→ modalità contesto
modalità contenuto
INVENTARICATALOGHIMULTIMEDIALIANALITICITHESAURIMULTI
guida generale
NEW! CERCA

Modal. in atto: INTERO CORPUS (AUTORIZZATO)disattiva filtro S.M.O.G+

ALBERO INVENTARIALE


ANTEPRIMA MULTIMEDIALI

Il segmento testuale C.A. è stato estratto automaticamente da un complesso algoritmo di KosmosDOC di tipo "autogeno", ossia sulla sola analisi dei segmenti testuali tra loro.
Nell'intera base dati, stimato come nome o segmento proprio è riscontrabile in 33Entità Multimediali, di cui in selezione 11 (Corpus autorizzato per utente: Spider generico. Modalità in atto filtro S.M.O.G.: INTERO CORPUS (AUTORIZZATO)FILTRO S.M.O.G+ passivo). Di seguito saranno mostrati i brani trascritti: da ciascun brano è possibile accedere all'oggetto integrale corrispondente. (provare ricerca full-text - campo «cerca» oppure campo «trascrizione» in ricerca avanzata - per eventuali ulteriori Entità Multimediali)


da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol I (A-C), p. 134

Brano: Armir

dal freddo e dalla fame, procede verso nordovest e verso sudest, attraverso vasti boschi coperti di neve, su strade ingombrate di carriaggi, slitte, automezzi; premuti, attaccati, accerchiati, frazionati e deviati da carri armati, da elementi motorizzati, da cavalieri nemici. Sono uomini al limite di ogni umana resistenza, che una miracolosa forza sostiene e camminano, camminano come automi, in colonne che sempre più si assottigliano, avendo tre nemici mortali da combattere: il carro armato, il partigiano, il freddo. Contro i primi due i più numerosi si battono; di fronte al terzo i più deboli soccombono ».

Riguardo all’aiuto dato dalle popolazioni sovietiche ai nostri soldati, un documento ufficiale dell'Ufficio storico del Comando dice: « Le slitte sono stracariche di feriti e congelati; i quadrupedi si abbattono vinti dalla fatica. Man mano che si allontanano dalle posizioni nemiche, i soldati perdono cgni parvenza militare; molti si liberano delle bombe a mano per rendere meno faticosa la marcia. Copricapi, giubbe dati dalla popolazione ucraina sostituiscono le uniformi lacere; stivaloni di feltro prendono il posto delle scarpe a brandelli; passano così di casa in casa, di villaggio in villaggio, ove la popolazione ucraina, per particolare simpatia o per ordini ricevuti dalle autorità russe, è sollecita nell'alleviare le sofferenze e offre da mangiare, da vestire e la possibilità di riposo ».

In un rapporto del febbraio 1942 al Comando supremo dell’esercito e personalmente a Mussolini, dopo aver riassunto gli avvenimenti, il Comando dell'Vili Armata traeva le seguenti conclusioni: « L'aspra battaglia iniziata I’11 dicembre e condotta per 52 giorni senza tregua, contro soverchianti forze nemiche continuamente rinnovatesi, in un ambiente climatico partic[...]

[...]ver riassunto gli avvenimenti, il Comando dell'Vili Armata traeva le seguenti conclusioni: « L'aspra battaglia iniziata I’11 dicembre e condotta per 52 giorni senza tregua, contro soverchianti forze nemiche continuamente rinnovatesi, in un ambiente climatico particolarmente duro ha provato nel suo sanguinante crogiuolo tutte le forze fisiche, morali e tecniche della truppa e dei comandi. Nella battaglia il soldato italiano ha compiuto, con un’epica resistenza, gesta degne della sua gloriosa tradizione, ha nuovamente dimostrato le superbe qualità di combattente: tenacia, resistenza a tutte le fatiche e le avversità; sprezzo del pericolo; prontezza al sacrificio, ardimento e coraggio nei più duri momenti. Lo sfavorevole sviluppo degli avvenimenti nel campo dell'Armata va ricercato in un complesso di cause (totalmente estranee al valore del nostro soldato) essenzialmente di carattere operativologistico:

a) preesistenti alla battaglia: sproporzione tra fronte e forze; mancanza di riserve e scarsità di rincalzi; sistemazione difensiva lineare: deficienza di mezzi di trasporto, di carburante, di mano d'opera; rigida impostazione della difesa da parte del Gòmando Superiore germanico; rilevante prevalenza delle forze nemiche, specie di mezzi corazzati;

b) durante la battaglia:

persistere nel Comando Superiore germanico del concetto della difesa al Don per quanto la situazione, anche per riflesso delle sfavorevoli operazioni nei settori contermini, imponesse il ripiegamento ad ampio raggio^ ripetutamente e tempestivamente chiesto daH'Armata, su linea idonea ad economizzare forze ai fini della contromanovra, specie per le unità minacciate sul tergo. Sottovalutazione del[...]

[...]anche per riflesso delle sfavorevoli operazioni nei settori contermini, imponesse il ripiegamento ad ampio raggio^ ripetutamente e tempestivamente chiesto daH'Armata, su linea idonea ad economizzare forze ai fini della contromanovra, specie per le unità minacciate sul tergo. Sottovalutazione dello sforzo, delle possibilità e degli obiettivi nemici, che ritardò e frazionò le contromisure da parte del Co

mando germanico, così che alla massa nemica vennero opposte successivamente aliquote delle forze occorrenti. Le cause sopraindicate portarono, nonostante l'eroica resistenza delle nostre unità, alla rottura della difesa prima sul fronte del II C.A. e successivamente su quello del XXIV C.A.; all’accerchiamento successivo delle ali dell'armata; ad una grave usura delle forze attaccate sul fronte e, in particolare, sul tergo, senza una adeguata contropartita, almeno per queste ultime.

Alle predette cause fondamentali altre se ne debbono aggiungere di minor rilievo, ma che tuttavia concorsero ad aggravare le sfavorevoli condizioni nelle quali l'Armata ha dovuto operare:

a) di carattere organicoaddestrativo: deficiente armamento qualitativo e quantitativo della fanteria, specie contro carro, che ingenerò un senso di sfiducia di fronte alla potenza ed al numero dei mezzi nemici e in particolare di fronte alla invulnerabile corazza dei carri pesanti russi. Inadeguato equipaggiamento invernale specie di scarpe, di cappotti a pelliccia, inadatti per materiale e per fattura alle condizioni climatiche dell’ambiente. Deficienza di addestramento tecnico delle truppe alle forme più difficili della guerra di movimento (ripiegamento). Deficienza tecnicomorale di qualche quadro di complemento non ben compreso della dignità del grado.

Tali deficienze hanno determinato: risultati talvolta modesti negli innumerevoli episodi di valore individuale e collettivo, perché frequentemente non sorretti dalla indispensabile preparazione tecnica deM'uomo e del reparto; perdite rilevanti particolarmente per unità accerchiate,[...]

[...]zioni climatiche dell’ambiente. Deficienza di addestramento tecnico delle truppe alle forme più difficili della guerra di movimento (ripiegamento). Deficienza tecnicomorale di qualche quadro di complemento non ben compreso della dignità del grado.

Tali deficienze hanno determinato: risultati talvolta modesti negli innumerevoli episodi di valore individuale e collettivo, perché frequentemente non sorretti dalla indispensabile preparazione tecnica deM'uomo e del reparto; perdite rilevanti particolarmente per unità accerchiate, cioè laddove l’imperizia

o l'errore vengono immediatamente pagati a caro prezzo; forte numero di congelati che pesarono sull’efficienza dei reparti nelle dure vicende dei ripiegamenti nel Don.

b) di carattere tecnico:

inadeguata attrezzatura di alcuni mezzi di telecomunicazione e caratteristiche tecniche non sempre rispondenti per portata, mobilità, rusticità alle esigenze deila guerra di movimento in vasti settori operativi, e che portarono alla mancanza di ogni collegamento nelle fasi più critiche della lotta; attrezzatura dei nostri aerei non idonea al volo notturno o con nebbia, che frequentemente ne ha limitato l’azione nei giorni della battaglia.

L’epica vicenda, pur nelle sue sfortunate conseguenze, ha fatto brillare di nuova luce il valore del soldato italiano ».

A.Ba.

Bibliografia essenziale: Ministero della Difesa, Stato Maggiore, Ufficio Storico, Le operazioni del C.S.i.R. e deii’A.R.M.I.R., Roma, 1947; Fidia Gambetti, I morti e i vivi deii'Armir, Milano, 1949; Giovanni Messe, La guerra sul fronte russo, Milano, 1947; Nuto Revelli, Mai tardi, Cuneo, 1946; id. id., La guerra dei poveri, Torino, 1962; G. Sotgiu e M. Paone, La tragedia deii’Armir, Milano, 1950; Aldo Valori. La campagna di Russia, Roma, 1951.

Armistizio di Cassibile[...]

[...]l soldato italiano ».

A.Ba.

Bibliografia essenziale: Ministero della Difesa, Stato Maggiore, Ufficio Storico, Le operazioni del C.S.i.R. e deii’A.R.M.I.R., Roma, 1947; Fidia Gambetti, I morti e i vivi deii'Armir, Milano, 1949; Giovanni Messe, La guerra sul fronte russo, Milano, 1947; Nuto Revelli, Mai tardi, Cuneo, 1946; id. id., La guerra dei poveri, Torino, 1962; G. Sotgiu e M. Paone, La tragedia deii’Armir, Milano, 1950; Aldo Valori. La campagna di Russia, Roma, 1951.

Armistizio di Cassibile

Accordo firmato il 3.9.1943 per sospendere le ostilità tra l’esercito italiano e le forze militari degli Al

leati; fu reso pubblico I’8.9.1943. Alle ore 22,30 del 19.8.1943 gli Alleati comunicarono le condizioni di armistizio al generale Giuseppe Castellano (v.), che le ricevette nella veste di rappresentante personale del maresciallo Badoglio. Erano presenti alla riunione, che si svolse nella sede dell’ambasciata britannica in Lisbona, il generale americano Walter Bedell Smith, capo di stato maggiore delle forze alleate del Mediterraneo; il brigadiere generale inglese William K. Strong, capo del servizio informazioni, e George Kennan, incaricato d’affari che sostituiva l’ambasciatore americano momentaneamente assente da Lisbona.

Le condizioni furono portate a conoscenza del governo italiano. Dopo che questo le ebbe discusse e, non senza esitazioni, accettate, Castellano fu autorizzato a sottoscriverle. L’atto relativo, noto come « armistizio corto » (short military ar misti ce), fu firmato sotto una tenda a Cassibile (frazione di Siracusa), alle 17,15 del 3 settembre, dal generale Castellano e dal generale Bedell Smith, delegati rispettivamente del maresciallo Badoglio e del generale Eisenhower. Questo ultimo era presente al momento della firma. Con lui, ‘ assistevano anche i generali K. Strong e Lowell W. Rooks; il commodoro Dick Royer Milious e il capitano De Haan. Da parte italiana, il generale Castellano era accompagnato soltanto dal console Franco Montanari, che fungeva da interprete. Nel varcare l’entrata della tenda, Castellano si imbattè in due persone che ne stavano uscendo: si trattava del ministro inglese Harold Macmillan e del ministro americano Robert Murphy.

