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da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol II (D-G), p. 26

Brano: [...]n poteva non colorarsi di una vaga tinta antimussoliniana e persino antifascista. Tanto più che, forse per un motivo di concorrenza e per una necessità di contrapposizione, mentre Mussolini e il fascismo si spostavano sempre più accentuatamente verso dichiarate e scoperte posizioni di destra, abbandonando sempre più gli schermi demagogici socialisteggianti e ottenendo così un sempre più aperto e massiccio appoggio, sia governativo che padronale, D'Annunzio percorreva in certo modo il cammino opposto, richiamandosi ai motivi sociali che si erano pur intrecciati con quelli nazionalistici durante l'impresa fiumana (v. Legionari fiumani, Federazione).

Nei due anni che precedettero la marcia su Roma, nei rapporti tra dannunzianesimo e fascismo vi furono alti e bassi, alterne vicende. Nella primavera del 1921 fu D'Annunzio a prendere l'iniziativa di chiedere a Mussolini un colloquio chiarificatore che ebbe luogo il 5 aprile a Cargnacco. Ma il dissidio risorse ben presto. Manifestazioni se ne ebbero nel settembre 1921 e soprattutto nel marzo 1922, quando D'Annunzio ruppe nuovamente il suo silenzioso ritiro per riprendere il posto di battaglia nel conflitto tra fascisti e legionari, entrato nella fase più acuta. Alcuni tra i suoi portavoce diffondevano la notizia che il comandante intendeva riprendere un’azione di rinnovamento sociale e di pacificazione nazionale insieme, che aveva un netto carattere di concorrenza e anche di critica rispetto al fascismo. Fu allora, tra l'1 aprile e il 26.5.1922, che D'Annunzio ricevette successivamente i due più autorevoli esponenti della Cotfederazione Generale del Lavoro, i socialisti riformisti Gino Baldesi e Ludovico D'Aragona; e poi anche il ministro degli Esteri sovietico Cicerin che si trovava in Italia per la Conferenza internazionale di Genova. A quest'ultimo, D'Annunzio parlò di « spiritualità », ma anche manifestò un « sentimento molto vivo di simpatia per le lotte sociali degli oppressi » (così si sarebbe espresso

lo stesso Cicerin secondo quanto riferì il giornale II Mondo).

Ma in questa azione D’Annunzio finì per rendersi strumento, forse inconsapevole, proprio di Mussolini, contro il quale in definitiva egli si stava in quel periodo adoperando. Quando, infatti, proclamato alla fine di luglio lo « sciopero legalitario » antifascista, gli squadristi si scate

Mussolini e D'Annunzio a Gardone (25.5.1925)

[...] di simpatia per le lotte sociali degli oppressi » (così si sarebbe espresso

lo stesso Cicerin secondo quanto riferì il giornale II Mondo).

Ma in questa azione D’Annunzio finì per rendersi strumento, forse inconsapevole, proprio di Mussolini, contro il quale in definitiva egli si stava in quel periodo adoperando. Quando, infatti, proclamato alla fine di luglio lo « sciopero legalitario » antifascista, gli squadristi si scate

Mussolini e D'Annunzio a Gardone (25.5.1925)



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol II (D-G), p. 27

Brano: [...] un « patto di pacificazione » tra le organizzazioni sindacali fasciste e la Federazione dei lavoratori del mare di Giulietti, di cui D’Annunzio era il riconosciuto capo spirituale; poi precipitò la decisione sulla marcia su Roma (v.). D’Annunzio tenne un atteggiamento incerto e contraddittorio.

La connivenza con Mussolini

Il 22 ottobre, rispondendo a una lettera di Facta relativa alla sua partecipazione alla manifestazione del 4 novembre, D'Annunzio ancora ribadiva l’intenzione di mettersi interamente al servizio della propria fede e concludeva: « Ho sete dell’acqua di Trevi ». Ma il giorno dopo un suo fedelissimo, Nino Danieli, pubblicava sul « Mondo » una mezza smentita che preludeva alla ritirata; e il 25 ottobre il poeta stesso telegrafava a un altro suo fedelissimo, Eugenio Coselchi: « Sono più ammalato di prima. Punito dalle trasgressioni; Impossibile ricevere alcuno. Rinuncio a tutto irrevocabilmente. Ogni tentativo sarà vano ». Era la ritirata definitiva. Lungo la marcia su Roma Mussolini non trovò più nemmeno l’ostacolo che l’in[...]

