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da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol III (H-M), p. 16

Brano: Hiroshima

1945) l'Unione Sovietica precisò che sarebbe intervenuta contro il Giappone a cominciare dal 9 agosto. La prima bomba atomica venne sganciata su Hiroshima il 6 agosto e la seconda fu lanciata su Nagasaki il 9. La volontà americana di prevenire l’Unione Sovietica con un atto risolutivo che rendesse superfluo il suo intervento armato in Asia fu così trasparente da far nascere il detto che le bombe atomiche lanciate sul Giappone erano in realtà dirette contro... i russi. Senonché il disegno dei dirigenti americani fallì. La prima bomba atomica non bastò: il Giappone continuò a combattere, e fra le armate sovietiche e la Mongolia Esterna da una parte e l’armata giapponese del Kwantung dall'altra si accese la battaglia. Il 10 agosto il Giappone dichiarò di accettare le condizioni poste dalla conferenza di Potsdam per la cessazione delle ostilità, ma nello stesso tempo avanzò tante e tali riserve, che gli Alleati non poterono considerare quello come un atto di resa. Le due bombe atomiche non erano insomma riuscite a costringere il Giappone a una resa senza condizioni e soltanto il 14 agosto, quan do l’armata del Kwantung venne sconfitta dai russi e messa in rotta su tutto il fronte, il Giappone accettò di firmare la incondizionata capitolazione. L’Unione Sovietica liberò la Corea, la parte meridionale dell’isola di Sakhalin, le isole Curili e la Cina nordorientale, dove l’armata del Kwantung continuò i combattimenti fino al 2.9.1945.

Le bombe atomiche di Hiroshima e Nagasaki segnarono, nei fatti, l’inizio della cosiddetta diplomazia atomica, condotta neH’immediato dopoguerra dagli Stati Uniti per affermare, insieme alla propria superiorità atomica, un’assoluta egemonia nel mondo. La perdita del monopolio delle armi atomiche e termonucleari da parte degli Stati Uniti e il movimento dell’opinione pubblica mondiale contro l'impiego di strumenti di sterminio indiscriminato, fecero però fallire in pochi anni quel piano imperialistico.

C.Gh.

Hitler, Adolf

N. a Braunau sull’Inn (Austria), al confine bavarese, il 20.4.1889, m. a Berlino il 30.4.1945. Il futuro capo del movimento nazionalsocialista nacque da un modesto impiegato di dogana e seguì la famiglia a Linz, dove frequentò un istituto

tecnico che costituì la base più organica della sua istruzione. Nel 1907 (il padre era morto nel 1903, la madre sarebbe morta alla fine di quello stesso 1907) abbandonò il modesto, ma non miserrimo ambiente familiare e si trasferì a Vienna, dove sperava di coronare il suo sogno di entrare all'Accademia delle arti figurative. Respinto due volte agli esami di ammissione all'Accademia, rimase nella capitale austriaca, abitando in alloggi di fortuna e guadagnandosi da vivere con occasionali lavori di disegno [...]

[...]co che costituì la base più organica della sua istruzione. Nel 1907 (il padre era morto nel 1903, la madre sarebbe morta alla fine di quello stesso 1907) abbandonò il modesto, ma non miserrimo ambiente familiare e si trasferì a Vienna, dove sperava di coronare il suo sogno di entrare all'Accademia delle arti figurative. Respinto due volte agli esami di ammissione all'Accademia, rimase nella capitale austriaca, abitando in alloggi di fortuna e guadagnandosi da vivere con occasionali lavori di disegno e di pittura ad acquarello.

Gli anni di Vienna

Il soggiorno viennese ebbe una fondamentale importanza per il giovane Hitler e non tanto, come inclina a ritenere qualche scrittore di biografie in chiave esclusivamente psicologica e psicanalitica, per il senso di frustrazione e per i complessi di inferiorità che si sarebbero impadroniti di Hitler, dell’artista fallito, dinanzi all’esito negativo del tentativo di affermarsi nel campo artistico; ma principalmente perché — come del resto egli stesso avrebbe largamente messo in evidenza nel Mein Kampf — a Vienna Hitler pose le basi della sua incerta e approssimativa cultura con disorganiche e caotiche letture, e qui soprattutto as[...]