L’atto firmato diceva: « Le seguenti condizioni di armistizio sono presentate dal generale Dwight D. Eisenhower, comandante in capo delle forze alleate, il quale agisce per delega del governo degli Stati Uniti, della Gran Bretagna e nell’interesse delle Nazioni Unite, e sono accettate dal maresciallo Pietro Badoglio, capo del governo italiano:

1) cessazione immediata di ogni attività ostile da parte delle forze armate italiane;

2) l’Italia farà ogni sforzo per negare ai tedeschi tutto ciò che potrebbe essere adoperato contro le Nazioni Unite;

3) tutti i prigionieri e gli internati delle Nazioni Unite dovranno essere consegnati immediatamente al comandante in capo alleato, e nessuno di essi potrà ora, o in qualsiasi

134



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol I (A-C), p. 49

Brano: Alvaro, Corrado

lenimento di un vasto movimento partigiano permanente, che avrebbe potuto contare soltanto sulla minoranza italiana. Venne così creata una organizzazione tipo maquis, alla quale si affiancò un buon servizio di informazioni, operante particolarmente nelle valli dell’Adige e Venosta. Durante l’occupazione tedesca, squadre specializzate di sabotatori svolsero la loro attività con grande ardimento'. Il 3.5.1945 furono precisamente gli elementi di queste formazioni, in particolare la Brigata « Giovane Italia », che occuparono Bolzano. Nella liberazione della città si ebbero circa 40 morti e altrettanti feriti. I nazifascisti subirono dure perdite: 312 uomini, tra morti e feriti, e 528 prigionieri. Al momento della Liberazione, la Divisione « Alto Adige » contava

1.500 uomini, distribuiti nelle 4 brigate «Giovane Italia», «Livorno», « Bari » e « Pasubio ».

G.Ga.

Alvarez del Vayó, Julio

Pubblicista, socialista di sinistra e uomo di governo spagnolo. N. a Villaviciosa de Odón il 20.4.1885, visse in Germania, dove collaborò con Rosa Luxemburg. Successivamente fu corrispondente da Parigi, e inviato speciale in diversi paesi, per conto del giornale madrileno « E[...]

[...] Bari » e « Pasubio ».

G.Ga.

Alvarez del Vayó, Julio

Pubblicista, socialista di sinistra e uomo di governo spagnolo. N. a Villaviciosa de Odón il 20.4.1885, visse in Germania, dove collaborò con Rosa Luxemburg. Successivamente fu corrispondente da Parigi, e inviato speciale in diversi paesi, per conto del giornale madrileno « El Sol». Nel 1931, dopo il rovesciamento della monarchia, fu eletto deputato al Parlamento della giovane repubblica spagnola e divenne tra i più attivi dirigenti della sinistra socialista. Nel 1933 venne designato ambasciatore a Mosca, ma l’avvento della reazione gli impedì di raggiungere il suo posto. Nel 1934 sostenne alle Cortes la necessità di un processo di epurazione nei confronti deN’allora capo di stato maggiore generale Franco (v.), per le feroci repressioni da costui scatenate contro i minatori delle Asturie. Nel marzo 1936, dopo la vittoria elettorale del Fronte popolare in Spagna, fu inviato come ambasciatore al Messico. Ritornato in patria all'inizio della guerra civile spagnola, fu successivamente capo del commissariato supremo dell’esercito (ottobre 1936

novembre 1937), ministro degli Esteri nel primo gabinetto di Largo Caballero (ottobre 1936) e in quel

lo Negrin (1937), fino alla caduta della repubblica popolare. Rappresentante della Spagna repubblicana alla Società delle Nazioni, lasciò Madrid in aereo il 6.3.1939, alcuni giorni prima dell’entrata dei franchisti. Ministro degli Esteri del

governo spagnolo in esilio fino all’agosto 1945, nello stesso anno partecipò (con Negrin e altri) alle trattative che si conclusero con la nomina di Martinez Barrio a presidente della repubblica spagnola. Ormai in età avanzata, J.A.d.V. risiede attualmente a Parigi, vivendo modestamente della sua professione di giornalista.

Circa le responsabilità delle democrazie occidentali nella sconfitta del popolo spagnolo, J.A.d.V. ha così scritto nelle sue Memorie di mezzo secolo (1963): « Le potenze, che durante la breve storia della nostra repubblica eravamo abituati a considerare amiche, avrebbero potuto lasciare cadere la politica del non intervento quando fu chiaro che essa serviva solo per strangolarci e per facilitare la vittoria di Franco. Avrebbero potuto. E molti riconoscono oggi che avrebbero dovuto. Ma non lo fecero. Solo l'Unione Sovietica — dopo tre mesi — si rifiutò di continuare più a lungo la farsa del non intervento. Così, dalla fine dell’ottobre 1936 sino al termine del conflitto, ricevemmo aiuti dalla Russia. Non pensammo mai che avremmo potuto vincere con il solo aiuto sovietico. Non passò un giorno, fino alla fine della guerra, in cui non ci fossero motivi per sparare che le democrazie occidentali cambiassero la loro politica e ci restituissero il diritto di acquistare nei loro paesi quanto ci era indispensabile. £ sempre le nostre speranze andavano Geluse ».

Si veda la voce Spagna.

Alvaro, Corrado

Noto scrittore e giornalista italiano. N. a San Luca (Reggio Calabria) il 15.4.1895, m. a Roma l’11.6.1956. Allontanatosi ancora bambino dal paese natale, fece i primi studi presso il Collegio dei Gesuiti di Mondragone, dal quale fu espulso perché trovato in possesso di volumi proibiti (Maupassant, Carducci, D’Annunzio). Passò quindi a proseguire gli studi in Umbria, e poi di nuovo a Catanzaro. La prima profonda esperienza di vita si pro

Corrado Alvaro

dusse in lui con la chiamata alle armi nel 1914 sul fronte dell’lsonzo, dove riportò una ferita che gli inibì per alcuni anni l’uso delle braccia. Nel 1917 iniziò l’attività giornalistica nel « Resto del Carlino », diretto da M. Missiroli. Due anni dopo, per il vivo interessamento di G.A. Borgese, entrò nella redazione del « Corriere della Sera ». Nel 1921 passò al « Mondo » di Roma, dove lavorò fino al 1924, anno in cui il giornale fu soppresso per antifascismo. In seguito, contemporaneamente all’elaborazione di due dei suoi libri più felici di narrativa (Gente in Aspromonte e L'amata alla finestra), prese a collaborare attivamente a « La Stampa » di Torino. In occasione dell’attribuzione del premio (istituito dallo stesso giornale) ai volumi Gente in Aspromonte e Vent’anni, l’atteggiamento ant[...]

[...]da M. Missiroli. Due anni dopo, per il vivo interessamento di G.A. Borgese, entrò nella redazione del « Corriere della Sera ». Nel 1921 passò al « Mondo » di Roma, dove lavorò fino al 1924, anno in cui il giornale fu soppresso per antifascismo. In seguito, contemporaneamente all’elaborazione di due dei suoi libri più felici di narrativa (Gente in Aspromonte e L'amata alla finestra), prese a collaborare attivamente a « La Stampa » di Torino. In occasione dell’attribuzione del premio (istituito dallo stesso giornale) ai volumi Gente in Aspromonte e Vent’anni, l’atteggiamento antifascista dello scrittore richiamò la sospettosa attenzione del regime. Impegnato fino al 1939 in una serie di viaggi nei Balcani, nel Medio Oriente, in Russia, in Francia, in Italia, che gli frutteranno il materiale’elaborato poi in vari volumi di divagazioni e di saggi, nel 1939 C.A. ricevette il Premio dell'Accademia d’Italia per la classe di letteratura.

Dopo il 25.7.1943 fu direttore, durante ì 45 giorni del governo Badoglio, del Popolo di Roma. Dopo l'8 settembre, essendo stato spiccato contro di lui un mandato di cattura da parte delle autorità germaniche di occupazione, riparò in Abruzzo. Dopo la Liberazione diresse il Risorgimento di Napoli e riprese la collaborazione al « Corriere della Sera». Nel 1952 gli fu attribuito il Premio Strega per il libro Quasi una vita. Giornale d’uno scrittore. La morte lo colse a Roma, nella sua casa di Trinità dei Monti, a seguito di una malattia incurabile.

Oltre a quelle sopra ricordate, si devono a C.A. numerose altre opere di narrativa, saggistica, poesia, teatro e importanti traduzioni. Nella sua storia individuale, è possibile cogliere la traiettoria determinatasi tra gli ultimi sussulti dell'età giolittiana e l’avvento del fascismo in molti dei nostri intellettuali più consapevoli: quella della sfiducia in un possibile mutamento delle sorti della propria terra e della propria gente, vissuta in una dimensione strettamente privata: e qui sta la ragione prima per cui tale sfiducia sfocia, in più di un caso, in una sorta di angosciosa mancanza di prospettive sul domani immediato o sul lontano futuro; insomma, di chiusura e di sorda cont[...]

[...]ro e importanti traduzioni. Nella sua storia individuale, è possibile cogliere la traiettoria determinatasi tra gli ultimi sussulti dell'età giolittiana e l’avvento del fascismo in molti dei nostri intellettuali più consapevoli: quella della sfiducia in un possibile mutamento delle sorti della propria terra e della propria gente, vissuta in una dimensione strettamente privata: e qui sta la ragione prima per cui tale sfiducia sfocia, in più di un caso, in una sorta di angosciosa mancanza di prospettive sul domani immediato o sul lontano futuro; insomma, di chiusura e di sorda contemplazione della propria impotenza. Entro questi confini si attua l’erosione ironica dei miti dell’ottimismcf ufficiale di un Brancati e la denudazione accanita della rispettabilità borghese di un Moravia, legati forzatamente a una radice senza rimedio autobiografica.

49



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol I (A-C), p. 99

Brano: Antonicelli, Franco

esperienza della cultura tedesca che, nel 1932, gli varrà la nomina ad assistente presso l’istituto italiano di studi germanici. Tali interessi, di cui sono significativa espressione le voci redatte per l'Enciclopedia Italiana (come la voce Nazionalsocialismo, nell’edizione del 1934), furono il tramite ideale che lo condusse a maturare una profonda convinzione antifascista.

A partire dagli anni 193940, C.A. iniziò un’attività contro il fascismo, sia pure nei limiti e con le caratteristiche del settore al quale apparteneva. Sono infatti di quegli anni

i suoi primi riservati contatti clandestini con la principessa Maria José, che però non andarono al di là di alcune conversazioni di carattere storicoculturale, rifiutando il filosofo di mettersi a disposizione della principessa in funzione antifascista, considerando ormai perduta la causa della monarchia; e con l’ambasciatore tedesco a Roma von Hassel (che sarà una delle vittime della repressione hitleriana dopo l’attentato del 20.7.1944). Negli anni successivi venne più volte avvicinandosi alle posizioni del gruppo liberalsocialista capeggiato dal Calogero (v.), che sarebbe più tardi confluito nel Partito d’Azione; ma poco prima dello sbarco alleato in Sicilia si adeguò all'atteggiamento del Croce, nettamente e talvolta aspramente ostile agli « azionisti ». Nel maggio 1943, essendo già dall’anno precedente titolare della cattedra di Letteratura tedesca all’Università di Padova, s’impegnò con

il suo collega, il comunista Concetto Marchesi a fare da tramite tra gli ambienti di Corte e quelli comunisti per un accordo in vista di un colpo di stato monarchico antifascista, che

i comunisti avrebbero salutato positivamente. Nel luglio 1943 aderì al Partito liberale. Dopo l’8.9.1943 C.A. iniziò un’attività clandestina: cambiò alloggio e, nella sua abitazione romana di via del Gesù, si tennero le prime riunioni del Comitato centrale di liberazione nazionale (v.).

Dopo la Liberazione fu membro della direzione del Partito liberale, consultore nazionale, presidente del « Comitato giuliano » di Roma, commissario dell’istituto per le relazioni culturali con Testerò. Dal 1943, ordinario di Filosofia della storia e dal 1955 di Storia della filosofia moderna e contemporanea presso la Università di Roma.

Opere e bibliografia: Dallo Storicismo alla sociologia, Firenze, 1940; La lotta contro la ragione, Firénze, 194[...]

[...] culturali con Testerò. Dal 1943, ordinario di Filosofia della storia e dal 1955 di Storia della filosofia moderna e contemporanea presso la Università di Roma.

