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da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol II (D-G), p. 38

Brano: Decima M.A.S.

Un'impresa della Decima: giovane partigiano impiccato nel Novarese

di aprile si arrese senza sparare un colpo.

Dopo la Liberazione il principe Borghese venne processato come criminale di guerra, ma dopo breve periodo di prigione, fu lasciato libero di riprendere il suo posto nel movimento neofascista.

G.Bo.

Le imprese della « Decima »

Il processo iniziato a Roma l’8.2. 1948 contro Junio Valerio Borghese portò a conoscenza deM’opinione pubblica nazionale alcuni dei servizi più significativi resi dalla « Decima » agli invasori tedeschi.

Nella sentenza di rinvio a giudizio le imputazioni erano, tra l’altro, di aver compiuto « continue e feroci azioni di rastrellamento di partigiani e di elementi antifascisti in genere, talvolta in stretta collaborazione con le forze armate germaniche, azioni che di solito concludevansi con la cattura, le sevizie particolarmente efferate, la deportazione e la uccisione degli arrestati, e tuttociò sempre allo scopo di contribuire a rendere tranquille le retrovie del nemico, in modo che questi più agevolmente potesse contrastare il passo agli eserciti liberatori.

Episodi di Vaimozzola con uccisione di dodici partigiani in combattimento ed esecuzione sommaria di altri otto partigiani catturati; Crocetta del Montello con uccisione di sei partigiani e sevizie efferate di altri arrestati. Uccisione in Castelletto Ticino di cinque ostaggi. Uccisione in Borgoticino di dodici ostaggi [...] ingiustificate azioni di saccheggio ed asportazione violenta ed arbitraria di averi di ogni genere, ciò che il più delle volte si risolveva in un ingiusto profitto personale di chi partecipava a queste operazioni ».

Col Borghese vennero imputati 16 dei suoi accoliti, di cui solo 5 presenti al processo, e tra questi il suo fido Ongarillo Ungarelli che si era particolarmente distinto nel seviziare le vittime.

Sull’eccidio di Borgoticino (v.) si ebbero numerosi particolari: tra l’altro fu messo in evidenza che, quando dovevano compiere azioni di rappresaglia, gli uomini della « Decima » indossavano uniformi tedesche, dal che si pu[...]

[...]che, dal che si può desumere che altre stragi genericamente attribuite ai « tedeschi » venissero in realtà perpetrate dal Borghese e dai suoi uomini su mandato germanico. Si seppe inoltre che, dopo l'uccisione dei 12 giovani eseguita per ordine diretto del generale tedesco Valdemar Krumhar, l’abitato di Borgoticino fu fatto sgomberare e gli uomini della « Decima », da vere truppe mercenarie, poterono abbandonarsi al sistematico saccheggio.

A Castelletto Ticino (v.), dove il

2.11.1944, in seguito alla cattura di un ufficiale della Decima M.A.S., per rappresaglia furono trucidati 5 giovani garibaldini, I’Ungarelli volle che questi fossero fucilati alla schiena e uno per uno, in modo che gli ultimi assistessero alla morte dei primi. L’intera popolazione presente fu obbligata a partecipare allo « spettacolo punitivo ».

Via via che un partigiano cadeva, un ufficiale gli dava il colpo di grazia. All’inizio di quel massacro le vittime gridarono tutte insieme: « Viva l'Italia, viva i partigiani! ». Quando venne la sua volta, il giovane Luigi Barbieri (che era stato catturato in una baita, dove si trovava infermo) chiese: « Spa

ratemi al cuore perché voglio essere riconosciuto dopo morto ». L’Ungarelli gli rispose scaricandogli il colpo di grazia sul viso. Poi proibì agli abitanti del paese di dar sepoltura alle salme.

Il processo di Roma confermò inoltre come gli 8 partigiani fucilati il

17.3.1944 a Vaimozzola (v.) fossero stati crudelmente seviziati dagli uomini del Borghese, degni emuli delle

S[...]

[...] fossero stati crudelmente seviziati dagli uomini del Borghese, degni emuli delle

S.S. naziste.

Mario Galeazzi, sopravvissuto alla strage (venne salvato all'ultimo momento dalle dichiarazioni dei compagni), potè testimo niare: « Fummo condotti al comando di Pontremoli e quindi interrogati uno alla volta. Venimmo fatti spogliare completamente nudi con le mani legate ed uno alla volta introdotti in una stanza ove vi erano sette uomini della Mas e due della guardia nazionale repubblicana. Costoro frustarono i nostri corpi punzecchiandoli anche con le punte dei pugnali. Ci applicarono una corda intorno alla testa e la strinsero con la lama di un pugnale. Tutte queste torture misero in opera per farci confessare nomi e dati della lotta partigiana. Successivamente il giorno 17 fummo condotti nei pressi della stazione di Vaimozzola e quindi il maggiore De Martino voleva fucilarci lungo i binari della linea ferroviaria: il capostazione però si oppose, per cui il De Martino ci fece portare su una coll inetta ».

Da notare che gli 8 parti[...]

[...]sero in opera per farci confessare nomi e dati della lotta partigiana. Successivamente il giorno 17 fummo condotti nei pressi della stazione di Vaimozzola e quindi il maggiore De Martino voleva fucilarci lungo i binari della linea ferroviaria: il capostazione però si oppose, per cui il De Martino ci fece portare su una coll inetta ».

Da notare che gli 8 partigiani fucilati non avevano nulla a che vedere con l’attacco di Vaimozzola (dov’era rimasto ucciso, qualche giorno prima, un ufficiale della Decima M.A. S.) e i fascisti lo sapevano bene, in quanto li avevano sorpresi e catturati sul Monte Barca, in una località distante parecchie giornate di marcia. Quell’uccisione rivestiva quindi carattere esclusivamente terroristico. Il 1920 marzo il Comando della Decima M.A.S. fece affiggere a La Spezia e provincia un truculento (quanto sgrammaticato) manifesto, firmato « Principe Valerio Borghese », nel quale annunciava la strage compiuta e, per colmo di impudenza, concludeva: « Noi non vogliamo lo spargimento di sangue italiano, nostra unica meta, nostro unico scopo, sono di battersi per l’onore e per la vittoria! ».

Sulla nobile morte di quei partigiani e del giovane che li guidava, (Ubaldo Cheirasco, studente del 3° anno di Chimica all’Università di Pisa), di fronte alla ottusa ferocia dei capi e dei gregari della Decima M. A.S., esiste la testimonianza commossa del sacerdote don Marco Mori di Pontremoli (« Cronache militari della Resistenza in Liguria », pag. 280).

Durante il processo di Roma furono rivelati i particolari delle torture inflitte dalla Decima M.A.S. ai prigionieri.

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da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol I (A-C), p. 269

Brano: Belgio

Combattenti della Resistenza belga scortano un collaborazionista nei giorni della Liberazione

rono da enti assistenziali per meglio contribuire alla salvezza dei * réfractaires ».

