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da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol I (A-C), p. 9

Brano: Adler, Friedrich

chino, avrebbero dovuto andarsene per la statale AcquiAlessandria. Il 27 aprile, quando già la lunga colonna nemica si era mossa, il maggiore Johnson fece improvvisamente intervenire l’aviazione. A mezzogiorno gli aerei si diedero a bombardare i reparti in marcia, arrestandosi solo allorché i nazifascisti decisero di capitolare. Oltre 1.000 tedeschi e 2.000 fascisti furono catturati: così finirono l'« armata » tedesca dell’ovest Liguria e la divisione fascista « San Marco ». Alla liberazione di Acqui partecipò, al comando di Luciano Scovazzo, anche una brigata della Divisione « Gatto » formata in gran parte di patrioti acquesì.

A proposito del bombardamento di Acqui nei giorni stessi della Liberazione, il comandante partigiano Pietro Minetti scrisse nel suo diario: « Il maggiore Johnson diceva bene, ma io non solo ero italia[...]

[...]nviato un suo ufficiale a offrire la resa all’invasore, andò personalmente incontro al comandante tedesco, ponendosi a sua disposizione. Data la sua adesione alla Repubblica Sociale, l'n novembre fu nominato comandante della difesa territoriale di Firenze. Membro del tribunale fascista, sottoscrisse la condanna a morte di cinque patrioti, fucilati per rappresaglia in seguito all’uccisione del tenente colonnello Gobbi. Alla fine del febbraio 1944 A.R. insediò a Firenze il

Tribunale militare straordinario che condannerà alla fucilazione decine di patrioti toscani.

Dopo la Liberazione, riconosciuto colpevole di collaborazionismo, A.R. fu condannato dalla Corte d’assise di Firenze alla fucilazione alla schiena, a degradazione e a confisca dei beni. Tale sentenza fu in seguito annullata dalla Corte di cassazione e l’A.R., reintegrato nel grado, fu considerato in congedo dal 9.8.1943.

Gli eccidi di Torino

Nel pomeriggio del 26.7.1943 il Comitato del Fronte Nazionale di Torino, accompagnato da un magistrato, l’avvocato Peretti Griva, e da! senatore Alfredo Frassati, si recò in visita ufficiale dal generale Adami Rossi, comandante la difesa territoriale e investito dal governo Badoglio di pieni poteri per la piazza di Torino. La risposta del generale fu esplicita: « Grazie dell'offerta di collaborazione; ma il Comitato se ne vada subito, altrimenti lo faccio arrestare ».

In ottemperanza alla nota circol[...]

[...]l’avvocato Peretti Griva, e da! senatore Alfredo Frassati, si recò in visita ufficiale dal generale Adami Rossi, comandante la difesa territoriale e investito dal governo Badoglio di pieni poteri per la piazza di Torino. La risposta del generale fu esplicita: « Grazie dell'offerta di collaborazione; ma il Comitato se ne vada subito, altrimenti lo faccio arrestare ».

In ottemperanza alla nota circolare BadoglioRoatta, nei giorni 28 e 29 luglio A.R. fece sparare contro gli operai torinesi che avevano proseguito lo sciopero e manifestavano per la caduta del fascismo chiedendo la pace. Non si è mai potuto stabilire il numero esatto delle vittime, ma esistono documenti irrefutabili, due sgrammaticati encomi conferiti dall'A.R., rispettivamente al sottotenente carrista Carmine Massarelli e al caporale Franco Malagoli. Il primo encomio dice: ■ Contro un gruppo di operai riottosi a riprendere il lavoro arbitrariamente abbandonato, che con scherno dicevano che i soldati non avrebbero sparato, faceva al reparto ai suoi ordini aprire il fuoco, ferendone alcuni. Dava così prova di piena comprensione del suo dovere, di ascendente sui dipendenti e dimostrava, in modo indubbio agli operai, che subito riprendevano il lavoro, l'assoluta infondatezza della loro asserzione. Torino, 30 luglio 1943 ». Il secondo: « Con rapido intu[...]

