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da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol I (A-C), p. 206

Brano: Azione, Partito d’

medesimo, qualora l’offensiva angloamericana si fosse dovuta prolungare oltre le Alpi. E Ferruccio Parri capeggiò la missione del C.L.N.A.I. che, nel novembre 1944, condusse à Caserta le difficili ed ingrate trattative con il Comando alleato del Mediterraneo, per addivenire a un accordo tale da consentire il proseguimento della lotta partigiana, col riconoscimento ufficiale delle formazioni combattenti e dei C.L.N., sia pure a prezzo della immediata smobilitazione delle unità e della cessione dei poteri politici agli Alleati, una volta esauritasi la fase insurrezionale.

Arrestato Parri nel gennaio 1945, al suo rientro a Milano dalla missione del Sud; e, alla fine di febbraio, avendo il generale Cadorna (v.), comandante del C.V.L., presentato le dimissioni dall’incarico, ritenendo troppo limitati i suoi poteri nel quadro del Comando quadripartito, toccò a Valiani trattare con rappresentanti alleati — a Berna e a Lione — sui poteri del C.V.L. e del C.L.N.A.I., e ottenere che la resa dei tedeschi e de[...]

[...]ici agli Alleati, una volta esauritasi la fase insurrezionale.

Arrestato Parri nel gennaio 1945, al suo rientro a Milano dalla missione del Sud; e, alla fine di febbraio, avendo il generale Cadorna (v.), comandante del C.V.L., presentato le dimissioni dall’incarico, ritenendo troppo limitati i suoi poteri nel quadro del Comando quadripartito, toccò a Valiani trattare con rappresentanti alleati — a Berna e a Lione — sui poteri del C.V.L. e del C.L.N.A.I., e ottenere che la resa dei tedeschi e dei fascisti fosse accettata soltanto « senza condizioni » e alla presenza dei delegati del C.V.L.. Fu anche ottenuta, in seguito a scambio di prigionieri, la liberazione di Parri, al quale per altro venne imposto dall'accordo di rimanere in Svizzera. Rientrato a Milano, Valiani continuò a tenere i rapporti del C.L.N.A.I. e del C.V.L. con gli Alleati, in contatto con Max Salvadori (v.), uno dei primissimi aderenti al movimento « Giustizia e Libertà », il quale, grazie alla doppia nazionalità (italiana e britannica), era divenuto ufficiale della Special Force e delegato presso il C.L.N.A.I.. Dal loro comune lavoro verrà facilitata la costituzione (29.3.1945) del Comitato insurrezionale, composto di tre membri (uno dei quali sarà appunto Valiani), chiamato a predisporre i piani e a dirigere l'insurrezione del 25 aprile.

Nel quadro dell’azione politica per conferire ai C.L.N. la veste di rappresentanti autentici del potere popolare e per ottenere dagli Alleati il riconoscimento delle loro funzioni, va ricordato in particolare il contributo che i dirigenti del Partito d’Azione della Toscana diedero alla preparazione deH’insurrezione di Firenze, giustamente considerata da essi una tappa essenziale dell’opera della Resistenza, sia perché avrebbe messo gli Alleati di fronte alla prima, grande insurrezione partigiana e popolare, sia perché avrebbe affermato la posizione e l’autorità dei C.L.N. rispetto alla nuova realtà con la quale gli angloamericani si incontravano[...]

[...]enere dagli Alleati il riconoscimento delle loro funzioni, va ricordato in particolare il contributo che i dirigenti del Partito d’Azione della Toscana diedero alla preparazione deH’insurrezione di Firenze, giustamente considerata da essi una tappa essenziale dell’opera della Resistenza, sia perché avrebbe messo gli Alleati di fronte alla prima, grande insurrezione partigiana e popolare, sia perché avrebbe affermato la posizione e l’autorità dei C.L.N. rispetto alla nuova realtà con la quale gli angloamericani si incontravano. In tal senso, il gruppo dirigente fiorentino del partito, con C.L. Ragghianti, Tristano Codignola, Enzo Enriques Agnoletti e Carlo Campoimi fu un elemento dinamico e propulsivo di tutta la vicenda insurrezionale del capoluogo toscano, talché gli Alleati dovettero riconoscere al C. L.N. regionale e alle forze partigiane un prestigio e un peso che fino

allora erano stati praticamente negati.

Ricostruzione di Stato e paese

Il problema istituzionale

Fin dal primo momento il Partito d’Azione prese chiaramente posizione contro la monarchia e il governo Badoglio (v.), in forma pregiudiziale e permanente, pronunciandosi per un governo di C.L.N. con tutti[...]

[...]urrezionale del capoluogo toscano, talché gli Alleati dovettero riconoscere al C. L.N. regionale e alle forze partigiane un prestigio e un peso che fino

allora erano stati praticamente negati.

Ricostruzione di Stato e paese

Il problema istituzionale

Fin dal primo momento il Partito d’Azione prese chiaramente posizione contro la monarchia e il governo Badoglio (v.), in forma pregiudiziale e permanente, pronunciandosi per un governo di C.L.N. con tutti i poteri legislativi ed esecutivi. Ma nel C.L.N. stesso vi era disparità di vedute e il famoso messaggio di Churchill (v.) al popolo italiano, che consigliava l’accantonamento del problema istituzionale e l’immediato sostegno al governo Badoglio, aumentava i contrasti. Il re, solo titolare del patrimonio discusso, era fermo sulla posizione precisa di chi non vuole andarsene a nessun costo, né ora né in avvenire, senza perplessità o dubbi. Ma tutti gli altri fattori erano componenti costanti della disputa: gli Alleati, il ministero Badoglio, il C.L.N. del Sud, il C.L.N. centrale. Churchill era contrastato dal repubblicano Roosevelt (v) ; i[...]

[...]ggio di Churchill (v.) al popolo italiano, che consigliava l’accantonamento del problema istituzionale e l’immediato sostegno al governo Badoglio, aumentava i contrasti. Il re, solo titolare del patrimonio discusso, era fermo sulla posizione precisa di chi non vuole andarsene a nessun costo, né ora né in avvenire, senza perplessità o dubbi. Ma tutti gli altri fattori erano componenti costanti della disputa: gli Alleati, il ministero Badoglio, il C.L.N. del Sud, il C.L.N. centrale. Churchill era contrastato dal repubblicano Roosevelt (v) ; il ministero era dominato da Badoglio, che puntava sulle proprie fortune e sul sostegno del re; Croce e De Nicola si differenziavano da Sforza; Di Rodino si distingueva da questi ultimi tre, e tutti costoro insieme avevano come oppositori i partiti di sinistra. Il C.L.N. centrale, infine, aveva Bonomi che manovrava con Ruini e liberali e democristiani, intenti a isolare i partiti di sinistra.

Il contrasto sulla formula di governo venne risolto inizialmente con un compromesso, gradito d’altronde a Bonomi: alla Liberazione si sarebbe costituito un ministero con i soli partiti del C.L.N.. Ma il vero dissidio era sulla questione istituzionale, poiché le sinistre — alla testa delle quali si poneva, con la sua intransigenza, il Partito d’Azione — reclamavano l’immediato accantonamento della monarchia e la sospensione delle prerogative regie, mentre le destre erano per il mantenimento di queste in via provvisoria (se non, come per alcuni settori dello stesso schieramento, in realtà definitiva). Il primo compromesso proposto da Bonomi — relegare di fatto la monarchia in un ruolo decorativo di continuità fra passato e futuro — fu respinto col solo voto contrario del Partito d’Azione. Un secondo compromesso — abdicazione del re e formazione di un governo del C.L.N. con tutti i poteri costituzionali dello Stato — urtò con

tro il problema del[...]

[...]one delle prerogative regie, mentre le destre erano per il mantenimento di queste in via provvisoria (se non, come per alcuni settori dello stesso schieramento, in realtà definitiva). Il primo compromesso proposto da Bonomi — relegare di fatto la monarchia in un ruolo decorativo di continuità fra passato e futuro — fu respinto col solo voto contrario del Partito d’Azione. Un secondo compromesso — abdicazione del re e formazione di un governo del C.L.N. con tutti i poteri costituzionali dello Stato — urtò con

tro il problema della reggenza: per il Partito d’Azione, questa doveva essere tenuta da civili, mentre i liberali proponevano l'abdicazione del re e del principe ereditario, con la reggenza del nipote. Quando il Congresso dei C.L.N. di Bari (v.), nel gennaio 1944, si pronunciò per l’abdicazione del re, ma con una equivoca formula di compromesso che lasciava da chiarire l’intera sostanza della questione, il tema della reggenza divenne il solo su cui si potesse discutere. Tuttavia, al C. L.N. centrale, in una riunione del 18 marzo durata otto ore, fu accettata con 5 voti di maggioranza una risoluzione con la quale l’intero problema veniva rinviato a dopo la liberazione di Roma. Il voto contrario del Partito d’Azione obbligò invece ad una decisione immediata e Bonomi, per prendere tempo, il 24 successivo presentò le propr[...]