Più tardi ebbe inizio la resistenza armata, che si strutturò in due grandi organizzazioni (Armée secrète e Front de l’indépendance) e in altri minori. L’« Armée secrète » (A.S.), derivata dalla Légion belge fondata nel 1940 dal colonnello Lem, era quasi interamente costituita da militari. Arrestato Lenz dai tedeschi, gli successe il colonnello Bastion, al quale il governo in esilio dette mandato di fondere tutte le forze militari alla macchia in una unica organizzazione. Durante una riunione clandestina, anche Bastion

— una delle più nobili figure della resistenza belga — fu arrestato e successivamente ucciso (la sua delatrice verrà giustiziata dai patrioti). Gli successe il colonnello Gérard, che guidò l’A.S. per qualche mese finché, individuato dalla polizia tedesca, riparò a Londra. L’organizzazione clandestina passò così al comando del generale Pire (conosciuto come Pygmalion) e assunse per qualche tempo il nome di Armée de Belgique, tornando infine alla denominazione precedente.

Il « Front de l’indépendance » (F.I.), cui fecero capo VArmée belge des parti san s e le Mi lice s patrlotiques, era guidato e in gran parte composto da comunisti (tra cui numerosi ex combattenti delle Brigate Internazionali in Spagna).

Altre organizzazioni minori della Resistenza belqa erano la Briaata bianca, Il Movimento nazionale belga, il Gruppo « G », il Gruppo Nola addetto al controsabotaggio. VArmata di liberazione, l'Organizzazione militare belga della Resistenza, il Movimento na[...]

[...] guidato e in gran parte composto da comunisti (tra cui numerosi ex combattenti delle Brigate Internazionali in Spagna).

Altre organizzazioni minori della Resistenza belqa erano la Briaata bianca, Il Movimento nazionale belga, il Gruppo « G », il Gruppo Nola addetto al controsabotaggio. VArmata di liberazione, l'Organizzazione militare belga della Resistenza, il Movimento nazionalmonarchico. Già all’inizio del 1942 l’attività partigiana aveva assunto tutte le caratteristiche della guerriglia. Tra il

1942 e il 1943 furono condotte a termine numerose azioni di sabotaggio e giustiziati alcuni dei più noti collaborazionisti (Paul Colin, Robert Poulet e Gustave Le Clercq).

Il clero si schierò in generale con il movimento partigiano, quantunque le più alte gerarchie ecclesiastiche non riuscissero ad assumere una posizione chiara: il 21.3.

1943 il cardinale van Roey protestò in una sua pastorale contro i decreti tedeschi sul lavoro obbligatorio, ma nell’aprile 1944 condannò

— mettendoli praticamente sullo stesso piano — i bombardamenti aerei angloamericani sul territorio oelga.

La stampa clandestina svolse un ruolo determinante per la propa

ganda contro l’invasore. Nata nel fuoco d’una lotta senza quartiere, comprendeva testate che si dichiaravano indipendenti, come Libre Belgique (lo stesso glorioso foglio che durante !a prima guerra mondiale aveva sostenuto dalla clandestinità la resistenza popolare) ;

o di partito, come la comunista Drapeau Rouge e la socialista Monde du Travail; e altre ancora, appartenenti a formazioni partigiane: Voix des Belges, Enseignement, Médicine Libre. Justice Libre, Uèlastique, De Vrijchutter (Il franco tiratore), Churchill gazette. Venne stampato anche un giornale in lingua tedesca, Das freie Wort (La libera parola[...]

[...]re. Nata nel fuoco d’una lotta senza quartiere, comprendeva testate che si dichiaravano indipendenti, come Libre Belgique (lo stesso glorioso foglio che durante !a prima guerra mondiale aveva sostenuto dalla clandestinità la resistenza popolare) ;

o di partito, come la comunista Drapeau Rouge e la socialista Monde du Travail; e altre ancora, appartenenti a formazioni partigiane: Voix des Belges, Enseignement, Médicine Libre. Justice Libre, Uèlastique, De Vrijchutter (Il franco tiratore), Churchill gazette. Venne stampato anche un giornale in lingua tedesca, Das freie Wort (La libera parola), per la propaganda fra le truppe di occupazione. Particolarmente memorabile l’impresa compiuta la sera del 9.11. 1943, quando in tutte le edicole della capitale venne distribuita una edizione perfettamente imitata di Le Soir, il quotidiano collaborazionista della sera, con ampi resoconti sulle vittorie militari alleate, notizie sulla attività clandestina e parole d’ordine di lotta contro i tedeschi. Prima che la polizia potesse intervenire, ventimila copie del giornale erano già state vendute. Uno dei più importanti compiti assolti dalla Resistenza belga fu quell[...]

[...]presa compiuta la sera del 9.11. 1943, quando in tutte le edicole della capitale venne distribuita una edizione perfettamente imitata di Le Soir, il quotidiano collaborazionista della sera, con ampi resoconti sulle vittorie militari alleate, notizie sulla attività clandestina e parole d’ordine di lotta contro i tedeschi. Prima che la polizia potesse intervenire, ventimila copie del giornale erano già state vendute. Uno dei più importanti compiti assolti dalla Resistenza belga fu quello di informare tempestivamente i Ctpmandi alleati sui movimenti delle truppe tedesche, di cui il Belgio costituiva uno dei più importanti centri di smistamento. Per meglio assolvere tale compito furono paracadutati nel paese numerori agenti muniti di apparecchi ra

diotrasmittenti che vanamente i tedeschi cercarono di localizzare e distruggere. Alla fine del 1943 il capo del governo in esilio Pierlot potè affermare con legittimo orgoglio: « II Belgio è divenuto, per gli Alleati, una casa di vetro », nella quale l’aviazione poteva « vedere e colpire » in qualsiasi momento. Ogni centro radio aveva un comandante e un nome di battaglia, e la storia di questi gruppi è diventata leggendaria: tra essi si ricorda il Réseau Clarence (che più tardi si chiamò Clevemand), comandato da Walther Dewé che già nel 1915 era stato a capo di un’analoga organizzazione, la famosa Dama bianca. Scoperto dalla polizia all’inizio del 1944, Dewé cadde crivellato di colpi mentre stava cercando di mettere in salvo la radio e i suoi collaboratori.

Gli effettivi della Resistenza belga, che in un rapporto del 4.6.1944 venivano valutati in circa 50.000 unità, salirono a 75.000 ai[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol I (A-C), p. 305

Brano: Biella

Biella accoglie il Segretario del P.C.I. un mese dopo la Liberazione. Da sinistra, a bordo della macchina: Nello Poma, Pietro Secchia, Paimiro Togliatti, Cino Moscatelli

Dali’ottobre 1949 al giugno 1950 assunse nuovamente la presidenza del Consiglio. Imperniando la prò* pria azione suH’antisovietismo, mirò ad annullare le decisioni della Conferenza interaHeata di Berlino (1945) e a rendere inoperante il trattato di amicizia e reciproco aiuto, stipulato tra la Francia e TURSS il 10.12.1944. Nel 1948 fu tra i propugnatori di un « blocco occidentale », per la conclusione del Patto Atlantico e per un totale asservimento della politica francese a quella statunitense.

