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da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol I (A-C), p. 607

Brano: Comitato di liberazione nazionale dell'Alta Italia

La delegazione del C.L.N.A.I. incontratasi con i rappresentanti degli Alleati a Caserta nel dicembre 1944. Da destra: Ferruccio Parri, il generale Maitland Wilson, Gian Carlo Pajetta, Alfredo Pizzoni, Edgardo Sogno

fasciste nelle loro file. E quando nel maggio riprese l’offensiva alleata, che portò alla liberazione di Roma (4 giugno) e alla fine di agosto a quella di Firenze, il C.L.N.A.I. trovò in questa favorevole situazione una spinta per una intensa attività legislativa: infatti esso approvò tutta una serie di decreti che miravano non solo a favorire la lotta partigiana, ma che si preoccupavano anche di preparare le condizioni per l’instaurazione di una effettiva democrazia nel nostro paese mediante l’eliminazione di tutta la vecchia burocrazia e il rinnovamento sostanziale delle antiche ed autoritarie strutture dello Stato italiano. Opera che si palesava nei provvedimenti presi per fare assumere ai C.L.N. locali una effettiva e precisa funzione di governo, in quanto[...]

[...]legislativa: infatti esso approvò tutta una serie di decreti che miravano non solo a favorire la lotta partigiana, ma che si preoccupavano anche di preparare le condizioni per l’instaurazione di una effettiva democrazia nel nostro paese mediante l’eliminazione di tutta la vecchia burocrazia e il rinnovamento sostanziale delle antiche ed autoritarie strutture dello Stato italiano. Opera che si palesava nei provvedimenti presi per fare assumere ai C.L.N. locali una effettiva e precisa funzione di governo, in quanto da essi avrebbero dovuto essere nominati, già prima che finisse l’occupazione tedesca, gli uomini per le varie cariche, in modo da far trovare agli Alleati la vita civile perfettamente organizzata, da rendere vano il loro tentativo di insediare gli ex prefetti e gli ex questori del tempo fascista che gli Alleati conducevano seco.

Sotto questo aspetto, il più grande esempio di simile capacità di autogoverno venne dato da Firenze, tanto che il Times scrisse, il 25 ottobre 1944, che « il risorgere di uno spirito pubblico e di un[...]

[...]pirito pubblico e di una azione politica costruttiva nelI’Italia del Nord » costituiva « un sintomo incoraggiante » e che « l’episodio di Firenze » aveva « una portata molto più vasta di quella della riforma del governo locale nel suo senso stretto: esso riguarda il problema dell'autonomia regionale ».

Ma il nuovo governo democratico di Roma, diretto dal Bonomi, noh assumeva alcuna posizione sui problemi internazionali, ed allora intervenne h C.L.N.A.I. il quale avviò, fra il giugno e il luglio, trattative con uno dei popoli che maggiormente avevano da lamentarsi della politica italiana e fascista, cioè con il popolo jugoslavo. Impostando i problemi della convivenza su basi democratiche e rifacendosi allo spirito del Risorgimento, il C.L.N.A.Ì. si sforzò di creare una « concreta coordinazione delle azioni comuni » sì da giungere alla « totale eliminazione dell’intolleranza nazionale ». Condannò recisamente la violenta politica imperialista del passato ed i « misfatti del fascismo aggressore e snazionalizzatore », ma espres^ se la speranza che i problemi derivanti dalla vicinanza e dalla convivenza dei due popoli fossero « affrontati e risolti in uno spirito di muta fratellanza e fiducia, nel rispetto dei diritti nazionali di cia

scuno ». Queste posizioni tuttavia destarono le critiche di alcuni partiti del C.L.N., ma tropp[...]

[...]anza nazionale ». Condannò recisamente la violenta politica imperialista del passato ed i « misfatti del fascismo aggressore e snazionalizzatore », ma espres^ se la speranza che i problemi derivanti dalla vicinanza e dalla convivenza dei due popoli fossero « affrontati e risolti in uno spirito di muta fratellanza e fiducia, nel rispetto dei diritti nazionali di cia

scuno ». Queste posizioni tuttavia destarono le critiche di alcuni partiti del C.L.N., ma troppo intenso era lo slancio costruttivo e creativo di quei mesi, che furono senz’altro i più belli di tutta la Resistenza, per poter indugiare e dar loro troppo peso.

