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da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol V (R-S), p. 534

Brano: Sindacato

Stato si compì con le Leggi eccezionali fasciste (v.) del novembre

1926 che comportavano l'immediato e obbligatorio scioglimento di tutti i partiti e sodalizi non fascisti (quindi anche dei sindacati), la soppressione della stampa di opposizione, l’istituzione del Tribunale speciale, e l’inasprimento di tutte le misure di polizia. La C.G.L. non aspettò di essere sciolta d’autorità e fu il suo stesso Consiglio direttivo (ancora dominato dall’ex segretario D’Aragona) che il 4.1.1927 decise lo scioglimento dell’organizzazione e di mettersi a disposizione del governo fascista. Mussolini, per rendere ancora più evidente la fine della C.G.L., concesse agli ex dirigenti riformisti della C.G.L., capeggiati da Rinaldo Rigola (v.), di costituire un 'Associazione nazionale studio (v.) che, con programma chiaramente collaborazionista, pubblicherà fino al giugno 1940 il periodico I problemi del lavoro (v.).

La C.G.L. all’estero e quella clandestina

Bruno Buozzi, che nei giorni dello scioglimento si trovava all’estero, non accettò la vergognosa capitolazione e, prima della fine del gennaio 1927, quando ormai quasi tutto l’Esecutivo della C.G.L. era emigrato a Parigi, decise di continuare all’estero l’attività della Confederazione, costituendo nella capitale francese un Segretariato.

Ma intanto in Italia la C.G.L. risorgeva dalle proprie ceneri: il 20.1.

1927, in una piccola fabbrica di Milano [Yllva], alcuni organizzatori sindacali e operai, in prevalenza comunisti, ma anche di altri partiti, si riunirono per ricostituire clandestinamente la Confederazione sindacale. Pochi giorni dopo questa riunione, il nuovo segretario Paolo Ravazzoli (v.) inviò ad Amsterdam, alla Federazione sindacale internazionale o F.S.I., dominata dai socialdemocratici (v. Amsterdam, Internazionale di), un ricorso affinché l’autoscioglimento della C.G.L. venisse ufficialmente annullato e la C.G.L. clandestinamente ricostitui[...]

[...]ca di Milano [Yllva], alcuni organizzatori sindacali e operai, in prevalenza comunisti, ma anche di altri partiti, si riunirono per ricostituire clandestinamente la Confederazione sindacale. Pochi giorni dopo questa riunione, il nuovo segretario Paolo Ravazzoli (v.) inviò ad Amsterdam, alla Federazione sindacale internazionale o F.S.I., dominata dai socialdemocratici (v. Amsterdam, Internazionale di), un ricorso affinché l’autoscioglimento della C.G.L. venisse ufficialmente annullato e la C.G.L. clandestinamente ricostituitasi in Italia venisse riconosciuta al posto del segretariato sorto a Parigi. Da parte sua, Buozzi si dichiarò disposto a riconoscere l’organizzazione clandestina sorta in Italia, a condizione però che la guida del movimento restasse nelle sue mani, ma i sindacalisti rimasti clandestinamente attivi in Italia respinsero tale proposta, proclamando che la Direzione doveva essere quella ricostituitasi aH’interno del

Paese e in Italia operante.

Il 1927 fu un anno di gravi difficoltà economiche: la disoccupazione aumentò e i salari subirono pesanti decurtazioni. Per[...]

[...]rsi sentire: nel giugno, guidato dai sindacalisti comunisti, ebbe inizio un grande scioperò di mondine (v.) nel Novarese contro una riduzione di salario del 14%. L’agitazione si concluse con un successo, la decurtazione salariale fu minore di quella inizialmente ventilata e i fascisti non osarono portare le scioperanti davanti al Tribunale speciale per non amplificare la risonanza del fatto. Malgrado questa e altre tangibili prove di vitalità la C.G.L. clandestina, essendo diretta dai comunisti, non venne riconosciuta dalla Federazione sindacale internazionale di Amsterdam, tanto che in agosto i delegati della C.G.L. giunti dall’Italia non furono neppure ammessi a intervenire ufficialmente al congresso della F.S.I. in corso a Parigi, ma dovettero accontentarsi del ruolo di spettatori senza diritto di parola. La F.S.I. riconobbe invece (e finanziò) il Segretariato parigino di Buozzi che in realtà rappresentava solo se stesso. Tuttavia, per non alienarsi la fiducia dei lavoratori socialisti, i comunisti non ruppero il difficile dialogo con l’Internazionale sindacale socialdemocratica e, per qualche tempo, non aderirono all’Internazionale dei sindacati rossi (il Profintern, diretto da Mosca) quantunque quest[...]

[...]omunisti non ruppero il difficile dialogo con l’Internazionale sindacale socialdemocratica e, per qualche tempo, non aderirono all’Internazionale dei sindacati rossi (il Profintern, diretto da Mosca) quantunque questa avesse loro inviato aiuti finanziari.

Nell’autunno 1927 l'Italia fu investita da una nuova ondata di riduzioni salariali, contrastata da scarse agitazioni e da pochi scioperi di protesta. L'intero 1928 fu contraddistinto, per la C.G.L. clandestina (come per il P.C. d’I.) da un susseguirsi di arresti e di condanne davanti al Tribunale speciale, che rallentarono ancor più l’attività sindacale e politica di opposizione. Il rischio di una completa paralisi spinse allora i comunisti a studiare le possibilità di operare daH'interno dei sindacati fascisti, un obiettivo di difficile attuazione, sia per l’occhiuta vigilanza del regime sia per la comprensibile riluttanza dei militanti a entrare nelle organizzazioni nemiche. D’altra parte non era

ancora chiaro se bisognava entrare nei sindacati fascisti per distruggerli daH’interno[...]