[...]cato dell'Esecutivo romano (artatamente giunto in ritardo), né un invito trasmesso per radiotelegramma dall'Esecutivo di Milano. A cose fatte, ,1'Esecutivo del partito si dissociò dalle responsabilità degli « azionisti » meridionali e sconfessò i rappresentanti entrati nel governo, con una nota pubblicata su « Italia Libera ». In seguito, l'atto di indisciplina fu considerato involontario e non vi furono provvedimenti di sorta.

Il governo del C.L.N.

Il secondo ministero Badoglio entrò in crisi con la liberazione di Roma, 42 giorni dopo il suo insediamento.

Il re, comunque, aveva avuto modo di far cadere la richiesta di abdicazione e di affermare la luogotenenza. Nel giugno, irìfatti, nominava luogotenente il proprio figlio Umberto, con tutti i poteri sovrani. Il C.L.N., per formare il suo primo governo, dovette così vincere l’avversione degli Alleati e del luogotenente, che manovrava per riproporre Badoglio.

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da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol I (A-C), p. 599

Brano: [...]e italiana nei vari paesi e perseguitare i più noti antifascisti.

I Comitati proletari antifascisti continuarono a svolgere una notevole attività anche in seguito, come emanazione del movimento mondiale contro la guerra e il fascismo (Movimento AmsterdamPleyel) ; quasi 500 Comitati di città e comunali arrivarono a organizzare, in Francia, oltre 10.000 antifascisti, dando vita a un forte movimento, al quale, nonostante l’accentuata impronta di classe, non venne meno l’adesione di numerose personalità dell’antifascismo radicale e della sinistra cattolica, da Guido Miglioli alla Medaglia d’oro Raffaele Rossetti, al repubblicano Schettini, ad altri intellettuali aderenti al movimento di « Giustizia e Libertà », al movimento anarchico, ecc.. Nel loro primo triennio di vita, i Comitati ebbero ancheHin settimanale [L’antifascista]. In seguito divenne loro portavoce il quotidiano La voce degli italiani (v.) diretto da Giuseppe Di Vittorio.

In quel periodo la Francia entrava nella fase della sua più ricca esperienza politica, quella del Fr[...]

[...]e [L’antifascista]. In seguito divenne loro portavoce il quotidiano La voce degli italiani (v.) diretto da Giuseppe Di Vittorio.

In quel periodo la Francia entrava nella fase della sua più ricca esperienza politica, quella del Fronte popolare, e i Comitati, sotto la guida di Vasco Jacoponi e Romano Cocchi (ex organizzatore sindacale cattolico, discepolo di Miglioli e poi comunista) divennero meno settari. Essi attenuarono l’iniziale carattere classista sino a presentarsi come un grande movimento democratico, aperto a tutte le forze politiche dell’antifascismo italiano. In effetti nel marzo 1937, sotto l’impulso dell’edizione italiana di Fraternità (v.), la rivista francese patrocinante uno statuto giuridico degli emigrati, si riunì a Lione un grande congresso unitario che prese il nome simbolico e significativo di « Congresso degli italiani ». Tale assise, presieduta da Giuseppe Di Vittorio e da Pietro Nenni, vide la partecipazione di tutto l’antifascismo italiano e fu una specie di Costituente dell’antifascismo in terra di Francia. [...]

[...]), la rivista francese patrocinante uno statuto giuridico degli emigrati, si riunì a Lione un grande congresso unitario che prese il nome simbolico e significativo di « Congresso degli italiani ». Tale assise, presieduta da Giuseppe Di Vittorio e da Pietro Nenni, vide la partecipazione di tutto l’antifascismo italiano e fu una specie di Costituente dell’antifascismo in terra di Francia.

G.Ce.

Comitato centrale di liberazione nazionale

C.C.L.N.. Costituito a Roma il 9 settembre 1943 dai rappresentanti dei partiti antifascisti, che, dopo le riunioni preparatorie tenute a Milano il 24 giugno e il 4 luglio, avevano formato il 26 luglio il Comitato delle opposizioni antifasciste. Sotto la presidenza di Ivanoe Bonomi si riunirono la mattina del 9 settembre in via Adda, in un appartamento messo a disposizione dalla casa editrice Einaudi, i rappresentanti della Democrazia cristiana [Alcide De Gasperi), del Partito liberale [Alessandro Casati), del Partito d’Azione [Ugo La Malfa e Sergio Fenoaltea), del Partito socialista [Pietro Nenni e [...]

[...] politica alla resistenza che si andava organizzando contro l’invasore tedesco e i suoi servi fascisti. Il Comitato di liberazione, che raccoglieva a Roma le rappresentanze ufficiali delle direzioni dei partiti e che traeva particolare autorità dalle personalità che ne facevano parte, fu chiamato « centrale » per la funzione che gli veniva riconosciuta di massimo organo politico dirigente del movimento di liberazione.

La funzione svolta dal C.C.L.N.

Il Comitato centrale di liberazone nazionale definì i suoi compiti politici con le dichiarazioni del 16 ottobre e del 16.11.1943. Abbandonato rapidamente il tentativo di costituire, di fronte alla fuga da Roma del re e del governo Badoglio (v.), un « governo provvisorio », si pose il compito di organizzare e dirigere, in tutto il territorio occupato, il movimento di liberazione. Pur attraverso le inevitabili formule di compromesso, che si prestavano a varie interpretazioni, il C.C.L.N. assun

se una posizione basata sui punti seguenti: 1) il C.L.N. dichiara di essere l’espressione genu[...]

[...] nazionale definì i suoi compiti politici con le dichiarazioni del 16 ottobre e del 16.11.1943. Abbandonato rapidamente il tentativo di costituire, di fronte alla fuga da Roma del re e del governo Badoglio (v.), un « governo provvisorio », si pose il compito di organizzare e dirigere, in tutto il territorio occupato, il movimento di liberazione. Pur attraverso le inevitabili formule di compromesso, che si prestavano a varie interpretazioni, il C.C.L.N. assun

se una posizione basata sui punti seguenti: 1) il C.L.N. dichiara di essere l’espressione genuina della volontà italiana; 2) il popolo dovrà decidere attraverso la Costituente, alla fine della guerra, della forma istituzionale dello Stato; 3) per condurre la guerra di liberazione e realizzare la necessaria azione in tutto il paese, deve* essere formato un « governo straordinario », espressione di quelle forze politiche le quali hanno costantemente lottato contro la dittatura fascista; 4) questo governo dovrà assumere tutti i poteri costituzionali dello Stato, evitando ogni atteggiamento che possa compromettere la concordia della nazione e pregiud[...]

[...]fascista; 4) questo governo dovrà assumere tutti i poteri costituzionali dello Stato, evitando ogni atteggiamento che possa compromettere la concordia della nazione e pregiudicare la futura decisione popolare.

Molto si discusse in seno al comitato sull’interpretazione che occorreva dare alla formula del « governo straordinario » e a quella di « tutti i poteri costituzionali dello Stato », cioè al rapporto politico che doveva stabilirsi tra il C.L.N. e il governo formato a Brindisi e diretto da Badoglio. Ma queste discussioni, spesso accademiche, non impedirono al C.C.L.N. di assolvere, in un primo periodo, ad una funzione importante di orientamento e di organizzazione del movimento di liberazione. Furono poste, allora, le basi politiche del movimento di liberazione, e fissati i termini del patto unitario concluso tra i diversi partiti antifascisti. Furono costituiti un comitato di organizzazione ed una giunta militare centrale che, in una riunione del 9.1.1944, decisero l’unificazione del movimento partigiano nel Corpo dei Volontari della Libertà, ed affermarono la necessità della cooperazione delle formazioni partigiane dirette dai C.L.N. con « quadri e nuclei dell’esercito nazionale, che in territorio di occupazione si sono sottratti aH'asservimento tedesco ». Questa direttiva trovò scarsa applicazione a Roma, ma essa indicava la linea sulla quale doveva procedere, con maggiori forze e fortuna, il movimento partigiano che si andava sviluppando nel Nord, e che trovava il suo centro organizzativo nel C.L.N.A.I. (v.). AI fine di aiutare il C.L.N.A.I. ad affermare la propria funzione, il 31 gennaio il C.C.L.N. decise d’investire il C.L. N.A.I., che aveva sede a Milano, dei poteri di rappresentante del governo democratico che doveva essere costituito dopo la liberazione di Roma, come « centro dirigente e organizzativo di tutto il movimento nazionale » nel Nord, allo scopo di portare la lotta al suo « sbocco fi

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da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol IV (N-Q), p. 803

Brano: Protocolli di Sion

le proposte del C.L.N.A.I.: il Proclama Alexander (v.) precedette di un giorno l’arrivo della missione al Sud, ma l’appoggio logistico alla Resistenza tendeva a rimanere entro i limiti già stabiliti.