Di nuovo si ristabilì l’unità fra le varie correnti quando si trattò di rispondere al proclama Alexander (v.) che praticamente invitava i partigiani ad abbandonare la lotta ed a smobilitare, anche se temporaneamente, come se ciò fosse stato possibile a un esercito che viveva alla macchia e per il quale ogni arresto offensivo avrebbe significato consentire al nemico di condurre decise azioni di annientamento.

In tale occasione il C.L.N.A.I. condannò ogni posizione rinunciataria e di compromesso con i nazifascisti ed ogni esortazione a sospendere la lotta, proprio in un momento in cui « consoli e ambasciatori tedeschi, comandanti delle SS, sbirri e carnefici delle varie polizie di Mussolini, moltiplicavano i Joro tentativi di approcci per trattare di compromessi e di tregue ». A questi eventuali cedimenti, il C.L.N.A.I. rispondeva esortando a non dare alcun credito alle manovre del nemico: « Per la salvezza e per l’avvenire d'Italia, perché la Patria possa sedere fiera nel consesso dei popoli liberi, il Comitato di Liberazione Nazionale vi ha chiamato e vi chjama a tendere le vostre forze nella lotta per l'insurrezione nazionale». In tal modo, anche perché il C.V.L. prese a sua volta una decisa posizione affermando che la lotta partigiana non era un lusso o un capriccio per il popolo italiano bensì una necessità

per difendere il proprio patrimonio materiale, politico e morale, le conseguenze negati[...]

[...]nel consesso dei popoli liberi, il Comitato di Liberazione Nazionale vi ha chiamato e vi chjama a tendere le vostre forze nella lotta per l'insurrezione nazionale». In tal modo, anche perché il C.V.L. prese a sua volta una decisa posizione affermando che la lotta partigiana non era un lusso o un capriccio per il popolo italiano bensì una necessità

per difendere il proprio patrimonio materiale, politico e morale, le conseguenze negative del proclama Alexander poterono essere contenute.

Rapporti con Alleati e governo

Certo, l’inverno 194445 fu molto duro per gli uomini c|ie vivevano sulle montagne e che avevano sperato nella fine della guerra, e fu duro anche per il C.L.N.A.I., una cui missione, recatasi a Roma per ottenere dagli Alleati il riconoscimento ufficiale (fine novembreinizio dicembre 1944) si trovò di fronte a richieste gravose e che minacciavano di colpire seriamente la Resistenza. Gli angloamericani insisterono soprattutto — ponendola come condizione preliminare e inalienabile — sul disarmo delle formazioni. Inoltre gli Alleati imponevano solo obblighi, senza offrire nulla in cambio e mostravano, tornando sempre sulla loro ormai radicata diffidenza verso i C.L^N. come strumenti del nuovo potere, di voler privare i C.L.N. stessi di ogni funzione [...]

[...]i Alleati il riconoscimento ufficiale (fine novembreinizio dicembre 1944) si trovò di fronte a richieste gravose e che minacciavano di colpire seriamente la Resistenza. Gli angloamericani insisterono soprattutto — ponendola come condizione preliminare e inalienabile — sul disarmo delle formazioni. Inoltre gli Alleati imponevano solo obblighi, senza offrire nulla in cambio e mostravano, tornando sempre sulla loro ormai radicata diffidenza verso i C.L^N. come strumenti del nuovo potere, di voler privare i C.L.N. stessi di ogni funzione politica rinnovatrice per ridurli a semplici organi tecnico* amministrativi: anzi, sembrava che proprio ad essi assegnassero il compito di restaurare la vecchia società.

Una profonda delusione dovette impadronirsi dei rappresentanti del C.L.N.A.I. (Parri, Alfredo Pizzoni e Gian Carlo Pajetta), delusione che traspare chiaramente dal racconto che et ha lasciato Parri della firma dell’atto con cui gli angloamericani riconoscevano il C.V.L. come l'ese

607



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol II (D-G), p. 348

Brano: [...]schi. A Pian di Castagna (Acqui) e poi a Genova, con Giacomo Buranelio (v.) dette vita a gruppi gappisti; prese parte a numerose azioni di guerra e divenne infine commissario politico della 3a Brigata Garibaldi « Liguria », operante sull’altipiano di Marcarolo (Genova) .