[...]zzo poteva assicurare II « duce » che D’Annunzio intendeva ormai tenersi In disparte da qualsiasi iniziativa politica e attendeva soltanto che tutti i suoi manoscritti fossero acquistati e riscattati dal governo, nonché il corrispettivo finanziario relativo alla prima partita.

La riconciliazione era completa. Il 25.5.1925, quando ormai la burrasca per il delitto Matteotti era passata, Mussolini andò a Gardone e per tre giorni rimase ospite di D'Annunzio. Poche settimane più tardi, ai primi di luglio, Rizzo informava il capo del governo: « Il Comandante mostra ora di avere la massima ostilità contro le opposizioni tutte e dice che ormai meritano di essere trattate con la più assoluta intransigenza, senza pietà, e solo così l'Italia sarà salvata ».

Messa in tal modo ormai completamente da parte ogni residua velleità di resistenza, D’Annunzio comincia la geremiade di lamentele e di richieste, cui di volta in volta Mussolini aderisce col deciso proposito di addomesticare definitivamente l'irrequieto e un po’ scomodo (ma utilizzabile) poeta. S[...]

[...]mesticare definitivamente l'irrequieto e un po’ scomodo (ma utilizzabile) poeta. Sarà questo il capitolo più indecoroso della vita di Gabriele D’Annunzio, sempre più svuotato di capacità creative, fino al termine dei suoi giorni.

P.AI.

Bibliografia essenziale: Edoardo Susmel, Lù giornate fiumane di Mussolini, Firenze; Nino Valeri, Da Giolitti a Mussolini, Momenti della crisi del liberalismo, Firenze, 1956; Guglielmo Gatti, Vita di Gabriele D'Annunzio, Firenze, 1956; Paolo Alatri, Nitti, D’Annunzio e la questione adriatica (19191920), Milano, 1959; Giovanni Rizzo, D'Annunzio e Mussolini, la verità sui loro rapporti, Bologna, 1960; Nino Valeri, D'Annunzio davanti al fascismo (Con documenti inediti), Firenze, 1963; Paolo Alatri, Le origini del fascismo, Roma, 1962; Luigi Salvatorelli e Giovanni Mira, Storia d'Italia nel periodo fascista, Torino, 1964; Giulio Trevisani, Compendio di Storia d'Italia, voi. Ili, Milano, La Pietra, 1969.

D’Annunzio e Gramsci

Molto netto fu, sin dall’inizio, il giudizio di Antonio Gramsci (v.) sul significato dell’impresa dannunziana a Fiume.

« La borghesia italiana — scrisse Gramsci [Ordine Nuovo, 4.10.1919, I, n. 20) — è nata e si è sviluppata affermando e realizzando il principio deM’unità nazionale. Poic[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol II (D-G), p. 28

Brano: D’Annunzio, Gabriele

nicamente più perfetta dell'apparato mercantile di produzione e di scambio, la borghesia italiana è stata lo strumento storico di un progresso generale della società umana. Oggi, per gli intimi e Insanabili conflitti creati dalla guerra nella sua compagine, la borghesia tende a disgregare la nazione, a sabotare e a distruggere l'apparato economico così pazientemente costruito. Gabriele D'Annunzio, servo smesso della massoneria anglofrancese, si ribella ai suoi vecchi burattinai, racimola una compagnia di ventura, occupa Fiume se ne dichiara padrone assoluto e costituisce un governo provvisorio. Il gesto di D’Annunzio aveva inizialmente un mero valore letterario: D’Annunzio preparava e viveva gli argomenti di un futuro poema epico, di un futuro romanzo di psicologia sessuale e di una futura collezione di Bollettini di guerra del comandante Gabriele D’Annunzio.

Niente di straordinario e di mostruoso nell’avventura letteraria di Gabriele D’Annunzio: è possibile che in una classe, sana[...]

