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da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol V (R-S), p. 56

Brano: Ravera, Camilla

piuta dai fascisti e, al suo rientro in Italia, Camilla Ravera trovò una Torino disorientata e sconvolta. Ormai ricercata a casa dalla polizia fascista, ebbe inizio per lei una nuova esistenza, fatta di continui spostamenti. Raggiunse a Milano Terracini e Ruggero Grieco, rimasti soli alla segreteria del Partito, essendo stato arrestato Bordiga e trovandosi Gramsci nella capitale sovietica.

Camilla Ravera e Umberto Terracini organizzarono e diressero in quel periodo lo spostamento dei “fenicotteri” (compagni sconosciuti alla polizia che portavano lettere, materiali e stampa clandestina). Poco dopo li raggiunse Rita Montagnana che lavorerà come corriere fra Milano e Roma.

Nel 1923 Camilla Ravera entrò a far parte del Comitato centrale del Partito. Gli spostamenti erano continui e, con Rita Montagnana, Camilla affittò una stanza a Milano, da dove le due compagne continuarono a smistare, a preparare e far giungere a destinazione ovunque lettere, manifestini, disposizioni del Partito.

Nel settembre 1923 si trasferì a Roma. Assunse il nome di “Silvia” e così firmava le sue lettere inviate a Togliatti che si trovava a Mosca. Quando Mauro Scoccimarro venne arrestato a Berlino e anche Angelo Tasca cadde nella rete della polizia, Camilla Ravera restò sola con Felice Platone e Giuseppe Amo[...]

[...] Rita Montagnana, Camilla affittò una stanza a Milano, da dove le due compagne continuarono a smistare, a preparare e far giungere a destinazione ovunque lettere, manifestini, disposizioni del Partito.

Nel settembre 1923 si trasferì a Roma. Assunse il nome di “Silvia” e così firmava le sue lettere inviate a Togliatti che si trovava a Mosca. Quando Mauro Scoccimarro venne arrestato a Berlino e anche Angelo Tasca cadde nella rete della polizia, Camilla Ravera restò sola con Felice Platone e Giuseppe Amoretti a Roma.

Gramsci da Mosca si trasferì a Vienna e da qui fece uscire ^Ordine Nuovo” clandestino. Il 12 gennaio 1924 nacque l'Unità diretta da Alfonso Leonetti, cui si unì il quindicinale Compagna diretto dalla Ravera. Il lavoro clandestino di stampa e propaganda continuò: Camilla Ravera organizzava, dirigeva e spediva ovunque II giornale dei Giovani, Avanguardia e altri fogli clandestini. Nel 1926 non partecipò al Congresso di Lione e rimase a Roma per continuare il lavoro, ma dal Congresso venne nuovamente eletta nel Comitato centrale del partito.

Nel 1926 partecipò alla riunione del Comitato centrale in vai Polcevera, presso Genova. Dopo l'attentato di Anteo Zamboni a Mussolini, l’emanazione delle Leggi eccezionali fasciste, lo scioglimento del Partito comunista deciso dal Consiglio dei ministri e l’arresto di Gramsci (6 novembre), prima che finisse l’anno venne spiccat[...]

[...]a clandestina, assumendo come nuovo nome di battaglia quello di “Micheli”. Il suo rifugio, soprannominato “L’albergo dei poveri” poiché era per quanto possibile aperto a tutti i compagni, divenne in pratica il centro di organizzazione della stampa e della segreteria del P.C. d’L Da Sturla partivano, oltre a “l’Unità”, le copie di Caserma (foglio clandestino destinato ai militari), Il galletto rosso (per i giovanissimi) e II fanciullo proletario. Camilla Ravera era, a tutti gli effetti, il segretario del Partito.

I volantini e le lettere venivano firmate quasi sempre “Micheli” o “Uno”, numero in codice riferito a tutti gli altri numeri in codice. Con la Ravera vivevano Amoretti e Anna Bessone, la “fenicottera”. Molto spesso riuscivano a recarsi da loro, per comunicazioni e riunioni clandestine, Girolamo Li Causi, Pietro Secchia, Celeste Negarville, Fidia Sassano. Non lontano dalla villa, fra il verde, Alfonso Leonetti e Pia Carena dirigevano l’ufficio di stampa e propaganda “agitprop”.

Fra i compagni che si recavano a trovarla a quel tempo, in[...]