[...]oro, l'assoluta infondatezza della loro asserzione. Torino, 30 luglio 1943 ». Il secondo: « Con rapido intuito e piena comprensione del suo dovere, in relazione alle direttive ricevute lanciava una bomba a mano contro un gruppo di operai che, riottoso, faceva opera di sobillazione alla ripresa del lavoro, com'era stato intimato, ferendone alcuni e ottenendo la completa ripresa del lavoro nello stabilimento. Torino, 30 luglio 1943 ». L'1 agosto l'A.R. ordinò con apposito bando che gli « evasi del carcere giudiziario (cioè i detenuti politici liberati dal popolo il 26 luglio) si costituissero entro tre giorni » (Gazzetta del Popolo dell'1.8.1943). Altri antifascisti, come il comunista Dante Conti, furono per suo ordine arrestati il 27 luglio in seguito alle manifestazioni di quei giorni; e altri ancora, come Giuseppe Saragat furono arrestati all'atto del loro rientro dalla Francia. Il 18 agosto, reparti militari agli ordini di A.R. spararono nuovamente sugli operai che, manifestando, volevano uscire dallo stabilimento Fiat Grandi Motori. I [...]

[...]« evasi del carcere giudiziario (cioè i detenuti politici liberati dal popolo il 26 luglio) si costituissero entro tre giorni » (Gazzetta del Popolo dell'1.8.1943). Altri antifascisti, come il comunista Dante Conti, furono per suo ordine arrestati il 27 luglio in seguito alle manifestazioni di quei giorni; e altri ancora, come Giuseppe Saragat furono arrestati all'atto del loro rientro dalla Francia. Il 18 agosto, reparti militari agli ordini di A.R. spararono nuovamente sugli operai che, manifestando, volevano uscire dallo stabilimento Fiat Grandi Motori. I soldati avevano piazzato una mitragliatrice davanti al portone dell’officina e, quando gli operai si fecero avanti, aprirono il fuoco. Il giovane garzone di un fornitore, incaricato di portare i generi allo spaccio della fabbrica, cadde colpito a morte; quattro operai rimasero gravemente feriti e uno di essi morì qualche

giorno dopo. Anche questa volta l’A.R. tributò un encomio all'ufficiale che aveva ordinato il fuoco. Per protesta contro l'eccidio e in segno di solidarietà con gl[...]

[...] sugli operai che, manifestando, volevano uscire dallo stabilimento Fiat Grandi Motori. I soldati avevano piazzato una mitragliatrice davanti al portone dell’officina e, quando gli operai si fecero avanti, aprirono il fuoco. Il giovane garzone di un fornitore, incaricato di portare i generi allo spaccio della fabbrica, cadde colpito a morte; quattro operai rimasero gravemente feriti e uno di essi morì qualche

giorno dopo. Anche questa volta l’A.R. tributò un encomio all'ufficiale che aveva ordinato il fuoco. Per protesta contro l'eccidio e in segno di solidarietà con gli operai di Milano, a loro volta vittime di sanguinose sparatorie, il 23 agosto ebbe luogo a Torino un riuscito sciopero generale. In tale occasione venne anche chiesta a Roma la rimozione del comandante territoriale, ma il ministro della Guerra [Sorice) si oppose alla richiesta.

Bibliografia: G. Vaccarino, Il movimento operaio a Torino nei primi mesi della crisi italiana, Istituto Nazionale per la Storia del Movimento di Liberazione, Milano, 1953; R. Luraghi, Il movi[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol I (A-C), p. 132

Brano: Ariete, Divisione

piega presa dagli avvenimenti, restavano solo alcuni reparti del «Vittorio Emanuele II». Il « Montebello » era stato decimato nei combattimenti avuti, a fianco della Divisione « Granatieri », sul fronte di sudovest e a Porta San Paolo; ^li altri reparti si erano dissolti. D’altronde, dopo la resa a discrezione, firmata dal tenente colonnello Giaccone, capo di stato maggiore della « Centauro », altro non sarebbe rimasto che l’umiliante trafila della consegna delle armi ai tedeschi. Si veda Armistizio e difesa di Roma.