In seguito a una violenta azione dei tedeschi che dispersero la brigata, Fillak dovette spostarsi presso Acqui e, da qui, a Milano per riprendere i collegamenti col movimento clandestino. Dopo varie peripezie, tra cui un periodo d’internamento in Svizzera, raggiunse la Valle d’Aosta ove potè riprendere la lotta nella zona di Cogne. Nominato comandante della 76a Brigata Garibaldi operante in Valle d’Aosta, nel Canavesano e nel Biellese, diede un decisivo contributo alla riorganizzazione delle formazioni duramente provate dai rastrellamenti tedeschi.

Il 16.12.1944, dopo aver partecipato con i suoi uomini, a fianco della 75a Brigata garibaldina biellese, a un combattimento contro forze della Divisione « Littorio », così concluse un dettagliato rapporto sullo scontro:[...]

[...] ove potè riprendere la lotta nella zona di Cogne. Nominato comandante della 76a Brigata Garibaldi operante in Valle d’Aosta, nel Canavesano e nel Biellese, diede un decisivo contributo alla riorganizzazione delle formazioni duramente provate dai rastrellamenti tedeschi.

Il 16.12.1944, dopo aver partecipato con i suoi uomini, a fianco della 75a Brigata garibaldina biellese, a un combattimento contro forze della Divisione « Littorio », così concluse un dettagliato rapporto sullo scontro: «Con i reparti in armi e compatti, con l’organizzazione militare efficiente, nessun rastrellamento, per quanto massiccio, può danneggiare gravemente una brigata. Le sconfitte si subiscono solo quando entrano in giuoco altri fattori: debolezza del Comando, incertezza di propositi e imprevisti ».

E un tragico « imprevisto » lo portò alla morte. Nella notte tra il

29 e il 30.1.1945 un battaglione tedesco, messo sulle sue tracce da un delatore, con un colpo di mano

riuscì a catturare Fillak e l'intero Comando partigiano in località Lace (nei pres[...]

[...]za attendere che cadessero dal cielo, così cercavano di provvedere alle proprie necessità di sostentamento attraverso l’aiuto delle popolazioni locali, soprattutto contadine, attraverso offerte in danaro di privati, anche industriali e benestanti, e sottoscrizioni popolari organizzate tra i lavoratori delle fabbriche e delle campagne.

L’aiuto giunto a talune formazioni del Nord dal Comitato di liberazione nazionale dell’Alta Italia, tramite i C.L.N. regionali, ebbe carattere complementare e copriva soltanto una piccola parte dei bisogni effettivi della lotta partigiana. Tale aiuto veniva distribuito in rapporto alle necessità e alle possibilità di ogni Comitato regionale. Il C.L.N. regionale piemontese (v.), ad esempio, per molto tempo non ricevette nulla; e anche quando, in seguito, ebbe assegnati fondi, questi furono sempre in misura proporzionatamente minore rispetto al numero dei partigiani operanti nella regione, in quanto questo Comitato disponeva di mezzi propri e di diverse altre fonti di finanziamento.

I fondi del C.L/V.

La prima commissione del C.L.N.A.I. incaricata della raccolta e dell’amministrazione dei fondi fu composta dall avvocato Roberto Ver atti, dal dottor Luigi Casagrande e dall’ingegnere Enrico Falk. Dopo la morte di Veratti e il passaggio in Svizzera di Casagrande, la responsabilità finanziaria fu affidata al presidente del C.L.N.A.I., Alfredo Pizzoni (Pietro Longhi) e a Enrico Falk. Questo Comitato organizzò la sua prima attività dando vita a un servizio di corrieri, composto dall’architetto Guglielmo Mazzoni di Varese, dal dottor Stefano Porta di Biella, dall’ingegnere Dino Bergamasco di Mortara, dal dottor Edoardo Visconti di Modrone di Milano (« I quattro moschettieri », li chia



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol I (A-C), p. 263

Brano: Bauer, Otto

contadini è partigiani furono costretti a distruggere nella valle Padana milioni di quintali di grano, per non farli cadere in mano ai nazifascisti; altri milioni di quintali furono occultati sotto il controllo dei

C.L.N. per i bisogni della popolazione e delle formazioni partigiane.

