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da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol V (R-S), p. 614

Brano: Spagna

to sempre più daU’Opus Dei (v.), si avesse un rapido mutamento della struttura economica nel paese e venissero varati piani quadriennali di sviluppo che davano inizio a una rapida industrializzazione con l’impiego di capitali europei e statunitensi, quindi a una progressiva integrazione europea (il 10.1.1958 la Spagna era stata ammessa all’O.E.

C.E. e il 9.2.1962 cominciarono le lunghe trattative per l’ingresso nel Mercato Comune), non era affatto mutato il carattere interno del regime.

Il processo contro Dionisio Ridruejo (già capo della propaganda franchista durante la guerra civile), svoltosi a Madrid nel novembre 1960, indicava però che era in corso una rottura, destinata a diventare sempre più profonda e inarrestabile, fra il regime e alcuni degli intellettuali provenienti dalla Falange e dal movimiento. Già dalla fine degli anni Cinquanta lo schieramento delle opposizioni copriva l’intero arco delle tendenze politiche e non era più riservato solo ai vecchi militanti comunisti, socialisti e anarchici. Nel corso del 1962 un’ondata di scioperi investì l’intero paese: scesero in lo[...]

[...]a però che era in corso una rottura, destinata a diventare sempre più profonda e inarrestabile, fra il regime e alcuni degli intellettuali provenienti dalla Falange e dal movimiento. Già dalla fine degli anni Cinquanta lo schieramento delle opposizioni copriva l’intero arco delle tendenze politiche e non era più riservato solo ai vecchi militanti comunisti, socialisti e anarchici. Nel corso del 1962 un’ondata di scioperi investì l’intero paese: scesero in lotta i braccianti dell'Andalusia e gli operai del Nord industrializzato; i minatori delle Asturie fermarono il lavoro per una settimana, dal 9 al 16 aprile. Nelle Asturie e nei Paesi Baschi venne dichiarato lo stato d’assedio, ma il regime sembrava ormai sopravvivere a se stesso. Nel 1963 nacque il famigerato T.O.P., il Tribunale di ordine pubblico che, per 15 anni (fu sciolto il 4 gennaio 1977), avrebbe represso la dissidenza intellettuale e operaia. Anche i ceti intermedi si allontanavano progressivamente dal regime, come dimostravano le sempre più frequenti manifestazioni degli stu[...]

[...]nti dell'Andalusia e gli operai del Nord industrializzato; i minatori delle Asturie fermarono il lavoro per una settimana, dal 9 al 16 aprile. Nelle Asturie e nei Paesi Baschi venne dichiarato lo stato d’assedio, ma il regime sembrava ormai sopravvivere a se stesso. Nel 1963 nacque il famigerato T.O.P., il Tribunale di ordine pubblico che, per 15 anni (fu sciolto il 4 gennaio 1977), avrebbe represso la dissidenza intellettuale e operaia. Anche i ceti intermedi si allontanavano progressivamente dal regime, come dimostravano le sempre più frequenti manifestazioni degli studenti universitari; nella stessa Chiesa cattolica si aprivano larghe falle nel generale consenso...

La transizione

Dal 5 all’8.6.1962 si riunirono a Monaco, convocati dal Movimento Europeo, centodiciotto spagnoli provenienti daH’interno del paese o residenti all’estero, essendo stato inviato a ciascuno di essi un invito di carattere personale. Alla riunione erano presenti anche noti personaggi “franchisti” come Gii Robles e Ridruejo, ma ne erano stati accuratamente esclusi i comunisti e gli anarchici (Fernàndez Vargas). Il convegno di Monaco avanzò alcune richieste da loro ritenute inderoga

bili per la democratizzazione della Spagna.

Tali richieste, in sintesi, concernevano: istituzioni « autenticamente rappresentative e democratiche »; una effettiva garanzia dei diritti uman[...]

[...]interno del paese o residenti all’estero, essendo stato inviato a ciascuno di essi un invito di carattere personale. Alla riunione erano presenti anche noti personaggi “franchisti” come Gii Robles e Ridruejo, ma ne erano stati accuratamente esclusi i comunisti e gli anarchici (Fernàndez Vargas). Il convegno di Monaco avanzò alcune richieste da loro ritenute inderoga

bili per la democratizzazione della Spagna.

Tali richieste, in sintesi, concernevano: istituzioni « autenticamente rappresentative e democratiche »; una effettiva garanzia dei diritti umani, specialmente quelli di libertà personale e libertà di espressione, con conseguente eliminazione di qualsiasi censura; « riconoscimento delle distinte comunità naturali »; esercizio delle libertà sindacali e diritto di sciopero, possibilità di organizzare partiti politici e diritto di opposizione (Gii Robles, fondatore della C.E.D.A. nel 1931, era stato condannato da Franco a 2 anni di esilio e analoghe sanzioni avevano subito sia Ridruejo che altri partecipanti al convegno di Monaco).

Molti giudicano “eccessivo” far risalire al 1962 l’inizio della “transizione” dal franchismo alla democrazia, anche se resta il fatto che da tale epoca uomini politici, dalla destra cattolica alla sinistra socialista, crearono una piattaforma comune e cominciarono a porsi il problema di una successione a Franco, in maniera unitaria ed escludendo dagli incontri quella che era ancora considerata l’estrema sinistra. Né va dimenticato che Franco (nato nel 1893) nel 1962 aveva ormai raggiunto i 70 anni e pochi potevano prevedere che avrebbe potuto stare in scena per altri tredici anni.

I partecipanti al convegno di Monaco auspicavano comunque una transizione indolore, che riportasse in Spagna la democrazia senza mutare sostanzialmente le strutture economiche di fondo. Una transizione che, per tanti versi, potesse essere una vera e propria continuità. D’altra parte, l’opposizione interna sembrava radicalizzarsi: alle organizzazioni politiche e sindacali clandestine tradizionali (P.C.E., P.S.O.E.

e U.G.T.) si erano aggiunte altre forze con caratteri del tutto particolari, dalle Comisiones obreras (che dal 1958 avevano cominciato a coagulare la nuova conflittualità operaia) all’E.T.A. che, dal 1959, unendo a rivendicazioni antifasciste generali quelle specifiche per l'indipendenza e l'autonomia dei Paesi Baschi, interveniva con la lotta armata su tutto il territorio spagnolo. Non era quindi tanto “eccessivo” che l’opposizione moderata cominciasse a pensare per tempo sul che fare quando Franco fosse venuto meno.

