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Il segmento testuale Alberto Bergamini è stato estratto automaticamente da un complesso algoritmo di KosmosDOC di tipo "autogeno", ossia sulla sola analisi dei segmenti testuali tra loro.
Nell'intera base dati, stimato come nome o segmento proprio è riscontrabile in 10Entità Multimediali, di cui in selezione 4 (Corpus autorizzato per utente: Spider generico. Modalità in atto filtro S.M.O.G.: INTERO CORPUS (AUTORIZZATO)FILTRO S.M.O.G+ passivo). Di seguito saranno mostrati i brani trascritti: da ciascun brano è possibile accedere all'oggetto integrale corrispondente. (provare ricerca full-text - campo «cerca» oppure campo «trascrizione» in ricerca avanzata - per eventuali ulteriori Entità Multimediali)


da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol II (D-G), p. 571

Brano: [...]n una temperatura che di notte scendeva sotto zero, un piccolo nucleo di comunisti e di altri antifascisti trascorsero drammatiche settimane tra migliaia di internati fanatizzati dal fascismo. Dopo la caduta della Francia gli italiani furono rimessi tutti in libertà e gli antifascisti ripresero la lotta contro il regime.

M.Va.

Giornale d’Italia, Il

Quotidiano conservatore romano. Il primo numero uscì il 17.11.1901, sotto la direzione di Alberto Bergamini (v.) che ne rimase direttore fino al novembre 1923. Fin dall’inizio il suo orientamento fu di opposizione a Giovanni Giolitti (v.) e di fiancheggiamento alle posizioni di Sidney Sonni no che era stato il promotore della sua fondazione.

Il programma del Sonnino venne esposto, nel primo numero, da un editoriale di Bergamini intitolato Quid Agendum? e che indicava le sole riforme da luì ritenute al momento necessarie: stato giuridico degli impiegati; miglioramento delle condizioni degli insegnanti; incremento del l’istruzione; tutela del lavoro agricolo; equità tributaria; libertà d'associazi[...]

[...] così al noto propagandista fascista Virginio Gay da, con Nicola Pascazió redattore capo.

Il nostro sarà « un giornale incondizionatamente fascista » e « incondizionatamente disciplinato », promise Gayda nel suo «saluto » del 30.5.1926; e, In realtà, così rimase sino al crollo del regime.

Il 26.7.1943 un gruppo di dimostranti irruppe nella direzione romana e ne cacciò Virginio Gayda, per rimettere al suo posto il vecchio direttore liberale Alberto Bergamini.

Sotto l'occupazione tedesca

Dopo I'8 settembre, sotto l'occupazione tedesca, anche agli organi di stampa fu imposto di porsi al servizio dello straniero. Ma Alberto Bergamini, invitato dalle autorità fasciste a pubblicare il testo dell'ultimo discorso di Hitler, oppose un rifiuto.

« Potete dire — rispose fieramente II vecchio monarchico —, al Comando germanico che il senatore Bergamini non pubblica un discorso oltraggioso per l’Italia ».

Rientrato a Palazzo Sciarra, il direttore convocò i redattori e annunziò la sua decisione, aggiungendo che, di conseguenza, avrebbe dovuto lasciare la direzione del giornale.

Il 14 settembre fu reso noto che il Consiglio d'amministrazione, riunito sotto la presidenza di Giovanni Armeni se, aveva nominato redattore respons[...]

[...]l 4 giugno, giorno dell'entrata degli angloamericani a Roma. L’ultimo articolo fu scritto dal Guglielmotti il 17 maggio, poco prima di fuggire al Nord, al seguito dei nazisti in ritirata.

Dopo la Liberazione

Il 6 giugno (non avendo sospeso le pubblicazioni neppure per un giorno), con estrema disinvoltura il « Giornale d’Italia » prese il nuovo indirizzo.

In testa all’editoriale apparve un corsivo a firma di Armando Zanetti, che diceva: «Alberto Bergamini mi ha trasmesso stamane, non senza commozione, la direzione di questo giornale da lui fondato e che fu tolto al liberalismo italiano da un tipico sopruso fascista. La tradizione instaurata da Alberto Bergamini e continuata da Vittorio Vettori, alla cui memoria invio un commosso saluto, riprende dopo diciotto anni di alluvione fascista. È quella di un giornale profondamente liberale, ma non di partito, quella di un giornale che vuole rispecchiare la vita nazionale e Intemazionale in tutte le sue manifestazioni ».