La circolare n. 13 del C.L.N.A.I. stabiliva: « r Dove si ritiene impossibile evitare che la trebbiatura si svolga sotto il controllo nazifascista e la relativa requisizione del prodotto, impedire la trebbiatura stessa, anche sabotando le macchine. Aiutare i contadini a difendere ij prodotto lasciato in covoni. 2° Dov'è possibile trebbiare liberamente, proteggere il regolare svolgimento con squadre di partigiani, favorire l'occultamento del prodotto trebbiato e coadiuvare alla sua difesa. 3° Dove i contadini credessero meglio ricorrere alla trebbiatura clandestina per occultare il prodotto, intervenire contro le spie e [...]

[...]volga sotto il controllo nazifascista e la relativa requisizione del prodotto, impedire la trebbiatura stessa, anche sabotando le macchine. Aiutare i contadini a difendere ij prodotto lasciato in covoni. 2° Dov'è possibile trebbiare liberamente, proteggere il regolare svolgimento con squadre di partigiani, favorire l'occultamento del prodotto trebbiato e coadiuvare alla sua difesa. 3° Dove i contadini credessero meglio ricorrere alla trebbiatura clandestina per occultare il prodotto, intervenire contro le spie e l’apparato fascista che volesse ostacolarla. 4° In ogni caso, l’azione dei partigiani deve mirare a impedire l’utilizzazione del prodotto da parte del nemico e dimostrare praticamente ai contadini che i Volontari della Libertà difendono gli interessi nazionali e popolari. 5° Approfittare di questa azione per proporre la costituzione di squadre di difesa e di assalto di villaggio e mobilitare la popolazione tutta nella resistenza attiva ».

C.Gh.

Battaglione Alleato

Unità composta di partigiani italiani, soldati sovietici[...]

[...]tette a tutte le lusinghe con le quali i fascisti, prima e dopo la marcia su Roma, cercarono di corromperlo per attirarlo nelle loro file, "e fu il più strenuo difensore del pensiero del padre contro le deformazioni tendenti a farlo apparire come un precursore del fascismo. Militante nel Partito repubblicano, dopo le leggi speciali del novembre 1926 attraversò più volte i valichi delle sue montagne per introdurre in Italia la stampa antifascista clandestina e fu guida sicura per accompagnare oltre frontiera molti antifascisti, tra i quali Pietro Nenni e la sua famiglia. Negli anni del regime fascista, entrò a far parte di un gruppo socialista clandestino a Trento, e partecipò in seguito alla fondazione dei movimenti « Italia Libera » e « Giustizia e Libertà ». Dopo 1*8.9.1943 si recò in Svizzera e fece parte del C.L.N. di Lugano: collaborò con il servizio speciale (O. S.S.) americano; combattè nelle formazioni partigiane dell’Ossola alla vigìlia della liberazione della zona e collaborò poi con la Giunta provvisoria di governo della Repubblica dell’Ossola. Da questa, ricevette il mandato di trattare con le autorità svizzere, con il C.L N. di Lugano e con la legazione italiana di Berna, per i rifornimenti alimentari e lo scambio di altri prodotti con la vicina repubblica elvetica. Nei mesi che precedettero la Liberazione, operò con le formazioni partigiane della Valtellina.

Dopo il 25.4.1945 fu sindaco di Trento e deputato dell'Assemblea Costituente, eletto nelle liste del Partito socialista.

Bauer, Otto

Uomo politico austriaco. N. il 5 settembre 1881, m. a Parigi il 5.7.1938. Scrittore e teorico, con Max Adler, Rudolf Hilferding e Karl Renner fu tra i principali esponenti del cosiddetto austromarxismo e, dopo Io
[...]