[...]na errata valutazione politica (che faceva credere imminente la caduta del fascismo) a forzare il processo storico intensificando l’attività clandestina in Italia anche a costo di sacrificare i militanti rimasti ancora attivi, e per di più a considerare « socialfascisti » (v.) tutti i dirigenti socialisti e socialdemocratici. Sulla base di questa nuova linea politica, alla sua seconda conferenza nazionale tenuta a Marsiglia nell’ottobre 1929, la C.G.L. clandestina decise di rompere definitivamente con l’Internazionale di Amsterdam e di aderire al Profintern. Cambiati i collegamenti internazionali e mutati gli obiettivi (si cominciò a puntare sulla creazione di comitati di lotta per proclamare lo sciopero generale), nella C.G.L. cambiarono anche alcuni dirigenti: nel maggio

1930 lo stesso segretario Ravazzoli, che si era pronunciato contro la “svolta”, venne esautorato e sostituito da Giuseppe Di Vittorio (v.). Anche se le illusioni insurrezionali non durarono a lungo, nel giugno

1931 la C.G.L. clandestina ottenne uno dei più brillanti risultati del suo lavoro illegale: decine di migliaia di mondine scioperarono per due giorni nel Novarese e nel Vercellese, dando vita a quella che forse fu la più grande agitazione sindacale di massa del periodo fascista. Proclamato come nel 1927 dopo un brutale tentativo padronale di ridurre il salario, lo sciopero ebbe questa volta uno svolgimento completamente diverso perché i funzionari sindacali fascisti si videro costretti a schierarsi con le mondine. La vertenza finì davanti alla Magistratura del lavoro e questa dovette attenuare notevolmen
[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol I (A-C), p. 65

Brano: [...] e l'adesione dei sindacati sovietici alla F.S.I.. Le trattative si conclusero con un accordo sulla procedura da seguire e sembrava che l’unità stesse alfine per realizzarsi: senonché, ritornata la delegazióne da Mosca, il Consiglio generale di Amsterdam non ratificò l’accordo da essa raggiunto e il successivo congresso di Zurigo (1939) lo sconfessò con voto di maggioranza.

Rapporti tra la F.S.I. e la C.G.L

Dopo la prima guerra mondiale la C.G.L. non aderì alla ricostituita Internazionale sindacale di Amsterdam; i suoi dirigenti stabilirono anzi rapporti con Mosca e, il 15.7.

1920, furono d’accordo con le organizzazioni di numerosi altri paesi per costituire un Consiglio sindacale provvisorio, che avrebbe dovuto dar vita alla I.S.R.. Ma nello stesso tempo ì dirigenti della C.G.L., in massima parte riformisti, parteciparono nel novembre 1920 al congresso di Londra della F.S.I.; e quando, nel febbraio 1921, il congresso di Livorno della C.G.L. decise di aderire all’I.S.R. rompendo i rapporti con Amsterdam, ben si guardarono dal rispettare e dall 'applicare tale decisione. In realtà, il

congresso della C.G.L. si era svolto dopo il congresso del P.S.l. (21.1. 1921), dal quale era sorto il Partito comunista italiano; perciò i dirigenti riformisti della C.G.L., nonostante il voto congressuale, decisero di mantenersi collegati con Amsterdam, la cui politica era chiaramente ostile al movimento comunista.

Seguendo questa linea, nell’aprile

1921 la C.G.L. rivolse alla F.S.I. un indirizzo sui crimini consumati in Italia dai fascisti contro i lavoratori, ma non inviò analogo appello alla I.S.R.. Amsterdam rispose sottoscrivendo 50.000 lire in segno di solidarietà e ne ebbé in cambio una lettera attestante come i rapporti tra le due organizzazioni fossero particolarmente cordiali. Nel luglio 1921 la C.G.L. inviò propri rappresentanti (Bianchi e Azimonti) al congresso dell’l.S.R., con il mandato di « ascoltare e riferire al ritorno ». Al congresso, Bianchi sostenne invece la tesi della doppia adesione (tanto ad Amsterdam quanto a Mosca); e Azimonti affermò che l’adesione della C.G.L. all’I.S.R. avrebbe potuto realizzarsi soltanto dopo che il P.S.L avesse aderito alla HI Internazionale.

Il problema dei rapporti della C.G.L. con Amsterdam risorse negli anni 192728. Al momento della promulgazione delle leggi eccezionali fasciste, il segretario della C.G.L., Bruno Buozzi, trovandosi all’estero, non rientrò in Italia e venne sostituito nella sua carica da G. Battista Maglione. Il 4.1.1927, costui e alcuni altri dirigenti sindacali rimasti in Italia, senza neppure consultarsi con le Camere del lavoro e con i sindacati di categoria, decisero di sciogliere pubblicamente la C.G.L., quantunque i fascisti non avessero preso alcun provvedimento che li costringesse a tanto.

Particolarmente significativa è la dichiarazione rilasciata per l’occasione dai dirigenti riformisti, la quale diceva, tra l'altro: « Il regime fascista ha fatto una legge certamente ardita sui rapporti collettivi di lavoro. In quella legge vediamo accolti dei principi che sono pure i nostri: sindacato giuridico, magistratura del lavoro ecc., dunque nessuna opposizione di principio a queste riforme. Parimenti saremmo in contraddizione con noi stessi se ci ponessimo contro lo Stato corporativo e la Ca[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol V (R-S), p. 533

Brano: [...]rari animati da un sordo spirito di rivincita. Le squadracce fasciste costituirono il braccio armato di questa mobilitazione antipopolare, attaccando in tutta Italia, con il sostegno di gran parte della forza pubblica, le organizzazioni operaie e contadine, distruggendo sedi sindacali e Case del popolo (v.). Per reagire all’assalto fascista, nel febbraio del 1922 fu promossa dal Sindacato ferrovieri una Alleanza del lavoro (v.), cui aderirono la C.G.L., l'U.S.I., ril.l.L. e alcuni sindacati di categoria. Ma ormai era tardi e anche l'AIleanza del lavoro si concluse con un fallimento.

Nello stesso tempo le forze del Partito socialista si frantumavano: dopo la scissione a sinistra con la nascita del P.C. d’I., avvenuta a Livorno nel gennaio 1921, il P.S.I. fu ulteriormente ridotto da una scissione a destra: il 4.10.1922 i prestigiosi leader riformisti Filippo Turati, Claudio Treves e Giacomo Matteotti fondarono il Partito socialista unitario (P.S.U.), al quale aderirono in blocco i massimi dirigenti dei sindacati e delle cooperative.

Asc[...]

[...] gennaio 1921, il P.S.I. fu ulteriormente ridotto da una scissione a destra: il 4.10.1922 i prestigiosi leader riformisti Filippo Turati, Claudio Treves e Giacomo Matteotti fondarono il Partito socialista unitario (P.S.U.), al quale aderirono in blocco i massimi dirigenti dei sindacati e delle cooperative.