[...]ume viene contrapposta alla disciplina legale del governo di Roma. Il gesto letterario diventa un fenomeno sociale. Il gesto letterario ha scatenato In Italia la guerra civile ». Malgrado questo sferzante giudizio, sembra ormai accertato dalle ricerche di Sergio Caprioglio e dalle testimonianze di Nino Dazi/©// e Mario Giordano, confermate da Paimiro Togliatti, che effettivamente Gramsci nella primavera del 1921 avesse cercato di Incontrarsi con D'Annunzio.

* Quanto al tentativo di incontro e al mancato incontro di Gramsci con Gabriele D’Annunzio — scrive Togliatti (Rivista Storica del Socialismo, n. 1516, gennaioagosto 1962) — ritengo che quanto narrato dal Danieli corrisponda a verità. A me risulta, per conoscenza diretta, che un tentativo di incontro venne fatto. Organizzatore della cosa fu effettivamente un legionario fiumano che frequentava, all'inizio del 1921, la redazione dell'Ordine Nuovo quotidiano, a Torino.

Si chiamava veramente Giordano, ed era tipo simpatico, ma assai strano. Doveva avere riportato in guerra una ferita alla [...]

[...]ini

zio dell'estate 1921 e Gramsci non ritornò a Torino che dopo un certo periodo di tempo. (Forse prima di ritornare dovette recarsi a Roma per lavoro di partito). Dell'esito del viaggio, però, non mi parlò, per quanto io sapessi dove si era recato col Giordano e perché. Dalle poche parole che egli mi disse compresi che l’incontro non aveva potuto compiersi, ebbi l'impressione che l'ostacolo fosse venuto da qualche persona dell 'entourage di D'Annunzio; ma compresi pure che Gramsci non aveva piacere di parlare a lungo dell'argomento e non insistetti. Credo che, dei compagni della redazione che erano più vicini a Gramsci, tutti ne seppero su per giù quanto me, e nessuno insistette per saperne di più.

Rimane la questione del motivo per cui Gramsci accettò di tentare quell'incontro, o forse lo sollecitò. Sono errate, fuori dalla realtà, le considerazioni che espone Nino Danieli circa l’eventualità di un intervento armato contro una rivoluzione vittoriosa e di una guerra rivoluzionaria nella quale avrebbe dovuto spettare a D'Annunzio la part[...]

[...]edazione che erano più vicini a Gramsci, tutti ne seppero su per giù quanto me, e nessuno insistette per saperne di più.

Rimane la questione del motivo per cui Gramsci accettò di tentare quell'incontro, o forse lo sollecitò. Sono errate, fuori dalla realtà, le considerazioni che espone Nino Danieli circa l’eventualità di un intervento armato contro una rivoluzione vittoriosa e di una guerra rivoluzionaria nella quale avrebbe dovuto spettare a D'Annunzio la parte dell'animatore. Non ritengo che Gramsci potesse, in quel momento, avanzare simili prospettive. Molto più semplicemente, Gramsci pensava alla possibilità di una resistenza organizzata e armata, di massa, all’offensiva fascista e riteneva fosse opportuno, per rafforzare questa resistenza, estenderla e darle maggiore presa, cercando un contatto anche col movimento dei legionari fiumani

o perlomeno con una parte di esso. Il contatto con D’Annunzio avrebbe dovuto chiarire se e in quale misure esistesse siffatta possibilità. Si tenga inoltre presente che Gramsci era sempre stato avverso[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol II (D-G), p. 25

Brano: [...]mera il 13.9. 1919. resterà isolato dai fatti e servirà soltanto a paralizzare l’azione dei partiti di massa, in modo non molto dissimile da come, tra il luglio e l’ottobre del 1922, l’equivoco atteggiamento di Facta contribuirà (peraltro in una situazione di ben più organica e accentuata debolezza delle forze popolari, ormai logorate da due anni di offensiva reazionaria) a neutralizzare le ultime resistenze all'ascesa del fascismo al potere.

