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da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol VI (T-Z e appendice), p. 658

Brano: Appendice

Formazione S.A.P. di Bologna durante la liberazione della città aprile 1945)

certamente il Triumvirato deH’EmiliaRomagna che, I’8.7.1944, formalizzò la nuova direttiva in un documento inviato a tutti i Comitati federali del P.C.I. della regione.

Nella circolare, sotto il titolo Organizzazione delle Squadre di Azione Patriottica (S. A.P.), si davano dettagliate istruzioni: « Nell’attuale fase di sviluppo del movimento insurrezionale è assolutamente necessario e urgente che il movimento delle squadre armate, che tanto impetuosamente si è venuto sviluppando in queste ultime settimane nella nostra Regione, acquisti una maggiore organicità e trovi quell'assetto e quella struttura militare che, disciplinandone le forme di organizzazione, ne aumenti l’efficienza bellica e ne faccia un potente strumento per la vittoria dell’insurrezione popolare. Le S.A.P. costituiscono l'organizzazione armata dei patrioti che intendono, nei luoghi [...]

[...] del movimento insurrezionale è assolutamente necessario e urgente che il movimento delle squadre armate, che tanto impetuosamente si è venuto sviluppando in queste ultime settimane nella nostra Regione, acquisti una maggiore organicità e trovi quell'assetto e quella struttura militare che, disciplinandone le forme di organizzazione, ne aumenti l’efficienza bellica e ne faccia un potente strumento per la vittoria dell’insurrezione popolare. Le S.A.P. costituiscono l'organizzazione armata dei patrioti che intendono, nei luoghi di lavoro e di abitazione, unirsi e combattere con le armi per difendere i lavoratori e la popolazione contro le violenze nazifasciste e per colpire e distruggere con ogni mezzo l’oppressore tedesco ed i suoi servi fascisti.

Organizzazione popolare armata di massa, le S.A.P. costituiscono la riserva ausiliaria territoriale delle Brigate d’Assalto Garibaldi e delle Brigate G.A.P.. Le S.A.P. preparano, fiancheggiano ed aiutano in ogni modo l’azione delle formazioni partigiane e dei G.A.P.. Esse preparano ed educano all’azione nuove reclute per i G.A.P. e ne formano come una leva preparatoria. Le S.A.P. organizzano l’apporto armato delle grandi masse popolari al l'insurrezione nazionale contro l’oppressore. Le S.A.P. sono formate sui luoghi stessi dove i loro componenti lavorano ed abitano. Nelle officine come S.A.P. operaie, nei villaggi come S.A.P., contadine, tra i giovani come S.A.P. giovanili, nei quartieri popolari come S.A.P. di quartiere: nella più grande varietà di modi e di forme le S.A.P. organizzano i patrioti sulla base stessa delle loro normali occupazioni. In questo le S.A.P. si differenziano dalle formazioni partigiane e dai

G.A.P. dove i combattenti, abbandonato il lavoro e la famiglia, vivono permanentemente inquadrati.

Le S.A.P. sono un'organizzazione unitaria di massa. Possono fare parte delle Squadre di azione patriottica uomini di tutte le correnti politiche e di ogni tede religiosa, purché siano disposti a lottare con le armi contro i tedeschi e i fascisti. I componenti della S.A.P. continuano a fare parte delle rispettive organizzazioni di partito e a svolgere la loro attività politica di massa.

I componenti della S.A.P. devono impegnarsi ad ubbidire militarmente, senza discussioni, agli ordini ricevuti dai superiori comandi ed a rispettare nella loro attività la disciplina militare.

Le S.A.P. sono organizzate sopra una base territoriale. In ogni provincia è costituito un Comando provinciale della S.A.P.. Questo Comando è in collegamento permanente con la Delegazione regionale del Comando delle Brigate Garibaldi e da questa riceve istruzioni ed ordini per l'attività delle S.A.P. ed a questa rimette un rapporto sulle azioni svolte e sullo sviluppo organizzativo raggiunto, in questo modo viene assicurato il coordinamento dell’azione delle S.A.P. con quella dei G.A.P. e con quella delle Brigate d’Assalto. [...] Una squadra è normalmente composta di 15 combattenti, divisi in tre nuclei di 5.

[...] Nella situazione attuale la campagna offre il terreno più adatto per lo sviluppo delle S.A.P.. Le città e le officine della nostra regione si vanno vuotando, perché gli operai non vogliono farsi prendere ed essere inviati in Germania. [...] Nella campagna la minaccia di atti di saccheggio, di banditismo da parte dei tedeschi in ritirata si fa sempre più grave e gli elementi più attivi, contadini e cittadini rifugiati, si vanno organizzando per resistere con le armi e difendere la vita e la libertà, l’onore delle donne, i beni e il bestiame. È su questo terreno che le S.A.P. si sono venute maggiormente sviluppando, ed è in questa direzione che deve essere compiuto il massimo sforzo org[...]

[...]stra regione si vanno vuotando, perché gli operai non vogliono farsi prendere ed essere inviati in Germania. [...] Nella campagna la minaccia di atti di saccheggio, di banditismo da parte dei tedeschi in ritirata si fa sempre più grave e gli elementi più attivi, contadini e cittadini rifugiati, si vanno organizzando per resistere con le armi e difendere la vita e la libertà, l’onore delle donne, i beni e il bestiame. È su questo terreno che le S.A.P. si sono venute maggiormente sviluppando, ed è in questa direzione che deve essere compiuto il massimo sforzo organizzativo. [...]

II campo di azione delle S.A.P è vastissimo: dalla difesa collettiva armata contro i soprusi e le violenze tedesche e fasciste per impedire la requisizione di grano, degli altri prodotti agricoli e del bestiame ed i furti delle masserie ecc.; ad una azione costante di sabotaggio delle vie di comunicazione (semina di chiodi a quattro punte, sbullonamento delle rotaie ferroviarie, diroccamento delle strade e dei ponti, ostruzione delle strade con macigni e tronchi[...]

[...]camento delle strade e dei ponti, ostruzione delle strade con macigni e tronchi d'albero, taglio dei fili telegrafici e telefonici); alla soppressione dei tedeschi e dei fascisti, alle imboscate contro automezzi nemici ecc.. Compito delle squadre d'azione è quello di assicurare la protezione delle manifestazioni popolari di massa e di sviluppare forme audaci di propaganda e di mobilitazione delle masse per la battaglia insurrezionale. [...] Le S.A.P. non devono compiere azioni di espropriazione, anche dirette contro nemici del popolo. Dette azioni devono essere riservate a speciali formazioni, che diano la massima garanzia di disciplina e di controllo”. (Da Guerrino Franzini, Storia della Resistenza reggiana, edito a cura dell’A.N.P.I. di Reggio Emilia, pagg. 807809).