Poterono uscire soltanto alcuni numeri, dopodiché vennero sospese le pubblicazioni, in attesa di una decisione del governo, come per tutti gli altri giornali che durante il ventennio avevano sostenuto il regime. Le pubblicazioni furono riprese il

9.4.1946, con la testata II nuòvo Gior[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol VI (T-Z e appendice), p. 317

Brano: [...]l 24.3. 1929, con le quali venne approvata la lista unica di 396 nuovi deputati, designati in precedenza dal Gran Consiglio del Fascismo (v. Plebiscito fascista) si svolsero quindi nel clima creato dalla firma dei Patti Lateranensi, che il 14.5.1929 vennero ratificati dalla nuova Camera con 357 voti favorevoli e due contrari. Il Senato li ratificò a sua volta il 25 maggio, con 316 voti. (Si dichiararono contrari solo 6 senatori: Luigi Albertini, Alberto Bergamini, Benedetto Croce, Emanuele Paterno, Francesco fì uffini e Tino Si ni bai di). Chiusa la questione romana con la nascita dello Stato Città del Vaticano, riconosciuto dallo Stato italiano, il 7 giugno il re e la regina fecero visita al Papa in Vaticano. Mussolini aveva ricevuto un significativo consenso al suo regime da parte della Chiesa cattolica. Di tale fatto non erano certo soddisfatti molti esponenti del Partito popolare, ormai disciolto in seguito alle Leggi eccezionali fasciste, ma lo erano quelle forze economiche e finanziarie che, anche attraverso la “conciliazione” in tal modo realiz[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol III (H-M), p. 773

Brano: [...]ava avanti parole d’ordine via via più grossolanamente fascistoidi, sia perché in esso si infittivano i pronunziamenti di personaggi del vecchio regime di assai dubbia fedeltà monarchica.

AH’approssimarsi della scadenza del referendum istituzionale del 2.6.1946 il P.D.I. confluì quindi nel Blocco nazionale della libertà, sorta di cartello elettorale nel quale, oltre al partito di Falcone Lucifero, comparivano i gruppi monarchici costituiti da Alberto Bergamini, dal generale Roberto Bencivenga e da Tullio Benedetti. Il 13.4.1946 il Blocco fu presentato pubblicamente. Sulla sponda liberale, con l’apporto dei demolaburisti, il 2.4.1946 vi era però stata la fondazione della Unione democratica nazionale, schieramento che a sua volta si apprestava ad affrontare la consultazione politica del 2 giugno per la Costituente e per il referendum, mettendo in cima alle proprie liste i nomi di B. Croce, Francesco Saverio Nitti, V. E. Orlando, I. Bonomi, richiami di grande effetto per i patiti della monarchia. Dalle elezioni politiche del 2 giugno, il Blocco riport[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol III (H-M), p. 302

Brano: [...]sione al Senato

Al Senato, ove il disegno di legge venne discusso e approvato il 20.

11.1926, non soltanto si ebbe un alto numero di voti contrari, ma alcuni senatori parlarono apertamente contro il disegno di legge.

Il senatore Leone Wollemborg si richiamò al testo dell’art. 71 dello Statuto: « Niuno può essere distratto dai suoi giudici naturali. Non potranno perciò essere creati tribunali o commissioni straordinarie ».

Il senatore Alberto Bergamini si dichiarò « non favorevole alla legge, per l’applicazione che se ne attribuisce a un Tribunale speciale, tribunale comunque contrario allo Statuto ». Egli fece inoltre osservare: « Questo tribunale deve giudicare una serie di reati politici per i quali l’imputato è sottratto ai suoi giudici naturali che diano affidamento di serena giustizia. E non vi è diritto a ricorso. Con ciò si apre la via che può condurre ad arbitrii, ingiustizie non riparabili, e si sconvolge, si ferisce la tradizione giuridica che era già gloria della nostra civiltà... ». E infine: « Rilevo che l’articolo 4, vietando[...]


Grazie ad un complesso algoritmo ideato in anni di riflessione epistemologica, scientifica e tecnica, dal termine Alberto Bergamini, nel sottoinsieme prescelto del corpus autorizzato è possible visualizzare il seguente gramma di relazioni strutturali (ma in ciroscrivibili corpora storicamente determinati: non ce ne voglia l'autore dell'edizione critica del CLG di Saussure se azzardiamo per lo strumento un orizzonte ad uso semantico verso uno storicismo μετ´ἐπιστήμης...). I termini sono ordinati secondo somma della distanza con il termine prescelto e secondo peculiarità del termine, diagnosticando una basilare mappa delle associazioni di idee (associazione di ciò che l'algoritmo isola come segmenti - fissi se frequenti - di sintagmi stimabili come nomi) di una data cultura (in questa sede intesa riduttivamente come corpus di testi storicamente determinabili); nei prossimi mesi saranno sviluppati strumenti di comparazione booleana di insiemi di corpora circoscrivibili; applicazioni sul complessivo linguaggio storico naturale saranno altresì possibili.
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