Anche il dittatore, del resto, era preoccupato di preparare la successione a se stesso. L’ultimo tentativo di dare continuità al proprio regime fu messo in opera il 4.6.1973, quando nominò Luis Carrero Bianco “presidente” del governo (un incarico che, fino ad allora, Franco aveva riservato a se stesso, concedendo ai capi di gabinetto il titolo formale di “vicepresidente”). La designazione equivaleva, di fatto, alla pubblica e definitiva personificazione della continuità fra Franco e Carrero Bianco, un uomo di sicura dottrina e pratica franchiste da affiancare a Juan Carlos di Borbone che, il 22.7.1969, era stato finalmente designato al trono. Ma il 20.12.1973 un attentato dell'E.T.A. (c'è però chi assicura che l’azione sia stata favorita da servizi segreti interni e internazionali) faceva saltare in aria, con Carrero Bianco, le speranze di una automatica successione franchista.

L’ultimo governo del quarantennio di dittatura era stato presieduto da Carlos Arias Navarro, e fu precisamente a questi che toccò di gesti

II dittatore Franco investe ufficialmente, davanti alle Cortes, Juan Carlos quale futuro re di Spagna (22.7.1969)

614



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol V (R-S), p. 455

Brano: Secchia, Pietro

Ciò non significò né l'abbandono dei postulati rivoluzionari dei giovani né la rinuncia alle posizioni tenute dopo Livorno, ma anzi la creazione di una nuova sinistra “livornista”, la quale, accettando la “bolscevizzazione” e in particolare ia organizzazione per cellule, mantenne però riserve sostanziali — teoriche e politiche — nei confronti della direzione gramsciana, anche per la sua « eccessiva fiducia nella “legalità costituzionale” », che la condusse a non valutare adeguatamente il processo di trasformazione del governo fascista in regime reazionariototalitario (P. Secchia, L’azione svolta dal Partito Comunista in Italia durante il fascismo. 19261932. Ricordi, documenti inediti, testimonianze, Milano, Feltrinelli, 1970. Istituto Giangiacomo Feltrinelli, “Annali”, a. XI,

1969, pag. 7 e passim).

La vita del partito sì svolgeva in effetti già in semiclandestinità, e la repressione e la censura erano via via più soffocanti. Nel novembre 1925 lo stesso Secchia — durante un viaggio di preparazione del III Congresso del partito (Lione, gennaio 1926) — fu arrestato a Trieste e condannato a dieci mesi di reclusione. Rilasciato nell’agosto 1926, riprese l'attività nell'apparato della F.G.C.I. e subì un'altra settimana di carcere.

La polemica antigramsciana e la *svolta*

L’emanazione delle leggi eccezionali fasciste costituì per Secchia e per i comunisti rimasti in Italia so

lo una momentanea cesura; tra la fine del 1926 e i primi del 1927 “Botte” era già in azione. Fece parte del primo Centro interno della F.G.C.I., rappresentò i giovani nella Sezione militare del partito; diede impulso a ogni genere di stampa clandestina; collaborò aWAvanguardia, organo della F.G.C.I. e poi a TUnità”; intanto redigeva e diffondeva il giornaletto II Galletto rosso (v.), teneva conferenze di officina, compiva un viaggio settimanale nell'Italia centrosettentrionale, e si spinse talvolta nel Mezzogiorno, tenendo i contatti con gruppi di compagni ed educandoli alla nuova situazione di totale clandestinità e lotta illegale. Nel partito, tuttavia, così all’estero come in Italia,

i giovani incontrarono critiche e opposizioni per quello che era considerato eccessivo e spericolato attivismo e per la loro contestazione della parola d'ordine della « Assemblea repubblicana (v) sulla base dei comitati operai e contadini ». A tale obiettivo, sancito nelle tesi gramsciane di Lione, essi opponevano quello del « Governo operaio e contadino », cioè della dittatura del proletariato.

Il documento più importante della posizione della F.G.C.I. fu la lettera che il segretario Longo indirizzò il 20.10.1927 all'Ufficio Politico del partito; lettera alla quale Togliatti e Tasca replicarono con accuse di « estremismo di sinistra » e di « bordighismo » (Istituto Gia[...]

[...]one, essi opponevano quello del « Governo operaio e contadino », cioè della dittatura del proletariato.

Il documento più importante della posizione della F.G.C.I. fu la lettera che il segretario Longo indirizzò il 20.10.1927 all'Ufficio Politico del partito; lettera alla quale Togliatti e Tasca replicarono con accuse di « estremismo di sinistra » e di « bordighismo » (Istituto Giangiacomo Feltrinelli, “Annali”, a. Vili, 1966, pp. 368 sgg.). È certo che Secchia, che fu chiamato in novembre a discutere dei punti di dissenso presso il Centro estero, solidarizzò totalmente con Longo. Altro motivo della polemica dei giovani nei confronti del partito era la limitazione dell’attività illegale sul piano della nonviolenza; questo divenne anzi per Secchia un leitmotiv, al quale egli non ha mai rinunciato neppure in sede storiografica.

Alla conferenza di Basilea (v.) del gennaio 1928, convocata dal centro estero per condannare le posizioni dei giovani, Secchia (che era espatriato clandestinamente con una trentina di delegati) difese la linea delle agitazioni “non pacifiche” e della preparazione del proletariato alla lotta armata. Mentre Longo era costretto al silenzio, Togliatti sostenne la necessità di lottare su “due prospettive” (democratica e rivoluzionaria) e la conferenza si concluse proprio con il rifiuto della lotta armata e con la riaffermazione della strategia della “Assemblea repubblicana”. L’assise del partito fu seguita dalla II Conferenza della F.G.C.I., nella quale Longo (rapporto politico) e Secchia (rapporto organizzativo) evitarono di radicalizzare i contrasti.

Dopo Basilea, Secchia — nominato segretario della F.G.C.I. e suo rappresentante nel Comitato centrale e nella Segreteria del partito — per decisione di quest’ultimo non rientrò in Italia e proseguì la sua [...]

[...](democratica e rivoluzionaria) e la conferenza si concluse proprio con il rifiuto della lotta armata e con la riaffermazione della strategia della “Assemblea repubblicana”. L’assise del partito fu seguita dalla II Conferenza della F.G.C.I., nella quale Longo (rapporto politico) e Secchia (rapporto organizzativo) evitarono di radicalizzare i contrasti.