Ascesa del fascismo

Quando le squadre d'azione fasciste, con la marcia su Roma del 28. 10.1922 imposero Benito Mussolini al governo, la C.G.L. diretta da Ludovico D’Aragona (v.) non avvertì il pericolo del fascismo al potere e sperò anzi di poter inserire un proprio rappresentante nel ministero fascista che si stava formando. Poi, durante un convegno del marzo

1923, la centrale sindacale riformista decise di limitare la propria azione alla pura e semplice difesa corporativa, per consentire la prosecuzione dell’ambiguo colloquio instaurato con il governo fascista. Intanto i salari subivano tagli che andavano dal 20% al 50%, gli scioperi cessarono quasi del tutto e le leghe contadine, sia quelle “rosse” che le “bianche”, finirono c[...]

[...]mista decise di limitare la propria azione alla pura e semplice difesa corporativa, per consentire la prosecuzione dell’ambiguo colloquio instaurato con il governo fascista. Intanto i salari subivano tagli che andavano dal 20% al 50%, gli scioperi cessarono quasi del tutto e le leghe contadine, sia quelle “rosse” che le “bianche”, finirono con Tessere smantellate. Gli iscritti al sindacato andarono precipitosamente calando e intere sezioni della C.G.L. furono costrette con la violenza a passare ai sindacati fascisti.

Tutto ciò non impedì al Segretario generale della C.G.L. D’Aragona, durante un convegno svoltosi nell'agosto 1923 a Milano, di ribadire la disponibilità del sindacato a collaborare con il governo Mussolini, sia pure sul solo piano « tecnico ».

Una proposta di mobilitazione avanzata dai comunisti per celebrare il Primo Maggio 1924 (la Festa del lavoro era stata immediatamente abolita dal governo fascista fin dal

1923) si scontrò con il netto rifiuto del P.S.U., del P.S.I. e della C.G.L.. Analogo atteggiamento venne riservato aM’appello comunista in favore dello sciopero generale all’indomani della scomparsa del deputato socialista Giacomo Matteotti (v. Aventino). E quando poi si scoprì che Matteotti era stato barbaramente assassinato (10.6.1924) dagli squadristi, la C.G.L. si limitò a proclamare per il 27 giugno una simbolica sospensione dal lavoro di dieci minuti: una forma di protesta così ipocrita e insignificante politicamente che perfino i fascisti poterono aderirvi.

Nel dicembre del 1924 si svolse a Milano il VI e ultimo congresso della C.G.L.. In un clima di sconfitta, i dirigenti riformisti ribadirono la “apoliticità” del sindacato e confermarono di voler evitare ogni forma di lotta politica. Unica novità fu costituita da una riforma dello statuto confederale, introducendo nell’organizzazione una sorta di commissari prefettizi nominati dall'alto, con il trasparente obiettivo di poter esautorare quelle Camere del lavoro che si fossero dimostrate riottose agli ordini del centro.

Nei primi mesi del 1925 il governo fascista, che aveva attraversato un momento di impopolarità per l’indignazione provocata in tutto il paese dal delitt[...]

[...] prefettizi nominati dall'alto, con il trasparente obiettivo di poter esautorare quelle Camere del lavoro che si fossero dimostrate riottose agli ordini del centro.

Nei primi mesi del 1925 il governo fascista, che aveva attraversato un momento di impopolarità per l’indignazione provocata in tutto il paese dal delitto Matteotti, rialzò la testa e riprese la politica di repressione, sciogliendo tra l’altro 6 camere del lavoro. L’Esecutivo della C.G.L. reagì a questo nuovo attacco con una timida protesta e, nello stesso tempo, decise di espellere tre delegati comunisti che avevano presentato una dura mozione di condanna contro l'inerzia del gruppo dirigente confederale. Nonostante la loro emarginazione, fra il 1924 e il 1925 i comunisti erano riusciti ad accrescere la loro influenza aH’interno del movimento sindacale anche perché, con il prevalere della linea sostenuta da Antonio Gramsci, andava attuandosi nelle loro file una riorganizzazione sulla base delle cellule di fabbrica, anziché su quelle territoriali, secondo le norme dette di “bo[...]

[...] Patto di Palazzo Vidoni (v.) firmato il 2.10.

1925 tra la Confederazione delle corporazioni sindacali fasciste e la Confindustria che, in tal modo, con il sostegno del governo si attribuirono la veste di uniche rappresentanti, rispettivamente, dei lavoratori e dei datori di lavoro. Il Patto segnò la definitiva soppressione delle Commissioni interne (nelle quali i fascisti non erano mai riusciti a prevalere), quindi la messa fuori gioco della C.G.L., ridotta a semplice organizzazione “di fatto” priva di ogni possibilità di intervenire sui rapporti di lavoro. Nonostante che tutto ciò dimostrasse il clamoroso fallimento della politica di capitolazione seguita fino a quel momento dalla C.G.L., D’Aragona si mostrò disposto ad accettare in blocco l’intera legislazione fascista sul lavoro, ma questa volta venne costretto a dimettersi. Nuovo segretario generale divenne Bruno Buozzi (v.), già dirigente della F.I.O.M., che tuttavia insistè nella politica di scioglimento delle poche Camere del lavoro rimaste ancora in vita, per sostituirle con i “fiduciari”. Anche sotto la sua guida, l’organizzazione sindacale proseguì quindi sulla strada dello smantellamento e della burocratizzazione che allontanava sempre più il sindacato dalle masse. Fu appunto per contrastare questa inarrestabile ten[...]

[...]nerale divenne Bruno Buozzi (v.), già dirigente della F.I.O.M., che tuttavia insistè nella politica di scioglimento delle poche Camere del lavoro rimaste ancora in vita, per sostituirle con i “fiduciari”. Anche sotto la sua guida, l’organizzazione sindacale proseguì quindi sulla strada dello smantellamento e della burocratizzazione che allontanava sempre più il sindacato dalle masse. Fu appunto per contrastare questa inarrestabile tendenza della C.G.L. all’accentramento autoritario da un lato e all'inazione dall’altro, che nel loro III Congresso i comunisti stabilirono come condizione di appartenenza al partito, quindi come obbligo per tutti i militanti, quella di svolgere azioni sindacali sui luoghi di lavoro. La legge Rocco (v.) del 3.4.1926 sancì anche giuridicamente l'esautorazione del libero movimento sindacale: la Confederazione nazionale dei sindacati fascisti fu riconosciuta dalla legge come la sola autorizzata a rappresentare gli operai, venne soppresso il diritto di sciopero e, per dirimere i conflitti sindacali, fu istituita una [...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol I (A-C), p. 651