Sotto il governo Bidault la Francia si annette la Saar e inizia ia corsa agli armamenti; in politica interna, dure repressioni sono attuate con* tro gli scioperanti e una legge speciale viene varata per reprimere il movimento dei « partigiani della pace ». Nel 1950 viene adottato il cosiddetto piano Schuman per la formazione della Comunità europea del carbone e dell’acciaio, cartello monopolistico dell'industria pesante, nel quale i magnati tedeschi occuperanno posizioni preminenti.

Il 13.5.1958 Bidault è tra i sostenitori del col[...]

[...]la Comunità europea del carbone e dell’acciaio, cartello monopolistico dell'industria pesante, nel quale i magnati tedeschi occuperanno posizioni preminenti.

Il 13.5.1958 Bidault è tra i sostenitori del colpo di stato che porta al potere De Gaulle, ma quando il generale attua la propria politica di pacificazione in Algeria, Bidault gli si mette contro e, con Jacques Soustelle, diventa uno dei capi dell’organizzazione militare terrorista O.

A.S. (Organisation de l'Armée Secrète). Implicato nelle azioni di quest’organizzazione e ricercato dalla polizia, fu costretto a rifugiarsi all'estero. Nel maggio 1968, graziato da De Gaulle in omaggio all’estrema destra, rientrò in Francia per partecipare alle elezioni che sarebbero seguite ai moti popolari di quei giorni.

Biella

Città piemontese di 50.000 abitanti (prov. di Vercelli), che con gli 83 comuni viciniori costituisce il centro più importante deH’industria laniera in Italia. Il Biellese vanta antiche tradizioni socialiste. Le prime tracce del rftovimento operaio vi risalgono infa[...]

[...]o, Virgilio Luisetti.

Al momento della scissione di Livorno (1921),‘gli operai biellesi aderenti alla frazione comunista furono 818, mentre l'ordine dei giorno Serrati raccolse 1.397 voti; nessun voto andò ai riformisti. Ma dopo la scissione i comunisti acquistarono rapidamente un’influenza predominante nel movimento operaio biellese e l’organizzazione comunista clandestina continuò ad essere attiva durante tutto il ventennio della dittatura fascista. Fra i fondatori e le personalità più note del movimento comunista si ricordano Pietro Cerruti Pilin, Arturo Cozza, Antonio Roasio, Pietro Secchia, Guido Sola Titetto, Mario Coda, Anna Pavignano, Pasquale Finotto, Iside e Luigi Viana, Mario Vietti.

Il fascismo si sviluppò nel Biellese con difficoltà, date le tradizioni socialiste degli operai e quellec liberali della borghesia industriale: la regione quasi non conobbe direttamente gli incendi, le devastazioni, le selvagge violenze dello squadrismo. Si ebbero bastonature, persecuzioni, arresti e « bandi », ma due soli furono i caduti: il consigliere provinciale Eriberto Ramella Germanin e l’operaio tessile Giovanni Sala, assassinati dalle camicie nere. Numerosi invece gli antifascisti biellesi, in grande maggioranza comunisti, condannati

dal Tribunale speciale, e precisamente 56 per complessivi 255 anni di carcere (v. Vercelli).

La Resistenza

La Resistenza ebbe, nel Biellese largo sviluppo. Le perirne formazioni partigiane, quasi tutte garibaldine, sorsero immediatamente dopo l’8.9. 1943 e si svilupparono sino a raggruppare oltre 5.000 combattenti, in un territorio che non raggiungeva i

200.000 abitanti; 508 furono i caduti e i fucilati. I più noti dirigenti partigiani biellesi sono stati: Quinto Ant[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol V (R-S), p. 628

Brano: [...] di attiva militante nell’organizzazione clandestina.

Dopo I'8.9.1943 partecipò alla Resistenza, contribuendo alla costituzione della 2a Brigata Garibaldi “Biella”, comandata da Piero Pajetta (Nedo), sorta in Valle del Cervo. Successivamente fu staffetta di collegamento tra il Comando regionale piemontese delle Brigate Garibaldi e il movimento partigiano locale. Arrestata nel giugno 1944 a Torino, subì brutali maltrattamenti nella famigerata caserma di via Asti e venne poi rinchiusa nelle carceri “Nuove” in attesa di fucilazione. Liberata nel novembre 1944, in seguito a un fortunato intervenuto del C.L.N. piemontese e del P.C.I., si trasferì a Milano dove assolse fino al 25 aprile l'incarico di staffetta, alle dirette dipendenze del C.L.N.A.I. e del Comando generale delle Brigate Garibaldi.

Dopo la Liberazione ha fatto parte degli organi dirigenti della Federazione del P.C.I. di Biella, consigliere e assessore comunale della città, dirigente deH’U.D.L. È tuttora dirigente dell'A.N.P.P.I.A. di Vercelli.

A.To.

Spina, Rocco

N. a Ceglie Messapico (Brindisi) il 5.10.1880; contadino.

Membro di un'organizzazione comunista clandestina attiva a Ceglie, nel maggio 1927 venne arrestato. Deferito al Tribunale Speciale, il 6 6.1928 fu condannato a 5 anni di reclusione.

Riacquistata la libertà nel 1932, riprese l’attività clandestina a fianco dei compagni di Ceglie, ma nel 1937 fu nuovamente arrestato e deferito per la seconda volta al Tribunale Speciale che lo condannò a 14 anni di reclusi[...]

[...]bertà nel 1932, riprese l’attività clandestina a fianco dei compagni di Ceglie, ma nel 1937 fu nuovamente arrestato e deferito per la seconda volta al Tribunale Speciale che lo condannò a 14 anni di reclusione (1.6.1938).

Spina, Rolando

N a Sulmona (L’Aquila) il 30.12. 1895, m. ad Avezzano (L'Aquila) il 4.10.1978; avvocato.

Iniziò a occuparsi attivamente di po

litica nel 1927, all'indomani della instaurazione delle Leggi eccezionali fasciste che imponevano lo scioglimento dei partiti democratici. Entrato a far parte di un’organizzazione antifascista clandestina di orientamento liberale, tenuta nella Marsica (v.) dal concittadino Camillo Corradi ni (già sottosegretario nel governo di Giovanni Giolitti), venne arrestato e, il 4.3.1931, assegnato a

3 anni di confino. Prosciolto il 4.11.

1932, rientrò ad Avezzano e riprese i contatti con gli antifascisti locali. Nel 1940 fu nuovamente arrestato e subì 15 giorni di carcere. Dopo il 25.7.1943 fu tra gli organizzatori della Resistenza nella Marsica, fece parte del C.L.N. locale e, all'indomani della Liberazione, venne designato sindaco di Avezzano. Nel dopoguerra lasciò la politica attiva per tornare all'attività forense.

