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da Giacinto Spagnoletti, Carlo Bernari in KBD-Periodici: Belfagor 1980 - marzo - 31 - numero 2

Brano: RITRATTI CRITICI DI CONTEMPORANEI
CARLO BERNARI
Fra le poche testimonianze che riguardano l'uomo Bernari, una particolarmente significativa di Francesco Flora (scritta nel '58) ce ne ricorda le origini e la formazione culturale « in quella nostra Napoli cosí attonita e cosí disingannata, cosí ridente e cosí pensosa », che aveva fatto cerchio per resistere al fascismo intorno a Benedetto Croce. Napoletano di nascita e di sangue, benché la famiglia fosse di origine francese (il vero nome dello scrittore è Bernard), autodidatta a partire dai tredici anni, Bernari entrò in contatto con Flora assieme a un gruppo di intellettuali non conformist[...]

[...]tà di scrittore. I viaggi, le conferenze, i seminari (tra cui uno nelle università americane) non furono che parentesi, come divagante e non assolutamente perentoria fu la sua partecipazione quale sceneggiatore a vari film.
Come ho accennato, Tre operai, fu il romanzo di esordio di Bernari. Se il libro avesse potuto circolare dopo il '34, quasi certamente avrebbe avuto un'altra incidenza sulla narrativa italiana. Sarebbe apparso, in quel clima
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e in quegli anni, il corrispondente nel mondo operaio del lucido ritratto di certi strati della nostra borghesia apatica compiuto da Moravia con Gli indifferenti. Ma questa corrispondenza non fu avvertita né allora né piú tardi. Piú tardi, anzi, ai lettori d'un'altra generazione veniva proposto l'aspetto forse meno autentico dello scrittore napoletano, cioè quello di un narratore populista, che ripercorreva le orme di un Döblin e altri autori mitteleuropei. Oggi, guardando alla narrativa di punta di quegli anni, a un Dos Passos o a un Céline, si comprendono meglio le intenzioni e lo stil[...]

[...]tro tempo, Le radiose giornate, dove prescindendo dal clima di paura e di sospetto creati dal fascismo e dalla guerra, è pur messo in rilievo l'eterno triangolo amoroso, EugenioBiancaAndrea, chiave di volta del romanzo, forse non sufficientemente chiara a chi segua nel libro solo le vicissitudini dell'antifascismo napoletano. Siffatti innesti andrebbero dunque osservati nel loro insieme, tanto nelle opere a carattere piú specificamente politico
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quanto in quelle di fondo intimista; e porremmo, come esempio di fusione perfettamente raggiunta, il breve romanzo Amore amaro.
Anche nei romanzi di intonazione neorealistica, Speranzella e Vesuvio e pane, si intravedono soluzioni fantastiche e certe atmosfere narrative vicine alla favola. Sono entrambi libri di difficile collocazione, anche se partono da un puntiglio estremamente realistico, qualche volta documentario, per comprendere le vicissitudini e i segreti di Napoli nel dopoguerra. Uscito allo scoperto con il suo moralismo denso e problematico, dopo il turbine degli avvenimenti,[...]

[...]come « assenza » piuttosto che come « presenza », secondo è detto nella premessa all'ultimo libro Napoli silenzio e grida (1977). Perché questa diffidenza è cresciuta con gli anni, sino a diventare lontananza e distacco? Basta seguire il narratore nelle sue molte divagazioni saggistiche per averne un'idea precisa. Sintetizzando, si può dire che nulla è piú in contrasto con la sua attitudine costante quanto l'accomodamento alle idee dominanti, a
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quanto è stato detto (e su Napoli molto è stato detto), al colore prestabilito (e Napoli è stata dipinta in modo troppo marcato e folcloristico). A parte tale rapporto con la città natale, lo scarto dai parametri culturali del momento, siano essi ideologici o di tipo moralistico, diventa per Bernari un modo di confrontarsi con il se stesso di ieri; di annunciare quello di domani. E a noi che lo leggiamo resta il modo di riconoscerlo nel disdegno per le verità troppo conclamate (sarà anche l'antifascismo di molti intellettuali del nostro tempo), in generale verso qualunque novità che pres[...]