Brano: Confederazione generale italiana del lavoro

Gruppo di delegati al V Congresso della C.G.L. (Livorno, 1921)

cali, si accentuò la lotta interna nella C.G.L.: mentre la corrente di sinistra (capeggiata dai comunisti, che a Livorno avevano ottenuto quasi

500.000 voti) spingeva la C.G.L. a un’azione energica, unitaria e di massa contro il fascismo, i dirigenti confederati riformisti, nel timore di perdere il controllo del movimento, preferivano dare il proprio benestare al « Patto di pacificazione » (v.) tra socialisti e fascisti (21 agosto 1921). D’altra parte i capi confederali non intendevano compromettersi con una decisa azione di lotta delle masse anche perché speravano (d’accordo con la frazione riformista del Partito socialista) in una collaborazione con il governo durante i ministeri Bonomi e Facta. Dopo che i capi confederali ebbero respinto la richiesta di adesione [...]

[...]ivano dare il proprio benestare al « Patto di pacificazione » (v.) tra socialisti e fascisti (21 agosto 1921). D’altra parte i capi confederali non intendevano compromettersi con una decisa azione di lotta delle masse anche perché speravano (d’accordo con la frazione riformista del Partito socialista) in una collaborazione con il governo durante i ministeri Bonomi e Facta. Dopo che i capi confederali ebbero respinto la richiesta di adesione alla C.G.L. del sindacato ferrovieri sostenuta dai comunisti, per iniziativa dei ferrovieri stessi si giunse alla costituzione dell’Alleanza del Lavoro (v.) fra tutte le organizzazioni sindacali.

Capitolazione e scioglimento

Il 9.11.1922, pochi giorni dopo la marcia su Roma e l’avvento del fascismo al potere, il Consiglio direttivo della C.G.L. respinse una proposta del comitato sindacale comunista di proclamare lo sciopero generale, dando invece mandato a! Comitato esecutivo « di premere sul governo per conoscere entro quali limiti sarà garantita la libertà di movimento alle organizzazioni confederate », e al deputato D’Aragona di presentare — sullo stesso tema — un’interrogazione in Parlamento. Come prima avevano sperato in Bonomi e in Facta, i dirigenti riformisti continuavano a sperare nella benevolenza di Mussolini, piuttosto che nel movimento e nella lotta delle masse lavoratrici.

Alla vigilia delle elezioni politiche del 1[...]

[...]presentare — sullo stesso tema — un’interrogazione in Parlamento. Come prima avevano sperato in Bonomi e in Facta, i dirigenti riformisti continuavano a sperare nella benevolenza di Mussolini, piuttosto che nel movimento e nella lotta delle masse lavoratrici.

Alla vigilia delle elezioni politiche del 1924, convocate secondo la leggetruffa Acerbo, il direttivo confederale riaffermò la propria « neutralità », dichiarando che « gli iscritti alla C.G.L. potranno votare secondo la loro propria coscienza ». Dopo l’assassinio di Matteotti (v.) approvò i telegrammi inviati alla direzione del Partito socialista e alla vedova, deliberò di « appoggiare la campagna condotta da tutte le correnti dell’opinione pubblica per catturare e colpire i responsabili e i mandanti », ma nello stesso tempo decise « di invitare alla calma le organizzazioni confederate, i dirigenti, la massa lavoratrice, per non compromettere con iniziative particolari inconsulte lo sviluppo degli avvenimenti ». La fase di grave declino della forza e dell’iniziativa della C.G.L. se[...]

[...]tito socialista e alla vedova, deliberò di « appoggiare la campagna condotta da tutte le correnti dell’opinione pubblica per catturare e colpire i responsabili e i mandanti », ma nello stesso tempo decise « di invitare alla calma le organizzazioni confederate, i dirigenti, la massa lavoratrice, per non compromettere con iniziative particolari inconsulte lo sviluppo degli avvenimenti ». La fase di grave declino della forza e dell’iniziativa della C.G.L. seguita al congresso di Livorno del 1921 era caratterizzata da una vivace lotta interna: ma quanto più l’opposizione comunista e massimalista combatteva l’acquiescenza al fascismo da parte della direzione confederale, tanto più quest’ultima ricorreva a provvedimenti burocratici per mantenersi al potere. La crisi fascista seguita al delitto Matteotti fu così lasciata passare senza che ne venisse tratto alcun profitto.

La più grande organizzazione sindacale italiana giunse al suo VI Congresso (Milano, 1013.12.1924), ultimo prima delle leggi eccezionali fasciste del 1926 che aboliranno ogni l[...]

[...]ione era di competenza della Lega nazionale delle cooperative e colse l’occasione per esprimere ad Azimonti la sua personale solidarietà.

Comunisti e massimalisti denunciarono diverse irregolarità nella convocazione del congresso: le federazioni non avevano consultato gli iscritti e in qualche caso era mancata perfino la convocazione dei consigli nazionali delle categorie; erano stati esclusi dal congresso tutti coloro che erano entrati nella C.G.L. dopo il delitto Matteotti (spinti alla lotta antifascista appunto da quel l'avvenimento) e. la maggior parte dei delegati erano funzionari, molti in rappresentanza di organismi ormai inesistenti o comunque inefficienti. Le denunce si concludevano con la richiesta di convocare un nuovo congresso, a breve distanza di tempo e seguendo più corretta procedura, ma vennero sbrigativamente respinte da una maggioranza del tutto addomesticata ai capi riformisti.

D’Aragona sostenne nella sua relazione che dopo le scissioni socialiste del 1921 e del 1922 la C.G.L. non avrebbe più potuto intrattenere r[...]

[...]rte dei delegati erano funzionari, molti in rappresentanza di organismi ormai inesistenti o comunque inefficienti. Le denunce si concludevano con la richiesta di convocare un nuovo congresso, a breve distanza di tempo e seguendo più corretta procedura, ma vennero sbrigativamente respinte da una maggioranza del tutto addomesticata ai capi riformisti.

