carta) e un artigianato che cerca di resistere a[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol III (H-M), p. 386

Brano: [...] al fascismo daH’Unione democratica, organizzazione liberale monarchica.

Nel febbraio 1922 i fascisti fecero la prima sortita a Livorno organizzando il crumiraggio durante uno sciopero dei trasporti e ottenendo dal direttore dell’Azienda tranviaria che circolassero le vetture da loro guidate.

Alla fine di marzo gli squadristi effettuarono una « spedizione punitiva » contro il sindaco di Cecina, il comunista Ersilio Ambrogi, avvocato, che aveva fatto deporre per due volte dal palazzo comunale, nonostante le ripetute intimidazioni, il ritratto dei sovrani e il Bollettino della Vittoria. In quest’occasione i fascisti assalirono anche la Camera del lavoro, ma gli operai difesero la loro sede e, negli scontri, uno squadrista perse la vita. Il sindaco fu arrestato e venne poi liberato soltanto in maggio, dopo la sua elezione a deputato.

Intanto anche a Livorno erano all’ordine del giorno gli scontri tra operai comunisti, anarchici e socialisti da una parte e gli squadristi in camicia nera dall’altra. Una

vera battaglia scoppiò il [...]

[...]ri tennero testa validamente agli squadristi appoggiati dai carabinieri. Nel conflitto restarono feriti una decina di fascisti e ucciso un antifascista. La Camera del lavoro proclamò uno sciopero generale di protesta.

Nel capoluogo, nelle elezioni del maggio, 6.975 voti andarono al Blocco nazionale, 7.742 ai socialisti, 2.374 ai comunisti, 1.917 ai repubblicani, 837 al Partito popolare, 111 ai liberali. Nell’intera circoscrizione (che comprendeva le province di PisaLivorno, Lucca, MassaCarrara) risultarono eletti: per il Blocco Nazionale, Dello Sbarba, Donegani, Ciano, Pietro Mancini e Ruschi; per i socialisti, Modigliani (che ottenne il più alto numero di suffragi), Giovanni Bianchi, Giuseppe Mingrino, Ventavoli; per i comunisti, Ersilio Ambrogi che ottenne 39.100 voti; per i popolari, Giovanni Gronchi, Angelini e Vincenzo Tangorra; per i repubblicani, Eugenio Chiesa; per i liberali, Tullio Benedetti. Una parte degli anarchici, abbandonato il tradizionale « astensionismo », aveva votato comunista, sia per la naturale tendenza all’un[...]

[...]e, Dello Sbarba, Donegani, Ciano, Pietro Mancini e Ruschi; per i socialisti, Modigliani (che ottenne il più alto numero di suffragi), Giovanni Bianchi, Giuseppe Mingrino, Ventavoli; per i comunisti, Ersilio Ambrogi che ottenne 39.100 voti; per i popolari, Giovanni Gronchi, Angelini e Vincenzo Tangorra; per i repubblicani, Eugenio Chiesa; per i liberali, Tullio Benedetti. Una parte degli anarchici, abbandonato il tradizionale « astensionismo », aveva votato comunista, sia per la naturale tendenza all’unità nella lotta contro il fascismo, sia perché si trattava di fare uscire dal carcere Ersilio Ambrogi.

Dopo le elezioni le violenze degli squadristi s’intensificarono, ma non vennero lasciate senza risposta. Il 17 maggio, in un conflitto, rimasero gravemente feriti alcuni studenti fascisti. Uno di questi, Giorgio Moriani, si spense più tardi all’ospedale. Gli squadristi fascisti erano comandati dal tenente Marcello Vaccari.

Gli Arditi del popolo

La necessità di realizzare l’unità di azione contro il fascismo fece sì che, nel giugn[...]

[...]stenti neH’antifascismo, in modo che ogni gruppo abbia il proprio comandante: Gino Quaglierini, ex ardito di guerra, assume il comando dell’intera organizzazione livornese » (F. P. Bartolotti).

Da una relazione del prefetto di Livorno, in data 16.7.1922, risulta che i comandanti delle diverse squadre erano: Gragnani, per i comunisti; Quaglierini e Tamberi per

i socialisti; Consani, per gli anarchici; Bicchierini, per la squadra che raccoglieva componenti politiche diverse.