[...]eva a rispondere a determinate domande d'urgenza, a determinate sollecitazioni, con delle restituzioni testimoniali immediate ». Da ciò può nascere il ripudio del neorealismo quale « movimento », o corrente letteraria, come di ogni tipo di realismo che rifugga da radici di estremo rigore concettuale. e quindi dialettico, considerando che l'opera d'arte — secondo le parole di Bernari — è « un
3 E. PESCE, Bernari, Firenze, La Nuova Italia, 1970.
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sistema i cui elementi compositivi hanno comportamento dialettico; quindi o vivono come messaggi antagonistici, o muoiono sul nascere, trascinando nella loro rovina l'intero apparato ». Un'affermazione, come si vede, molto risentita per chiudere in una negatività finalmente sincera ogni « apparato » condiviso e divulgato ma non fecondo di futuro; « col preciso compito di snidare la critica dalle sue assuefazioni », e provocare l'urto fra chi la verità la desidera davvero quale realtà in cammino e chi può e vuole farne a meno, ma finge di non saperlo.
GIACINTO SPAGNOLETTI
OPERE DI CARLO[...]

[...]cinando nella loro rovina l'intero apparato ». Un'affermazione, come si vede, molto risentita per chiudere in una negatività finalmente sincera ogni « apparato » condiviso e divulgato ma non fecondo di futuro; « col preciso compito di snidare la critica dalle sue assuefazioni », e provocare l'urto fra chi la verità la desidera davvero quale realtà in cammino e chi può e vuole farne a meno, ma finge di non saperlo.
GIACINTO SPAGNOLETTI
OPERE DI CARLO BERNARI. — Tre operai, Milano 1934 (2a ed., 1951; 3a ed., 1965); Quasi un secolo, Milano 1940; Il pedaggio si paga all'altra sponda, Roma 1943; Napoli guerra e pace, Roma 1946; Tre casi sospetti, Milano 1946; Prologo alle tenebre, Milano 1947; Speranzella, Milano 1949; Siamo tutti bambini, Firenze 1951; Vesuvio e pane, Firenze 1952; Domani e poi domani, Firenze 1957 (2a ed. riveduta, Milano 1976); Il gigante Cina, Milano 1957; Amore amaro, Firenze 1958; Bibbia napoletana, Firenze 1961; Era l'anno del sole quieto, Milano 1964; Rapporto su Napoli oggi in Sette piaghe d'Italia, Milano 1964; Per cause im[...]

[...]1961; Era l'anno del sole quieto, Milano 1964; Rapporto su Napoli oggi in Sette piaghe d'Italia, Milano 1964; Per cause imprecisate, Milano 1965; Le radiose giornate, Milano 1969; Alberone eroe e altri racconti non esemplari, Milano 1970; Un foro nel parabrezza, Milano 1971; Non gettate via la scala, saggi, Milano 1973; Tanto la rivoluzione non scoppierà, Milano 1976; Napoli silenzio e grida, Roma 1977; 26 cose in versi, Milano 1978.
SCRITTI SU CARLO BERNARI. — R. RADICE, « L'Ambrosiano », 27 febbraio 1934; L. ANCESCHI, « Camminare », marzo 1934; S. BENCO, « Piccolo della Sera », 8 marzo 1934; F. BERNARDELLI, « La Stampa », 27 marzo 1934; G. BELLONCI, « Giornale d'Italia », 29 marzo 1934; G. PIOVENE, « Pan », aprile 1934; ARISTARCO, « L'Italia letteraria », 14 aprile 1934; E. VITTORINI, « Il Bargello », 22 luglio 1934; E. DE MICHELIS, « La Nuova Italia », settembre 1940; M. STEFANILE, « Il Mattino », 2 aprile 1940 (poi in Labirinto napoletano, Napoli 1958); A. NOMELLINI, « Incontro », 25 aprile 1940; A. SILIPO, « Primato », 1 maggio 1940; A. MELE[...]