[...]n codice. Con la Ravera vivevano Amoretti e Anna Bessone, la “fenicottera”. Molto spesso riuscivano a recarsi da loro, per comunicazioni e riunioni clandestine, Girolamo Li Causi, Pietro Secchia, Celeste Negarville, Fidia Sassano. Non lontano dalla villa, fra il verde, Alfonso Leonetti e Pia Carena dirigevano l’ufficio di stampa e propaganda “agitprop”.

Fra i compagni che si recavano a trovarla a quel tempo, in un ricordo di Serena Seidenfeld Camilla Ravera sarà così descritta: « Dall'aspetto esile con una massa di magnifici capelli castani e occhi molto espressivi: dirigeva il Centro interno del partito in condizioni molto difficili con fermezza e semplicità; mi parve l'incarnazione della modestia ».

A Parigi, Togliatti intanto costituiva il Centro estero del partito. Si tennero quindi alcune riunioni nella capitale francese e a Basilea, in Svizzera. La Ravera, anche perché cominciava ad avere dubbi di essere stata individuata dalla polizia, nell’agosto del 1927 si trasferì a Lugano. Qui la raggiunsero Togliatti, Grieco e Tasca. A Basilea si[...]

[...]ità; mi parve l'incarnazione della modestia ».

A Parigi, Togliatti intanto costituiva il Centro estero del partito. Si tennero quindi alcune riunioni nella capitale francese e a Basilea, in Svizzera. La Ravera, anche perché cominciava ad avere dubbi di essere stata individuata dalla polizia, nell’agosto del 1927 si trasferì a Lugano. Qui la raggiunsero Togliatti, Grieco e Tasca. A Basilea si svolse la II Conferenza nazionale del P.C. d’I., ma Camilla Ravera non potè parteciparvi perché si era intanto ammalata di polmonite. Erano già passati tre anni di lavoro clandestino. Per curarsi, Camilla si trasferì a Engelberg, ancora in Svizzera, poi a Mosca infine a Gorki.

Nel suo libro autobiografico Diario di Trentanni 19131943 (Roma, 1973), Camilla consegnerà i ricordi del “disgelo”.

Pur convalescente, partecipò ai lavori del VI Congresso deH’Internazionale Comunista, come rappresentante per l’Italia con Togliatti. Una ricaduta nella malattia la portò a Parigi e nel 1929, per una completa convalescenza, a SaintCloud.

Nel 1930 rientrò in Itali[...]

[...]urono circondate dai poliziotti ed entrambe arrestate, compreso il Tosin appena sopraggiunto.

Sotto strettissima sorveglianza quale “elemento pericoloso”, la Ravera fu condotta nel carcere di Varese. Per prima cosa, in una lettera scritta in codice ai famigliari, essa si preoccupò di segnalare al Centro estero del partito il nome del delatore Eros Vecchi.

Carcere e confino

Tenuta sotto strettissimo controllo e in isolamento, il 9.8.1930 Camilla Ravera fu tradotta a Roma per il processo davanti al Tribunale speciale. Il 30 ottobre fu condannata a 15 anni e 6 mesi di reclusione per ricostituzione del Partito comunista, propaganda e agitazione. Nello stesso processo, la compagna Gili fu condannata a 10 anni e 6 mesi, Tosin a 14 anni e 6 mesi.

Dopo la sentenza e attraverso un faticosissimo viaggio di tre giorni, Camilla fu tradotta al carcere di Trani, dove giunse il 30.12.1930.

Da qui, in completa segregazione, seguì attraverso le lettere le vicende della famiglia: le prodezze del Niarino (il nipote Paul), la nascita di Gabriella. E att[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol V (R-S), p. 57

Brano: [...]ò per poco tempo a Ponza, da dove, con lo scioglimento della colonia, nel luglio 1939 fu inviata a Ventotene (v.), insieme a quasi tutti gli altri confinati politici. Nel 1939, all’inizio della Seconda guerra mondiale, la vigilanza poliziesca si fece più rigorosa, specie nei confronti della Ravera che, ovunque, si era dimostrata “pericolosissima”. Nello stesso tempo, in seno al collettivo* comunista avvennero delle rotture, in seguito alle quali Camilla Ravera e Terracini vennero allontanati dal! collettivo stesso (screzi che verranno appianati nel dopoguerra da Togliatti).