Inoltre, dietro suggerimento di Macmillan, Maitland Wilson insistette per separare completamente le considerazioni dette « militari » da quelle chiamate « politiche ». Contro l’allarme del Foreign Office londinese, che premeva per un accordo triangolare, a Caserta si insistette per due accordi bilaterali separati.

Infine era previsto un aiuto finanziario al C.LN.A.L, condizionato alla situazione militare e comunque destinato a[...]

[...]l Nord, dovettero affrontare l’effetto della crisi del Governo Bonomi (apertasi il 26 novembre) sull’atteggiamento alleato, crisi che incideva anche nei rapporti fra i principali partiti, separando nettamente le formazioni di sinistra da quelle moderate e di destra. Alla fine, la delegazione « fu posta di fronte a condizioni improntate alla massima intransigenza, formulate in tono perentorio e senza alcuna contropartita tranne il fatto che la conclusione di un accordo implicava di per se stessa un riconoscimento degli organi direttivi della Resistenza». (Pietro Secchia).

La testimonianza di Ferruccio Parri indica l’atmosfera della firma dell'accordo. Egli scriverà: « Siamo più perplessi che emozionati. Il testo non ci soddisfa molto. È il risultato di molteplici trattative, ripulse, insistenze e ostinate e tortuose resistenze di qualche ufficio del Comando generale alleato ».

Le ripercussioni

Una volta conosciuti al Nord, i Protocolli di Roma suscitarono un vivace dibattito, soprattutto in vista del successivo accordo, di estre[...]

[...]firma dell'accordo. Egli scriverà: « Siamo più perplessi che emozionati. Il testo non ci soddisfa molto. È il risultato di molteplici trattative, ripulse, insistenze e ostinate e tortuose resistenze di qualche ufficio del Comando generale alleato ».

Le ripercussioni

Una volta conosciuti al Nord, i Protocolli di Roma suscitarono un vivace dibattito, soprattutto in vista del successivo accordo, di estrema vaghezza, fra il Governo Bonomi e il C.L.N.A.I., accordo che, tra l'altro, conteneva una dichiarazione del Governo italiano come « successore del governo che firmò le condizioni di armistizio ».

In contrasto con l’apprezzamento e la comprensione dimostrati dagli altri partiti per il lavoro compiuto dai delegati al Sud, i rappresentanti del P.S.I. (Sandro Pertini e Giorgio Marzola) denunciarono il presunto « asservimento del C.L.N.A.L alla polizia britannica » e rifiutarono di riconoscere gli impegni firmati. La pole

mica confluì successivamente nella più ampia discussione sul futuro dei C.L.N. come sistema di governo democratico. In essenza, l’accordo del 7 dicembre conteneva:

1. Un riconoscimento de facto della centralità del C.L.N.A.L e del C.V.L. nella lotta di liberazione.

2. Un’accettazione da parte del C.L.N.A.L dell'esclusivo ruolo di comando del comandante supremo alleato.

3. Un impegno da parte del C.L. N.A.I. di orientare le sue azioni nella direzione della difesa delle risorse economiche del Nord.

4. Un impegno da parte del C.L.N.A.L di trasferire la propria autorità in ogni campo al Governo militare alleato subito dopo 'la Liberazione, e di mettere i partigiani del C.V.L. agli ordini del comandante supremo alleato.

5. Il riconoscimento, da parte del

C.L.N.A.L, della necessità di disarmare le forze della Resistenza subito dopo la Liberazione.

6. L’offerta di una precisa somma, come aiuto finanziario da parte alleata.

7. La conferma dell’autorità delle Missioni alleate presso le forze della Resistenza.

Nei mesi che intervennero fra la firma dei protocolli e la liberazione del Nord, non si presentarono situazioni o avvenimenti tali da metterne in dubbio l’applicabilità. Di conseguenza, la base politica e giuridica dell’azione delle Forze alleate, al momento della Liberazione, consistette interamente nei provvedimenti previsti dai protoc[...]

[...]te presso le forze della Resistenza.

Nei mesi che intervennero fra la firma dei protocolli e la liberazione del Nord, non si presentarono situazioni o avvenimenti tali da metterne in dubbio l’applicabilità. Di conseguenza, la base politica e giuridica dell’azione delle Forze alleate, al momento della Liberazione, consistette interamente nei provvedimenti previsti dai protocolli. Altrettanto si può dire per quanto riguarda il comportamento del C.L. N.A.I. e del C.V.L..

D.W.E.

Protocolli di Sion

Protocolli dei Saggi Anziani di Sion. Falso letterario usato, a partire dal secolo scorso, nella propaganda antisemita (v. Ebrei).

Il testo, di circa 200 pagine, è diviso in 24 capitoli (o conferenze), nei quali si immagina che un membro del « governo segreto ebraico » composto dagli Anziani di Sion spieghi il piano per assicurare agli ebrei il dominio mondiale. II contenuto si articola intorno a tre temi fondamentali: critica del sistema democraticoliberale; esposizione del metodo o piano dazione ritenuto necessario agli ebrei per la[...]

[...]

Libello reazionario

II libello apparve per la prima volta in Russia all’inizio del ventesimo secolo, apocrifamente pubblicato dalla polizia zarista, e riscosse grande successo negli ambienti reazionari favorendo la diffusione dei progrom (v.) antisemiti. Nel 1921, grazie a un’inchiesta condotta dal quotidiano londinese Times, si scoprì che il testo non era che il rifacimento alterato di un libro già pubblicato nel 1865 in Belgio e diffuso clandestinamente .in Francia, sotto il titolo Dialogues aux Enfers entre Montesquieu et Machiavai. Ne era stato autore l’avvocato liberale francese Maurice Joly il quale aveva inteso con quel sistema mettere in guardia l’opinione pubblica contro la minaccia rappresentata dal governo dittatoriale di Napoleone III.

Nel libro di Joly, sequestrato dalla polizia e diventato poi introvabile (l’autore, arrestato, era morto suicida in carcere nel 1879), Montesquieu difende I principi dell’illuminismo liberale, mentre Machiavelli (sotto il cui nome veniva in realtà descritto Napoleone III) sostiene la[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol I (A-C), p. 703

Brano: Cremona

Un reparto di S.S. italiane sfila per il centro

che chiedeva fossero risparmiati i fascisti e le loro famiglie. Guido Miglioli si mise in contatto con i fascisti a titolo personale e il C.L. N. si attenne alla disposizione « arrendersi o perire» (v.). Il 26, tramite il vescovo Cazzani, il prefetto fascista chiese di poter trattare e i poteri della zona vennero così trasmessi a una delegazione del C.L.N. composta da Frassi, Rizzi e da Zelioli che si era accordato con l’inviato del vescovo. Farinacci partì poco dopo mezzogiorno con la segretaria dei fasci femminili marchesa Medici del Vascello, con il redattore capo del suo giornale e con l’autista (il gerarca verrà poi catturato e fucilato dai partigiani della Divisione « Fiume Adda » nella piazza di Vimercate).

I partigiani disarmarono i posti di blocco e la caserma « Colletta ». Unità del Raggruppamento « Ghinaglia » portarono felicemente a termine l’assalto alla caserma degli agenti ausiliari della Questura. La città fu posta sotto as[...]

[...]contro i fascisti caddero A. Casa

di Cremona

letti e B. Ghidetti. I nazifascisti, asserragliati tra palazzo Trecchi e piazza Sant’Agata, nella caserma Muti, nel palazzo detto «della Rivoluzione » con il commissario federale Milillo, chiesero di arrendersi e 600 di essi si diedero prigionieri.

I tedeschi in ritirata si batterono per mantenere liberi i traghetti sul Po. In un ultimatum trasmesso attraverso l’arcivescovo, alcuni membri del C.L.N. fecero sapere al Comando nemico di essere disposti a concedere una tregua purché le truppe si fossero ritirate prendendo la via della circonvallazione, abbandonando tutto il materiale e le armi pesanti. Ma gli attacchi contro i nazisti in ritirata continuarono: il 27.