D’Aragona sostenne nella sua relazione che dopo le scissioni socialiste del 1921 e del 1922 la C.G.L. non avrebbe più potuto intrattenere rapporti di alleanza con nessun partito e prospettò tre alternative. La C.G.L. — egli disse — avrebbe potuto farsi rappresentare direttamente in Parlamento attraverso propri candidati, oppure elaborare un programma indipendentemente dall’esistenza di forze politiche disposte a farlo proprio, oppure crearsi gruppi di fiancheggiatori, come faceva la Lega delle cooperative. Lasciando intendere che propendeva per la prima soluzione, il capo riformista chiese al congresso di demandare al nuovo consiglio ogni scelta in questione. Egli riferì anche sugli incontri avuti con Mussolini per una cosiddetta «collaborazione tecnica» col governo e sulla proposta fattagli, ma lasciata [...]

[...] forze politiche disposte a farlo proprio, oppure crearsi gruppi di fiancheggiatori, come faceva la Lega delle cooperative. Lasciando intendere che propendeva per la prima soluzione, il capo riformista chiese al congresso di demandare al nuovo consiglio ogni scelta in questione. Egli riferì anche sugli incontri avuti con Mussolini per una cosiddetta «collaborazione tecnica» col governo e sulla proposta fattagli, ma lasciata cadere, di fondere la C.G.L. con le Corporazioni.

Se già prima del congresso i dirigenti confederali ricorrevano all’invio di commissari per sostituire dirigenti periferici eletti, quando questi non si mostravano abbastanza ligi all’indirizzo collaborazionista del centro, com’era avvenuto a Torino, il congresso accentuò ulteriormente il carattere autoritario dello statuto. In materia di rapporti internazionali, fu definitivamente sepolta la decisione, presa a Livorno, di aderire all'Internazionale dei Sindacati Rossi e fu confermata l’adesione ad Amsterdam (v.).

Nonostante tutto, importanti lotte

651



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol II (D-G), p. 30

Brano: [...]
Il radicalismo riformistico di D’Aragona, che era avverso alla dittatura del proletariato, trovò facile espressione in occasione del Congresso delle Trade Unions (v.) a Southport (giugno 1919), per indire una manifestazione internazionale di protesta contro la politica di Versailles (v.) e di solidarietà con il governo dei Soviet; e prima ancora, il 30.11.1918 e nel gennaio 1919, l’aveva trovata con la deliberazione del Comitato direttivo della C.G.L. per la Costituente immediata e per radicali riforme. Nello stesso tempo egli non rifiutava però le proposte avanzate da Edmondo Rossoni a nome della Unione Italiana del Lavoro (sindacalista nazionale e già interventista, ora fiancheggiatrice del sorgente fascismo) per dar vita insieme a una sorta di equivoco «partito dèi lavoro» che avrebbe dovuto rendere « patriottica » la C.G.L. e riannodare il contatto tra Benito Mussolini e il movimento operaio. Dopo aver votato la mozione massimalista di Lazzari al Congresso del P.S.L di Bologna (1919), e nell'estate 1920 a Mosca, a nome della C.G.L., aver votato in favore di un « patto per il trionfo della rivoluzione sociale e della repubblica universale dei Soviet », nel settembre

1920 si guadagnò la fama di essere uno dei principali sabotatori del movimento di occupazione delle fabbriche nel quale ravvisò, a differenza della direzione del P.S.I., un significato non politico, ma sindacale, da concretarsi nei ristretti termini giolittiani dell obiettivo del controllo sindacale sulle aziende (solo in un secondo tempo la C.G.L. sarebbe passata alla formula della gestione collettiva e della socializzazione). Alla vigilia del Congresso s[...]

[...]tto per il trionfo della rivoluzione sociale e della repubblica universale dei Soviet », nel settembre

1920 si guadagnò la fama di essere uno dei principali sabotatori del movimento di occupazione delle fabbriche nel quale ravvisò, a differenza della direzione del P.S.I., un significato non politico, ma sindacale, da concretarsi nei ristretti termini giolittiani dell obiettivo del controllo sindacale sulle aziende (solo in un secondo tempo la C.G.L. sarebbe passata alla formula della gestione collettiva e della socializzazione). Alla vigilia del Congresso sindacale di Livorno (gennaio 1921) D’Aragona firmò con Baldesi la mozione di destra dei « concentrazionisti » e il 3.8.1921 indusse lo stesso Baldesi, G. Galli ed E. Caporali a firmare il cosiddetto «patto di pacificazione» con i fascisti, sconfessando gli Arditi del popolo (v.).

Al Consiglio nazionale della C.G.L. del 57.11.1921, rompendo i precedenti impegni assunti verso l’Internazionale Comunista, operò in modo che la C.G.L. rimanesse nell’lnternazionale di tendenza socialdemocratica (v. Amsterdam, Internazionale di).

Il 26.5.1922 si recò da D’Annunzio, a Gardone, spinto dalla « urgente necessità di addivenire ad una pronta pacificazione sociale per il benessere della nazione », cioè al fine

di trovare in D’Annunzio un intermediario di « pace » con il fascismo. Impedì all’Alleanza del lavoro (v.) di essere rappresentata al Consiglio nazionale della C.G.L. del 35.7.1922 e nell’agosto successivo operò per impedire lo sciopero generale legalitario promosso dall’AUeanza stessa contro le violenze fasciste. Al Congresso di Roma del P.S.I. (ottobre 1922) fu escluso dal partito Insieme agli altri riformisti.

Come segretario generale della C.G.L., D’Aragona si assunse pesanti responsabilità favorendo di fatto il consolidamento del fascismo al potere.

Nell’agosto 1923 D’Aragona si dichiarò favorevole a una collaborazione «tecnica» con il governo fascista, rispolverando la vecchia idea del « partito del lavoro » e affermando che non ci si poteva « irrigidire in formule fisse senza danneggiare il proletariato » [...]: « Se in futuro il governo fascista dovesse chiamare alcuni iscritti alla C.G.L. ad una partecipazione ministeriale, il sindacato non avrebbe da augurarsi altro che costoro non dimenticassero il proprio passato e continua[...]

[...]’Aragona si assunse pesanti responsabilità favorendo di fatto il consolidamento del fascismo al potere.

Nell’agosto 1923 D’Aragona si dichiarò favorevole a una collaborazione «tecnica» con il governo fascista, rispolverando la vecchia idea del « partito del lavoro » e affermando che non ci si poteva « irrigidire in formule fisse senza danneggiare il proletariato » [...]: « Se in futuro il governo fascista dovesse chiamare alcuni iscritti alla C.G.L. ad una partecipazione ministeriale, il sindacato non avrebbe da augurarsi altro che costoro non dimenticassero il proprio passato e continuassero la loro opera in difesa del proletariato »; né escludeva la possibilità di rapporti con i sindacati fascisti.

