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da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol III (H-M), p. 244

Brano: [...] prima celebrazione in Italia del Primo maggio. Ne! 1892 inviò messaggi al Congresso della socialdemocrazia austriaca a Vienna e a quello del partito operaio francese a Marsi

glia. Nel 1893 fu uno dei delegati del Partito socialista italiano al Congresso delTInternazionale di Zurigo e qui, per la prima volta, incontrò personalmente Friedrich Engels. In quello stesso periodo terminò la sua partecipazione alla vita politica attiva.

Limite di Antonio Labriola fu di non essere un marxista militante. Alle sue eccezionali doti di teorico e di educatore non si accompagnava eguale slancio per l’azione e l’uomo di studio prevaleva in lui sul politico. Lo disgustavano la disonestà, la leggerezza, la superficialità, « il politicantismo corrotto di certa piccola borghesia declassata che si abbarbicava al giovane tronco del socialismo italiano ». Usando la nota formulazione di Gramsci, si può dire che in lui, al « pessimismo dell’intelligenza » non corrispose un altrettanto forte « ottimismo della volontà ». Da qui la sua critica amara, corrosiva, perfino e[...]

[...]va in ogni caso, in quel momento, l’organizzazione più avanzata delle masse lavoratrici italiane. D’altra parte egli condusse una yigorosa lotta per difendere il socialismo scientifico dai tentativi dei revisionisti che, contestando la funzione storica del proletariato e i fini della lotta di classe, approdavano a considerare l’azione socialista come appendice della politica borghese. Ma, anziché lanciarsi nel movimento per correggerne il corso, Antonio Labriola se ne isolò; condannando l’opportunismo trasformistico dei Turati e dei Prampolini, veniva da questi respinto per le sue aspre e risentite polemiche.

« Dopo il congresso di Zurigo — scrisse

D. Riazanov — egli si ritira completamente dalla vita politica. Anche nel burrascoso 1894, quando l’Italia, in conseguenza del fallimento finanziario e delle agitazioni siciliane, attraversa una fortissima crisi politica, Labriola rimane più spettatore che partecipe attivo. Continua a lavorare ai suoi studi sulla concezione materialistica della storia, mentre di rado appare il suo nome, ora in un art[...]

[...]dicale di orientamenti ideali che il marxismo ha operato per tutta la cultura europea ».

Sue opere principali: In memoria del Manifesto dei Comunisti e La Concezione materialistica della storia (189598); Discorrendo di socialismo e di filosofia (Loescher, Roma, 1902); Scritti vari di filosofia e politica (a cura di B. Croce, Laterza, Bari, 1906); Lettere a Engels (Edizioni Rinascita, Roma, 1949).

Le « Lettere a Engels »

Nelle lettere di Antonio Labriola a Friedrich Engels si incontrano giudizi brucianti sugli esponenti del movimento operaio italiano del l'epoca: « E con mio rincrescimento devo dire che dal canto degli antilegalitari, fatta la debita parte alla loro pazzia e ingenuità, c'è più spontaneità e buona fede, mentre parecchi fra i legalitari non sono che fabbricanti di cooperative pagati dai prefetti ed impiantatori sussidiati dalle piccole banche » (21.2.1891).

« Tra le cose indecenti che le ho narrato, è stata poi indecentissima la condotta dei legalitari, ossia della frazione di socialisti che piglia questo nome. Hanno conside[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol III (H-M), p. 245

Brano: Labriola, Arturo

che hanno l'istinto dell’intrigo e dell'imbroglio, se la ridono allegramente di tutti cotesti intransigenti, astensionisti ed agitatori a vuoto, perché sanno di ottenere la responsabilità piena nello sfruttare lo Stato. Ormai è dogmatico che il movimento cosiddetto operaio puro dell'Alta Italia non serva che a preparare il trionfo dei clericomoderati » (Roma, 6.3.1892).

Bibliografia: D. Riazanov, Antonio Labriola, In Stato operaio » n. 7, settembre 1927, Parigi, Feltrinelli, 1966; L. Dal Pane, Antonio Labriola, la vita e il pensiero, Editori Riuniti, Roma, 1970; G. Berti, Materiali per il centenario di A. Labriola, « Stato operaio », ediz. di New York, novembre 1941gennaio 1943, Reprint Feltrinelli, 1966; A. Gramsci, Il materialismo storico, Einaudi, Torino, 1949; P. Togliatti, Per una giusta comprensione del pensiero di A. Labriola, « Rinascita », nn. 47, 1954; L. Cafagna, Profilo biografico e intellettuale, « Rinascita », numeri citati.