Dopo Basilea, Secchia — nominato segretario della F.G.C.I. e suo rappresentante nel Comitato centrale e nella Segreteria del partito — per decisione di quest’ultimo non rientrò in Italia e proseguì la sua attività neH'emigrazione. Alla riunione del C.C. del giugno 1928 Secchia criticò i ritardi organizzativi e politici con cui il partito aveva affrontato le leggi eccezionali. Il tono moderato e autocritico del suo intervento favorì il tentativo di divider

lo da Longo; lo stesso C.C. inserì “Botte” nel nuovo Ufficio esecutivo, preposto ai collegamenti con l'emigrazione operaia in vista di una ritessitura di rapporti con i compagni in Italia. Delegato a rappresentare la F.G.C.I. al VI Congresso dell’I.C. (Mosca, lugliosettembre 1928), Secchia partecipò ai lavori della Commissione polacca e della Commissione italiana, e fu nominato membro del Comitato esecutivo dell’Internazionale giovanile comunista.

Egli pensò sempre che le prospettive tracciate dal V[...]

[...] la F.G.C.I. al VI Congresso dell’I.C. (Mosca, lugliosettembre 1928), Secchia partecipò ai lavori della Commissione polacca e della Commissione italiana, e fu nominato membro del Comitato esecutivo dell’Internazionale giovanile comunista.

Egli pensò sempre che le prospettive tracciate dal VI Congresso « si dimostrarono fondamentalmente giuste » e « furono confermate dai fatti » (Secchia, L'azione ecc., cit., p. 160).

Vero è che proprio le scelte del 1928 venivano a dare a Longo e a Secchia un potente sostegno, in quanto il previsto “crollo della stabilizzazione capitalistica” postulava da un lato una lotta sistematica contro il “pericolo di destra” e i “conciliatori”, e dall’altro una intensificazione e radicaiizzazione dell’attività rivoluzionaria dei singoli partiti. Indotto appunto dai mutamenti politici in U.R.S.S. e nell'I.C., alla fine del 1928 Togliatti “mollò” Tasca e nei mesi successivi “raggiunse” con cautela e non senza conservare riserve mentali i giovani. La saldatura di un nuovo gruppo dirigente TogliattiLongoGr/ecoS[...]

[...]el 1928 venivano a dare a Longo e a Secchia un potente sostegno, in quanto il previsto “crollo della stabilizzazione capitalistica” postulava da un lato una lotta sistematica contro il “pericolo di destra” e i “conciliatori”, e dall’altro una intensificazione e radicaiizzazione dell’attività rivoluzionaria dei singoli partiti. Indotto appunto dai mutamenti politici in U.R.S.S. e nell'I.C., alla fine del 1928 Togliatti “mollò” Tasca e nei mesi successivi “raggiunse” con cautela e non senza conservare riserve mentali i giovani. La saldatura di un nuovo gruppo dirigente TogliattiLongoGr/ecoSecchia significò il graduale abbandono delle parole d'ordine di Lione.

Nel maggio 1929 Secchia compì una missione di ispezione a Torino e Milano, dove incontrò, oltre ai quadri di partito, gruppi di operai di varie fabbriche. In luglio si recò a Mosca come rappresentante della F.G.C.I. (con Togliatti, Grieco e Di Vittorio delegati del partito) al X Plenum del C.E. dell'l.C., dal quale

i risultati del VI Congresso uscirono ulteriormente radicalizza[...]

[...]ve mentali i giovani. La saldatura di un nuovo gruppo dirigente TogliattiLongoGr/ecoSecchia significò il graduale abbandono delle parole d'ordine di Lione.

Nel maggio 1929 Secchia compì una missione di ispezione a Torino e Milano, dove incontrò, oltre ai quadri di partito, gruppi di operai di varie fabbriche. In luglio si recò a Mosca come rappresentante della F.G.C.I. (con Togliatti, Grieco e Di Vittorio delegati del partito) al X Plenum del C.E. dell'l.C., dal quale

i risultati del VI Congresso uscirono ulteriormente radicalizzati, fino ad assumere valore di “svolta” strategica, con attacchi anche al P.C. d’I. e in particolare a Togliatti, accusato di concordanza con Tasca e di opportunismo. Secchia partecipò subito dopo alla riunione del C.E. dell’Internazionale giovanile. Sollecitato a criticare il P.C. d’I. e Togliatti in seduta plenaria, rifiutò.

Il 2829 agosto l’Ufficio politico del P.C. d’I. e in settembre il C.C. tradussero in termini italiani la “svolta” già anticipata dalle polemiche interne dei giovani; Tasca fu espulso all’unanimità dal partito e Longo fu richiamato in Segreteria, dalla quale era stato escluso dopo Basilea. Durante la riunione dell'U.P. Secchia si affiancò a Longo nel richiedere a Togliatti un’autocritica completa, ma si preoccupò di prendere le distanze da Alfonso Leonetti e Pietro Tresso, che inaspr[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol II (D-G), p. 431

Brano: Frank, Anna

Francs tireurs et partisans francais

FJ.P.F. o, più correntemente, F.T.P. (Franchi tiratori e partigiani francesi). Organizzazione militare della Resistenza in Francia (v.). Il suo nerbo più compatto era costituito da comunisti, benché dal punto di vista numerico questi rappresentassero circa un terzo, e in molte località appena un quarto degli effettivi. Comandante in capo dei F.T.P. era Charles TiUon (v.), membro dirigente del Partito comunista francese. Le forme di lotta, nelle città come nelle campagne e in montagna, furono analoghe a quelle del movimento partigiano italiano.

Organizzazione

La struttura organizzativa dei F.T.P. si estese e si rafforzò, partendo da individui isolati o da nuclei molto ristretti (una squadra di 34 uomini), per arrivare al gruppo, costituito da 2 squadre, al distaccamento (34 gruppi), alla compagnia (34 distaccamenti), al battaglione (23 compagnie).

Il gruppo di combattimento, formazione base dei F.T.P. nelle località abitate, dove aveva pertanto funzioni simili a quelle dei G.A.P. (v.)t comprendeva[...]

[...]4 uomini), per arrivare al gruppo, costituito da 2 squadre, al distaccamento (34 gruppi), alla compagnia (34 distaccamenti), al battaglione (23 compagnie).

Il gruppo di combattimento, formazione base dei F.T.P. nelle località abitate, dove aveva pertanto funzioni simili a quelle dei G.A.P. (v.)t comprendeva 7 uomini con un capogruppo. La divisione del gruppo in due squadre consentiva sicurezza e mobilità: la squadra di testa era guidata dal vicecomandante del gruppo; l’altra squadra (di appoggio), dal capogruppo che così era personalmente a contatto con i 3 uomini da lui comandati e collegato, attraverso il suo vice, agli altri componenti del gruppo.