Opere e bibliografia: Dallo Storicismo alla sociologia, Firenze, 1940; La lotta contro la ragione, Firénze, 1942; Considerazioni su Hegel e Marx, Napoli, 1946; Commento a

Croce, Napoli, 1955; La restaurazione del diritto di natura, Venezia, 1959. F. Voltaggio, La vita e le opere di Carlo Antoni, in « Giornale critico di filosofià italiana » XXXIX (1960), pp. 3958 (repertorio bibliografico);

R. Franchini, Le leggi di Antigone, ne « Il Mondo », XI, 21.7.1959; F. Valentini, Carlo Antoni, in « Belfagor », 5, 1959, pp. 611613; M. Biscione, Antoni e la cultura tedesca, in « Studi germanici », 2.

Antonicelli, Franco

N. a Voghera il 15.11.1902. Figlio di un alto ufficiale, si è laureato in lettere e poi in legge all’Università di Torino. Ha insegnato per alcuni mesi, in particolare al « D’Azeglio ». Furono le amicizie con i suoi maestri liceali (Cosmo, Zini, Bulferetti), la frequentazione di quelli universitari (Egidi, Solari, Ruffirii) e di altri maestri fuori della cattedra, come Benedetto Croce e Augusto Monti; e i legami con compagni di poco maggiori o minori di età (Gobetti soprattutto e la sua cerchia, e Leone Ginzburg poi, e Mila, Pavese, Bobbio) a svegliare il suo antifascismo che, secondo la sua stessa ammissione, rimase fino alla Resistenza politicamente generico e intonato a semplici, benché decise ragioni morali. Subì un primo periodo di carcere nel 1929, insieme con quel gruppo di giovani che aveva firmato la lettera indirizzata da Umherto Cosmo a Croce, in segno di solidarietà per il suo discorso al Senato duraòte il dibattito per la ratifica dei Patti Lateranensi.

Intorno al 1932 si era occupato di lavoro editoriale, creando la « Biblioteca Europea». Un secondo periodo di carcere lo subì nel 1935, insieme col gruppo della rivista einaudiana La Cultura (cui collaborava e del cui ultimo direttivo faceva parte) e con gli organizzatori del movimento clandestino « Giustizia e libertà ». Fu condannato a 5 anni di confino, ma per l’amnistia seguita alla conquista deH'impero, trascorse al confino di Agropoli (Salerno) un periodo di alcuni mesi. Tornato a Torino, riprese l’insegnamento in un istituto rosminiano, ma ne fu di nuovo allontanato per i soliti motivi politici. Collaborò al « Dizionario delle opere e dei personaggi » deH’éditore Bompiani. Ne!

1942 diede vita [...]

[...]atori del movimento clandestino « Giustizia e libertà ». Fu condannato a 5 anni di confino, ma per l’amnistia seguita alla conquista deH'impero, trascorse al confino di Agropoli (Salerno) un periodo di alcuni mesi. Tornato a Torino, riprese l’insegnamento in un istituto rosminiano, ma ne fu di nuovo allontanato per i soliti motivi politici. Collaborò al « Dizionario delle opere e dei personaggi » deH’éditore Bompiani. Ne!

1942 diede vita alla casa editrice Francesco De Stiva (v.).

Il punto di riferimento in questa solitaria battaglia culturale è sempre Benedetto Croce. La devozione al maestro e le amicizie di famiglia con antichi esponenti liberali come Soleri, Fazio, Boeri, Villabruna e molti altri, influenzarono F.A. nell’orientamento politico, benché non^

fossero cessati, anzi si moltiplicassero i suoi rapporti con antiche e nuove figure dell’antifascismo, quasi tutte tendenti a concezioni liberalsocialiste e confluite in seguito nel Partito d’Azione. Nel 1942, insieme con un amico di famiglia, Anton Dante Coda, un tempo giovane segretario del Partito liberale italiano, si mosse per contatti politici con persone di prevalente tradizione liberale, quali Croce, Casati, Bonomi.

Nella Resistenza

Nei mesi che precedettero il 25.7.

1943 intensificò i rapporti con uomini di altri partiti e, per la prima vòlta, con socialisti e comunisti. La mattina del 26 luglio stese la prima dichiarazione dei partiti antifascisti. Fece subito parte del Comitato interpartitico, o Fronte nazionale. L’8 settembre, il 9, il 10 è impegnato nel tentativo di dirigenti e popolo di difendere Torino dai tedeschi e pubblica un manifesto di incitamento su « La Stampa ». Con alcuni amici si porta poi a Roma e partecipa all’organizzazione della Resistenza; collabora a « Risorgimento Liberale » ed è sua la prima impostazione di tendenza repubblicana. Arrestato

il 6.11.1943, a Regina Coeli ritrova vecchi amici come Leone Ginzburg e Carlo Muscetta, e si lega con altri del Partito d’Azione.

Nel febbraio 1944 è tradotto al nord, nel carcere di Castelfranco Emilia, donde uscirà il 18 aprile dello stesso anno. Rientra a Torino ed è chiamato a far parte del C.L.N. regionale piemontese, in rappresentanza — con Paolo Greco — del Partito liberale (suoi nomi di clandestinità: Ranieri, Sorel, Francesco Ansaldi). NeH’imminenza della Liberazione viene nominato presidente del C. L.N..

Ha creato due fogli clandestini: « Il Patriota » e « L’Opinione » (v.) che nasce al posto del « Risorgimento Liberale »; quest'ultimo si trasformerà in quotidiano il 28.4.1945 e prenderà il posto della soppressa « La Stampa ». Egli lo dirigerà fino alla rottura [...]

[...]nato presidente del C. L.N..

Ha creato due fogli clandestini: « Il Patriota » e « L’Opinione » (v.) che nasce al posto del « Risorgimento Liberale »; quest'ultimo si trasformerà in quotidiano il 28.4.1945 e prenderà il posto della soppressa « La Stampa ». Egli lo dirigerà fino alla rottura col Partito liberale (che avverrà un anno dopo, in seguito a divergenze su temi fondamentali, quali la questione istituzionale e il superamento della politica dei C. L.N.). La Giunta consultiva di governo da lui presieduta dopo la Liberazione, dura con una relativa autorità più a lungo a Torino che altrove.

Nel 1946, con i compagni usciti dal Partito liberale e con una frazione uscente dal Partito d'Azione — capeggiata da Parri e da La Malfa —

99



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol I (A-C), p. 196

Brano: [...]e potuto dirlo in sede di commemorazione, ma non può trattare questo argomento sul processo verbale.

Repossi: lo ho voluto appunto approfittare di prendere la parola sul processo vérbale. Già allora potevamo dirvi, ed oggi vi ripetiamo, che il proletariato non dimenticherà nemmeno le responsabilità di colorò che hanno preparato e fiancheggiato il fascismo, di chiunque ne ha favorito l'avvento al potere, di chiunque, fosse pure il chiunque invocato dalle opposizioni [commenti, rumori) .

Greco (segretario): Ma, insomma, finitela! Presidente: Onorevole Greco, non interrompa! Vada al Suo posto di deputato se vuole parlare. E Lei, onorevole Repossi, continui e concluda, ma non su questo tono, altrimenti sarò obbligato a toglierLe la parola! Repossi: Già allora noi prevedevamo che stringendo la lotta antifascista alla ricerca di un compromesso parlamentare, il quale lascia intatta la sostanza reazionaria del regime di cui soffrono e contro il quale imprecano in tutta Italia milioni di operai e di contadini, non si poteva giungere a nessun esito positivo, e si recava anzi un aiuto al fascismo. Noi non viviamo in attesa di un compromesso borghese per il quale la borghesia repubblicana invoca oggi l’intervento del re e per il quale la socialdemocrazia riformista e massimalista fa gettito della lotta di classe ed auspica un’amministrazione superiore ed estranea agli interessi di ogni parte, cioè una dittatura militare che dovrebbe impedire l’avvento inesorabile della dittatura del proletariato [commenti). Il centro della nostra azione è fuori di quest’Aula, fra le masse lavoratrici, le quali sempre più profondamente si convincono che la fine della vergognosa situazione in cui il paese si trova è temuta da voi... (rumori, proteste, interruzioni del deputato Capanni).

Presidente: Onorevole Capanni, non interrompa e si allontani da quel banco.

Repossi: ...dai vostri sostenitori filofascisti e dai vostri alleati e fiancheggiatori democratici e liberali, si avrà soltanto con il ritorno in campo e con il prevalere sopra di voi della loro forza organizzata. Noi additiamo anche da questa tribuna ai lavoratori qual è la via che essi debbono seguire. Essa è la via della resistenza e della difesa fisica contro le vostre violenze, della lotta incessante verso le conquiste sindacali, e dell'intervento organizzato contro il rincaro della vita e contro il precipitare della crisi economica. Essa è la via della costituzione dei Comitati operai e contadini. Attorno ai Comitati operai e contadini devono raccogliersi tutti coloro che vogliono lottare contro di voi con le armi adeguate; dai Comitati operai e contadini devono partire le sole parole d’ordine le quali contengono una soluzione radicale della situazione presente: via il governo degli assassini e degli affamatori del popolo! [vivi rumori, proteste). Disarmo delle camicie nere, armamento del proletariato, istituzione di un governo degli operai e dei contadini! I Comitati operai e contadini saranno la base di questo governo e della dittatura della classe lavoratrice!» (dagli Atti Parlamentari).

I dirigenti dell’Aventino accusarono il Partito comunista di aver fatto il gioco del fascismo e, con la decisione di fare rientrare

i propri deputati, di aver dato una nuova legalità al Parlamento fascista. A Montecitorio erano rimasti, senza mai uscirne, anche autorevoli personalità dell’opposizione, come Giolitti, Nitti, Gasparotto, Orlando e Sa landra.

A[...]

[...]no e della dittatura della classe lavoratrice!» (dagli Atti Parlamentari).

I dirigenti dell’Aventino accusarono il Partito comunista di aver fatto il gioco del fascismo e, con la decisione di fare rientrare

i propri deputati, di aver dato una nuova legalità al Parlamento fascista. A Montecitorio erano rimasti, senza mai uscirne, anche autorevoli personalità dell’opposizione, come Giolitti, Nitti, Gasparotto, Orlando e Sa landra.

Aversa, Carabinieri di

Quattordici carabinieri furono trucidati per rappresaglia dai tedeschi il 13.9.1943, nel comune di Casaluce (Caserta), presso Aversa. I militi erano stati catturati il giorno prima a Napoli, nella caserma della stazione NapoliPorto, in seguito a un colpo di fucile esploso contro un carro armato tedesco da un marinaio italiano che trovavasi nella caserma stessa o nelle sue immediate vicinanze. Caricati su un autocarro insieme ad alcuni civili, i carabinieri furono dapprima condotti in un campo di concentramento allestito ad Aversa; poi, durante la notte, trasferiti in località « Madonna Vincenza » di Casaluce. Qui, alle ore 15 deH’indomani, in una specie di vallone, furono fatti inginocchiare uno accanto all’altro davanti a quattro mitragliatrici, quindi trucidati. I nomi delle 14 vittime sono: brigadiere Egidio Lombardi; appuntato Emilio Ammaturo; carabinieri Ciro Albino, Antonio Carbone, Giuseppe Covino, Michele Covino, Nicola Cusatis, Domenico Dubbini, Domenico Franco, Martino Manzo, Giuseppe Pagliuca, Giuseppe Ricca, Giovanni Russo, Ermidio Scala.

Aversa, Raffaele

Medaglia d’oro al valor militare alla memoria. N. a Labico (Roma) nel 1906, ucciso alle Fosse Ardeatine (v.) il 24.3.1944. Capitano dei carabinieri, nella seconda guerra mondiale fu inviato in Africa Orientale e poi sul fronte russo. Dopo l’8.9. 1943 fu tra i militari più attivi nella Resistenza romana; insieme al capitano Carmelo Blundo e in collegamento col colonnello Cordero Lanza di Montezemolo organizzò i carabinieri in formazioni clandestine. Quantunque tali formazioni, di stretto orientamento monarchico, si limitassero a svolgere compiti quasi esclusivamente informativi, gli ufficiali che si trovavano alla loro testa erano continuamente braccati dalla polizia tedesca. Il 23.1.1943 R. A. fu arrestato insieme al colonnel

lo Frignani e al maggiore De Carolis; tradotto con i suoi compagni nella sede delle S.S. in via Tasso (v.), fu sottoposto a tortura. Due mesi dopo sarà ucciso.