[...]el campo artistico; ma principalmente perché — come del resto egli stesso avrebbe largamente messo in evidenza nel Mein Kampf — a Vienna Hitler pose le basi della sua incerta e approssimativa cultura con disorganiche e caotiche letture, e qui soprattutto assorbì per la prima volta gli elementi di una esperienza politica, per quanto indiretta.

La Vienna del soggiorno giovanile di Hitler era infatti il teatro del movimento antisemita capeggiato dal borgomastro cattolico della città Karl Lueger, che non a caso Hitler ricorderà nel « Mein Kampf » come « geniale borgomastro », l’uomo che trasformò l'antisemitismo da fenomeno culturale e sentimentale in vero_e proprio movimento politico di massa, in conseguente politica discriminatrice; ed era anche la Vienna dei conflitti nazionali e sociali provocati, da una parte, dalHnasprimento dello scontro delle nazionalità nell’impero asburgico, e dall’altra dall’ascesa del movimento operaio e del socialismo che si accompagnava alla crescente industrializzazione. Dall'incapacità dell'impero asburgico di imporre una salda dominazione dell’elemento tedesco, Hitler trasse la convinzione della necessità di una inflessibile politica nazionale e razziale; dall’ascesa del movimento operaio, l’odio inconciliabile contro il socialismo e il marxismo, e soprattutto contro l’internazionalismo che ne era alla base.

Primo dopoguerra

Nella primavera del 1913 Hitler si trasferì in Germania (v.), a Monaco di Baviera, per ragioni tuttora incerte, probabilmente per sfuggire agli obblighi di leva dell’esercito austriaco. Nel febbraio del 1914 egli fu comunque dichiarato inabile al servizio militare, circostanza che tuttavia non gli impedì, allo scoppio della prima guerra mondiale, di arruolarsi come volontario nell'esercito bavarese.

Anche l'esperienz[...]

[...] ragioni tuttora incerte, probabilmente per sfuggire agli obblighi di leva dell’esercito austriaco. Nel febbraio del 1914 egli fu comunque dichiarato inabile al servizio militare, circostanza che tuttavia non gli impedì, allo scoppio della prima guerra mondiale, di arruolarsi come volontario nell'esercito bavarese.

Anche l'esperienza della guerra, che lo vide per la gran parte sul fronte occidentale dove riportò due gravi ferite, incise profondamente sulla formazione e sulle idee di Hitler; e più ancora incisero in lui i mesi deH'immediato dopoguerra e l'esperienza della Repubblica dei consigli nata a Monaco, che inasprirono ulteriormente l'acceso nazionalismo e antisemitismo del reduce, il quale aveva trovato, tra l’altro, modo di diffondere le sue idee come istruttore politico della Reichswehr bavarese.

Di fronte ai traumi della sconfitta e ai crimini di coloro che — a suo avviso — ne recavano le responsabilità, principalmente marxisti ed ebrei, Hitler decise di « diventare uomo politico ». E nella confusione del primo dopoguerr[...]

[...] quale aveva trovato, tra l’altro, modo di diffondere le sue idee come istruttore politico della Reichswehr bavarese.