Nella Resistenza

Il 25.7.1943 la caduta di Mussolini accese le speranze e l’entusiasmo dei confinati, ma per poco. La Ravera tornerà a casa solo alla fine di agosto. Lei e Terracini furono gli ultimi a lasciare Ventotene.

Al ritorno a casa trovò che, per sfuggire ai bombardamenti, la famiglia era sfollata a San Secondo di Pinerolo, località che solo dopo altre traversie riuscì finalmente a raggiungere. Rientrava in famiglia dopo tredici anni, fisicamente provata e così [...]

[...]a”, dove venne ospitata in un casolare dalla famiglia Gardiol. Con la presenza della Ravera, la baita diventò un punto di riferimento e luogo di incontri politici clandestini di giovani che abbandonavano le caserme per darsi alla macchia. Qui essa rimase fino al 25.4.1945, quando i fascisti bruciarono tutti i cascinali della zona. Tornata a San Secondo, vi rimase fino al suo rientro a Torino dopo la Liberazione.

Secondo dopoguerra

Nel 1947 Camilla Ravera incontrò Ada Gobetti, del Partito d’Azione, e quell’incontro segnò una tappa importante per il movimento femminile. A Torino essa fu infatti tra le fondatrici dell’Unione Donne Italiane (U.D.I.). Nell’immediato dopoguerra venne eletta consigliere comunale a Torino e nel 1948 deputato al Parlamento con 68.716 voti. Riprese le battaglie di sempre, soprattutto quelle per la pace. Nel

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Camilla Ravera a Roma nel 1968

1949 fu delegata al I Congresso internazionale dei Partigiani della pace, a Parigi.

Nel 1950, con le sorelle Rina ed Elena e il fratello Carlo con la figlia Gabriella, si trasferì a Formia. Qui morì Carlo e, nel 1951, Camilla raggiunse definitivamente Roma, dove tuttora abita con la nipote Gabriella. Chiamata a far parte del Comitato nazionale dell’U.D.I., nel gennaio 1982 è stata nominata senatore a vita dal Presidente della Repubblica Sandro Pertini.

Il 26.1.1982, quando fece il suo primo ingresso nell'aula di Palazzo Madama, i senatori raccolti in assemblea plenari[...]

[...]78 un altro suo libro (Breve storia del movimento femminile in Italia) ha avuto il “Premio Viareggio” del Presidente Repaci. Nel 1979, in occasione dei suoi novant’anni, gli Editori Riuniti hanno raccolto in un volume le Lettere al partito e alla famiglia, scritte dal carcere e dal confino.

A.Parr.

Ravera, Cesare

N. a Casale Monferrato (Alessandria) il 23.4.1900, m. a Roma il 27 dicembre 1957.

Di famiglia borghese, fratello minore di Camilla Ravera (v.), nel 1917 era inscritto nell’organizzazione giovanile socialista di Torino e nell’agosto partecipò ai moti popolari contro la guerra. Nel gennaio 1921 aderì al Partito comunista e nelle sue fila partecipò attivamente alla lotta antifascista. Quando, nel 1922, dopo la marcia fascista su Roma, la prima sede clandestina della Direzione comunista (che aveva subito nella Capitale l’occupazione e la devastazione della propria sede legale, la distruzione dei suoi quotidiani a Roma e a Torino, e l’arresto di numerosi dirigenti locali e centrali) si trasferì a Milano, Cesare Ravera lavorò per il [...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol V (R-S), p. 55

Brano: [...] decideva ancora a iscriversi al Partito socialista, benché più volte venisse invitata a farlo; prese la tessera nel

1918, al rientro di Cesare dalla guerra. Appena iscritta si unì al

gruppo di Antonio Gramsci, Umberto Terracini, Alfonso Leonetti, Attilio Carena, Pai miro Togliatti, e iniziò la sua vera professione di rivoluzionaria.

Nel 1919 Gramsci fondò L’Ordine Nuovo settimanale e quando questo, dal gennaio 1921, divenne quotidiano, Camilla Ravera vi collaborò con la “Tribuna delle donne”. Allorché il 21.1.1921 a Livorno venne fondato il Partito comunista d’Italia, la Ravera vi aderì. Nello stesso anno chiese l’aspettativa dalla scuola e continuò a lavorare presso l’“Ordine Nuovo”, anche con una rubrica di carattere internazionale

Nel redigere il resoconto di una Conferenza delle donne comuniste, il 6.4.1922 scriveva: « La questione femminile non è per noi soltanto una questione morale né si deve pensare di risolverla con l’affermazione o la dimostrazione che la donna non è inferiore all’uomo o con la richiesta di equiparazione dei [...]