Avezzana, Comes

Tenente dei carabinieri, il 14.1.1944 ricevette dal Comando della Legione di Genova lordine di portarsi con 20 militi al Forte di San Giuliano « per urgente servizio di ordine pubblico ». Ivi giunto, trovò un reparto di fascisti e alcuni ufficiali tedeschi delle S.S.. Un colonnello della milizia, qualificatosi per il console Grimaldi, gli ordinò di procedere all’immediata fucilazione di 8 patrioti, condannati a morte dal tribunale fascista come rappresaglia in seguito a un attentato contro due ufficiali tedeschi, avvenuto in città il giorno prima (v. Albaro, Rappresaglia di). Di fronte alTimposizione, C.A. oppose un coraggioso rifiuto, adducendo di non riconoscere la legittimità dell’ordine, né di chi lo impartiva e neppure del tribunale che lo aveva emesso. Tedeschi e fascisti minacciarono di farlo fucilare assieme ai patrioti, ma l’ufficiale non cedette: venne allora disarmato, percosso e rinchiuso nella casamatta del forte. Il Grimaldi fece schierare al muro gli 8 condannati a morte e ordinò personalmente il fuoco ai carabinieri, ma questi spararono in aria. Tedeschi e fascisti furono così costretti a uccidere gli ostaggi con le loro mani.

C.A. restò in carcere fino alla liberazione di Genova; si ignora la sorte toccata ai suoi 20 carabinieri.

Avezzano

Città abruzzese di circa 32.000 abitanti (provincia di L’Aquila). È il principale centro della Marsica, presso il bacino del lago Fucino, fatto prosciugare tra il 1854 e il 1875 dai Torlonia. La stessa zona intensamente coltivata, appartiene tuttora in gran parte alla famiglia dei banchieri Torlonia, noti anche come principi del Fucino.

Ivi, per usare le parole di Ignazio Silone,

« le ingiustizie più crudeli... erano così antiche da aver acquistato la stessa naturalezza della pioggia, del vento, della neve; la vita oegli uomini, delle bestie e della terra sembrava così racchiusa in un cerchio Immobile saldato dalla chiusa morsa delle montagne e dalle vicende del tempo. Saldato in un cerc[...]

[...]le parole di Ignazio Silone,

« le ingiustizie più crudeli... erano così antiche da aver acquistato la stessa naturalezza della pioggia, del vento, della neve; la vita oegli uomini, delle bestie e della terra sembrava così racchiusa in un cerchio Immobile saldato dalla chiusa morsa delle montagne e dalle vicende del tempo. Saldato in un cerchio naturale, immutabile, come in una specie di ergastolo ».

L’estrema povertà della popolazione marsicana, in massima parte ancora oggi soggetta a condizioni di vita miserabili e sottoposta al più esoso sfruttamento da parte della proprietà agraria monopolistica, sta all’origine di una particolare, tensione che, in questi luoghi, ha sempre ca



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol I (A-C), p. 50

Brano: Alvaro, Corrado

Contro la guerra e il fascismo

Come per tutti gli uomini che contano nella sua generazione, anche per Alvaro le esperienze cruciali sono state due: la guerra e il fascismo. L’uomo che dà sul primo conflitto mondiale un giudizio come questo, non mostra certo di ignorarne la portata di catastrofe tutt’altro che accidentale, quasi logico proseguimento di una condizione storicobiologica che soltanto per ipocrisia si chiama pace: « È come se il mondo dovesse seguitare a vivere per anni tra torrenti di pioggia, di grandine, di fulmini; ci riducono a puro istinto. Se l’Italia avesse dovuto riassumere in tale esperienza la sua fatica a vivere, non avrebbe potuto inventare di meglio». (Vent’anni, Milano, 1930, p. 225). Il trauma prodotto dalla guerra si dilata con l’avvento del fascismo, nei confronti del quale C.A. nutre fin dall’inizio un’avversione istintiva. « Per lui » scrive C. Salinari « il fascismo si manifestò come il trionfo di quelle forze e di quegli aspetti della vita nazionale verso cui aveva sempre avuto diffidenza: il trionfo del ricco sul povero, del potente sul debole, della rettorica sulla verità, della città sulla campagna, di un ordinamento militaresco sulla libertà individuale, della ipocrisia sulla schiettezza ». [La questione del realismo, Milano, 1960, p. 104).

Il suo moralismo « contadino », base di una sovrastruttura ideologica che per comodo di definizione diremo di tipo radicale, troverà sempre sulla strada delle proprie soluzioni la presenza di ben più tortuose indicazioni e richiami. Ma la sua fondamentale onestà non poteva che rifuggire da una concezione del mondo e da una prassi politica che erano la forma più brutale del moderno reazionarismo. Il suo atteggiamento antifascista, non certo dell'ultima ora, e che all'agonia della dittatura gli valse la persecuzione delle autorità naziste, deriva le proprie radici da una visione della realtà di tipo democraticoprogressista, mai decisamente affrancata dalle origini intellettuali piccolo borghesi dello scrittore.

M.Lu.

Amadei, Leonetto

N. a Seravezza (Lucca) il 6.8.1911; avvocato. Capitano nelle batterie contraeree e navali, I'8.9.1943 si trovava a Lero (Egeo), al comando di un Gruppo d’artiglieria, e prese parte alla difesa dell’isola combattendo contro i tedeschi. Catturato il

17.11.1943, fu deportato in campi di concentramento, in Olanda, in Polonia e in Germania. È decorato di medaglia d'argento al valor militare.

Dopo la Liberazione, membro del Partito socialista, fu eletto deputato alla Costituente e in tutte le successive legislature; dal 12.12.1963 fa parte, come sottosegretario agli Interni, dei tre successivi governi Moro.

Amadesi, Luigi

N. ad Argenta (Ferrara) l’11.1.1904.

Segretario della Federazione giovanile socialista di Ferrara dal 1920, nel 1921 aderì al Partito comunista e dal 193032 fu segretario nazionale della Federazione giovanile comunista. Dal 1928 al 1935'fece [...]

[...]la Federazione giovanile socialista di Ferrara dal 1920, nel 1921 aderì al Partito comunista e dal 193032 fu segretario nazionale della Federazione giovanile comunista. Dal 1928 al 1935'fece parte del Comitato esecutivo dell’Internazionale giovanile comunista. Rientrato in Italia dopo la Liberazione, fu direttore del quotidiano La voce di Napoli. Dal 1948 fino al 1964 fu segretario particolare di Paimiro Togliatti (del quale sta curando la pubblicazione delle opere complete) e collaboratore dell'ufficio di segreteria del P.C.I.. Ha fatto parte del Comitato centrale del Partito comunista nel 1931 e dal 1948 al 1956.

Amadp, Jorge

Scrittore brasiliano. N. a llhéus (Stato di Bahia) il 10.8.1892. Appena tredicenne, consumò il suo primo atto di ribellione fuggendo da un istituto religioso; due anni dopo, cominciò a lavorare in un giornale come commesso.

Iscrittosi alla « Alianca Nacional Libertadora », fu arrestato una prima volta nei 1936 e incarcerato, l’anno successivo, su mandato del governo di Getulio Vargas. Costretto all’esilio, si trovò a vagabondare tra Europa e America, assimilando esperienze che torneranno filtrate nei suoi libri con forte passione rievocativa. Militante comunista, soltanto ne! 1945 potè rientrare in patria, dove venne eletto deputato nelle liste del suo partito; ma nel

1948 dovette tornare in esilio. Da allora, ha vissuto per lo più in Francia e in Cecoslovacchia. Nel 1952 gli è stato conferito il premio Stalin per la pace.

Opera feconda quella di A., tutta raccolta attorno al nucleo tematico delle lotte sociali nel suo paese, viste attraverso la lente — talora semplificante, ma le più volte efficace — di un’ideologia rivoluzionaria di tipo « populistico ». Se la sua forza è nella descrizione dei moventi e degli effetti della ribellione che fermenta sotto la crosta di apparente rassegnazione della gente contadina della sua terra, il limite di quasi tutti i suoi romanzi va visto nella necessità, che in A. sembra addirittura una componente biologica, di imprimere al racconto un crisma ideologico che riaffermi, al di là di ogni motivazione e soluzione letteraria, la sua fede politica. Appunto così, spesso, al centro di una rappresentazione vigorosa, si assiste alla caduta nel puro e semplice manifesto ideologico, in maniera piuttosto teatrale ed elementare. Eppure tali ingenue e, se si vuole, arbitrarie concessioni, volte a dichiarare il proprio costante impegno di milizia rivoluzionaria, vanno considerate nel contesto, prima che letterario, politicosociale del Brasile attuale, senza scindere la « poesia » dalla « ideologia », ma inseguendone il fa

ticoso rapporto dialettico che, nel caso di A., viene a configurarsi sempre in primo piano, come uno dei datibase della sua personalità artistica. D’altronde tale dicotomia riesce a conciliarsi in un discorso poetico equilibrato e coerente almeno nel suo capolavoro, As terras do sem firn (Terra del finimondo). I suoi libri sono stati tradotti in 22 lingue.

Opere principali: O Pais do Carnaval (1931); Cacau (1933); Suor (1934); Jubiabà (1935); Mar Morto (1936); Capitàes de Areia (1937); As terras do sem firn (1942); Sào Jorge dos llhéus (1944); Seara Vermelha (1946); Vida de Luis Carlos Prestes (1949) ; I banditi del porto (1952); Il cammino della speranza (1954).

M.Lu.

Amaducci, Giovanni

N. a Cesena (Forlì) il 28.8.1904; muratore. Membro dell’organizzazione comunista clandestina, per la sua attività antifascista, nel 1942 fu condannato dal Tribunale speciale a 5 anni di reclusione. Liberato con la caduta del fascismo, dopo l’8.9.1943 prese parte attiva alla Resistenza, come partigiano combattente.

Ambrosini, Abele

Medaglia d’oro al valor militare alla memoria. N. a Cecino (Sondrio) nel 1915, fucilato dai tedeschi a Cefalonia il 21.9.1943.

Geometra, fu chiamato alle armi nel 1939 e, come tenente nel 33° Reggimento di artiglieria della Divisione « Acqui », fu inviato in Albania e in Grecia. Trovandosi a Cefalonia (v.) al momento deH’armistizio, fu catturato dai tedeschi durante un combattimento e fucilato.

La motivazione della m. d’o. dice: « Comandante di batteria someggiata, f[...]

[...]smo, dopo l’8.9.1943 prese parte attiva alla Resistenza, come partigiano combattente.

Ambrosini, Abele

Medaglia d’oro al valor militare alla memoria. N. a Cecino (Sondrio) nel 1915, fucilato dai tedeschi a Cefalonia il 21.9.1943.

Geometra, fu chiamato alle armi nel 1939 e, come tenente nel 33° Reggimento di artiglieria della Divisione « Acqui », fu inviato in Albania e in Grecia. Trovandosi a Cefalonia (v.) al momento deH’armistizio, fu catturato dai tedeschi durante un combattimento e fucilato.

La motivazione della m. d’o. dice: « Comandante di batteria someggiata, fu tra i primi decisi assertori della lotta contro i tedeschi, aprendo di sua iniziativa il fuoco contro il nemico. Durante tutta la battaglia per Cefalonia, i suoi cannoni, schierati tra le unità di fanteria, tuonarono anche sotto i furiosi bombardamenti aerei, riuscendo a ritardare l’avanzata nemica. Benché ferito, continuava a rimanere in linea con i fanti, per meglio dirigere il fuoco. Catturato mentre tentava di raggiungere la sua linea pezzi, che si difendeva ad oltranza sparando a zero, veniva fucilato sul posto, reo di aver combattuto per l’onore delle armi ».