Labriola, Arturo

N. a Napoli il 21.1.1873, ivi m. il 23.6.1959.

Di famiglia artigiana, si laureò ventiduenne con una tesi sulle dottrine economiche di Qu[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol VI (T-Z e appendice), p. 181

Brano: [...]a crebbero nel tempo, soprattutto dalla svolta democratica del 1900, sotto la sua tutela, ma per quanto riguarda il profi

lo organizzativo indipendentemente da lui. Anche la fondazione deH7\vanti! (v.) nel dicembre 1896, se avvenne nella sua orbita, fu dovuta a Bissolati. Turati — anche se nella fase di fondazione del partito aveva risentito lo stimolo derivante dal successo e dal modello della socialdemocrazia centroeuropea e il consiglio di Antonio Labriola — ebbe poi il compito di conciliare di fatto quelle scuole con la cultura democratica di impronta francese, che in Italia era la più radicata nazionalmente e aveva lunghe tradizioni.

Gli studi più recenti, in cui convergono i risultati del periodo postfascista e l’esigenza di ulteriori e più problematici approfondimenti, hanno offerto oltre a varie sistemazioni dei suoi scritti (fra cui il carteggio con la Ku li sci off) e più d’una biografia, un ritratto o profilo che, nel contesto di una revisione critica delle correnti riformiste in Italia, appare attendibile pur nella sua sintesi. « Il[...]

[...]ale a dire il volano centrale della riforma politica nella società italiana del tempo.

Lungo l’età giolittiana si vide insomma come la tatticastrategia turatiana rimanesse « sotto il segno del compromesso » (sarà l’interpretazione di Pietro Nenni nella Lutte de classes en Italie, pubblicata vivo Turati e con prefazione di Turati a Parigi, per il Congresso di unità socialista del 1930). In buona sostanza rimaneva valida la critica di fondo che Antonio Labriola (nelle Lettere ad Engels) aveva rivolto ai caratteri e agli elementi costitutivi del vecchio movimento socialista italiano, che al momento della fondazione del partito non erano stati sufficientemente selezionati e riorganizzati. Per esempio, gran parte delle adesioni al P.S.I. raccolse in Sicilia al momento del Congresso di Genova si riveleranno effimere e il nuovo partito, come il movimento sindacale, si presenterà sbilanr ciato e depauperato di forza contrattuale, tanto nel Nord come nel Sud, non solo di fronte alla destra conservatrice, che dopo la reazione del ’98 costituì la preoccupazi[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol V (R-S), p. 567

Brano: [...]
Socialista Italiano, Partito

P.S.I.. Inizialmente Partito dei lavoratori italiani, ebbe origine a Genova nell'agosto del 1892 da un congresso in cui si giunse alla definitiva rottura con gli anarchici e gli operaisti. Il suo programma risentì della evoluzione teorica e pratica del gruppo raccolto a Milano intorno a Filippo Turati (v.) e Anna Kuliscioff (v.), ma risentì anche dei successi della socialdemocrazia tedesca e dell'elaborazione di Antonio Labriola (v.). Nell'organizzazione del P.S.I. confluirono nuclei soprattutto centrosettentrionali e sul momento non mancò l’apporto dei “fasci operai” di Sicilia.

Tra riformismo, anarcosindacalismo e massimalismo

Ben presto il partito si imbattè nella reazione crispina e nei rigurgiti autoritari di fine secolo, culminati nella repressione del 1898; fino ad allora, un impianto di tipo marxista convisse con la corrente ideologica positivistica di fine Ottocento; ma in seguito (il Labriola era rimasto estraneo e su posizioni critiche), specialmente dopo le elezioni del 1900 e la “svolta” giolittian[...]

[...].

In parte come riflesso della que

stione meridionale, in parte come risposta aH’egemonia dei gruppi e degli interessi riformistici, fin dal

lo sciopero generale del 1904 si affermò al margine dell'organizzazione e in contrasto col suo nucleo dirigente la corrente del sindacalismo rivoluzionario (v.), che tuttavia ben presto risultò estromessa dal corpo centrale del partito. Ma forse più che altrove (di questo avviso furono in molti, da Antonio Labriola a Rodolfo Morandi (v.) ), per più vie sul movimento e partito italiano pesò, piuttosto che quella socialista, « l’ispirazione democratica e anarchica » delle più lontane origini.