[...]ù influente del partito socialdemocratico austriaco. Dopo la rottura della coalizione tra socialisti e cristianosociali (ottobre 1920), guidò l’opposizione ai governi della coalizione antimarxista patrocinata da monsignor Seipel. II programma socialdemocratico varato a Linz nel 1926 fu un tentativo di tradurre in termini politici l’elaborazione teorica compiuta dal Bauer, ma dopo i fatti di Vienna del luglio 1927 e l’inasprimento della pressione clericofascista, tale programma non si dimostrò sufficiente a organizzare la resistenza contro la minaccia fascista. Esponente deH’Internazionale socialista, anche in quella sede Bauer fu tra coloro che più vigorosamente denunciarono la minacciosa ascesa del fascismo e del nazismo. Dopo la violenta repressione del movimento operaio austriaco da parte della dittatura clericofascista di DoIIfuss (febbraio 1934), fu costret

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da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol I (A-C), p. 666

Brano: [...]pine, delle case coloniche padane, delle fattorie toscane, altrettante basi partigiane. Le figlie dei contadini divennero valorose informatrici e staffette dei^partigiani. Nelle regioni bracciantili e mezzadrili, dove i lavoratori avevano gloriose tradizioni di organizzazione e di lotta, si sviluppò una vasta azione di massa contro gli agrari fascisti e collaboratori dei tedeschi, e contro le autorità repubblichine.

In base alle direttive del C.L.N. e del C.V.L., furono organizzati scioperi e manifestazioni di massa per non consegnare il grano, il riso e altri prodotti agricoli agli ammassi fascisti (v. « Battaglia del grano » della Resistenza), per impedire le razzie del bestiame organizzate dall’occupante; e assalti ai municipi e ad altri edifici pubblici per distruggere le liste dei chiamati alle armi o per liberare ostaggi. Gli scioperi della mietitura, della trebbiatura e delle mondine erano organizzati sulla base di rivendicazioni economiche immediate e sentite da tutti i lavoratori, quali l'aumento dei salari e dei riparti, il [...]

[...]tura, il miglioramento dei contratti. Tali rivendicazioni facilitavano la messa in movimento anche della parte più timida della massa lavoratrice, davano ad essa una « copertura »: non si trattava di sciopero politico, ma in effetti lo scopo fondamentale era sempre quello di impedire all’occupante di impadronirsi delle derrate alimentari e, nello stesso tempo, di estendere, generalizzare la lotta contro il nemico nazifascista.

II 10.6.1944 il C.L N.A.l. lanciò un appello agli agricoltori e ai contadini perché impegnassero ogni loro sforzo nel contendere il grano ai tedeschi. Un mese dopo, il Comando generale del C.V.L. inviò disposizioni ai Comandi regionali per il sabotaggio delle trebbiatrici « in tutti i luoghi ove non si riesca a trebbiare con la protezione dei partigiani e ad assicurare con essa, a seconda dei casi, l’occultamento del grano e la sua distribuzione alla popolazione civile ». Invitava inoltre ad

« approfittare di questa occasione per porre il problema della costituzione delle squadre di difesa e di assalto di vil[...]

[...]i centri comunali, dove i dirigenti della Resistenza parlarono alle masse sotto la protezione delle formazioni partigiane. Oltre che in Emilia, le lotte si svilupparono nelle campagne di Rovigo, del Cremonese e del Vercellese.

Tedeschi e fascisti furono costretti a prendere provvedimenti: con decreto 3.7.1944, gli addetti alle trebbiatrici vennero militarizzati, ma i risultati furono ugualmente scarsi. Nel frattempo, i partiti di sinistra del C.L.N.A.I. avevano impartito disposizioni per la creazione dei Comitati di difesa contadina e dei Comitati contadini. Questi ultimi, forma di organizzazione unitaria di tutti i lavoratori del villaggio, si andarono diffondendo in ogni centro rurale; con la creazione delle « zone libere », essi divennero organi di autogoverno e diedero vita alle giunte popolari.

Sotto la spinta e la direzione della classe operaia del Nord, i contadini ruppero con un passato di rassegnazione e, superando il complesso di soggezione verso la borghesia agraria fascista, scesero in campo per liberare l’Italia dallo straniero nazista e dal fascismo. Tuttavia, se si fa eccezione per la situazione emiliana, dove la campagna è quasi in stato di permanente rivolta, non si può dire che la lotta nelle campagne si sia sviluppata dovunque con l’ampiezza e l’energia necessarie. L’insurrezione nazionale ebbe la sua forza principale nella classe operaia. Furono i grandi scioperi del proletariato di Milano, Torino e Genova,[...]