[...]rghesi ».

Nell’ottobre 1922 venne inviata a Mosca, come delegata del P.C. d’I., al Congresso deH’Internazionale Comunista. A Mosca per la prima volta incontrò Lenin.

In un ricordo ancora stupito (perché lo aveva immaginato diverso), lo descriverà « sorridente e cordiale ».

Incontrò inoltre Clara Zetkin, Bucharin, Trotzkij, e ritrovò Gramsci, Terracini, Amadeo Bordiga.

Mentre era a Mosca giunse la notizia della “marcia su Roma” com

Camilla Ravera [al centro) con Alma Lex (moglie di Terracini), Alfonso Leonetti e Paimiro Togliatti ad Angera (Varese) nell'estate 1923



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol VI (T-Z e appendice), p. 104

Brano: [...]avevano preso in gestione un'osteria nel popolare quartiere di Trastevere, si iscrisse alla Gioventù socialista e nel 1921 aderì al Partito comunista. Nel 1923 fu inviato a Mosca per seguire una scuola di Partito. Tornato successivamente a Vicenza, fu attivo nell'organizzazione comunista clandestina finché, nell’ottobre 1925, per sfuggire all'arresto si portò a Milano e poi a Roma. Qui svolse compiti di collegamento con il Sud e prese parte (con Camilla Ravera, Pietro Tresso e Mauro Scoccimarro) all'attività della Segreteria clandestina del P.C. d’I.

Colpito da un'affezione polmonare, tornò in Russia per curarsi e successivamente, essendosi instaurato il regime fascista in Italia, fu ricoverato in un sanatorio di Davos (Svizzera). Appena ristabilito riprese il lavoro clandestino e, per incarico di Pai miro Togliatti, affiancò in Italia l'opera di Camilla Ravera (v.) finché venne con questa arrestato, deferito al Tribunale Speciale e condannato a 14 anni e mezzo di reclusione (ottobre 1930). A Turi di Puglia incontrò Antonio Gramsci. Scarcerato per amnistia nel 1935, rientrò a Vicenza, ma solo nel 1938, espatriato clandestinamente in Francia, riprese il contatto con il Partito. A Parigi divenne redattore della “Voce degli Italiani” e, dopo l'occupazione tedesca della Francia, fu attivo nella Resistenza. Nella zona di Chartres tenne i collegamenti fra i gruppi antifascisti italiani e la Resistenza francese, partecipando infine (alla testa di un gruppo[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol I (A-C), p. 630

Brano: [...]d’animo e utilizzare

il momento favorevole senza le cellule di officina » (dalla risoluzione del Presidium deH’I.C., Mosca, gennaio 1924).

Il nuovo comitato centrale eletto al Congresso di Lione aveva come membri effettivi: Antonio Gramsci, segretario generale; Luigi Allegato, Luigi Bagnolati, Amadeo Bordiga, Alessandro Ceriana, Vittorio Vecchia, Egidio Gennari, Ennio Gnudi, Ruggero Grieco, Alfonso Leonetti, Fabrizio Maffi, Antonio Oberti, Camilla Ravera, Paolo Ravazzoli, Mauro Scoccimarro, G.M. Serrati, Ange

lo Tasca, Umberto Terracini, Paimiro Togliatti, Carlo Venegoni e un operaio di Trieste. Membri candidati erano: Isidoro Azzario, Teresa Recchia, Giovanni Roveda, Pietro Tresso.

Da quel momento il comitato esecutivo cominciò a chiamarsi Ufficio politico e risultò composto da Gramsci, Scoccimarro, Togliatti, Terracini, Camilla Ravera, Ravazzoli e Grieco. Alla segreteria furono designati Scoccimarro, Ravera, Togliatti, Terracini e Grieco.

Soltanto dopo vive insistenze di Gramsci, Bordiga accettò di fare parte, con Venegoni (altro esponente della sinistra), del nuovo comitato centrale.

