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da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol V (R-S), p. 530

Brano: Sindacalismo rivoluzionario

Questa intenzione si rivelò ben presto presuntuosa, in quanto sottovalutava l’influenza del riformismo tra i lavoratori. Dopo qualche mese, nel novembre 1907, all’incontro delle organizzazioni sindacaliste, sotto la spinta di uno dei nuovi e più prestigiosi leader del sindacalismo rivoluzionario, Alceste De Ambris (v.), segretario della C.d.L. di Parma, fu deciso a stragrande maggioranza e con il solo voto contrario di Edmondo Rossoni (v.) di uscire dalla C.G.L. per costituire un Comitato nazionale della resistenza, onde poter aggregare su scala nazionale tutte le vere forze rivoluzionarie. In questa stessa occasione venne deciso di fondare \’“Internazionale”, il più qualificato organo di stampa del sindacalismo rivoluzionario. Un’altra tappa storica dell’azione sindacalista fu rappresentata dallo sciopero generale proclamato a Parma (v.) nel 1908, promosso e diretto da Alceste De Ambris per rispondere[...]

[...]ssoni (v.) di uscire dalla C.G.L. per costituire un Comitato nazionale della resistenza, onde poter aggregare su scala nazionale tutte le vere forze rivoluzionarie. In questa stessa occasione venne deciso di fondare \’“Internazionale”, il più qualificato organo di stampa del sindacalismo rivoluzionario. Un’altra tappa storica dell’azione sindacalista fu rappresentata dallo sciopero generale proclamato a Parma (v.) nel 1908, promosso e diretto da Alceste De Ambris per rispondere alle serrate padronali e alla prepotenza antioperaia in generale. Lo sciopero registrò una mobilitazione risoluta e imponente, ma senza alcun costrutto politico e si concluse con una disfatta. La sconfitta alimentò dure polemiche aH'interno del movimento e le accuse più forti furono rivolte al De Ambris e a Tullio Masotti, altro dirigente sindacalista. Entrambi vennero accusati di aver tenuto una direzione inadeguata, di non aver saputo indicare sbocchi concreti alla lotta e soprattutto di aver abdicato alle loro funzioni, abbandonando a se stesse le masse nel momento cruciale [...]

[...]in occasione del Con^ gresso delle C.d.L. aderenti al Comitato nazionale dell’azione diretta riunito a Modena il 23.11.1912, i sindacalisti diedero vita all’U.S.I. rendendo definitiva la frattura con i riformisti (v. Unione sindacale italiana) .

Dal sindacalismo al fascismo

Al Consiglio generale delI'U.S.I., convocato a Parma il 1314.9.1914, questa organizzazione si spaccò in due correnti: quella interventista, di minoranza e capeggiata da Alceste De Ambris, Corridoni, Michele Bianchi (v.), Olivetti, Masotti e Cesare Rossi (v.) ; e quella maggioritaria, antimilitarista e dominata dagli anarchici, che si raccolse intorno ad Armando Borghi (v.), il quale venne eletto nuovo segretario generale delI’U.S.I.. Nel corso della guerra 191518 la componente anarchica, anche se con qualche defezione, rimase coerentemente su posizioni antimilitariste e, a essa, si affiancarono i socialisti rivoluzionari Giuseppe Di Vittorio (v.), Nicola Modugno, Antonio Negro (v.) e altri.

Nel novembre 1914 la corrente interventista fondò invece VUnione italiana del lavor[...]

[...]imase coerentemente su posizioni antimilitariste e, a essa, si affiancarono i socialisti rivoluzionari Giuseppe Di Vittorio (v.), Nicola Modugno, Antonio Negro (v.) e altri.