Favorito anche dall’andamento delle operazioni belliche nell’Italia centra

Formazione S.A.P. in una città del Nord liberata (aprile 1945)

le, lo sviluppo delle S.A.P. fu notevole nel corso dell’estate 1944.

Se “l’Unità” clandestina del 25.7.1944 annunciava: « In Emilia il movimento delle squadre ha assunto un carattere così attivo e di massa che si è passati alla costituzione in ogni provincia di una Brigata Garibaldi S.A.P. », la “La nostra lotta” del 5.8.1944 si poteva leggere che, a Firenze, « le Squadre d'azione patriottica (S.A.P.) si sviluppano ogni giorno più. Quasi tutti i compagni sono inquadrati nelle squadre. La città e 'il circondario sono stati divisi in zone, ogni zona ha il suo Comando, le squadre sono raggruppate in plotoni e compagnie e sono dirette dal Comando delle Brigate Garibaldi. Gli appartenenti alle squadre nella città e nel circondario di Firenze ammontano a venticinquemila. Poi vi sono delle squadre organizzate dagli altri partiti antifascisti che inquadrano altri diecimila uomini ».

Meno rilevante fu nell’estate lo sviluppo numerico e operativo delle S.A.P. delle altre regioni, ma “l'Unità” delI'8.10.1944 (Edizione dell'Italia Settentrionale) per la Lombardia riportava: « La periferia nord di Milano e soprattutto la zona da Legnano e Gallarate a quella attorno a Monza, sono diventate vere e proprie zone di guerra, dove le imboscate si succedono alle imboscate, centinaia di operazioni di guerriglia, dalle occupazioni di villaggi come Arsago e Busserò al disarmo di centinaia di nazifascisti e di “repubblichini” al sabotaggio delle linee ferroviarie al sistematico castigo di spie e di traditori affermano l’esistenza e la combattività delle nuove Br[...]

[...]da Legnano e Gallarate a quella attorno a Monza, sono diventate vere e proprie zone di guerra, dove le imboscate si succedono alle imboscate, centinaia di operazioni di guerriglia, dalle occupazioni di villaggi come Arsago e Busserò al disarmo di centinaia di nazifascisti e di “repubblichini” al sabotaggio delle linee ferroviarie al sistematico castigo di spie e di traditori affermano l’esistenza e la combattività delle nuove Brigate Garibaldi S.A.P.. Dopo Pavia e Mantova anche la provincia di Cremona vede la guerriglia penetrare nel feudo di Farinacci, sono i distaccamenti S.A.P. garibaldini che disarmano il nemico, che attaccano le pattuglie isolate, che castigano chi lo serve ». Pochi giorni prima lo stesso organo del P.C.I. aveva dato notizia dei grandi successi ottenuti dalle S.A.P. nelle campagne romagnole, con un lungo articolo che tra l’altro diceva: « Il movimento delle S.A.P.

658



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol VI (T-Z e appendice), p. 657

Brano: Appendice

la organizzazione sindacale unitaria

(27.8.1944), al cui interno si costituirono in “Comitato della sinistra sindacale” che però ebbe breve vita. Dopo alcuni anni di disimpegno politico, nel 1948 il Russo aderì al Partito socialdemocratico nato dalla scissione del P.S.I. capeggiata da Saragat, e cercò di organizzare a Napoli una corrente di sinistra di questa nuova formazione. Fallito anche questo obiettivo, scomparve di fatto dalla scena politica.

G.Cap.

Satina, Giovanni

N. a Nuoro il 19.8.1877, m. a Roma il 24.6.1950; professore di scuola media.

Figlio di un magistrato, si laureò in Lettere a Messina e insegnò Storia negli istituti tecnici. Militante socialista a Napoli dagli anni precedenti la Prima guerra mondiale, si avvicinò ad Amadeo Bordiga, divenendo uno dei responsabili di redazione del settimanale “Il Soviet”. Nel 1921 aderì al Partito comunista, occupandosi in particolar modo della “questione agraria”, di cui fu uno dei più brillanti teorici.

Arrestato nel febbraio 1923, nello stesso anno si dimise dal P.C.d’I. per dedicarsi esclusivamente ail’insegnamento, alla produzione di testi scolastici e alle traduzioni di autori marxisti per la casa editrice fiorentina “La Nuova Italia”.

S.A.P.

Squadre di azione patriottica. Organizzazioni armat[...]

[...]o uno dei responsabili di redazione del settimanale “Il Soviet”. Nel 1921 aderì al Partito comunista, occupandosi in particolar modo della “questione agraria”, di cui fu uno dei più brillanti teorici.

Arrestato nel febbraio 1923, nello stesso anno si dimise dal P.C.d’I. per dedicarsi esclusivamente ail’insegnamento, alla produzione di testi scolastici e alle traduzioni di autori marxisti per la casa editrice fiorentina “La Nuova Italia”.

S.A.P.

Squadre di azione patriottica. Organizzazioni armate costituite in Italia nell’estate 1944 e operanti durante la Guerra di liberazione a fianco delle altre strutture militari della Resistenza (Brigate partigiane, G. A.P., ecc.).

Il 25.8.1944 sull’organo del P.C.I. “La nostra lotta”, il comandante delle Brigate d’assalto Garibaldi Luigi Longo scriveva; « Se vogliamo estendere la guerriglia partigiana e l’insurrezione alle campagne e alle città vi dobbiamo estendere anche l'organizzazione militare. I G.A.P. sono stati i piccoli gruppi di punta di cui parla Ercoli; bisogna ora che intervengano nella lotta anche le grandi masse. Sono le Squadre di Azione Patriottica, le S.A.P., che devono realizzare questo progresso, appoggiate dalla grande massa della popolazione. Brigate di G.A.P.,

Brigate di S.A.P., Brigate di Partigiani: ecco i tre tipi della nostra organizzazione militare, le tre specializzazioni, le tre “armi” dell’insurrezione vittoriosa ».

Citando “Ercoli”, Longo si riferiva a Paimiro Togliatti (v.) che più di due mesi e mezzo prima, da Napoli, aveva esplicitamente criticato l'impostazione data dalla Direzione comunista dell 'Alta Italia al movimento di lotta partigiana, accompagnando alle critiche alcune "istruzioni”, tra cui la seguente: « 6) Per il successo di azioni militari più vaste e dell'insurrezione stessa è indispensabile che facciate entrare in azione le masse, con azioni preparate ed organizzate delle forze opportune (manifestazioni di strada, sciopero generale ecc.). Non è mai ammissibile che esista una situazione in cui solo piccoli gruppi sono attivi e grandi masse aspettano senza intervenire nella lotta. Ponete t[...]