Nel giugno del 1924, dopo l’assassinio di G. Matteotti, invitò i lavoratori « alla più assoluta calma ». Prendendo posizione contro la sciopero generale proposto dai comunisti (17.6.1924), dispose che per la commemorazione di Matteotti e per la rivendicazione delle libertà sindacali i lavoratori si limitassero a un’astensione dal lavoro d[...]

[...]’assassinio di G. Matteotti, invitò i lavoratori « alla più assoluta calma ». Prendendo posizione contro la sciopero generale proposto dai comunisti (17.6.1924), dispose che per la commemorazione di Matteotti e per la rivendicazione delle libertà sindacali i lavoratori si limitassero a un’astensione dal lavoro di dieci minuti, manifestazione alla quale aderirono persino i fascisti.

Avviandosi rapidamente verso la definitiva liquidazione della C.G.L.. (4. 1.1927), D’Aragona si dimise da segretario generale nell’ottobre 1925, Pochi mesi dopo, considerando la possibilità di un nuovo orientamento delle masse lavoratrici verso i principi fascisti, fu tra i fondatori deMa Associazione Nazionale Studio (v.), ben tollerata dai capi fascisti. Deputato socialista dal 1919 al 1924, consigliere comunale di Milano nel 1900 e dopo la Liberazione, nel giugno 1946 fu eletto deputato all’Assembea Costituente. Con la scissione del Partito socialista (1947) aderì al P.S.D.I., divenendone presidente del gruppo parlamentare. Fu ministro del Lavoro e della pr[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol I (A-C), p. 650

Brano: Confederazione generale italiana del lavoro

Congresso costitutivo della C.G.L. nei locali della Camera del lavoro di Milano (1906)

chiesero che, in caso di dissenso, si dovesse far ricorso a referendum tra le organizzazioni di base; furono così votati due diversi statuti, uno per la maggioranza riformista e un secondo per le minoranze.

Tra riformismo e sindacalismo rivoluzionario

Gli anni 19071908 segnarono per il sindacalismo rivoluzionario italiano (più vicino allo spirito delle masse dei diseredati di quanto non fosse il riformismo di ispirazione tedesca) il momento di maggiore espansione, che si concluse con lo sciopero generale di Parma (v.). Quella che ve[...]

[...]ie catene. Oggi ha qualche cosa

da perdere che non può compromettere con azioni sconsiderate e intempestive ».

Il congresso, tra l’altro, affermò esplicitamente che non erano « da accogliere appelli alla solidarietà con lavoratori in lotta, quando si tratti di scioperi fatti da organizzazioni nazionali dissidenti dalla Confederazione o da organismi locali in conflitto con le rispettive Federazioni di tutti i mestieri », e riservò alla sola C.G.L. il diritto di proclamare scioperi generali, « senza escludere che ciò possa essere fatto per un motivo qualsiasi da un partito politico».

Apparve così evidente il rapporto tra le decisioni del congresso e Io sciopero di Parma che i sindacalisti rivoluzionari decisero di uscire dalla C.G.L.. Dopo aver tenuto nel dicembre del 1910 un congresso a Bologna, nel 1912 essi costituirono VUnione sindacale italiana (v.). L’indirizzo riformista della C.G.L. venne ulteriormente ribadito al congresso di Padova (2428.5.1911), sempre in contrasto con la spinta rivoluzionaria e unitaria delle masse lavoratrici. Nel IV Congresso (Mantova, 59.5.1914) fu sollevata con forza la questione della ricostituzione dell’unità sindacale, ma Rigola e gli altri capi riformisti riuscirono ancora una volta ad eluderla. Un mese dopo, quando in seguito all'eccidio di Ancona si ebbero i moti della « settimana rossa » (v.), indice dell’estremo grado di esasperazione delle masse, ì capi confederali furono presi alla sprovvista e non seppero far altro che chiudere in extr[...]

[...]u tenuto dopo la sconfitta dell’occupazione delle fabbriche (v.), all'indomani della scissione del Partito socialista e della fondazione del Partito comunista. La relazione di D’Aragona apparve deludente: egli affermò che il programma confederale era stato un qualche cosa di intermedio « tra il poco o niente che si poteva strappare alle classi dirigenti e il molto o il tutto che il Partito socialista pretendeva »; lamentò lo scarso seguito della C.G.L. tra le masse (quantunque al congresso fossero ancora rappresentati 2.200.000 organizzati!), la mancata attuazione di un qualsiasi programma e il permanere di contraddizioni tra le aspirazioni del proletariato e le difficoltà frapposte alla loro realizzazione. Chiese infine una riforma della C.G.L., un aumento della sua autorità e una più rigida disciplina.

La relazione venne aspramente criticata dalla corrente comunista (L Repossi, A. Tasca, G. Vota, F. Misiano), dall'anarchico S. Stagnetti e dal sindacalista F. Pace. Nelle sue conclusioni, Rigola sostenne che, di fronte a una borghesia e a uno Stato in disgregazione, la C.G.L. non aveva realizzato niente per mancanza di senso della storia, per essersi limitata a una guerra di parole e a minacce demagogiche. Riguardo ai rapporti con i partiti,

B. Buozzi sostenne a nome della maggioranza che non poteva esservi un patto di alleanza tra C.G.L. e Partito comunista, data la concezione di subordinazione della C.G.L., propria di questo partito. La questione deN’affiliazione internazionale della C.G.L. venne risolta con l’approvazione a maggioranza dell’o.d.g. RamellaGuarnieriBensi, affermante « l’adesione incondizionata aH’iniziativa per la creazione dell’Internazionale dei sindacati rossi », in considerazione dei rapporti con il P.SJL e a patto che fosse riconosciuto per l’Italia il principio dell'unità confederale.