B.An. ^

Armaroli, Giuseppe

N. a Bologna il 9.6.1910; operaio. Membro dell’organizzazione comunista clandestina, nel 1938 fu condannato dal Tribunale speciale a

16 anni di reclusione per la sua attività antifascista. Dopo T8.9.1943 prese parte alla Guerra di liberazione, tra gli organizzatori della resistenza bolognese, partigiano combattente nella 7a Brigata G.A.P. « Gianni ».

Armata Rossa

Più precisamente: Armata Rossa degli Operai e dei Contadini (o anche Esercito Rosso), fu il nome dato all’insieme delle forze armate dell’Unione Sovietica. L'A.R. si formò nel corso della guerra civile e, [...]

[...], nel 1938 fu condannato dal Tribunale speciale a

16 anni di reclusione per la sua attività antifascista. Dopo T8.9.1943 prese parte alla Guerra di liberazione, tra gli organizzatori della resistenza bolognese, partigiano combattente nella 7a Brigata G.A.P. « Gianni ».

Armata Rossa

Più precisamente: Armata Rossa degli Operai e dei Contadini (o anche Esercito Rosso), fu il nome dato all’insieme delle forze armate dell’Unione Sovietica. L'A.R. si formò nel corso della guerra civile e, come 4?rimo compito, ebbe quello di fronteggiare l’intervento straniero contro la nascente Repubblica dei Soviet.

Già prima della Rivoluzione d’ottobre, dall’aprile 1917, i bolscevichi avevano cominciato a organizzare formazioni volontarie di guardie rosse (in contrapposizione alle

guardie bianche zariste). Costrette all’illegalità nel luglio dello stesso anno, le guardie rosse ricomparvero sulla scena per schiacciare il colpo di mano del generale Kornilov (v.) e divennero le principali artefici della vittoriosa insurrezione d’ottobre. Allorché [...]

[...]rdie rosse (in contrapposizione alle

guardie bianche zariste). Costrette all’illegalità nel luglio dello stesso anno, le guardie rosse ricomparvero sulla scena per schiacciare il colpo di mano del generale Kornilov (v.) e divennero le principali artefici della vittoriosa insurrezione d’ottobre. Allorché la controrivoluzione e l’intervento militare dei paesi capitalisti imposero la creazione di una più grande forza militare sovietica, nacque l’A.R. (28.1. 1918).

Mantenendo le caratteristiche di un esercito di volontari, essa assorbì

150.000 guardie rosse, ma fu anche strutturata con tutte le specializzazioni proprie di una moderna forza militare (fanteria, cavalleria, artiglieria, aviazione, marina, scuole e accademie militari, ecc.). I suoi Comandi facevano capo a un Commissariato del popolo, ma le armate godevano di larga autonomia, sui diversi e sterminati fronti. Poiché le prime grandi vittorie campali dell’A.R. furono conseguite il 23.2.1918, questo giorno è stato scelto per commemorarne annualmente la fondazione.

Leone Tr[...]

[...]le caratteristiche di un esercito di volontari, essa assorbì

150.000 guardie rosse, ma fu anche strutturata con tutte le specializzazioni proprie di una moderna forza militare (fanteria, cavalleria, artiglieria, aviazione, marina, scuole e accademie militari, ecc.). I suoi Comandi facevano capo a un Commissariato del popolo, ma le armate godevano di larga autonomia, sui diversi e sterminati fronti. Poiché le prime grandi vittorie campali dell’A.R. furono conseguite il 23.2.1918, questo giorno è stato scelto per commemorarne annualmente la fondazione.

Leone Trotzkij, Commissario del popolo alla guerra e alla marina dal 10.3.1918 al gennaio 1925, fu il grande organizzatore dell’Armata Rossa. Dal volontariato si passò gradualmente al servizio militare obbligatorio, dapprima per le specializzazioni e poi per l’insieme dell’esercito. Già nel corso della guerra civile e della lotta contro l’intervento straniero, l’A.R. raggiunse i 6 milioni di uomini. Successivamente essa andò rafforzandosi fino a costituire quel potente baluardo contro i[...]