Nel novembre 1914 la corrente interventista fondò invece VUnione italiana del lavoro, con segretario Edmondo Rossoni. Ma la vera funzione dell’U.I.L., vicina a Mussolini che la sostenne su “// Popolo d’ItaHa”, emerse dopo la fine della guerra, quando ne divenne segretario Alceste De Ambris, sempre più strettamente legato a Mussolini. Il De Ambris non aderì personalmente ai Fasci di combattimento (data anche l’incompatibilità con la sua carica di segretario generale dell’U.I.L., organizzazione sindacale teoricamente apolitica), ma gran parte del gruppo dirigente che stava intorno a lui passò al sindacalismo nazionalista e infine al corporativismo fascista o direttamente al fascismo, condividendone la linea di fondo (Edmondo Rossoni, Tullio Masotti, Ottavio Di naie, Umberto Pasella (v.), Michele Bianchi, Oliviero Olivetti, Sergio Pannunzio, Agostino Lanzillo, Paolo Orano). Alcest[...]

[...]a sua carica di segretario generale dell’U.I.L., organizzazione sindacale teoricamente apolitica), ma gran parte del gruppo dirigente che stava intorno a lui passò al sindacalismo nazionalista e infine al corporativismo fascista o direttamente al fascismo, condividendone la linea di fondo (Edmondo Rossoni, Tullio Masotti, Ottavio Di naie, Umberto Pasella (v.), Michele Bianchi, Oliviero Olivetti, Sergio Pannunzio, Agostino Lanzillo, Paolo Orano). Alceste De Ambris, dopo una fase di collaborazione con Mussolini e Gabriele D'Annunzio, fu tra i pochi a non aderire al fascismo e a emigrare in Francia.

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da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol IV (N-Q), p. 413

Brano: [...]si registrarono la chiusura di molte fabbriche, una estesa disoccupazione, una fortissima emigrazione e difficoltà enormi per il movimento sindacale. II 1914 rappresentò un altro momento di acuta tensione: nel corso della cosiddetta « settimana rossa » risorsero le barricate nell’OItretorrente e si ebbero scontri, durante i quali un opeaio restò ucciso e una decina furono feriti. L’interventismo (v. Interventisti) di Filippo Corridorii (v.) e di Alceste De Ambris (rientrato in Italia nel

1913, perché eletto deputato dai parmigiani e accolto con trionfo), secondo il quale la guerra era « necessaria per liberare il mondo dei detriti ingombranti del sopravvissuto medioevo » e per aprire le porte a una nuova civiltà, portò a una scissione nella C.d.L. di Parma: alcuni sindacalisti, opponendosi all’entrata dell'Italia nel conflitto mondiale, fondarono con Umberto Balestrazzi e Antonio Zani ari una sezione dell’U.S.l. (Unione sindacale italiana) che era rimasta coerentemente contraria alla guerra e, per

questo, aveva radiato dalle proprie file la C.d.[...]

[...] deambrisiano, La giovane montagna, cattolico) inizieranno le pubblicazioni nuovi fogli: Il Proletario, dell’U.S.L; Videa comunista, del Partito comunista d’Italia; Gioventù sindacalista, di orientamento corridonianodannunziano; la Vita nuova, diretto dalla Curia. Nell’atmosfera di tensione creatasi tra ex neutralisti, ex interventisti ed ex contrari alla guerra venne costituito a Parma il 23.4.1919 uno dei primi fasci di combattimento d'Italia. Alceste De Ambris seguì Gabriele D’Annunzio nell’impresa

di Fiume e ispirò la Carta del Carnaro (v.), che poi difenderà fino alla fine quale esempio di statuto per la « nazione proletaria ».

Nella provincia di Parma (che soprattutto in città, ma anche nella campagna si era schierata a favore deH’interventismo), di fronte alle conseguenze della guèrra la popolarità di Alceste De Ambris progressivamente scemò, tanto che nelle elezioni del 1921 egli ottenne solo 7.368 voti contro gli 11.051 necessari per l’elezione. Fu eletto al suo posto Guido Picelli (v.), socialista e fondatore della Guardia Rossa (v.) che era sempre alla testa delle lotte e degli scontri del dopoguerra, nonché organizzatore degli Arditi del popolo (v.).