Ambrosio, Vittorio

N. a Torino il 28.7.1879, m. ad Alassio (Savona) il 20.11.1958; ufficiale di carriera. Generale di Armata, all’inizio della seconda guerra mondiale ebbe il comando della II Armata, con la quale partecipò all’invasione della Jugoslavia (1.4.1941). Il 20.1.1942, assumendo la carica di capo di stato maggiore dell’Eserci

50



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol I (A-C), p. 98

Brano: Antisemitismo

Cattedre di razzismo

Il Gran Consiglio del fascismo prende atto con soddisiazione che il ministro della educazione nazionale ha istituito cattedre di studi sulla razza nelle principali università del Regno.

Alle camicie nere

11 Gran Consiglio del fascismo, mentre nota che il complesso dei problemi razziali ha suscitato un interesse eccezionale nel popolo italiano, annuncia ai fascisti che le direttive del partito in materia sono da considerarsi fondamentali e impegnative per tutti, e che alle direttive del Gran Consiglio devono ispirarsi le leggi che saranno sollecitamente preparate dai singoli ministri ».

Bibliografia essenziale: R. De Felice, Gli ebrei italiani sotto il fascismo, Torino, 1961; G. Valabrega, Gli ebrei in Italia durante il fascismo, Milano, 1962; E. Sereni, Vita e brani scelti, Mi[...]

[...]o

N. a Porto Maurizio (Imperia) l'11. 9.1907, m. a Genova il 4.7.1959; laureato in scienze economiche e commerciali, professionista. Entrato nel movimento antifascista negli anni dell’università, col socialista Dagnino, il liberale Manzitti, i comunisti Sabatelli e Tarello fondò la rivista Pietre. Nel 1928, durante il corso allievi ufficiali, fu degradato per motivi politici e assegnato a una compagnia di disciplina. Dopo i primi contatti con Carlo Rosselli (v.) aderì al movimento « Giustizia e Libertà », ma una « più profonda maturazione culturale e politica » — come più tardi scriverà egli stesso

— lo portò alla ricerca di contatti con le masse operaie e al Partito comunista, al quale si iscrisse nel

1935.

A Genova, negli anni della guerra di Spagna, organizzò l'emigrazione clandestina di volontari combattenti contro Franco. Arrestato nel 1937 come membro del « Fronte Unico Antifascista », di cui faceva parte col socialista R. Morandi, dopo mesi di segregazione fu assolto dal Tri bunale speciale, non essendo risultate prove a suo carico. Dopo l’8.9.

1943 F.A. fu animatore della Guerra di liberazione in Liguria e fece parte del Comando regionale ligure. Catturato a Genova dalle S.S. il 18.3

1944, dopo tre mesi di segregazione, durante i quali la polizia non riuscì a strappargli nomi o indicazioni, fu deportato nel campo di eliminazione di Mauthausen.

Rientrato in Italia il 25.6.1945, fu designato dal C.L.N. come Commissario all’Ansaldo. Fu inoltre Consigliere comunale e provinciale di

Genova, nonché membro della Commissione centrale economica del Partito comunista.

Importante il contributo che, nel corso di 15 anni, F.A. diede a un'autonoma elaborazione di politica economica da parte della classe operaia ligure e italiana. Tale impegno, che riusciva ad accomunare la linearità delle enunciazioni al più profondo rigore scientifico e a una vasta preparazione culturale, ebbe inizio nel Movimento nazionale dei Consigli di gestione (v.), nel quale — subito dopo la Liberazione — poterono manifestarsi la capacità dirigente e la funzione nazionale della classe operaia. Nel dibattito, prima sul « nuovo corso » e poi sul « piano del lavoro », negli anni difficili della ricostruzione e della ricerca delle vie di sviluppo deM’economia nazionale, F.A. si pose tra i più qualificati e appassionati sostenitori di quelle linee che, ancora oggi, sono a fondamento della più avanzata elaborazione in tema di programmazione democratica. Egli fu, tra l’altro, autore di un originale Manuale del contribuente che rimane tuttora un pregevole testo e uno strumento per la tutela dei diritti democratici del cittadino.

G.Ma.

Antonescu, Giovanni

Generale romeno e dittatore fascista. N. a Pitesti (Romania) il 2.6. 1882, giustiziato a Bucarest l’1.6.

1946. Ufficiale nelle guerre balcaniche (1913) e nella prima guerra mondiale, nell’autunno 1919 entrò a Budapest alla testa di un’unità militare, partecipando alla lotta per abbattere la rivoluzione ungherese. Capo di stato maggiore generale nel 1933 e ministro della Difesa nel

1938, le sue aperte simpatie per il nazismo e per il fascismo lo misero

Antonescu attorniato dai suoi ufficiali durante la seconda guerra mondiale

in contrasto con i dirigenti politici romeni deN’epoca.

Comandante militare della Bessarabia nel 1939, si oppose all’esecuzione sommaria (ordinata da re CaroI

II) di alcuni membri del movimento nazionalista Guardia di ferro, responsabili dell’assassinio del presidente del Consiglio Armand Calinescu; per questo, venne collocato a riposo e poi internato nel monastero di Bistrita. Ma nell’estate del 1940, nel clima della seconda guerra mondiale, fu chiamato dallo stesso re Carol a capo del governo. Egli si fece allora attribuire poteri assoluti, si fregiò del titolo di Conducator (duce), impose al sovrano l’abdicazione in favore del figlio Michele (6.9.1940) e chiamò al governo la « Guardia di ferro », diventandone il capo supremo. Una volta al potere, si appoggiò ai circoli più reazionari dei proprietari terrieri, della grande borghesia e dell’esercito. Nel novembre 1940 firmò un protocollo che legava la Romania alle potenze dell'Asse e permise alle truppe hitleriane di occupare il paese. La sua politica di asservimento allo straniero arrivò a tal punto, che la stessa Guardia di ferro organizzò contro di lui una rivolta, che venne repressa in modo spietato (gennaio 1941), impiegando l’esercito.

Nel giugno 1941 la Romania partecipò all’aggressione contro l’Unione Sovietica e G.A. assunse il comando supremo dell’esercito. Dopo la facile avanzata al seguito delle truppe tedesche, durante la quale il dittatore si fece attribuire il titolo di maresciallo, seguirono la ritirata e la catastrofe. Battuto e messo in rotta l’esercito romeno dall'Armata Rossa, Antonescu fu destituito e fatto arrestare da re Michele, che

il 23.8.1943 concluse un armistizio con l’Unione Sovietica. Dopo la capitolazione della Romania, il dittatore venne processato dal Tribunale del popolo; condannato a morte come criminale di guerra, fu giustiziato l’1.6.1946.

Antoni, Carlo

Filosofo e storico. N. a Senosecchia (Trieste) il 15.8.1896, m. a Roma il 3.8.1959. Dopo essere stato interventista, volontario nella guerra 191518, decorato di medaglia di bronzo al valor militare, all’avvento del fascismo si trovò schierato sulle posizioni filosofiche di Benedetto Croce (v.), la cui diretta influenza su di lui risulta testimoniata anche da un volumetto sull’estetica, pubblicato nel 1924. Nello stesso tempo C.A. andò approfondendo quella sua



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol I (A-C), p. 178

Brano: Austria

coerentemente l’isolamento e la liquidazione delle posizioni dei socialisti e del movimento operaio, contribuendo a inasprire anche i contrasti tra la « Vienna rossa » e le popolazioni rurali sotto l’influenza del movimento cattolico. Dopo i tumulti popolari di Vienna del 15. 7.1927, in risposta alle prime provocazioni fasciste, Seipel imboccò apertamente la via dell’autoritarismo e della riforma antidemocratica della Costituzione del 1920, teorizzando l’instaurazione di un regime corporativo, con l’appoggio del movimento paramilitare e filofascista della Heimwehr. Per giunta, nel 1931, durante le ripercussioni della grande crisi economica di quegli anni, un nuovo tentativo di realizzare l’unione economica con la Germania aveva messo in evidenza ancora una volta le fragili basi sulle quali poggiava l’indipendenza deH’Austria.

Il governo Dollfuss

L’eredità politica del Seipel doveva essere raccolta nel maggio 1932 dal cancelliere Engelbert Dollfuss (v.). Deciso a difendere l’indipendenza del paese contro il terrorismo nazista all’interno e contro le pressioni del Terzo Reich dall’esterno; ma, nello stesso tempo, volto a instaurare un regime corporativo, filofascista, cattolico e antisocialista, Dollfuss cercò la protezione dell’Italia fascista come argine alla minaccia tedesca. E, da Mussolini, fu incoraggiato alla violenta repressione del movimento operaio, culminata nelle giornate viennesi del 1215.2.1934, che videro il proletariato austriaco sollevarsi in armi contro la violenza fascista.

La definitiva messa al bando del movimento operaio (il Partito comunista era già stato interdetto nel maggio 1933) é l’entrata in vigore (1.5.1934) della nuova Costituzione corporativa, ispirata all’enciclica Quadragesimo Anno, accentuarono l’involuzione dell’Austria in senso filofascista; ma, il 25 luglio successivo, l’uccisione di Dollfuss a opera di elementi nazisti richiamò l'attenzione sulla persistente minaccia di un Anschluss imposto dal Tèrzo Reich. Le misure militari predisposte da Mussolini al Brennero bloccarono per il momento altre iniziative naziste, ma già la guerra civile aveva paralizzato le possibilità di difesa del paese, costringendo il movimento operaio austriaco nell’illegalità.

L’Anschluss ^

L’Austria era ora al centro dei rap

porti tra fascismo italiano e nazismo tedesco: quando, in seguito alla avventura etiopica, l’Italia fu spinta a ricercare l’appoggio della Germania, la contropartita dell’aiuto tedesco fu rappresentata dall’abbandono dell’A. alle mire naziste. Gli accordi austrotedeschi dell'11.7. 1936, firmati dal successore di Dollfuss, Kurt Schuschnigg, segnarono il preludio dell’Anschluss che fu realizzato il 13.3.1938, con la occupazione diretta da parte della Wehrmacht. Con questa operazione ebbe inizio la marcia della Germania fuori dai confini stabiliti a Versailles.

Annessa al Reich, l’Austria divenne la Marca orientale (Oslmark), utilizzata come base di sfruttamento economico per l’economia di guerra tedesca e com[...]

[...]rtita dell’aiuto tedesco fu rappresentata dall’abbandono dell’A. alle mire naziste. Gli accordi austrotedeschi dell'11.7. 1936, firmati dal successore di Dollfuss, Kurt Schuschnigg, segnarono il preludio dell’Anschluss che fu realizzato il 13.3.1938, con la occupazione diretta da parte della Wehrmacht. Con questa operazione ebbe inizio la marcia della Germania fuori dai confini stabiliti a Versailles.

Annessa al Reich, l’Austria divenne la Marca orientale (Oslmark), utilizzata come base di sfruttamento economico per l’economia di guerra tedesca e come trampolino di lancio per l’ulteriore penetrazione nazista nell'Europa centrale e sudorientale. I rigori della dominazione nazista raffreddarono il favore con il quale buona parte della popolazione austriaca aveva accolto l’Anschluss e alimentarono anche un tenace movimento clandestino di opposizione. L’A. pagò l’Anschluss con la depredazione del suo patrimonio economico e della sua manodopera, con la liquidazione degli ebrei, con decine di migliaia di deportati, con oltre 35.000 morti, vittime delle carceri e dei campi di concentramento.