I membri di una squadra o di un gruppo dovevano riunirsi soltanto per l’azione e disperdersi subito dopo averla portata a compimento. L'alloggio di ciascun partigiano non doveva essere conosciuto da nessuno dei suoi compagni di squadra, neppure dal capogruppo. L’armamento del gruppo consisteva in pistole, bombe a mano, mitra e, quando c’erano, fucili mitragliatori. Tra la fine del 1943 e i primi mesi del 1944, quando la Resistenza assunse maggiore sviluppo, sorsero i primi battaglioni di F.T.P.. Gli effettivi di un battaglione (alcune centinaia di uomini)[...]

[...]i subito dopo averla portata a compimento. L'alloggio di ciascun partigiano non doveva essere conosciuto da nessuno dei suoi compagni di squadra, neppure dal capogruppo. L’armamento del gruppo consisteva in pistole, bombe a mano, mitra e, quando c’erano, fucili mitragliatori. Tra la fine del 1943 e i primi mesi del 1944, quando la Resistenza assunse maggiore sviluppo, sorsero i primi battaglioni di F.T.P.. Gli effettivi di un battaglione (alcune centinaia di uomini) si riunivano soltanto per impegnare battaglia. Nell’intervallo tra un'operazione e l’altra ogni compagnia era normalmente dispersa in accantonamenti di 30 uomini al massimo. All’organizzazione per unità si accompagnava quella territoriale per

dipartimenti e gruppi di dipartimenti, articolata in Comitati militari regionali (C.M.R.), Comitati militari interregionali (C.M.I.R.) e Comitato militare nazionale ( C.M.N. ). La struttura a compartimenti stagni, se non facilitava la rapidità dei contatti, garantiva però la sicurezza dell’organismo a tutti i livelli.

A ogni gradi[...]

[...]i, articolata in Comitati militari regionali (C.M.R.), Comitati militari interregionali (C.M.I.R.) e Comitato militare nazionale ( C.M.N. ). La struttura a compartimenti stagni, se non facilitava la rapidità dei contatti, garantiva però la sicurezza dell’organismo a tutti i livelli.

A ogni gradino dell’organizzazione, il Comando era assicurato da 3 ufficiali congiuntamente responsabili verso l’istanza superiore: il Commissario agli effettivi [C.E.) che aveva il compito di dare impulso al reclutamento, curare le formazioni, la disciplina e il morale degli uomini; il Commissario delle operazioni (C.O.) incaricato di preparare le azioni, controllarne l'esecuzione e addestrare gli uomini al combattimento; il Commissario tecnico (CJ.) che dirigeva l’insieme dei servizi (armamento, informazioni, sanità, ecc.).

Appello alla lotta armata

All’inizio dell’ottobre 1942 lo stato maggiore dei F.T.P. pubblicò su France d’abord un appello all’offensiva contro l’occupante, rivolgendosi a tutti i lavoratori e patrioti e affermando che la lotta ar[...]

[...]o di dare impulso al reclutamento, curare le formazioni, la disciplina e il morale degli uomini; il Commissario delle operazioni (C.O.) incaricato di preparare le azioni, controllarne l'esecuzione e addestrare gli uomini al combattimento; il Commissario tecnico (CJ.) che dirigeva l’insieme dei servizi (armamento, informazioni, sanità, ecc.).

Appello alla lotta armata

All’inizio dell’ottobre 1942 lo stato maggiore dei F.T.P. pubblicò su France d’abord un appello all’offensiva contro l’occupante, rivolgendosi a tutti i lavoratori e patrioti e affermando che la lotta armata doveva diventare il primo dovere della Resistenza.

« Occorre realizzare il fronte francese nella guerra di liberazione nazionale. ” Attendere ”, fare la guerra con la pelle dei russi, andare in Germania a lavorare per il nemico, lasciare ghigliottinare dei francesi per delitto di patriottismo significa ritardare l’orà del secondo fronte, disertando il fronte della Francia. Il fronte della Francia è dappertutto jdove c’è un tedesco, una delle sue armi, un vagone, un camion, della benzina, del grano destinato ai tedeschi, un campo d’aviazione, un deposito d’armi, un cane di Lavai ».

L’appello terminava: « Non ci si sbarazza di un nemico implacabile con delle esorta

F.T.P. legano un collaborazionista prima della sua fucilazione (Francia, 1944)

zioni da quacqueri, solo l’azione conta. Ognuno a T suo posto di combattimento, ognuno alla sua arma. S[...]

[...]o destinato ai tedeschi, un campo d’aviazione, un deposito d’armi, un cane di Lavai ».

L’appello terminava: « Non ci si sbarazza di un nemico implacabile con delle esorta

F.T.P. legano un collaborazionista prima della sua fucilazione (Francia, 1944)

zioni da quacqueri, solo l’azione conta. Ognuno a T suo posto di combattimento, ognuno alla sua arma. Senza attendere oltre, tutto ciò che appartiene al l'esercito d’occupazione dev'essere accerchiato, prontamente attaccato, colpito, sterminato. E che su tutto il fronte nazionale di liberazione, contro tutti coloro che vogliono distruggere la nostra patria, risuoni il grido di guerra: tutti in piedi, a ognuno il suo tedesco ».

Il P.C.F., che aveva dato a tutte le sue organizzazioni la direttiva di inviare almeno il 10% degli iscritti a combattere nei F.T.P., sostenne sempre la realizzazione della più larga unità di tutte le forze combattenti nella Resistenza, ma all'interno di questa unità mantenne costantemente salda e coesa l'organizzazione dei F.T.P.. Per unanime riconosciment[...]

[...]edesco ».

Il P.C.F., che aveva dato a tutte le sue organizzazioni la direttiva di inviare almeno il 10% degli iscritti a combattere nei F.T.P., sostenne sempre la realizzazione della più larga unità di tutte le forze combattenti nella Resistenza, ma all'interno di questa unità mantenne costantemente salda e coesa l'organizzazione dei F.T.P.. Per unanime riconoscimento, i F.T.P. costituirono l’avanguardia e la forza d’urto della Resistenza francese durante la seconda guerra mondiale.

Bibliografia: Charles Tillon, Les F.T.P., Paris, 1962; Le P.C.F. dans la Résistance, Paris, 1967; H. Michel, Histoire de la Résistance, Paris, 1950.

Frank, Anna

N. a Francoforte sul Meno (Germania) il 12.6.1929, m. nel campo di deportazione di BergenBelsen (v.) nel marzo 1945; studentessa. Lasciò un commovente diario, nel quale racconta i due anni trascorsi con la famiglia, nascosta in una soffitta di Amsterdam per sfuggire alla cattura da parte dei nazisti che davano la caccia agli ebrei.