[...].2.1918, questo giorno è stato scelto per commemorarne annualmente la fondazione.

Leone Trotzkij, Commissario del popolo alla guerra e alla marina dal 10.3.1918 al gennaio 1925, fu il grande organizzatore dell’Armata Rossa. Dal volontariato si passò gradualmente al servizio militare obbligatorio, dapprima per le specializzazioni e poi per l’insieme dell’esercito. Già nel corso della guerra civile e della lotta contro l’intervento straniero, l’A.R. raggiunse i 6 milioni di uomini. Successivamente essa andò rafforzandosi fino a costituire quel potente baluardo contro il quale, nonostante gli iniziali successi, dovette infine cedere il colosso militare nazista.

II 30.6.1941, otto giorni dopo la proditoria

aggressione dell’esercito tedesco aM’Unione Sovietica, venne costituito il Comitato statale di difesa; il 19 luglio, nel momento in cui le armate tedesche penetravano profondamente in territorio sovietico, Stalin diventò Commissario del popolo per la difesa e, neH’agosto, Comandante supremo di tutte le forze armate dell’U.R.S.S.. B[...]

[...]i realizzò una collaborazione tra esercito e popolo così stretta e piena come quella che potè stabilirsi nell’Unione Sovietica, unico paese in Europa il cui governo, fin dai primi giorni del conflitto, chiamò il popolo alla lotta partigiana. I dirigenti dello Stato sovietico non nutrivano timori o riserve di nessun genere nei confronti dei partigiani in armi e ad essi accordarono sempre il massimo appoggio; fu anche creato un Comando unico per l’A.R. e per il movimento partigiano che, sotto ogni aspetto, venne pertanto considerato parte integrante dell'esercito.

Dopo la seconda guerra mondiale il nome di Armata Rossa è stato sostituito con quello di Armata Sovietica (Esercito Sovietico).

Bibliografia: tra le numerosissime opere riguardanti l'Armata Rossa e l'Armata Sovietica, particolarmente aggiornate e importanti sono le seguenti: Storia della Grande Guerra patriottica, Mosca; V.D. Sokolovskij, Soviet Military Strategy, New Jersey, 1963.

Armi, Le

In Italia i partigiani dovettero cominciare a combattere per lo più servendosi [...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol I (A-C), p. 31

Brano: Alfonsine

aereoplani, di motori per aviazione e di carri armati. La disciplina all’interno degli stabilimenti assunse carattere militare; le condizioni dei lavoratori si fecero sempre più dure e le agitazioni operaie, dapprima sporadiche, andarono gradualmente intensificandosi fino a sfociare negli scioperi del 25.3.1943. I primi operai milanesi a scendere in sciopero furono precisamente quelli della Pirelli, della Falck e della Ercole Marelli, seguiti da molte altre fabbriche. Nell’agosto 1943 i lavoratori dell’A.R. manifestarono per la pace insieme a quelli degli altri stabilimenti e, nei giorni dell’8 settembre, molti di essi accorsero ad arruolarsi nelle file della Guardia Nazionale (v.). Dopo l'occupazione tedesca gli elementi più decisi si raccolsero nell’Ossola e nella Valtellina, costituendovi i quadri dirigenti di quelle formazioni partigiane.

L’Alfa Romeo e la Resistenza

La grande massa dei lavoratori rimasti in fabbrica dopo T8.9.1943 si diede a organizzare il sabotaggio della produzione bellica, la raccolta delle armi e dei mezzi per le formazioni partigiane; ad alimentare i Gruppi di Azione Patriottica (v.) della città e a partecipare agli scio* peri susseguitisi nei 18 mesi dell'occupazione nazista. In occasione del primo di questi scioperi, avvenuto il 13.12.1943, il generale delle

S.S. Paul Zimmermann, incaricato della repressione degli scioperi in Piemonte e in Lombardia, intervenne personalmente con minacce e lusinghe per indurre gli operai dell’A.R. a riprendere il lavoro: promise miglioramenti salariali, distribuzioni straordinarie di generi alimene tari e di vestiario, ma non ottenne alcun risultato. Altrettanto infruttuoso risultò il tentativo di intimidire gli operai, compiuto dal comandante della Brigata nera « Ettore Muti » Colombo, accorso con squadre di accoliti armati nei reparti deH’officina. Ne seguirono numerosi arresti e l'invio di lavoratori nei campi di sterminio in Germania. La vigilanza e la repressione dei fascisti furono particolarmente rigorose sotto la presidenza di Augusto De Marsànich (v.).

