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tipologia: Citazione o Istanza descrittiva di Articoli o Parti di Opere Complesse; Id: 196+++


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Giovanni Boccaccio, Epistole - [1928: XII, 1363, lat. e volg.] A Francesco Nelli [breve lacerto del perduto latino datato «Venetiis II kalendas iulii», cui segue il lungo possibile volgarizzamento però datato «Vinegia adì 28 di giugno», laddove anche ad ipotizzare «II [ante] kalendas iulii» potrei interpretare anche come 29 giugno (seppure una ipotesi sulla primigenia di un volgare rispetto al latino potrebbe risultare improbabile e soprattutto alquanto atipica rispetto agli studii cinquecenteschi insino al Bembo, in quel momento il calendario a More veneto, latinizzante, imitativo di una non meglio precisata tradizione della Repubblica più latina che romana, era peculiare anche nei giorni del mese di giugno? si tratta di ambiguità in una normalizzazione fiorentina? l'ambiguità contribuisce ad una ipotesi di datazione del volgarizzamento? l'ambiguità contribuisce a comprendere la questione della lingua od ancor più in generale la sostanziale differenza della Repubblica etrusco romana fiorentinizzata rispetto al latino, il declino cinquecentesco del rinnovamento repubblicano nell'istanza di riforma egualitarista, il rifugio nell'erudizione accademica ante Lionardo Salviati in opposizione ai dottori veneziano-romani-neomedicei?) [nelle note del 1914 viene precisato che «il volgarizzamento è stato tramandato da una raccolta di epistole, dicerie ed altre minori composizioni volgari, messa insieme non si sa da chi, nel quinto decennio del secolo XV [...] il Riccardiano 1080 è oggi il più autorevole rappresentante della raccolta»] di cui incipit: «A me era animo d’avere taciuto; tu con la tua mordace epistola in parole mi commuovi.». L'explicit latino: «Caveat, et tu cave ne me in invectivas provoces: videbis quantum arte illa valeam plus quam credas. Lavisti me aqua fervida: ego autem non te, ut debuissem, rasi cultro dentato; sed quod minime factum est, ni tacueris, fiet in posterum. Vale.»]   


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