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da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol VI (T-Z e appendice), p. 573

Brano: Appendice

Un reparto del Battaglione « Gramsci » nel primo anniversario della sua costituzione (zona di Tirana, ottobre 1944)

militari italiani (in gran parte ex effettivi della Divisione “Firenze”), operante dall’ottobre 1943 al maggio 1945 in Albania (v.).

Costituito il 10.10.1943 nei pressi di Tirana, il Battaglione fu inizialmente comandato da Terzilio Cardinali (v.), alla cui memoria verrà conferita nel 1970 la Medaglia d’oro al valor militare. L'1 novembre, combattendo a fianco della I Brigata dell’Esercito di liberazione nazionale albanese, liberò la città di Berati e ne rimase come presidio. Allorché, quindici giorni dopo, ingenti forze nemiche (nazifascisti e collaborazionisti del Balli Kombetar) contrattaccarono per riprendersi la città, il “Gramsci” oppose una strenua difesa, nel corso della quale caddero oltre 150 dei 220 volontari che lo componevano.

I sopravvissuti continuarono la lot

ta, sostenendo numerosi combattimenti durante il 1944, affiancando la

I e (dal luglio) la II Brigata albanese. Il 19 novembre, dopo una nuova, serrata battaglia, il Battaglione entrò a Tirana, insieme ai reparti della I Divisione delI'E.L.N.A.. Prese poi parte alle operazioni per la liberazione dei territori ancora occupati dal nemico nella regione di Scutari e fino al Montenegro.

Nel febbraio 1945 il “Gramsci” fu trasferito a Miloti (Albania del nord) e,, con l’aggregazione di altri gruppi di italiani che avevano combattuto con i partigiani albanesi, venne costituita la Brigata “Gramsci” che, nel marzo 1945, sarà promossa Divisione (ordinata su 2 Brigate) e stanziata a Kruja, con una forza complessiva di circa 2.500 effettivi.

Dopo le gravissime perdite subite

nel novembre 1943 durante la battaglia di Berati, il Battaglione aveva avuto tra i suoi caduti Franco Ermi ni, Osvaldo Chiani, Aurelio Storaci, il già ricordato comandante Terzilio Cardinali, Renato Donnini, Rocco Consiglio, Giuseppe Pignataro, Alfredo Sebastiani. Il vicecomandante del Battaglione e poi comandante della Divisione Giuseppe Monti (v.), rimasto gravemente ferito in combattimento, morirà dopo la guerra a seguito delle ferite riportate.

Al momento della sua costituzione la Divisione “Gramsci” aveva uno Stato Maggiore così costituito: Giuseppe Monti (comandante) ; Battista Cavallotto (vicecomandante) ; Bruno Brunetti (commissario politico) ; Andrea Sacca (capo ufficio operativo) ; Renato D’Aronco (capo ufficio genio) ; P. Francesco Delle Sedie (dirigente servizi sanitari); Walter Pipponzi (responsabile ufficio legale) ; Matteo Lauriola (ufficio stampa e spettacolo) ; Alfredo D’Angelo (servizi speciali presso l’E.L. N.A.); Ermanno Vasarri (sussistenza) ; Scipione Consaies (polizia militare); Silvio Bucciarelli (ufficiale di collegamento); Oscar Nepi (ufficiale di collegamento).

Battista Cavallotto comandava la prima Brigata con il commissario politico Domenico Bogatai e il capo operativo Renato Castello.

Mario Fantacci comandava la seconda Brigata con il commissario politico Renato Bianchi e il capo ufficio operativo Luigi Amati.

B.Br.

Grassi, Angelo

N. a Beigioioso (Pavia) il 2.2.1903; muratore.

Figlio di contadini, nel 1921 aderì al Partito comunista e fu tra gli organizzatori dell'attività sindacale a Pavia anche dopo il varo delle leggi eccezionali fasciste e l'autoscioglimento della C.G.L..

Arrestato nel maggio 1927 con numerosi altri membri dell'organizzazione sindacale, fu deferito al Tribunale speciale che, il 6.7.1928, lo condannò a 3 anni di reclusione. Uscito dal carcere, non si sottomise al fascismo e mantenne cautamente i collegamenti con i vecchi compagni. Dopo T8.9.1943 fu tra gli organizzatori della Resistenza pavese e membro del C.L.N. provinciale. Arrestato dai fascisti nel dicembre

1944, riacquistò la libertà alla vigilia del 25.4.1945. Fu il primo sindaco di Pavia dopo la Liberazione, suc

Lo stato maggiore del « Gramsci ». Da sinistra: Gian Battista Cavallotto, Giuseppe Monti, Bruno Brunetti, Domenico Poletai (10.10.1944)

573



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol VI (T-Z e appendice), p. 100

Brano: Torino

nizzato anche negli stabilimenti minori con poche decine d’operai: la convinzione, instillata in tutta la popolazione torinese da un'intensa propaganda, che bisognava salvare a ogni costo l’avvenire economico del Paese, valsero a mobilitare solidarmente operai, tecnici, dirigenti, e gli stessi industriali. Ma l’azione pianificata si concentrò nei grandi complessi, che vennero sottoposti a un’analisi minuziosa per accertare le loro possibilità di difesa. Per gli stabilimenti FIAT e per le altre maggiori fabbriche torinesi i piani difensivi furono elaborati con la fattiva collaborazione dei dirigenti industriali più qualificati.

Il successo difensivo fu completo, ma la salvaguardia di alcuni stabilimenti (per esempio, delle Ferriere Piemontesi e della Grandi Motori) attaccati da fascisti e tedeschi con mezzi corazzati, e anche della Lancia (dove aveva sede il Comando Piazza) costò molto sangue a operai e partigiani; soltanto l’arrivo tempestivo delle formazioni provenienti dalle valli di Susa e di Pinerolo, dal Canavese, dal Monferrato e dalle Langhe, assicurò il raggiungimento completo di questi obiettivi.