Al momento della Liberazione, lo stabilimento milanese dell'A.R. contava 8.400 tra operai e impiegati. Gli impianti e i magazzini furono salvati dalle ruberie dei nazisti in ritirata, grazie alla resistenza delle maestranze. A liberazione avvenuta, tutti i lavoratori si diedero all’opera di ricostruzione dell’azienda, cui

contribuirono anche i Consigli di gestione (v.).

P.Se.

Alfieri, Dino

N. a Bologna l'8.6.1886, m. a Milano il 2.1.1966; avvocato, gerarca fascista. Fondatore, nel 1910, del gruppo nazionalista milanese, fu interventista nella guerra 191518. Nel 1919 passò dal nazionalismo al fascismo, mantenendo le sue posizioni monarchiche. Eletto deputato nel 1921, nella lista del Partito fascista, fu rieletto nel 1924 e nel 1929; successivamente venne nominato Consigliere nazionale e, nell’agosto 1935, ministro per la Stampa e propaganda. Fu ambasciatore a Berlino dal 1941. al 1943.

Alla riunione del Gran Consiglio del fascismo, il 25.7.1943, D.A. votò l’ordine del giorno Grandi contro Mussolini e per questo venne condannato a morte in contumacia al processo di Verona (10.1.1944). Dopo la caduta del fascismo, s’era ritirato a vita privata.

Alfieri, Banda

Brigata nera (v.) che prese il nome dal suo primo comandante, colonnello Alfieri, caduto in una imboscata dei [...]

[...]aganda. Fu ambasciatore a Berlino dal 1941. al 1943.

Alla riunione del Gran Consiglio del fascismo, il 25.7.1943, D.A. votò l’ordine del giorno Grandi contro Mussolini e per questo venne condannato a morte in contumacia al processo di Verona (10.1.1944). Dopo la caduta del fascismo, s’era ritirato a vita privata.

Alfieri, Banda

Brigata nera (v.) che prese il nome dal suo primo comandante, colonnello Alfieri, caduto in una imboscata dei partigiani. La banda A., il cui comando venne assunto dal colonnello Fiorentini, agiva in provincia di Pavia, con compiti di polizia politica, sotto il diretto controllo delle S.S. tedesche (Sicherheit Abteilung): essa veniva particolarmente impiegata per la cattura e l’uccisione di ostaggi, e per svolgere interrogatori con i più crudeli sistemi di tortura. Il quartier generale della banda, dapprima in Voghera, venne trasferito all’albergo Savoia, di Broni, mentre una sede staccata fu ospitata nel castello di Cicognola. Capeggiavano la banda, oltre il Fiorentini, il fascista Pier Alberto Pastorelli, il maresciallo tedesco Adolfo Àmet e certo Michelini, capo dell'Ufficio politico della Questura di Pavia, fra le più efferate azioni compiute dalla banda A., in breve volgere di tempo alla fine del 1944, si ricordano le seguenti: il 4.12.1944, fatta irruzione nel caffè Croce, a Castelletto di Branduzzo, i fascisti arrestarono Sandro Cesarini, Candido Savi, Francesco Bernini e, dopo averli ferocemente seviziati, li massacrarono, abbandonando i loro cadaveri sulla strada. Il 12 dicembre, sempre a Castelletto, vennero catturati i patrioti Celso Civardi, Giuseppe Barbieri, Battista Longhi: il

Civardi fu ucciso mentre tentava di fuggire dal camion che lo trasportava; il Barbieri e il Longo, portati a Cicognola, vennero torturati e infine gettati nel pozzo del castello.