Contro le leggi eccezionali fasciste

All’ondata di violenza scatenata all'indomani del nuovo attentato (v.) al « duce », il governo fascista fece seguire una serie di provvedimenti liberticidi e le note leggi « per la difesa dello Stato» del 25.11.1926, con cui venivano ufficialmente sciolte e spazzate dalla scena politica italiana t[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol II (D-G), p. 129

Brano: [...]coraggiose antifasciste parteciparono all’azione clandestina. Particolarmente attive, le donne comuniste lottarono a fianco dei loro compagni, contribuendo alla stampa e alla diffusione dei fogli clandestini (in particolare La compagna, il quindicinale creato dal Partito comunista fin dal 1921). Molte di esse varcarono le frontiere con documenti falsi, altre entrarono nelle organizzazioni fasciste per insinuarvi fermenti di critica e di rivolta. Camilla Ravera diresse per lungo tempo il Centro interno del P.C.I., e come lei diedero un grande contributo alla lotta Teresa Noce (che partecipò anche alla guerra in difesa della Repubblica spagnuola), Rita Montagnana, Adele Bei.

Tra le prime processate dal Tribunale speciale fu la tessitrice Giorgina Rossetti di Mongrando (Biella), condannata il 16.11.1927 a 18 anni di reclusione per avere collaborato a redigere e a stampare « La compagna » e la Voce della Gioventù. Centinaia furono le donne arrestate e processate per ragioni politiche durante il regime; 112 le condannate dal Tribunale speciale a pene[...]

[...]orato a redigere e a stampare « La compagna » e la Voce della Gioventù. Centinaia furono le donne arrestate e processate per ragioni politiche durante il regime; 112 le condannate dal Tribunale speciale a pene varianti da 1 a 30 anni di reclusione. Due comuniste morirono in carcere: la biellese Iside Viana nella casa penale di Perugia e Lea Betti nelle carceri di Bologna. Tra le dirigenti comuniste condannate dal Tribunale speciale si ricordano: Camilla Ravera (a 15 anni e 6 mesi di reclusione), Adele Bei (a 18 anni), Ergenite Gili (a

10 anni), Anna Bessone e Francesca Ciceri (a 8 anni ciascuna), Maria Bernetich (una prima volta a 2 anni e una seconda a 16), Anita Pusterla (a 9 anni e 8 mesi), Maddalena Secco e Valeria Wachenhusen (a 10 anni ciascuna), Carmelina Succio (a 8 anni), Anna Pavignano, Lucia Rosso e Felicita Ferrerò (a 6 anni ciascuna), Lea Giaccaglia e Rosa Messina (a 4 anni), Dina Nozzoli (a 3 anni); e tra le antifasciste, Margherita Blaha (a 30 anni), Francesca Leban (a 25 anni).

Nel 1927 un grande sciopero delle



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol IV (N-Q), p. 142

Brano: [...]da guerra mondiale, con l’occupazione tede

sca della Francia, ebbe inizio anche qui il periodo della clandestinità e « Noi Donne » dovette cessare le pubblicazioni. Il giornale rinacque clandestinamente in Italia, nel

1944, come organo dei Gruppi di difesa della donna. Dalle edizioni stampate alla macchia in varie regioni italiane durante l’occupazione tedesca e la Resistenza, risultano pubblicati 6 numeri in Piemonte sotto la direzione di Camilla Ravera,

5 in Liguria, 11 in Lombardia diretti da Rina Picolato, 1 nel Friuli, 8 in Emilia, 1 in Toscana diretto da Dina Ermini, e due in altre località. Non sempre ovviamente si trattava di pubblicazioni stampate: spesso anzi il giornale era solo ciclostilato o dattiloscritto e poi pazientemente ricopiato più volte. I Gruppi di difesa della donna cominciarono a collaborarvi, facendo pervenire articoli e corrispondenze, e anche se non tutto poteva essere pubblicato, per il poco spazio disponibile, ciò era ugualmente utile alla redazione per trarre orientamenti e per abituare le compagne a stendere[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol III (H-M), p. 791

Brano: [...] Partito comunista. Nell’estate dello stesso anno fu inviata a Mosca, come delegata del Partito al III Congresso deH'Internazionale Comunista. Contemporaneamente partecipò alla Prima conferenza internazionale femminile comunista.

Al rientro in Italia venne chiamata a Roma per lavorare presso la Direzione del P.C.I. e per dirigere il quindicinale La compagna. In seguito il giornale fu trasferito a Torino, sotto la direzione di Rita Montagnana, Camilla Ravera e Rina Picolato. Dopo l’avvento del fascismo al potere, Rita fu chiamata a Roma per il lavoro tecnicopolitico presso la Direzione del partito. Nel 1924 si unì a Pai miro Togliatti (v.) in un matrimonio che sarebbe durato fino al 1947.