4.1945 un gruppo di vigili del fuoco attaccò a Bagnara (v.) i tedeschi, che si vendicarono fucilando 6 partigiani. La lotta per i traghetti fu particolarmente aspra a Pizzighettone, Crotta d’Adda, Ostiano, Isola Dovarese, Spinadesco, Gussola e Casalmaggiore. Molti tedeschi vennero catturati, altri furono obbligati a dirotta[...]

[...]esanti. Ma gli attacchi contro i nazisti in ritirata continuarono: il 27.

4.1945 un gruppo di vigili del fuoco attaccò a Bagnara (v.) i tedeschi, che si vendicarono fucilando 6 partigiani. La lotta per i traghetti fu particolarmente aspra a Pizzighettone, Crotta d’Adda, Ostiano, Isola Dovarese, Spinadesco, Gussola e Casalmaggiore. Molti tedeschi vennero catturati, altri furono obbligati a dirottare; infine i tedeschi dovettero trattare con il C.L.N. sulla riva piacentina.

L'attesismo nel Cremonese

Particolari difficoltà nel l'organizzare la lotta armata nel Cremonese derivarono da talune contraddizioni deM’antifascismo locale che si riflettevano anche aM’interno dei partiti e del C.L.N.. L’ex deputato comunista Luigi Repossi, già bordighiano, nella primavera del 1944 si installò nella zona di GabbionetaOstiano (dove risiedeva anche il segretario della Federazione comunista Ravaz

zoli) e cominciò a diffondere nelle cascine Prometeo, un giornale clandestino che in polemica con le posizioni del P.C.I. sosteneva l’azione autonoma del proletariato per una immediata rivoluzione anticapitalista. Lo stesso foglio ravvisava nei C.L.N. uno strumento della continuazione della guerra imperialistica, della quale sarebbero stati responsabili in egual misura, sia il fascismo italotedesco che le democrazie occidentali e cercava in sostanza di dissuadere i lavoratori dalla lotta di liberazione.

Talune formazioni armate si trovavano d’altra parte su posizioni di attesismo. Tradizioni socialiste locali tendevano a porre l'accento sull’attività propagandistica a scapito di quella militare e facevano dedicare alla prima le energie migliori delle formazioni socialiste, a eccezione di quella di Corbari, sempre molto combattiva. La [...]

[...]ione di quella di Corbari, sempre molto combattiva. La tendenza attesista era marcata anche in qualche formazione di « Giustizia e Libertà » e più ancora tra le « Fiamme verdi ». Queste ultime avevano accettato il patto unitario come accordo politico, ma sul piano militare — oltre a mantenere una comprensiva autonomia — seguivano una tattica contraria all’azione offensiva. Il C.V.L. fu costantemente condizionato dal moderatismo delle gerarchie ecclesiastiche e dei quadri cattolici locali, che avevano aderito al C.L.N. e al Comando unificato con queste precise riserve.

Le forze partigiane

Al momento della Liberazione le forze partigiane della provincia di Cremona presentavano il seguente quadro:

Comando unificato: comandante Salvai aggio (indipendente), commissario politico O. Frassi (socialista), vicecomandante L. Miglioli (azionista), capo di stato maggiore

G.B. Bianchi (democristiano), intendente

G. Guarnieri (liberale).

Raggruppamento Autonomo Brigate S.A.P. « G. Matteotti"»: comandante O. Frassi, commissario politico G. Rossini. Il Raggruppamento comprendeva le seguenti formazioni; [...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol V (R-S), p. 579

Brano: [...]situazione in territorio occupato. Tale quadro giustificava operazioni dirette a collegare la N. 1 Special Force con la Resistenza armata che aveva preso radice dalla Linea Gustav alle Alpi, al fine di potenziarla e di ottenere la cooperazione per azioni di guerriglia e di sabotaggio. Del quadro faceva parte il fatto che, in linea generale e pur mancando strutture ben definite, esisteva una netta distinzione fra “politici” aderenti a partiti del C.L.N. (Partito comunista, Partito d’Azione, Partito socialista) e “badogliani”, ligi invece alla monarchia e al capo del governo.

I mezzi che il 15° Gruppo d'armate e il Comando Alleato nel Mediterraneo avevano messo a disposizione della N. 1 Special Force erano alquanto limitati, ma neH'inverno del 1944 il Comando del S.O.M. giunse alla conclusione che un mutamento nella situazione politica nell’Italia liberata avrebbe aumentato l'efficacia del personale e dei mezzi: si ritenne che, come nel novembre 1942 Darlan (v.) aveva fatto nell'Africa del Nord, nel settembre

1943 Badoglio aveva assolto in Italia un ruolo essenziale nel facilitare il successo degli Alleati, ma che Badoglio (come nel caso di Darlan per la Francia) avrebbe costituito un ostacolo a un ulteriore sviluppo della Resistenza armata in Italia. Convinto che il C.L.N. aveva nella Resistenza un ruolo superiore a quello dei “badogliani”, d'accordo con la Commissione Al[...]

[...]litica nell’Italia liberata avrebbe aumentato l'efficacia del personale e dei mezzi: si ritenne che, come nel novembre 1942 Darlan (v.) aveva fatto nell'Africa del Nord, nel settembre

1943 Badoglio aveva assolto in Italia un ruolo essenziale nel facilitare il successo degli Alleati, ma che Badoglio (come nel caso di Darlan per la Francia) avrebbe costituito un ostacolo a un ulteriore sviluppo della Resistenza armata in Italia. Convinto che il C.L.N. aveva nella Resistenza un ruolo superiore a quello dei “badogliani”, d'accordo con la Commissione Alleata di Controllo il S.O.M. chiese quindi al ministro britannico per gli Affari mediterranei (residente ad Algeri) di prendere l'iniziativa per sostituire al governo del maresciallo un governo del C.L.N.. Il ministro (e futuro primo ministro) Harold Macmillan (v.) giunse in Italia ai primi di aprile del 1944 e il risultato della sua venuta divenne storia italiana.

Poiché Roma si trovava nella zona operativa della 5a Armata, i collegamenti con la Resistenza romana vennero tenuti soprattutto dall’O.

S.S.. Invece in Toscana, dove con

fluirono nell'estate 1944 la 5a e l'8a Armata, la missione della N. 1 Special Force inviata a Firenze iniziò il processo di considerare il C.L.N. come autorità di governo in territorio occupato e, neH’intervallo fra occupazione tedesca e arrivo dell'Ammin[...]

[...]nistro) Harold Macmillan (v.) giunse in Italia ai primi di aprile del 1944 e il risultato della sua venuta divenne storia italiana.

Poiché Roma si trovava nella zona operativa della 5a Armata, i collegamenti con la Resistenza romana vennero tenuti soprattutto dall’O.

S.S.. Invece in Toscana, dove con

fluirono nell'estate 1944 la 5a e l'8a Armata, la missione della N. 1 Special Force inviata a Firenze iniziò il processo di considerare il C.L.N. come autorità di governo in territorio occupato e, neH’intervallo fra occupazione tedesca e arrivo dell'Amministrazione militare alleata (v. A.M.G.O.T.), anche in territorio liberato.

A partire dal giugno 1944, l'Italia divenne per gli Alleati un fronte secondario, la cui unica funzione era quella di tenere impegnate le forze tedesche. Il trasferimento in Francia di divisioni del 15° Gruppo di armate e, contemporaneamente, la drastica riduzione della quantità di materiale assegnato al fronte italiano, un calo che fu anche all’origine del noto proclama Alexander (v.), diedero una nuova di[...]

[...]mministrazione militare alleata (v. A.M.G.O.T.), anche in territorio liberato.

A partire dal giugno 1944, l'Italia divenne per gli Alleati un fronte secondario, la cui unica funzione era quella di tenere impegnate le forze tedesche. Il trasferimento in Francia di divisioni del 15° Gruppo di armate e, contemporaneamente, la drastica riduzione della quantità di materiale assegnato al fronte italiano, un calo che fu anche all’origine del noto proclama Alexander (v.), diedero una nuova dimensione al contributo militare italiano, sia a quello delle unità regolari (v. Combattimento, Gruppi di) sia dei Volontari della libertà.

« Il contributo partigiano alla vittoria Alleata in Italia superò di molto le aspettative più ottimistiche », si leggerà nel rapporto finale della N. 1 Special Force.