Particolare attenzione fu riservata agli impianti elettrici: la centrale termoelettrica del Martinetto (A.E. M.), le grandi sottostazioni di Stura, Lucento e Stupinigi (S.I.P.), particolarmente prese di mira dai piani nazisti, erano state le prime incluse nel piano regionale di difesa. L’importante cabina di Stura venne salvata dai partigiani del Monferrato, mentre per gli impianti elettrici di Torino fu prevista anche un’opera di corruzione dei guastatori tedeschi, poi non attuata (men

tre lo fu per altre zone del Piemonte, scarsamente fornite di partigiani).

Brillanti risultati ebbe anche la difesa delle opere e dei servizi pubblici: la centrale telefonica S.T.l.P. E.L. (v.), le officine del gas, gli impianti dell'acqua potabile, gli impianti ferroviari, i depositi tranviari, i grandi ponti sul Po, i ponti sulla Dora, sulla Stura e i viadotti ferroviari (per i quali i genieri tedeschi avevano da tempo preparato i fornelli da mina, che però non ebbero poi la possibilità di caricare e di far brillare), tutto fu salvato e consegnato intatto alle nuove Autorità del C.L.N..

L’unico insuccesso fu costituito dalla parziale distruzione degli impianti radiotrasmittenti delTÈremo, attuata dai guastatori tedeschi nel tardo pomeriggio del 26.4.1945, durante la fase culminante della battaglia per la liberazione della città.

La liberazione

Dopo che il Comando militare del C.L.N. regionale composto da Andrea Carnia (v.), Dante Livio Bianco (v.), Francesco Scotti (v.) e dal generale Alessandro Trabucchi (v.), d’intesa con il comandante delle forze garibaldine Pompeo Colaianni (v.), ebbe respinto la proposta compromissoria del Comando germanico per avere via libera attraverso la città (minacciando, in caso diverso, la distruzione), la IV Brigata Garibaldi comandata da Isacco Nahoum (v.), i garibaldini delle Langhe al comando di Nanni Latilla e altre formazioni partigiane si schierarono ben decise a opporsi con le armi al nemico, costringendolo a

desistere dall’insano proposito. La liberazione del capoluogo piemontese fu quindi opera dei torinesi che fin dal 28.4.1945 poterono trasformare il C.L.N. in Giunta regionale di governo, ben prima che gli Alleati giungessero in città (9 maggio).

Torre, Giovanni Battista

Medaglia d’oro al valor militare alla memoria. N. a Sestri Ponente (Genova) nel 1911, m. a Forte San Giuliano (Genova) il 23.5.1944; operaio meccanico.

Occupato presso i Cantieri navali “Oderò Sestri”, prestò servizio militare nella Marina. Congedato e ripreso il suo posto in fabbrica, l'8.9.

1943 lasciò il lavoro per entrare a far parte di una formazione partigiana del C.V.L. di Genova.

Rimasto ferito nel corso di una azione, attirò su di sé l’attenzione del nemico per permettere ai compagni di mettersi in salvo. Catturato, dopo un mese di torture stoicamente sopportate venne fucilato sui bastioni di Forte San Giuliano a Genova.

Torreggiane Alberto

N. a Bagnolo (Reggio Emilia) il 22.5.1908; manovale.

Membro di un'organizzazione comunista clandestina operante a Reggio Emilia, nell’aprile 1939 venne arrestato durante una riunione che si svolgeva in un cascinale di Codemondo (Reggio Emilia). Deferito al Tribunale Speciale, il 20.10.1939 fu condannato a 6 anni di reclusione. Dopo l’8.9.1943 prese parte alla Guerra di liberazione, partigiano combattente della 77a Brigata S.A.P. del Reggiano.

Torreggiane Renzo

N. ad Albinea (Reggio Emilia) Il 13.2.1915; contadino.

Membro di un’organizzazione comunista clandestina operante a Reggio Emilia, nell'aprile del 1939 fu arrestato. Deferito al Tribunale Speciale, il 23.10.1939 fu condannato a 8 anni di reclusione.

Dopo I'8.9.1943 partecipò alla Guerra di liberazione, divenendo commissario di un Distaccamento della 76a Brigata S.A.P. del Reggiano. Nel dopoguerra è stato sindaco del comune di Quattro Castella (Reggio Emilia).

Una squadra S.A.P. della FIAT Mirafiori dopo la liberazione di Torino

100


Grazie ad un complesso algoritmo ideato in anni di riflessione epistemologica, scientifica e tecnica, dal termine E.L., nel sottoinsieme prescelto del corpus autorizzato è possible visualizzare il seguente gramma di relazioni strutturali (ma in ciroscrivibili corpora storicamente determinati: non ce ne voglia l'autore dell'edizione critica del CLG di Saussure se azzardiamo per lo strumento un orizzonte ad uso semantico verso uno storicismo μετ´ἐπιστήμης...). I termini sono ordinati secondo somma della distanza con il termine prescelto e secondo peculiarità del termine, diagnosticando una basilare mappa delle associazioni di idee (associazione di ciò che l'algoritmo isola come segmenti - fissi se frequenti - di sintagmi stimabili come nomi) di una data cultura (in questa sede intesa riduttivamente come corpus di testi storicamente determinabili); nei prossimi mesi saranno sviluppati strumenti di comparazione booleana di insiemi di corpora circoscrivibili; applicazioni sul complessivo linguaggio storico naturale saranno altresì possibili.
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