Dopo il congresso di Livorno la situazione politica precipitò. Di fronte al dilagante banditismo fascista, il cui dichiarato obiettivo era la distruzione delle organizzazioni sinda

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da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol I (A-C), p. 66

Brano: [...]amere del lavoro, si riunirono clandestinamente a Milano (tra loro vi erano comunisti, socialisti e sindacalisti indipendenti), per sconfessare l’arbitraria decisione dei riformisti e per rivolgere un appello ai lavoratori, affermando che la C.G.L continuava, sotto una nuova direzione, a vivere e a combattere contro il fascismo. Il nuovo organismo dirigente si rivolse anche ad Amsterdam per essere riconosciuto come legittimo rappresentante della C.G.L., ma i dirigenti della F.S.I. ne rifiutarono il riconoscimento. Quantunque la C.G.L. pubblicasse clandestinamente il giornale confederale Battaglie Sindacali, sviluppasse in Italia una intensa attività di agitazione, organizzasse scioperi contro il padronato e il fascismo, Amsterdam preferì riconoscere come unici e validi rappresentanti della C.G.L. Bruno Buozzi e alcuni altri sindacalisti riformisti in esilio a Parigi. Nel luglio 1929 i dirigenti della C.G.L. operante in Italia decisero così di organizzare a Marsiglia una conferenza, alla quale parteciparono, in maggioranza, delegati venuti clandestinamente dall’Italia. Preso atto deM’impossibilità di ottenere il riconoscimento da parte di Amsterdam, la conferenza, richiamandosi anche alla lontana mozione di Livorno, decise di preparare l’adesione della C.G.L. alla I.S.R., ciò che avvenne dopo una successiva conferenza tenutasi a Zurigo.

La F.S.I., il fascismo e la guerra

L’atteggiamento della F.S.I. nei confronti del fascismo e della guerra non può certo essere definito di aperta opposizione, e tanto meno di lotta. Infatti Amsterdam si rifiutò sempre di riconoscere e sostenere i sindacati di ispirazione socialista che operavano clandestinamente in Italia e lottavano contro il fascismo. Quando, nel 1933, Hitler conquistò il potere, i dirìgenti dei sindacati tedeschi aderenti alla F.S.i. decisero di abbandonare l'Internazionale, consumando cos[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol V (R-S), p. 530

Brano: [...]enzione si rivelò ben presto presuntuosa, in quanto sottovalutava l’influenza del riformismo tra i lavoratori. Dopo qualche mese, nel novembre 1907, all’incontro delle organizzazioni sindacaliste, sotto la spinta di uno dei nuovi e più prestigiosi leader del sindacalismo rivoluzionario, Alceste De Ambris (v.), segretario della C.d.L. di Parma, fu deciso a stragrande maggioranza e con il solo voto contrario di Edmondo Rossoni (v.) di uscire dalla C.G.L. per costituire un Comitato nazionale della resistenza, onde poter aggregare su scala nazionale tutte le vere forze rivoluzionarie. In questa stessa occasione venne deciso di fondare \’“Internazionale”, il più qualificato organo di stampa del sindacalismo rivoluzionario. Un’altra tappa storica dell’azione sindacalista fu rappresentata dallo sciopero generale proclamato a Parma (v.) nel 1908, promosso e diretto da Alceste De Ambris per rispondere alle serrate padronali e alla prepotenza antioperaia in generale. Lo sciopero registrò una mobilitazione risoluta e imponente, ma senza alcun costrutt[...]

[...]prattutto di aver abdicato alle loro funzioni, abbandonando a se stesse le masse nel momento cruciale e più difficile dello sciopero.

Il P.S.I., che si era affrettato a prendere le distanze dallo sciopero fino a impedire atti di solidarietà da parte di C.d.L. dirette dai riformisti, colse l’occasione per condannare apertamente il sindacalismo rivoluzionario, dichiararlo incompatibile con il socialismo ed espellere gli anarcosindacalisti dalla C.G.L. (Congresso di Firenze, settembre 1908). Il fallimento dello sciopero di Parma fece riflettere gli stessi sindacalisti: la forza del sindacalismo rivoluzionario era potenzialmente enorme, ma non doveva essere considerata scontata e tanto meno automatica.

AH’interno del dibattito su tali temi, ripresero quota le forze sindacaliste più unitarie e, al Convegno nazionale di Bologna del maggio 1909 il movimento decise, nonostante la disapprovazione della corrente anarcosindacalista, di rientrare nella C.G.L. (a eccezione dell’orga

nizzazione di Parma che si rifiutò). Questo atteggiamento unit[...]

[...]dello sciopero di Parma fece riflettere gli stessi sindacalisti: la forza del sindacalismo rivoluzionario era potenzialmente enorme, ma non doveva essere considerata scontata e tanto meno automatica.

AH’interno del dibattito su tali temi, ripresero quota le forze sindacaliste più unitarie e, al Convegno nazionale di Bologna del maggio 1909 il movimento decise, nonostante la disapprovazione della corrente anarcosindacalista, di rientrare nella C.G.L. (a eccezione dell’orga

nizzazione di Parma che si rifiutò). Questo atteggiamento unitario fu riconfermato in un secondo convegno nazionale dei sindacalisti, svoltosi a Bologna nel dicembre 1910, nel corso del quale fu decisa la costituzione di un Comitato nazionale detrazione diretta, quale strumento di coordinamento dell’attività sindacalista.

Nel 1911 la guerra di Libia mise alla prova le masse popolari italiane (v. Colonialismo e anticolonialismo in Italia). I primi a scendere in piazza contro la nuova avventura coloniale furono i lavoratori influenzati dal sindacalismo rivoluzionari[...]

[...]me quelli dei Ferrovieri e dei Lavoratori del mare, i sindacalisti rivoluzionari dimostrarono di poter influenzare gran parte della classe operaia, smentendo quanti

intendevano presentare il sindacalismo rivoluzionario come un movimento limitato a settori agricoli arretrati o al sottoproletariato. D’altra parte, le divergenze emerse di fronte alla guerra di Libia avevano accentuato la spaccatura fra riformismo e sindacalismo all’interno della C.G.L. e, in occasione del Con^ gresso delle C.d.L. aderenti al Comitato nazionale dell’azione diretta riunito a Modena il 23.11.1912, i sindacalisti diedero vita all’U.S.I. rendendo definitiva la frattura con i riformisti (v. Unione sindacale italiana) .

Dal sindacalismo al fascismo

Al Consiglio generale delI'U.S.I., convocato a Parma il 1314.9.1914, questa organizzazione si spaccò in due correnti: quella interventista, di minoranza e capeggiata da Alceste De Ambris, Corridoni, Michele Bianchi (v.), Olivetti, Masotti e Cesare Rossi (v.) ; e quella maggioritaria, antimilitarista e dominata dag[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol V (R-S), p. 532

Brano: [...]ostazione particolaristica che l’aveva caratterizzato, per cui venne a mancare la partecipazione dei lavoratori delle altre categorie. In seguito a questo nuovo clamoroso insuccesso il Segretariato della resistenza non potè far altro che dimettersi.