A.Ma.

Spinelli, Altiero

N. a Roma il 31.8.1907, ivi m. il 23.5. 1986; pubblicista e uomo politico.

Di famiglia piccolo borghese originaria del Meridione e residente a Roma (la madre era insegnante e il padre funzionario nel servizio diplomatico, poi piccolo industriale), dai genitori ricevette un’educazione laica e apprese le prime nozioni del socialismo. Frequentò il ginnasio e il liceo, ma coltivando « quasi da autodidatta » più ampi interessi approdò al marxismo e, a 17 anni, si sentì comunista. Nell'autunno del

1924 si iscrisse alla facoltà di Giurisprudenza deH’Università di Roma e, contemporaneamente, alla Federazione giovanile del P.C. d'I..

In età avanzata, racconterà nel suo libro autobiografico: « Sono diventato comunista come si diventa prete, con la consapevolezza di assumere un dovere e un diritto totali, di accettare la dura scuola del l’obbedienza e dell'abnegazione per ben apprendere l’arte ancor più dura del comando; deciso a diventare quel che il fondatore di quest’ordine [Lenin, n.d.r.) aveva chiamato il “rivoluzionario professionale”. (A.S., Come ho tentato di diventare saggio, lo Ulisse, Bologna 1984, p. 67).

Rivoluzionario di professione

Divenuto dirigente per l'Italia centrale della F.G.C.I. diretta da Giuseppe Dozza, nel 1926 lasciò la famiglia e interruppe gli studi universitari per dedicarsi esclusivamente ai lavoro di partito. Ricercato dalla polizia romana, fu inviato dal partito a Milano con l'incarico di

seguire le organizzazioni giovanili clandestine della Lombardia, del Piemonte e della Liguria. Nel corso di tale attività fu arrestato a Milano con Giovanni Parodi e Arturo Vignoschi (3.6.1927). Deferito al Tribunale speciale, il 19.3.1928 fu condannato a 16 anni e 8 mesi di reclusione.

Trascorse quasi un decennio in carcere e nei penitenziari di Lucca, Viterbo, Civitavecchia. In seguito a indulti e amnist[...]

[...]i studi universitari per dedicarsi esclusivamente ai lavoro di partito. Ricercato dalla polizia romana, fu inviato dal partito a Milano con l'incarico di

seguire le organizzazioni giovanili clandestine della Lombardia, del Piemonte e della Liguria. Nel corso di tale attività fu arrestato a Milano con Giovanni Parodi e Arturo Vignoschi (3.6.1927). Deferito al Tribunale speciale, il 19.3.1928 fu condannato a 16 anni e 8 mesi di reclusione.

Trascorse quasi un decennio in carcere e nei penitenziari di Lucca, Viterbo, Civitavecchia. In seguito a indulti e amnistie ebbe riduzioni dì pena ma nel febbraio 1937, quando doveva essere liberato, fu assegnato al confino per 5 anni e inviato nell’isola di Ponza (v.). Qui cominciò a concludersi la sua esperienza di comunista.

La rottura con i! P.C.I.

Nei lunghi anni di carcere il giovane Spinelli, pur partecipando alla vita dei collettivi comunisti, aveva avuto molti ripensamenti e, a Ponza, sopravvenne in lui ciò che più tardi definirà un “cataclisma intellettuale”.

Scriverà a tale proposito: « Mi accadde dì scoprire che fra cielo e terra c’erano più cose di quante ne sospettasse la filosofia comunista, e che non poco di quel che mi era parso verità certa e razionale non reggeva all[...]

[...]ell’isola di Ponza (v.). Qui cominciò a concludersi la sua esperienza di comunista.

La rottura con i! P.C.I.

Nei lunghi anni di carcere il giovane Spinelli, pur partecipando alla vita dei collettivi comunisti, aveva avuto molti ripensamenti e, a Ponza, sopravvenne in lui ciò che più tardi definirà un “cataclisma intellettuale”.

Scriverà a tale proposito: « Mi accadde dì scoprire che fra cielo e terra c’erano più cose di quante ne sospettasse la filosofia comunista, e che non poco di quel che mi era parso verità certa e razionale non reggeva alla critica. [...] Nel patto segreto che avevo concluso con il partito non c’era scritto la rinuncia all'autonomia e alla libertà assoluta del mio pensiero ». (Ibidem, pagg. 14344).

A questa rivendicazione di libertà intellettuale si accompagnava un'accentuata ambizione personale per « una vita che mirasse in alto, che volesse produrre qualcosa che restasse, e non volesse solo servire a soddisfare se stessa. Una vita che accettasse il rischio del fallimento [...] ma che aspirasse al successo vero. Lo stavo cercando. [...] Quando ciò mi è apparso in modo netto [...] ho sorriso con indulgenza ai motivi retorici ed estrinseci dell'antifascismo, dell'onore, della solidarietà, del dovere morale, riconoscendo che tutte queste cose avrebbero po

Spi nel l i a Ventatene (1941)

628



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol V (R-S), p. 629

Brano: [...]o del carcere di Civitavecchia, Spinelli si era trovato all'opposizione sulla questione della “svolta” imposta dalla Terza Internazionale al movimento comunista. Qualche anno dopo, non si era trovato d’accordo neppure con la rettifica dell'Internazionale stessa in direzione del “fronte popolare”

(1935), vedendo in ciò « manovre e contromanovre, frequenti, brusche, eseguite sempre con esagerazione, miranti sempre solo alla conquista del potere assoluto » (Ibidem, pag. 204). La sua fede crollò del tutto a Ponza, quindi giunse la notizia dei “processi di Mosca” (1937).

Dal comuniSmo al federalismo

Nell'estate 1937, pochi mesi dopo il suo arrivo a Ponza, fu espulso dal Partito comunista e completamente emarginato dagli ex compagni di lotta. Due anni più tardi fu trasferito a Ventotene (v.), e qui rimase confinato ancora quattro anni, ossia fino alla caduta del fascismo. Ma a Ventotene, grazie all'incontro con il giellista Ernesto Rossi (v.), con il socialista Eugenio Colorni (v.) e con la moglie di quest’ultimo Ursula Hirschmann, Spinelli “scoprì” il federalismo.

Scriverà a tale riguardo: « Accettai in Colorni un maestro dell'anima, nel l'altro un maestro della mente. L’altro è Ernesto Rossi ». (Ibidem, pag. 301).

Ursula Hirschmann, dopo la morte di Colorni (caduto lottando nella Resistenza romana), diverrà compagna di vita e infine moglie di Altiero Spinelli.

Nel giugno 1941, a Ventotene, Spinelli e Rossi stesero un programma politico da attu[...]