D'Annunzio e il fascismo

Sulla scia di D’Annunzio avanzava intanto in posizione subordinata, ma a distanza via Via decrescente, Benito Mussolini. I due si erano tenuti continuamente in contatto nei mesi che avevano preceduto la spedizione a Fiume, e il poèta aveva informato il capo del fascismo delle proprie intenzioni.

Il 25.9.1919, ossia pochi giorni dopo la marcia di Ronchi, Mussoljni scriveva a D’Annunzio facendo le seguenti proposte: « 1. Marciare su Trieste. 2. Dichiarare decaduta la monarchia. 3. Nominare un direttorio di governo, che potrebbe essere composto da Giardino, Caviglia,. Rizzo e[...]

[...] e del quale direttorio Voi sarete presidente. 4. Mandare truppe fedeli a sbarcare in Romagna (Ravenna), nelle Marche (Ancona) e negli Abruzzi, per aiutare la sollevazione repubblicana ».

Una settimana dopo, il 2.10.1919, Mussolini scriveva sul Popolo d’Italia: « Molta gente spasima per non poter andare a Fiume, ma io mi domando: Non c’é dunque più nessuno che conosca la strada per Roma? ».

Il 7 ottobre lo stesso Mussolini si abboccava con D'Annunzio a Fiume, dove subito dopo si recavano anche; due esponenti: rdel nazionalismo, Pietro Foscari ed Enrico Corradirìi, per convincere D'Annunzio a estendere la sua azióne, prima alla Venezia Giulia, pòi alle altre pro

vince e successivamente fino a Roma. E gli incoraggiamenti nello stesso senso, da parte fascista e nazionalista, si susseguirono. Si sarebbe perciò indotti a pensare che Mussolini e D’Annunzio dovessero facilmente accordarsi per il colpo di stato reazionaria su scala nazionale. Invece avvenne esattamente il contrario.

Avvenne, cioè, che di fatto Mussolini sabotò, sia pure in modo sotterraneo, il disegno dannunziano. Non fu soltanto il suo comportamento in occasione della sottoscrizione lanciata dal « Popolo d’Itali[...]

[...] fu il clamoroso voltafaccia mussoliniano all’indomani del trattato di Rapallo, quando il capo del fascismo approvò pubblicamente, dalle colonne del suo giornale, quell’atto diplomatico, abbandonando così il poeta al suo destino.

Tale atteggiamento fu determinato in primo luogo da un calcolo di carattere personale: se la marcia su Roma si fosse effettuata tra il settembre 1919 e il dicembre 1920, il « duce » non ne sarebbe stato Mussolini, ma d'Annunzio; Mussolini vi sarebbe comparso in posizione subordinata, e ciò, col suo temperamento individualista e dittatoriale, egli non avrebbe sopportato. Poi ci, fu anche, e collateralmente, un più sottile calcolo politico: Mussolini avvertiva che in quel periodo il movimento nazionalista e fascista non era ancora abbastanza forte, e la situazione generale non abbastanza matura, per tentare il gran colpo. I rischi erano troppo grandi; la classe dirigente liberaldemocratica non era stata ancora abbastanza « lavorata » come lo sarà nell autunno 1922. Per contro, l'abbandono di D’Annunzio con l’accettazi[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol VI (T-Z e appendice), p. 534

Brano: [...]do fu uno dei tanti contributi dovuti dal fascismo a Gabriele D’Annunzio (v.), il quale in un primo tempo aveva pensato di sostituire il barbarico suono con Uheu heu heu, alala” e poi, definitivamente, aveva messo “eja” al posto di “heu”.

Più tardi il poeta ricostruirà a suo modo la nascita del nuovo grido. Era la notte del 9.8.1917. Nel campo della Comina, nel Friuli, la sua squadriglia si accingeva a volare su Pola. « l meccanici — racconta D'Annunzio — avevano già mosso le eliche. Le fiamme verdi rosse azzurre gialle, versicolori come il velo d'iride, già irrompevano dai tubi di scarico. La bellezza crinita dei velivoli si accendeva nell’afa buia. Tutti avevano già le loro trecce di fuoco, avevano già la loro pulsazione di folgore. A ogni tratto i miei compagni impazienti, superando il rombo, mi gettavano l'urrà, mi scagliavano l'urlo barbarico che ci venne dalla patria degli ukase, e che è la benedizione del pontefice moscovita. Scotevo la testa, minacciavo con la mano. Si ostinavano. Allora d'improvviso, non dalla mia memoria di scuola,[...]