Di fronte ai traumi della sconfitta e ai crimini di coloro che — a suo avviso — ne recavano le responsabilità, principalmente marxisti ed ebrei, Hitler decise di « diventare uomo politico ». E nella confusione del primo dopoguerra tedesco, nel quale le forze reazionarie e i Fre/korps (bande di volontari armati) furono chiamati dal socialdemocratico Noske a schiacciare i fermenti della rivoluzione, Hitler potè farsi strada: oratore irruento e visionario, entrò nel settembre del 1919 nel Deutsche Arbeiterpartei o D.A. P. (Partito tedesco dei lavoratori), un piccolo movimento di scontenti, fortemente nazionalista e confusamente anticapitalista, fondato pochi mesi prima da Karl Harrer e Anton Drexler (v.). I due fondatori furono ben presto estromessi da ogni funzione direttiva dall’intraprendenza e aggressività del nuovo esponente e questi orientò il partito verso la agitazione di massa e la struttura paramilitare. Trasformato il D.A.P. in N.S.D.A.P. (Partito nazionalsocialista tedesco dei lavoratori) nell’estate 1920, dall’agosto 1921 Hitler cominciò a organizzare gruppi di ex combattenti che più tardi chiamò Sturm Abteilungen o S.A., reparti d'assalto destinati a seminare il terrore tra gli avversari politici. Ramificatosi con il concorso di altri esponenti (Anton Rosenberg, Hans Frank, Gregor Strasser, Rudolf Hess, Hermann Gòring) e di nomi prestigiosi della destra militarista (come il generale Erich Ludendorff) anche in altre città della



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol V (R-S), p. 469

Brano: Sékou Touré, Ahmed

ry Touré (grande eroe della resistenza armata anticoloniale, catturato dai francesi e morto deportato nel Gabon nel 1900), appartenente al gruppo etnico dei Malinke, terminata la scuola elementare nel 1936 Sékou Touré potè entrare in un istituto professionale francese di Conakry, capitale della colonia, ma l'anno seguente ne venne espulso per aver diretto uno sciopero di studenti. Completò gli studi superiori per corrispondenza.

Nel 1940 si impiegò presso una ditta francese e l’anno dopo si specializzò in telecomunicazioni. Impegnatosi attivamente nel movimento operaio, nel 1945 fu eletto segretario generale della Federazione dei lavoratori di Guinea, affiliata [...]

[...]di Conakry, capitale della colonia, ma l'anno seguente ne venne espulso per aver diretto uno sciopero di studenti. Completò gli studi superiori per corrispondenza.

Nel 1940 si impiegò presso una ditta francese e l’anno dopo si specializzò in telecomunicazioni. Impegnatosi attivamente nel movimento operaio, nel 1945 fu eletto segretario generale della Federazione dei lavoratori di Guinea, affiliata alla

C.G.T. francese e alla Federazione sindacale mondiale. Il 18.10.1946 partecipò a Bamako (Sudan) alla conferenza di fondazione del Rassemblement démocratique africain (R.D.A.), il grande partito interterritoriale unito che doveva guidare sulle posizioni più avanzate nella lotta per l’indipendenza le forze democratiche delle colonie francesi in Africa.

Nel 1947 entrò a lavorare nella amministrazione del Ministero delle Finanze francese in Guinea e divenne segretario generale del sindacato degli impiegati ministeriali. A causa della sua attività politica perse ben presto l’impiego, per cui si dedicò completamente al lavoro sindacale. Nel 1948 diventò segretario generale della sezione guineana della C.G.T. e nel 1950 segretario del comitato di coordinamento di tutte le sezioni della C.G.T. deH’Africa Occidentale Francese.

Per l'indipendenza della Guinea

Nel 1946 era stato tra i fondatori del Partito progressista di Guinea che, nel 1947, aveva aderito al R.

D.A. e cambiata la propria denominazione in Partito democratico guineiano (P.D.G.). In questo partito, guidato per 6 anni da Madeira Keita, ripetutamente arrestato e deportato dalle autorità coloniali francesi, nel 1952 la direzione fu assunta da Touré che seppe trasformarlo in una grande organizzazione nazionale di massa. Eletto nel 1953 all’assemblea territoriale, ma non eletto all’Assemblea Nazionale francese nel 1954 unicamente per i brogli elettorali compiuti contro di lui, Touré acquistò crescente popolarità, tanto che nel 1956 le autorità francesi non poterono più impedirne l’elezione. Nello stesso anno egli

Sékou Touré

divenne anche sindaco di Conakry. Ormai leader indiscusso della più forte organizzazione politica guineana, nell’aprile 1956 fondò la Confederazione generale dei lavoratori africani (C.G.T.A.), affiliata alla C.G. T. francese e alla F.S.M.; e nel gennaio 1957 fondò VUnione generale dei lavoratori dell'Africa Nera [U.G.T.A.N.), estranea a qualsiasi affiliazione europea o internazionale. Nel marzo 1957, alle elezioni svoltesi ancora sotto il controllo della Francia, il P.D.G. conseguì una tale vittoria che le autorità coloniali furono costrette ad affidare a questo partito la formazione del governo, del cui Consig[...]