Le prime serie difficoltà di orientamento e di strategia intervennero in seguito al rapido decadere della congiuntura e apertura liberalriformista di Giovanni Giolitti (v.) e alla crisi economica del 1907, con l’affacciarsi sulla scena dei programmi e delle impostazioni nazionalistiche e con la guerra di Libia (19111912). A questo punto l’asse politico del paese si stava spostando a destra, verso sbocchi neoimperi[...]



da [I giorni della Resistenza / Noemi Vicini Marri (testo di) ; Lucio Lombardo Radice (Guida alla lettura) ; prefazione di Ferruccio Parri], p. 66Corpo dell'opera [numerazione b(non originale)] (Monografia/libro

Brano: do l’orizzonte del punto nel quale viviamo, oppure per successive restrizioni, partendo dall’immagine globale della sfera terrestre.

Nella esplorazione del tempo, si può seguire la via « discendente » o, al contrario, quella « ascendente ». Prendiamo le parole, e l’idea, dalle pagine di Antonio Labriola sull’insegnamento della storia, che ci hanno offerto la « sigla » della nostra breve guida alla lettura. Diceva Labriola:

« Chiamo ascendente quel processo di narrazione, che traendo occasione dalla descrizione geografica dello stato presente del mondo, venga a mano a mano indicando in che modo e con quale ordine i diversi paesi raggiunsero la loro presente forma sociale, per che via si stabilirono i rapporti commerciali che fanno di essi come una grande società mondiale, e con quale svolgimento la civiltà siasi andata propagando dall'uno all’altro. Con cotesta esposizione a linee ascenden[...]



da [I giorni della Resistenza / Noemi Vicini Marri (testo di) ; Lucio Lombardo Radice (Guida alla lettura) ; prefazione di Ferruccio Parri], p. 64Corpo dell'opera [numerazione b(non originale)] (Monografia/libro

Brano: [...] cose passate, che di quando in quando vengon ripetute e raccontate con qualche ordine, cosicché l'animo infantile si abitua poco per volta a concepir l'immagine di uomini vissuti ad una certa distanza di tempo, con varia successione, e con vario intreccio di operosità. L'educatore potrà prolungare in vario senso le serie di tempo, e colorirle e specificarle con la narrazione di più casi, che dentro ad esse ei faccia opportunamente muovere ».

Antonio Labriola, « Deirinsegnamento della storia », 1876

La collocazione nello spazio

«Il 1° settembre del 1939 ebbe inizio la seconda guerra mondiale. La Germania di Hitler, con il pretesto del corridoio di Danzica, invase la Polonia . . . ». Fermiamoci subito. Fermiamoci subito se stiamo parlando con dei bambini.

Con i bambini, non bisogna mai dare nulla per scontato. Una parola del tutto normale per un adulto, può essere misteriosa per un bambino; anzi, non può non essere misteriosa, se nessuno gliene ha mai spiegato il significato. Germania, Polonia. Danzica: dove? 1939: quando? Hitler: chi?

[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol VI (T-Z e appendice), p. 645

Brano: [...]orretto parlare [...] di una enfasi da tragedia classica, forte e persuasiva perché di immediata comunicabilità ».

Si veda anche la voce Monumenti alla Resistenza e, per una più ampia documentazione,

il volume di L. Gaimozzi Monumenti alla libertà (La Pietra, 1986).

Musatti, Elia

N. a Venezia il 15.4.1869, ivi m. il 3.9.1936; avvocato.

Figlio del presidente della comunità israelitica veneziana, si laureò a Roma, dove fu allievo di Antonio Labriola e aderì al P.S.I., divenendo poi uno dei più attivi esponenti di questo partito a Venezia (v.), su posizioni intransigentirivoluzionarie. Eletto deputato nel 1909, svolse una coerente attività parlamentare contro i cedimenti opportunistici del P.S.I., fino a dimettersi dal mandato nel 1911 in segno di protesta contro l’impresa libica. Continuò a sostenere una linea antimilitarista e internazionalista negli anni della Prima guerra mondiale, partecipando alla conferenza di Lugano (1914), poi all’incontro di Kienthal (1916) e difendendo (1918) gli imputati dei fatti torinesi del 1917.

Rielett[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol VI (T-Z e appendice), p. 622

Brano: [...]fusione del marxismo in Italia» (Tommaso Detti).