[...]ioni di tipo militare non erano invero mancati nei mesi precedenti al giugno 1944: “squadre di difesa operaia” erano sorte, numerose e agguerrite, per esempio nelle fabbriche di Sesto San Giovanni (v.) dopo i grandi scioperi del marzo, mentre nelle campagne di Ravenna (v.) erano state promosse “squadre armate operaie” e i contadini, da parte loro, in quasi tutta l’EmiliaRomagna avevano creato squadre e comitati di villaggio per difendersi dalle rapine nazifasciste. Manifestazioni di donne, protette

da patrioti armati o gappisti, si erano avute a Roma (v.) e a Bondeno (v.), come pure in altre località, per non parlare delle combattive manifestazioni dei movimenti di massa armati esplosi fin dalla fine di settembre a Napoli (v.) e in altre province della Campania, nell’ottobre a Borgosesia (v.), in dicembre a Cascia (v.), ai primi di marzo ad Abbadia S. Salvatore (v. Amiata) e nell’aprile a Monticchiello (v.), per ricordare solo gli episodi più famosi. Ma il problema era di trasformare rapidamente (cioè prima che arrivassero gli eserciti alleati) le manifestazioni spontanee di rivolta popolare in un vero e proprio movimento preinsurrezionale e insurrezionale, guidato dal Partito comunista come era la lotta armata condotta dalle Brigate partigiane e dai G.A.P.. In altri termini, si trattava di dare al movimento popolare una impronta politica corrispondente alla linea “unitaria” del P.C.I. e di assicurare a questo partito un'egemonia, sia nei confronti delle altre forze antifasciste che delle masse. Basandosi sull'esperienza delle iniziative locali registrate fino a quei momento, dopo il richiamo di Togliatti il Comando generale delle Brigate Garibaldi impartì quindi ai Triumvirati insurrezionali dell’Italia centrosettentrionale lordine di incanalare in un preciso schema organizzativo il potenziale di lotta emergente nelle fabbriche, nei centri abit[...]

[...]i confronti delle altre forze antifasciste che delle masse. Basandosi sull'esperienza delle iniziative locali registrate fino a quei momento, dopo il richiamo di Togliatti il Comando generale delle Brigate Garibaldi impartì quindi ai Triumvirati insurrezionali dell’Italia centrosettentrionale lordine di incanalare in un preciso schema organizzativo il potenziale di lotta emergente nelle fabbriche, nei centri abitati e nelle campagne. Ciò avvenne appunto costituendo in ogni provincia le S.A.P., ben distinte dalle Brigate partigiane (v. Brigata) e dai G.A.P. (v.).

Fra i primi a mettersi in moto fu

Un gruppo di sappisti nei giorni della battaglia per la liberazione di Firenze (agosto 1944)

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da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol V (R-S), p. 494

Brano: [...] e Pietro Mercante) .

I 45 giorni del governo Badoglio

Dopo le manifestazioni di giubilo seguite alla caduta del fascismo si procedette ad espellere dalle aziende sestesi le spie e gli aguzzini fascisti: alla sola Breda, circa 300 dipendenti furono costretti a lasciare la fabbrica.

Nella prima settimana di agosto del

1943 si procedette alla elezione delle Commissioni interne, nelle quali risultarono eletti tecnici, operai e impiegati appartenenti a tutti i partiti antifascisti. I lavoratori della Ercole Marelli e della Breda elessero come loro rappresentanti anche membri della Direzione tecnica aziendale, noti per il loro antifascismo e apprezzati per la loro dirittura morale.

Presso il Dopolavoro Breda venne costituito un comitato unitario politico e sindacale ufficioso, molto ampio, di cui vennero chiamati a far parte: l’ingegnere Umberto Fogagnolo (v.) del P.d.A. e Aurelio Brasca del P.C.I., membri della C.l. Ercole Marelli; Umberto fìecalcati (v.), ex deputato socialista e operaio delle Argenterie Broggi; Mario Asti ed Enrico Recalcati, democristiani; Virgilio Seveso, Carlo Benaglia, Mario Lorenzi, tutti comunisti della Falck; Antonio Roglio, Mario Finetti, Eugenio Mascetti ed Ettore Gobbi del P.C.I.; Arnaldo Prina, Leon[...]

[...]e future) e divenne méta di delegazioni di altre fabbriche milanesi per scambi di idee e consigli. Da questo stesso Comitato nascerà, nel gennaio 1944, il C.L.N. cittadino di Sesto, uno dei primi dell’Italia settentrionale.

I quarantacinque giorni del governo Badoglio furono costellati da imponenti scioperi: il 16 agosto, alla Pirelli, durante uno sciopero per la pace e contro il rientro in fabbrica dei fascisti, la truppa con un carro armato aprì il fuoco contro i lavoratori, ferendo molto gravemente un’operaia. Alla fine di agosto, dopo ripetute manifestazioni, vennero liberati i detenuti politici antifascisti che, a Sesto San Giovanni, erano decine.

L'8 settembre

II 9.9.1943, nel clima di preoccupazione e incertezza seguito all’annuncio dell’armistizio, una delegazione guidata da Giulio Casiraghi si presentò al comandante della Divisione di fanteria “Cosseria” di stanza a Sesto San Giovanni, chiedendo armi per combattere i tedeschi e difendere le fabbriche. Il generale rifiutò, accampando il pretesto della mancanza di ordini[...]

[...]e fabbriche, invitarono allora i lavoratori ad aderire alla Guardia Nazionale (v.) che si stava cercando di organizzare a Milano. Fallito anche questo tentativo a causa dell’ambiguità del generale Ruggero, comandante della Zona Militare, un gruppo di circa 300 operai della Breda si impossessò delle armi esistenti presso l’esposizione permanente dell’azienda e, a bordo di camion, si portò a Como per unirsi agli operai óeWlsotta Fraschini e della Caproni là confluiti per dare vita a una formazione armata in grado di fronteggiare eventuali attacchi tedeschi. Ma, dopo aver inutilmente atteso che maturassero decisioni in tal senso, al gruppo non rimase che rientrare a Sesto.

Il 10 settembre i tedeschi istituirono prontamente presìdi per controllare la produzione bellica della Falck, della Breda, della Ercole Marelli, della Pirelli e della Magneti Marelli. I primi bandi emessi dal Comando tedesco intimarono la cessazione di ogni movimento non autorizzato, ma la popolazione reagì aiutando in varie forme i soldati sbandati e i prigionieri di[...]

[...]i, della Pirelli e della Magneti Marelli. I primi bandi emessi dal Comando tedesco intimarono la cessazione di ogni movimento non autorizzato, ma la popolazione reagì aiutando in varie forme i soldati sbandati e i prigionieri di guerra

alleati fuggiti dai campi di prigionia. Nelle fabbriche si cominciò inoltre a organizzare su vasta scala, sotto gli occhi dei tedeschi e con gravi rischi, anche il sabotaggio della produzione.