[...]egnazione e, superando il complesso di soggezione verso la borghesia agraria fascista, scesero in campo per liberare l’Italia dallo straniero nazista e dal fascismo. Tuttavia, se si fa eccezione per la situazione emiliana, dove la campagna è quasi in stato di permanente rivolta, non si può dire che la lotta nelle campagne si sia sviluppata dovunque con l’ampiezza e l’energia necessarie. L’insurrezione nazionale ebbe la sua forza principale nella classe operaia. Furono i grandi scioperi del proletariato di Milano, Torino e Genova, accompagnati dalla guerriglia partigiana e dalle azioni gappiste, che indicarono ai contadini, con la forza dell’esempio, la

via da seguire. E il fatto che i contadini abbiano consapevolmente partecipato in ogni regione, più o meno largamente, al più grande movimento popolare della nostra storia, ha avuto e ancora avrà molta importanza per la vita e l’avvenire dell’Italia.

A.Co.

Bibliografia: M. Legnarli, Aspetti economici delle campagne settentrionali e motivi di politica agraria nei programmi dei par[...]

[...]a formazione partigiana, Torino, 1964; G. C. Pajetta, I contadini e il movimento di Liberazione nazionale, Roma, 1951; C. Moscatelli e P. Secchia, Il Monte Rosa è sceso a Milano, Torino, 1958.

Conte, Dante

N. a Torino il 13.4.1897; meccanico. Attivo nelle lotte operaie degli anni 191520 e durante l’occupazione delle fabbriche, divenne comunista fin dalla fondazione del partito. Dopo le leggi eccezionali fasciste del

1926 svolse attività clandestina. Arrestato e deferito al Tribunale speciale, nel 1928 fu condannato a 6 anni e 6 mesi di carcere. Liberato nel 1932, in seguito all’amnistia detta del Decennale, riprese la lotta, fino a essere nuovamente arrestato nel 1934 e condannato dal Tribunale speciale a 14 anni di reclusione.

Liberato con la caduta del fascismo, dopo I '8.9.1943 prese parte alla Guerra di liberazione, organizzatore della resistenza in Piemonte e poi in Liguria, comandante delle S.A.P. e commissario politico nelle Brigate d’assalto Garibaldi della piazza di Genova. È attualmente tra i dirigenti del Partito comunista a Torino.

Conte, Nicola

Medaglia d’oro al valor militare. N. a Tripoli nel 1920; ufficiale di marina. Ultimato il liceo scientifico nel Collegio militare di Roma, nel 1938 entrò aH’Accademia navale di Livorno e nel 1941 ne uscì guardiamarina. Sottotenente di vascello, ne[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol IV (N-Q), p. 305

Brano: [...]o Gino Abbiati (che sarà fucilato dai nazifascisti nella zona del Verbano nel 1944), nel 1922 prese parte allo sciopero agricolo nella bassa bresciana e svolse continuamente grande attività fino al 1926, quando il marito fu arrestato e confinato a Lipari per 5 anni.

Ritornata a Brescia nel 1932, sì trasferì poi a Milano dove, nel 1937, lei e il marito vennero di nuovo arrestati e confinati entrambi, a Ponza e poi a Tremiti, per ricostituzione clandestina del P*C.L a Milano.

Ritornata a Brescia in seguito alla caduta del fascismo, dopo I'8.9.1943 prese parte alla Guerra di liberazione, quale partigiana combattente. Arrestata il 18.12.1943, fu liberata il 26.4.1945 dalle carceri di Bergamo dove era stata tradotta in attesa di giudizio.

AH’indomani della Liberazione fu eletta vicesindaco di Brescia e rimase poi consigliere comunale per

10 anni.

Per qualche anno ha anche diretto l'I.N.C.A. di Brescia,

Osella, Giuseppe

N. a Grignasco (Novara) il 14.2. 1905, m, a Borgosesia (v.) i! 23.12. 1943; industriale.

Consigliere delegato della S.A[...]

[...]ne di dirigente industriale), fu fondamentalmente uomo di formazione e tendenze liberali.

Si afferma che negli anni del regime avesse usato la propria influenza per aiutare più di un antifascista e, tra questi, nel 1937, Ci no Moscatelli.