Nell’emigrazione

Ritornata in Unione Sovietica nei 1926, l’anno dopo si recò in Francia e poi in Svizzera assolvendo numerosi incarichi di responsabilità presso il Centro estero del P.C.I.. Per mantenere i collegamenti tra il Centro estero e quello interno del Partito, compì numerosi viaggi in Italia, sfidando la rete della polizia fascista.

Nel 1934 ri[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol IV (N-Q), p. 556

Brano: [...]Emilio Canini, Paolo Belizzi e altri. Paolo Belizzi, confinato a Lampedusa e a Lipari dal 1930 al 1932, dirigerà poi la Federazione provinciale comunista clandestina fino al marzo 1944.

Il 1927 fu un anno di repressione particolarmente intensa che portò a numerosi arresti. A Piacenza il controllo della polizia si fece sempre più rigoroso e i contatti fra i compagni, ridotti a una ventina, divennero difficili. Secondo il rapporto presentato da Camilla Ravera al Comitato centrale del P.C.d’l. in data 23.3.1927, i comunisti organizzati nelle due province di Parma e Piacenza erano complessivamente 90. In quegli anni i contatti con i comunisti piacentini e parmensi avvenivano a Fiorenzuola tramite Giovanni Molinari. Questi, figlio dell’ex sindaco socialista di Fiorenzuola, aveva avuto il fratello ucciso dai fascisti e, nel 193032, sarà confinato a Ponza. Il materiale propagandistico del P.C.d’l. veniva diffuso a Borgonovo, Ziano, Roncaglia e Mortizza.

Nel luglio 1929, un rapporto presentato al P.C.d'I. sulla situazione dell’Emilia occidentale, a p[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol II (D-G), p. 137

Brano: [...]accini, n. a Montevarchi (Arezzo) 1*8.1.1890. Arrestata e deferita al Tribunale speciale, nel 1937 fu rinviata alla magistratura ordinaria.

Stella Raschi, n. a Marcaria (Mantova) il 14.9.1906, casalinga. Aderente al M.A.F.S.I. (Movimento antifascisti socialisti italiani), fu accusata di « costituzione di associazione sovversiva » e il 25.8.1942 fu condannata a 3 anni di carcere. (Si veda, in questo stesso elenco biografico, Elvira Del Rosso). Camilla Ravera (v.)f n. ad Acqui (Alessandria) il 18.6.1889. Arrestata assieme ai suoi collaboratori Bruno Tosin ed Ergenite Gili (v., in questo stesso elenco biografico) nel Varesotto, come dirigente comunista il 30.10.1930 fu condannata a 15 anni e 6 mesi di carcere.

Maria Renaudo, n. a Cuneo il 21. 5.1893, commerciante. Aderente a un gruppo di militanti nel movimento « Giustizia e Libertà » in Piemonte, il 28.2.1936, fu assolta per mancanza di prove a suo carico. Maddalena Riccio, n. ad Acerra (Napoli) il 24.4.1876. Fu arrestata e deferita al Tribunale speciale che, nel 1937, la rinviò alla magistratu[...]


successivi
Grazie ad un complesso algoritmo ideato in anni di riflessione epistemologica, scientifica e tecnica, dal termine Camilla Ravera, nel sottoinsieme prescelto del corpus autorizzato è possible visualizzare il seguente gramma di relazioni strutturali (ma in ciroscrivibili corpora storicamente determinati: non ce ne voglia l'autore dell'edizione critica del CLG di Saussure se azzardiamo per lo strumento un orizzonte ad uso semantico verso uno storicismo μετ´ἐπιστήμης...). I termini sono ordinati secondo somma della distanza con il termine prescelto e secondo peculiarità del termine, diagnosticando una basilare mappa delle associazioni di idee (associazione di ciò che l'algoritmo isola come segmenti - fissi se frequenti - di sintagmi stimabili come nomi) di una data cultura (in questa sede intesa riduttivamente come corpus di testi storicamente determinabili); nei prossimi mesi saranno sviluppati strumenti di comparazione booleana di insiemi di corpora circoscrivibili; applicazioni sul complessivo linguaggio storico naturale saranno altresì possibili.
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