La lotta dei G.A.P.

Già alla fine di ottobre del 1943 i comunisti milanesi davano vita ai Gruppi di azione patriottica (v. G. A.P.), i cui primi aderenti furono reclutati fra i lavoratori delle fabbriche sestesi. Validio Mantovani [Ninetto) operaio della Pirelli Sapsa, Vito Antonio Lafratta [Toto) operaio della Falck e Carlo Camesasca (Barbisùn) operaio della Breda formarono il primo nucleo del Distaccamento “Gramsci", al quale furono poi affidate importanti azioni, come l’esecuzione del federale fascista Aldo Resega (12.12.1943). Della stessa formazione gappista entrarono a far parte, come collegatori, i fratelli Eliseo e Licinio Picardi, entrambi dipendenti della Falck, mentre Franco e Oliviero Conti della Pirelli e Angelo Ratti della V sezione Breda divennero commissari di distaccamento.

Nel febbraio 1944 la caserma del fascio di Sesto San Giovanni venne attaccata da gappisti appoggiati da un motocarro. L’azione fu condotta da lavoratori della V Breda e da una decina di gappisti del Distaccamento “5 Giornate”. Felice Lacerra, in contatto con elementi della Breda e infiltrato nella Guardia nazionale repubblicana, aprì il portone del covo fascista, nel quale i gappisti irruppero di sorpresa, sostenendo uno scontro a fuoco con i fascisti, uccidendone quattro e ferendone altri due. Felice Lacerra fu però arrestato, i gappisti vennero individuati e il G.A.P. distrutto: i suoi membri moriranno fucilati o in deportazione. Lacerra, rinchiuso nel campo di Fossoli (v.), sarà qui trucidato nell’agosto 1944.

Sesto San Giovanni: “il cancro della Lombardia"

Nei venti mesi di occupazione tedesca la grande concentrazione operaia del polo industriale sestese (salita a circa 50.000 lavoratori, ma secondo altre fonti a 65.000), costituita per lo più da pendolari provenienti dalla città di Milano, dalla Brianza milanese e comasca, dalle valli lecchesi e bergamasche nonché da altre zone della Lombardia, fece di Sesto un punto di riferimento di straordinari[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol V (R-S), p. 156

Brano: [...]r l'indipendenza africana. Nel 1963 sorse la Zimbawe Africari National Union [Z.A.N. U.) che, guidata da N. Sithole e R. Mugabe, si impegnò nella lotta armata contro il perdurante regime razzista, finché le autorità britanniche misero l’Unione fuori legge, arrestando circa 2.000 africani che ne facevano parte e i loro dirigenti, compreso Nkomo. Nel 1964 gli inglesi affidarono il governo della colonia a Smith, ma questi, dopo essersi assicurato l’appoggio, oltre che di tutti i bianchi, di alcuni africani retribalizzati secondo i canoni della costituzione razzista, proclamò unilateralmente l’indipendenza della Rhodesia del Sud dalla Corona britannica (11.11.1965).

La secessione di Smith non venne accettata dal governo di Londra (ma il premier laburista britannico Harold Wilson dichiarò: « Non useremo le armi ») e per risolvere il problema intervenne l’O.N.U.. Questa decise di applicare nei confronti della Rodhesia del Sud sanzioni economiche, ma di fatto tale decisione rimase poi senza conseguenze: non solo il Sudafrica (che aveva un particolare interesse a sostenere i secessionisti), ma anche numerosi paesi occidentali continuarono a mantenere con il governo di Smith scambi economici, comprese le forniture di armi.

Nel dicembre 1966 il governo sudrodhesiano dichiarò di uscire dal Commonwealth britannico. La dittatura di Smith non aveva tuttavia molte prospettive, dato l’isolamento politico internazionale in cui era venuta a trovarsi e data la vivace, crescente op[...]

[...]occidentali continuarono a mantenere con il governo di Smith scambi economici, comprese le forniture di armi.

Nel dicembre 1966 il governo sudrodhesiano dichiarò di uscire dal Commonwealth britannico. La dittatura di Smith non aveva tuttavia molte prospettive, dato l’isolamento politico internazionale in cui era venuta a trovarsi e data la vivace, crescente opposizione condotta all’interno del paese da parte degli africani organizzati nella Z.A.P.U. e nella Z.A.N.U.. Quando questi passarono a vere e proprie azioni di guerriglia, si impose ai razzisti bianchi una soluzione di compromesso che venne trovata con il sostegno degli Stati della cosiddetta FrontLine (Botswana, Zambia, Angola, Mozambico, Tanzania).

Convegno di Lancaster

Smith si dichiarò disposto a concludere un accordo interrazziale con gli africani moderati capeggiati da Muzerewa, ma questi non godeva di molto credito nel paese. Intervenne allora, per fare opera di mediazione, il premier sudafricano Vorster e, seguendo il consiglio del suo scaltro collega, nel 1974 Smith liberò dal carcere (dove era

no rinchiusi da quasi 10 anni) Nkome e Sithole. Dopo una serie di falliti tentativi di approccio che videro anche l’intervento del segretario di stato americano Kissinger, del nuovo premier britannico Callaghan e dei vari capi di stato africani (Kuanda, Nyerere, Machel, Neto) per indurre i leader della Z.A.P.U. e della Z.A.N.U. (unitisi nel Patriotic Front) a raggiungere un’intesa con Smith, si arrivò infine alla Conferenza di Lancaster (Londra, settembredicembre 1979). In tale sede fu deciso di trasformare anche la Rhodhesia del Sud in uno Stato indipendente e “multinazionale”, con istituzioni politiche formalmente rispettose, nelle rappresentanze, dei rapporti di forza quantitativi (20 seggi agli europei e 80 agli africani), purché non venisse intaccata la situazione economica esistente. Di fatto, questa si basa tuttora sulla segregazione razzista nella proprietà agraria (con tutta la terra produttiva in mano ai “bianchi”) e su rigorose garanzie per gli investimenti e le proprietà straniere nelle miniere, nelle fabbriche, nelle banche, nel commercio.

Nell’aprile 1980, con una solenne cerimonia, la Corona inglese riconosceva la sovranità dello Stato indipendente della Zimbawe (v.), con presidente della repubblica l’africano Banana.

Dopo quasi 100 anni di storia coloniale, i conquistatori della Rodhesia venivano così a trovarsi, nei due nuovi Stati di Zambia e Zimbawe, con il potere politico nominalmente riconosciuto agli africani, ma con la massima parte del potere economico ben saldo nelle loro mani, secondo i principi del neocolonialismo (v.).

H.Ja.

Ribbentrop, Joachim von

N. a Wesel (Germania) il 30.4.1893, m. a Norimberga il 16.10.[...]

[...]