All’indomani del 25.7.1943 fu avvicinato appunto da Moscatelli che, memore del comportamento tenuto da Osella negli anni della dittatura fascista, gli propose di collaborare con gli antifascisti nel nuovo clima politico instauratosi: ciò

305



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol II (D-G), p. 256

Brano: [...]cta fu nuovamente incaricato dal re di formare il governo. Questo risultò più debole del precedente e caratterizzato dalla presenza di numerosi ministri filofascisti, anche se altri, come Giovanni Amendola, risultavano di provata fede democratica. Facta ottenne fiducia dalla Camera il 31.7.1922, con 247 voti contro 121 (diedero voto contrario comunisti, socialisti e fascisti). Ciò accadeva nello stesso giorno in cui l’Alleanza del lavoro (v.) proclamava lo sciopero generale, in un clima di diffuso discredito dei partiti e delle istituzioni democratiche.

Gli eventi precipitarono. Lo sciopero dell’Alleanza del lavoro fallì. Mentre l'azione eversiva dei fascisti prendeva nuovo vigore, Facta si rifiutò di intervenire. Dal 6 al 17 ottobre si ebbero varie riunioni del Consiglio dei ministri, nel corso delle quali il governo si divise: da una parte, i ministri Taddei, Soleri, Alessi, Amendola, Bertini e Bertone si opponevano alle ricattatorie richieste di Mussolini; dall'altra [Riccio e Della Sbarba), si sosteneva invece la validità di una crisi extraparlamentare.

Il 2627 [...]

[...]ste ebbero buon gioco. Si giunse alla « marcia su Roma » e il re rifiutò di firmare

lo stato d’assedio tardivamente pro

posto dal suo primo ministro dimissionario. Nel 1924, per aver assunto verso il regime fascista un « contegno leale e consapevole », Facta fu premiato con la nomina a senatore.

A.Av.

Fada, Annibaie

N. a Collio (Brescia) il 28.4.1926; medico.

Studente liceale, dopo I’8.9.1943 fu tra gli organizzatori dei gruppi clandestini della Democrazia cristiana in provincia di Brescia (v.). Prese parte alla Guerra di liberazione, intendente di Brigata delle Divisioni « Fiamme Verdi » (v. Brigate Cattoliche) .

Arrestato dai fascisti nel gennaio

1945, deferito al Tribunale speciale « per appartenenza a bande armate e ribelli », venne liberato dal carcere il 25.4.1945.

Invalido di guerra, dopo la Liberazione ha ricoperto diverse Cariche nella D.C. in provincia di Brescia. È stato eletto deputato nel 1963 e senatore nel 1968.

Faenza

Comune di circa 50.000 abitanti (30.000 nel capoluogo) in provincia di [...]

[...]e due. I contadini di Santa Lucia delle Spianate difesero in massa e con le armi in pugno il Donati, ferendo una ventina di militi.

Verso la metà del novembre 1930 fu arrestato a Bologna il funzionario localmente responsabile della Federazione giovanile comunista [Cino Moscatelli) e tale cattura segnò l’inizio di una larga repressione condotta dall’Ovra (v.) in tutta la Romagna. Si venne così a scoprire una vastissima organizzazione comunista clandestina, con centri direzionali nel Faentino e nella bassa del Ravennate. Il « processone » contro gli oltre 100 comunisti ravennati, celebrato dal Tribunale speciale dal 28 aprile al 2 maggio del 1931, vide dietro le sbarre anche alcuni faentini.

Furono in quell'occasione processati Mario Vigna (condannato a 10 anni di carcere), Costantino Paci,: Domenico Potetti, Lazzaro Venturi, Pietro Ferracci (6 anni e 8 mesi), Mario Savorani (4 anni), Domenico Venturelli (4 anni e 2 mesi), Vincenzo Casadio (3 anni).

Malgrado il grave colpo, l'organizzazione antifascista seppe ristrutturarsi; dal [...]

[...]zo Casadio (3 anni).

Malgrado il grave colpo, l'organizzazione antifascista seppe ristrutturarsi; dal 1939 anche gli ex socialisti e gli ex repubblicani ricollegarono le loro file, sotto l’impulso del Partito d’Azione, tanto che questa parte della Romagna fu caratterizzata da un'attività cospirativa così vasta e fitta da essere additata a esempio nella propaganda svolta in altre regioni italiane.