[...], nell’aprile 1956 fondò la Confederazione generale dei lavoratori africani (C.G.T.A.), affiliata alla C.G. T. francese e alla F.S.M.; e nel gennaio 1957 fondò VUnione generale dei lavoratori dell'Africa Nera [U.G.T.A.N.), estranea a qualsiasi affiliazione europea o internazionale. Nel marzo 1957, alle elezioni svoltesi ancora sotto il controllo della Francia, il P.D.G. conseguì una tale vittoria che le autorità coloniali furono costrette ad affidare a questo partito la formazione del governo, del cui Consiglio esecutivo Touré divenne vicepresidente. Due mesi dopo egli fu eletto anche membro del Gran Consiglio dell’Africa Occidentale Francese.

Da quel momento Touré riuscì sempre più concretamente a operare per lo sviluppo economico della Guinea, per aumentare la presenza e il peso di funzionari guineani nelle attività statali ed economiche creando condizioni di effettiva indipendenza, pur mantenendo con la Francia rapporti di collaborazione. Quando nel 1958 il presidente francese Charles De Gaulìe offrì alle ex colonie la possibilità di scegliere fra un’autonomia limitata (sostenuta dalla Francia) e la piena indipendenza, Touré fu così l’unico leader africano che riuscì a far prevalere nel proprio paese la seconda soluzione (v. Guinea).

Da presidente della repubblica a dittatore

Divenuto presidente della Guinea il 2.10.1958 con elezione plebiscitaria, l'ormai popolarissimo Silly (che significa “elefante”, per gli africani

simbolo di forza, dignità e intelligenza, un soprannome attribuitogli fin da giovane), per frustrare il tentativo dei colonialisti francesi miranti a far fallire con ogni mezzo il coraggioso progetto di totale indipendenza del suo paese, si rivolse all'Unione Sovietica per essere sostenuto economicamente. Proclamò di voler procedere alla costruzione di un'economia “socialista”, instaurò una “repubblica popolare rivoluzionaria”, ma non volendo legarsi troppo al blocco sovietico non ne ricavò tutti i vantaggi che sperava. Dal 1975 svolse allora una politica di « neutralismo positivo » senza far concessioni a nessuno dei due blocchi dominanti la scena mondiale, con il ri[...]

[...] giovane), per frustrare il tentativo dei colonialisti francesi miranti a far fallire con ogni mezzo il coraggioso progetto di totale indipendenza del suo paese, si rivolse all'Unione Sovietica per essere sostenuto economicamente. Proclamò di voler procedere alla costruzione di un'economia “socialista”, instaurò una “repubblica popolare rivoluzionaria”, ma non volendo legarsi troppo al blocco sovietico non ne ricavò tutti i vantaggi che sperava. Dal 1975 svolse allora una politica di « neutralismo positivo » senza far concessioni a nessuno dei due blocchi dominanti la scena mondiale, con il risultato di inimicarsi sia le vecchie élites tribali legate alla Francia e al neocolonialismo U.S.A. sia i giovani progressisti che avrebbero voluto un più deciso schieramento della Guinea con i paesi socialisti. La lotta interna spinse Touré ad assicurarsi il potere con la forza, su posizioni sempre più autoritarie. Da qui una serie di tentativi di colpi di stato e di rivolte da parte dei suoi oppositori che lo accusavano di aver instaurato una san[...]