Dopo quasi 100 anni di storia coloniale, i conquistatori della Rodhesia venivano così a trovarsi, nei due nuovi Stati di Zambia e Zimbawe, con il potere politico nominalmente riconosciuto agli africani, ma con la massima parte del potere economico ben saldo nelle loro mani, secondo i principi del neocolonialismo (v.).

H.Ja.

Ribbentrop, Joachim von

N. a Wesel (Germania) il 30.4.1893, m. a Norimberga il 16.10.1946; impiegato.

Tra i capi supremi del Terzo Reich, Ribbentrop fu l’unico che non provenisse dalle file dei nazisti della prima ora: aderì infatti alla N.S.D. A.P. soltanto nell'estate del 1932. Nato in una agiata famiglia renana (il padre era ufficiale dell'esercito prussiano e coltivava estese relazioni mondane), passò gli anni della giovinezza in Inghilterra, Canadà e Stati Uniti, iniziando nel suo soggiorno canadese l’attività di impiegato di banca e in altri settori del

commercio. Tornato in Germania al

lo scoppio della Prima guerra mondiale, si arruolò come volontario ed entrò nel servizio effettivo, ma dopo la sconfitta e la pace di Versailles abbandonò nel 1919 la carriera militare per protesta nazionalista e tornò all’attività commerciale[...]

[...]n Germania al

lo scoppio della Prima guerra mondiale, si arruolò come volontario ed entrò nel servizio effettivo, ma dopo la sconfitta e la pace di Versailles abbandonò nel 1919 la carriera militare per protesta nazionalista e tornò all’attività commerciale.

Fiduciario di Hitler

Accostatosi sempre più ai circoli della destra nazionalista e antiweimariana, venne a contatto con Hitler nel 1932 e gli fece ripetutamente da tramite nei suoi rapporti con von Papen, al quale era legato attraverso gli ambienti daffari e mondani della capitale del Reich. Entrato presto nella cerchia degli intimi di Hitler, dopo l’avvento al potere del nazismo venne utilizzato dal Fuhrer come consulente di politica estera e, per via delle relazioni personali che possedeva soprattutto nel mondo anglosassone, fu incaricato di missioni speciali all’estero: fu delegato alla trattativa per il disarmo nel 1934, inviato ripetutamente a Parigi e a Londra (dove nel giugno del 1935 sottoscrisse, tra l’altro, il patto navale anglotedesco), ambasciatore a Londra dall’autunno del 1936. In questo stesso anno fu firmatario del Patto Anticominterm (v.), nonché[...]

[...] il disarmo nel 1934, inviato ripetutamente a Parigi e a Londra (dove nel giugno del 1935 sottoscrisse, tra l’altro, il patto navale anglotedesco), ambasciatore a Londra dall’autunno del 1936. In questo stesso anno fu firmatario del Patto Anticominterm (v.), nonché delegato tedesco nel comitato per

il “non intervento” durante la guerra di Spagna.

Ministro degli esteri

Il 4.2.1938, alla vigilia della svolta della politica nazista verso l’aperta espansione territoriale, assunse la direzione della politica estera del Reich in sostituzione di von Neurath (v.). Personalità di mediocre levatura intellettuale e completamente succubo di Hitler, Ribbentrop ne sottoscrisse tutte le misure belliciste, mettendosi in evidenza soprattutto nella conclusione del Patto d’acciaio (v.) con l'Italia fascista, nella campagna contro la Polonia, nel Patto di non aggressione russotedesco (v.) del 1939 e nel Patto Tripartito con l’Italia e il Giappone del 1940.

La sua partecipazione alla preparazione della guerra di aggressione e

il ruolo di zela[...]

[...]direzione della politica estera del Reich in sostituzione di von Neurath (v.). Personalità di mediocre levatura intellettuale e completamente succubo di Hitler, Ribbentrop ne sottoscrisse tutte le misure belliciste, mettendosi in evidenza soprattutto nella conclusione del Patto d’acciaio (v.) con l'Italia fascista, nella campagna contro la Polonia, nel Patto di non aggressione russotedesco (v.) del 1939 e nel Patto Tripartito con l’Italia e il Giappone del 1940.

La sua partecipazione alla preparazione della guerra di aggressione e

il ruolo di zelante esecutore della politica di gerarchizzazione nazionale e razziale praticata dal Reich nazista nel quadro del Nuovo ordine europeo, ivi compresa la “soluzione finale” della questione ebraica, indussero le potenze della coalizione antinazista ad associarlo ai prin

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da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol I (A-C), p. 355

Brano: Breda, Società

rilievo della vecchia officina meccanica « Elvetia ». Si dedicò dapprima alla costruzione del materiale ferroviario mobile, sviluppando in seguito rapidamente gli altri rami della siderurgia e della meccanica. Nel 1900 la Breda aveva un capitale sociale di 8 milioni di lire, portato a 25 nel 1917, a 50 e poi a 100 nel 1918, a 156 nel 1929, a 250 nei 1939, a 750 milioni nel 1947. Già alla vigilia della prima guerra mondiale era uno dei più grandi complessi industriali italiani; le sue officine erano costituite da una serie di fabbricati coperti misuranti 400 mila mq e da un’area di 2.550.000 mq. Nei suoi stabilimenti, situati in gran parte a Sesto San Giovanni (Milano), vi lavoravano 6.000 operai e 700 tra ingegneri e impiegati.

La Breda e il fascismo

Durante la prima guerra mondiale l'azienda sviluppò la propria attività, [...]

[...] la prima guerra mondiale l'azienda sviluppò la propria attività, trasformò e potenziò i propri stabilimenti per poter produrre proiettili di ogni tipo, cannoni, carri armati; impiantò acciaierie con forni Martin, laminatoi, forni elettrici, fucine, proiettifici; ingrandì la fabbrica delle locomotive e dei vagoni ferroviari, creò cantieri aeronautici e navali, campi di aviazione, fabbriche di siluri.

La sua espansione suscitò l’interesse del capitale straniero e, negli anni che coincisero con la violenta ascesa al potere del fascismo, la Breda stipulò un accordo finanziario con la ditta americana Dillon Read & C., ricevendo un mutuo di 5 milioni di dollari, col quale rilevò e potenziò le Officine Romeo di Napoli, i Cantieri Riuniti, le Officine Savoia Marchetti; creò nuovi stabilimenti a Milano, Brescia, Venezia e Roma. Negli anni intorno al 1930, un terzo delle maestranze era occupato in una nuova attività: le armi portatili, e Mussolini definì allora la Breda « un preludio nella nuova storia d’Italia ». Doveva invece iniziare, proprio in quel periodo, la lotta dei lavoratori della Breda contro il fascismo, con il loro rifiuto di indire in fabbrica una sottoscrizione popolare richiesta dal governo fascista.