« In un piccolo centro come Faenza — scrive C.L Ragghi ariti —, pur dopo arresti e persecuzioni, si poteva contare sull’energica azione di un gruppo assai folto che comprendeva tra gli altri il professor Bruno Ne diani, Bilii, Borghi. Reggi, Liverani; e potè essere possibile di riunirvi, nel 1942, un vero e proprio congresso, al quale parteciparono, nella casa ospitale dell’avvocato Neri, moltissimi rappresentanti dei vari centri romagnoli, oltre 50 persone ».

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Grazie ad un complesso algoritmo ideato in anni di riflessione epistemologica, scientifica e tecnica, dal termine C.L, nel sottoinsieme prescelto del corpus autorizzato è possible visualizzare il seguente gramma di relazioni strutturali (ma in ciroscrivibili corpora storicamente determinati: non ce ne voglia l'autore dell'edizione critica del CLG di Saussure se azzardiamo per lo strumento un orizzonte ad uso semantico verso uno storicismo μετ´ἐπιστήμης...). I termini sono ordinati secondo somma della distanza con il termine prescelto e secondo peculiarità del termine, diagnosticando una basilare mappa delle associazioni di idee (associazione di ciò che l'algoritmo isola come segmenti - fissi se frequenti - di sintagmi stimabili come nomi) di una data cultura (in questa sede intesa riduttivamente come corpus di testi storicamente determinabili); nei prossimi mesi saranno sviluppati strumenti di comparazione booleana di insiemi di corpora circoscrivibili; applicazioni sul complessivo linguaggio storico naturale saranno altresì possibili.
<---fascismo <---fascista <---C.L.N. <---C.L.N.A.I. <---antifascista <---comunista <---fascisti <---italiana <---Partito comunista <---antifascisti <---fasciste <---italiano <---nazifascisti <---Alfredo Pizzoni <---Bibliografia <---C.V.L. <---Storia <---italiane <---italiani <---liste <---nazifascista <---paracadutisti <---socialisti <---A Pian di Castagna <---A.N.P.I. <---Adolf Braun <---Agraria <---Alleati a Caserta <---Annibaie Alpi <---Battaglia del grano <---Battaglione Alleato <---C.I.L. <---Chimica <---Chimica industriale <---Cino Moscatelli <---Comitato di Liberazione <---Comitato di Liberazione Nazionale <---D.C. <---Dino Bergamasco di Mortara <---Edoardo Scala <---Edoardo Visconti di Modrone <---Enrico Falk <---Fermo Ognibene <---Ferruccio Parri <---Fiamme Verdi <---Gian Carlo Pajetta <---Gino Abbiati <---Guglielmo Mazzoni di Varese <---Guido Picelli <---I.I. <---Il C <---Il C L <---Il Monte Rosa <---Il Partito comunista <---Italia Libera <---La prima <---La sera <---Liberazione Nazionale <---Liberazione in Italia <---Luigi Casagrande <---M.L. <---Maitland Wilson <---Modrone di Milano <---Monte Rosa <---Movimento di Liberazione <---Nord dal Comitato <---Oliver Leese <---P.P.I. <---Piero Zama <---Pietracavata di Varsi <---Radio Londra <---Remo Torlai <---Resistenza nel Ravennate <---Roberto Ver <---S.A.M.I.T. <---S.A.P. <---S.S. <---San Francesco in Parma <---Santa Lucia <---Scienze <---Scienze economiche <---Sergio Vida <---Stefano Porta di Biella <---Svizzera di Casagrande <---Victor Adler <---Victor Pirogov <---X Flottiglia Mas <---abbiano <---altipiano <---antifascismo <---antimarxista <---bresciana <---comunisti <---cristiana <---cristiano <---d'Italia <---dell'Alta <---dell'Assemblea <---diani <---emiliana <---emiliano <---filofascisti <---gappiste <---gappisti <---imperialista <---lista <---marxismo <---nazismo <---nazista <---nell'Anconitano <---riformisti <---socialista <---squadristi <---sull'Appennino <---zarista