In seguito a suggerimento del C.L. N.A.I., la N. 1 Special Force chiese al generale Raffaele Cadorna (v.) se era disposto a recarsi al Nord: avendo dato risposta affermativa, nell’agosto 1944 egli venne paracadutato insieme a un aiutante.

In autunno, la N. 1 Special Force aiutò la delegazione del C.L.N.A.I., incaricata di prender accordi defi

nitivi col Comando alleato e col Governo italiano, a raggiungere Caserta (sede del Comando), poi Roma e infine a tornare al Nord. Nel corso delle trattative preparò il testo originario degli accordi firmati

il 7.12.1944, che legittimavano per gli Alleati la posizione del C.L.N. in territorio occupato come governo interinale (v. Protocolli di Roma). Dalla fine della primavera del 1944, invece di volontari italiani, venivano inviati in territorio occupato ufficiali di collegamento britannici (B.L. Os.) per organizzare le richieste e la distribuzione di quanto (non molto) poteva essere messo a disposizione della Resistenza, nonché per coordinare le operazioni dei partigiani con quelle del 15° Gruppo di armate. Sul totale di circa 3.000 tonnellate di materiale inviato in meno di 20 mesi, quasi 2.200 tonnellate vennero paracadutate tramite i B.L. Os.. Su un totale di m[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol V (R-S), p. 418

Brano: [...]e del Comando della Banda “Italia Libera” di San Matteo di valle Grana, divenendo poi commissario politico del

III Settore partigiano. Costituite le formazioni “Giustizia e Libertà”, assunse l’incarico di commissario politico della II Divisione Alpina delle valli Macra, Varaita e del Saluzzese. Nei primi mesi del 1945 passò infine all’incarico di commissario politico della X Divisione “Langhe”. Dopo la Liberazione fu designato commissario del C.L.N. all'Associazione Commercianti di Torino. Nel 1946, allatto della scissione dal Partito d’Azione della corrente ParriLa Malfa, ne seguì le sorti, passando quindi al Partito Repubblicano Italiano.

M.Gi.

Scandiano

Comune di 17.000 abitanti (7.000 nel capoluogo) a 12 km a sudest di Reggio Emilia, tra la via Emilia e la zona pedemontana, durante la Guerra di liberazione Scandiano fu attivo centro di lotta partigiana.

Dopo l’8.9.1943 l’intera popolazione del Comune sviluppò estese forme di resistenza passiva, mentre alcuni giovani partecipavano subito alla lotta armata suN’Appennino, [...]

[...]urante la Guerra di liberazione Scandiano fu attivo centro di lotta partigiana.

Dopo l’8.9.1943 l’intera popolazione del Comune sviluppò estese forme di resistenza passiva, mentre alcuni giovani partecipavano subito alla lotta armata suN’Appennino, accorrendo a costituire le prime formazioni partigiane. Altri entrarono nei G.A.P., chiamati “Gruppi sportivi”. Nei primi mesi del 1944 prese vita a Scandiano il « paramilitare », un’organizzazione clandestina che aveva il compito di sostenere con ogni forma di aiuto i partigiani della pianura e della montagna. Essa poggiava sulle cosiddette « case di latitanza », ossia abitazioni di persone fidate del capoluogo, ma specialmente della campagna, che venivano usate come rifugio o vere e proprie basi partigiane.

NeH'estate 1944 i gruppi del « paramilitare » si trasformarono in S.A.P. (Squadre di azione patriottica), mentre in montagna sorgeva un distaccamento garibaldino composto quasi esclusivamente di scandianesi. Nello stesso periodo (maggiogiugno) sorgeva il C.L.N. comunale, uno dei pi[...]

[...] ogni forma di aiuto i partigiani della pianura e della montagna. Essa poggiava sulle cosiddette « case di latitanza », ossia abitazioni di persone fidate del capoluogo, ma specialmente della campagna, che venivano usate come rifugio o vere e proprie basi partigiane.

NeH'estate 1944 i gruppi del « paramilitare » si trasformarono in S.A.P. (Squadre di azione patriottica), mentre in montagna sorgeva un distaccamento garibaldino composto quasi esclusivamente di scandianesi. Nello stesso periodo (maggiogiugno) sorgeva il C.L.N. comunale, uno dei più attivi della provincia, che assunse la direzione e il controllo di tutte le forme di resistenza a Scandiano e in un gruppo di Comuni circostanti. L’adesione alla lotta in Scandiano

fu larghissima, fino a coinvolgere, nelle organizzazioni di massa nelle forze combattenti locali, circa 400 tra uomini e donne.

La reazione del nemico fu dura e sanguinosa, specialmente nell’autunno 1944 e nel successivo inverno. I partigiani allora si insediarono in parte sulle colline (dopo aver liberato un vasto territorio, cacciandone due presìdi repubblichini) e in parte rimasero [...]

[...]. L’adesione alla lotta in Scandiano

fu larghissima, fino a coinvolgere, nelle organizzazioni di massa nelle forze combattenti locali, circa 400 tra uomini e donne.

La reazione del nemico fu dura e sanguinosa, specialmente nell’autunno 1944 e nel successivo inverno. I partigiani allora si insediarono in parte sulle colline (dopo aver liberato un vasto territorio, cacciandone due presìdi repubblichini) e in parte rimasero in paese, operando clandestinamente. I partigiani trasferitisi sulle colline, guidati da un loro comandante di Battaglione S.A.P. (dipendente dalla 76a Brigata) e dal C.L.N. di Zona, tennero sotto continua pressione le forze nemiche di presidio a Scandiano, controllando al tempo stesso una vasta zona, attraverso la quale potevano affluire gran parte degli aiuti destinati alle formazioni della montagna. Per questa via passarono bestiame, grano, grassi, vini, medicinali ecc. in quantità da poter mantenere circa 1.200 combattenti, frutto dell’aiuto popolare o di requisizioni. Passarono inoltre armi e uomini destinati a rafforzare le formazioni.

Moltissimi furono i fatti d’arme affrontati dai partigiani scandianesi (notevole quello di Rondinara) e molte furono l[...]

[...]tinati a rafforzare le formazioni.

Moltissimi furono i fatti d’arme affrontati dai partigiani scandianesi (notevole quello di Rondinara) e molte furono le azioni repressive nemiche ai danni dei giovani renitenti o sospetti di attività partigiana. Dopo un primo attacco condotto dai suoi combattenti il 19.4.1945, Scandiano venne liberato il giorno 23, prima che giungessero le truppe alleate. Al loro arrivo, queste trovarono in piena funzione il C.L.N., la Polizia partigiana e il Comune. Nei giorni della Liberazione, partigiani e popolazione avevano inflitto al nemico la perdita di 12 morti, 20 feriti e 150 prigionieri. Durante la Guerra di liberazione Scandiano ebbe 30 caduti, 45 feriti o invalidi, 40 deportati, 4 partigiani decorati.

È stata inoltrata una proposta di conferimento della Medaglia d’argento al valor militare al gonfalone di Scandiano, con la seguente motivazione: « Conscia di vivere in una zona strategicamente importante ai fini della Lotta di Liberazione e animata da fiera avversione all’invasore, la popolazione di Sca[...]

[...]e la lotta pochi mesi dopo, divenendo commissario politico della 108a Brigata Garibaldi “Paolo Rossi”, operante fino all'aprile 1945 nella zona di Castelnuovo Scrivia (Alessandria), dove rimase anche dopo la Liberazione.

Scansetti, Arialdo

Attilio. N. a Vercelli il 20.1.1915, ivi m. il 15.7.1948.

Nell’estate 1943 fu tra i fondatori della sezione vercellese del Partito d’Azione e, dopo l’8 settembre, rappresentò questo partito in seno al C.L.N. provinciale di Vercelli.

Fu poi partigiano combattente in vai d’Ossola, ma nel settembre 1944, per motivi di salute, dovette rientrare a Vercelli. Qui gli venne affidato l’incarico di ispettore del C.L. N., compito che svolse fino all'aprile 1945.

Dopo la Liberazione fu segretario del P. d’A. per la provincia di Vercelli, ma a causa dell'accentuarsi del suo male dovette ben presto lasciare anche l'attività politica.

P.Am.

Scapin, Vittorio

N. a Lusia (Rovigo) il 20.6.1901; fabbro.

Militante anarchico, nel maggio 1931 venne arrestato sotto l'accusa di avere « l’intenzione » di commettere attentati dinamitardi. Deferito al Tribunale speciale, il 13.6.1932 fu condannato a 16 anni di reclusione per « tentata strage ».

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[...] la Liberazione fu segretario del P. d’A. per la provincia di Vercelli, ma a causa dell'accentuarsi del suo male dovette ben presto lasciare anche l'attività politica.