Verso la fine del 1930, contro il tentativo della direzione di ridurre le retribuzioni [...]

[...] une indirizzate a sfruttare le più piccole possibilità di attività « legale » esistenti all’interno della fabbrica;

Inserzione pubblicitaria della Breda in chiave fascista (dalla « illustrazione Italiana », annata 1940)

le altre condotte sotterraneamante, con obiettivi che andavano dalla solidarietà con i lavoratori colpiti dal fascismo sino all’organizzazione di agitazioni e scioperi a carattere economico, la cui ispirazione politica era appena velata. Il fascismo reagì con dure repressioni: all’inizio del 1939 si verificarono alla Breda i primi arresti in massa, circa un cen*maio di lavoratori furono carcerati e 2* deferiti al Tribunale speciale. L’organizzazione clandestina operaia della fabbrica subì in quell’occasione un grave colpo.

Con lo scoppio della guerra, la lotta contro il fascismo riprese vigore: apparvero i manifestini incitanti alla lotta, il Soccorso rosso riprese a funzionare, il Notiziario Breda stampato a cura della direzione venne boicottato; stampati clandestinamente, apparvero anche alcuni numeri de II domani, vecchio foglio socialista di Sesto San Giovanni che aveva cessato le pubblicazioni nel 1922. Più tardi, accanto al foglio socialista, circolarono clandestinamente r Unità, l’Avanti!, la Fabbrica, Rivoluzione socialista, VItalia libera e la Voce mazziniana. Nel corso degli scioperi del marzoaprile 1943 gli operai della Breda furono in prima linea, Autorità fasciste e direzione tentarono invano con ogni mezzo, dalle lusinghe alle minacce, di compiere tra essi opera di persuasione.

La Resistenza

Il 25 luglio 1943 trovò i lavoratori della Breda pronti all’azione: con una grande manifestazione di forza fecero riammettere nella fabbrica i compagni liberati dalle carceri e, il

9 settembre, inviarono una delegazione dal generale comandante la piazza di Milano, per chiedere di essere armati. Avutone un rifiuto, scovarono vecchie armi e vari gruppi si diedero ad attaccare i tedesch[...]

[...]zista, protetto da alcuni carri armati, si presentò all’entrata della fabbrica annunciando che avrebbe ricevuto una delegazione di operai per discutere le loro richieste. L’incontro fu aspro e i lavoratori ottennero scarsi risultati, all 'infuori della dimostrazione di forza per aver indotto gli occupanti tedeschi a trattare. Terminato lo sciopero, da quel momento, aH’interno della fabbrica, a fianco dei dirigenti dell’azienda, si insediarono i rappresentanti delle forze armate tedesche. Tale presenza accrebbe ancora di più la tensione; nelle diverse sezioni dello stabilimento la sistematica opera di sabotaggio della produzione venne intensificata. Dai diversi reparti, soprattutto della prima e della terza sezione, venivano quotidianamente nascoste armi nei sotterranei e nei rifugi antiaerei. Nella quinta sezione fu clandestinamente iniziata la costruzione di caricatori per mitra.

Nel dicembre 1943 gli operai della Breda, assieme a quelli di altre fabbriche milanesi, scesero nuovamente in sciopero e costituirono un Comitato di agitaz[...]

[...] venivano quotidianamente nascoste armi nei sotterranei e nei rifugi antiaerei. Nella quinta sezione fu clandestinamente iniziata la costruzione di caricatori per mitra.

Nel dicembre 1943 gli operai della Breda, assieme a quelli di altre fabbriche milanesi, scesero nuovamente in sciopero e costituirono un Comitato di agitazione che visse in permanenza, organizzando e dirigendo le lotte. Nella fabbrica furono organizzate le prime squadre di G. A.P. e di S.A.P..

La Breda fu alla testa nelle giornate dello sciopero generale del marzo

1944. In tale occasione, gruppi di militi delle Brigate nere e della « Muti » penetrarono negli stabilimenti minacciando di deportazione e di morte i lavoratori, ma questi non si lasciarono intimidire. La direzione decise la serrata e la sospensione del pagamento dei salari. Dopo una settimana di lotta il Comitato di agitazione clandestina decise la ripresa del lavoro, ma venne lanciato un volantino invitante i Ia

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da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol IV (N-Q), p. 107

Brano: Neuengamme

Il lager di Neuengamme

4.6.1940 e con finalità produttive, disponeva di un proprio raccordo ferroviario e di un canale che lo collegava all'Elba. Nel corso della sua esistenza il lager ospitò circa

100.000 deportati, di cui il 90% provenienti da paesi invasi, il 10% prigionieri politici tedeschi e il 10% detenuti per reati comuni. Tra questi ultimi venivano reclutati i kapò e i capiblocco.

Il campo principale conteneva da

12.000 a 16.000 deportati. Di questi, circa 2.000 furono costantemente adibiti a lavorare nella produzione di laterizi, mentre altri furono occupati nella costruzione della linea ferroviaria e nello scavo del canale di collegamento con l'Elba. Altri ancora lavoravano alla Metal Iwerk, alla Jasrum (fabbrica di vedette lancia e di torpediniere), alla D.A.W. (impresa di costruzioni), alla M.E.S.S.

A.P. (fabbrica di sistemi a orologeria per le bombe utilizzate nella difesa contraerea).

I kommandos esterni

Dal lager principale dipendevano 101 kommandos esterni, così distinti: AhlemHannover; Altegarde Helbe; Ahmud; Aurich; Aurigny (Alderney); BadSassendorf e Soest; Barkhausen (stabilimento Hammer, officine aeronautiche); Barskamp; Baubrigade I, II, V, XI. XII (squadre volanti); Beendorf (fabbrica sotterranea); Bergstedt; Boisenburg/Helbe (impresa Thompson); Brauschweig (acciaieria, intendenza militare, scuola delle S.S.); BremenBlumenthal (imprese Deschimag, Weser, Grofelingen); BremenFa[...]

[...]oncerie, fabbrica di tubi Valvo); Honwacht (aeronautica); Husum; Kaltenkirchen (base aerea); Kiel (kommando itinerante); Laasberg; Ladelung (scavo di trincee); Lengerich; Lerrbeck (stabilimento Hammer); Limmer; Fludwigslust; Lubbersdet (munizioni per l’aeronautica); Lujtenburg; MeppenVeersen (costruzioni); Minden (stabilimenti Hammer); Molln (segheria); Muhlenberg; lante); Neesen (fabbrica di cemento); Neuland; Neunkirchen; Nutzen; Osnanabruck; Papenburg; PopenbuttelSasel; Porta WestNeessen (cemento); Neustadt (squadra vofalica (stabilimenti Hammer); Salzgitter; Salzwedel (cavi metallici); Sandbostel; Sasel; Schandelah (raffineria di petrolio); Schwesing; Uelzen; Veersen; Vegesack; VerdenAller; Watenstedt (stabilimenti H. Goering); Wedel (lavori di fortificazione); Wilhelmshaven (impresa Phrix, marina da guerra); Wittenberg (impresa Phrix); Wobbelin; Wolfsburg (stabilimenti Volkswagen).

