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tipologia: Analitici; Id: 1545803


Area del titolo e responsabilità
Tipologia Periodico
Titolo Mario Fanoli, Trieste da tre secoli pomo della discordia nell'Adriatico [sottotitolo: Dalla "patente" dell'imperatore d'Austria Carlo VI (1717) ad oggi: le vicende di una città situata in uno dei punti cruciali d'Europa, confluenza di moteplici e contrastanti interessi, luogo d'incontro di popoli diversi]
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Trascrizioni
Trascrizione Non markup - automatica:
Il problema di Trieste e della Venezia Giulia non è questione di oggi. Si è commcinto a porre, in tutta la sua serietà, dopo la prima guerra mondiale, svaniti gli entusiasmi irredentistici, appassiti i fiori con i quali era stato accolto l’arrivo dei primi reparti di bersaglieri che ricongiungevano la città di ; 'Oberdan alla madrepatria. La con-; ferenza della pace a Versailles fu il primo teatro di lunghe e complesse discussioni, nelle quali sempre nuovi, più difficili problemi venivano a ostacolare una soluzione che si conciliasse con gli interessi, con le aspirazioni nazionali (esasperate da troppe avventure nazionalistiche) dei due Stati interessati alla questione: l’Italia e la Jugoslavia. E va ascritto a merito del personale politico dirigente dell’Italia di allora l’aver capito almeno nelle sue grandi linee l’essenza del problema, di aver con maggiore o minore e-nergia messo a tacere le fanfare della retorica nazionalistica, pur rafforzate dalle intemperanze, dannunziane, indirizzando i propri sforzi verso una soluzione di conciliazione, che trovò nel trattato di Rapallo del ^ conciliazióne, anche quando venisse- - ro fatti tacere, nella diatriba inter-J nazionale in corso su Trieste, quei motivi patriottardi che l'avvelenano - e quelle mene imperialistiche che si oppongono ad ogni soluzione. La prima condizione che, analizzando i vari elementi etnici ed economici, si pone ad ogni soluzione del problema triestino è la piena, *1 libera, amichevole accettazione di una comune soluzione da parte dei due Paesi interessati, Italia e Jugo-f slavia. • -, Cifre etniche Non c’è dubbio che la popolazione di Trieste e di quasi tutti i centri maggiori della Venezia Giulia è in grande prevalenza italiana. E non c'è ugualmente dubbio che le popolazioni rurali della regione sono in prevalenza slave. Sulla distribuzione etnica di Trieste la Jugoslavia, come è noto, ha sollevato l’obiezione che dal 1920 in poi, e in forma più oppressiva e violenta sotto il fasci-smossi è seguita, da parte italiana, una politica di snazionalizzazione 11 porto e la città dì Trieste nel 1700 (Da un dipinto conservato nella Cattedrale **>-* di San Giusto). 12 novembre 1920 la sua sanzione. della regione, che le popolazioni slo-Errori nei confronti del problema vene sono state costrette o ad assi-giuliano furono commessi anche dai r; miliarsi con il nucleo italiano o ad governi precedenti il fascismo, è emigrare nello Stato jugoslavo. E’ fuori dubbio, e valga per tutti ri- : innegabile che il fascismo ha con- cordare, a dimostrazione dell’ignoranza ch£ -il governo italiano aveva dei sentimenti e della lingua dei giuliani, il penoso episodio dei primi francobolli italiani introdotti nel- f la Venezia Giulia con stampigliatura in tedesco, quasi attribuendo a questa lingua parità di diffusione *; rispetto a quella italiana. Tuttavia l’aver adottato la linea politica che ha portato a Rapallo sta a dimostrare che qualche cosa si era capito e che ci si era messi sulla via giusta. dotto «un’opera siffatta in danno delle popolazioni slovene. Ma è pur vero che se ci riferiamo al censimento del 1910, attuato sotto l’amministrazione absburgica e quindi non sospetto per nessuno, si contavano nel comune di Trieste 142.100 italiani cui si aggiungevano 39.000 italiani non triestini, che portava la cifra a 181.000, 38.400 slavi e 9.600 tedeschi. Quali che siano state le modificazioni avvenute in seguito, queste cifre sono sufficienti a confermare la n - ' ' . - . -T italianità di Trieste. A questo punto ! Dal fascismo in poi pt jt però sorge il problema dei rapporti tra la città e il suo contado, tra i Il fascismo esasperò la situazione, ^ centri Urbani, che riproducono, sia con una politica di persecuzione ai Pure ui misura minore, i rapporti