[...]tentato di raccogliere tra gli altri confinati adesioni a tale programma, gli estensori del manifesto riuscirono a diffonderlo (soprattutto grazie all'impegno personale di Ursula Hirschmann) tra i piccoli gruppi di intellettuali socialisti e giellisti in Ita

lia, in Svizzera e in Francia (v. Federalismo europeo).

Riacquistata la libertà nell’agosto

1943, Spinelli tornò a Roma e si recò subito dopo a Milano (dove, nel frattempo, si era trasferita Ursula Hirschmann) e qui fu tra i fondatori del Movimento federalista europeo. Durante la Guerra di liberazione divenne membro della segreteria del Partito d’Azione per l'Alta Italia, continuando poi a far parte della segreteria nazionale fino al suo scioglimento (1946).

Dal 1946 al 1963 fu segretario del Movimento federalista italiano e delegato generale della Unione europea dei federalisti, confermandosi come uno dei più attivi sostenitori dell'unità europea: tenne a Bologna corsi sulla Comunità europea (196467), fondò e diresse a Roma Vlstituto affari internazionali (196770), fu c[...]

[...]sta italiano e delegato generale della Unione europea dei federalisti, confermandosi come uno dei più attivi sostenitori dell'unità europea: tenne a Bologna corsi sulla Comunità europea (196467), fondò e diresse a Roma Vlstituto affari internazionali (196770), fu consigliere del ministro degli Esteri Pietro Nenni nel 1969. Dal 1970, designato membro italiano della Comunità economica europea (C.E.E.), entrò nell'apparato di questa organizzazione, assumendo nell’ambito della Commissione la responsabilità della promozione di una politica industriale comunitaria. Si dimise da tale incarico nel 1976, per presentarsi alle elezioni politiche in Italia quale candidato indipendente nelle liste del P.C.I. e venne eletto alla Camera.

Il riavvicinamento al P.C.I.

Questo inatteso mutamento di rapporti tra Spinelli e il partito da cui si era tanto nettamente separato trentanni prima e su questioni di fondo, per inconciliabili divergenze spirituali prima ancora che politiche, sorprese molti suoi amici, tanto da indurli a chiedergli pubblicamente[...]

[...]tanto da indurli a chiedergli pubblicamente conto del suo gesto.

« Spinelli — scrisse la rivista socialdemocratica Ragionamenti nel luglio 1976 — ha conversato a lungo con i morti, con i vivi e con se stesso: ha disegnato un quadro del mondo, lo ha modificato, lo ha cancellato tutto e ridisegnato di nuovo molte volte. È accaduto a lui, in sedici anni di vita contemplativa, di scoprire che fra cielo e terra ci sono più cose di quante ne sospettasse allora la sua filosofia comunista e che tutto quel che gli era sembrato verità certa e razionale era solo un insieme di dogmi I quali esigevano di essere creduti. Se Spinelli è tornato nel P.C.I. qualcosa di sconvolgente è dunque accaduto a lui stesso o nel Partito comunista italiano ».

Spinelli rispose che « effettivamente qualcosa di sconvolgente è avvenuto in modi e tempi diversi tanto a me quanto al P.C.I. ». E aggiunse: « Questo partito era nato come partito leninista per la presa totale del potere in nome del proletariato. Aveva percorso tutta la traiettoria ideologica dello

sta[...]

[...]sa di sconvolgente è dunque accaduto a lui stesso o nel Partito comunista italiano ».

Spinelli rispose che « effettivamente qualcosa di sconvolgente è avvenuto in modi e tempi diversi tanto a me quanto al P.C.I. ». E aggiunse: « Questo partito era nato come partito leninista per la presa totale del potere in nome del proletariato. Aveva percorso tutta la traiettoria ideologica dello

stalinismo. Ma la storia reale Io ha posto fin dalla sua nascita e costantemente in un contesto politico, economico e sociale nel quale la sua azione effettiva, in contrasto con la sua ideologia, è consistita in rivendicazioni, difesa e promozione di valori democratici ». Trattandosi di una « evoluzione » — secondo Spinelli — che non aveva nulla a che fare « con una di quelle furbe e in genere sterili manovre a freddo, in cui si era specializzato il tardo leninismo e lo stalinismo », risultava spiegabile e giustificata la nuova intesa tra lui e i comunisti.

Designato dal P.C.I. rappresentante al Parlamento europeo il 7.10.1976, successivamente confermato nelle elezioni europee del 1980 e del 1984, Spinelli divenne uno dei più attivi parlamentari a Strasburgo[...]

[...]do Spinelli — che non aveva nulla a che fare « con una di quelle furbe e in genere sterili manovre a freddo, in cui si era specializzato il tardo leninismo e lo stalinismo », risultava spiegabile e giustificata la nuova intesa tra lui e i comunisti.

Designato dal P.C.I. rappresentante al Parlamento europeo il 7.10.1976, successivamente confermato nelle elezioni europee del 1980 e del 1984, Spinelli divenne uno dei più attivi parlamentari a Strasburgo, tanto da essere proposto dal Gruppo comunista e apparentati come candidato alla presidenza dell'Europarlamento. Fallita l'elezione a tale carica (risultò eletto, a grande maggioranza, un candidato di destra), diventò presidente della Commissione Affari istituzionali.

Tra le ultime iniziative di Spinelli fu quella che prese il nome di Club Coccodrillo (dal ristorante in cui si svolsero le prime riunioni), un sodalizio politico da lui fondato nel 1981 insieme a una decina di deputati europei di vari paesi e di vari partiti per trasformare la C.E.E. in una vera unione economica e politi[...]

[...]enza dell'Europarlamento. Fallita l'elezione a tale carica (risultò eletto, a grande maggioranza, un candidato di destra), diventò presidente della Commissione Affari istituzionali.

Tra le ultime iniziative di Spinelli fu quella che prese il nome di Club Coccodrillo (dal ristorante in cui si svolsero le prime riunioni), un sodalizio politico da lui fondato nel 1981 insieme a una decina di deputati europei di vari paesi e di vari partiti per trasformare la C.E.E. in una vera unione economica e politica fra tutti gli Stati membri. Negli anni successivi l'influenza del gruppo si estese rapidamente e il raggiungimento del suo obiettivo superò una prima tappa con l'approvazione, da parte dell'Europarlamento, a grande maggioranza, di un progetto di trattato istitutivo dell 'Unione Europea steso e presentato dal

lo stesso Spinelli (14.2.1984).

Fu l’ultima battaglia vinta da Spinelli, ma dopo la sua scomparsa essa si concluderà con un vero e proprio ripiegamento: il Parlamento europeo voterà infatti il cosiddetto « Atto unico di Lussem[...]

[...]

lo stesso Spinelli (14.2.1984).

Fu l’ultima battaglia vinta da Spinelli, ma dopo la sua scomparsa essa si concluderà con un vero e proprio ripiegamento: il Parlamento europeo voterà infatti il cosiddetto « Atto unico di Lussemburgo », « copia sbiadita e incoerente di un progetto di riforma istituzionale della C.E.E. » (da L'Incontro, Torino, giugno 1986). Le ceneri dello scomparso sono state tumulate a Ventotene.