Di fronte agli orrori del nazismo e alle esperienze della lotta clandestina, il problema della coscienza nazionale e dell’indipendenza austriache si riproponeva sulla base di una rinnovata volontà di coesione nazionale e di difesa dell’indipendenza. La restaurazione dell’indipendenza dell’Austria era stata garantita, d’altronde, anche dalle potenze della coalizione antinazista, sin dalla dichiarazione di Mosca del 30.10.1943, che sanciva la nullità dell’Anschluss e faceva appello al contributo degli stessi austriaci per la liberazione del paese. In effetti, dopo la liberazione di Vienna (avvenuta il 13.4.1945 ad opera dell’Armata Rossa) i partiti antifascisti austriaci tornarono a proclamare l’indipendenza (27.4.1945), il cui pieno riconoscimento, da parte delle potenze della coalizione antinazista, si ebbe con la firma del trattato del 15.5.1955, in virtù del quale fu posto termine all’occupazione quadripartita dell’A.. Per i rapporti con l’Italia, si veda anche la voce Alto Adige.

E. Co.

Bi[...]

[...]erazione di Vienna (avvenuta il 13.4.1945 ad opera dell’Armata Rossa) i partiti antifascisti austriaci tornarono a proclamare l’indipendenza (27.4.1945), il cui pieno riconoscimento, da parte delle potenze della coalizione antinazista, si ebbe con la firma del trattato del 15.5.1955, in virtù del quale fu posto termine all’occupazione quadripartita dell’A.. Per i rapporti con l’Italia, si veda anche la voce Alto Adige.

E. Co.

Bibliografia: C.A. Gulick, Austria from Ha

bsburg to Hitler, California Un. Press, 1948; J. Braunthal, La tragedia dell’Austria/ Firenze, 1955; E. Col lotti, La sconfitta socialista del 1934 e l’opposizione antifascista in Austria fino al 1938, Rivista Storica del Socialismo, n. 20 sett.dic. 1963; H. Steiner, Zum Tode verurteilt. Oesterreicher gegen Hitler, Wien, 1964; A. Diamanti, I cattolici austriaci e la prima repubblica (19181934), Roma, 1965.

Autarchia

Sistema economico di produzione « programmata », mirante a rendere autonomo e indipendente il paese, che il regime fascista tentò di realizzare soprattutto a fini di preparazione bellica.

La politica autarchica ebbe praticamente inizio nel 1925, con la cosiddetta Battaglia del grano (v.). Col pretesto di « svincolare il popolo italiano dalla schiavitù del pane straniero », fu incoraggiato l'aumento della produzione granaria, elevando le tariffe doganali e spingendo al massimo il protezionismo. Con lo scoppio della crisi economica mondiale del 1929, l'autarchia andò via via estendendosi: qualunque merce consumata dal paese doveva essere prodotta in Italia o sostituita con surrogati. Un decreto legge del 14.1.1929 fece obbligo alle amministrazioni pubbliche di acquistare, prescindendo dal loro costo, soltanto prodotti nazionali. Due anni dopo, con d.l. 24.9.1931 n. 1187, i dazi doganali vennero portati ad ancor più alti livelli, mentre in pubbliche riunioni già si cominciava a parlare di « autarchia », ma si trattava ancora di discussioni e progetti. Fu soltanto nel 1935 che il regime, alla vigilia dell’aggressione all’[...]

[...]oni pubbliche di acquistare, prescindendo dal loro costo, soltanto prodotti nazionali. Due anni dopo, con d.l. 24.9.1931 n. 1187, i dazi doganali vennero portati ad ancor più alti livelli, mentre in pubbliche riunioni già si cominciava a parlare di « autarchia », ma si trattava ancora di discussioni e progetti. Fu soltanto nel 1935 che il regime, alla vigilia dell’aggressione all’Etiopia, informò conseguentemente l’economia del paese a una politica bellica e perciò autarchica. In aprile il governo adottò una serie di provvedimenti tendenti ad affrettare la preparazione bellica, aumentare gli approvvigionamenti e le scorte di materie prime, sopperire a parte del fabbisogno con surrogati; il 20 maggio creò un organismo per la sovraintendenza alle valute (che sarà trasformato l’1. 1.1936 in sottosegretariato e poi in ministero), avente funzione di raccogliere e distribuire le divise in base alle necessità protettive dell’industria e del commercio nazionali; il 25 giugno ribadì con altro decreto legge tutte le misure protezioniste, fissando una lunga serie di prodotti agricoli, siderurgici, tessili, chimici, ecc. che, da quel momento, avrebbero potuto essere importati [...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol I (A-C), p. 646

Brano: [...]a in realtà Filippo Turati (v.), che ne tenne le file fino alla morte (1932).

Dall’1.5.1927 essa pubblicò il settimanale La Libertà, che si vendeva a Parigi e in altri centri dell'emigrazione italiana, ma non riuscì quasi mai a essere diffuso in Italia. Alcune centinaia di copie di ogni numero venivano spedite per posta, in buste chiuse e intestate a diverse aziende commerciali, ma la polizia fascista riusciva facilmente a individuare e a bloccare tali spedizioni alle stazioni di arrivo. Con il suo vecchio pseudonimo di Fiaba no Mauro, Claudio Treves fu con Turati un attivo collaboratore del giornale che ebbe un’impronta marcatamente revisionista e « attesista ». Gaetano Salvemini, che non mancò di muovere acerbe critiche alla politica degli esuli antifascisti, vi pubblicò una serie di articoli, ma poi ruppe ogni rapporto per passare, dopo un periodo di isolamento, nel movimento di « Giustizia e Libertà ».

Tra le attività promosse da Turati e Treves vanno ricordate: le esposizioni di stampa clandestina organizzate nel 1928 a Vienna e a Colonia; la partecipazione alle riunioni della II Internazionale; e, dopo il 1929, la pubblicazione di un bollettino quindicinale in lingua francese, nonché di una rivista dal titolo Rinascita socialista (diretta dall’ex deputato socialista Giuseppe Emanuele Modigliani).

C.A. ricevette sovvenzioni dall'organizzazione sindacale americana dei sarti da donna, diretta da Antonini (v.); dalla «Società italiana» di Winterthur (Svizzera) ; da organizzazioni operaie francesi, dalla Federazione internazionale dei trasporti, da diversi altri enti e personalità deH’antifascismo.

La Concentrazione antifascista sviluppava la propria attività quasi esclusivamente all’estero, sostenendo che in Italia « non c’era nulla da fare », nel senso che non era possibile svolgere una qualsiasi lotta. Si comprende pertanto come non incontrasse i consensi di « Giustizia e Libertà », che presupponeva « l’insurrezione liberatrice come unica via d’us[...]

[...]lla Federazione internazionale dei trasporti, da diversi altri enti e personalità deH’antifascismo.

La Concentrazione antifascista sviluppava la propria attività quasi esclusivamente all’estero, sostenendo che in Italia « non c’era nulla da fare », nel senso che non era possibile svolgere una qualsiasi lotta. Si comprende pertanto come non incontrasse i consensi di « Giustizia e Libertà », che presupponeva « l’insurrezione liberatrice come unica via d’uscita dal fascismo ». E si capisce perché venisse decisamente respinta dai comunisti. Questi ultimi infatti subordinavano ogni possibilità di collaborazione all'accettazione delle seguenti direttive di azione: 1) la lotta antifascista deve svol „> gersi in Italia; 2) il fascismo potrà essere rovesciato soltanto da un’insurrezione popolare sotto la guida del proletariato; 3) la lotta delle masse lavoratrici deve esprimersi sul terreno economicosindacale e delle ri

vendicazioni immediate (aumenti salariali, carovita, pressione fiscale, ecc.); tale lotta comporta la prosecuzione dell’organizzazione clandestina dei sindacati classisti in Italia (C.G.L.); 4) i lavoratori di tutte le correnti devono lottare uniti, realizzando organismi unitari, accordi di fronte unico su iniziative di lotte economiche e politiche; 5) sviluppo di una larga agitazione e propaganda tra le masse, contro la politica estera fascista di preparazione delle imprese aggressive e di guerra.

A.Av.

Concordato

Convenzione stipulata tra la Chiesa cattolica e uno Stato per regolare materie di interesse comune. Un accordo del genere trova la sua giustificazione storica nell'antica divergenza tra potere spirituale e potere temporale; nella necessità quindi, sempre più impellente nei tempi moderni, di stabilire i limiti di competenza fra l'operato della Chiesa e quello degli stati nazionali. Considerato sotto il profilo giuridico il concordato è un atto per mezzo del quale il Vaticano si impegna a emanare norme, a compiere certe funzioni nel territorio dello Stato, a concedere certi privilegi alle autorità civili mentre lo Stato, da parte sua, si impegna ad emanare certe norme (o a non emanarne), a compiere certi atti amministrativi (o a non compierne), a riconoscere la validità del diritto romano in certe materie.

« Un concordato non è un comune trattato internazionale: nel concordato si realizza difatti un’interferenza di sovranità in un solo territorio statale, poiché tutti gli articoli di un concordato si riferiscono ai cittadini di uno solo degli Stati contrattan[...]

[...]orme (o a non emanarne), a compiere certi atti amministrativi (o a non compierne), a riconoscere la validità del diritto romano in certe materie.

« Un concordato non è un comune trattato internazionale: nel concordato si realizza difatti un’interferenza di sovranità in un solo territorio statale, poiché tutti gli articoli di un concordato si riferiscono ai cittadini di uno solo degli Stati contrattanti. (...) La fondazione della Città del Vaticano dà un’apparenza di legittimità alla finzione giuridica che il concordato sia un comune trattato internazionale bilaterale. MaLsi stipulavano concordati anche prima che la Città del Vaticano esistesse, ciò che significa che il territorio non è essenziale per l’autorità pontificia (almeno da questo punto di vista). Un’apparenza, perché mentre il concordato limita l’autorità statale di una parte contraente, nel suo proprio territorio, e influisce e determina la sua legislazione e la sua amministrazione, nessuna limitazione è accennata per il territorio dell’altra parte; se limitazione esiste per quest’altra parte, essa si riferisce all’attività svolta nel territorio del primo Stato, sia da parte dei cittadini della Città del Vaticano sia dei cittadini dell’altro Stato che si fanno rappresentare dalla Città del[...]

[...]o da questo punto di vista). Un’apparenza, perché mentre il concordato limita l’autorità statale di una parte contraente, nel suo proprio territorio, e influisce e determina la sua legislazione e la sua amministrazione, nessuna limitazione è accennata per il territorio dell’altra parte; se limitazione esiste per quest’altra parte, essa si riferisce all’attività svolta nel territorio del primo Stato, sia da parte dei cittadini della Città del Vaticano sia dei cittadini dell’altro Stato che si fanno rappresentare dalla Città del Vaticano. Il concordato è dunque un riconoscimento esplicito di una doppio sovranità in uno stesso territorio nazionale...

I concordati intaccano in modo essenziale il carattere di autonomia della sovranità dello Stato moderno. Lo Stato ottiene una contropartita? Certamente, ma la ottiene nel suo stesso territorio per ciò che riguar

da i suoi stessi cittadini. Lo Stato ottiene (e in questo caso occorrerebbe dire meglio il governo) che la Chiesa non intralci l’esercizio del potere, ma anzi lo favorisca e

10 sostenga, così come una stampella sostiene un invalido. La Chiesa cioè s’impegna verso una determinata forma di governo (che è determinata dal l’esterno, come documenta lo stesso concordato) di promuovere quel consenso di una parte dei governati che lo Stato esplicitamente riconosce di non poter ottenere con mezzi propri: ecco in che consiste la capitolazione dello Stato perché di fatto esso accetta la tutela di una sovranità esteriore di cui praticamente riconosce la sovranità » (Antonio Gramsci). Dal canto suo, Pio XI sottolineò esplicitamente la supremazia della Chiesa rispetto allo Stato quando scrisse (30.5.1929) al Cardinale Gasparri, qualche mese dopo la conclusione dei Patti Lateranensi: « Anche nel Concordato sono in presenza, se non due Stati, certissimamente due sovranità pienamente tali, cioè pienamente perfette ciascuna nel suo ordine, ordine necessariamente determinato dal rispettivo fine, dove è appena d’uopo soggiungere che la oggettiva dignità dei fini, determina non meno oggettivamente e necessariamente la assoluta superiorità della Chiesa ».