I Frank, ebrei tedeschi, si erano trasferiti in Olanda fin dal 1933, per sfuggire al regime nazista che non faceva mistero del proprio antisemitismo. Ad Amsterdam avevano potuto condurre una vita agiata e più o meno serena fino al[...]

[...]

N. a Francoforte sul Meno (Germania) il 12.6.1929, m. nel campo di deportazione di BergenBelsen (v.) nel marzo 1945; studentessa. Lasciò un commovente diario, nel quale racconta i due anni trascorsi con la famiglia, nascosta in una soffitta di Amsterdam per sfuggire alla cattura da parte dei nazisti che davano la caccia agli ebrei.

I Frank, ebrei tedeschi, si erano trasferiti in Olanda fin dal 1933, per sfuggire al regime nazista che non faceva mistero del proprio antisemitismo. Ad Amsterdam avevano potuto condurre una vita agiata e più o meno serena fino al 1942. Dal giugno di queM'anno, racconta l'allora tredicenne Anna, davanti alla minaccia di deportazione incombente anche sugli ebrei olandesi sotto l’occupazione tedesca, il padre aveva preparato un nascondiglio nei piani superiori della casa del Prinsengracht, dove si trovavano i suoi uffici e il magazzino.

II 6.7.1942 Anna, i suoi genitori e la sorella maggiore Margot si trasferirono nell'« alloggio segreto », dove furono raggiunti da un'altra famiglia ebrea, i Van Daan, e sei mesi più tardi dal dentista ebreo Albert Dussel. Sotto forma di lettere rivolte a un'immaginaria amica Kitty, il diario di Anna descrive la vita clandestina dei rifugiat[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol III (H-M), p. 161

Brano: [...]nte allo sbarco in Normandia.

Per gli stessi motivi fu stabilito che le operazioni militari in Italia si sarebbero per il momento concluse con la presa di Roma e con il raggiungimento della linea PisaRimini. A Teheran fu inoltre respinta la proposta di Churchill di operare uno sbarco nella penisola balcanica, progetto che sostanzialmente mirava a impedire che essa finisse in potere dei sovietici.

Fu quindi con autentica rabbia che, il 19 dicembre, Churchill inviò al Consiglio dei capi di stato maggiore inglesi un telegramma nel quale diceva: « Il completo ristagno delle operazioni sul fronte italiano sta diventando scandaloso ».

Dopo aver sostenuto che esistevano gli uomini e i mezzi per le operazioni anfibie, Churchill concludeva: « Ci sono pochi esempi, persino in questa guerra, di un impiego altrettanto inefficiente di forze così preziose ».

L’ira del primo ministro inglese era probabilmente provocata da altri successi tedeschi nel Mediterraneo, zona che egli considerava di fondamentale importanza per l'Inghilterra. Infatti dal 12 settembre al 25.

11.1943 erano cadute in mano germanica le isole dell’Egeo, nonostante l'eroica resistenza delle guarnigioni italiane, che a Cefalonia (v.) avevano preferito la morte alla resa. Come contrappeso a queste vittorie tedesche, aveva avuto inizio in Italia la guerra partigiana, ma questo era un avvenimento che a Churchill non faceva piacere e, a maggior ragione, egli riteneva quindi necessario risolvere la situazione italiana al più presto.

Perciò, ottenuti i mezzi da sbarco necessari, Churchill esercitò pressioni sul generale Alexander affinché si decidesse a compiere la desiderata operazione anfibia.

Con il nome di operazione Shingle (« greto ciottoloso »), essa era già stata progettata da Alexander fino dall'ottobre e avrebbe dovuto scattare il 20 dicembre, cioè dopo che la V Armata avesse sfondato la linea Gustav. Quantunque tale sfondamento, come si è visto, non fosse affatto avvenuto, il 25 dicembre Churchill convocò in Marocco i suoi collaboratori e impose loro di “effettuare ugualmente l’impresa. (Per quello che fu poi il suo fallimentare svolgimento, si veda anche la voce Anzio, Battaglia di).

Davanti a Cassino

Un saggio concetto strategico avrebbe consigliato di tentare prima lo sbarco a nord della linea Gustav, in modo da far accorrere sul luogo le riserve tedesche, e poi dare inizio all’offensiva da sud contro la linea stessa. Invece fu seguito un criterio diverso e l’offensiva contro la Gustav cominciò prima dello sbarco.

La parte tirrenica della Gustav si estendeva in una regione solcata da tre fiumi, uno dei quali era il Garigliano. Questo importante fiume è la continuazione del Liri che, prima di trasformarsi in Garigliano, costeggia la parte orientale dei Monti Aurunci e forma un’ampia vallata percorsa dalla via Casilina.

I capi militari angloamericani consideravano appunto questa come la via più facile per una rapida avanzata verso Roma.

Dove il Liri svolta e diventa Garigliano, si versa il fiume Rapido.
[...]

[...]uesto importante fiume è la continuazione del Liri che, prima di trasformarsi in Garigliano, costeggia la parte orientale dei Monti Aurunci e forma un’ampia vallata percorsa dalla via Casilina.

I capi militari angloamericani consideravano appunto questa come la via più facile per una rapida avanzata verso Roma.

Dove il Liri svolta e diventa Garigliano, si versa il fiume Rapido.

La linea Gustav, che non era un continuo susseguirsi di trincee come quelle della Prima guerra mondiale, ma una serie di caposaldi, sbarramenti per carri armati, campi minati e zone inondate, correva appunto parallela ai fiumi Garigliano e Rapido ed era costruita in modo da controllarli e renderne difficile l’attraversamento al nemico. Alle spalle della Gustav vi erano poi altri apprestamenti difensivi, chiamati linea Hitler e linea Kesselring.

II Clark, che non aveva più ai suoi ordini il 6° Corpo d’armata americano destinato dal generale Alexander allo sbarco di Anzio, per forzare la linea Gustav disponeva di

3 corpi d’armata: l’ala sinistra era [...]

[...]palle della Gustav vi erano poi altri apprestamenti difensivi, chiamati linea Hitler e linea Kesselring.

II Clark, che non aveva più ai suoi ordini il 6° Corpo d’armata americano destinato dal generale Alexander allo sbarco di Anzio, per forzare la linea Gustav disponeva di

3 corpi d’armata: l’ala sinistra era costituita dal 10° Corpo d’armata inglese comprendente, da sinistra a destra, 3 divisioni di fanteria (la 5a, la 56“ e la 46a) ; al centro stava il 2° Corpo d’armata americano composto, sempre da sinistra a destra, da 2 divisioni (la 36a e la 34a) ; alla ala destra aveva preso posizione il Corpo di spedizione francese (C.E. F.) con le sue 2 divisioni (la 3a algerina e la 2a marocchina). A nordest di questa unità, che giungeva fino alla strada per Atina e Sora, cominciava il fronte dell’VIII Armata britannica.