danni delle popolazioni slovene, g! constatati a Trieste, e i centri agri-Questo fece sì che, alla fine della £ mdispensabili alla vita delle seconda guerra mondiale, il proble- Cltta e abitati in grande maggoran-ma si presentasse in una forma acu- za da _ popolazioni slovene. E’ ovvio ta, tale da rappresentare uno dei gt <13linc^1Jts e ,una soluzione, la quale punti dolenti del capitolo, più tor- I S1 Prefigga lo scopo di raggiungere una precisa discriminazione in base alla situazione etnica è impossibile e che, in materia, è fatale arrivare ad un compromesso del quale nessuno dei due gruppi nazionali potrebbe dirsi integralmente soddisfatto. (1) Abba, G. C. Da Quarto al Volturno. Noterelle di uno dei Mille. Bologna. Zanichelli s. a. pp. 93-94. s (2) Messina, D'Anna, 1952. (3) Il Risorgimento, Torino, Einaudi, 1949, pag. 103. mentato dei rapporti internazionali . La questione di Trieste è statà portata poi ad un punto di estrema tensione dalle speculazioni politiche degli imperialisti inglesi e americani, per i quali la città è, ad un tempo, una base navale di prim’ordine e un possibile focolaio di crisi in- t > ternazionale, da far esplodere nel f ■*J «SpObuO 6C0I10IH1C0 momento considerato più opportu- a - no. Tuttavia non si può onestamente Consideriamo ora il problema non riconoscere che la questione triestino nei suo aspetti economici, triestina è tra le più irte di diffieol- Trieste e la Venezia Giulia hanno tà, che una soluzione ragionevole la loro fondamentale risorsa econo-di essa è ostacolata da una serie di mica nel porto. Brevi cenni sull’o-problemi contrastanti, di diffìcile rigine di esso ci possono dare una 'V ^ . XrwM visione abbastanza chiara di quale 1 sia lo « hinterland » del porto di Trieste e quali problemi sia necessario considerare e risolvere per assicurare ad esso quel volume di traffici che possa dare prosperità al- p la popolazione triestina e giuliana. ' Il porto di Trieste ha il suo atto di nascita, quale emporio internazionale di importanza europea, in una lettera patente dell’imperatore d’Austria Carlo VI del 2 giugno 1717, con la quale, in lotta contro la repubblica di Venezia, l’imperatore rimuoveva le norme restrittive poste alla navigazione internazionale dalla Repubblica di San Marco e « proclamava la libera navigazione nell’Adriatico, dichiarando questo mare aperto alle navi mercantili di ogni nazione, e sotto la sua alta protezione contro qualsiasi molestia od impedimento, <ìa chiunque venisse ». Chiunque si fosse opposto a queste disposizioni (e ì’allusionne a Venezia era chiarissima) sarebbe stato trattato dall’imperatore come un pirata. • Questa lettera patente e gli aiuti economici che l’impero absburgico forni alla città per la costruzione delle banchine del porto, confermano che Trieste si è affermata grande porto europeo per soddisfare le esigenze commerciali dei paesi del bacino danubiano, inglobati allora nell'impero austro-ungarico. E non è meno evidente che la sopravvivenza del grande porto di Trieste è legata alla sua possibilità di assolvere a tale funzione per la quale esso è sorto. E appare ugualmente chiaro che lo « hinterland » triestino non è nè l’Italia, nè la Jugoslavia, ma si estende sino a Vienna, Budapest e Praga. Il trattato di pace Il trattato di pace, pur con gli aspetti* negativi già noti, aveva il suo aspetto più positivo nella soluzione consistente nella creazione dello Stato» Libero. Nella impossibilità di trovare una soluzione che uscisse * da trattative dirette tra i due Paesi, la creazione del Territorio Libero Triestino offriva due fondamentali vantaggi : metteva in condizioni di- assoluta uguaglianza i gruppi nazionali abitanti la Venezia Giulia e metteva il porto di Trieste al riparo da ogni tentativo jugoslavo di. soffocarlo attraverso la concorrenza di una politica doganale favorevole al porto di Fiume. Perchè non è stata possibile l’applicazione del trattato di pace e si è incancrenita la situazione arrivando allo stato di tensione attuale? I fatti sono la migliore risposta. Il trattato di pace prevedeva la instaurazione di uno statuto permanente del territorio libero che a-vrebbe comportato l’allontanamento delle truppe straniere, inglesi, americane e jugoslave quattro mesi dopo la nomina di un governatore da parte del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Per