Nascita della C.G.L

Sulla spinta della F.I.O.M., la forte Federazione di categoria dei metalmeccanici, in un tumultuoso congresso del 1906 nacque a Milano la Confederazione generale del lavoro [C.G.L.), prima centrale sindacale italiana. Lo statuto approvato fu quello proposto dai riformisti, quantunque i sindacalisti rivoluzionari avessero presentato un loro controprogetto, e i fatti presto dimostrarono che la C.G.L., monopolizzata dai socialisti riformisti, era un'organizzazione solida e accentrata, ma anche burocratica, legalitaria, propensa più ai negoziati che alle lotte e sempre timorosa delle agitazioni. Nonostante si trovassero in minoranza, nel biennio 19071908 i sindacalisti rivoluzionari furono alla testa degli scioperi contro il vertiginoso aumento dei prezzi dovuto alla crisi economica, ma queste agitazioni si conclusero sistematicamente con delle sconfitte (v. Anarchici). Da quel momento anche il padronato cominciò peraltro a organizzarsi sindacalmente, dando vita (1910) alla Federazione lomb[...]

[...]mento anche il padronato cominciò peraltro a organizzarsi sindacalmente, dando vita (1910) alla Federazione lombarda delle Associazioni imprenditoriali e successivamente, a Torino, alla Confederazione generale dell’industria. Fin dal luglio 1906 la FIAT (v.) aveva del resto promosso a Torino la nascita di una Lega industriale. Nel 1908 i sindacalisti rivoluzionari vennero espulsi dal P.S.I. e, dopo essersi resi conto di non poter condizionare la C.G.L. daH’interno, nel 1912 fondarono una loro organizzazione sindacale: VUnione sindacale italiana (v.). Nello stesso tempo aveva preso consistenza un terzo filone del movimento sindacale, capeggiato dai cattolici e sviluppatosi sotto forma di “leghe bianche” soprattutto nelle campagne. Ispirate a una dottrina corporativa e di collaborazione tra le classi (v. Democrazia cristiana), permanentemente preoccupate di togliere seguaci al movimento sindacale classista, le

leghe bianche divisero di fatto i lavoratori fino a diventare obiettivamente alleate del padronato. Ciò avvenne anche se alcuni dei[...]

[...]alimentare di quadri il fascismo.

Primo dopoguerra

All’indomani del sanguinoso conflitto mondiale il movimento operaio e quello contadino ebbero un impetuoso sviluppo e ottennero notevoli successi: aumenti salariali (peraltro rivelatisi nominali, a causa dell'inflazione) e giornata lavorativa di 8 ore; occupazione di terre incolte nel Meridione e lotte per l’imponibile di mano d'opera nelle campagne. Le adesioni dei lavoratori ai sindacati C.G.L., C.I.L. e U.S.I. aumentarono vertiginosamente e, fra le masse proletarie, cominciò a diffondersi la convinzione che « bisogna fare come in Russia », dove i bolscevichi avevano preso il potere.

Nell'estate del 1919, suM’esempio dei soviet russi, nacque a Torino il movimento dei Consigli di fabbrica (v.), organismi eletti da tutti gli operai (e non dai soli sindacalizzati), i quali impressero nuova forza alle Commissioni interne (v.) che gli industriali erano stati costretti a riconoscere in tutte le fabbriche nel febbraio 1919. Le lotte sindacali, rapidamente estesesi a tutto il Nord, sfoci[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol I (A-C), p. 403

Brano: [...]o nel 1919, rieletto nel 1921 e nel 1924, fece parte dell'Aventino (v.) è fu tra i parlamentari dichiarati decaduti dal fascismo nel novembre 1926. Alla promulgazione delle leggi eccezionali, trovandosi a Zurigo per una riunione sindacale internazionale, non rientrò in Italia e si stabilì a Parigi, dando vita a un « Segretariato degli operai italiani », che trasformò in Confederazione generale del lavoro italiana in Francia, quando (4.1.1927) la C.G.L. (v.) fu dichiarata « sciolta » in Italia. Buozzi deplorò la decisione dei dirigenti sindacali riformisti, la dichiarò priva di qualsiasi validità e chiese all’Internazionale sindacale di Amsterdam (v.) di riconoscere la C.G.L. in Francia come erede e continuatrice di quella arbitrariamente sciolta in Italia. Poiché, nello stesso tempo, gruppi di comunisti, d’intesa con socialisti, anarchici e sindacalisti rimasti in Italia, avevano preso a loro volta l’iniziativa di ricostituire clandestinamente la C.G.L., sorse un contrasto, che l’Internazionale di Amsterdam (riformista) risolse a favore di Buozzi. Dal canto suo, la C.G.L. rimasta in Italia e diretta dai comunisti, aderì all’Internazionale dei sindacati rossi.

B. fece parte della Concentrazione antifascista (v.) e del suo direttivo, distinguendosi per l’energica e costante attività. Nel 1936, realizzatosi l’accordo di unità d’azione tra socialisti e comunisti, le due Confederazioni del lavoro pubblicarono

Bruno Buozzi

in comune l’appello per il Primo maggio. Da quel momento, lanciando la parola d’ordine: « Una sola classe, una sola organizzazione », B. sviluppò tenacemente l’azione per realizzare l’unità sindacale. Durante la guerra di Spagna, fu incar[...]


successivi
Grazie ad un complesso algoritmo ideato in anni di riflessione epistemologica, scientifica e tecnica, dal termine C.G.L., nel sottoinsieme prescelto del corpus autorizzato è possible visualizzare il seguente gramma di relazioni strutturali (ma in ciroscrivibili corpora storicamente determinati: non ce ne voglia l'autore dell'edizione critica del CLG di Saussure se azzardiamo per lo strumento un orizzonte ad uso semantico verso uno storicismo μετ´ἐπιστήμης...). I termini sono ordinati secondo somma della distanza con il termine prescelto e secondo peculiarità del termine, diagnosticando una basilare mappa delle associazioni di idee (associazione di ciò che l'algoritmo isola come segmenti - fissi se frequenti - di sintagmi stimabili come nomi) di una data cultura (in questa sede intesa riduttivamente come corpus di testi storicamente determinabili); nei prossimi mesi saranno sviluppati strumenti di comparazione booleana di insiemi di corpora circoscrivibili; applicazioni sul complessivo linguaggio storico naturale saranno altresì possibili.
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