[...]r scriverà che « fu un’improvvisa ispirazione, un'inconscia reminiscenza dal greco e dal latino. Alalà! era il grido di Achille nel lanciare il cocchio incontro alla morte, mentre Virgilio aveva consacrato quell 'Eja per i guerrieri ».

Molti legionari si salutavano con la formula « Fiume o morte, alalà ». La “Canzone del Carnaro” comincia: « Siamo trenta d'una

sorte/e trentuno con la morte./Eja, l’ultima alalà! ».

Il “marrano” Hitler

D'Annunzio di quando in quando infarciva di alalà le sue lettere a Mussolini.

Il 9.10.1933 gli scrisse per indurlo a « respingere fieramente il marrano Adolfo Hitler dall'ignobile faccia offuscata sotto gli indelebili schizzi della tinta di calce e di colla ond'egli aveva zuppo il pennello, o la pennellessa... », e per meglio indicargli come doveva trattare « il pagliaccio feroce >» gli mandò « un dono mistico e pratico: il martello di acciaio che in Fiume io ebbi di continuo sotto i miei occhi, su le mie carte. V'è inciso Eja eja eja, alalà ».

Intanto il grido, adottato dagli squadristi, era entr[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol I (A-C), p. 1

Brano: [...]lusione del trattato di Rapallo (12.11.1920) tra l’Italia e la Jugoslavia, il governo italiano aveva incaricato il generale Enrico Caviglia di dirigere le operazioni militari contro i legionari che, capeggiati dal D’Annunzio, dal 12.9.1919 avevano occupato Fiume e alcune isole della costa istriana, istituendovi la cosiddetta « Reggenza italiana del Quarnaro » onde assicurarne con atto di forza il possesso all’Italia. Le trattative tra Caviglia e D'Annunzio ebbero luogo T1.12.1920 e, dopo lunghe tergiversazioni, non ottemperando D'Annunzio all’ordine di ritirare i suoi uomini, nonostante l’accordo concluso a Rapal

lo tra i due Stati, per ordine del governo italiano la sera del 24 dicembre Caviglia fece sparare da una nave da guerra alcune cannonate sul palazzo dove il « poetasoldato » aveva posto il Comando. Seguirono scontri a Fiume, a Zara e in altre località, con alcuni morti e feriti. Si parlò di « Natale di sangue » e le scaramucce tra legionari e soldati dell'esercito regolare continuarono ancora per pochi giorni, finché d’Annunzio sembrò persuadersi che quella non sarebbe stata la migliore occasione per incontrare una[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol I (A-C), p. 18

Brano: [...] europea degli scrittori e segretario generale deN’Associazione ItaliaURSS.

Opere pubblicate: Tesi di laurea su Silvio Spaventa, Bari; Edizione critica delle Lettere di Stato e d’Arte (14701480) di Federico da Montefeltro; Antologia dell’Antifascismo italiano, Roma, 1961; Lotte politiche sotto il governo della destra, Torino, 1954; Carducci giacobino. L’evoluzione dell'ethos politico, Palermo, 1953; Le origini del fascismo, Roma, 1956; Nitti, D'Annunzio e la questione Adriatica, Milano, 1959; L’Unità d’Italia, Roma, 1959; Voltaire, Direrot il partito filosofico, Messina Firenze 1956.

Alba

Città piemontese (prov. Cuneo) di circa 19.000 abitanti; a 60 km dal capoluogo, sul Tanaro. La storia di Alba partigiana è strettamente legata alla storia della regione di cui è capitale, le Lanqhe, uno dei più importanti teatri della resistenza armata in Piemonte, e che vide im

pegnate prevalentemente le Brigate Autonome (v.) e reparti garibaldini.