Oltre al Partito socialista, ebbe grande seguito di massa nelle competizioni elettorali il Partito popolare, che raccogliendo l'eredità dell’associazionismo cattolico sviluppatosi nella provincia già a partire dagli anni 80 dell'800, fondeva qui, come d[...]

[...] del lavoro, l'Unione sindacale italiana, il Sindacato ferrovieri, la Federazione delle leghe proletarie, la Federazione giovanile socialista e quella della gioventù rivoluzionaria, non partecipò la C.d.L. di Parma. Solo a partire dall’8.11.1920, giorno in cui si assistè al primo scambio di revolverate tra fascisti e socialisti, essa si differenziò dal fascismo e non senza contrasti interni. Sintomatica, a tale proposito, la differenziazione tra Alceste De Ambris e suo fratello Amilcare: antifascista il primo (tanto che morirà esule in Francia), il secondo tenne una posizione più

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da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol VI (T-Z e appendice), p. 241

Brano: [...]osse, organizzò e diresse le più incisive lotte sindacali, rafforzando le proprie Camere del lavoro e costituendone di nuove, dimostrando perciò la propria capacità di penetrazione, oltreché fra i contadini emiliani e i braccianti pugliesi, anche fra gli operai di Milano e Torino. Ma, dal giugno 1914, la delusione seguita alla “settimana rossa” che dimostrò l’inconsistenza delle speranze rivoluzionarie, il gruppo dirigente dell’U.S.l. si sfaldò: Alceste De Ambris cominciò a teorizzare l’opportunità di “obiettivi intermedi” (quali, ad esempio, la conquista dei Comuni) ; Pulvio Zocchi e altri dirigenti periferici tornarono al P.S.I.; gli interventisti (v.) teorizzarono, dopo lo scoppio della guerra mondiale, la possibilità di trasformare il conflitto in guerra civile e quindi in rivoluzione proletaria.

In occasione di una conferenza su “Il Proletariato e la guerra”, organizzata il 18.8.1914 nella sede dell’U.S.I. milanese, Alceste De Ambris fu il primo tra i sindacalisti rivoluzionari a dichiarare apertamente la propria adesione all’intervento dell’I[...]

[...]e l’opportunità di “obiettivi intermedi” (quali, ad esempio, la conquista dei Comuni) ; Pulvio Zocchi e altri dirigenti periferici tornarono al P.S.I.; gli interventisti (v.) teorizzarono, dopo lo scoppio della guerra mondiale, la possibilità di trasformare il conflitto in guerra civile e quindi in rivoluzione proletaria.

In occasione di una conferenza su “Il Proletariato e la guerra”, organizzata il 18.8.1914 nella sede dell’U.S.I. milanese, Alceste De Ambris fu il primo tra i sindacalisti rivoluzionari a dichiarare apertamente la propria adesione all’intervento dell’Italia nel conflitto. Corridoni gli fece immediatamente seguito e, tra polemiche e contrasti profondi, il 1314.9.1914 si riunì a Parma il Consiglio generale che si concluse con la spaccatura dell’U.S.I..

Fra gli interventisti si schierò la maggior parte del gruppo dirigente: accanto ai fratelli De Ambris e a Corridoni, furono Tullio Masotti, Michele Bianchi (v.), l’anarchica Maria Rygier Corradi e molti altri. Armando Borghi (v.) riaffermò invece le posizioni di lotta contro la gue[...]

[...]Ambris e a Corridoni, furono Tullio Masotti, Michele Bianchi (v.), l’anarchica Maria Rygier Corradi e molti altri. Armando Borghi (v.) riaffermò invece le posizioni di lotta contro la guerra. Un suo ordine del giorno raccolse le adesioni delle Camere del lavoro di Bologna, La Spezia, Piacenza, Modena, Carrara, Ferrara, Bergamo e Fano, mentre le sole organizzazioni di Parma, Milano e Castrocaro si dichiararono interventiste e votarono l’o.d.g. di Alceste De Ambris. In conclusione, quantunque il gruppo dirigente dell’U.S.I. fosse, salvo poche eccezioni, interventista, le Camere del lavoro e I lavoratori che le seguivano si schierarono in maggioranza contro la guerra.