Tra le pubblicazioni di A.S. si ricordano: Il Manifesto di Ventotene (1941); Dagli Stati Sovrani agli Stati Uniti d'Europa (1952); L’Europa non cade dal cielo (1960); Tedeschi al bivio (1961); The Eurocrats (1965); Il lungo monologo (1968); Avventura Europea (1962); Come ho tentato di diventare saggio. lo Ulisse (1984).

E.Ni.

Spinelli, Cerilo

N. a Roma il 29.1.1914; radiotecnico. Fratello di Altiero Spinelli (v.), non

629



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol VI (T-Z e appendice), p. 223

Brano: Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche

proclamata la repubblica e venne convocata una Conferenza democratica, ma era ormai troppo tardi. La crisi si trasferì all’interno dei partiti e più colpito ne fu il socialista rivoluzionario che vide formarsi, al proprio interno, una potente ala sinistra (all’inizio di dicembre questa diventerà un vero partito autonomo). Un processo analogo si osservò fra i menscevichi, mentre gli iscritti a entrambi i partiti diminuivano.

L'uomo politico più capace di capire fino in fondo il dramma che stava vivendo la Russia era Lenin che, peraltro, non poteva agire pubblicamente, essendo passato nella clandestinità per sfuggire all’arresto dopo le repressioni del luglio. Soltanto il 10 e il 16 ottobre egli potè par[...]

[...]artiti e più colpito ne fu il socialista rivoluzionario che vide formarsi, al proprio interno, una potente ala sinistra (all’inizio di dicembre questa diventerà un vero partito autonomo). Un processo analogo si osservò fra i menscevichi, mentre gli iscritti a entrambi i partiti diminuivano.

L'uomo politico più capace di capire fino in fondo il dramma che stava vivendo la Russia era Lenin che, peraltro, non poteva agire pubblicamente, essendo passato nella clandestinità per sfuggire all’arresto dopo le repressioni del luglio. Soltanto il 10 e il 16 ottobre egli potè partecipare alla storica seduta del Comitato centrale bolscevico, nella quale fu decisa l’insurrezione. Si opposero alle sue proposte L.B. Kamenev (v.) e G.E. Zinovev che ritenevano l’insurrezione “prematura”, quindi destinata all'insuccesso. Sulla scia delle decisioni dei bolscevici il Comitato esecutivo del Soviet di Pietrogrado, presieduto da Trotzkij (v.), decise di creare un Comitato militare rivoluzionario (diretto dallo stesso Trotzkij) che divenne poi il centro leg[...]

[...]ev che ritenevano l’insurrezione “prematura”, quindi destinata all'insuccesso. Sulla scia delle decisioni dei bolscevici il Comitato esecutivo del Soviet di Pietrogrado, presieduto da Trotzkij (v.), decise di creare un Comitato militare rivoluzionario (diretto dallo stesso Trotzkij) che divenne poi il centro legale per preparare l’insurrezione. Dal canto suo,

il 16 (29) ottobre il Partito bolscevico creò un proprio centro militare composto da A.S. Bubnov, F.E. Dzerzinskij (v.), la. M. Sverdlov, Stalin (v.) e M.S. Urickij, che entrò a far parte del Comitato militare rivoluzionario e ne divenne il nucleo dirigente. Collaborarono a questo organismo molti altri dirigenti bolscevichi come Krylenko, Dybenko, Kosior, Lacis, Podvojskij, AntonovOvseenko, Cudnovskij, etc.. La Guardia Rossa (v.), composta da circa 40.000 combattenti, costituiva la forza d’urto dell’insurrezione. Erano da aggiungere circa 150.000 soldati della guarnigione della Capitale, 80.000 marinai della Flotta del Baltico e ancora altre forze. L’insurrezione a Pietrogrado com[...]

[...] Lacis, Podvojskij, AntonovOvseenko, Cudnovskij, etc.. La Guardia Rossa (v.), composta da circa 40.000 combattenti, costituiva la forza d’urto dell’insurrezione. Erano da aggiungere circa 150.000 soldati della guarnigione della Capitale, 80.000 marinai della Flotta del Baltico e ancora altre forze. L’insurrezione a Pietrogrado cominciò il 24 ottobre (6 novembre). La sera del 25 si riunì il II Congresso dei soviet. Il Palazzo d’inverno fu preso d’assalto alle due del mattino del 26 ottobre. Nello stesso tempo venivano arrestati numerosi membri del governo provvisorio. Quindi Lenin si presentò al Congresso dei Soviet e ottenne la fiducia per sé, per il nuovo governo (chiamato Consiglio dei commissari del popolo) e per il programma che presentava due misure fonda

L'assalto al Palazzo d’inverno (26.10.1917)

mentali: il Decreto sulla pace e il Decreto sulla terra. Nel primo si proponeva a tutti i paesi combattenti di iniziare immediatamente le trattative per una pace generale e democratica senza annessioni e contribuzioni; nel secondo si decretava la confisca delle terre di tutti i proprietari fondiari, della Chiesa e dei conventi, la nazionalizzazione di tutte le terre, delle risorse del sottosuolo, dei boschi e dei corsi di acqua.

L’affermazione del potere sovietico in Russia fu un processo assai contrastato già prima della guerra civile vera e propr[...]

[...]la terra. Nel primo si proponeva a tutti i paesi combattenti di iniziare immediatamente le trattative per una pace generale e democratica senza annessioni e contribuzioni; nel secondo si decretava la confisca delle terre di tutti i proprietari fondiari, della Chiesa e dei conventi, la nazionalizzazione di tutte le terre, delle risorse del sottosuolo, dei boschi e dei corsi di acqua.

L’affermazione del potere sovietico in Russia fu un processo assai contrastato già prima della guerra civile vera e propria. Tre giorni dopo la conquista del potere, ci fu infatti un tentativo controrivoluzionario nella stessa Pietrogrado. Nell’altra capitale storica della Russia, a Mosca, i combattimenti furono assai sanguinosi, durarono una settimana e solo il 3 novembre i rivoltosi conquistarono il Cremlino. La vittoria della rivoluzione a Mosca richiese l’apporto di forze dalle città vicine e dalla stessa Pietrogrado. Molte altre città passarono invece in mano al potere sovietico senza grossi combattimenti o addirittura senza colpo ferire. Il fattore importante se non decisivo della vittoria fu determinato dal passaggio di gran parte dell’esercito dalla parte del potere sovietico, ma qua e là si ebbero subito rivolte antisovietiche:

il primo a insorgere fu l’atamano Kaledin, comandante dell’esercito del Don e al quale presto si unirono i generali Alekseev e Kornilov che formarono un corpo di volontari. Pertanto sul Don il potere sovietico si stabilì saldamente solo nel gennaio 1918. Negli Urali meridionali l’atamano Dutov si ribellò e solo nel gennaio 1918 la sua rivolta

fu domata. In Siberia la lotta fu ancora più lunga, perché qui il proletariato era assai debole e le campagne erano dominate da[...]