Il 17 dicembre, i brigatisti neri irruppero nella osteria della Ca’ Bianca a Montù Beccaria; vi misero al muro tutti i presenti, li spogliarono del denaro e degli orologi e infine, dopo aver ucciso sul posto Giuseppe Maggi, trassero prigionièri 12 uomini, tre dei quali {Nildo Magrotti, Carletto Montipiani e Giuseppe Quaroni) furono fucilati due giorni dopo a Cicognola. Il 30 dicembre, a Pietra tdei Giorgi, furono messi al muro e fucilati i fratelli Alberto e Angelo Vedasco. Il 31 dicembre, a Vallorsa, furono uccisi, nello stesso modo, Giuseppe Pusetti e Angiolino Paturenzi.

Alfonsine

Comune agricolo e industriale di circa 12.000 abitanti in provincia di Ravenna, a 16 km dal capoluogo. Già retta prima del fascismo da un’amministrazione socialista, Alfonsine divenne importante cèntro attivo di lotta contro la dittatura.

Il fascismo vi si organizzò solo nel luglio 1922 e le tessere che vi vennero distri[...]

[...]cembre, a Vallorsa, furono uccisi, nello stesso modo, Giuseppe Pusetti e Angiolino Paturenzi.

Alfonsine

Comune agricolo e industriale di circa 12.000 abitanti in provincia di Ravenna, a 16 km dal capoluogo. Già retta prima del fascismo da un’amministrazione socialista, Alfonsine divenne importante cèntro attivo di lotta contro la dittatura.

Il fascismo vi si organizzò solo nel luglio 1922 e le tessere che vi vennero distribuite non superarono mai il numero di 800 all’anno. Molti furono gli alfonsinesi condannati dal Tribunale speciale; altri emigrarono; alcuni accorsero a combattere nelle Brigate Internazionali in Spagna, e uno nella colonna « Rosselli ».

Nella Guerra di liberazione

Nel 1943 si costituì ad A., fra i. primi, un comitato di « Unione nazionale », al quale aderirono comunisti, anarchici, repubblicani e socialisti. Quando, più tardi, questo si trasformò in Comitato di liberazione nazionale, vi parteciparono anche i cattolici. Dopo I'8.9.1943 A. diventò uno dei più impegnati centri di Resistenza, per l'ampiezza assunta dalla adesione popolare e dall’organizzazione partigiana, per la continuità delle lotte e per la vasta mobilitazione delle masse femminili. Tra le azioni più importanti sono da ricordare: alla fine del luglio 1944, la manifestazione di 600 donne guidate da Seconda Margotti, per salvare dalla forca il. gappista Bolognesi caduto in mano tedesca; il 2 agosto, l’altra manifestazione, diretta da Valeria Vochenhausen [Antonia), che vide scendere in piazza 1.300 popolane reclamanti la libera

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da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol I (A-C), p. 30

Brano: [...]pur accettando formalmente il proclama di A., ne dava un’interpretazione addirittura capovolta: « È opinione di questo Comando — dice tra l’altro la direttiva — che si debba reagire nel modo più fermo alle interpretazioni pessimistiche e disfattiste che da alcuni sono state date alle istruzioni del generale Alexander. Esse non significano affatto un rinvio di ogni prospettiva insurrezionale a dopo l'inverno; esse non significano che si debba passare alla smobilitazione delle forze partigiane. Le istruzioni dicono testualmente: ” La campagna estiva è finita: ha inizio la campagna invernale ”, dove ” campagna invernale ” non può certamente significare "stasi invernale”. Basta questo rilievo per persuaderci che è fuori posto ogni interpretazione la quale significhi che non sono da attendersi avvenimenti militari decisivi prima di tre o quattro mesi ». E più avanti: « Sul piano tattico, poi, le istruzioni di Alexander, constatato che ” il sopravvenire della pioggia e del fango inevitabilmente significa un rallentamento del ritmo della battaglia ” per le forze alleate in Italia, dicono ai patrioti: ” Cesserete per il momento operazioni organizzate su larga scala Anche qui non si afferma, né per gli eserciti alleati né per le forze partigiane, che si deve cessare la battaglia; si dice soltanto che per gli eserciti alleati si avrà un rallentamento e che, per il momento, i partigiani devono cessare non ogni operazione ma solamente operazioni organizzate su larga scala, il cui successo cioè fosse necessariamente legato al rapido sviluppo della battaglia alleata ».