Molti di questi Kommandos esterni (le cui condizioni di esistenza erano a volte peggiori di quelle del campo centrale) erano costituiti da gruppi di [...]

[...]tire dal 1942, a comandare il campo di Neuengamme fu chiamato Max Pauly, un uomo particolarmente brutale che aveva fatto le sue prime esperienze nel lager di Stutthof, presso Danzica, allestito all’unico scopo di sterminare polacchi, russi ed ebrei. Il suo più stretto collaboratore era Anton Thumann, che aveva il controllo su vari settori e perpetrò in prima persona numerosi assassini, il vice di Thumann era Willy Dreiimann, non secondo ai suoi capi per sadismo: era per lui motivo di particolare soddisfazione fungere spesso da boia.

Secondo la testimonianza di Pauly, le guardie S.S. venivano reclutate, oltre che fra cittadini tedeschi, tra gli slovacchi e gli abitanti di Danzica. Nel novembre 1942 queste guardie erano circa 600, ma aumentarono fino ad arrivare, nell'aprile

1944, a circa 2.500 fra campo centrale e kommandos esterni.

Gli « esperimenti medici »

Dall’autunno del 1942 due medici, Alfred Trzebinski e Bruno Kitti, dovevano badare alla salute dei 1214 mila detenuti del campo, quanti risultavano nell’ultimo anno.

Il compito di questi due medici era in realtà solo quello di controllare quali detenuti fossero ancora capaci di dare forza lavoro, per eliminare nel modo più spiccio quelli che invece non erano più in grado di lavorare. Già prima dell’arrivo di questi medici, un inserviente di nome Bahr aveva chiuso 197 prigionieri russi in una cella

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da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol I (A-C), p. 211

Brano: B

Babini, Sauro

N. a Rocalceci (Ravenna), studente. Giovanissimo, fin dall’8.9.1943 partecipò alla Resistenza. Comandante di un battaglione dell’8a Brigata Garibaldi « Romagna », cadde in combattimento il 16.3.1944, nella zona di San Martino in Gattara (Forlì).

È stato decorato di medaglia d’argento al valor militare alla memoria, con la seguente motivazione: « Gappista giovanissimo, audace e intelligente. Comandante del G

A.P. di Ville Disunite. Studiò e realizzò azioni armate e di sabotaggio su vasta scala contro i tedeschi e i fascisti. Insofferente della vita sacrificata cui era costretto nel piano, volle salire a combattere il nemico a viso aperto, sulle montagne. Mentre stava raggiungendo la zona presidiata dall’8a Brigata Garibaldi ” Romagna ”, venne attaccato da preponderanti forze nazifasciste. Non esitò ad accettare combattimento. Stretto al fucile mitragliatore sostenne da solo e allo scoperto per oltre un’ora l'attacco nemico, permettendo ai compagni di ritirarsi finché, colpito al petto da una raffica dì mitra, s’alzò in piedi urlando: "Viva l’Italia, viva i partigiani! ” e cadde avvinghiato all’arma fedele, nella morte gloriosa ».

Bacci, Giovanni

Giornalista e uomo politico; n. a Beiforte all’lsauro (Pesaro) il 7.3. [...]

[...]di partito per dedicarsi al Parlamento, dove fu particolarmente attivo nella

commissione Esteri e dove pronunciò alcuni efficaci discorsi in difesa dei braccianti emiliani.

Segretario del partito, per breve tempo, al congresso di Milano (ottobre 1922) tenne la relazione della direzione, denunciando la collusione delle forze dello Stato con la montante marea fascista. Alle elezioni del 1924, nelle quali le forze di sinistra disunite si contrapposero al listone liberalfascista, ottenne un notevole successo personale, nonostante il clima di intimidazione e di terrorismo. La violenza fascista colpì la sua stessa famiglia e provocò la morte di un altro candidato suo amico, Antonio Piccinini, la cui figura G.B. non potè nemmeno commemorare a Montecitorio, ormai dominato dagli uomini di Mussolini. Lasciò la Camera con i deputati aventiniani e, con loro, il 9.11.1926, fu dichiarato decaduto dal mandato parlamentare. Ormai stanco e deluso si ritirò a Milano, dove morì meno di due anni dopo, mentre sul paese scendeva la tenebra del fascismo[...]



da Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza. Vol II (D-G), p. 200

Brano: [...] i servizi pubblici ottenuti. A questa presunzione egli aggiunge l'altra: che la ripartizione del carico fiscale avvenga in modo da arrecare il minimo sacrificio e la massima utilità alla collettività, sulla base del principio dell'uguaglianza.

[...]

Ma chi seguiva la vita politica e i dibattiti parlamentari nei quali cozzavano gli interessi contrastanti concreti della società italiana, ricordava le lotte sul macinato e vedeva la lotta intrapresa dalle masse popolari contro i ceti dirigenti e contro il fisco, non poteva nascondersi il fatto che nella determinazione delle spese pubbliche e nella distribuzione del carico fiscale entravano permanentemente come termini di giudizio elementi ben diversi dall'astratto calcolo economico di un buon pater familias, come pretendeva la idealizzazione della società fatta [...] dall'Einaudi. [...] Lo Stato non è e non appariva un buon pater fami lias quando scioglieva i.fasci siciliani e sparava a Milano, non appariva cioè un puro ente economico al disopra delle classi ». (A.P., Lezioni di scienza delle finanze e diritto finanziario, Roma, 1961).

Molto più duro il giudizio di Antonio Gramsci, che nel carcere di .Turi scriveva: « Gli articoli del!’Einaudi sulla crisi, ma specialmente quelli pubblicati nella " Riforma Sociale ” del gennaiofebbraio 1932, sono spesso delle arguzie da rammollito. Einaudi ristampa brani di economisti di un secolo fa e non si accorge che il mercato è cambiato, che i ” supposto che " non sono più quelli. La produzione internazionale si è sviluppata su tale scala e il mercato è talmente divenuto complesso, che certi ragionamenti appaiono [...]