impedire l’attuazione del trattato di pace e mantenere l’occupazione straniera della città. e del porto era sufficiente quindi bloccare la nomina di un governatore. Il governo sovietico propose alla carica di governatore del T.L.T., successivamente, lo svedese George Branting, il ministro della giustizia di Norvegia Vold, l’ambasciatore francese Dejan, I candidati sovietici furono bocciati senza ragioni plausibili dai governi occidentali. L’U.R.S.S. accettò anche di appoggiare tre candidature presentate da paesi occidentali, ma bastò l’appoggio sovietico per far naufragare anche queste ultime. Non occorrono altre prove della volontà anglo-americana di rendere permanente l’attuale situazione, che consente loro di mantenere a Trieste un corpo di occupazione, con una sqtiadra nava- ..ie_nel porto. _________ .. .......................... Nel frattempo il governo jugosla- Le prime due lettere dell'alfabeto contrassegnano le due .zone in cui il T. L. T. è praticamente spartito. L’applicazione del Trattato di Pace, mentre migliorerebbe le condizioni del Territorio Libero, aprirebbe una prospettiva più sicura per Ja realizzazione delle aspirazioni italiane, vo del maresciallo Tito veniva lasciato libero di annettersi la zona B del territorio libero, occupato dalle sue truppe in base allo statuto provvisorio. Quale compenso i tre •Paesi occidentali firmarono il 20 marzo 1948 quella dichiarazione tripartita, con la quale riconoscevano che la soluzione più accettabile del problema triestino era il ristabilimento della sovranità italiana su di esso. Poiché il 20 marzo, anche se la cosa non era ufficiale, non poteva essere ignota alle cancellerie occidentali la prossima denuncia del regime di Tito da parte dell’Ufficio di Informazioni dei Partiti Comunisti e la rottura della Jugoslavia con il fronte delle democrazie popolari, non ci dovrebbero essere dubbi che Inghilterra, Francia e Stati Uniti rilasciarono quella dichiarazione ben sapendo che non avrebbero messo un dito per tradurre in atto le promesse formulate nel documento, il cui solo scopo, oggi riconosciuto dalla stampa occidentale, era quello di aiutare la democrazia cristiana a vincere le elezioni politiche italiane. Richiamarci dunque, come ha fatto anche recentemente il Presidente del Consiglio, on. Pella, a tale di-vchiarazione tripartita, non significa altro che dare valore a un atto diplomatico che ne è completamente privo. Il plebiscito Il Governo italiano, come è noto, ha avanzato recentemente la proposta di' far precedere l’attuazione della dichiarazione tripartita da un plebiscito. Mentre gli « occidentali » non hanno nemmeno risposto, Tito ha già respinto risolutamente tale proposta. ÀI di fuori di ogni polemica vai la pena di porci una domanda. E’ la proposta dell’on. Pella tale da offrire la possibilità di una soluzione democratica, accettabile da tutti gli interessati e ispirata agli interessi permanenti dei triestini? La risposta è dubbia. E non può che essere dubbia dal momento che, stando al-, le attuali condizioni di fatto, un plebiscito accompagnato da tutte le indispensabili garanzie, non è possibile. Infatti, si deve escludere che Belgrado si acconci a ritirare le proprie truppe dalla zona B e che, d'altro lato, Washington e Londra ritirino le proprie dalla zona A. Ora, un plebiscito indetto all’ombra delle bandiere di questi incomodi ospiti, rischierebbe di avere come risultato, nella zona B, una schiacciante maggioranza prò-Jugoslavia; nella Zona A una maggioranza complessiva italiana, ma con qualche distretto a forte minoranza e persino a maggioranza jugoslava.
 


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in: Catalogo KBD Periodici; Id: 32334+++
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Testata/Serie/Edizione Calendario del Popolo | Serie unica | ed unica
Riferimento ISBD Il calendario del popolo. - A. 1, n. 1 (27 mar. 1945)-. - Roma : Partito Comunista Italiano, 1945-. - v. : ill. ; 27 cm (( Quindicinale, mensile dal 1946. Il complemento del titolo varia: rivista di cultura, dal 1958. Dal 1973: Milano : Teti. )) {Il calendario del popolo [almanacco, 1945-]}+++
Data pubblicazione Anno: 1953 Mese: 10 Giorno: 1
Numero 109
Titolo KBD-Periodici: Calendario del Popolo 1953 - 10 - 1 - numero 109


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