[...]lora una politica di « neutralismo positivo » senza far concessioni a nessuno dei due blocchi dominanti la scena mondiale, con il risultato di inimicarsi sia le vecchie élites tribali legate alla Francia e al neocolonialismo U.S.A. sia i giovani progressisti che avrebbero voluto un più deciso schieramento della Guinea con i paesi socialisti. La lotta interna spinse Touré ad assicurarsi il potere con la forza, su posizioni sempre più autoritarie. Da qui una serie di tentativi di colpi di stato e di rivolte da parte dei suoi oppositori che lo accusavano di aver instaurato una sanguinaria dittatura personale sostenuto dai membri della sua famiglia e da esponenti della tribù Malinke. A questi attacchi Touré rispose imprigionando, torturando e uccidendo gli oppositori. Si calcola che nel corso degli anni Settanta circa 2.000 persone siano state in tal modo liquidate da Touré e dai suoi collaboratori, mentre circa 2 milioni di guineani (su 6 milioni) erano costretti a espatriare nei contigui Stati africani, per ragioni sia economiche che politiche.

Alla morte di Touré, avvenuta in seguito a improvvisa crisi cardiaca che si tentò vanamente di fronteggiare con un ricovero d’urgenza in una clinica specializzata americana, la presidenza provvisoria della Guinea fu assunta dal suo più stretto collaboratore, il primo ministro Lansana Beavoguì. Ma una settimana dopo, mentre ancora duravano le esequie, un “Comitato militare di risanamento” portava a segno un colpo di stato (2.4. 1984).

Nel loro primo comunicato diffuso per radio, il 3.4.1984 i militari dichiararono: « L’opera immortale di Ahmed Sékou Touré è stata di condurre il nostro paese all’indipendenza [...] Ma se all’estero la sua opera è stata coronata dal successo, [...] influenzato da compagni disonesti e sotto le spinte feudali della sua famiglia ha dato vita a una dittatura sanguinaria e spietata ». Il Comitato militare procedette alla liberazione di tutti i prigionieri politici, arrestò gli esponenti del regime di Touré e sciolse tutte le organizzazioni del P.D.G. che era diventato in Guinea partito unico.

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da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol I (A-C), p. 31

Brano: Alfonsine

aereoplani, di motori per aviazione e di carri armati. La disciplina all’interno degli stabilimenti assunse carattere militare; le condizioni dei lavoratori si fecero sempre più dure e le agitazioni operaie, dapprima sporadiche, andarono gradualmente intensificandosi fino a sfociare negli scioperi del 25.3.1943. I primi operai milanesi a scendere in sciopero furono precisamente quelli della Pirelli, della Falck e della Ercole Marelli, seguiti da molte altre fabbriche. Nell’agosto 1943 i lavoratori dell’A.R. manifestarono per la pace insieme a quelli degli altri stabilimenti e, nei giorni dell’8 settembre, molti di essi accorsero ad arruolarsi nelle file della Guardia Nazionale (v.). Dopo l'occupazione tedesca gli elementi più decisi si raccolsero nell’Ossola e nella Valtellina, costituendovi i quadri dirigenti di quelle formazioni partigiane.

L’Alfa Romeo e la Resistenza

La grande massa dei lavoratori rimasti in fabbrica dopo T8.9.1943 si diede a organizzare il sabotaggio della produzione bellica, la raccolta delle armi e dei m[...]

[...]to il 13.12.1943, il generale delle

S.S. Paul Zimmermann, incaricato della repressione degli scioperi in Piemonte e in Lombardia, intervenne personalmente con minacce e lusinghe per indurre gli operai dell’A.R. a riprendere il lavoro: promise miglioramenti salariali, distribuzioni straordinarie di generi alimene tari e di vestiario, ma non ottenne alcun risultato. Altrettanto infruttuoso risultò il tentativo di intimidire gli operai, compiuto dal comandante della Brigata nera « Ettore Muti » Colombo, accorso con squadre di accoliti armati nei reparti deH’officina. Ne seguirono numerosi arresti e l'invio di lavoratori nei campi di sterminio in Germania. La vigilanza e la repressione dei fascisti furono particolarmente rigorose sotto la presidenza di Augusto De Marsànich (v.).