P.Am.

Scapin, Vittorio

N. a Lusia (Rovigo) il 20.6.1901; fabbro.

Militante anarchico, nel maggio 1931 venne arrestato sotto l'accusa di avere « l’intenzione » di commettere attentati dinamitardi. Deferito al Tribunale speciale, il 13.6.1932 fu condannato a 16 anni di reclusione per « tentata strage ».

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da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol VI (T-Z e appendice), p. 409

Brano: [...]re alcuni giovani organizzati nell'Azione cattolica sarebbero poi confluiti nella Democrazia cristiana. Un certo numero di seguaci trovò il movimento liberalsocialista, anticipando il Partito d'Azione.

Ma fra molti giovani studenti e operai era presente un fervore critico che, seguendo varie tendenze, si espresse in un comune bisogno di azione subito dopo I’8.9.1943: alcuni presero molto presto la via della montagna, altri preferirono operare clandestinamente in città. Il Partito comunista, il Partito d’Azione e la Democrazia cristiana (anche se non subito sotto questo nome) avevano infatti approfittato dei 45 giorni del governo Badoglio per riorganizzarsi, sì da poter rapidamente costituire un Comitato di liberazione locale. Fra gli altri, si possono a tale riguardo ricordare: i comunisti Alessandro Cancian [Maine), Costante Gava [Fosco) e Severino Castagner;

I cattolici Giacomo Petterle (Erle) e Giuseppe Paiudetti [Bruno) ; gli azionisti Attilio Tonon [Bianco) e suo fratello, Arturo Toffoli [Tabacco), Vico Montagner e Vinicio Ul[...]

[...]isione Garibaldi “Nannetti” (v.).

I primi partigiani godettero della solidarietà dei contadini e degli abitanti dei villaggi di collina, ma per le loro esigenze si appoggiarono soprattutto a Vittorio Veneto.

Lotta armata

Nel corso della Guerra di liberazione la città, sita lungo la cosiddetta “strada d'Alemagna”, aveva per i tedeschi una particolare importanza strategica. Questa situazione rese particolarmente impegnativa l'attività del C.L.N. comunale e poi mandamentale, formatosi nell’ottobre 1943; impegnativa per le molteplici esigenze logistiche, per i rapporti diretti che si instaurarono fra l’organo politico e il comando militare, per i problemi di salvaguardia della città e delle sue fabbriche in caso di combattimento, per non parlare dei normali compiti di propaganda e politici.

A comporre il C.L.N. concorsero tre partiti (P.C.ID.C., P. d’A.) e alcuni indipendenti. Dal maggio del 1944 fino alla Liberazione (salvo una lunga interruzione di cui si dirà), membri del Comitato furono: gli indipendenti Giovanni Gandin (Maso) che ne fu eletto presidente e lo scrittore Tito Spagnol (Tornasi) ; Costante Gava e poi Bartolomeo De Zorzi [Ragno), che rappresentava il P.C.I.; Petterle, per la D.C.; Agostino Zanon Dal Bo (Antonio]l, per il P. d’A.. Fecero inoltre parte del C.L.N., in momenti diversi lungo l’arco della sua attività: Bianco, Tabacco, Giuseppe Paludetti (Bruno), Libero, Italo, Giuseppe [...]

[...]titi (P.C.ID.C., P. d’A.) e alcuni indipendenti. Dal maggio del 1944 fino alla Liberazione (salvo una lunga interruzione di cui si dirà), membri del Comitato furono: gli indipendenti Giovanni Gandin (Maso) che ne fu eletto presidente e lo scrittore Tito Spagnol (Tornasi) ; Costante Gava e poi Bartolomeo De Zorzi [Ragno), che rappresentava il P.C.I.; Petterle, per la D.C.; Agostino Zanon Dal Bo (Antonio]l, per il P. d’A.. Fecero inoltre parte del C.L.N., in momenti diversi lungo l’arco della sua attività: Bianco, Tabacco, Giuseppe Paludetti (Bruno), Libero, Italo, Giuseppe Tommasella [Donas), Isidoro Casagrande (Florio), Giuseppe Piasentin [Barone Buosi), Elio Busato [Nagi), come esponenti dell'uno e delì’altro partito o indipendenti.

Poiché Gandin, presidente del C.L. N., era affetto da una distrofia muscolare che gli rendeva difficile lo spostarsi, il Comitato si riuniva abitualmente a casa sua, con aumentato rischio per tutti; ma con mirabile forza d’animo Gandin assolse il suo compito con una continuità e un’efficienza difficilmente riscontrabili in una persona di normali possibilità fisiche, grazie anche all’aiuto di Nino Ballarin [Pronto), ben definito dal suo stesso nome di battaglia.

I rapporti fra il C.L.N. di Vittorio Veneto e il C.L.N. provinciale erano assicurati da Pietro Dal Pozzo (v.) e, più assiduamente, da Enrico Opocher [Richi) che risi[...]

[...], era affetto da una distrofia muscolare che gli rendeva difficile lo spostarsi, il Comitato si riuniva abitualmente a casa sua, con aumentato rischio per tutti; ma con mirabile forza d’animo Gandin assolse il suo compito con una continuità e un’efficienza difficilmente riscontrabili in una persona di normali possibilità fisiche, grazie anche all’aiuto di Nino Ballarin [Pronto), ben definito dal suo stesso nome di battaglia.

I rapporti fra il C.L.N. di Vittorio Veneto e il C.L.N. provinciale erano assicurati da Pietro Dal Pozzo (v.) e, più assiduamente, da Enrico Opocher [Richi) che risiedeva abitualmente in paese. Improntati a reciproca fiducia erano i rapporti con

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da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol V (R-S), p. 183

Brano: [...]zioni partigiane di montagna cominciarono a dirigersi anche giovani riminesi e capaci quadri politici. Fra questi ultimi, Roberto Carrara diventerà commissario politico della Brigata “Bruno Lugli” operante nei Pesarese e Guglielmo Marconi vicecomandante deH’8a Brigata “Romagna” operante nell'alto Forlivese.

Nel Riminese, la lotta armata venne condotta dai gruppi della 29a Brigata G.A.P.. li coordinamento po

liticomilitare fu assicurato dal C.L. N. di Rimini, costituito a Verucchio nei primi giorni di marzo del 1944. Presidente del C.L.N. riminese diventò il comunista Decio Mercanti. Altri membri del Comitato (secondo un elenco redatto alla data della liberazione di Rimini) furono i comunisti Guglielmo Marconi, Giovanni Fusconi, Arnaldo Zangheri, Isaia Pagliarani; i democristiani Giuseppe Babbi, Ferruccio Angelini, Armando Gobbi; i socialisti Mario Macina, Gomberto Bordoni, Luigi del Prete, Nazzareno Polverelli e Bruno Ferri; gli azionisti Celestino Giuliani e Antonio Val maggi; i repubblicani Dario Celli, Bruno Faini, Giuseppe Campana ed Enrico Ceccarel//; il “cristiano di sinistra” Romeo Bersani. Segretari del C.L.N. furon[...]

[...]i) furono i comunisti Guglielmo Marconi, Giovanni Fusconi, Arnaldo Zangheri, Isaia Pagliarani; i democristiani Giuseppe Babbi, Ferruccio Angelini, Armando Gobbi; i socialisti Mario Macina, Gomberto Bordoni, Luigi del Prete, Nazzareno Polverelli e Bruno Ferri; gli azionisti Celestino Giuliani e Antonio Val maggi; i repubblicani Dario Celli, Bruno Faini, Giuseppe Campana ed Enrico Ceccarel//; il “cristiano di sinistra” Romeo Bersani. Segretari del C.L.N. furono l’avvocato Giuseppe Poi azzi e William Vilh.

Furono 41 i partigiani riminesi caduti nel corso della Guerra di liberazione sui vari fronti: 22 in combattimento, 16 fucilati e 3 impiccati.

Il 10.5.1944, colpito a morte durante uno scontro con militi repubblichini all'Arco d'Augusto, cadde Silvio Cenci. Catturati in montagna, nel corso di aspri combattimenti nel mese di aprile, furono poi fucilati Primo Benassi (16 aprile), Walter Ghelfi e Rino Molari (che era stato fondatore della Democrazia cristiana a Santarcangiolo), nel campo di Fossoli (v.) il 12 luglio.

Nonostante la dis[...]

[...] in un agguato tesogli dai partigiani, rimanendo gravemente ferito. Un milite fascista riminese, catturato dai partigiani, venne da questi impiccato.