La « zona libera »

Nell’autunno del 1944, in seguito alle vicende belliche che avevano avuto [...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol I (A-C), p. 124

Brano: [...] e di pregiudicati, vuoi per le abitudini e la mentalità contratte nel servizio militare, erano del tutto incapaci di inserirsi in una società che faticosamente sta^

va cercando il proprio equilibrio, sconvolto da drammatiche lotte sociali. in realtà, gran parte di questi individui erano (e si ritenevano) dei disadattati sociali, particolarmente inclini alla violenza e all’ozio, disponibili per qualsiasi avventura. Fu facile quindi a Gabriele D'Annunzio (v.) reclutare fra costoro una buona parte dei « legionari » per l’impresa di Fiume più tardi, gli arditi rappresentarono un’ottima riserva, alla quale il fascismo potè attingete gli « squadristi » disposti ad attuare le criminose spedizioni punitive, in cambio della lusinga di una futura « sistemazione » o solo per dar sfogo a bassi istinti di violenza.

Ma non furono pochi neppure quegli arditi che, lungi dal degenerare nella delinquenza e dal cadere in braccio alla reazione, seppero fare una giusta scelta, sposando la causa della classe lavoratrice. Si trattava di uomini che, provenienti[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol I (A-C), p. 468

Brano: [...]dei loro confini, essi ritengono che, in attesa di un più vasto e permanente sistema di sicurezza generale, il disarmo di tali nazioni sia essenziale. Analogamente essi aiuteranno e incoraggeranno tutte le altre misure attuabili che possano alleggerire il peso schiacciante degli armamenti per i popoli amanti della pace ».

Carta del Carnaro

Sorta di Costituzione della cosiddetta Reggenza italiana del Carnaro proclamata T8.9.1920 da Gabriele D'Annunzio (v.) che fece di Fiume e dei territori circostanti uno Stato indipendente retto a repubblica. La Reggenza durò fino ai primi del gennaio 1921.

La Carta, elaborata dal poetasoldato con la collaborazione del sindacalista Alceste De Ambris e letta al Teatro Fenice di Fiume la sera del 30.8.1920, fonde nella tipica retorica dannunziana un miscuglio di reminiscenze storiche e di rivendicazioni vagamente sindacaliste e socialistoidi, offrendo nel contempo alcune anticipazioni su quella che sarà la legislazione corporativa fascista (v. Carta del lavoro).

I principali articoli della Carta del C[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol II (D-G), p. 23

Brano: '

D'Annunzio, Gabriele

4 000 patrioti passarono per questi luoghi, mentre i condannati a morte vennero rinchiusi nelle carceri della capitale, per essere poi fucilati a Ryvangen, nei sobborghi. Circa 6.800 tra condannati a pene minori e ostaggi vennero internati, parte in patria (a Horseroed e a Froeslev) e parte a Stutthof, Terezìn, Buchenwald, Dachau, BergenBelsen, Ravensbrùck.

Varie organizzazioni collaboraziomste danesi, come la Schalburg, I’HipoKorps (corpo di polizia ausiliaria), il SommerKorps (Sommer: espónente nazista danese), presero parte attiva ad arresti, torture e uccisioni.

Dal dop[...]


successivi
Grazie ad un complesso algoritmo ideato in anni di riflessione epistemologica, scientifica e tecnica, dal termine D'Annunzio, nel sottoinsieme prescelto del corpus autorizzato è possible visualizzare il seguente gramma di relazioni strutturali (ma in ciroscrivibili corpora storicamente determinati: non ce ne voglia l'autore dell'edizione critica del CLG di Saussure se azzardiamo per lo strumento un orizzonte ad uso semantico verso uno storicismo μετ´ἐπιστήμης...). I termini sono ordinati secondo somma della distanza con il termine prescelto e secondo peculiarità del termine, diagnosticando una basilare mappa delle associazioni di idee (associazione di ciò che l'algoritmo isola come segmenti - fissi se frequenti - di sintagmi stimabili come nomi) di una data cultura (in questa sede intesa riduttivamente come corpus di testi storicamente determinabili); nei prossimi mesi saranno sviluppati strumenti di comparazione booleana di insiemi di corpora circoscrivibili; applicazioni sul complessivo linguaggio storico naturale saranno altresì possibili.
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