C.D.S.

Alfa Romeo

La Società Ing. Nicola Romeo & C. fu costituita a Milano il 3.2.1918 (solo nel marzo 1939 assumerà il nome e il marchio di « Alfa Romeo »), con un capitale di 30.000.000 di lire, pochi mesi dopo aumentato a 50.000.000. Sviluppatasi rapidamente con la produzione bellica, senza tener conto del fatto che il conflitto sarebbe terminato a breve scadenza, fin daH'inizio del 1919 venne a trovarsi, come altre industrie italiane, in una situazione delicata, per la crisi dovuta al passaggio dell’economia nazionale dalla

produzione di guerra a quella di pa* ce.

Gli stabilimenti, originariamente attrezzati per produzione di costruzioni meccaniche di alta qualità e di leghe leggere di grande resistenza, e rapidamente trasformati per la costruzione di autocarri, motori di aviazione, eliche e materiale bellico vario, vennero a trovarsi improvvisamente in gravi difficoltà. Alla crisi congiunturale si aggiunsero le agitazioni provocate dal notevole aumento del costo della vita (triplicato dal 1913 al 1919), che spingeva gli operai reduci dal fronte a battersi per un adeguato aumento dei salari contro i grandi industriali i quali, durante la guerra, avevano realizzato enormi profitti.

L’occupazione delle fabbriche

Le lotte e le agitazioni susseguitesi nel corso del 1919 sfociarono, tra l’aprile e il settembre 1920, nella occupazione delle fabbriche (v.), in risposta al rifiuto da parte industriale di prendere in considerazione le richieste operaie.

Nei giorni 16 e 17 agosto il Congresso nazionale della F.I.O.M. aveva deciso all’unanimità di ricorrere all’ostruzionismo, anziché allo sciopero. Era convinzione generale che gli industriali sarebbero stati in grado di opporre una lunga resistenza, mentre gli operai non avrebbero avuto i mezzi per sostenere un’agitazione che si fosse prolungata per alcuni mesi. L’applicazione dell’ostruzionismo, accolto dapprima senza allarme dagli industriali, in breve tempo finì per suscitare le loro

preoccupazioni e una controffensiva: la scintilla partì da Milano, e precisamente dalla « Officine Nicola Romeo & C. ». La Società, che allora occupava 2.000 operai, in risposta all’ostruzionismo proclamò la serrata. Il Comitato centrale della F.l. O.M. dispose l’immediata occupazione dello stabilimento e, contemporaneamente, quella di 300 altre officine metallurgiche di Milano, invitando gli operai di tutta Italia a estendere l’occupazione a ogni fabbrica.

L’Alfa Romeo e il fascismo

Dopo la fine dell’occupazione delle fabbriche, seguita dall’ascesa al potere del fascismo, gli operai dell’A.R., pur restando tra le avanguardie più combattiv[...]

[...]2.000 operai, in risposta all’ostruzionismo proclamò la serrata. Il Comitato centrale della F.l. O.M. dispose l’immediata occupazione dello stabilimento e, contemporaneamente, quella di 300 altre officine metallurgiche di Milano, invitando gli operai di tutta Italia a estendere l’occupazione a ogni fabbrica.