Il giorno prima gli squadristi avevano attaccato la Sezione comunista e la sede del Sindacato ferrovieri di Livorno, il Circolo anarchico all’Ardenza e altre associazioni proletarie. La risposta antifascista non si fece attendere: il 16 luglio si svolse per le strade di Livorno una battaglia che vide 500 Arditi del popolo affrontare i fascisti della città, guidati dal loro segretario Vaccari, e sostenuti da squadre pisane e fiorentine sopraggiunte per l’occasione su autocarri e ostentatamente armate. Vi furono feriti da ambo le parti, ma la peggio toccò ai fascisti. Il comandante degli Arditi del popolo, Quaglierini, fu arresta[...]

[...]isti della città, guidati dal loro segretario Vaccari, e sostenuti da squadre pisane e fiorentine sopraggiunte per l’occasione su autocarri e ostentatamente armate. Vi furono feriti da ambo le parti, ma la peggio toccò ai fascisti. Il comandante degli Arditi del popolo, Quaglierini, fu arrestato. La Camera del lavoro, in segno di protesta, proclamò lo sciopero generale.

Nella sua lettera del 21.7.1921 al ministro deM’Interno, il prefetto scriveva: « Mentre tutta Livorno era tornata in completa calma, come avevo oggi assicurato all’E.V., stasera i RR.CC. a mia insaputa e contro il consiglio del Questore, hanno arrestato il capo degli Arditi del Popolo, Quaglierini, ex tenente, sotto l'imputazione di mancato omicidio di un graduato dell'Arma, che sarebbe avvenuto due giorni or sono, inviandolo precipitosamente al carcere a disposizione della Procura, e consegnando immediatamente denunzia all’autorità giudiziaria [...]. Tale provvedimento, che non è stato possibile revocare, ha destato fermento grandissimo ».

Dopo l’arresto di Quaglierini la repressione contro gli Arditi del popolo si fece più dura. Furono via via arrestati l’anarchico Freschi (che era destinato a sostituire Quaglierini), il comandante degli Arditi dell'Ardenza Filippi, gli esponenti della Camera Sindacale Italiana Bini e Consani, e altri elementi tra i più combattivi.

Ebbe inoltre un riflesso negativo sull’unità delle forze antifasciste, e di conseguenza nell’organizzazione degli Arditi, il « patto di pacificazione » stipulato tra il Consiglio Nazionale dei Fasci e il Partito sociali[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol II (D-G), p. 419

Brano: [...], aspra; frequenti e sanguinosi furono gli interventi della truppa contro gli operai in lotta.

Sul piano internazionale stavano intanto maturando le condizioni che avrebbero portato alla scoppio della prima guerra mondiale. Orgogliosamente assisa sull’impero coloniale conquistato con le armi, la casta militare francese si abbandonava con crescente bramosia al sogno di rivincita che avrebbe lavato l’« onta di Sedan ». A sua volta la Germania aveva raggiunto un alto livello economico e militare che la rendeva estremamente aggressiva verso gli altri popoli.

La tradizionale rivalità francese nei

confronti dell'Inghilterra (che era stata assai più tempestiva e più abile nelle conquiste coloniali, fino a costituirsi un impero di ben 375 milioni di abitanti), lasciò temporaneamente il campo a una politica di avvicinamento e infine di alleanza dei due imperialismi contro il comune nemico germanico.

Prima guerra imperialista

Negli anni che precedettero il conflitto mondiale 191418 si ebbe in Francia, da parte dei socialisti e di altri gruppi pacifisti, una vasta e intensa campagna per scongi[...]

[...]di abitanti), lasciò temporaneamente il campo a una politica di avvicinamento e infine di alleanza dei due imperialismi contro il comune nemico germanico.

Prima guerra imperialista

Negli anni che precedettero il conflitto mondiale 191418 si ebbe in Francia, da parte dei socialisti e di altri gruppi pacifisti, una vasta e intensa campagna per scongiurare

I imminente guerra imperialista, sui reali scopi della quale i lavoratori non. si facevano nessuna illusione. Mentre i governi francesi del tempo non pensavano ad altro che a garantire più lauti profitti alla borghesia attraverso provvedimenti fiscali e finanziari favorevoli alle grandi industrie e alle banche, tra gli operai, formalmente imbrigliati dal riformismo socialista, andava diffondendosi la teoria della «azione diretta » proposta dagli anarcosindacalisti, ossia la parola d'ordine dello sciopero generale che avrebbe dovuto sfociare in un certo momento nella conquista rivoluzionaria del potere. Secondo tale astratta teoria la lotta contro la guerra si sarebbe dovuta concludere, nel momento stesso della mobilitazione compiuta dai rispettivi governi, attraverso lo « sciopero dei mobilitati » 'i quali, rifiutandosi di partire per il fronte, avrebbero au
[...]