[...]iana », giugno 1957; E. MONTALE, « Corriere della Sera », 29 marzo 1957; C. SALINARI, « Il Contemporaneo », 15 luglio 1957; G. PAMPALONI, « L'Espresso », 29 settembre 1957.
E. FALQUI, N. GALLO, A. BANTI, R. CANTONI, G. DESSf, F. FLORA, T. FIORE, V. PRATOLINI, V. VOLPINI, C. ZAVATTINI, « La Fiera Letteraria », numero unico dedicato a Bernari, 2 febbraio 1958; G. BARBERI SQUAROTTI, « Paragone », dicembre 1958;
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W. MAURO, Carlo Bernari, in I Contemporanei, Ii, Milano 1963; F. ANTONICELLI, « La Stampa », 20 maggio 1964; C. VARESE, « L'Espresso », 7 giugno 1964; G. FERRATA, « Rinascita », 8 agosto 1965; A. CAMERINO, « Il Gazzettino », 12 ottobre 1965; F. GIANNES SI, « La Stampa », 3 novembre 1965; F. VIRDIA, « La Voce Repubblicana », 19 novembre 1965; S. BATTAGLIA, in Mitografia del personaggio, Milano 1968; W. PEDULLA, in La letteratura del benessere, Napoli 1968; A. BOCELLI, « La Stampa », 25 aprile 1969; E. FALQUI, « Il Tempo », 15 aprile 1969; L. BALDACCI, « Epoca », 13 aprile 1969; G. VIGORELLI, « Tempo », 7 giugno 1969;[...]

[...] Firenze 1970; G. AMOROSO, Sull'elaborazione di romanzi contemporanei, Milano 1970; M. RAGO, « l'Unità », 6 novembre 1971; G. SPAGNOLETTI, prefaz. a Speranzella, 1972; « Il Giorno », 10 ottobre 1973 (poi in Scrittori di un secolo, Milano 1974); A. LA TORRE, « l'Unità », 13 novembre 1973; W. PEDULLÀ, « Avanti! », 2 dicembre 1973; I. A. CHIUSANO, « Il Globo », 14 marzo 1974; M. GISTuccl, « Revue des études italiennes », im. 34, 1974; G. MANACORDA, Carlo Bernari, in I Contemporanei, v, Milano 1974; G. SPAGNOLETTI, « Il Giorno », 5 luglio 1976; C. Di BIASE, « Il Mattino », 10 agosto 1977; E. GOLINO, Letteratura e classi sociali, Bari 1977; R. CAPOzzI, « Romances Notes » xvii, 3, 1977; « La Frusta » i, 1978; « Forum italicum », 2, 1979; M. LUNETTA, « Il Messaggero », 11 marzo 1978; G. AMOROSO, « Critica letteraria » VII, 22, 1979.


Grazie ad un complesso algoritmo ideato in anni di riflessione epistemologica, scientifica e tecnica, dal termine Carlo Bernari, nel sottoinsieme prescelto del corpus autorizzato è possible visualizzare il seguente gramma di relazioni strutturali (ma in ciroscrivibili corpora storicamente determinati: non ce ne voglia l'autore dell'edizione critica del CLG di Saussure se azzardiamo per lo strumento un orizzonte ad uso semantico verso uno storicismo μετ´ἐπιστήμης...). I termini sono ordinati secondo somma della distanza con il termine prescelto e secondo peculiarità del termine, diagnosticando una basilare mappa delle associazioni di idee (associazione di ciò che l'algoritmo isola come segmenti - fissi se frequenti - di sintagmi stimabili come nomi) di una data cultura (in questa sede intesa riduttivamente come corpus di testi storicamente determinabili); nei prossimi mesi saranno sviluppati strumenti di comparazione booleana di insiemi di corpora circoscrivibili; applicazioni sul complessivo linguaggio storico naturale saranno altresì possibili.
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