La reazione dei fascisti non si fece attendere. Sul territorio di San Marino (v.), considerato neutrale e in quei mesi rifugio per migliaia di riminesi, i fascisti misero a segno due colpi assai gravi per la Resistenza riminese: il 18 marzo arrestarono il democristiano Giuseppe Babbi, membro del C.L.N. clandestino, e lo tradussero in carcere a Bologna, dove rimase imprigionato

» MUNICIPIO DI RIMINI

AV_^J_SO li

Il Comando Militare Germanico della Difesa Costiera di Rimini ha condannato a morte per impiccagione i seguenti ribelli:

NI©©L©’ LUIGI di Giuseppe

nato l‘S giugno 1922. reeldente a Rlmlnl

PAGLIARANI ADELI© di Attilio

nato II 29 maggio 1923, residente a Rlmlnl

CAPPELLI MARI© di Enrico

nato II 21 aprile 192S. residente a Rlmlnl

colpevoli di ammassamento clandestino di armi e munizioni a fine terroristico e di reati d sabotaggio e attentati contro cose e person[...]

[...]logna, dove rimase imprigionato

» MUNICIPIO DI RIMINI

AV_^J_SO li

Il Comando Militare Germanico della Difesa Costiera di Rimini ha condannato a morte per impiccagione i seguenti ribelli:

NI©©L©’ LUIGI di Giuseppe

nato l‘S giugno 1922. reeldente a Rlmlnl

PAGLIARANI ADELI© di Attilio

nato II 29 maggio 1923, residente a Rlmlnl

CAPPELLI MARI© di Enrico

nato II 21 aprile 192S. residente a Rlmlnl

colpevoli di ammassamento clandestino di armi e munizioni a fine terroristico e di reati d sabotaggio e attentati contro cose e persone.

La condanna è stata eseguii* stamane in Piazza G. Cesare. E' doloroso che cittadini di Rimini, allineatisi coi nemici della Nazione, si siano macchiati di delitti contro l'integrità della Patria e contro la stessa loro Città, che 'èli ànglòamericani hanno martoriato con 92 incursioni e colla quasi totale distruzione.

La triste ingloriosa fine d costoro sia d'esempio e di remora a chiunque e insegri: che non è col terrorismo e col sabotaggio che si difendi la Patria e si cammina ve[...]

[...]Commissario SIraorbinario Ughi

Manifesto affisso dai fascisti a Rimini il giorno dell’impiccagione di 3 giovani partigiani (16.8.1944)

sino al mese d'agosto (a salvarlo contribuirono probabilmente i numerosi e autorevoli interventi del governo sammarinese). Il 4 giugno, sempre a San Marino, presso il cimitero di Montalbo, i fascisti sorpresero un incontro fra comunisti riminesi e sammarinesi. Furono arrestati Decio Mercanti (presidente del C.L.N. riminese e segretario della Federazione comunista), Elio Ferrari, Leo Casal boni e Giuseppe Polazzi, nonché i sammarinesi Gildo Gasperoni (segretario del Partito comunista di San Marino) e Vincenzo Pedini. Alcuni altri partecipanti alla riunione riuscirono a fuggire. Mentre i sammarinesi furono carcerati nella loro città, essendosi energicamente opposto il governo di San Marino a estradarli in Italia, gli altri vennero portati nel carcere di Forlì. Da qui i riminesi riuscirono a fuggire alcune settimane più tardi, nel corso di un bombardamento aereo sulla città, poco prima di essere fucilat[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol I (A-C), p. 662

Brano: Consiglio di gestione

La liquidazione dei C.d.g.

All’inizio del 1947 cominciarono nelle aziende le operazioni elettorali ed in aprile erano già funzionanti circa 500 Consigli di gestione. La scissione socialista del gennaio 1947 e la fine dei governi di coalizione tra i partiti che avevano fatto parte del C.L.N. nel quadro di quello che venne giustamente definito « processo di restaurazione capitalistica », determinarono anche l’arresto dello sviluppo di tale importante istituto e il suo soffocamento. Sepolto nei cassetti dei ministeri il disegno di legge MorandiD’Aragona, si sarebbe successivamente avuto uno « schema di regolamento per l’istituzione dei C.d.g. » compilato dalla direzione della Democrazia cristiana (marzo 1948) e poi un disegno di legge (ottobre 1J954) approvato al 3° Congresso nazionale dei C.d.g.. In effetti, la scissione della C.G.I.L. (v.) avvenuta nell’agosto 1948, condusse di[...]

[...]io o forzato dei rappresentanti operai, per la loro stessa passività o per il mancato rinnovo delle cariche. Gli ultimi, ormai inefficienti e impotenti, si trascineranno sino al 1955. Una conquista della lotta antifascista e della Resistenza, che poteva costituire un elemento importante nel processo di rinnovamento della società italiana in senso democratico, si spense per consunzione.

C.Gh.

Bibliografia essenziale: F. Catalano, Storia del C.L.N.A.I., Bari, 1956; E. Sereni, / C.L.N. nella cospirazione, nell’insurrezione e nella ricostruzione, Documenti del C.L. N.A.I., Archivio I.M.L.I., Milano.

Consiglio di fabbrica

Il « consiglio di fabbrica » doveva essere, nel pensiero dei suoi creatori, una forma rivoluzionaria di democrazia dal basso, lo strumento per la gestione del potere operaio. Lg rivoluzione russa del 1917 aveva creato i soviet (v.), consigli degli operai, dei soldati e dei conta

dini, quale nuova forma di direzione del potere rivoluzionario. Il 14.

11.1917 sette giorni dopo la sua affermazione, il potere sovietico instaurò il « controllo operaio » nelle aziende industriali, commerciali e di trasporto appartenenti ai capitali[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol I (A-C), p. 288

Brano: [...]la formazione che più tardi diventerà 53a Brigata d’assalto Garibaldi, nata a Lovere e comandata da Giovanni Brasi. Scesa in paese il 20 novembre, questa formazione distrusse la sede del fascio e sequestrò alI’lLVA una notevole somma, con la quale potè validamente attrezzarsi. Due fascisti rimasero uccisi e, per rappresaglia, la vigilia di Natale i repubblichini fucilarono tredici ostaggi. Fino all’aprile 1944, non essendosi ancora costituito il C.L.N., i singoli partiti tennero direttamente nelle loro mani la direzione della lotta; sorsero diverse formazioni e si svilupparono le azioni per impegnare i fascisti che fecero di Bergamo una vera roccaforte, dopo avervi insediato alcuni ministeri e

lo Stato maggiore generale. Nel territorio della provincia si formarono e operarono: 3 Brigate Garibaldi, 4 reparti di montagna « Giustizia e Libertà », formazioni «Fiamme Verdi» e alcune « Brigate del popolo ». Negli stabilimenti, in particolare a Dalmine, crebbero l’agitazione e la lotta, che portarono a numerosi arresti e deportazioni, ma con [...]

[...], ma con lo sviluppo di un sistematico sabotaggio nella produzioné direttamente controllata dai tedeschi.

Nell’estate dello stesso anno tutte

le formazioni partigiane scatenarono i loro attacchi e in particolare la 53a Brigata mostrò, nella battaglia di Fonteno (v.), le proprie capacità tattiche e militari. Verso la metà di agosto venne paracadutato in valle Cavallina il generale Raffaele Cadorna, destinato al Comando militare generale del C.L. N.A.I.. Contemporaneamente cominciarono a diffondersi le formazioni di pianura, che contribuiranno validamente alla lotta bloccando strade, disarmando nemici, gettando il panico e l’insicurezza tra le file nazifasciste (in una di queste azioni morirà, verso la fine dell’inverno 194445, il giovanissimo Ferruccio Dell’Orto).

Un truce episodio di rappresaglia si registrò in luglio: in seguito all’uccisione di un noto fascista, presumibilmente dovuta a motivi personali, furono condannati a morte da un tribunale illegale e fucilati tre antifascisti in carcere da tempo: Dante Paci, Mario Al deni[...]

[...]mpito della difesa degli stabilimenti fu affidato direttamente agli operai e alle Squadre di azione patriottica (S.A.P.), che lo assolsero efficacemente. Nei giorni dell’insurrezione tutti i piani, compresi quelli approntati dai fascisti, furono superati dalla travolgente partecipazione popolare alla battaglia finale: quando le prime formazioni della montagna giunsero in città, questa era già presidiata dal popolo in armi.