[...] svolsero con grande concorso di popolo, i suoi stessi compagni di partito proclamarono Vunion sacrée di tutti i lavoratori francesi per difendere « la Patria » nella guerra imperialista. Il conflitto (che l’Europa avrebbe pagato con la perdita di intere generazioni) costò alla Francia 3 milioni di morti e indicibili sofferenze.

E.Nì.

Bibliografia: Carlo Marx, La guerra civile in Francia, Roma, 1950; Lenin, La Comune di Parigi, Roma, 1950; E.V. Tarle, Storia d’Europa 18711919, Roma, 1960; ComperMorel. Le Parti socialiste en France, Paris, 19Ì2;

D. Thompson, Stòria della Francia moderna. Milano, Ì963.

Dal 1918 al 1958

La prima guerra mondiale provocò in Francia anche profondi mutamenti strutturali: sorsero nuovi centri industriali, fiorirono le industrie automobilistica, e aeronautica, si formarono giganteschi monopoli, crebbe ulteriormente la potenza del capitale finanziario e delle banche. I gruppi deH'oligarchia capitalistica e imperialista dei De Vebdeley, Schneider, Rothschild, la Banca pariginaolandese e la Banca d'Ind[...]


Grazie ad un complesso algoritmo ideato in anni di riflessione epistemologica, scientifica e tecnica, dal termine E.V., nel sottoinsieme prescelto del corpus autorizzato è possible visualizzare il seguente gramma di relazioni strutturali (ma in ciroscrivibili corpora storicamente determinati: non ce ne voglia l'autore dell'edizione critica del CLG di Saussure se azzardiamo per lo strumento un orizzonte ad uso semantico verso uno storicismo μετ´ἐπιστήμης...). I termini sono ordinati secondo somma della distanza con il termine prescelto e secondo peculiarità del termine, diagnosticando una basilare mappa delle associazioni di idee (associazione di ciò che l'algoritmo isola come segmenti - fissi se frequenti - di sintagmi stimabili come nomi) di una data cultura (in questa sede intesa riduttivamente come corpus di testi storicamente determinabili); nei prossimi mesi saranno sviluppati strumenti di comparazione booleana di insiemi di corpora circoscrivibili; applicazioni sul complessivo linguaggio storico naturale saranno altresì possibili.
<---fascismo <---fascisti <---Bibliografia <---antifascista <---comunista <---comunisti <---fascista <---italiana <---socialista <---socialisti <---Antonio Fabbri <---Arditi del popolo <---Arditi dell'Ardenza Filippi <---Blocco Nazionale <---Camera Sindacale Italiana Bini <---Carlo Kutufà <---Carlo Marx <---Casentino dalla Romagna <---Comando dei Carabinieri <---Comune di Parigi <---Comune di Stia <---Consiglio Nazionale dei Fasci <---Dino Tremolanti <---Eccellenza Reverendissima Rimetto <---Enrico Giavazzi <---Ersilio Ambrogi <---Giorgio Bratti <---Giorgio Cremonini <---Giovanni Bianchi <---Il voto <---Ilio Barontini <---La Comune <---La Nuova Italia <---La colonna <---La guerra <---La prima <---La sera <---Lelio Lama <---Marino Cesari <---Massa-Carrara <---Nuova Italia <---Parrocchia di San Martino a Castagno <---Partigiani in Casentino <---Pisa-Livorno <---Prefettura di Pisa <---Procuratore del Tribunale <---Raffaello Sacconi <---Rio Marina <---Romolo Zaccaroni <---Russia dei So <---S.E. <---S.F.I.O. <---S.S. <---San Martino a Castagno <---Seconda Internazionale <---Storia <---V.E. <---Val di Chiana <---Vincenzo Tangorra <---Zo Casa <---antifascismo <---antifasciste <---antifascisti <---astensionismo <---blanquisti <---d'Indocina <---dell'Abbate <---dell'Ardenza <---dell'Arma <---dell'Inghilterra <---fasciste <---ideologica <---imperialismi <---imperialista <---interventisti <---lista <---minacciano <---pacifismo <---pacifisti <---riani <---riformismo <---riformiste <---sindacalisti <---socialismo <---socialiste <---squadrista <---squadristi <---valligiani