Al momento dell’offensiva, a fronteggiare le 7 divisioni della V Armata americana si trovavano solamente 3 divisioni del 14° Corpo corazzato tedesco comandato dal generale von Senger und Etterlin e precisamente, dal Tirreno alla strada per Atina e Sora: la 94a « Panzergrenadier », la 15a « Panzergrenadier » e la 44a di fanteria. Quest’ultima, ri

costruita dopo Stalingrado, era composta di fanti austri[...]

[...] col titolo onorifico dell’lmpero asburgico Hoch und Deutsch Meister.

Il piano del Clark prevedeva che, il 17 gennaio, il 10° Corpo d’armata inglese sarebbe balzato al di là del Garigliano; una volta penetrato in profondità nel dispositivo tedesco, esso sarebbe dovuto convergere verso l’interno superando i Monti Aurunci fino a calare nella valle del Liri. Quasi contemporaneamente, il 2° Corpo d’armata americano doveva da parte sua sfondare al centro, traversare il Rapido e dividersi i seguenti compiti: la 36a Divisione operante a sud di Cassino sarebbe scesa verso la valle del Liri per incontrare gli inglesi del 10° Corpo; la 34a Divisione, operante a nord, avrebbe invece occupato il gruppo montagnoso intorno a Cassino, conquistando la città e il monte omonimo con la sua celebre abbazia, per aver libera la via Casilina. Quanto ai francesi, dovevano avanzare lungo le balze del gruppo montagnoso delle Mainarde, proteggendo il fianco destro americano e dirigendosi anch’essi verso la Casilina.

Dopo che non solamente l’artiglieria terrestre, ma anche i cannoni delle navi alleate alla fonda nel Golfo di Gaeta ebbero rovesciato un uragano di fuoco sulle posizioni tedesche dietro il Garigliano, alla mattina del 18 gennaio le 3 divisioni del 10° Corpo inglese attraversarono il fiume, affrontarono e superarono l’energica reazione del nemico e avanzarono combattendo su tutto il fronte, fino a una linea che aveva nel centro il paese [...]

[...]ssi verso la Casilina.

Dopo che non solamente l’artiglieria terrestre, ma anche i cannoni delle navi alleate alla fonda nel Golfo di Gaeta ebbero rovesciato un uragano di fuoco sulle posizioni tedesche dietro il Garigliano, alla mattina del 18 gennaio le 3 divisioni del 10° Corpo inglese attraversarono il fiume, affrontarono e superarono l’energica reazione del nemico e avanzarono combattendo su tutto il fronte, fino a una linea che aveva nel centro il paese di Castelforte (v.). Ma quando la resistenza della 94a Divisione « Panzergrenadier » sembrò essere soverchiata e si profilò un grave pericolo per l’ala destra tedesca, dalle retrovie accorsero subito in aiuto dei tedeschi 2 grandi unità, la 29a Divisione e la 90a « Panzergrenadier », sicché gli inglesi dovettero fermarsi. Comunque essi riuscirono a mantenere una parte del terreno guadagnato, senza contare che avevano ottenuto l’importante risultato di obbligare Kesselring a impegnare una parte notevole delle sue riserve.

Due giorni più tardi, anche le 2 divisioni del 2° Corpo [...]

[...]tà, la 29a Divisione e la 90a « Panzergrenadier », sicché gli inglesi dovettero fermarsi. Comunque essi riuscirono a mantenere una parte del terreno guadagnato, senza contare che avevano ottenuto l’importante risultato di obbligare Kesselring a impegnare una parte notevole delle sue riserve.

Due giorni più tardi, anche le 2 divisioni del 2° Corpo americano diedero inizio alla loro operazione d’attacco, ma questa si risolse in un completo insuccesso: entrata in azione per prima la 36a Divisione, i tedeschi della 15a « Panzergrenadier » non solo le opposero una re



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol IV (N-Q), p. 796

Brano: r

Proletkul’t

dell’intemazionale operaia (quella politica, quella sindacale e quella cooperativa) una quarta branca, il movimento di cultura proletaria, organizzato nazionalmente e internazionalmente.

La II Internazionale non è stata capace di creare questo movimento; essa ha solo immiserito e atrofizzato la concezione di cultura proletaria nella molteplicazione sterile delle università popolari, di riformistica memoria. Il movimento di cultura proletaria, nel significato rivoluzionario che a questa espressione ha dato in Russia il compagno Lunaciarskij e neH'Occidente Henri Barbusse, tende alla creazione di un nuovo costume, di nuove abitudini di vita e di pensiero, di nuovi sentimenti: tende a ciò, promuovendo, nella classe dei lavoratori manuali e intellettuali, lo spirito di ricerca nel campo filosofico e artistico, nel campo dell’indagine storica, nel campo della creazione di nuove opere di bellez[...]

[...] nella molteplicazione sterile delle università popolari, di riformistica memoria. Il movimento di cultura proletaria, nel significato rivoluzionario che a questa espressione ha dato in Russia il compagno Lunaciarskij e neH'Occidente Henri Barbusse, tende alla creazione di un nuovo costume, di nuove abitudini di vita e di pensiero, di nuovi sentimenti: tende a ciò, promuovendo, nella classe dei lavoratori manuali e intellettuali, lo spirito di ricerca nel campo filosofico e artistico, nel campo dell’indagine storica, nel campo della creazione di nuove opere di bellezza e di verità” ("Ordine Nuovo”, 4 dicembre 1920).

[...] L’invito di Mosca sarebbe stato subito accolto: dopo poche settimane, infatti, sorgeva a Torino l’istituto di cultura proletaria, "sezione" del Proletkul’t di Mosca: e il 6 gennaio l"’Ordine Nuovo" ne pubblicava il programma steso dal prof. Zino Zini, figura aristocratica e solitaria di studioso ma sensibile in quegli anni agli ideali dei giovani "ordinovisti".

Il comitato provvisorio dell’istituto risultava composto da Antonio Gramsci, Zino Zini, Leopoldo Pogliani, Carlo Emanuele Croce, Mario Capellaro, Giovanni Casale. A partire dal dicembre 1921 il Comitato centrale [...]

[...]olto: dopo poche settimane, infatti, sorgeva a Torino l’istituto di cultura proletaria, "sezione" del Proletkul’t di Mosca: e il 6 gennaio l"’Ordine Nuovo" ne pubblicava il programma steso dal prof. Zino Zini, figura aristocratica e solitaria di studioso ma sensibile in quegli anni agli ideali dei giovani "ordinovisti".