[...]antisovietiche:

il primo a insorgere fu l’atamano Kaledin, comandante dell’esercito del Don e al quale presto si unirono i generali Alekseev e Kornilov che formarono un corpo di volontari. Pertanto sul Don il potere sovietico si stabilì saldamente solo nel gennaio 1918. Negli Urali meridionali l’atamano Dutov si ribellò e solo nel gennaio 1918 la sua rivolta

fu domata. In Siberia la lotta fu ancora più lunga, perché qui il proletariato era assai debole e le campagne erano dominate da contadini benestanti [kulak). A Irkutsk il potere sovietico fu proclamato solo nel febbraio 1918.

In Ucraina la lotta fra i soviet e la rada centrale (Parlamento) diretta da partiti borghesi durò l’intero mese di gennaio. In dicembre il potere sovietico aveva vinto in Estonia e Lettonia, ma in Crimea, nel Caucaso settentrionale e nell’Asia centrale la lotta si protrasse fino al marzo 1918. Un carattere assai complesso assunse la guerra civile nel Caucaso, data la prevalenza dei menscevichi in Georgia, dei dasnaki in Armenia e dei musavatisti in Azerbaigian. Solo nel grande centro petrolifero di Baku il potere sovietico si affermò quasi subito.

Il potere sovietico

Mentre venivano liquidati i vari centri di opposizione, nella Capitale

i bolscevichi procedevano allo scardinamento delle strutture politiche e sociali della vecchia società russa e alla creazione dei nuovi organi del potere. Al posto dei precedenti ministeri vennero creati i commissariati del popolo e, il 10 novembre, furono liquidati tutti i privilegi di ceto e la gerarchia civile. Per combattere la controrivoluzione, il 7 dicembre fu istituita la Ceka (v. N.K.V.D.) capeggiata da Dzerzinskij e il 22 novembre vennero insediati i nuovi tribunali sovietici[...]

[...]talin. Il 3 (16) dicembre era riconosciuto il diritto dell'Ucraina all’autodeterminazione;

il 18 (31) dicembre fu la volta dell’indipendenza della Finlandia. Il 29. 8.1918 il governo sovietico annullerà tutti i trattati stipulati nel XVIII secolo con l’Austria e la Prussia a proposito della spartizione della Polonia.

Nel campo dell’economia il 14.11.

1917 il potere sovietico emise il decreto sul controllo operaio nelle fabbriche e nei trasporti. Il 17 novembre ebbe inizio la nazionalizzazione della grande industria, per cui nella primavera del 1918 risulteranno na



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol VI (T-Z e appendice), p. 382

Brano: Vichy

tivamente esautorato; l’unico detentore di effettivi poteri restava quindi Lavai, agli ordini dei tedeschi. Fino all’agosto 1944 (quando la Francia sarà definitivamente liberata e ai governanti di Vichy non rimarrà che seguire i tedeschi in fuga) Lavai fu di fatto il luogotenente dei tedeschi in Francia. Nel novembre 1942, allorché le potenze dell’Asse si impossessarono dell’intero territorio francese, il governo di Vichy era già completamente succube degli occupanti: Lavai subì una dietro l’altra tutte le imposizioni degli occupanti nazisti, dalle continue razzie di lavoratoriall’aumento delle spese di occupazione per la Wehrmacht alle crescenti forniture di materie prime e prodotti finiti alla Germania. Egli si illuse di rappresentare ancora un baluardo contro la minaccia estrema dei tedeschi di por fine alla finzione di un governo francese e di nominare puramente e semplicemente un Gauleiter; si illuse anche di essere chiamato alla mis[...]

[...]leiter; si illuse anche di essere chiamato alla missione di negoziare per conto della Francia nell’eventualità di una vittoria tedesca in Europa. Di fatto, anziché fronteggiare i nazisti, prestò quindi sempre nuovi servizi per l’esecuzione dei loro ordini: attraverso il servizio del lavoro obbligatorio (S.T.O.), da lui istituito, fece deportare in Germania centinaia di migliaia di lavoratori francesi. Per conservare il proprio potere personale e assicurarsi il favore dei tedeschi, si circondò degli esponenti più oltranzisti della collaborazione: Henriot, Darnand, Déat, contro e al di sopra del parere di Pétain. Di fatto divenne il vero Gauleiter della Francia.

Il 20.8.1944, quando gran parte della Francia era già stata liberata, Pétain e Lavai si dimisero dalle loro rispettive funzioni, seguendo i tedeschi come prigionieri di riguardo. Essi suggellarono così la fine di un regime che, nella migliore delle ipotesi, rappresentò una transizione dalla sconfitta alla Liberazione, producendo attraverso l’equivoco della “collaborazione” prof[...]

[...]0.8.1944, quando gran parte della Francia era già stata liberata, Pétain e Lavai si dimisero dalle loro rispettive funzioni, seguendo i tedeschi come prigionieri di riguardo. Essi suggellarono così la fine di un regime che, nella migliore delle ipotesi, rappresentò una transizione dalla sconfitta alla Liberazione, producendo attraverso l’equivoco della “collaborazione” profondi dissidi interni, lacerazioni mai ricucite e fenomeni di doppio gioco assai diffusi, gli stessi che saranno in parte alla base della rimozione degli avvenimenti del periodo 194044, una rimozione che molti francesi rimproverano tuttora alla loro classe dirigente, alla pubblicistica e alla storiografia ufficiale della Francia.

Bibliografia

Storie generali: R. Aron, Histoire de Vichy, Paris, 1954; J. De Launay, Le Dossier de Vichy, Paris, 1967; Y. Durand, Vichy 1940

1944, Paris, 1972; Le gouvernement de Vichy et la Révolution nationale 19401942, Paris, 1972; H. Michel, Pétain, Lavai, Darlan, trois politiques?, Paris, 1972; R.O. Paxton, La France de Vichy, Paris, 1973; H. Michel, Pétain et le régime de Vichy, Paris, 1978; J.P. Azema, De Munich à la libération, 19381944, Paris, 1979.

Collaborazione: M. Cotta, La collaboration 1940[...]

[...]
1944, Paris, 1972; Le gouvernement de Vichy et la Révolution nationale 19401942, Paris, 1972; H. Michel, Pétain, Lavai, Darlan, trois politiques?, Paris, 1972; R.O. Paxton, La France de Vichy, Paris, 1973; H. Michel, Pétain et le régime de Vichy, Paris, 1978; J.P. Azema, De Munich à la libération, 19381944, Paris, 1979.