11 regime concordatario in Italia

I rapporti tra lo Stato italiano e la Chiesa cattolica apostolica romana sono regolati sulla base dei Patti Latera[...]

[...] nel Concordato sono in presenza, se non due Stati, certissimamente due sovranità pienamente tali, cioè pienamente perfette ciascuna nel suo ordine, ordine necessariamente determinato dal rispettivo fine, dove è appena d’uopo soggiungere che la oggettiva dignità dei fini, determina non meno oggettivamente e necessariamente la assoluta superiorità della Chiesa ».

11 regime concordatario in Italia

I rapporti tra lo Stato italiano e la Chiesa cattolica apostolica romana sono regolati sulla base dei Patti Lateranensi (v.), stipulati l’11 febbraio 1929 tra il capo del governo Benito Mussolini e il cardinale Pietro Gasparri, segretario di Stato di Pio XI. I Patti Lateranensi comprendono il Trattato che pose fine alla cosiddetta « questione romana » (v.) e il Concordato. L’insieme di tali accordi va anche sotto il nome la Conciliazione e segna appunto la composizione delle controversie precedentemente esistenti tra lo Stato italiano e la Santa Sede.

II Concordato è composto di una premessa e di 45 articoli, di cui i principali riguardano: l'impegno del governo italiano a « impedire in Roma tutto ciò che possa essere in contrasto con il carattere sacro della città »; l’impegno delle due p[...]

[...]o che pose fine alla cosiddetta « questione romana » (v.) e il Concordato. L’insieme di tali accordi va anche sotto il nome la Conciliazione e segna appunto la composizione delle controversie precedentemente esistenti tra lo Stato italiano e la Santa Sede.

II Concordato è composto di una premessa e di 45 articoli, di cui i principali riguardano: l'impegno del governo italiano a « impedire in Roma tutto ciò che possa essere in contrasto con il carattere sacro della città »; l’impegno delle due parti contraenti a procedere « ad una revisione della circoscrizione delle diocesi, allo scopo di renderla possibilmente rispondente a quella delle province dello Stato »; le modalità per la scelta degli arcivescovi e dei vescovi e la formula di giuramento di fedeltà che i vescovi devono presentare nelle mani del capo dello stato, prima di prendere possesso delle rispettive diocesi; il riconoscimento da parte dell’Italia del sacramento del matrimonio, disciplinato dal diritto canonico, anche agli effetti civili; l’insegnamento della dottrina cristiana, « secondo la forma ricevuta dalla tradizione cattolica», nelle scuole elemen

646



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol IV (N-Q), p. 606

Brano: [...]doglio un rapporto del Comitato antifascista sulle persecuzioni subite dalle popolazioni slave e sulle atrocità compiute dall’ispettorato di P.S., che continuava nella sua azione repressiva. Consegnò una copia della relazione a Paolo Badoglio, figlio del maresciallo, ma anche questa volta senza esito. Nel viaggio di ritorno, in settembre, Pincherle partecipò a! convegno clandestino nazionale del P.d'A. a Firenze e da lì, avendo saputo che la sua casa a Trieste era stata occupata dai fascisti, rientrò a Roma, dove diresse L’Italia Libera clandestina durante l'intero periodo dell’occupazione nazista.

Nel dopoguerra Pincherle, pediatra di chiara fama, noto per la sua generosità, partecipò con forte impegno civile alla vita politica e amministrativa locale, prima col P.d’A., poi con « Unità Popolare » (da lui fondata a Trieste), infine nelle file del P.S.I. e del P.S.I.U.P.. Rappresentò il Partito socialista anche in Consiglio comunale, senza concedersi soste neppure quando le sue condizioni di salute cominciarono a peggiorare. Partecipò alle sedute consiliari fino a pochi giorni prima di morire, pur sapendo che la fine era ormai vicinissima.

Tra I più sensibili e profondi conoscitori dell'opera di Stendhal, su questo autore scrisse un libro pregevolissimo {In compagnia di Stendhal), curando inoltre varie traduzioni di romanzi e racconti. [...]

[...]endo che la fine era ormai vicinissima.

Tra I più sensibili e profondi conoscitori dell'opera di Stendhal, su questo autore scrisse un libro pregevolissimo {In compagnia di Stendhal), curando inoltre varie traduzioni di romanzi e racconti.

G.Fo.

Pineau, Christian

N. a ChaumontenBassigny (Haute Marne) il 14.10.1904; uomo politico francese.

Esponente socialista, già prima dello scoppio della Seconda guerra mondiale ricoprì diversi incarichi nel movimento sindacale, fra l’altro

quale segretario del Consiglio economico della C.G.T. (1938). Durante la guerra fu esponente di primo piano della Resistenza in Francia.

Nella Resistenza

Nel novembre 1940 fondò e diresse a Parigi il foglio clandestino Libération Nord che apparve ininterrottamente nel corso del l’occupazione nazista nelle regioni della Francia settentrionale sino all’agosto 1944, divenendo espressione delle correnti sindacali socialista e cristiana del movimento di liberazione. Fu membro della Sezione nord del Comitato d’azione socialista (C.A. S.), fondato nel gennaio 1941, e del Comitato di liberazione del Nord.

In qualità di rappresentante socialista, nei primi mesi del 1942 fu incaricato dal comitato, e personalmente da Léon Blum, di prendere contatti con gli inglesi e con l’organizzazione « France Libre » diretta da Charles De Gallile. La missione da lui compiuta nella primavera del 1942 a Londra e la conseguente dichiarazione fatta il 24.6.

1942 da De Gaulle, resero possibile la collaborazione tra gollisti e forze devia sinistra, sia nella lotta di liberazione che nel dopoguerra. Questa intesa rappresentò una tappa decisiva nella costituzione di un unico fronte della Resistenza tra le forze deH'interno e quelle della Francia libera, non solo contro i tedeschi ma anche [...]

[...]24.6.

1942 da De Gaulle, resero possibile la collaborazione tra gollisti e forze devia sinistra, sia nella lotta di liberazione che nel dopoguerra. Questa intesa rappresentò una tappa decisiva nella costituzione di un unico fronte della Resistenza tra le forze deH'interno e quelle della Francia libera, non solo contro i tedeschi ma anche nei confronti delle tentazioni « neopétainiste » di esponenti della destra francese a Londra e nel Nordafrica (ammiraglio Darlan), che godevano di qualche appoggio anche presso gli Alleati.

Arrestato dai tedeschi nell’autunno del 1943, fu deportato sino all’aprile 1945 a Buchenwald.

Secondo dopoguerra

Nella Francia del dopoguerra assunse ripetutamente incarichi di governo. Eletto nel 1945 deputato socialista, fu ministro per gli Approvvigionamenti nel primo governo De Gaulle (novembre 1945), poi ministro dei Trasporti, quindi delle Finanze e delI’Economia nel gabinetto Schuman (settembre 1947). In quest’ultima funzione sostenne l’adesione della Francia al Piano Marshall.

Negli anni Cinquanta ebbe altri importanti incarichi, anche in campo internazionale: ministro degli Esteri nei gabinetti MolJet (febbraio 1956maggio 1957) e Gaillard

(novembre 1957aprile 1958), firmò la concessione dell’indipendenza al Marocco e alla Tunisia, nonché i Trattati di Roma per l’istituzione della Comunità economica europea e dell’Euratom.

Nella primavera del 1956 compì un viaggio a Mosca per avviare il riavvicinamento francosovietico, che sarebbe peraltro fallito a causa dei fatti di Ungheria e dell’intransigenza con la quale Io stesso Pineau si oppose a risolvere il problema algerino nell'ambito delI’O.N.U.. Tipico esponente delle compromissioni tardocolonialiste del Partito socialista francese (S.F.I.O.), nel novembre 1956 concordò con il premier britannico Eden la prova di forza contro l’Egitto di Nasser e l’intervento militare francoinglese nel canale di Suez.

La carriera politica di Pineau ebbe termine con la IV Repubblica: l’1.6.1958 fu tra i quarantanove deputati socialisti che votarono contro la richiesta di pieni poteri avanzata dal generale De Gaulle.

Attivo pubblicista, è autore di uno tra i più interessanti libri di memorie della Resistenza, La simple vérité (Parigi, 1960), che narra i retroscena della sua missione londinese del 1942. In anni più recenti ha pubblicato 1956 Suez (Parigi, 1976), a giustificazione postuma dell’intervento francese contro l’Egitto.

P.Do.

Pini, Giorgio

N. a Bologna l’1.2.1899; giornalista. Laureato in Legge, militò nel Partito repubblicano, fu interventista e combattente nella Prima guerra mondiale. Nel 1920 passò al fascismo, fu squadrista al seguito di Leandro Arpinati, quindi (19231928) direttore del periodico L'Assalto, organo del fascio bolognese. Ne* 1928, prescelto da Benito Mussolini in polemica con Arpinati, divenne direttore del Resto del carlino e fu zelante esecutore delle direttive mussoliniane. Nel 1930 fu inviato a Genova, come direttore del Giornale di Genova e poi del Corriere mercantile. Nel 1936 fu trasferito a Venezia per dirigere il Gazzettino, ma nell’ottobre dello stesso anno fu chiamato come redattore capo del Popolo d’Italia, diretto da Vito Mussolini, fratello del dittatore.

Mantenne l'incarico fino alla caduta del fascismo e il 16.9.1943, schieratosi con la repubblica di Sa* lò, tornò a Bologna per riprendere la direzione del « Resto del carlino ». In tale veste, pur criticato



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol V (R-S), p. 381

Brano: Sarzana

Francesco Zannoni in una vasta zona nel giugno 1870 e avente al centro proprio la Lunigiana storica, con

10 scopo di abbattere la monarchia e instaurare la repubblica democratica.

Con l'imborghesimento del movimento mazziniano, giunto a compimento intorno al 1880, ebbe larga presa sullo spirito ribellistico di queste popolazioni il movimento anarchico, forte soprattutto nel Carrarese. L'episodio più significativo di questa presenza fu rappresentato dai moti del 1894, durante i quali l’intera popolazione si sollevò per bloccare l’invio di truppe governative a reprimere i fasci siciliani.

In questa situazione il movimento socialista incontrò inizialmente una certa difficoltà e risentì gli influssi della ideologia anarchica che perdurava da un cinquantennio. I primi due consiglieri comunali socialisti vennero eletti a Sarzana nel 1903; con le elezioni suppletive del 1904 si aggiunse il terzo, Ugo Biggini (padre di C.A. Biggini che sarà ministro deli’Educazione nazionale nella repubblica di Salò).

11 18.9.1904, durante lo sciopero generale per gli eccidi di Buggerru (v. Cagliari), Sarzana fu occupata dalle truppe che presidiarono il Municipio. Negli anni successivi il progresso dei socialisti fu costante: nel luglio 1906 i consiglieri eletti nelle liste socialiste furono 6 su 30; nel 1909 l'amministrazione comunale passò alle forze popolari con 24 consiglieri su 30. Questa situazione rimarrà immutata fino alla marcia su Roma e oltre. La presenza delle forze di sinistra al governo dell'amministrazione locale costituirà un elemento assai forte di continuità e Sarzana sarà una delle ultime roccheforti a cedere alla violenza fascista.