Il comitato provvisorio dell’istituto risultava composto da Antonio Gramsci, Zino Zini, Leopoldo Pogliani, Carlo Emanuele Croce, Mario Capellaro, Giovanni Casale. A partire dal dicembre 1921 il Comitato centrale dell’istituto sarà formato da C.E. Croce, Mario Stragiotti (tecnico), Ernesto Alessio (tecnico), G. Casale (impiegato), Pietro Borghi (ingegnere), Zino Zini, A. Gramsci, Antonio Oberti, Giuseppe Leonatti (tipografo), Giacomo Cirio (falegname) , Gina Bonotto.

Già nei primi mesi l’istituto stabiliva contatti con analoghi gruppi stranieri: quello centrale russo di Mosca e quello inglese raccolto intorno alla Plebs League di Londra, con i quali procedeva a uno scambio di riviste e pubblicazioni. Questa collaborazione internazionale ha modo di manifestarsi in occasione della terribile carestia che nell’estate ’21 sconvolge la Russia. Un "appello degli intellettuali per gli affamati di Russia" appare nel\’Humanité del 22 agosto, firmato da G.B. Shaw, H. Barbusse, M. Gorkij, A. France e altri noti scrittori.

L’Istituto di cultura proletaria, insieme col comitato Pro Russia, partecipa all’azio* ne di solidarietà, ma — si legge in un suo comunicato — "nessun intellettuale italiano ha unito la sua voce a quella degli artisti e dei letterati degli altri paesi del mondo". Solo Gabriele D'Annunzio sottoscrive 2 mila lire per gli affamati.

La vita dell’istituto è certo precaria: le pesanti difficoltà pratiche, gli scarsi mezzi disponibili, il clima politico ostile ne ostacolano lo sviluppo, ma esso riesce ugualmente a dar vita ad alcune promettenti iniziative. Ricordo brevemente qui fé principali. Anzitutto la creazione di una scuola sindacale, il cui ordinamento lo stesso Gramsci si incarica di presentare nell’assemblea dell’istituto del 21 novembre. [...] L’Istituto ha inoltre in programma, nel campo scientifico, di iniziare il pro

letariato alla comprensione del tecnicismo moderno, con particolare riguardo alla tutela fisica e intellettuale dell’operaio come produttore (taylorismo, igiene domestica e del lavoro, diritto operaio). Nel campo artistico l'istituto si propone di raccogliere e[...]

[...]estica e del lavoro, diritto operaio). Nel campo artistico l'istituto si propone di raccogliere e coordinare le "spontanee e varie iniziative artistiche del proletariato" (teatro del popolo, scuola di artisti, Carro di Tespi, mostre artistiche, scuole corali, orchestrali: Cfr. l”’Ordine Nuovo", 17 novembre ’21). Traspaiono evidenti qui alcuni caratteristici interessi di Gramsci.

Per sviluppare negli operai la capacità creativa, l’istituto indice, sempre in gennaio, un concorso per "una novella o un bozzetto”. Zino Zini ne illustra i criteri nell”’Ordine Nuovo”, dove infatti appariranno nella prima metà del ’22 una serie di brevi composizioni di "scrittori operai". Ricordo qui il nome di Peppino Frongia, sardo, operaio alla Fiat, guardia rossa all’"Ordine Nuovo", anche perché un suo pezzo fornirà lo spunto a una polemica fra Piero Gobetti e il quotidiano cattolico di Torino, "Il Momento".

Nel campo artistico l’istituto promuove varie altre iniziative: nel marzo ’22 Marinetti accetta l’invito di partecipare alla inaugurazione nei lo[...]

[...]ri nell”’Ordine Nuovo”, dove infatti appariranno nella prima metà del ’22 una serie di brevi composizioni di "scrittori operai". Ricordo qui il nome di Peppino Frongia, sardo, operaio alla Fiat, guardia rossa all’"Ordine Nuovo", anche perché un suo pezzo fornirà lo spunto a una polemica fra Piero Gobetti e il quotidiano cattolico di Torino, "Il Momento".

Nel campo artistico l’istituto promuove varie altre iniziative: nel marzo ’22 Marinetti accetta l’invito di partecipare alla inaugurazione nei locali del Winter Club, in piazza Castello, di una mostra di quadri futuristi. È Umberto Calosso, collaboratore a quel tempo deH"’Ordine Nuovo" con

lo pseudonimo di Mario Sarmati, che stende una vivace cronaca deH’avvenimento. []

Una piccola antologia di poeti futuristi (fra i quali il giovanissimo Fillia, impegnato nell’esaltazione della sensibilità meccanica e del mito della Macchina), dal titolo "1 + 1 + 1 = 1. Dinamite. Versi liberi", e dalla copertina scarlatta, edito dell’istituto di cultura proletaria, Torino (senza data), lire 1.50, viene stampato in alcune centinaia di copie, senza però essere messo in commercio. E bisogna pure ricordare una audizione di canti popolari promossa dall’istituto nel maggio. [...]

Ogni ulteriore sviluppo dell’istituto è condizionato dalle drammatiche vicende politiche, mentre la reazione fascista è ormai alle porte. [...]

Al congresso di Roma del P.C.d’I. (marzo ’22) si ventila di dare una "sistemazione razionale alle iniziative sorte localmente" e di coordinarle sul piano nazionale con tendenze accentratrici, secondo il caratteristico disegno bordighiano. Non se ne farà nulla, ma ancora a poche settimane dalla marcia su Roma si apprende sul Comunista, (10 settembre ’22) che è stata costituita una sezione italiana del Proletkul’t, e se ne indicano anche i componenti il Comitato centrale. Ecco i nomi: A. Gramsci (a quel tempo ormai in Russia), G. Casale, M. Sarmati (Calosso), Virgilio Bellone (Milano), Giuseppe Berti (Roma), Luigi De Filippis (Roma), Gaspare De Gaetano (Roma), Teresa Falcipieri (Vicenza). Gramsci, Sarmati e Casale costituiscono il Comitato esecutivo provvisorio. In quegli stessi giorni, in un sanatorio presso Mosca, Gramsci chiudeva con queste parole una sua lettera a Trockij: "Nei grandi centri industriali il programma del Proletkul’t, che mira a risvegliare lo spirito creativo degli operai nel campo della letteratura e dell’arte, assorbe l’energia di chi ha ancora voglia e il tempo di occuparsi di questi problemi” ».

Prometeo (1924)

« Rivista di cultura sociale » a periodicità mensile, di cui uscirono a Napoli, tra il febbraio e il luglio 1924, appena 6 numeri.