Questa indefessa attività lo espose a persecuzioni poliziesche: denunciato per « peculato », venne licenziato dall’Archivio notarile e, per le sue « idee e tendenze sovversive », perse anche il posto di diurnista nella locale Prefettura. Condannato dal Tribunale di Benevento, fu poi assolto in Cassazione, grazie alla difesa del noto avvocato socialista Vittorio Lollini, cui l’aveva raccomandato Antonio Labriola. Nonostante le gravi difficoltà economiche in cui venne a trovarsi (viveva con lo scarso stipendio della moglie maestra), Martignetti continuò a tradurre articoli per i periodici socialisti finché, nel quadro delle repressioni crispine del 1894, fu processato per « eccitamento alla guerra civile ».

Dopo la morte di Engels (1895) e con la diminuita attenzione dei capi socialisti alle questioni teoriche, i suoi articoli vennero pubblicati so

lo su “Il Lavoro” di Benevento, finché egli non ruppe i rapporti con i riformisti locali. Nel 1915, per portare avanti la sua battaglia ideale contro[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol VI (T-Z e appendice), p. 180

Brano: [...]le origini

ii modello dei moderni partiti di massa costituiti dalle socialdemocrazie europee, e si indirizzerà, più decisamente fino alla fine del secolo, su uno schema di tipo marxista.

Si pongono qui — nel quadro del marxismo della Seconda Internazionale (v.) — i problemi relativi al tipo di esperienza e di elaborazione teorica che fu proprio di Turati. L’approccio al marxismo di Turati non fu certamente quello “teorico” e rigoroso di un Antonio Labriola (v.), che era attento in modo preminente alla storia e al pensiero di Marx e della sua scuola, e che entrò in polemica con Turati e con la “Critica sociale” dopo aver contribuito alla definizione del programma del partito italiano, sulla base del programma di Erfurt della socialdemocrazia tedesca. Si trattò piuttosto di un “marxismo all’italiana”, nel senso che Turati ebbe presenti due problemi contigui e connessi: il confronto con una realtà sociale e politica ancora non moderna e democratica, in un paese giunto appena ai primi stadi di una più intensa industrializzazione e frenato peraltro [...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol VI (T-Z e appendice), p. 71

Brano: [...]da Gramsci, nel 1914 aderì al P.S.I.. Nel 1915 conseguì la laurea in Legge con una tesi di carattere economico e, avendo spiccati interessi letterari, pensava di iscriversi alla facoltà di Filosofia, ma all'inizio della Prima guerra mondiale venne chiamato alle armi e dovette interrompere gli studi. Intanto aveva conosciuto la filosofia di Hegel (nelle traduzioni di Benedetto Croce, di cui Togliatti subì l’influsso), le opere di Marx e quelle di Antonio Labriola. Secondo varie testimonianze (da quella del fratello Eugenio a quelle di Angelo Tasca (v.) e Battista Santhià), nel periodo che precedette la Prima guerra mondiale fu sicuramente uinterventista”. Riformato per miopia, si arruolò volontario nella Croce Rossa, poi potè passare negli alpini e si iscrisse alla Scuola allievi ufficiali di Caserta, ma non fu in grado di concludere il corso per malattia. Tornato in convalescenza a Torino alla fine del 1917, ritrovò Gramsci che, nel frattempo, era diventato segretario della Sezione socialista torinese e direttore del settimanale Grido del Popolo (v.)[...]


successivi
Grazie ad un complesso algoritmo ideato in anni di riflessione epistemologica, scientifica e tecnica, dal termine Antonio Labriola, nel sottoinsieme prescelto del corpus autorizzato è possible visualizzare il seguente gramma di relazioni strutturali (ma in ciroscrivibili corpora storicamente determinati: non ce ne voglia l'autore dell'edizione critica del CLG di Saussure se azzardiamo per lo strumento un orizzonte ad uso semantico verso uno storicismo μετ´ἐπιστήμης...). I termini sono ordinati secondo somma della distanza con il termine prescelto e secondo peculiarità del termine, diagnosticando una basilare mappa delle associazioni di idee (associazione di ciò che l'algoritmo isola come segmenti - fissi se frequenti - di sintagmi stimabili come nomi) di una data cultura (in questa sede intesa riduttivamente come corpus di testi storicamente determinabili); nei prossimi mesi saranno sviluppati strumenti di comparazione booleana di insiemi di corpora circoscrivibili; applicazioni sul complessivo linguaggio storico naturale saranno altresì possibili.
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