L’Alfa Romeo e il fascismo

Dopo la fine dell’occupazione delle fabbriche, seguita dall’ascesa al potere del fascismo, gli operai dell’A.R., pur restando tra le avanguardie più combattive, seguirono la sorte degli altri lavoratori italiani; mentre l'azienda, generosamente sostenuta da finanziamenti statali, assunse dimensioni crescenti nella produzione di trattori, carri armati, automobili e aereoplani. All’inizio del 1933, con la creazione dell’I.R.I. (v.), l’A.R. entrò nel novero delle industrie controllate dallo Stato; allargò i suoi stabilimenti e ne creò dei nuovi, tra cui particolarmente importante quello di Pomigliano d’Arco, che sarà poi quasi completamente distrutto dai bombardamenti aerei nel corso della seconda guerra mondiale.

In concomitanza con le avventure militari del fascismo, l’azienda, che all’inizio del 1940 giunse a occupare

13.000 operai e 1.500 impiegati, fu adibita quasi esclusivamente alla produzione bellica, in particolare di

Partigiani dell'Alfa Romeo nei giorni della Liberazione

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Grazie ad un complesso algoritmo ideato in anni di riflessione epistemologica, scientifica e tecnica, dal termine A.R., nel sottoinsieme prescelto del corpus autorizzato è possible visualizzare il seguente gramma di relazioni strutturali (ma in ciroscrivibili corpora storicamente determinati: non ce ne voglia l'autore dell'edizione critica del CLG di Saussure se azzardiamo per lo strumento un orizzonte ad uso semantico verso uno storicismo μετ´ἐπιστήμης...). I termini sono ordinati secondo somma della distanza con il termine prescelto e secondo peculiarità del termine, diagnosticando una basilare mappa delle associazioni di idee (associazione di ciò che l'algoritmo isola come segmenti - fissi se frequenti - di sintagmi stimabili come nomi) di una data cultura (in questa sede intesa riduttivamente come corpus di testi storicamente determinabili); nei prossimi mesi saranno sviluppati strumenti di comparazione booleana di insiemi di corpora circoscrivibili; applicazioni sul complessivo linguaggio storico naturale saranno altresì possibili.
<---fascismo <---Alfa Romeo <---Bibliografia <---Comitato centrale <---S.S. <---Storia <---comunista <---fascista <---fascisti <---italiana <---nazista <---nazisti <---Adami Rossi <---Alfredo Frassati <---Armata Rossa degli Operai <---Armata Sovietica <---Augusto De Marsànich <---Bianca a Montù Beccaria <---Brigata G <---Brigata G A P <---C.D.S. <---C.L.N. <---C.V.L <---C.V.L. <---Carmine Massarelli <---Castelletto di Branduzzo <---Comitato del Fronte Nazionale <---Comitato del Fronte Nazionale di Torino <---Consigli di gestione <---D.A. <---Esercito Rosso <---Ettore Muti <---F.A. <---F.D. <---F.I.O.M. <---Francesco Bernini <---Franco Malagoli <---G.A.P. <---Gazzetta del Popolo <---Giuseppe Maggi <---Giuseppe Quaroni <---Gruppi di Azione Patriottica <---I.R.I. <---Il maggiore Johnson <---In segno di protesta <---Istituto Nazionale <---Luciano Scovazzo <---Luigi Longo <---O.M. <---Officine Nicola Romeo <---Partito comunista <---Peloritana II <---Pier Alberto Pastorelli <---Porta San Paolo <---Questura di Pavia <---Repubblica dei Soviet <---Resistenza a Firenze <---S.A.P. <---San Marco <---San Marco Ci <---San Paolo <---San Potito Ultra <---Scienze <---Scienze economiche <---Seconda Internazionale <---Società Ing <---Soviet Military Strategy <---Storia del Movimento di Liberazione <---U.S.A. <---Unione nazionale <---V.D. <---Valeria Vochenhausen <---Victor Adler <---Vittorio Emanuele <---Vittorio Emanuele II <---antifascista <---antifascisti <---antimilitarista <---brigatisti <---capitalisti <---carrista <---collaborazionismo <---comunisti <---dell'Alfa <---dell'Ufficio <---diane <---disfattiste <---gappista <---interventista <---italiane <---italiani <---italiano <---lista <---militarismo <---nazifascisti <---nazionalismo <---nazionalista <---ostruzionismo <---socialista <---socialisti <---struzionismo <---zariste