Sorse per volontà di una ristretta cerchia di « studiosi » (così definiva i collaboratori una nota redazionale apparsa sul primo fascicolo) convinti di poter fare « opera di divulgazione e di pratica applicazione del metodo marxista allo studio e alla spiegazione degli infiniti aspetti e avvenimenti della vita sociale dei popoli moderni ». Sottoposti alla « sferza » della « dialettica marxista », molti giudizi correnti avrebbero dovuto rivelare la loro inadeguatezza, la loro natura di interessi camuffati, di « pregiudizi ». Per contro, l’unico « preconcetto » dei marxisti, il « metodo », avrebbe saputo aggredire il reale giungend[...]

[...]le apparsa sul primo fascicolo) convinti di poter fare « opera di divulgazione e di pratica applicazione del metodo marxista allo studio e alla spiegazione degli infiniti aspetti e avvenimenti della vita sociale dei popoli moderni ». Sottoposti alla « sferza » della « dialettica marxista », molti giudizi correnti avrebbero dovuto rivelare la loro inadeguatezza, la loro natura di interessi camuffati, di « pregiudizi ». Per contro, l’unico « preconcetto » dei marxisti, il « metodo », avrebbe saputo aggredire il reale giungendo a scoprire la « verità », approdo negato agli avversari.

La direzione di R. G ri eco

A dirigere la rivista fu praticamente Ruggero Grieco (v.) che, proprio in quei mesi, stava allontanandosi dalle posizioni di Amadeo Bordiga (v.), fino a quel momento condivise per accostarsi alla linea che il gruppo ordinovista tentava di imporre nel partito nato dalla scissione di Livorno.

In realtà, l’iniziativa di fondare una nuova rivista era stata inizialmente del lucano Michele Bianco, che nel luglio 1922 aveva aderit[...]

[...]allontanandosi dalle posizioni di Amadeo Bordiga (v.), fino a quel momento condivise per accostarsi alla linea che il gruppo ordinovista tentava di imporre nel partito nato dalla scissione di Livorno.

In realtà, l’iniziativa di fondare una nuova rivista era stata inizialmente del lucano Michele Bianco, che nel luglio 1922 aveva aderito alla frazione terzinternazionalista del P.S.I.; solo in un secondo momento Amadeo Bordiga che, uscito dal carcere nell’ottobre 1923, aveva trovato alla testa del partito un nuovo gruppo dirigente, utilizzerà « Prometeo » come tribuna e organo ufficioso della sua corrente, nell’estremo tentativo compiuto per riconquistare l’egemonia. Ciò spiega come bordighiani fossero pressoché tutti i collaboratori, da Luigi Polano a Cesare Sessa, da Ugo Girone a Luigi Salvatori.

Grieco che, per formazione, era il più vicino al dirigente napoletano, esordì sul nuovo periodico con un articolo che individuava nella mancanza di una classe dirigente (e quindi nell’assenza di un « vero » proletariato) la radice effettiva della questione meridionale, riadducendo argomentazioni di un’analisi della struttura di classe orientata a sollecitare l’alleanza della piccola borghesia « affamata » con le classi lavoratrici del Sud, socialmente arretrate e sprofondate in

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Grazie ad un complesso algoritmo ideato in anni di riflessione epistemologica, scientifica e tecnica, dal termine C.E., nel sottoinsieme prescelto del corpus autorizzato è possible visualizzare il seguente gramma di relazioni strutturali (ma in ciroscrivibili corpora storicamente determinati: non ce ne voglia l'autore dell'edizione critica del CLG di Saussure se azzardiamo per lo strumento un orizzonte ad uso semantico verso uno storicismo μετ´ἐπιστήμης...). I termini sono ordinati secondo somma della distanza con il termine prescelto e secondo peculiarità del termine, diagnosticando una basilare mappa delle associazioni di idee (associazione di ciò che l'algoritmo isola come segmenti - fissi se frequenti - di sintagmi stimabili come nomi) di una data cultura (in questa sede intesa riduttivamente come corpus di testi storicamente determinabili); nei prossimi mesi saranno sviluppati strumenti di comparazione booleana di insiemi di corpora circoscrivibili; applicazioni sul complessivo linguaggio storico naturale saranno altresì possibili.
<---comunisti <---italiana <---italiano <---Comitato centrale <---Diritto <---La vita <---Pratica <---comunista <---fascista <---Antonio Gramsci <---Assemblea repubblicana <---Bergen-Belsen <---Bibliografia <---C.C. <---C.E.D.A. <---C.M.I.R. <---C.M.N. <---C.M.R. <---C.O. <---Carlo Emanuele Croce <---Carlos Arias Navarro <---Carro di Tespi <---Centro interno <---Cesare Sessa <---Comisiones obreras <---Comunista in Italia <---D'Annunzio <---Dialettica <---E.T.A. <---F.G.C.I. <---F.T.P. <---Fisica <---Francoforte sul Meno <---G.A.P. <---G.B. <---Gaspare De Gaetano <---Giacomo Cirio <---Giovanni Casale <---Girone a Luigi Salvatori <---Giuseppe Berti <---Golfo di Gaeta <---I.C. <---Igiene <---Il Momento <---Il P <---Il P C <---Il P C F <---Juan Carlos di Borbone <---La II <---La lotta <---Le P <---Le P C <---Le P C F <---Les F <---Les F T <---Luigi De Filippis <---Luis Carrero Bianco <---Mario Stragiotti <---Meccanica <---Michele Bianco <---O.E. <---Opus Dei <---Ordine Nuovo <---P.C. <---P.C.E. <---P.C.F. <---P.S.I. <---P.S.O.E. <---Partito comunista <---Pietro Tresso <---Plebs League di Londra <---Polano a Cesare <---Resistenza in Francia <---Rivista di cultura <---Sistematica <---T.O.P. <---Togliatti-Longo-Gr <---U.G.T. <---U.R.S.S. <---Van Daan <---Virgilio Bellone <---Zino Zini <---antifasciste <---antigramsciana <---antisemitismo <---attivismo <---bordighiano <---bordighismo <---collaborazionista <---dell'Andalusia <---estremismo <---fascismo <---fasciste <---franchismo <---franchista <---franchiste <---franchisti <---futuristi <---ghiani <---gramsciana <---gramsciane <---italiane <---italiani <---marxista <---marxisti <---nazista <---nazisti <---nell'Italia <---opportunismo <---ordinovista <---ordinovisti <---patriottismo <---socialista <---socialisti <---taschismo <---taylorismo <---tecnicismo <---terzinternazionalista <---È Umberto Calosso