Al momento della Liberazione, lo stabilimento milanese dell'A.R. contava 8.400 tra operai e impiegati. Gli impianti e i magazzini furono salvati dalle ruberie dei nazisti in ritirata, grazie alla resistenza delle maestranze. A liberazione avvenuta, tutti i lavoratori s[...]

[...]ttore Muti » Colombo, accorso con squadre di accoliti armati nei reparti deH’officina. Ne seguirono numerosi arresti e l'invio di lavoratori nei campi di sterminio in Germania. La vigilanza e la repressione dei fascisti furono particolarmente rigorose sotto la presidenza di Augusto De Marsànich (v.).

Al momento della Liberazione, lo stabilimento milanese dell'A.R. contava 8.400 tra operai e impiegati. Gli impianti e i magazzini furono salvati dalle ruberie dei nazisti in ritirata, grazie alla resistenza delle maestranze. A liberazione avvenuta, tutti i lavoratori si diedero all’opera di ricostruzione dell’azienda, cui

contribuirono anche i Consigli di gestione (v.).

P.Se.

Alfieri, Dino

N. a Bologna l'8.6.1886, m. a Milano il 2.1.1966; avvocato, gerarca fascista. Fondatore, nel 1910, del gruppo nazionalista milanese, fu interventista nella guerra 191518. Nel 1919 passò dal nazionalismo al fascismo, mantenendo le sue posizioni monarchiche. Eletto deputato nel 1921, nella lista del Partito fascista, fu rieletto nel 1924 e nel 1929; successivamente venne nominato Consigliere nazionale e, nell’agosto 1935, ministro per la Stampa e propaganda. Fu ambasciatore a Berlino dal 1941. al 1943.

Alla riunione del Gran Consiglio del fascismo, il 25.7.1943, D.A. votò l’ordine del giorno Grandi contro Mussolini e per questo venne condannato a morte in contumacia al processo di Verona (10.1.1944). Dopo la caduta del fascismo, s’era ritirato a vita privata.

Alfieri, Banda

Brigata nera (v.) che prese il nome dal suo primo comandante, colonnello Alfieri, caduto in una imboscata dei partigiani. La banda A., il cui comando venne assunto dal colonnello Fiorentini, agiva in provincia di Pavia, con compiti di polizia politica, sotto il diretto controllo delle S.S. tedesche (Sicherheit Abteilung): essa veniva particolarmente impiegata per la cattura e l’uccisione di ostaggi, e per svolgere interrogatori con i più crudeli sistemi di tortura. Il quartier generale della banda, dapprima in Voghera, venne trasferito all’albergo Savoia, di Broni, mentre una sede staccata fu ospitata nel castello di Cicognola. Capeggiavano la banda, oltre il Fiorentini, il fascista Pier Alberto Pastorelli, il maresciallo tedesco Adolfo Àmet e certo Michelini, capo dell'Ufficio politico della Questura di Pavia, fra le più efferate azioni compiute dalla banda A., in breve volgere di tempo alla fine del 1944, si ricordano le seguenti: il 4.12.1944, fatta irruzione nel caffè Croce, a Castelletto di Branduzzo, i fascisti arrestarono Sandro Cesarini, Candido Savi, Francesco Bernini e, dopo averli ferocemente seviziati, li massacrarono, abbandonando i loro cadaveri sulla strada. Il 12 dicembre, sempre a Castelletto, vennero catturati i patrioti Celso Civardi, Giuseppe Barbieri, Battista Longhi: il

Civardi fu ucciso mentre tentava di fuggire dal camion che lo trasportava; il Barbieri e il Longo, portati a Cicognola, vennero torturati e infine gettati nel pozzo del castello.

Il 17 dicembre, i brigatisti neri irruppero nella osteria della Ca’ Bianca a Montù Beccaria; vi misero al muro tutti i presenti, li spogliarono del denaro e degli orologi e infine, dopo aver ucciso sul posto Giuseppe Maggi, trassero prigionièri 12 uomini, tre dei quali {Nildo Magrotti, Carletto Montipiani e Giuseppe Quaroni) furono fucilati due giorni dopo a Cicognola. Il 30 dicembre, a Pietra tdei Giorgi, furono messi al muro e fucilati i fratelli Alberto e A[...]