Nuovo segretario dell’U.S.I. venne eletto Borghi e l’associazione, sorretta dalla corrente del sindacalismo “puro” di Alibrando Giovan netti nonché da quella socialista rivoluzionaria di Nicola Modugno, Antonio Negro (v.) e altri, trasferì la sede a Bologna (da qui, dopo il Congresso di Parma nel dicembre 1919,

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da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol III (H-M), p. 366

Brano: [...]. Nel 1959 furono inaugurati una grande Casa della cultura, la sede del Comitato nazionale e un moderno emporio. La Casa della cultura dispone di teatro, cinema, biblioteca, ristorante e costituisce un centro di attiva vita sociale per l’intero circondario. Lidice conta oggi lo stesso

numero di abitanti del periodo prebellico.

L.I.D.U.

Lega Italiana Diritti dell’Uomo. Associazione democratica sorta nel 1927 in Francia, per iniziativa di Alceste De Ambris (v.), Luigi Campolonghi (v.) e altri membri della Concentrazione antifascista (v.), e organizzata sulla falsariga della Ligue des droits de l’homme francese. La L.I.D.U. comprendeva esponenti socialdemocratici, socialisti, radicali, massoni, di « Giustizia e Libertà », liberali di sinistra, anarchici, ecc.. Oltre ad assicurare un’opera di costante aiuto agli emigrati politici italiani e a difendere gli antifascisti dagli arbìtri amministrativi e delle polizie locali, l’associazione mirava a organizzare in ogni centro dell’emigrazione italiana una propria sede (nucleo), dove gli antifascisti i[...]

[...]un certo numero di membri del P.C.I. entrò nell’associazione per stabilire con le altre forze antifasciste legami unitari nello sviluppo della lotta contro il fascismo. Nondimeno i comunisti avevano istituito una propria organizzazione di massa con carattere di classe e denominata Unione popolare, men

tre all’opera assistenziale e di solidarietà provvedevano attraverso il Soccorso Rosso internazionale.

Il primo presidente della L.I.D.U. fu Alceste De Ambris, con Luigi Campolonghi segretario. Alla morte di De Ambris, la presidenza passò a Campolonghi e segretario divenne Alberto Cianca (v.).

Nell’ottobre 1935, quando la maggioranza dei delegati antifascisti riuniti a Bruxelles votò a favore di un telegramma al presidente della Società delle Nazioni per chiedere un efficace programma di sanzioni contro l’aggressione mussoliniana all’Etiopia (v.), il messaggio fu firmato da G.E. Modigliani per il P.S.I., da Egidio Gennari per il P.C.I. e dal presidente della L.I.D.U. Campolonghi.

Si veda anche la voce Bruxelles, Congresso di.

Bibliografia:[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol I (A-C), p. 67

Brano: [...]mente sulla ribellione dei contadini più poveri, dei piccoli e medi produttori indipendenti rovinati e vessati dall’avanzata del capitalismo moderno.

In Italia gli anarchici rimasero nelle organizzazioni politiche operaie fino al Congresso di Genova (16.8.1892) che, dando vita al Partito Socialista Italiano, proclamò l’incompatibilità della permanenza degli anarchici nelle sue file: erano ormai trascorsi 16 anni dalla morte di Bakunin, dal

Alceste De Ambris parla a Milano, per la U.S.I., durante lo sciopero generale dell’agosto 1913

passaggio di Andrea Costa al socialismo, e Carlo Cafiero era tornato al marxismo. Col mutare delle condizioni sociali, con lo sviluppo del capitalismo e del proletariato industriale, il movimento anarchico andò rapidamente declinando, pur mantenendo alcune oasi d’influenza nelle Puglie, nella Campania, nella Lunigiana e in varie zone della Romagna.