All'ultima riunione clandestina del C.L.N., tenuta sul greto del Serio a pochi chilometri dalla città, furono presenti i rappresentanti di tutti i partiti: Roberto Petrolinì (P.C.I.); Luigi Bruni (P.L.I.); Alfredo Meli (P.S.I.U.P.); Pietro Sotto* cornola (P. d’A.) ; Attilio Vicentini (D.C.); Paolo Fuochi (P.R.I.) e Mario Buttaro (P. d’A.), comandante delle formazioni partigiane. Negli ultimi giorni prima del 25 aprile, erano affluiti in città numerosi reparti tedeschi che volevano tenersi aperta la strada della valle Cavallina onde puntare a nord* Si ebbero così lunghe e laboriose trattative di resa tra i delegati del C.L.N. e il ge[...]

[...].C.I.); Luigi Bruni (P.L.I.); Alfredo Meli (P.S.I.U.P.); Pietro Sotto* cornola (P. d’A.) ; Attilio Vicentini (D.C.); Paolo Fuochi (P.R.I.) e Mario Buttaro (P. d’A.), comandante delle formazioni partigiane. Negli ultimi giorni prima del 25 aprile, erano affluiti in città numerosi reparti tedeschi che volevano tenersi aperta la strada della valle Cavallina onde puntare a nord* Si ebbero così lunghe e laboriose trattative di resa tra i delegati del C.L.N. e il generale tedesco Eber

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successivi
Grazie ad un complesso algoritmo ideato in anni di riflessione epistemologica, scientifica e tecnica, dal termine C.L., nel sottoinsieme prescelto del corpus autorizzato è possible visualizzare il seguente gramma di relazioni strutturali (ma in ciroscrivibili corpora storicamente determinati: non ce ne voglia l'autore dell'edizione critica del CLG di Saussure se azzardiamo per lo strumento un orizzonte ad uso semantico verso uno storicismo μετ´ἐπιστήμης...). I termini sono ordinati secondo somma della distanza con il termine prescelto e secondo peculiarità del termine, diagnosticando una basilare mappa delle associazioni di idee (associazione di ciò che l'algoritmo isola come segmenti - fissi se frequenti - di sintagmi stimabili come nomi) di una data cultura (in questa sede intesa riduttivamente come corpus di testi storicamente determinabili); nei prossimi mesi saranno sviluppati strumenti di comparazione booleana di insiemi di corpora circoscrivibili; applicazioni sul complessivo linguaggio storico naturale saranno altresì possibili.
<---C.L.N. <---fascisti <---fascismo <---italiana <---italiano <---socialista <---antifascisti <---comunista <---fascista <---C.L.N.A.I. <---P.C.I. <---Partito comunista <---italiani <---Bibliografia <---Storia <---antifascista <---cristiana <---C.V.L. <---N.A.I. <---D.C. <---Italia Libera <---S.A.P. <---S.S. <---antifascismo <---italiane <---liberalsocialista <---nazisti <---socialisti <---Brigata G <---Fiamme Verdi <---Gran Bretagna <---Guido Miglioli <---Il C <---P.S.I. <---Storiografia <---azionista <---azionisti <---comunisti <---dell'Italia <---democristiani <---democristiano <---lista <---nazifascisti <---zionisti <---A Penne Mirabeau <---A.M.G.O.T. <---Adelio Pagliarani <---Adolfo Omodeo <---Agostino Zanon <---Alberto Epifani <---Alessandro Cancian <---Alleata in Italia <---Alpina G <---Alpina G L <---Anna Maria Enriques Agnoletti <---Antonio Del Bello <---Antonio Di Domenico <---Antonio Giannone <---Antonio Gramsci <---Antonio Vassallo <---Anziani di Sion <---Arcangelo Corsini <---Archivio I <---Archivio I M <---Arturo Toffoli <---Attilio Vicentini <---B.L. <---Bartolomeo De Zorzi <---Battaglione Alleato <---Battaglione S <---Battaglione S A P <---Borgo San Dalmazzo <---Brigata G A P <---Brigata G L <---Brigata Zona <---Brigate S <---Brigate S A P <---Bruno Faini <---C.C.L.N. <---C.G.I.L. <---C.L.N.A.L <---C.T.L.N. <---Carlo Ludovico Ragghianti <---Celestino Giuliani <---Charles Dunbar King <---Chimica <---Città di Cremona <---Comando Alleato nel Mediterraneo <---Comando Militare Germanico <---Comitati operai e contadini <---Comitato centrale <---Commercianti di Torino <---Commissione Alleata di Controllo <---Consigli di gestione <---Corpo dei Volontari <---D.W.E. <---Da Ros <---De Gasperi <---Dialettica <---Didattica <---Difesa Costiera di Rimini <---Divisione G <---Divisione G L <---Dopò I <---E.P.O.N. <---Eniea Panelladikì Organossi Neon <---Enrico Opo <---Enzo Enriques Agnoletti <---Ezio Aceto <---Ezio Zambianchi <---FIAT <---Fernando Agnoletti <---Ferruccio Angelini <---Ferruccio Parri <---Franco Mercurelli <---Franco Moranino <---Friuli-Venezia <---G.A.P. <---G.B. <---G.L. <---Giacomo Buranello <---Gianni Quondamatteo <---Ginnasio-Liceo <---Giovan Battista Bitto <---Giovanni Brasi <---Giovanni Gatta <---Giovanni Mazzoldi <---Giovanni Pulì <---Giovanni Valentini <---Giovanni Zanivan <---Giuliano Tanghetti <---Giulio Cesare <---Giurisprudenza a Firenze <---Giuseppe Bernardi <---Giuseppe Castellet <---Giuseppe Di Vittorio <---Giuseppe Tommasella <---Gomberto Bordoni <---Governo Bonomi <---Graziarli in Libia <---I.M.L.I. <---Il C L <---Il C V <---Il Partito comunista <---Il Ponte <---Il nome <---Il voto <---Isola Dovarese <---Italia libera <---Italo Nlcolet <---Ivanoe Bonomi <---L.N. <---La Resistenza Bresciana <---La Risiera <---La Venezia Giulia <---La Voce <---La Voce Libera <---La colonna <---La formazione <---La lotta <---Liberazione di Firenze <---Lotta di Liberazione <---Lu-Cuccaro <---Luca Mario Guerrizio <---Luciano Vivaldi <---Luigi Nicolò <---Luigi Repossi <---Luigi Vecchi <---Luigi Ventre <---Luigi del Prete <---Maitland Wilson <---Mario Al <---Mario Bacis <---Mario Cappelli <---Mario Serponti <---Mario Ulliana <---Maurice Joly <---Meccanica <---Napoleone III <---Omodei di Amadio <---Ordine Nuovo <---Owen Tudor Boyd <---P.L.I. <---P.R.I. <---P.S.I.U.P. <---P.S.U. <---Paimiro Togliatti <---Paolo Di Lorto <---Paolo Fuochi <---Parri-La <---Partito Operaio <---Partito Operaio Italiano <---Piazza G <---Piazza G Cesare <---Picco di Vallemosso <---Pietro Dal Pozzo <---Pietro M <---Pratica <---Protocolli di Roma <---Regina Coeli <---Renato Aimo <---Renato Da Ros <---Renzo Ildebrando <---Repubblica Sociale Italiana <---Repubblicano I <---Resistenza a Firenze <---Resistenza nel Bergamasco <---Richard O <---Risiera di San Sabba <---Rivista storica italiana <---S.A. <---S.O.E. <---S.O.M. <---San Marino <---San Sabba <---Santa Teresa di Gallura <---Stati Uniti <---Tonino Spazzoli <---Torquato Nanni <---Torre dei Caduti <---Tre Martiri <---Tristano Codignola <---Tristano Codignota <---U.P.I. <---U.S.A. <---Villa Triste <---Vincenzo Pedini <---Vinicio Ulliana <---Vittorio E <---Walter Ghelfi <---Zanon Dal Bo <---anticapitalista <---antifasciste <---antimilitarista <---attesismo <---attesista <---autista <---badogliani <---bordighiano <---capitalisti <---cattolicesimo <---centesimi <---ciellenista <---classista <---collaborazionismo <---collaborazonismo <---cristiano <---d'Alemagna <---d'Augusto <---d'Azione <---d'Italia <---dell'Ufficio <---eroismo <---futurista <---gappisti <---giano <---giudaismo <---illuminismo <---interventismo <---intrecciano <---irredentismo <---legittimismo <---liana <---liberalismo <---liberalsocialisti <---liberiana <---liberiani <---metodologica <---moderatismo <---nazifascismo <---nazifascista <---nazifasciste <---nazionalista <---nazionalisti <---nazismo <---nazista <---nell'Africa <---neofascista <---neofascisti <---operaista <---paracadutisti 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