[...]atisti neri irruppero nella osteria della Ca’ Bianca a Montù Beccaria; vi misero al muro tutti i presenti, li spogliarono del denaro e degli orologi e infine, dopo aver ucciso sul posto Giuseppe Maggi, trassero prigionièri 12 uomini, tre dei quali {Nildo Magrotti, Carletto Montipiani e Giuseppe Quaroni) furono fucilati due giorni dopo a Cicognola. Il 30 dicembre, a Pietra tdei Giorgi, furono messi al muro e fucilati i fratelli Alberto e Angelo Vedasco. Il 31 dicembre, a Vallorsa, furono uccisi, nello stesso modo, Giuseppe Pusetti e Angiolino Paturenzi.

Alfonsine

Comune agricolo e industriale di circa 12.000 abitanti in provincia di Ravenna, a 16 km dal capoluogo. Già retta prima del fascismo da un’amministrazione socialista, Alfonsine divenne importante cèntro attivo di lotta contro la dittatura.

Il fascismo vi si organizzò solo nel luglio 1922 e le tessere che vi vennero distribuite non superarono mai il numero di 800 all’anno. Molti furono gli alfonsinesi condannati dal Tribunale speciale; altri emigrarono; alcuni accorsero a combattere nelle Brigate Internazionali in Spagna, e uno nella colonna « Rosselli ».

Nella Guerra di liberazione

Nel 1943 si costituì ad A., fra i. primi, un comitato di « Unione nazionale », al quale aderirono comunisti, anarchici, repubblicani e socialisti. Quando, più tardi, questo si trasformò in Comitato di liberazione nazionale, vi parteciparono anche i cattolici. Dopo I'8.9.1943 A. diventò uno dei più impegnati centri di Resistenza, per l'ampiezza assunta dalla adesione popolare e dall’organizzazione partigiana, per la con[...]

[...]e Internazionali in Spagna, e uno nella colonna « Rosselli ».

Nella Guerra di liberazione

Nel 1943 si costituì ad A., fra i. primi, un comitato di « Unione nazionale », al quale aderirono comunisti, anarchici, repubblicani e socialisti. Quando, più tardi, questo si trasformò in Comitato di liberazione nazionale, vi parteciparono anche i cattolici. Dopo I'8.9.1943 A. diventò uno dei più impegnati centri di Resistenza, per l'ampiezza assunta dalla adesione popolare e dall’organizzazione partigiana, per la continuità delle lotte e per la vasta mobilitazione delle masse femminili. Tra le azioni più importanti sono da ricordare: alla fine del luglio 1944, la manifestazione di 600 donne guidate da Seconda Margotti, per salvare dalla forca il. gappista Bolognesi caduto in mano tedesca; il 2 agosto, l’altra manifestazione, diretta da Valeria Vochenhausen [Antonia), che vide scendere in piazza 1.300 popolane reclamanti la libera

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Grazie ad un complesso algoritmo ideato in anni di riflessione epistemologica, scientifica e tecnica, dal termine D.A., nel sottoinsieme prescelto del corpus autorizzato è possible visualizzare il seguente gramma di relazioni strutturali (ma in ciroscrivibili corpora storicamente determinati: non ce ne voglia l'autore dell'edizione critica del CLG di Saussure se azzardiamo per lo strumento un orizzonte ad uso semantico verso uno storicismo μετ´ἐπιστήμης...). I termini sono ordinati secondo somma della distanza con il termine prescelto e secondo peculiarità del termine, diagnosticando una basilare mappa delle associazioni di idee (associazione di ciò che l'algoritmo isola come segmenti - fissi se frequenti - di sintagmi stimabili come nomi) di una data cultura (in questa sede intesa riduttivamente come corpus di testi storicamente determinabili); nei prossimi mesi saranno sviluppati strumenti di comparazione booleana di insiemi di corpora circoscrivibili; applicazioni sul complessivo linguaggio storico naturale saranno altresì possibili.
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