L’anarcosindacalismo

Un ritorno di fiamma lo si ebbe con il sorgere del sindacalismo rivoluzionario (o anarcosindacalismo), espressione degli spostamenti di class[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol I (A-C), p. 68

Brano: [...]alisti e i repubblicani. A Ravenna, Ancona, Forlì, Fabriano, Jesi, Parma, i moti (passati alla storia sotto il nome di settimana rossa) assunsero carattere insurrezionale e in alcuni centri la popolazione giunse sino a proclamare la repubblica. Con il ritorno alla normalità, Errico Malatesta dovette tornare in esilio a Londra.

Nel 191415 la campagna per l’entrata dell’Italia nella prima guerra mondiale portò, tra gli altri, Filippo Corridoni, Alceste De Ambris, Michele Bianchi e Edmondo Rossoni a rompere con l’U.S.I. per passare aH’interventismo. La maggioranza degli anarcosindacalisti, capeggiata da Armando Borghi (v.), che verrà internato per tutta la durata del conflitto, resterà invece su posizioni di lotta contro la guerra. Nel 1918 l’U.S.I. accentuò le caratteristiche di associazione anarchica, espulse i sindacalisti che erano stati favorevoli alla guerra e assunse il nome di Unione Italiana del Lavoro (U.I.L.).

Il dopoguerra e il fascismo

L’U.I.L. partecipò alle lotte operaie del dopoguerra e fu favorevole alla occupazione delle fabbri[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol I (A-C), p. 337

Brano: [...] carcere. Nel 1911, per aver pubblicato un numero óeWAgitatore dedicato all’anarchico Masetti (che in quei giorni aveva sparato a un ufficiale), quindi contro la guerra di Libia, dovette riparare in Francia, dove conobbe e frequentò Amilcare Cipriani e donde potè rientrare in Italia solo nel dicembre 1912, in seguito a un’amnistia.

Poiché in quello stesso anno (1912) i sindacalisti rivoluzionari, sotto la guida del gruppo di Parma (diretto da Alceste De Ambris) avevano dato vita all’Unione sindacale italiana (U.S.I.), e gli anarchici (v.) vi avevano aderito, quando il De Ambris con i suoi passò all’interventismo, A.B. fu eletto segretario

generale deH’Unione. Con lo scoppio del conflitto accentuò la sua azione antimilitarista e, come segretario gènerale dell’U.S.I., con un manifesto invitò i lavoratori a « tenersi pronti a trasformare la odiosa guerra fra le nazioni nella liberatrice guerra civile ». Cercò inoltre di dare vita a un giornale deH’U.S.I., dal titolo Guerra di classe, ma venne ancora arrestato e internato all’Impruneta (Firenze).
[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol I (A-C), p. 654

Brano: [...]classiste. Alla base, le leghe, le cooperative e le associazioni « bianche » si erano da tempo unite alle forze « rosse » nella lotta contro il fascismo, specie nel Cremonese, nel Polesine e nel Ferrarese, dove don Giovanni Minzoni (v.) era stato assassinato dai fascisti. Quando il 9.12.1922, all’indomani della marcia su Roma, si riunì a Milano un Comitato per la « Costituente sindacale italiana » (tra gli altri, vi parteciparono Rinaldo Rigola, Alceste De Ambris, A.O. Olivetti, alcuni sindacalisti della U.I.L.ie dannunziani), come estremo tentativo di realizzare un’unità antifascista su basi sindacali, il 5° Consiglio nazionale della C.I.L. (Torino, 2223. 12.1922) ammise come possibile una « eventuale dignitosa trattativa » con le altre maggiori organizzazioni confederali. In effetti, contro le sopraffazioni fasciste, le violenze a danno dei lavoratori cattolici e la distruzione delle loro or ganizzazioni la C.I.L. fece ben poco, a parte l’invio di un memoriale di protesta, il 12.1.1923, a! presidente del Consiglio Benito Mussolini. Nel giugno 1924, [...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol II (D-G), p. 32

Brano: [...]le militare, riuscì a evitare la condanna. Richiamato nuovamente alle armi, dopo i moti di Milano del 1898 emigrò clandestinamente a Marsiglia e poi nell’America del Sud. Qui esercitò vari mestieri, studiando le condizioni di vita degli emigrati italiani di Rio de Janeiro e Sào Paulo, e in modo particolare quelle dei contadini sottoposti al duro sfruttamento dai fazendeiros, e dando vita alle prime organizzazioni sindacali di quei lavoratori.