Collaborazione: M. Cotta, La collaboration 19401944, Paris, 1964; P. Ory, Les collaborateurs 19401945, Paris, 1979; J. Defrasne, Histoire de la collaboration, Paris, 1982. Aspetti particolari: H. Michel, Le procès de Riom, Paris, 1979; AA.VV., La France et la question juive, 19401944, Paris, 1981; M.R. MarrusR.O. Paxton, Vichy et les Juifs, Paris, 1981; D. Rossignol, Vichy et les Francsmagons, Paris, 1982.

Indispensabili rimangono \ numerosi articoli su vari altri aspetti particolari del regime e dell 'organizzazione del consenso a Vichy, pubblicati dalla “Revue d’histoire de .la Deuxième Guerre mondiale”.

Epurazione: R. Aron, Histoire de l'épuration, 1967; P. Novick, The Resistence versus Vichy. The Purge of Collaborators in Liberated France, New York, 1968 (ed. francese, 1985). E inoltre: J. PlumyèneR. Lasierre, Les fascismes frangais 19231963, Paris, 1963; AA. VV., La France sous l’occupatlon, Paris, 1959; E. Jàckel, Frankreich in Hitlers Europa, Stuttgart, 1966 (ed. francese 1968); A.S. Milward, The New Order and thè French Economy, Oxford, 1970.

P.Do.

Vidali, Lorenzo

N. a Pirano (Istria, oggi Jugoslavia) il 28.1.1903, m. a Trieste il 6.4.1945; bracciante.

Di famiglia poverissima, fu tra i dirigenti del Circolo socialista e, nel gennaio del 1921, tra i fondatori della Sezione comunista a Pirano. Tra i primi nella lotta contro lo squadrismo, sfuggito più di una volta alla morte, nel 1924 divenne segretario della Sezione comunista piranese e fiduciario di partito per la zona di Pirano, Isola e Capodistria. Più tardi sostituì Luigi Frausin (v.) come fiduciario per l[...]

[...]ego (v.) e Villa Decani. La sua attività venne interrotta dall’arresto che, nel 1927,

lo portò davanti al Tribunale speciale, dal quale fu condannato a 7 anni e 6 mesi di reclusione. Fu carcerato per 6 anni a Roma, Volterra e Firenze.

Nel 1932 riprese la lotta e, insieme ad altri esponenti del P.C.I. (fra cui Vittorio Poccecai, Francesco Flavaiico e Natale Colarich), saldò le strutture clandestine del partito a

nord e a sud della linea CastelvenereSalvore, come responsabile per le due zone delI’lstria. Nuovamente catturato, il 24.4.1934 fu condannato ad altri 10 anni. Nel carcere di Civitavecchia conobbe Gramsci. Liberato nel 1937 per amnistia, subì altri arresti negli anni successivi.

Richiamato alle armi nel 1939, svoU se attività “sovversiva” anche nell'esercito e, nel 1942, fu confinato nelle Isole Tremiti. Tornato a Pirano nell’agosto del 1943, organizzò il movimento partigiano in Istria, poi si trasferì a Muggia (v.), dove operò neM’organizzazione del P.C.I. e del movimento resistenziale di Trieste.

Nell'estate del [...]

[...]ponsabile per le due zone delI’lstria. Nuovamente catturato, il 24.4.1934 fu condannato ad altri 10 anni. Nel carcere di Civitavecchia conobbe Gramsci. Liberato nel 1937 per amnistia, subì altri arresti negli anni successivi.

Richiamato alle armi nel 1939, svoU se attività “sovversiva” anche nell'esercito e, nel 1942, fu confinato nelle Isole Tremiti. Tornato a Pirano nell’agosto del 1943, organizzò il movimento partigiano in Istria, poi si trasferì a Muggia (v.), dove operò neM’organizzazione del P.C.I. e del movimento resistenziale di Trieste.

Nell'estate del 1944, con il nome di battaglia Oscar, raggiunse la Brigata Garibaldi “Trieste” (v.) in Slovenia, diventando responsabile dell’Ufficio politico. Nell’offensiva tedesca nel Tarnovano (febbraio 1945), mentre con altri partigiani cercava di sfuggire all’accerchiamento nemico, fu catturato. Rinchiuso nelle carceri del “Coroneo” a Trieste, poi nella Risiera (v.) di San Sabba, venne qui ucciso dalle SS.

Bibliografia: Dario Scher, La fulgida figura di combattente di Lorenzo Vida[...]

[...]itico. Nell’offensiva tedesca nel Tarnovano (febbraio 1945), mentre con altri partigiani cercava di sfuggire all’accerchiamento nemico, fu catturato. Rinchiuso nelle carceri del “Coroneo” a Trieste, poi nella Risiera (v.) di San Sabba, venne qui ucciso dalle SS.

Bibliografia: Dario Scher, La fulgida figura di combattente di Lorenzo Vidali, in “La Voce del Popolo”, Fiume, 1973.

G.Sco.

Vidali, Vittorio

Enea Sor menti) Carlos J. Cont reras. N. a Muggia (Trieste) il 27.9.1900, m. a Trieste il 9.11.1983; giornalista.

Di famiglia operaia (il padre lavorava nei cantieri navali), si diplomò ragioniere, entrò a far parte della Gioventù socialista nel maggio 1917 e nel gennaio 1921 si iscrisse al Partito comunista, divenendo dirigente della F.G.C.I. e membro dell’Esecutivo del P.C. d’I. a Trieste. Partecipò alla lotta armata contro

lo squadrismo fascista, venne arrestato (12.5.1921) e, per due mesi, tenuto in carcere con altri 14 compagni trovati in possesso di bombe. Nel dicembre 1921, durante quello che la stampa borghese chiamò « processo dei bombardieri », davanti ai giudici denunciò le torture alle quali , era stato sottoposto nella tenenza dei carabinieri dopo l’arresto. Condannato come gli altri coimputati a 4 mesi di reclusione, rimase a piede libero, ma ritenendo ormai senza sbocchi la lotta politica a Trieste, espatriò clandestinamente. Visse senza coperture legali in


Grazie ad un complesso algoritmo ideato in anni di riflessione epistemologica, scientifica e tecnica, dal termine A.S., nel sottoinsieme prescelto del corpus autorizzato è possible visualizzare il seguente gramma di relazioni strutturali (ma in ciroscrivibili corpora storicamente determinati: non ce ne voglia l'autore dell'edizione critica del CLG di Saussure se azzardiamo per lo strumento un orizzonte ad uso semantico verso uno storicismo μετ´ἐπιστήμης...). I termini sono ordinati secondo somma della distanza con il termine prescelto e secondo peculiarità del termine, diagnosticando una basilare mappa delle associazioni di idee (associazione di ciò che l'algoritmo isola come segmenti - fissi se frequenti - di sintagmi stimabili come nomi) di una data cultura (in questa sede intesa riduttivamente come corpus di testi storicamente determinabili); nei prossimi mesi saranno sviluppati strumenti di comparazione booleana di insiemi di corpora circoscrivibili; applicazioni sul complessivo linguaggio storico naturale saranno altresì possibili.
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