Primo dopoguerra

Come antecedente della nascita del

lo squadrismo fascista c'erano state le agitazioni per i patti agrari del 1920, che avevano assunto nel contesto lunigianese una particolare intensità anche a causa dell'atteggiamento ostruzionistico della controparte. I mezzadri nella piana fra Sarzana e Carrara avevano formato commissioni che, intervenendo al momento della falciatura del grano, erano riuscite a convincere i contadini a mietere solo la parte di propria spettanza, lasciando sui campi quella dei proprietari fino al giorno in cui questi ultimi non avessero deciso di trattare. La lotta era stata vinta e i mezzadri avevano ot

tenuto soddisfazione alle loro richieste grazie all’appoggio delle organizzazioni operaie e dellamministrazione “rossa”, il che aveva contribuito a rinsaldare i rapporti fra i vari strati della popolazione. Ciò aveva creato un clima di tensione e un pesante intervento repressivo dello Stato, tanto che sui 790 “sovversivi” detenuti nelle carceri liguri (secondo il calcolo del giornale anarchico “Il libertario”) alla data del 7.5.1921, una parte note[...]

[...]orno in cui questi ultimi non avessero deciso di trattare. La lotta era stata vinta e i mezzadri avevano ot

tenuto soddisfazione alle loro richieste grazie all’appoggio delle organizzazioni operaie e dellamministrazione “rossa”, il che aveva contribuito a rinsaldare i rapporti fra i vari strati della popolazione. Ciò aveva creato un clima di tensione e un pesante intervento repressivo dello Stato, tanto che sui 790 “sovversivi” detenuti nelle carceri liguri (secondo il calcolo del giornale anarchico “Il libertario”) alla data del 7.5.1921, una parte notevole erano appunto della Lunigiana storica. Di fronte a un ordine pubblico già così ben tutelato dalle autorità locali, non risultava tanto necessaria la funzione del fascismo come “guardia bianca” e garante delle istituzioni. Quindi la penetrazione fascista nella zona fu lenta.

Il fascio di Sarzana fu fondato nel maggio del 1921, capeggiato dall’avvocato Pier Paolo Bedini, ma quasi nulla fu la sua influenza per l’ostilità della popolazione e soprattutto per l'immediata, spontanea adesione popolare al principio dell’autodifesa. Si trattava di una logica che aveva evidenti addentellati con la tradizione popolare ottocentesca e che, nel momento del pericolo, coinvolse qui anche i socialisti in una partecipazione senza riserve nel movimento degli Arditi del popolo (v.).

Come elemento catalizzatore di questa risposta operò un’incursione squadrista guidata dal “federale” di Carrara Renato Ricci (v.) il 12.6. 1921, organizzata per saggiare il terreno e per supplire all’inattività del fascio locale. Secondo una dinamica che si ripeterà anche in seguito, la spedizione, del resto male organizzata e poco numerosa, venne rintuzzata dall'azione unanime e immediata dei contadini armati, ai quali si unì (caso più unico che raro) la forza pubblica al comando del tenente dei carabinieri Nicodemi che, forse considerando i rapporti di forza, intese impedire lo scontro.

In seguito a ciò si costituì un Comitato di difesa popolare. Questo fu annunciato da un manifesto, datato 9 luglio e affisso a Sarzana l’11, contenente vivaci elementi di polemica contro l’ideologismo che, dividendo le organizzazioni proletarie, faceva ostacolo all’unità della classe operaia (Bianchi). A Sarzana, fra gli ispiratori di questa iniziativa venivano indicati due esponenti anarchici, mentre capi militari ne erano due ex ufficiali di complemento repubblicani. Presidente del Comitato di difesa era il socialista Luigi Luciani. Un ruolo rilevan

te vi ebbe anche la Sezione comunista, poco numerosa ma combattiva, fondata nel gennaio 1921.

I fatti del luglio 1921

II 21.7.1921 la popolazione di Sarzana inflisse agli aggressori fascisti (provenienti dall'esterno) una dura lezione, passata alla storia come uno dei più cruenti episodi di quel periodo. L'antefatto immediato fu costituito da una spedizione punitiva che i fascisti di Avenza, al comando di Renato Ricci, vollero compiere il 17 luglio per vendicare l’uccisione di un loro camerata (tal[...]

[...]a Sezione comunista, poco numerosa ma combattiva, fondata nel gennaio 1921.

I fatti del luglio 1921

II 21.7.1921 la popolazione di Sarzana inflisse agli aggressori fascisti (provenienti dall'esterno) una dura lezione, passata alla storia come uno dei più cruenti episodi di quel periodo. L'antefatto immediato fu costituito da una spedizione punitiva che i fascisti di Avenza, al comando di Renato Ricci, vollero compiere il 17 luglio per vendicare l’uccisione di un loro camerata (tale Procuranti, detto “Il diavolo”), avvenuta nella frazione di Tendola. Quattro camion carichi di fascisti, dopo aver seminato il terrore in varie località intorno a Sarzana, si diressero contro la città “rossa”, ma a Ponzano Magra furono fermati dagli Arditi del popolo. Come era già avvenuto il 12 giugno, i carabinieri al comando del tenente Nicodemi intervennero per sedare lo scontro.

I fascisti si dispersero allora in piccoli gruppi per le campagne, uccisero due persone del tutto estranee al fatto ed ebbero a loro volta due morti. I carabinieri fermarono e rinchiusero nel carcere della Cittadella di Sarzana 11 fascisti, compreso il loro capo Renato Ricci.

Lo stato di tensione divenne incandescente. Il Comitato di difesa poteva contare su 150 Arditi del popolo tra Sarzana, Arcola e La Spezia, ma vennero mobilitate per l’occasione tutte le organizzazioni proletarie del circondario. A queste si aggiunsero numerosi antifascisti che, banditi da altre zone, si erano rifugiati nel Sarzanese. Infine si può dire che l’intera popolazione agricola si schierò contro i fascisti: furono istituiti posti di blocco nelle campagne e alle porte della città, come pure al suo interno.

Per contro, anche i fascisti fecero una specie di mobilitazione generale: dalla Spezia, dall’Avenza e da altre località toscane ed emiliane partirono gruppi che composero una colonna di 500600 squadristi, alla cui testa si trovavano personaggi già tristamente noti come Amerigo Dumini (v.), Dino Perrone Compagni (v.) e il capo squadrista Banchelli. Fra i due schieramenti stavano le autorità locali e le forze dell’ordine, cioè il vicecommissariato di P.S. e la tenenza dei carabinieri, la sottoprefettura locale e la prefettura di Genova.

II 20 luglio un telegramma del sindaco socialista di Sarzana, avvoca

381


successivi
Grazie ad un complesso algoritmo ideato in anni di riflessione epistemologica, scientifica e tecnica, dal termine C.A., nel sottoinsieme prescelto del corpus autorizzato è possible visualizzare il seguente gramma di relazioni strutturali (ma in ciroscrivibili corpora storicamente determinati: non ce ne voglia l'autore dell'edizione critica del CLG di Saussure se azzardiamo per lo strumento un orizzonte ad uso semantico verso uno storicismo μετ´ἐπιστήμης...). I termini sono ordinati secondo somma della distanza con il termine prescelto e secondo peculiarità del termine, diagnosticando una basilare mappa delle associazioni di idee (associazione di ciò che l'algoritmo isola come segmenti - fissi se frequenti - di sintagmi stimabili come nomi) di una data cultura (in questa sede intesa riduttivamente come corpus di testi storicamente determinabili); nei prossimi mesi saranno sviluppati strumenti di comparazione booleana di insiemi di corpora circoscrivibili; applicazioni sul complessivo linguaggio storico naturale saranno altresì possibili.
<---fascismo <---antifascista <---socialista <---italiano <---comunista <---fascista <---Bibliografia <---fascisti <---italiana <---socialisti <---Partito comunista <---Storia <---antifascisti <---C.L.N. <---Diritto <---antifascismo <---comunisti <---Comitato centrale <---F.A. <---G.A. <---La Stampa <---La lotta <---P.C.I. <---P.S. <---S.S. <---cristiana <---ideologia <---interventista <---liste <---nazismo <---nazista <---naziste <---squadrista <---A.R.M.I.R. <---Agraria <---Aldo Ghiringhelli <---Alianca Nacional Li <---Anche nel Concordato <---Anton Dante Coda <---Antonio Carbone <---Antonio Gaggini <---Antonio Gramsci <---Arditi del popolo <---Banca di Varese di Depositi <---Battaglia del grano <---Benedetto Croce <---C.G.L. <---C.G.T. <---Capitàes de Areia <---Cardinale Gasparri <---Carlo Ghiringhelli <---Carrara Renato Ricci <---Charles De Gallile <---Ciro Albino <---Cittadella di Sarzana <---Città del Vaticano <---Collegio dei Gesuiti di Mondragone <---Comando dell'Vili Armata <---Comitati operai e contadini <---Como in Varese <---Concetto Marchesi <---Considerazioni su Hegel <---Consigli di gestione <---Consiglio Armand Caline <---Corriere della Sera <---Cosmo a Croce <---D.C. <---Dick Ro <---Dinamica <---Dino Perrone Compagni <---Diritto canonico <---Diritto romano <---Don A Giussani <---Dwight D Eisenhower <---Edmondo Puecher <---El Sol <---Emilio Ammaturo <---Engelbert Dollfuss <---Ermidio Scala <---Fascismo-Inchiesta <---Fernando Gandusio <---Filosofia <---Filosofia della storia <---Fisica <---Francesco Ansaldi <---Francesco De Stiva <---Franco Montanari <---Fronte Unico Antifascista <---Gaetano Bottini <---Gente in Aspromonte <---Getulio Vargas <---Giornale di Genova <---Giovane Italia <---Giuseppe Colombo <---Giuseppe Emanuele Modigliani <---Giuseppe Ossola <---Gustavo Antognazza <---Il Mondo <---Il S <---Il S Martino <---Il pericolo <---Il punto <---Italia Libera <---L.A. <---L.N. <---La Cultura <---La Libertà <---La Pietra <---La formazione <---La guerra <---La morte <---La prima <---La vita <---Leandro Arpinati <---Legione di Genova <---Lo stato <---Logica <---Lowell W <---Lowell W Rooks <---Luis Carlos Prestes <---Ma non <---Mar Morto <---Maria José <---Michele Covino <---Napoleone Ruperto <---Napoli-Porto <---Nazioni Unite <---Onorevole Greco <---P.S.I. <---Paimiro Togliatti <---Paolo B <---Paolo Badoglio <---Piano Marshall <---Pier Paolo Bedini <---Pietro Gasparri <---Pio XI <---Popolo di Roma <---Pratica <---R.S.I. <---Regina Coeli <---Renato Ricci <---Resistenza in Francia <---Resistenza nel Varesotto <---Resto del Carlino <---Risorgimento di Napoli <---Rivista Storica del Socialismo <---Rosa Luxemburg <---S.F.I.O. <---San Luca <---Santa Sede <---Scienze <---Scienze economiche <---Società Storica Varesina <---Sociologia <---Somma Lombardo <---Stato di Pio <---Storia sociale <---Tra I <---Trattati di Roma <---Trinità dei Monti <---Ufficio Storico <---Università di Milano <---Università di Roma <---Varese di Depositi <---Vida de Luis Carlos Prestes <---Walter Bedell Smith <---William K <---William K Strong <---Zeffirino Pisoni <---Zum Tode <---antinazista <---antisocialista <---assottigliano <---attesista <---autoritarismo <---azionisti <---badogliane <---biologica <---brasiliano <---classisti <---colonialiste <---d'Azione <---dell'Accademia <---dell'Armata <---dell'Asse <---dell'Italia <---dell'Ufficio <---dell'Vili <---emiliane <---fasciste <---filofascista <---filofascisti <---franchisti <---giolittiana <---giuliano <---gollisti <---hitleriana <---hitleriane <---ideologica <---ideologico <---ideologismo <---italiane <---italiani <---liberalsocialista <---liberalsocialiste <---massimalista <---mazziniano <---moralismo <---munista <---mussoliniane <---naudiana <---nazifascismo <---nazifascisti <---nazionalista <---nazisti <---nell'Europa <---neopétainiste <---professionista <---progressista <---protezionismo <---protezioniste <---razzismo <---realismo <---reazionarismo <---revisionista <---riformista <---rosminiano <---siciliani <---socialiste <---sociologia <---squadrismo <---squadristi <---terrorismo <---trasformismo