Alceste De Ambris

Capo « sindacalista rivoluzionario »

Condannato per reato di stampa, per sfuggire all'arresto nel 1903 ritornò in Italia e nell'agosto di quell’anno venne nominato segretario della Camera del lavoro di Savona. Dalla seconda metà del 1905 diresse a Roma Gioventù Socialista, periodico della Federazione giovanile socialista, e vi impresse con Michele Bianchi (v.) e Paolo Orano un deciso orientamento sindacalista. Dopo essere stato tra i più tenaci oppositori alla corrente riformista all’interno della Confederazione generale del lavoro (v.), dal febbraio 1907 fu segretario della Camera del [...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol II (D-G), p. 33

Brano: [...] del movimento fascista, o di una ripresa rivoluzionaria, emigrò in Francia.

Esule antifascista

Dopo aver fondato a Parigi La voce del profugo, si trasferì a Tolone e aprì una piccola casa editrice (Exor/a) che tra il 1924 e il 1927 pubblicò una serie di opuscoli antifascisti. Per tale attività, il 3.9.1926 venne privato della cittadinanza italiana con altri esuli antifascisti. Il decreto che gli comunicava tale provvedimento ricordava che Alceste De Ambris era stato processato 79 volte e aveva a carico 18 condanne per diffamazione, diserzione, incitamento all’odio di classe e alla rivolta.

Durante gli anni dell’esilio e fino alla sua morte operò validamente per unire sul fronte della lotta gli esuli antifascisti. Insieme a Luigi Campolonghi (v.), dopo aver fondato e

presieduto la Lega italiana dei diritti dell’uomo (v.) fu tra i promotori del convegno di Nérac che nell’aprile 1927 diede vita alla Concentrazione antifascista (v.).

La morte lo colse improvvisamente, dopo una riunione con il socialista Fausto Nitti, l’anarchico Fantozzi, [...]

[...]a) il 4.11.1884, m. a Roma il 24.12.1951; fratello di Alceste (v.)

Nel 1900 si arruolò volontario nella Marina militare e vi prestò servizio fino al 1907. Congedato, raggiunse il fratello segretario della Camera del lavoro di Parma e nel 1908 fu tra i dirigenti del grande sciopero bracciantile del Parmense. Trasferitosi a Milano nel 1908, negli anni successivi fu alla testa delle lotte sindacali condotte nella capitale lombarda.

Comizio di Alceste De Ambris a Parma (ottobre 1913)

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successivi
Grazie ad un complesso algoritmo ideato in anni di riflessione epistemologica, scientifica e tecnica, dal termine Alceste De Ambris, nel sottoinsieme prescelto del corpus autorizzato è possible visualizzare il seguente gramma di relazioni strutturali (ma in ciroscrivibili corpora storicamente determinati: non ce ne voglia l'autore dell'edizione critica del CLG di Saussure se azzardiamo per lo strumento un orizzonte ad uso semantico verso uno storicismo μετ´ἐπιστήμης...). I termini sono ordinati secondo somma della distanza con il termine prescelto e secondo peculiarità del termine, diagnosticando una basilare mappa delle associazioni di idee (associazione di ciò che l'algoritmo isola come segmenti - fissi se frequenti - di sintagmi stimabili come nomi) di una data cultura (in questa sede intesa riduttivamente come corpus di testi storicamente determinabili); nei prossimi mesi saranno sviluppati strumenti di comparazione booleana di insiemi di corpora circoscrivibili; applicazioni sul complessivo linguaggio storico naturale saranno altresì possibili.
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