[...]Turi scriveva: « Gli articoli del!’Einaudi sulla crisi, ma specialmente quelli pubblicati nella " Riforma Sociale ” del gennaiofebbraio 1932, sono spesso delle arguzie da rammollito. Einaudi ristampa brani di economisti di un secolo fa e non si accorge che il mercato è cambiato, che i ” supposto che " non sono più quelli. La produzione internazionale si è sviluppata su tale scala e il mercato è talmente divenuto complesso, che certi ragionamenti appaiono infantili, letteralmente. Forse che in questi anni non sono nate nuove industrie? Basta citare quella della seta artificiale e quella deM'alluminio. Ciò che dice Einaudi è genericamente giusto, perché significa che le crisi passate sono state superate: 1) allargando il circolo mondiale della produzione capitalistica: 2) elevando il

tenore di vita di determinati strati della popolazione o relativamente di tutti gli strati. Ma Einaudi non tiene conto che sempre più la vita economica si è venuta incardinando su una serie di produzioni di grande massa e queste sono in crisi: controllare questa crisi è impossibile appunto per la sua ampiezza e profondità, giunte a tale misura che la quantità diviene qualità, cioè crisi organica e non più di congiuntura. Einaudi fa ragionamenti appropriati per le crisi di congiuntura, perché vuol negare che esista una crisi organica, ma questa è " politica immediata ”, non analisi scientifica, è " volontà di credere ”, " medicina per le anime " e ancora esercitata in modo puerile e comico ». [Il materialismo storico e la filosofia di Benedetto Croce, Torino, 1949).

Opere principali di Luigi Einaudi: La Rendita mineraria, Torino, 1900; Studi sugli effetti delle imposte, ivi, 1902: La finanza sabauda all'aprirsi del secolo XVIII, ivi, 1908; Intorno al concetto di reddito imponibile e di un sistema di imposte sul reddito consumato, ivi[...]

[...]risi di congiuntura, perché vuol negare che esista una crisi organica, ma questa è " politica immediata ”, non analisi scientifica, è " volontà di credere ”, " medicina per le anime " e ancora esercitata in modo puerile e comico ». [Il materialismo storico e la filosofia di Benedetto Croce, Torino, 1949).

Opere principali di Luigi Einaudi: La Rendita mineraria, Torino, 1900; Studi sugli effetti delle imposte, ivi, 1902: La finanza sabauda all'aprirsi del secolo XVIII, ivi, 1908; Intorno al concetto di reddito imponibile e di un sistema di imposte sul reddito consumato, ivi, 1912; Osservazioni critiche intorno alla teoria dell’ammortamento delle imposte, ivi, 1919; Le lotte del lavoro, ivi, 1924; La terra e l’imposta, Milano, 1924; La guerra e il sistema tributario italiano, Bari, 1927; Contributo alla ricerca dell’ottima imposta, Milano, 1929; La condotta economica e gli effetti sociali della guerra italiana, Bari, 1933; Miti e paradossi della giustizia tributaria, 2a ed. Torino, 1940; Saggi sul risparmio e l’imposta, Torino, 1941; P[...]

[...]a edizione dei corsi delle lezioni universitarie con la completa bibliografia; Il sistema tributario italiano, 4a ed. Torino, 1939; Saggi, Torino, 1933; Nuovi saggi, Torino, 1937; Prediche inutili, Torino, 195659; Lo scrittoio del Presidente, Torino, 1959; Cronache economiche e politiche di un trentennio, Torino, 1959.

Einsatzgruppe

Gruppo d'azione. Durante la seconda guerra mondiale, speciale reparto militare tedesco composto di individui appositamente scelti e addestrati per portare a termine nel modo più rapido e con vari mezzi l'eliminazione fisica di migliaia di persone (uomini, donne e bambini). Ogni gruppo comprendeva circa 800 elementi inquadrati in commandos (Einsatzkommandos) e squadre [Teilkomrrjandos).

Origine

La creazione di unità specializzate composte esclusivamente di uccisori di esseri inermi, donne, bambini, fu uno dei frutti della mentalità nazista. Prima dell’invasione tedesca della Polonia (settembre 1939) si ebbe la riorganizzazione di tutte le forze di polizia del Reich: la polizia segreta di Stato (Gestapo), la polizia criminale e i servizi di sicurezza delle S.S. furon[...]

[...] bambini). Ogni gruppo comprendeva circa 800 elementi inquadrati in commandos (Einsatzkommandos) e squadre [Teilkomrrjandos).

Origine

La creazione di unità specializzate composte esclusivamente di uccisori di esseri inermi, donne, bambini, fu uno dei frutti della mentalità nazista. Prima dell’invasione tedesca della Polonia (settembre 1939) si ebbe la riorganizzazione di tutte le forze di polizia del Reich: la polizia segreta di Stato (Gestapo), la polizia criminale e i servizi di sicurezza delle S.S. furono messi

alle dipendenze di un unico Ufficio centrale di sicurezza del Reich (Reichs Sicherheits Hauptamt o R.S.H.A.) diretto da Reinhard Heydrich (v.), dipendente a sua volta dal capo della polizia del Reich Heinrich Himmler. Al R.S.H.A. vennero affidati, tra gli altri compiti, la « soluzione del problema ebraico » e quello più immediato di « bonificare » i territori della Polonia e in genere del fronte orientale destinati ad accogliere soltanto gente di «pura razza tedesca». L’esecuzione materiale di tale specifico compito fu affidata appunto agli Einsatzgruppen.

I gruppi furono costituiti con elementi scelti nelle file delle S.S., della Gestapo e degli altri servizi di sicurezza germanici. Ogni unità, forte di 800 uomini, comprendeva diversi Sonderkommandos (commandos speciali) divisi a loro volta in reparti minori (Teilkommandos), secondo un criterio di divisione delle diverse fasi di lavoro (rastrellamento delle vittime, spoliazione, uccisione, distruzione dei cadaveri ecc.). Potevano essere chiamati a far parte degli Einsatzgruppen anche collaboratori tratti dalle polizie locali, interpreti e criminali comuni, ai quali veniva promessa l’impunità in cambio dei servizi resi. Posti al seguito delle forze armate tedesche, ma operati[...]


Grazie ad un complesso algoritmo ideato in anni di riflessione epistemologica, scientifica e tecnica, dal termine A.P., nel sottoinsieme prescelto del corpus autorizzato è possible visualizzare il seguente gramma di relazioni strutturali (ma in ciroscrivibili corpora storicamente determinati: non ce ne voglia l'autore dell'edizione critica del CLG di Saussure se azzardiamo per lo strumento un orizzonte ad uso semantico verso uno storicismo μετ´ἐπιστήμης...). I termini sono ordinati secondo somma della distanza con il termine prescelto e secondo peculiarità del termine, diagnosticando una basilare mappa delle associazioni di idee (associazione di ciò che l'algoritmo isola come segmenti - fissi se frequenti - di sintagmi stimabili come nomi) di una data cultura (in questa sede intesa riduttivamente come corpus di testi storicamente determinabili); nei prossimi mesi saranno sviluppati strumenti di comparazione booleana di insiemi di corpora circoscrivibili; applicazioni sul complessivo linguaggio storico naturale saranno altresì possibili.
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